Tracce

Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Archive for the ‘Assicurazioni’ Category

RISPARMIAMO CON LE ASSICURAZIONI ETICHE!

Posted by giannigirotto su 11 agosto 2016

Nella vita siamo già pieni di mille e mille problemi, perchè quindi aggiungere anche quello di un’assicurazione che, troppo spesso, nel momento del bisogno ci crea enormi problemi invece di risolverceli, o peggio ancora tenta di truffarci?

Semplifichiamoci quindi la vita scegliendo una delle due realtà etiche e SENZA FINI DI LUCRO, che operano in campo assicurativo, pensando realmente al nostro benessere, anzichè alla produzione di guadagni da distribuire ai proprietari.
Ricordo sempre il mio sito https://giannigirotto.wordpress.com/consumo-critico/ per approfondire, mentre sul mio canale youtube trovate gli altri miei video in materia https://www.youtube.com/user/GianniGirotto/search?query=ASSICURAZIONI

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Assicurazioni: Truffe e risparmi

Posted by giannigirotto su 5 luglio 2016

Le Assicurazioni, assieme alle Banche, sono le due facce della medaglia di una finanza che ha assunto un potere spropositato, mai visto prima. Una finanza in situazione di oligopolio estremamente spinto, e altresì in una posizione di “abuso” della maggiore conoscenza della materia, e abuso della maggiore disponibilità di tempo e denaro.

In questo video tento di riassumere un quadro della situazione, le principali criticità, e sopratutto di fornire DUE ALTERNATIVE ETICHE E CONVENIENTI! Eh si, perchè nel settore Assicurativo, ci sono almeno due realtà che offrono in tutta Italia i loro prodotti , che coniugano eticità a convenienza economica. Insomma nessuna bruttissima sorpresa in caso di sinistro, ed invece la certezza di un prezzo mediamente tra i più bassi sul mercato. Buona visione.

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Cambia il Paese in 3 mosse (senza la politica)!

Posted by giannigirotto su 5 febbraio 2014

La Politica naturalmente molto “potrebbe” fare, ma senza dilungarmi sul perchè i risultati tardino ad arrivare, vorrei ribadire tre/quattro azioni IMMEDIATE che hanno effetti sia immediati sia a lungo termine sulle STRUTTURE che ci sovrastano e influenzano pesantemente la nostra vita quotidiana e complessiva: 1) Banche: le banche sono di gran lunga i maggiori responsabili dell’andamento  della nostra vita, i primi grandi gruppi detengono il 94% dei ricavi mondiali complessivi, cioè concernenti tutti i settori e i comparti industriali/commerciali/agricoli/servizi, tutto insomma. Troppo spesso usano il loro enorme potere ai limiti e oltre l’etico, per cui PASSATE A BANCA ETICA. Non pensate di contare poco, perchè le banche operano con una “leva finanziaria” di 500 a 1, cioè se fate un versamento sul vostro conto di mille euro, loro faranno investimenti per 500mila euro, e il 95% di queste operazioni sono speculative e virtuali, cioè non hanno nulla a che vedere con l’economia reale. Trovate moltissime altre spiegazioni, informazioni e motivazioni sulla sezione apposita “finanza etica“. 1bis) Assicurazioni: vale tutto quanto suddetto, con la sottolineatura che in Italia, caso praticamente unico al mondo, le Assicurazioni sono ancora più “potenti” delle banche, almeno nel senso che gestiscono una maggiore quantità di denaro rispetto alle prime. Allora tutti abbiamo una RCA per la nostra automobile, partiamo da quella, anche se il discorso vale per molte altre… le alternative  etiche sono almeno due: CAES e Cooperativa insieme, come sempre maggiori info su “finanza etica“. 2) Energia elettrica e gas: anche questa è una materia di rilevanza quotidiana e che contemporaneamente influenza pesantemente la nostra struttura societaria e il nostro futuro. Per chi crede che le Fonti di Energia Rinnovabili siano il futuro, lo informo che può staccarsi dai tradizionali grandi fornitori e aderire ad una di quelle società che vi portano in casa elettricità 100% proveniente da rinnovabili (io l’ho fatto nel 2011). Non è richiesto nessun cambio di contatore, nessun fermo, nessun impiccio, non ve ne accogete nemmeno se non fosse che la bolletta non sarà più su carta intestata Enel… e vi pare poco? Per chi volesse semplicemente risparmiare il più possibile ed avere l’assistenza di un grande gruppo d’acquisto, può inserirsi in quello di Altroconsumo, che ha già aggregato 170mila persone e quindi è riuscita a spuntare dai fornitori prezzi molto bassi. E per chi vuol fare un passettino in più, può diventare socio di una di quelle Cooperative ad azionariato appunto popolare, che sono nate per produrre e/o commercializzare energia rinnovabile avendo come clienti finali i soci stessi della cooperativa. 3) Commercio: la cosidetta GDO (grande distribuzione organizzata), insomma le grandi catene internazionali (Auchan, Carrefour, Lidl ecc.) , ed i grandi produttori (Nestlè, Unilever ecc.) hanno un potere fortissimo di influenzare i prezzi del produttore agricolo/allevatore e i prezzi al banco, e sono ormai di fatto in un regime di oligopolio, come d’altronde i settori precedenti. Ora, senza cambiare le nostre abitudini sui luoghi della spesa, sappiate che nelle principali catene della GDO trovate anche un “corner/banchetto” con i prodotti Fairtrade, cioè una delle principali catene del “Commercio equosolidale“. Anche se spostaste solo un 5% della vostra spesa dareste un grandissimo impulso per uscire da un circuito vizioso (oligopolio/pressione verso il basso dei prezzi/impoverimento produttori/minore occupazione/sfruttamento territorio)  ed entrare nel circuito virtuoso dell’equosolidale (prezzi garantiti e pre-concordati, congrui, rapporto etico tra produttore e distributore, eliminazione di alcuni passaggi commerciali intermedi, sviluppo piccole e medie imprese della filiera). Giusto due parole in più per dire che ovviamente trovate anche i singoli negozi che fanno commercio equosolidale un po’ dappertutto, e non trovate solo caffè e banane, ma moltissimi prodotti alimentari, ed anche abbigliamento, oggettistica, libri, prodotti per l’igiene e la pulizia ecc. 3 bis) Gruppi d’acquisto: banalmente “L’unione fa la forza”, e questo vale vieppiù nelle trattative commerciali, vi rimando pertanto alla sezione apposita di questo sito… 3 bis) Turismo: Essì, persino nel turismo abbiamo un’alternativa, rispetto a quello distruttivo e sfruttatore delle grandi catene alberghiere tradizionali, trovate tutte le info su Viaggi & Miraggi

Per completezza, trovate diverse altre informazioni nella mia apposita sezione “consumo critico“, che vi invito pertanto calorosamente a leggere… 🙂

E se per caso qualcuno pensa che quanto sopra può sembrare poco realistico e marginale, gli ricordo che le esperienze già fatte dimostrano al contrario che le grandi aziende sono molto molto attente a percepire gli “umori” dei loro potenziali clienti. Già molte volte infatti le grandi multinazionali hanno modificato le loro politiche industriali non appena si sono rese conto che la clientela era venuta a conoscenza di loro pratiche scorrette e stava dirottando gli acquisti verso altri fornitori. Spingiamole a cambiare sempre in meglio!

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Assicurazioni: fuori uno!

Posted by giannigirotto su 28 agosto 2013

Polizza CAES Già più di una volta vi ho parlato di come esiste un’alternativa etica alle Assicurazioni “tradizionali”, che mirano a raggiungere il loro personale massimo profitto, molto spesso operando “al limite” della legge.

Infatti, così come esiste Banca Etica che offre un’alternativa appunto etica alle grandi banche speculatrici, per quanto riguarda le Assicurazioni, tra le poche alternative alle “solite note” grandissimi compagnie, ecco esistere CAES.

Attenzione però, in Italia esiste una situazione del tutto particolare, unica al mondo, che vede le Assicurazioni GESTIRE MOLTO PIÙ DENARO DELLE BANCHE. Ecco quindi se possibile aumentare vieppiù la necessità di decidere oculatamente a chi versare il nostro denaro, stante l’utilizzo poco etico che troppo spesso viene fatto da tali enormi compagnie.

Sono quindi particolarmente lieto di mostrarvi la mia nuova polizza RCA auto, stipulata appunto con CAES. E non preoccupatevi se vedete scritto “Assimoco”, in quanto CAES è ancora piccola e non gestisce direttamente l’assicurazione, ma si occupa di stipulare contratti, in questo caso con Assimoco, privi di quelle “clausole capestro/fregatura” che molto spesso tante brutte sorprese ci procurano.

Quindi ricapitolando, le banche “normali” da molti anni ormai non vedono più il mio denaro, in quanto gestito da Banca Etica, e da oggi anche le Assicurazioni “normali” hanno perso un cliente. Magari fateci un pensierino anche voi, il vostro denaro merita di essere gestito da mani etiche.

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Radio trasmissione “Non con i miei soldi”: Associazioni di tutela dei Consumatori

Posted by giannigirotto su 21 gennaio 2013

Per chi avesse difficoltà di udito, o per qualche altro motivo preferisce una versione scritta, ecco la trascrizione della puntata. Le trascrizioni delle altre puntate le trovate qui

Ricordo invece che l’archivio con la registrazione audio lo trovate nel sito di BluradioVeneto, accessibile cliccando sull’immagine appena qua sotto…

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Logo BluradioVenetoBuongiorno da Gianni Girotto, eccoci ad un’altra puntata di “Non con i miei soldi”

Oggi parliamo di come usare i nostri soldi, o meglio una piccola piccola parte di essi, per difenderci da truffe ed inganni e farci aiutare in generale nella nostra vita di Consumatori, cioè quando acquistiamo qualcosa, tramite le Associazioni a difesa dei consumatori.

Tutti noi infatti abbiamo a che fare giornalmente con le società di telefonia, le banche, le assicurazioni, ma anche il con il pagamento delle tasse, con liti con i vicini, con separazioni e divorzi, oppure lavori mal eseguiti da elettricisti, idraulici, falegnami, oppure negozianti che non vogliono sostituirci un prodotto in garanzia, bollette della luce e del gas esagerate, treni aerei o traghetti in ritardo, alberghi o ristoranti, vacanze che ci hanno riservato qualche brutta esperienza ecc. ecc.

Insomma molto spesso siamo disarmati o comunque non sufficentemente preparati a difendere i nostri legittimi interessi e diritti di cittadini e consumatori, e quindi come e cosa fare.

Bene, per fortuna vi sono in Italia diverse Associazioni nate per difendere i Consumatori e i loro diritti, io in particolare vi parlerò di una di qeuste, Altroconsumo, semplicemente è quella che conosco decisamente meglio essendone socio da più di 20 anni, ma presumo che le altre abbiano diverse caratteristiche in comune.

Allora due parole di presentazione, Altroconsumo (www.altroconsumo.it) conta oggi 345mila soci italiani, è Indipendente e senza fini di lucro, e ha un unico obiettivo: l’informazione e la tutela dei consumatori. Da quasi 40 anni difende gli interessi e i diritti fondamentali dei cittadini: la protezione della salute e della sicurezza, la tutela degli interessi economici, il diritto a essere informati, a conoscere i propri diritti e a far valere le proprie ragioni, il diritto a essere rappresentati e ascoltati presso le istituzioni nazionali e internazionali, il diritto a vivere in un ambiente sano e a compiere scelte di consumo etiche e responsabili.

L’attività di Altroconsumo si esplica, si concretizza insomma in diversi modi:

– il primo è la stampa delle proprie riviste informative, che secondo me valgono tant’oro quanto pesano, e perchè lo dico, perchè sono riviste che insegnano, non si limitano cioè a dare dei giudizi o fare classifiche, ma insegnano quella teoria di base necessaria per far sì che il consumatore diventi difficilmente ingannabile.

Mi spiego meglio, la rivista principale, mensile, che riceverete se volete diventare soci, si chiama appunto Altroconsumo, e oltre a una serie di notizie in pillole, per così dire, si occupa di fare test comparativi su una moltitudine di oggetti di uso quotidiano, dalle lavatrici ai forni a microonde, dai pneumatici alle macchine per fare il pane in casa, dai prosciutti ai detersivi, dai cellulari alle colle universali, insomma nel corso degli anni ha preso in esame migliaia di prodotti. In ogni comparazione appunto la rivista non si limita fare la classifica dei migliori e dei peggiori, ma spiega come funzionano, gli elementi principali che compongono il prodotto, il principio di funzionamento, quali sono le cose a cui stare attenti, come si leggono i codici e le categorie, e vi assicuro che spiegano con un linguaggio veramente comprensibile a tutti, insomma vi rendono in grado di andare in un negozio e parlare alla pari con il commesso venditore, anzi spesso vi accorgerete di saperne pure di più.

Oltre alla rivista principale, vengono stampate altre riviste:

Soldi e Diritti, bimestrale, si occupa di banche, assicurazioni, investimenti, tasse, vita in condominio ed altri argomenti economici e finanziari, ma anche come far valere i propri diritti dai disservizi di un qualsivoglia fornitore o venditore che vi stia trattando non correttamente. Mi è piaciuta subito questa rivista perchè in ogni numero vi è sempre almeno un articolo sulle pratiche scorrette delle banche, non vi dico quante ne ho lette nel corso degli anni, magari più avanti vi dedicheremo una puntata, anche se credo che chi mi ascolta da un po’ abbia già capito quante scorrettezze e quanto cose al limite della legalità e oltre siano effettuate dalle banche, e a tal proposito lasciatemi ricordare ancora una volta l’alternativa etica offerta da Banca Etica.

Anzi l’occasione mi è propizia per segnalarvi che nel 2008 Altroconsumo ha effettuato uno dei suoi tanti test sulle banche, questa volta concentrandosi sulla “eticità” delle stesse, analizzando tutta una serie di parametri che valutavano la coerenza tra quanto affermato e quanto praticato. Bene, nel test era finalmente presente, per la prima volta, anche Banca Etica, e con mia enorme soddisfazione ho potuto finalmente vedere una “investitura ufficiale” di ciò che vado ripetendo da molti anni, e cioè che Banca Etica è davvero etica, contrariamente alle altre banche prese in esame, che invece escono dal test assolutamente screditate in tal senso (e pensate che il test è stato fatto PRIMA dello scoppio della grande crisi finanziaria e bancaria mondiale del 2008, prima cioè che fosse evidente a tutti quanto le banche stanno distruggendo l’economia mondiale).

Da parte mia ho inserito nel mio sito, nella sezione “Finanza Etica” questo articolo comparativo in questione, che spero ardentemente vorrete leggere e magari stampare e tenere in salotto, per farlo diventare uno degli argomenti di discussione ogni qualvolta qualcuno propone di “cambiare il mondo”; si può fare, e gli strumenti ci sono già.

Ok, una breve pausa poi continuamo.

 

Ben tornati. Stavamo parlando di una delle Associazioni italiane che si occupano di tutelare i diritti di noi cittadini quando diventiamo consumatori, cioè acquistiamo un qualsiasi bene o servizio. In particolare vi sto parlando di Altroconsumo e le riviste che stampa. Ripeto subito il loro indirizzo internet http://www.altroconsumo.it

La terza rivista si chiama “Salutest”, e come si capisce dal nome si occupa delle materie inerenti la salute, prevenzione, alimentazione, ambiente, farmaci e ricerca. Offre un’informazione utile a prevenire malattie e disturbi e gli consente di essere attivo, informato e consapevole delle cure che gli vengono proposte. Test Salute aiuta a orientarsi nel grande mercato della salute e del benessere fisico, e denuncia le eventuali carenze delle strutture sanitarie.

Mette a confronto i farmaci in commercio, i prodotti dietetici, quelli per l’infanzia e mette in guardia dalla pubblicità ingannevole.

Anche in questo caso voglio sottolineare l’aspetto divulgativo e informativo di queste riviste, in quanto ripeto non si limitano a giudicare e denuciare, ma spiegano, spiegano, spiegano. Ogniqualvolta parlano di un problema medico, ne spiegano cause, effetti, la fisiologia coinvolta, insomma sempre la teoria di base per comprendere ed imparare, sempre spiegato in maniera esemplare, comprensibile ma scientificamente rigorosa e corretta. Quindi non dico che si diventa medici leggendola, ma sicuramente la propria cultura scientifica sale parecchio.

Un’altra rivista si chiama Hi-Test e tratta ed è per gli appassionati del settore informatico, del mondo digitale, di Internet in generale.

Oltre a queste riviste Altroconsumo mette a disposizione una serie di “Guide” e Manuali di approfondimento su singole materie. Faccio degli esempi leggendovi alcuni titoli che si commentano da soli: Capire le pensioni, Esami medici, Guida all’eredità, MAlattie e dolori reumatici, Assicurazioni, Il manuale delle pulizie, Guida alle allergie, Dimagrire, Guida alle banche, Guida alla gravidanza, Comprare e vendere casa, Mutui e finanziamenti ecc.

Io ne ho diverse di queste Guide e ho anche il “Manuale del fai da te” che spiega come fare i piccoli lavori di muratura, di falegnameria e di bricolage in casa, e vi assicuro che sono scritti in maniera veramente comprensibile e con moltissimi disegni esplicativi molto ben fatti.

Ma riviste, guide e manuali sono solo una piccola parte dell’attività di questa Associazione proconsumatori, ve ne sono altre estremamente importanti.

Altroconsumo offre innanzitutto un servizio di consulenza telefonica davvero impagabile, e ovviamente gratuito per i soci, consulenza che può essere giuridica, economica, fiscale, sulle tariffe telefoniche, sui farmaci, sulle assicurazioni. Non vi dico quante volte li ho chiamati e quanti problemi mi hanno aiutato a risolvere.

Altroconsumo poi ha aperto diverse Class Action, le azioni collettive che vedono centinaia di danneggiati unirsi contro un soggetto, vuoi i Treni per i pessimi servizi ai pendolari, vuoi gli Enti pubblici per il rimborso dell’iva non dovuta sulla tassa sui rifiuti, vuoi le banche per le commissioni non dovute.

Sottolineo questa attività di Altroconsumo, perchè è forse la migliore esemplificazione di cosa significa essere un’Associazione, significa che tutte quelle volte che il singolo cittadino è in condizione di enorme inferiorità rispetto ai grandi fornitori, ecco che unendosi la situazione si riequilibria, e si possono sostenere le spese e gestire i tempi e le competenze necessarie per andare in tribunale per difendere i propri diritti.

Altroconsumo svolge poi costante opera di pressione sia presso gli Enti Pubblici preposti ai controlli e alla produzione delle leggi, con segnalazioni e suggerimenti, sia naturalmente presso le grandi multinazionali, con una serie innumerevoli di denunce e affiancamenti di consumatori danneggiati.

Ci sarebbero moltissime altre cose da dire, come i servizi gratuiti per trovare il farmaco generico più economico, il calcolatore online per trovare la tariffa telefonica più conveniente e idem l’assicurazione auto, e tantissima altre cose ancora, ma mi rimane solo il tempo per parlarvi dei costi; cosa costa associarsi ad Altroconsumo?

la quota è annuale e dipende da quante riviste volete ricevere, in pratica cioè ci si associa semplicemente abbonandosi ad almeno una rivista, quindi ve la potete cavare tranquillamente co molto meno di 100 euro all’anno, ripeto meno di 100euro all’anno. Ora se pensate che con tale cifra non pagate nemmeno un parere preliminare di un avvocato, mentre qui avete per un anno intero una consulenza totalmente gratuita, capirete che sono soldi molto ben spesi. Inoltre della serie “vorrei prima provare”, Altroconsumo vi dà la possibilità di associarvi temporaneamente per due mesi, appunto per verificare da voi stessi, al costo di 2 Euro complessivi. Io vi consiglio di provare, 2 euro veramente sono accessibili, potrete dal giorno dopo chiedere l’assistenza giuridica, che ricordo si può fare telefonicamente chiamando dei numeri telefonici fissi con il prefisso 02 milano, quindi niente costi nascosti, poi deciderete, e vedrete che non ne farete più a meno. Ripeto tutte le informazioni le trovate naturalmente sul loro sito http://www.altroconsumo.it.

Ecco quindi che con i nostri soldi possiamo difendere i nostri diritti di singoli consumatori, e indirettamente contribuire così a creare un mercato più giusto dove i grandi fornitori trattano i loro clienti con meno arroganza.

Bene, per questa puntata abbiamo terminato, a me non mi resta che augurarvi un buon proseguimento e un a risentirci alla prossima.

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Radio trasmissione “Non con i miei soldi”: I Gruppi di Acquisto (Solidale)

Posted by giannigirotto su 29 novembre 2012

Per chi avesse difficoltà di udito, o per qualche altro motivo preferisce una versione scritta, ecco la trascrizione della puntata. Le trascrizioni delle altre puntate le trovate qui

Ricordo invece che l’archivio con la registrazione audio lo trovate nel sito di BluradioVeneto, accessibile cliccando sull’immagine appena qua sotto…

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Logo BluradioVenetoBuongiorno da Gianni Girotto, eccoci ad un’altra puntata di “Non con i miei soldi”

Oggi vorrei uscire dall’ambito della finanza intesa in senso stretto, ed allargare l’orizzonte di ciò che possiamo influenzare con un’adeguata gestione dei nostri soldi. Se infatti sino ad ora abbiamo parlato di banche, assicurazioni, microcredito, lobbies finanziarie, speculazioni, insomma temi strettamente attinenti alla finanza, oggi vorrei parlarvi di acquisti di merci e servizi in generale.

Allora, qualcuno ha detto che “si vota ogni volta che si va a fare la speisa”. Spesso insomma non ci rendiamo conto che la politica mondiale si modifica concretamente non solo andando a votare e chiaramente scegliendo persone indipendenti, oneste e non corrotte o corruttibili, ma sopratutto che i nostri acquisti quotidiani determinano fortissimamente l’ambiente che ci circonda ed il nostro futuro. Se infatti i nostri acquisti sono concentrati sui negozi delle grandi multinazionali, delle grandi catene distributive, dei grandi monopolisti insomma, è chiaro che si contribuisce a rafforzarli, a farli diventare ancora più potenti ed egemoni.
Se viceversa comincio a spostarmi verso i cosidetti “Gruppi di acquisto solidale”, vado nella direzione opposta, privilegiando circuiti che mettono al primo posto l’equità, la solidarietà e la sostenibilità sia delle imprese che dei lavoratori sia dell’ambiente in cui vivono.
Ma prima di proseguire il discorso sui G.A.S. voglio invitarvi caldamente ad approfondire la conoscenza circa il modo di operare delle grandi e grandissime imprese, a riguardo soprattutto del modo di trattare i dipendenti e l’ambiente che li ospita. Questo approfondimento si può fare grazie ad Altroconsumo, l’associazione a difesa dei consumatori di cui vi ho già accennato altre volte, che negli ultimi anni ha compiuto un grosso sforzo di analisi delle principali aziende mondiali che operano nei principali settori economici, e quindi ecco indagini in campo alimentare, tessile, elettronico, informatico ecc.   Sicuramente lo immaginate già, ma posso anticiparvi e confermarvi che in generale i risultati sono pessimi, nel senso che la regola è quella dello sovrasftuttamento dei lavoratori e un quasi totale disprezzo dell’ambiente che viene visto solo come una vacca fa mungere finchè ne ha, e buttare quando non rende piu. Potrei fornirvi centinaia di dettagli raccapriccianti sulla condotta sprezzante delle multinazionali, ve ne dò uno solo giusto per farvi capire, allora praticamente ognuno di noi possiede almeno un paio di jeans, e da qualche anno a parte vanno di modo i jeans “consumati”, cioè non con il tessuto bello nuovo blu scuro ma un tessuto che è stato sfregato in modo da ottenere un effetto di invecchiamento immediato. Bene pensate che questo effetto si ottiene spruzzando sul pantalone della sabbia finissima ad alta pressione, ma purtroppo questa è spesso un’operazione manuale, e gli operai che la compiono non sono adeguatamente protetti, e questo comporta che spesso inalano questa sabbia finissima con effetti a lungo andare devastanti per la loro salute. E ripeto questo è solo un esempio tra i centinaia che potrei farvi.

Il merito di Altroconsumo in questi articoli di indagine e stato quello di trasformare delle sensazioni che tutti noi abbiamo in una serie di dati precisi puntuali e concreti che provano e confermano il cattivo comportamento delle  grandi aziende mondiali. Altroconsumo infatti ha svolto le indagini in modo totalmente trasparente, inviando delle lettere e dei questiari a produttori in modo questi potessero collaborare rispondendo e fornendo tutte le informazioni che potessero in qualche modo testimoniare sulla loro eventuale buona condotta.
Chi di voi è interessato può leggere tutti questi articoli completi di Altroconsumo nel mio sito, nella sezione “mercato”.
cosa possiamo fare allora, possiamo cioè fare si che il nostro denaro non vada a finire sempre nelle solite tasche e contribuisca, seppur indirettamente a rovinare ambiente che sì? Certo che sì e lo vedremo subito dopo una breve pausa.

(pausa)

Ben ritrovati alla seconda parte della trasmissione, allora dopo aver ribadito nella prima parte come le grandi aziende abbiano troppo spesso dei comportamenti dannosi per lavoratori ed ambiente, vediamo quale alternativa abbiamo per acquistare i nostri prodotti e servizi.
Allora vi dicevo dei Gruppi di Acquisto Solidale. Ne esistono ormai in tutta Italia, e sono semplicemente gruppi di persone che si uniscono spontaneamente, e decidono di effettuare parte dei loro acquisti presso dei fornitori il più possibile locali. Questi fornitori sono scelti sulla base di criteri etici e qualitativi, in modo da rivolgersi appunto a chi meglio si comporta verso lavoratori e ambiente. Inoltre instaurando un rapporto commerciale diretto, si evitano diversi ricarichi tipici dei vari intermediari, grossisti o dettaglianti che siano, e quindi spesso si riesce ad avere merce a minor costo. Ma il costo non è tutto, si può anche accettare di pagare qualcosina di più pur di essere sicuri della qualità e della provenienza del prodotto, e sapendo che i lavoratori non vengono sfruttati. Apro una parentesi, molti di voi si ricorderanno delle immagini che ogni tanto la TV ci mostra, in cui le arance vengono distrutte o più semplicemente frutti e verdura vengono lasciate marcire nei campi. Questo succede perchè le grandi catene commerciali hanno spesso un potere contrattuale talmente forte e sono talmente in monopolio, da offrire un prezzo d’acquisto bassissimo al produttore, al contadino insomma, prezzo che non lo ripaga delle spese, e pertanto il produttore si rende conto che per lui è più conveniente lasciare marcire il raccolto piuttosto che pagare gli operai per la raccolta.
Con questi semplici ma importantissimi criteri sono nati molti anni fa i primi Gruppi di Acquisto Solidale, che poi si sono diffusi in tutto il mondo.
In Italia in particolare abbiamo il circuito Altromercato, di cui vi invito almeno a visitare il sito www.altromercato.it per rendervi conto voi stessi di questo enorme mondo parallelo e ancora troppo poco conosciuto.
Nelle prossime puntate approfondiremo il tema e tenteremo di intervistare qualche protagonista, ma intanto volevo subito dirvi che quando si parla di Gruppi di Acquisto, non si deve per forza pensare solamente a caffè e banane o generi alimentari e basta, in quanto il concetto si è negli anni, ampliato anche a tanti altri settori. Trovate allora abbigliamento, scarpe, ma udite udite anche la telefonia, intesa come un fornitore etico che fa concorrenza ai vari vodafone e Telecom, trovate i gruppi di acquisto del fotovoltaico, il gruppo d’acquisto di energia per la casa, energia che proviene solo da fonti rinnovabili, a cui anch’io ho aderito, mollando l’Enel che invece continua a voler usare carbone e nucleare avendo acquistato delle vecchie centrali nella repubblica Slovacca, scavalcando quindi il nostro referendum contrario.
Trovate anche gruppi di acquisto di case ecologiche, di impianti eolici per produrre elettricità dal vento, gruppi di acquisto di auto elettriche, e poi l’ultima novità in termine cronologico, i gruppi di acquisto di terreni o addirittura di aziende agricole, in modo da poter coltivare da sè frutta e verdura nel primo caso, o diventare soci di una piccola azienda agricola nel secondo.

Vorrei anche segnalarvi uno dei principali esperti e sopratutto creatori e gestori di questi gruppi, che è Jacopo Fo, il figlio di Dario Fo, di cui io sono un grande ammiratore e anche in questo caso vi invito a visitare il suo sito Internet per verificare voi stessi quante iniziative abbia da un lato già realizzato e dall’altro sia in corso di realizzazione. Jacopo Fo fa parte di quelle persone che godono nel realizzare splendidi progetti, ed hanno la capacità di aggregare intorno a sè moltissime persone desiderose di rimboccarsi le maniche e iniziare a cambiare il mondo partendo da loro stesse.

Tornando sui Gruppi di acquisto solidale, ci tengo a dirvi che in Italia il loro numero è di circa mille, e il sito di riferimento è www.retegas.org, nel quale trovate tutte le notizie e l’archivio geografico per cercare il gruppo a voi più vicino.
Se vi siete persi qualcosa di questa puntata, trovate tutti i riferimenti principali nel mio sito, nel’apposita sezione “Gruppi d’acquisto” posta proprio a fianco della sezione “Finanza Etica”.
In conclusione ricordiamoci che possiamo cambiare le cose anche decidendo dove fare la spesa, compreso l’acquisto dei prodotti bancari e assicurativi, per i quali vi ricordo velocemente Banca Etica e il CAES consorzio assicurativo etico solidale. Ah tra l’altro vi segnalo che chi di voi fa già parte di un GAS, e sono sicuro siete in tanti, tenga presente che Banca Etica ha per l’appunto creato un conto corrente specifico per tale tipologia di gruppo, per cui se avete piacere potete informarvi e verificare se vi può fare comodo.

Bene, per questa puntata abbiamo terminato, a me non mi resta che augurarvi un buon proseguimento e un a risentirci alla prossima.

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Radio trasmissione “Non con i miei soldi”: Microcredito – Kiva.org

Posted by giannigirotto su 20 novembre 2012

Per chi avesse difficoltà di udito, o per qualche altro motivo preferisce una versione scritta, ecco la trascrizione della puntata. Le trascrizioni delle altre puntate le trovate qui

Ricordo invece che l’archivio con la registrazione audio lo trovate nel sito di BluradioVeneto, accessibile cliccando sull’immagine appena qua sotto…

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Un cordiale saluto da Gianni Girotto e benvenuti a questo nuova puntata di “non con i miei soldi”. Oggi vorrei iniziare un argomento sul quale torneremo diverse volte in futuro, e questo argomento  è il microcredito.

Prima di iniziare però sono costretto a lanciare fare una comunicazione “di servizio” e lanciare un appello. Sono costretto a tanto perchè il Governo attuale sta facendo esattamente il contrario di quello che in questa trasmissione cerchiamo di promuovere e spiegare, cioè ha introdotto una nuova tassa su chi investe con un ottica di lungo respiro e quindi per un vero sviluppo, anziché tassare gli speculatori che eseguono transazioni finanziarie di breve e brevissima durata scommettendo su veloci fluttuazioni di valore del titolo comprato. Se vi ricordate qualche puntata fa avevamo parlato proprio della TTF, tassa transazioni finanziarie, di cui si discute da anni ma mai entrata in vigore, che frenerebbe appunto gli speculatori perchè andrebbe ad incidere sulla transazioni di breve e brevissima durata. Ora invece il Governo italiano vuole tassare indistintamente TUTTI i possessori di azioni, anche quelli piccoli che detengono un controvalore inferiore ai mille euro. E’ una pessima mossa che disincentiva quell’azionariato popolare che già è molto diffuso e di cui parleremo a breve come di un’ossatura che può rivelarsi la terza via praticabile tra un consumismo sfrenato dei grandi monopoli, ed un comunismo statale che ha dato prova di essere fallimentare. Dell’azionariato popolare infatti ne parla molto anche il premio nobel Muhammed Yunus, il padre del microcredito, di cui ora andremo a parlare.

Ah dimenticavo l’appello, allora per tutti coloro che vogliono sottoscriverlo contro l’introduzione di questa tassa per i piccolissimi azionisti, basta che cerchiate su google “petizione imposta azionariato popolare” e seguiate i risultati visualizzati.

 

Allora parliamo di microcredito: Il microcredito è già oggi e sarà sempre più in futuro il principale strumento per sviluppare una classe media numerosa e prospera che generi un’economia reale e virtuosa. In tutto il mondo infatti vi sono milioni di persone il cui benessere potrebbe aumentare considerevolmente se avessero accesso a piccoli prestiti. Numericamente parlando il grosso di queste persone si trova nei paesi poveri e poverissimi, ma anche nei paesi “ricchi” tutti si sono accorti che negli ultimi anni vi sono strati sempre più ampi di popolazione che necessiterebbe di questo strumento. Ora prima di parlare vorrei cercare di sfatare un mito, che purtroppo fa parte del bagaglio culturale di ancora troppe persone, e cioè quello che i poveri tutto sommato vivano bene così e non siano più di tanto interessati a migliorare la propria condizione dandosi da fare. Niente di più sbagliato; chi lavora nel volontariato sa bene che i poveri sono in generale le persone più motivate del pianeta a lavorare e migliorare la propria situazione, per sé e soprattutto per i propri figli. Essi sono assolutamente smaniosi di afferrare al volo qualsiasi opportunità li possa far uscire da un circolo vizioso che spesso li costringe letteralmente ad una povertà perpetua. I poveri hanno un’enorme immaginazione e volontà, sono stimolati dalla loro situazione a trovare mille soluzioni per sbarcare il lunario e generare reddito, e molto spesso basterebbe loro una piccola spintarella economica per farli uscire appunto dal loro circolo virtuoso ed entrare in uno virtuoso che genera sviluppo e benessere. Può bastare l’acquisto di una vecchia bicicletta per recarsi al mercato in città, può essere l’acquisto di una vecchia macchina da cucire, di qualche capo di bestiame, di una pompa per irrigare il campo, la creazione di un piccolo negozio, e così via insomma, per cambiare la vita prima di una famiglia e poi di un intero gruppo familiare…

Però questi soggetti, i poveri, tecnicamente sono “non bancabili”, dal momento che non hanno nulla da offrire in garanzia in cambio di un prestito, e quindi semplicemente alle banche non interessano, anche perché il tempo necessario per valutare una pratica, renderebbe l’operazione antieconomica quando il prestito è di piccolo importo. Infatti un conto è se un impiegato impiega 10 ore per valutare un prestito da 100 mila euro, i cui interessi poi andrebbero a coprire le spese e a procurare un guadagno alla banca, un conto è se il prestito è da 500 euro, troppo poco per generare un ricavo.

Un altro mito da sfatare è che questi prestiti siano troppo rischiosi, e cioè che spesso non verrebbero restituiti. E’ vero proprio il contrario, cioè è nella finanza tradizionale che il tasso di mancata restituzione del prestito è più alto. Questo per diversi motivi, innanzitutto come dicevo spesso basta poco ad un piccolo o piccolissimo imprenditore per fare un salto di qualità che gli fa moltiplicare gli incassi, secondo perchè quasi sempre il microcredito viene affidato ad una donna, che vieppiù si presenta in gruppo, ed è il gruppo intero che si fa garante morale della restituzione del prestito e della validità dell’operazione, poi perchè l’operazione viene comunque valutata e quindi si capisce se sta in piedi e genera reddito.

Bene, ora una piccola pausa e poi cominciamo a passare alla pratica.

PAUSA

Bentornati, dopo aver presentato nella prima parte alcune nozioni di base sul microcredito, vorrei ora passare subito alla pratica, premettendo comunque che parleremo ancora di questo argomento, che non si esaurisce certo in una puntata.

Passando alla pratica vi dico subito che in italia non esiste una legislazione apposita per il microcredito, nel senso che le banche sono costrette comunque a seguire l’iter burocratico classico, e questo rende quindi per loro antieconomico prestare piccole cifre, essendo il tempo di istruttoria pressochè uguale a quello di una pratica per un prestito di notevole importo. A riprova di questo vi basti sapere che nel 2011 Banca Etica, che pure è una banca mooolto piccola, ne abbiamo parlato in una puntata precedente ricordate, ha erogato più microfinanziamenti di tutte le altre banche italiane messe assieme… pensate un po’…

Allora vediamo di essere molto propositivi adesso, quello che vi voglio proporre è veramente di diventare grandi protagonisti attivi di questa grande rivoluzione che è il microcredito: pensate che con soli 20 euro ognuno di voi può diventare un prestatore di denaro, un prestatore di microcredito. E badate bene che specifico e confermo subito che sto parlando di prestito, non di beneficenza, cioè non vi sto dicendo di regalare 20 euro, ma di prestarli, sapendo che vi verranno restituiti con gli interessi. Allora andiamo con ordine, alcuni anni fa, nel 2005, un paio di giovani ragazzi americani  Matt Flannery e Jessica Jackley, sensibili e coscienti della situazione nei Paesi poveri, hanno messo in piedi un’iniziativa, chiamata KIVA, che trasforma in realtà il sogno di poter coinvolgere qualsiasi cittadino in un circuito di microprestiti a favore di microimprenditori. Nella pratica il progetto consiste in un sito Internet, che vi invito caldamente almeno a visitare, www.kiva.org, che vi mostra un lunghissimo elenco di piccoli e piccolissimi imprenditori, posizionati un po’ in tutto il mondo ma maggiormente nei Paesi poveri, che si presentano e presentano il loro microprogetto di crescita per il quale abbisognano di un microprestito. Ciascuno di voi può scegliere una di queste persone e prestargli 20 euro. Il tutto avviene quindi via internet e quindi non dovete nemmeno spostarvi da casa vostra per andare in un qualche ufficio. La cosa sta funzionando talmente bene che in soli tre anni KIVA ha prestato più di 370 milioni di dollari avendo un tasso di restituzione del  98,97%, insomma un tasso di sofferenza migliore di qualsiasi banca. E vi spiego anche perché, perché ogni persona che chiede un prestito viene esaminata da un’associazione di microfinanza locale, che ben conosce il territorio e la storia personale di tale persona, e decide quindi se è meritevole di fiducia oppure no.

La cosa straordinaria è che KIVA non si trattiene neanche un centesimo del prestito che voi eventualmente vorrete concedere ad una persona, perché sopravvive grazie al volontariato, alle donazioni spontanee che chi vuole può fare, e con qualche supporto da parte di sponsor e Fondazioni.

Con queste poche parole spero di avervi trasmesso la portata storica di questa iniziativa, che ad oggi, in soli 7 anni, ha permesso a migliaia e migliaia di persone, esattamente 390mila persone, di cambiare letteralmente la loro vita e creare sviluppo e benessere, il tutto grazie non alle grandi banche, che appunto snobbano completamente questi soggetti in quanto privi di garanzie e troppo onerosi da trattare, ma grazie a noi comuni cittadini, visto che al momento sono circa 700mila le persone che hanno tirato fuori il portafoglio ed effettuato un piccolo prestito. Voglio sottolineare ancora, non è beneficenza, è un prestito e vi viene restituito, come vi ho già detto in questi 7 anni solo l’1% di prestiti non sono stati restituiti interamente.

Capite bene che allora qui si tratta di passare da una fase in cui ci si lamenta e si denuncia di quanto male vada questo vecchio mondo, ad una fase attiva nella quale ognuno di noi può mettere una goccia per formar e un grande fiume che vada ad irrigare terre che altrimenti resterebbero aride e improduttive. Vorrei inoltre far presente che da un punto di vesta puramente egostico questo modo di agire ci conviene enormemente, da un lato perché diminuisce il numero di poveri che emigrano da noi disposti a lavorare per poche lire, da un lato diminuisce il numero di poveri nei Paesi in via di sviluppo disposto a lavorare per poche lire a favore delle grandi multinazionali che delocalizzano portandoci via il lavoro, dall’altro lato crea una nuova borghesia che ad un certo punto diventa persino acquirente dei prodotti “made in Italy”.

 

Siamo in conclusione come sempre vi lascio alcuni riferimenti per chi volesse informarsi maggiormente o avesse delle domande o volesse proporre argomenti o idee. Innanzitutto vi è la pagina facebook “Etica? si grazie!”, e poi la sezione “finanza etica” del mio sito, che potete trovare velocemente se sui motori di ricerca scrivete “Finanza etica gianni girotto”. Oltre a ciò trovate l’archivio delle puntate, per poterle riascoltare o consigliare agli amici, nel sito di Blu Radio Veneto.

Bene, abbiamo davvero terminato, a me non mi resta che augurarvi un buon proseguimento e un a risentirci alla prossima puntata.

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Radio trasmissione “Non con i miei soldi”: Più speculazione per tutti

Posted by giannigirotto su 14 novembre 2012

Per chi avesse difficoltà di udito, o per qualche altro motivo preferisce una versione scritta, ecco la trascrizione della puntata. Le trascrizioni delle altre puntate le trovate qui.

Ricordo invece che l’archivio con la registrazione audio lo trovate nel sito di BluradioVeneto, accessibile cliccando sull’immagine appena qua sotto…

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Logo BluradioVeneto

Un cordiale saluto da Gianni Girotto e benvenuti a questo nuova puntata di “non con i miei soldi”.

Da molto tempo si sono fatte ancora più insistenti e più frequenti una serie di inserzioni pubblicitarie che compaiono su internet e giornali, e che promettono guadagni facili e favolosi per tutti, investendo anche cifre molto modeste. Provate a farci caso, navigando un po’ sui social network o su moltissimi siti più o meno famosi, si trovano inserzioni pubblicitarie che offrono di investire il proprio denaro con rendimenti a dir poco mirabolanti. Affermano infatti che investendo soli 100 euro se ne possono ricavare 20mila o addirittura 40mila.

Allora, prima ancora di parlare dell’eticità di tali strumenti, vi dirò subito che sì  è vero che questi investimenti possono farvi guadagnare velocemente grosse cifre, ma è altrettanto vero che con la stessa facilità tali cifre si possono perdere. Per essere precisi quando le pubblicità parlano di una “leva” di 400 a 1, cioè investendo 1 si può guadagnare 400, significa che basta una fluttazione del titolo dello 0,25% in positivo per guadagnare, ma se la fluttazione è dello 0,25% in negativo, il vostro capitale è perso, punto e basta.

Insomma prima ancora di parlare di eticità, ma usando semplicemente il buon senso, vi sembra credibile che qualcuno che afferma di conoscere un metodo così “sicuro” per fare soldi, ve lo venga a raccontare a voi gratis, addirittura spendendo soldi per inserzioni pubblicitarie per diffondere tale sistema? Un vero benefattore costui… ma se tale sistema fosse davvero così sicuro perchè non lo usa direttamente lui… e tanto per dire, pensate il nostro buon Presidente del Consiglio, che è un grande esperto di finanza, potrebbe passare alla storia facilmente come salvatore della nazione italica, investendo un miliardo di euro, guadagnandone con tali sistemi 400 in pochi giorni o addirittura poche ore, ed azzerando così in pochissimo tempo il nostro debito pubblico…seeeeee

Naturalmente non è la prima volta che qualcuno propone dei guadagni “facili e garantiti” agli ignari clienti. E’ da quando esiste la borsa che esistono delle persone che propongono offerte mirabolanti, tanto è vero che è diventato di uso comune parlare del cosidetto “schema Ponzi”, riferendosi ad un affarista, tra l’altro italiano, senza scrupoli, che agli inizi del ‘900 truffò circa 40mila clienti promettendo loro interessi mirabolanti sui loro investimenti, e limitandosi invece a girare ai vecchi sottoscrittori, cioè ai primi clienti, una parte delle risorse che venivano affidate dai nuovi clienti. Questo sistema dall’esterno, a prima vista, sembra garantire i profitti annunciati, e così un numero sempre maggiore di persone si lascia incantare, finchè inevitabilmente, matematicamente, il castello di carte crolla fragorosamente lasciando allo scoperto la stragrande maggioranza dei clienti che semplicemente perdono il loro investimento.  Questo sistema “piramidale” di truffa non viene mai divulgato a sufficienza, ed al contrario nelle scuole non viene mai fatto un corso di base di finanza per imparare a riconoscere e difendersi dai raggiri, e quindi nel tempo tale tipo di truffa ha avuto luogo molte altre volte, sino ad arrivare al 2008 quando venne arrestato Bernard Madoff, ex presidente del NASDAQ, cioè la Borsa di New York, un uomo molto famoso nell’ambiente di Wall Street, con l’accusa di aver creato una truffa compresa tra i 50 e i 65 miliardi di dollari (cioè 100mila miliardi di lire, la più grande truffa della storia degli Stati Uniti) proprio sul modello dello schema di Ponzi, attirando nella sua rete (e questa è la cosa più grave) non solo singoli clienti, ma molti fra i maggiori istituti finanziari mondiali. Vedete cari ascoltatori, qui apro una parentesi necessaria, noi spesso siamo portati a pensare che ai vertici delle grandi società e delle grandi banche vi siano persone eccezionali, ma spesso invece ci sono personi normali o addirittura mediocri, oppure persone sì intelligenti ma che col tempo si lasciano sedurre dall’enorme potere che hanno, e lo usano male, spesso per  soddisfare i propri interessi personali, e quindi ecco che diventano anch’essi preda di truffe che con una normale diligenza si sarebbero potute smascherare subito. Beh per farla breve Madoff si dichiarò colpevole di tutti gli undici capi d’accusa che gli si imputavano, e fu condannato a 150 anni di carcere.

Bene, ora una piccola pausa e poi andremo a completare il discorso.

(PAUSA)

Bentornati, allora abbiamo spiegato nella prima parte come questi prodotti finanziari che promettono altissimi rendimenti siano anche ad altissimo rischio. Aggiungiamo ora una cosa scontata, cioè che gli unici a trarne comunque un guadagno sicuro, sono gli intermediari finanziari, che si trattengono delle commissioni sulle operazioni effettutate. Quindi sono questi ad avere tutto l’interesse a che voi “giochiate”, e quindi sono loro che pubblicizzano tali prodotti. Se i guadagni infatti fossero così sicuri, giocherebbero direttamente loro, mica verrebbero a spiegarlo a voi, no?

Bene, anzi male, infatti dai danni ai singoli investitori privati cittadini, passiamo a vedere ora ad esaminare i danni diffusi che questo modo di speculare comporta…

Queste operazioni infatti molto spesso vengono fatte scomettendo sull’andamento dei prezzi delle materie prime, tra cui il cibo, e persino sull’inquinamento da CO2. Dovete sapere insomma che il cibo, inteso come materia prima, quindi grano, riso, latte, soia ecc. sono diventati negli ultimi anni degli elementi su cui si può scommettere, o meglio si scommette se il loro prezzo si alzerà o si abbasserà. Tecnicamente queste operazioni si fanno per mezzo di strumenti che si chiamano ETF e ETC, rispettivamente Exchange Traded Fund e Exchange Traded Commodities. Allora io credo, e sono convinto che anche la maggior parte di voi lo creda, che sul prezzo del cibo non si dovrebba speculare, anzi il prezzo del cibo dovrebbe essere calmierato dalle autorità pubbliche, dovrebbe in qualche modo essere protetto, sopratutto quando si parla delle materie prime essenziali come appunto grano, riso, latte ecc. Invece state a sentire cosa proclamava testualmente una pubbicità che compariva già nel 2008: “Approfittate dell’aumento dei prezzi delle materie prime alimentari! Tra le opportunità: l’aumento della popolazione, i cambiamenti climatici, la scarsità di acqua e di terre coltivabili. La conseguenza è una penuria di prodotti alimentari e un aumento dei prezzi del cibo”.

La cosa tragica è che purtroppo ciò è vero, l’aumento dei prezzi delle materie prime ha incrementato  di oltre 100 milioni tra il 2007 e il 2008, il numero di persone cronicamente malnutrite. La bolla dei prezzi si è gonfiata in quell’anno e anche nel 2011 e questo proprio a causa degli speculatori che si gettano a capofitto sulle scommesse sulle oscillazione dei prezzi dei beni alimentari. Insomma il cibo è diventato un oggetto, come si dice un asset finanziario, con buona pace di chi ancora pensa che il compito del cibo sia sfamare gli essere umani.

Naturalmente si scommette anche sull’andamento dei prezzi delle valute monetarie, ed infine si scommette anche sui cosidetti “crediti di carbonio”. Dovete sapere infatti che da alcuni anni si possono vendere o comprare tali crediti, relativi appunto alle emissioni di anidride carbonica, che tutti sapete essere un grande inquinante e responsabile del famigerato effetto serra che sta riscaldando il pianeta. Ebbene anche questo è un grande mercato speculativo, e c’è chi investe acquistando tali crediti e sperando in un qualche disastro ambientale che provochi un aumento del prezzo della tonnellata di CO2 per guadagnarci un bel gruzzolo.

L’aspetto negativo principale comunque rimane il fatto che tutta questa speculazione sulle materie prime, siano essere materiali come ferro, rame, carbone ecc. siano alimenti come riso, grano, latte ecc. hanno provocato negli ultimi anni e continuano a provocare tuttora degli aumenti di prezzo che non sono affatto dovuti ad una scarsità del prodotto, ma al contrario proprio dalla speculazione, quindi come al solito tutti noi cittadini paghiamo le conseguenze della sete di guadagno di pochi soggetti che gestiscono immense quantità di denaro. Giusto per non far nomi in Italia in prima fila tra gli speculatori c’è Unicredit, con un hedge fund specializzato in commodities agricole, con un patrimonio di oltre 600 milioni di euro. Un’assicurazione che gli fa compagnia è la Generali. Pensate che oggi gli speculatori controllano ormai il 60% del mercato dei cereali, a fronte del 12 per cento di 15 anni fa. Pensateci, la prossima volte che entrate in Unicredit.

Cosa fare allora, come sempre la prima cosa è conoscere questi fenomeni, diffonderli, spegnere la TV e approfondire la materia su Internet dove trovate migliaia di voci con cui confrontarvi, poi pretendere che i nostri politici li conoscano e propongano dei rimedi, come ad esempio la tassa sulle transazioni finanziarie di cui abbiamo parlato la puntata precedente, e poi attivarsi personalmente mediante l’azionariato critico e Banca Etica a cui ugualmente abbiamo dedicato due puntate in precedenza, puntate che potete riascoltare, se ve le siete perse, nell’archivio che Bluradioveneto mette a disposizione su Internet.

Siamo in conclusione come sempre vi lascio alcuni riferimenti per chi volesse informarsi maggiormente o avesse delle domande o volesse proporre argomenti o idee. Innanzitutto vi è la pagina facebook “Etica? si grazie!”, e poi la sezione “finanza etica” del mio sito, che potete trovare velocemente se sui motori di ricerca scrivete “Finanza etica gianni girotto”.

Bene, abbiamo davvero terminato, a me non mi resta che augurarvi un buon proseguimento e un a risentirci alla prossima puntata.

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Radio trasmissione “Non con i miei soldi”: TTF – Tassa Transazioni Finanziarie

Posted by giannigirotto su 5 novembre 2012

Per chi avesse difficoltà di udito, o per qualche altro motivo preferisce una versione scritta, ecco la trascrizione della puntata. Le trascrizioni delle altre puntate le trovate qui.

Ricordo invece che l’archivio con la registrazione audio lo trovate nel sito di BluradioVeneto, accessibile cliccando sull’immagine appena qua sotto…

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Logo BluradioVenetoUn cordiale saluto da Gianni Girotto e benvenuti a questo nuova puntata di “non con i miei soldi”.
Oggi vorrei partire con un dato preciso. Ogni giorno si effettuano transazioni finanziarie per un controvalore di 7200 miliardi di dollari (14 milioni di miliardi di lire). La grande maggioranza di tali operazioni sono speculative. Non tutti sanno che gli operatori finanziari si sono costruiti già da molto tempo un territorio extralegale chiamato OTC (Over the Counter – letteramente “sopra il bancone”, cioè regolato con contratti non standardizzati), territorio dove, in ossequio al principio ideologico di un mercato autoregolante, possono esporsi a rischi incalcolabili e destabilizzanti. Tanto per fare un esempio di cosa ciò significhi, pensate che grazie, grazie si fa per dire, a questo territorio extralegale, un terzo del gigantesco fondo per la crisi creato dal Governo USA, è finito a una società di assicurazione privata, AIG, che ha utilizzato il denaro PUBBLICO, per ripagare alcuni grandi operatori finanziari PRIVATI, Goldman Sachs in testa, che si erano assicurati contro il fallimento della Lehman Brothers.
Vista la spaventosa quantità di denaro PUBBLICO utilizzato per risanare le banche PRIVATE, è chiaro che queste si saranno dette tra sè e sè: “perchè non rifarlo, cioè perchè non continuiamo a speculare, dal momento che se va bene guadagniamo moltissimo, e se va male veniamo salvati in ogni caso dallo Stato con denaro pubblico.
Da qui nasce l’idea di una tassa sulle transazioni finanziarie (abbreviata in ttf), di cui vi parlerò oggi, una tassa che potrebbe frenare sensibilmente la speculazione facendo pagare il conto a chi lo merita maggiormente, e contemporaneamente in grado di raccogliere ingenti capitali per utilizzarli per il bene pubblico.
Dovete sapere che l’idea di questa tassa sulle transazioni finanziarie è tutt’altro che nuova, se ne discute da moltissimi anni, ma naturalmente è tornata di gran voga dopo la crisi finanziaria del 2008. Nel 2010 il Parlamento europeo aveva votato in senso favorevole alla sua introduzione, ma è stato dopo pochissimo sconfessato e bloccato dalla Commissione Europea che ha bloccato tutto.
Allora questa tassa ha il duplice scopo di disincentivare le speculazioni, e fare cassa di denaro da usare poi per il bene pubblico. Per quanto riguarda il primo aspetto, cioè disincentivare le speculazioni, dovete sapere che oggi è possibile comprare e vendere migliaia di volte in un giorno, 24 ore su 24, nella speranza di guadagnare anche su piccole oscillazioni dei prezzi. Queste sono tutte operazioni che non hanno legame con l’economia reale, ma solo speculative. Se fosse applicata tale tassa, realizzare mille operazioni al giorno significherebbe pagare mille volte la tassa.
Contemporaneamente tale imposta sarebbe sufficientemente piccola (si parla dello 0,05%, ripeto 0,05%) da non scoraggiare le “normali” operazioni di investimento, non avrebbe quindi riflessi negativi su chi opera eticamente in un’ottica di medio-lungo periodo.
Per come è pensata, la tassa sulle transazioni finanziarie  colpirebbe sopratutto le transazioni a brevissimo termine e quelle sui derivati, che sono esattamente quelle più speculative. Riguardo al secondo punto, fare cassa, questa  tassa Permetterebbe di riscuotere un gettito prevedibile, sufficientemente costante, e di rilevante entità, si suppone attorno ai 500 miliardi di euro all’anno, e ripeto sarebbe denaro proveniente dai responsabili della speculazione, da ridistribuire alla popolazione.
Una conseguenza naturale di questa tassa sulle transazioni finanziarie  sarebbe inoltre una stabilizzazione della grande finanza con ricadute molto positive per il mondo industriale e imprenditoriale. Infatti la maggioranza delle grandi e grandissime imprese oggi  è controllata da investitori (cioè fondi di investimento, fondi pensione e privati)  che hanno per obiettivo anzichè uno sviluppo reale e sostenibile nel lungo periodo dell’impresa, quello di massimizzare il valore delle proprie azioni utilizzando appunto questi strumenti speculativi. La tassa sulle transazioni finanziarie permetterebbe quindi di stabilizzare i mercati e rallentare tale fenomeno.
Come ho accennato prima, di questa tassa sulle transazioni finanziarie se ne parla da anni, ed alcuni Paesi hanno al loro interno già qualcosa di simile, cioè hanno introdotto una tassa similare che va a creare una cassa nazionale che poi naturalmente utilizzano localmente, e questo è una serissima riprova dell’utilità di questo strumento.
Bene, ora una piccola pausa e poi andremo a completare il discorso.
(PAUSA)
Bentornati, dopo aver visto nella prima parte cosa è e che vantaggi porterebbe nei  mercati finanziari l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, vorrei ora fornirvi una serie di risposte a quelle che sono le critiche più ricorrenti a questa idea. Infatti se cercate in internet troverete certamente molti articoli a favore, ma ne troverete anche molti di critici, che si oppongono alla sua introduzione, e quindi vorrei fornirvi subito le risposte:
Una prima critica afferma che sarebbe necessario applicare tale tassa su scala internazionale, insomma dappertutto, altrimenti l’effetto sarebbe quello di spostare le operazioni sui mercati privi di questo balzello. Non è vero. Lo dimostra l’esistenza di imposte simili già oggi, applicate solo in alcuni Paesi, come la Gran Bre­tagna, Austria, Grecia, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Spagna, Svizzera, Hong Kong, Cina, Singapore e la mini-imposta (0,003%) sulle im­prese quotate al New York Stock Exchange e al Nasdaq.  Per evitare che gli operatori si spostino in Paesi che non applicano la TTF basterebbe che il costo dell’imposta fosse inferiore a quello della delocalizzazione delle attività. Inoltre nei grandi mercati finan­ziari gli investitori lavorano guardando non solo la pressione fiscale, ma una serie di fattori importantissimi come la sicurezza negli scambi, la dimensione dei mercati, il numero di attori presenti, e quindi uno spostamento su altri Paesi non è cosa semplice e automatica.
Un’altra critica riguarda il rischio di una riduzione della li­quidità circolante in un momento in cui i mercati necessitano di essere continuamente stimolati dagli investimenti.
Non è vero. I due mercati più grandi, liquidi e sviluppati del mondo, la City di Londra e Wall Street a New York, sono an­che i due principali casi in cui esiste già un’imposta su alcune particolari transazioni finanziarie.
E poi facciamo bene attenzione che L’assenza di un’imposta sulle transazioni finanziarie rappre­senta un’eccezione nel panorama fiscale. Quasi tutti gli ac­quisti sono caratterizzati da un’imposizione fiscale (pensia­mo all’IVA, che è una tassa di rilevante entità che viene applicata a quasi tutti i beni). Quindi la presenza di tasse frena solo le speculazioni, non l’economia reale.

I sostenitori del libero mercato sostengono poi che la TTF dimi­nuirebbe l’efficienza dei mercati finanziari, il cui primo scopo deve essere quello di garantire l’allocazione ottimale delle ri­sorse tra chi ha bisogno di capitali (tipicamente le imprese) e chi ha dei capitali da investire (famiglie, privati). Beh in pratica ho già risposto prima, cioè è si vero che in effetti la TTF comporterebbe una riduzione della dimen­sione dei mercati finanziari, ma lo farebbe però solo perchè frenerebbe le scommesse a carattere speculativo, non gli scambi legati all’economia reale, e sono solo questi che devono essere salvaguardati, non le scommesse speculative.

Altra critica ricorrente afferma che i due effetti, della TTF – freno alla speculazio­ne e reperimento di risorse – sono incompatibili e si annul­lerebbero a vicenda. Si sostiene cioè che un tasso basso non frenerebbe i fenomeni speculativi e raccoglierebbe poco gettito, mentre un tasso alto scoraggerebbe qualsiasi operazione, ma così ridur­rebbe anche il gettito raccolto. Un argomento che si rivela pri­vo di validità se si guardano agli studi condotti e l’esperienza nei Paesi dove imposte simili esistono già. In primo luogo la base imponibile è talmente grande che anche un tasso molto bas­so garantirebbe enormi introiti. Per quanto riguarda invece il freno all’operatività, abbiamo già risposto prima.

La TTF non risolverebbe i problemi alla base dell’attuale crisi finanziaria
È vero che una Tassa sulle transazioni non rappresenta la pa­nacea dei problemi del mondo finanziario (i suoi proponenti non lo hanno mai sostenuto). Ma potrebbe dare un importan­te contributo. Come afferma il premio Nobel per l’economia del 2008 Paul Krugman, “gli investimenti sbagliati non sono tutta la storia della crisi. Quello che ha trasformato cattivi investimenti in una cata­strofe è stata l’eccessiva dipendenza del sistema finanziario dalle operazioni a breve termine. […] E una tassa sulle transazioni, scoraggiando la dipendenza dalle operazioni di brevissimo periodo, avrebbe reso molto più improbabile il verificarsi de­gli stessi eventi”, cioè della bolla speculativa e il successivo inevitabile crack del 2008 di cui stiamo tuttora patendo le conseguenze, e le patiremo ancora per lungo tempo.

Siamo in conclusione come sempre vi lascio alcuni riferimenti per chi volesse informarsi maggiormente o avesse delle domande o volesse proporre argomenti o idee. Innanzitutto vi è la pagina facebook “Etica? si grazie!”, e poi la sezione “finanza etica” del mio sito, che potete trovare velocemente se sui motori di ricerca scrivete “Finanza etica gianni girotto”. Oltre a ciò trovate l’archivio delle puntate, per poterle riascoltare o consigliare agli amici, nel sito di Blu Radio Veneto.
Bene, abbiamo davvero terminato, a me non mi resta che augurarvi un buon proseguimento e un a risentirci alla prossima puntata.

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Radio trasmissione “Non con i miei soldi”: I lobbysti finanziari a Bruxelles

Posted by giannigirotto su 25 ottobre 2012

Per chi avesse difficoltà di udito, o per qualche altro motivo preferisce una versione scritta, ecco la trascrizione della puntata. Le trascrizioni delle altre puntate le trovate qui

Ricordo invece che l’archivio con la registrazione audio lo trovate nel sito di BluradioVeneto, accessibile cliccando sull’immagine appena qua sotto…

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Logo BluradioVenetoUn cordiale saluto, sono Gianni Girotto, e vi terrò compagnia nei prossimi minuti con questa nuova puntata di “Non con i miei soldi”, la trasmissione radiofonica che parla di come utilizzare eticamente e efficacemente il proprio denaro.
Nel corso della prima puntata vi avevo elencato brevemente gli argomenti che avremmo discusso, e fra questi avevo menzionato il problema della presenza di numerosi lobbisti a bruxelles, presso il Parlamento Europeo, che sono sostanzialmente persone che hanno lo specifico compito di , supportare, aiutare, perorare le cause della grande finanza, insomma fare pressione affinchè la legislazione europa non vada a svantaggio bensì a vantaggio di Banche e Assicurazioni e fondi d’investimento.
Dovete innzitutto sapere che stiamo parlando di una figura professionale e di un lavoro, il lobbista appunto, assolutamente legale e regolamentato, e che , ora come ora, dietro le quinte della Commissione, del Parlamento e del Consiglio dei ministri di Bruxelles, vede operare 700 esperti lobbisti per indirizzare il processo legislativo nella direzione auspicata da banche e assicurazione. Vediamo di chiarire ancora meglio il concetto, allora, l’opera dei lobbisti è assolutamente legale e regolamentata, tanto che è ampiamente previsto che questi abbiano accesso in maniera appunto regolata agli Europarlamentari e ai diversi uffici e funzionari che lavorano nelle numerose Commissioni, uffici ed istituzioni pubbliche di Bruxelles. Ed il loro compito è quello di supportare i loro mandanti, che fra l’altro sono assolutamente noti in quanto un lobbista deve dichiarare in maniera trasparente  quali sono i soggetti per cui lavora. Il lobbista quindi cerca di convincere con una serie di motivazioni tecniche, economiche, matematiche e quant’altro, l’apparato pubblico che le leggi in corso di discussione in quel momento devono essere conformate, modificate in una certa maniera perchè altrimenti questo comporterebbe danni ai loro mandanti e, dicono loro, a cascata su tutti i cittadini. Ed evidentemente questo piccolo esercito di 700 lobbisti finanziari ha lavorato molto bene negli ultimi anni, dal momento che Dall’inizio della crisi nel 2008 sono riusciti sinora a vanificare ogni tentativo di riformare il settore finanziario.
Per completare questo quadretto della situazione ora vi basterà sapere che i lobbisti “pro consumatori”, pro cittadini, non sono letteramente esistiti sino a giugno del 2010, cioè proprio non ve n’erano, e quindi non c’era nessuno che facesse da contrappeso, da contraltare, ai lobbisti della grande finanza, ed anche oggi sono comunque in forte minoranza.
In effetti la presa di coscienza di questa situazione di grande squilibrio è avvenuta proprio nell’autunno 2008, quando è esplosa la crisi finanziaria e di conseguenza è stato necessario individuare le cause della crisi. Pensate, a quel punto ci si è resi conto che non c’erano specialisti veramente indipendenti nel mondo della finanza. A tutti i livelli infatti a valutare le cose c’erano banchieri, amministratori di fondi o esperti comunque pagati dalle banche.
Solo dopo il 2008 e l’esplosione della crisi ci si è resi conto che la Commissione europea e la Direzione generale del mercato interno , che è un organismo estremamente importante, erano letteralmente infiltrati dal settore finanziario. È stato l’Osservatorio europeo delle aziende a rivelare la portata del fenomeno. Il suo rapporto pubblicato nell’autunno 2009 si intitola “Una Commissione prigioniera” e illustra in che modo Charlie McCreevy, commissario in carica all’epoca, avesse di fatto delegato il processo legislativo alle imprese coinvolte… pensate cosa significa dare in mano alle aziende private la produzione delle leggi. Molti si sono indignati naturalmente , ma la faccenda non ha avuto ripercussioni concrete.

Bene, non voglio annoiarvi o entrare troppo in dettagli, credo che la situazione che vi ho delineato sia sufficientemente chiara, abbiamo una situazione di estremo squilibrio tra i gruppi di pressione probanche da una parte e proconsumatori dall’altra a livello di produzione legislativa europea, ovviamente squilibrio a favore del mondo bancario. Ed ecco perchè ho voluto parlarvene in questa puntata che è una delle prime, perchè possiate meglio inquadrare tutto quello che di cui parleremo in seguito, e contemporaneamente capire subito uno dei principali motivi per cui ci troviamo in questa situazione. Infatti è ovvio che una società civile si conforma in base alla propria legislazione, e per modificare la situazione, la struttura, bisogna per forza avere un supporto legislativo adeguato, insomma andare il più possibile a monte dei problemi, non a valle. Quindi spero ora abbiate compreso meglio la situazione, e dopo una breve pausa passeremo ad esaminare come possiamo reagire concretamente.

Ora una Piccola pausa, che ci vuole, a risentirci tra pochissimo…

(Pausa)

Ben ritrovati alla seconda parte di “non con i miei soldi”, la trasmissione radiofonica che parla di come utilizzare eticamente e efficacemente il proprio denaro. Stavamo parlando della lobby finanziaria a bruxelles, e dopo aver appunto spiegato prima della pausa cosa sono e come si comportano i lobbisti finanziari a bruxelles, vediamo ora cosa possiamo fare noi cittadini comuni per correggere questa enorme squilibrio. Beh innanzitutto il saperlo costituisce il primo fondamentale passo, la maggior parte della gente ignora questa situazione, e quindi diffondere questa notizia è molto importante e rappresenta appunto il primo passo che ciascuno di noi può compiere: prendersi l’impegno di informare almeno un amico (che ci vuole…, ho detto uno…).
Poi, una volta che si è ben consapevoli, un secondo passo pratico consisterà nel chiedere a tutti i politici che incontreremo d’ora in poi “Cosa intende fare lei per diminuire il potere dei lobbisti finanziari a bruxelles” e stare a sentire cosa ci viene risposto; probabilmente la maggior parte dei politici cadrà dalle nuvole e balbetterà qualche risposta in politichese stretto, ma se continuiamo a domandarglielo li costringeremo a prendere provvedimenti. Inutile aggiungere a questo punto che ognuno di noi valuterà se votare un soggetto politico che abbia nel suo programma una soluzione a questo problema, o se al contrario non lo prenda nemmeno in considerazione, dimostrando così di avere ben altre priorità che non la lotta alle grandi lobby finanziarie. Quindi la conoscenza come primo punto fondamentale, ciascuno di voi passi passare parola ed informi coloro che ancora ignorano questi fatti.
Dopodichè si può pensare ad approfondire la materia e restare aggiornati, e infine associarsi con chi da anni combatte questa situazione. Riguardo il primo punto, per approfondire e restare aggiornati, consiglio di seguire il sito di un organismo che si chiama “Finance watch”. Questo è nato il 30 giugno 2010 ed ha per appunto obiettivo esercitare forti pressioni politiche per la regolazione della finanza, per metterla al servizio dell’economia e non più della speculazione.
Questa iniziativa è partita nel mese di giugno del 2010, quando il deputato ecologista Pascal Canfin lanciò l’idea di un’associazione di specialisti in grado di contrastare gli argomenti delle lobby finanziarie. In poco tempo rappresentanti di cinque gruppi politici diversi– da destra a sinistra – presenti a Bruxelles aderiscono e sostengono il progetto. Nei mesi seguenti vi furono tutta una serie di riunioni per definire degli obiettivi comuni e per finalizzare gli strumenti d’azione: in particolare migliorare gli strumenti di comunicazione per sensibilizzare l’opinione pubblica.
In poco tempo vi hanno aderito oltre trenta organizzazioni (sono 38 ora) , da Attac (che si batte da anni per l’introduzione della Tobin Tax, a cui magari dedicheremo una prossima puntata) alla Confederazione europea dei sindacati, gruppi di Consumatori, fondazioni e altro.
Bene, per passare ancora di più alla pratica, si tratta di dare forza ora a questa Associazione, e quindi associarsi, o direttamente con loro, tramite il loro sito http://www.finance-watch.org/, o tramite realtà che ne sono già membri attivi o che stanno valutando di diventarlo. In Italia una di queste è Altroconsumo di cui Vi ho già parlato , conta 350mila soci in italia, ed èuna delle Associazioni di consumatori più attive ed autorevoli. Altroconsumo da sempre combatte contro lo strapotere delle grandi istituzioni finanziarie, io vi consiglio di passare veramente un po’ di tempo nel loro sito http://www.altroconsumo.it e verificare con il vostri  occhi quante malefatte di banche ed assicurazioni abbiano denunciato nel corso degli ultimi vent’anni, e quanti sforzi stiano facendo per combatterli. Associarsi ad un organismo come Altroconsumo significa contribuire concretamente a darle ancora maggiore potere di manovra, per fare la sua parte direttamente e perchè no anche tramite l’Associazione “specializzata” che è per l’appunto Finance watch di cui vi ho appena parlato. Forza dunque visitate il loro sito, esaminatelo per bene e poi giudicate se meritano di essere provati per un anno, che è il periodo temporale che dura un’iscrizione.
Bene, con questo termina questa puntata, spero di avervi fornito informazioni interessanti, e nella prossima continueremo a parlare di come diventare persone non più passive ma attive nel mondo della finanza etica.
Vi ricordo che per trovarci online su questi argomenti vi è la pagina FB “Etica? si grazie” e il mio sito più in particolare la sua sezione “Finanza Etica” sito che potete trovare cercando sui motori di ricerca “Finanza etica gianni girotto”.
Bene, abbiamo terminato, a me non mi resta che augurarvi un buon proseguimento e un a risentirci alla settimana prossima.

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