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Archive for the ‘Agricoltura’ Category

Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 10) Reingegnerizzare la cultura

Posted by giannigirotto su 27 giugno 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 10) Reingenerizzare la cultura

Premetto che su questi argomenti trovate moltissimo materiale sia nella mia cartella apposita “documenti“, sia in alcuni libri che ho già letto e riassunto e messo a disposizione nella sezione “Indispensabili“, e in particolare “Democrazia Energetica“, “Energia oggi e domani – Prospettive, sfide, speranza“, “Petrolio e Politica“, “Rinnovabili: se non ora quando“,”Trivelle d’Italia“, e indirettamente anche su “Un piano per salvare il Pianeta“, tutto materiale quindi a cui vi rimando nel caso vogliate approfondire… ecco invece i riassunti dei tre capitoli in oggetto:

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E’ un obiettivo tutt’altro che facile da raggiungere. Sono numerosissimi gli interessi che si stanno opponendo e si opporanno, e tutti mirano a sostenere la cultura consumistica globale, dall’industria dei combustibili fossili a quella agroalimentare al settore della trasformazione alimentare a quello delle automobili ecc.
Ogni giorno ciascuno di noi consuma in media 27 kg di materia prima. Sganciarsi dal consumismo, attualmente finanziato da oltre 500 miliardi dollari per campagne pubblicitarie e da centinaia di miliardi di dollari di sussidi governativi e agevolazioni fiscali, da miliardi per campagne lobbistiche e pubbliche relazioni, oltre che dalla inerzia di generazioni che vivono un sogno consumistico, sarà indubbiamente l’aspetto più difficile della transizione verso una società sostenibile. La chiave della soluzione è reingegnerizzare le culture umane affinché diventino intrinsecamente sostenibili.
È stato calcolato che l’uomo medio potrebbe usare continuativamente 2000 Watt di energia per soddi tutti i suoi bisogni, compresi cibo trasporti acqua servizi e tutto ciò che gli serve possedere di realmente indispensabile.
Naturalmente stanno nascendo i primi tentativi di introdurre culture di sostenibilità. Molte imprese negli Stati Uniti si stanno registrando o certificando come “b Corporation” dove B significa  benefit. Ciò significa che la loro attività deve offrire un effetto complessivamente positivo per le società e l’ambiente in cui operano. Qualche governo sta effettuando trasformazioni ancora più audaci come l’espansione dei diritti fondamentali, oltre che agli essere umani, al pianeta stesso. Se ciò avvenisse globalmente, così come l’introduzione dei diritti umani ha trasformato il mondo delle leggi e ha catalizzato cambiamenti sociali in tutto il mondo il riconoscimento dei diritti della Terra potrebbe fare altrettanto.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 7,8 e 9) Energia e Fonti Rinnovabili

Posted by giannigirotto su 14 Mag 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 7,8 e 9) Energia e Fonti Rinnovabili

Premetto che su questi argomenti trovate moltissimo materiale sia nella mia cartella apposita “documenti“, sia in alcuni libri che ho già letto e riassunto e messo a disposizione nella sezione “Indispensabili“, e in particolare “Democrazia Energetica“, “Energia oggi e domani – Prospettive, sfide, speranza“, “Petrolio e Politica“, “Rinnovabili: se non ora quando“,”Trivelle d’Italia“, e indirettamente anche su “Un piano per salvare il Pianeta“, tutto materiale quindi a cui vi rimando nel caso vogliate approfondire… ecco invece i riassunti dei tre capitoli in oggetto:

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Per quanta inventiva gli umani possano sviluppare, non potranno mai scavalcare i principi della termodinamica, quindi il concetto di “crescita infinita” è semplicemente impossibile.

Inoltre l’EROI (Energy Return on investmentent) sulle fossili è in costante calo, per esempio l’EROI nel petrolio statunitense è calato da 24:1 a 11:1 negli ultimi 50 anni.

Parlando di Rinnovabili, dobbiamo procedere celermente verso il loro sviluppo anche perchè anch’esse ci mettono qualche anno a “restituire” l’energia impiegata per la loro costruzione, e dobbiamo pertanto agire sinchè ne abbiamo abbastanza di energia a buon mercato, anziché rischiare di non poterlo più fare quando scarseggerà.

Ricordiamo altresì che a livello globale le emissioni di CO2 sono aumentate del 34% dal 2000 al 2010.

Nella produzione di energia, la parola chiave è “Esternalità”, dal momento che gli inquinatori raramente internalizzano tali costi, che ricadono quindi sull’intera società. Per gli USA è stato calcolato in 345 miliardi/anno le spese di risanamento dell’inqui e per i problemi di salute causati dal solo carbone, mentre per l’UE un recentissimo studio li ha calcolati in 300 miliardi/anno per tutto il comparto delle fossili. E questo si somma con le enormi quantità di denaro con cui si sussidiano direttamente ed indirettamente le fonti fossili (circa $1500 miliardi/anno).

Due dati molto importanti sono questi: lo 0,3% della superficie terrestre, se coperta da pannelli fotovoltaici, potrebbe soddisfare il 40% del fabbisogno energetico mondiale. Idem l’1,2% della superficie, se coperta da eolico, potrebbe soddisfare il 50% della domanda mondiale.

Sull’idroelettrico, ancora una volta si segnalano i rilevantissimi pericoli connessi alla costruzioni delle grandi e grandissime centrali idriche e dei relativi bacini, che sconvolgono gli habitat locali con appunto conseguenze estemamente serie, pertanto la raccomandazione è quella di limitarsi a impianti di piccole dimensioni.

Sull’eolico, con la tecnologia attuale, potrebbero esserci problemi di reperimento dei metalli delle terre rare, indispensabili attualmente per la produzione dei magneti necessari alla costruzione delle turbine eoliche, ed anche in diverse tecnologie di costruzione di batterie. In generale comunque per tutti i minerali stiamo entrando in una fase di sempre maggiore scarsità degli stessi, con le relative rilevanti conseguenze negative. La soluzione naturalmente consiste, oltre che in una maggiore efficienza, nel riciclaggio e recupero di tali materiali. Oltre che essere quindi una necessità, ciò è anche una grande opportunità di lavoro, dal momento che il riciclo richiede più manodopera rispetto all’estrazione di nuovo materiale (leggasi il libro “Rifiuti zero”). Solo un esempio: una ditta di smaltimento belga ha cominciato a scavare con l’obiettivo di riciclare il 45% delle 16,5 milioni di tonnellate di contenuto di una discarica vicino Bruxelles, contemporaneamente convertendo i rifiuti in materiali edili ed estraendo metano dalla discarica, generando elettricità sufficiente ad alimentare 200mila abitazioni per 20 anni.

E’ chiaro ovviamente che l’intero sistema produttivo e gli stessi prodotti devono essere re-inventati, imitando il più possibile i processi naturali, e su questo vi invito a leggere il libro-riferimento “Blue Economy”.

Altra soluzione immediata e da sviluppare costantemente sono le varie iniziative di “condivisione/sharing”, ed anche in questo caso vi rimando alla mia sezione apposita

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 5 e 6) Acqua dolce e Pesca

Posted by giannigirotto su 7 aprile 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 5) Sostenere l’acqua dolce

Quasi 800 milioni di persone, circa 11 per cento dell’umanità, non hanno accesso ad acqua potabile sicura. Il processo di desalinizzazione è attualmente molto energivoro costoso e potenzialmente dannoso per gli ambienti marini costieri. Attualmente i circa 15.000 impianti di desalinizzazione a livello globale hanno la capacità di produrre 15 chilometri cubi di acqua l’anno cioè circa lo 0,5% della domanda idrica globale.
I cambiamenti climatici renderanno molte zone aride ancora più aride e le zone umide ancora più umide la variabilità idrogeologica sarà quindi ancora più estrema. Si badi bene che il problema non è la scarsità attuale di risorse idriche; fornire 20 litri d’acqua pro capite al giorno ai 780 milioni di persone ora sprovviste, richiederebbe solo lo 0,1 per cento dei prelievi idrici globali attuali. L’acqua quindi è sufficiente ma finora non c’è abbastanza volontà politica e finanziamenti per offrire un accesso universale ad acqua sicura.
La gestione dell’acqua deve migliorare su molti fronti per esempio le dighe e i bacini idrici nel mondo trattengono oltre 100 miliardi di tonnellate di sedimenti e diversamente andrebbero a reintegrare i Delta dei fiumi e a nutrire gli habitat costieri. Come per gli altri servizi che offre la natura gratuitamente bisogna iniziare a contabilizzare anche quelli dell’acqua dolce. E’ stato infatti stimato dagli scienziati del Millennium ecosystem assessment che le zone umide da sole poiché  purificano l’acqua mitigano le inondazioni e offrono altri servizi generano un valore economico complessivo tra i 200 e i 940 miliardi di dollari l’anno. Per esempio un bacino idrico sano può filtrare gli inquinanti spesso a un costo inferiore a quello di un depuratore.
Naturalmente vi è poi tutto il discorso sugli stili di vita che devono tendere a una maggiore efficienza e risparmio di questa preziosissima materia prima.

 

Cap. 6) Pesca sostenibile: evitare il collasso

L’oceano controlla il clima, assorbe l’anidride carbonica, genera ossigeno e determina le strutture metereologiche attraverso gli scambi termici. Inoltre è fonte di moltissimi posti di lavoro negli Stati Uniti per esempio un posto di lavoro su 6 è legato sotto al settore marino.
Ma oggi i mari sono sottoposti a innumerevoli pericoli che vanno dalla acidificazione al surriscaldamento e ipossia, dalla perdita di ghiaccio marino ai cambiamenti marini inaspettati, la devastazione delle zone di pesca e gli impatti generati dalle attività umane, dal momento che il 60% della popolazione mondiale vive al massimo a 100 chilometri di distanza dalle coste.
Una prima soluzione è quella di stabilire quote di pesca, poi le grandi imprese non devono più ricevere sovvenzioni statali. Le grandi imprese pescherecce infatti consumano circa sette volte più carburante e sono 10 volte più costose delle piccole attività pescherecce e danno da lavorare a molte meno persone rispetto alle piccole attività, ed infine sprecano molto più pesce ributtandolo a mare, sempre rispetto alle piccole.

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Facciamoci da mangiare!

Posted by giannigirotto su 28 marzo 2015

In precedenti articoli ho descritto come possiamo cambiare, in meglio, molto meglio, la società in cui viviamo, senza aspettare che lo faccia la politica, ma semplicemente cambiando i fornitori.
Preso atto infatti che la politica è estremamente lenta, e pesantemente influenzata se non guidata dal potere economico, cosa c’è di meglio di cambiare le cose “dal basso” semplicemente selezionando i fornitori etici per banche, assicurazioni, energia, cibo, che già esistono da molti anni e lavorano tanto efficacemente quanto silenziosamente?
In questo caso il passaggio è ancora più secco, poiché si parla di produrre noi stesso il cibo di cui ci alimentiamo.
Ovviamente non tutti hanno il tempo, le competenze e il terreno necessario, però possiamo ovviare a questi inconvenienti con la costituzione di una classica e semplice Cooperativa; una cooperativa nella quale la maggior parte dei soci si limita a versare una quota in denaro, che gli dà diritto ad avere una parte del raccolto. Alcuni soci possono occuparsi direttamente della coltivazione, altrimenti questa verrà fatta da dei professionisti esterni, degli agricoltori insomma, pagati con un contratto di collaborazione ma anche volendo di vera e propria dipendenza.
Non sto parlando di un sogno, sto parlando di una cooperativa che a Bologna esiste già, e si chiama Arvaia. Attualmente conta 80 soci, per un budget di 55mila euro, quattro contadini assunti come dipendenti part-time, che curano tre ettari di terreno coltivati ad agricoltura biologica.
Ora la Cooperativa ha appena vinto il bando del Comune e si è aggiudicata altri 40 ettari, nei quali andrà a coltivare anche cereali, legumi e frutta, segnando un grande aumento di produzione e sicuramente di soci. Prendiamo esempio.

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 4) Vivere in un solo pianeta

Posted by giannigirotto su 17 marzo 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 4) Vivere in un solo pianeta

Il collasso del sistema è un processo complicato. Le soglie degli ecosistemi non sono indicate con segnali di pericolo imminente. In realtà si potrebbe sorpassare un punto di non ritorno senza all’inizio rendersene conto.
Si può illustrare la pressione sulla natura a opera dell’uomo utilizzando il metodo dell’impronta ecologica. L’impronta ecologica calcola l’area produttiva dell’ecosistema necessaria per rigenerare le risorse rinnovabili consumate su base continua da una popolazione umana e per assorbire i rifiuti prodotti.  Sulla terra ci sono solo 12 miliardi di ettari di Ecosistema produttivo, se quest’area fosse distribuita equamente tra gli attuali 7 miliardi di abitanti della Terra ogni persona avrebbe diritto solo a 1,7 ettari globali.
Oggi l’umanità si trova in una situazione di sorpasso ecologico ciò significa che avrebbe bisogno di 1,5 pianeti per rigenerare le risorse rinnovabili utilizzati e per assorbire l’anidride carbonica emessa. Gli Emirati Arabi Uniti il Quatar il Kuwait la Danimarca e gli Stati Uniti sono tra i paesi con oltre 1 milioni di abitanti con impronta ecologica pro capite più elevata. se tutti  consumassero come gli abitanti di questi paesi avremmo bisogno di 4 pianeti Terra.
Va invece seguito l’esempio di Vancouver in Canada che aspira a diventare la città più verde del mondo. Inoltre la Columbia Britannica che è stato il primo paese del Nord America a introdurre una tassa sul carbonio.
Ma il modo migliore per stimolare l’efficienza e quello di eliminare i cosidetti sussidi perversi (tra cui agevolazioni fiscali per i ricchi produttori di gas e petrolio e le sovvenzioni di agricoltori per produrre certi raccolti per esempio il mais) che agevolano pratiche industriali insostenibili o generano falsi prezzi sul mercato. Poi si deve anche introdurre imposte e tasse sull’ inquinamento per correggere i malfunzionamenti del mercato cioè per internalizzare le esternalità negative assicurandosi che i prezzi di mercato riflettono i veri costi sociali della produzione.

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 3) DEFINIRE UNO SPAZIO EQUO E SICURO PER L’UMANITA’

Posted by giannigirotto su 26 febbraio 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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 Cap. 3) Definire uno spazio equo e sicuro per l’umanità

Il PIL non è un indice di misurazione corretto della situazione. Ma altrettanto un sistema di valutazione incentrato SOLO sulla sostenibilità ambientale non rifletterebbe le implicazioni sociali e trascurerebbe l’equità nel perseguiemento della stessa.

Vanno considerati 11 priorità sociali:

– privazioni di cibo, acqua, assistenza sanitaria, reddito, istruzione, energia, posti di lavoro, diritto di espressione, parità di genere, equità sociale e resilienza allo shock.

Da sottolineare che l’eradicazione della povertà per tutti i 7 miliardi di attuali viventi non comporta assolutamente un automatico superamento dei limiti dei fattori dei confini planetari esposti nel cap. precedente.

Anzi, per togliere dalla fascia di povertà il 21% della popolazione che vive con meno di 1,25 dollari al giorno occorre solo lo 0,2% del reddito globale.

Solo l’11% della popolazione mondiale genera circa la metà delle emissioni globali di CO2.

In sintesi per trovare un indicatore corretto occorrono quattro fattori:

1) Contabilizzare non solo ciò che si vende ma anche quanto viene offerto gratuitamente (principalmente da genitori, dai volontari e dalla natura).

2) Prestare attenzione non solo al flusso di beni e servizi ma anche al monitoraggio delle materie prime che ne stanno alla base (è la proposta delle IWI – Inclusive Wealth Index – che valuta i cambiamenti dei capitali sociali naturali, umani e industriali)

3) Prestare attenzione non solo agli aggregati e alle medie, ma anche ai monitoraggi della distribuzione, in quanto è l’effettiva distribuzione dei redditi, della ricchezza e della produzione all’interno di una società che determina il livello di inclusività dello sviluppo

Infine, per creare un miglior quadro di strumenti di valutazione del progresso socioeconomico occorre anche passare dagli indicatori monetari a quelli sociali e naturali. Non tutto ciò che conta può e deve essere monetizzato. Nelle valutazioni politiche deve essere data più visibilità e importanza a “indicatori sociali” quali il numero di ore di assistenza non retribuita offerta dai cittadini e a “indicatori naturali” quali i calcoli dell’impronta pro capite di carbonio, acqua, azoto e suolo.

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 2) Rispettare i confini planetari

Posted by giannigirotto su 14 febbraio 2015

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Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
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 Cap. 2) Rispettare i confini planetari e riconettersi con il pianeta

La scoperta dei combustibili fossili è stata uno dei motori centrali del cambiamento, che ha portato la popolazione a spostarsi dalle campagne alle città, città nelle quali vive oggi più del 50% della popolazione mondiale. Ma il suo uso ha portato all’effetto serra, che già conseguenze assolutamente pratiche sta partando, come ad esempio gli incendi del 2010 in Russia, alimentati dalle temperature record e dalla siccità estiva, che hanno distrutto gran parte del raccolto di grano in Russia, portando al blocco delle esportazioni, che hanno contribuito all’aumento del prezzo degli alimenti, una delle probabili cause scatenanti della Primavera Araba.
Per misurare e monitorare i margini della sostenibilità sono stati identificati nove fattori oggettivi, tre dei quali potrebbero essere già stati superati:
– concentrazione CO2 in atmosfera
– tasso perdità biodiversità
– ciclo dell’azoto
– ciclo del fosforo
– deplezione azoto stratosferico
– acidificazione oceani
– consumo acqua dolce
– carico di aerosol atmosferico
– inquinamento chimico

Il primo fattore l’abbiamo già superato, per il secondo si stima che noi umani abbiamo accelerato il tasso di estinzione di 100-1000 volte. Anche i cicli di azoto e fosforo sono stati pesantemente alterati. Abbiamo anche superato il limite raccomandato per l’eutrofizzzazione delle acque dolci. Per i centrali saimo ancora nei limiti, mentre per gli ultimi due molto semplicemente non sappiamo quali siano i loro comportamenti e le soglie da rispettare.

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Enrico Mattei – Politiche industriali

Posted by giannigirotto su 4 febbraio 2015

Giallo Mattei fotoHo terminato da poco di leggere un libro che racconta le vicende principali della vita di Enrico Mattei, il notissimo industriale/politico famoso soprattutto per avere creato l’Eni ed aver turbato l’egemonia delle cosidette “sette sorelle” del petrolio, andando a negoziare direttamente con i Paesi produttori, trattandoli non come “mucche da mungere” ma bensì come partner a cui dare massima dignità e possibilità di sviluppo autoctono.

Enrico Mattei aveva una visione di sviluppo industriale certamente di lungo periodo. Aveva capito cioè che l’Italia era molto arretrata per quanto riguarda l’approvvigionamento delle risorse energetiche nonché nella petrolchimica industriale, due settori entrambi strategici per qualsiasi nazione che a quei tempi volesse avere uno sviluppo rilevante.

Mattei si mosse naturalmente in base alle conoscenze scientifiche dell’epoca e quindi credo che a lui vada solo un plauso per quanto riuscì a fare per l’Italia.

Ma da allora le conoscenze scientifiche e le condizioni generali sono cambiate moltissimo eppure constatiamo che la nostre politiche industriali nonché energetiche sembra ancor decisamente ferme a 50 anni fa.

Ma mentre cinquant’anni fa nessuno sapeva quanto deleterie per l’ambiente fossero le produzioni di elementi sintetici derivati soprattutto dal petrolio e la produzione di energia ugualmente da fonte fossile, oggi invece queste informazioni sono totalmente conosciute sia dagli scienziati sia dai normali cittadini.

In buona sostanza abbiamo creato e continuiamo a produrre ogni anno migliaia di tonnellate di elementi sintetici quali plastiche lacche colle diluenti vernici solventi oli  eccetera eccetera che molto semplicemente non sono biodegradabili ed altrettanto semplicemente per molti di essi è accertata la loro elevata tossicità e per molti altri semplicemente ben poco sappiamo.

Infatti solo da pochi anni è diventata legge nella Comunità Europea il fatto che la produzione di nuove sostanze sintetiche deve prima passare per un esame con il quale la società produttrice deve dimostrare che tale elemento non è pericoloso; ma sino a pochi anni fa e quindi per circa 60 anni sono stati prodotti circa 50.000 nuovi elementi sintetici senza assolutamente verificare quale impatto avessero con l’ambiente. Salvo accorgecene un pò alla volta.

Generalmente l’umanità, per motivi psicologici, tende a dimenticare, a rimuovere, le tragedie o i grandi errori, e quindi nulla abbiamo imparato dalle centinaia di disgrazie come quelle di Seveso o come la produzione dell’amianto, o più banalmente i migliaia di tumori che tragicamente ci colpiscono, mentre il DDT (il noto insetticida), dopo aver scoperto essere tossico, abbiamo vietato di venderlo un po’ dappertutto, tranne che in Africa…

Ugualmente con tutte le evidenze scientifiche che ora abbiamo com’è possibile che si continui a produrre energia da fonte fossile sapendo bene quanti danni diretti vengano creati con le emissioni in atmosfera di polveri sottili e inquinanti di vario tipo e danni indiretti cioè a lungo termine con l’immissione sempre in atmosfera di enormi quantità di anidride carbonica che come tutti sappiamo genera l’effetto serra che sta riscaldando il pianeta e modificando il clima in maniera che porterà a devastanti conseguenze sociali ed economiche già ampiamente calcolate e previste?

È necessario pertanto che un nuovo Mattei indichi alla nazione qual’è la nuova politica industriale da perseguire perché quella vecchia poteva andar bene 50 anni fa ma è totalmente deleteria oggi.

In realtà però questo nuovo Mattei ha già parlato diverse volte nel senso che già molte persone, di varia provenienza e professionalità, hanno indicato la strada da seguire.
Ma mentre Enrico Mattei allora fu ucciso perchè metteva in pericolo gli enormi guadagni di pochi oligopoli, oggi gli stessi oligopoli hanno capito che non possono più permettersi l’omicidio di nessuno (semplicemente perché paradossalmente renderebbero ancora più note le sue idee) ma è molto più semplice procedere con un’opera di disinformazione da un lato e di discredito dall’altro dei soggetti che per l’appunto illustrano una nuova e corretta (per tutti) strategia industriale.

Ed è un grosso peccato perché questa nuova strategia industriale prevede una totale riconversione delle modalità di produrre e delle componenti con cui produrre e questo postula la creazione di milioni di nuovi posti di lavoro.

Mobili e arredamenti costruiti senza utilizzare nessuna componente sintetica, autovetture ugualmente che non utilizzino componenti sintetiche e alimentate da idrogeno oppure corrente elettrica, case ed edifici costruiti in maniera efficiente e con materiali naturali, vestiti, vernici, colle, lacche, plastiche ugualmente contenenti solo componenti naturali sono solo alcuni tra i primi esempi che rendono l’idea di quale sforzo di riconversione e quindi creazione di nuovi posti di lavoro potrebbe essere raggiunta.

Qualcuno potrebbe obiettare che non ci sarebbe mercato per questi prodotti perché sarebbero troppo costosi ma la storia ha già dimostrato ampiamente che per esempio per i prodotti “bio” c’è già un enorme mercato e anche per i prodotti tecnologici maggiormente compatibili con l’ambiente.

Certamente questi prodotti all’inizio vengono acquistati dalle classi più abbienti, ma man mano che i volumi di vendita crescono i prezzi, per via dello sviluppo e della messa a punto industriale dovuta agli ordini crescenti, appunto calano e quindi la fascia di popolazione che se li può permettere diventa sempre più consistente innescando un circolo virtuoso di aumento di produzione e vendita.

E il paese che per primo sviluppasse le migliori soluzioni e i migliori prodotti di questa nuova tipologia sarebbe quello che poi potrebbe venderli in tutto il mondo.

Forse mi sbaglio, ma in tal caso vorrei che qualcuno mi illuminasse sul perchè. Sino ad allora, umilmente, crederò che oggi Mattei questo direbbe, speriamo che la politica ascolti.

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 1) La sostenibilità è possibile?

Posted by giannigirotto su 1 febbraio 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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 Cap. 1) La sostenibilità è possibile?

Per gestire correttamente il volo di un aeroplano le moderne cabine di pilotaggio sono dotate di una vasta gamma di strumenti e quadranti per aiutare il pilota nel suo compito.
È drammatico quindi che i decisori economici mondiali non si avvalgono di analoghi strumenti per pianificare il corso dell’economia mondiale negli ultimi decenni.

Infatti si è dimostrato un eccessivo interesse per il prodotto interno lordo Pil come indicatore dell’andamento economico nazionale questo equivale a pilotare un aereo servendosi del solo altimetro che mostra le variazioni di altitudine senza però fornire dati sulla direzione o sulla quantità di carburante disponibile.

Un tale interesse per la produzione economica monetizzata non riesce infatti a riflettere il crescente degrado delle risorse naturali, il lavoro inestimabile ma non retribuito di assistenti e volontari, e le sperequazioni del reddito che conducono molti individui in tutte le società alla povertà e all’esclusione sociale.

Il dominio del PIL ha abbondantemente superato la sua legittimità. E’ necessario impiegare una strumentazione più adeguata che ci permetta di navigare nel ventunesimo secolo in direzione dell’equità e della sostenibilità. Fortunatamente si stanno mettendo a punto indicatori più adeguati ma alla politica il compito di adottarli.
Un paio di dati per partire: l’aspettativa di vita a livello globale è andata aumentando da una media di 47 anni nel periodo 1950 55 a 69 anni nel periodo 2005-2010 è la popolazione globale è prevista arrivare a quasi 10 miliardi di persone per il 2050.

Il termine sostenibilità e di moda da alcuni anni ma in molti casi è solo un operazione di facciata di marketing da parte di molte aziende per essere più accattivanti nei confronti del grande pubblico. La sostenibilità infatti è costituita da molti elementi che devono essere sempre tenuti in connessione tra loro e già questo costituisce una notevole sfida alla nostra mentalità abituata a pensare seguendo logiche lineari di causa ed effetto e i nostri conseguenti comportamenti. Volendo comunque semplificare il concetto in una semplice definizione possiamo affermare che: la sostenibilità significa imparare a vivere in una prosperità equa e condivisa con tutti gli altri esseri umani entro i limiti fisici e biologici dell’unico pianeta che abitiamo.
La prima iniziativa di studio del pianeta si svolge nel 1972 a Stoccolma con la prima conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano in cui vengono messe a confronto i problemi veri problemi dei paesi del nord del mondo, industrializzati, con quelli del Sud poveri e desiderosi di crescere. Nello stesso anno viene redatto un rapporto da parte di un gruppo di giovani studiosi del Massachusetts Institute of Technology intitolato “I limiti della crescita” che diventerà una prima pietra miliare sul tema dell’ambiente. Questo rapporto ha tra gli altri il merito di essere stato il primo ad aver attaccato seriamente è scientificamente il mito della crescita indefinita che allora era egemone nelle culture della nostra società.
Alcuni anni dopo nel 1977 l’allora presidente Usa Jimmy Carter commissiona al Dipartimento di Stato e al Consiglio per la qualità dell’ambiente un autorevole rapporto al quale contribuirono centinaia tra i migliori specialisti in tutti i campi delle ricerche ambientali. Questo rapporto confermava grandemente le preoccupazioni espresse nel rapporto del 1972. I tre punti essenziali che venivano portati alla luce erano:

– l’impiego di molte risorse essenziali e la produzione di molti tipi di inquinanti hanno già superato i tassi fisicamente sostenibile

– il declino non è inevitabile se si effettuano gli opportuni cambiamenti di politica e nei modi di agire che perpetuano la crescita della popolazione e dei consumi materiali.

– una società sostenibile è possibile dal punto di vista tecnico ed economico.

Col passare degli anni è emerso in maniera sempre più chiara che le emissioni di gas che incrementano l’effetto serra naturale e modificano le composizioni chimiche dell’atmosfera costituiscono uno dei maggiori pericoli per l’umanità così come l’attuale tasso di estinzione della biodiversità diversità non ha precedenti e amplifica gli effetti dannosi dell’inquinamento. È assolutamente necessario istituire delle tasse ecologiche ed eliminare rapidamente tutti i sussidi perversi forniti dai governi alle attività inquinanti o altrimenti dannose per l’ambiente e il nostro futuro.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, e li trovate qua.

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Indispensabili – I padroni del mondo – Appendice: Chi controlla la Fed e la Bce?

Posted by giannigirotto su 7 gennaio 2015

Proseguo con la pubblicazione degli estratti di un libro che aggiungo alla mia sezione “Indispensabili“.  Il titolo è molto forte ma credo sia purtroppo realistico, in quanto si parla delle grandi, grandissime, immense, inimmaginabilmente potenti banche multinazionali. E’ un tema, quello della finanza, che ormai tratto da diverso tempo, ovviamente nel mio piccolo essendoci fior fior di Associazioni che lo fanno, per cui ho già pubblicato “Caccia al Tesoro“, Dobbiamo restituire fiducia ai mercati – Falso!, Ho sognato una Banca, Il Risparmio Tradito,  Manuale di Finanza popolare, che trovate sempre nella suddetta sezione “Indispensabili“. Anche in questo libro si denunciano come la grande finanza, complice una politica nel migliore dei casi distratta, nel peggiore collusa, abbia assunto delle dimensioni e delle modalità di agire estremamente pericolose e dannose per la stragrande maggioranza di tutti noi. Naturalmente la finanza non opera necessariamente solo nel ristretto circolo bancario, ma si estende con migliaia di società industriali, commerciali, agricole, che sono per l’appunto gestite e/o di proprietà dal mondo finanziario, il tutto in un crescente regime di oligopolio che vede i grandi diventare sempre più grandi e potenti, e i piccolo soccombere fatalmente. Da questa cruda analisi discende poi la necessità di trovare delle soluzioni, e l’autore propone la sua. Buona lettura.

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Appendice: Chi controlla la Fed e la Bce

Il cittadino “medio” pensa che la “FED” sia la banca “pubblica” centrale USA, invece è privata. I grandi banchieri USA iniziarono nel 1910 a proporre l’istituzione della FED. Dopo qualche tentativo riuscirono a far passare la legge denominata “Federal Reserve Act” che stabiliva che la moneta sarebbe stata emessa come un’obbligazione, un debito del governo, dal suddetto istituto, di proprietà delle grandi banche private. Era l’inizio dello strapotere delle banche.

Sul fatto che la FED sia privata vi è conferma da una sentenza di un Tribunale Federale USA, che la definisce esplicitamente come “un’azienda indipendente privata”!

Il massimo dell’intromissione della FED nella vita degli USA è iniziato durante la grande crisi del 2008; a settembre rilevò la quasi totalità della più grande Assicurazione USA, la Aig, sull’orlo del fallimento a causa dell’effetto domino innescato dalla crisi, e fu aiutata in questa operazione dal Dipartimento del Tesoro che, per la prima volta nella sua storia, si mise a vendere bond per la Fed stessa, mentre il Congresso le accordò la possibilità di pagare alle sue banche gli interessi sulle riserve.

Vi è poi la questione, comune con la BCE, dei finanziamenti ricevuti dagli Istituti finanziari, appunto da Fed e Bce, a tassi bassissimi, ed impiegati anziché per dare credito all’economia reale, all’acquisto di titoli di stato con rendimenti garantiti molto superiori al tasso del prestito. Bce molto banalmente è di proprietà delle varie Banche centrali nazionali di 17 Paesi UE, E ricordiamo che Banca d’Italia (di proprietà di Banche private) è il terzo socio più grande della Bce, dietro solo a Germania e Francia.

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I prossimi capitoli seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qui…, in ogni caso valutate se acquistare l’originale presso il sito dell’editore…

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