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Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Archive for the ‘Democrazia’ Category

SCAMBIAMOCI I (riassunti dei) LIBRI!

Posted by giannigirotto su 13 agosto 2015


Leggere i libri rimane uno dei modi migliori di informarsi ed approfondire le materie. Però ci vuole tempo, una risorsa che abbiamo sempre meno a disposizione. Allora perchè non scambiarsi i riassunti dei libri, con i concetti più importanti? Io lo faccio da diversi anni, e ne ho messi a disposizione una cinquantina nella sezione omonima del mio sito web, https://giannigirotto.wordpress.com/indispensabili/LIBRI/
Se lo fate anche voi possiamo moltiplicare la reciproca conoscenza, e diventare sempre più informati e quindi difficilmente ingannabili. A costo zero!

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MIgranti: tecniche di distrazione di massa!

Posted by giannigirotto su 9 agosto 2015

Ho già scritto sull’argomento migranti, ma ritengo assolutamente indispensabile tornarci. Lo faccio sottoscrivendo, parola per parola, virgola per virgola questo editoriale di Pietro Reitano pubblicato nel numero di Agosto di Altreconomia. Il video invece riporta un mio personale intervento in aula del Senato, fatto un paio di settimane prima. I migranti non sono la causa dei nostri problemi, sono l’effetto!

Se volete risolvere i problemi alla radice, praticate il “consumo critico“, molto, molto più efficace di qualsiasi organo politico nel cambiare veramente, strutturalmente, in meglio, il mondo che ci circonda, e quindi anche in particolare il problema dei migranti. Un terzo delle guerre infatti si fanno per impossessarsi delle fonti di energia, un terzo per l’acqua, un terzo per le altre materie prime. Scegliendo delle filiere etiche possiamo ridurre grandemente questi fabbisogni, e scegliendo una dieta prevalentemente vegetariana ridurre di dieci/venti volte il fabbisogno di acqua/energia/alimenti.

Il resto, come spiega bene l’editoriale sottostante, è solo “padronanza della lingua” per perpetuare la vecchissima ma sempre efficacissima strategia del “divide et impera“!

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Altreconomia – Agosto 2015 – Pietro Reitano

Don Lorenzo Milani ha spesso sostenuto che solo il linguaggio rende davvero uguali, e che “ogni parola non imparata oggi è un calcio in culo domani”. Esortava i suoi ragazzi a imparare a comprendere i testi e a esprimersi correttamente, per capire e difendersi. Difendersi da chi? Dal potere, che è tale proprio perché è padrone della lingua. I padroni della lingua sono padroni di tutto: ecco un insegnamento politico ed educativo da non dimenticare.
Ed ecco perché i padroni della lingua -politici di ogni schieramento, e ahìnoi molti giornalisti- sono stati così bravi, a giugno, nel sostenere quella grande mistificazione chiamata “emergenza immigrati” attraverso le tv, la carta stampata, internet, raccogliendo il plauso di una pericolosa maggioranza trasversale dell’opinione pubblica. A poco vale far notare come questi urlanti padroni delle parole siano incuranti -e ignoranti- di numeri, statistiche, normative e diritto nazionale e internazionale che ormai ha decenni, storia, dinamiche economiche.
Le cause delle guerre, il traffico di armi, la globalizzazione economica, i trattati internazionali, la più grave crisi dei rifugiati dalla Seconda guerra mondiale,  il più semplice diritto alla mobilità, i numeri di un’invasione che non c’è, la direttiva Ue 51 del 2001 che condanna i profughi a salire su un barcone quando costerebbe meno prendere un aereo: tutti questi non sembrano essere argomenti utili a ragionare con i padroni della lingua e i loro seguaci.
Contano l’etnia, l’igiene, il decoro, la sicurezza, poco altro.
E anche solo il buon senso (non ci spingiamo a chiedere umanità) non è benvenuto. Quale persona di buon senso -e dati alla mano- potrebbe sostenere che crisi, disoccupazione, precarietà e incertezza che la maggior parte della famiglie italiane vive sulla propria pelle siano causati da poche migliaia di disperati, e non da un sistema globale economico che fa gli interessi di pochi a scapito di molti?
Eppure questo è il mantra che ci propinano quotidianamente i padroni della lingua. Hanno avuto gioco facile a convincerci di una così colossale bufala. Sono bastate poche espressioni per aprire le porte della nostra ansia -e chiudere quelle del cervello-.

La prima: clandestino. In un cortocircuito inaccettabile, si confonde la persona con la condizione burocratica -relativa, indipendente dalla volontà e modificabile in ogni istante- in cui versa. La seconda espressione: paura. La paura diventa alleato e non nemico, in una campagna elettorale perenne, e i problemi si creano, anziché risolverli.
Di che cosa dovremmo davvero aver paura? Della scabbia o delle banche? Dei disgraziati sugli scogli o della corruzione nella pubblica amministrazione? Di chi chiede l’elemosina o di chi evade le tasse?
La tentazione è di rispondere ai padroni della lingua scendendo sul loro stesso piano: quello della banalizzazione, degli slogan, delle urla. Questa gente va fermata ma non con le loro regole del gioco e i loro mezzi. Tantomeno, tuttavia, dobbiamo ridurci a un politicamente corretto -e sostanzialmente innocuo- “preferirei di no”, come fossimo tanti scrivani Bartleby (e destinati a farne la triste fine). Il lavoro è arduo e quotidiano e parte, come ci ha insegnato don Milani, nelle scuole (e così è chiaro perché la scuola pubblica è perennemente sotto attacco da parte dei padroni della lingua).

I migranti fuggono da povertà e guerre di cui tutti siamo in qualche modo responsabili. Fuggono da situazioni apocalittiche laddove la “bestia”, esattamente come nel linguaggio in codice del libro del Nuovo Testamento, altro non è che l’impero: quello romano allora, quello economico adesso, contro cui resistere e ribellarsi, perché non è un dio, ma dipende dagli uomini (“ha nome d’uomo”). Non li fermeranno timbri su un passaporto, deserti o traversate in barcone. Invece di pensare a rispedirli indietro -verrebbe da dire: “a calci in culo”- dovremmo pensare come andare a prenderli. Salvando loro e noi stessi. —

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Indispensabili – La maggioranza invisibile – Conclusioni

Posted by giannigirotto su 6 giugno 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

Conclusioni

La maggioranza invisibile, intrappolata dalle necessità del quotidiano, ha finito per disinteressarsi dei dati e dei fatti sociali alle radici della sua stessa condizione di svantaggio. Quindi oggi in ultima istanza è solo il risveglio della coscienza personale che può farci guarire dalla cecità. Ogni individuo deve ritornare a pensare, domandarsi, dubitare, indagare per sapere. E se è vero che, forzato dall’abitudine ad adattarsi, finisce prima o poi per dare l’impressione di essere sottomesso alla visione dominante, non si deve credere che questa sottomissione sia definitiva.

Gli ostacoli peggiori, quelli più ardui da superare, che moltiplicano le capacità di veto dei grande capitalisti o liberisti, sono interni alla stessa maggioranza invisibile. Sono i fattori che rendono cieca proprio la maggioranza invisibile. Si tratta della mancanza di fiducia nelle proprie capacità, causata da anni di discriminazioni e fallimenti, dei bassi livelli di scolarizzazione, della visione dello Stato considerato spesso come un astrazione o una macchina incomprensibile al servizio dei più potenti.
Aggiungiamo che l’elettore mediano moderato oggi è sempre meno middle class e sempre più parte della maggioranza invisibile, cioè danneggiato dall’assenza di politiche sociali universali, e anch’egli dovrebbe quindi nel lungo periodo volgersi verso la richiesta di una più equa redistribuzione della ricchezza (che è il punto centrale anche dell’analisi di Alberto Bagnai, ndr).

L’approccio che abbiamo proposto nel libro punta sulla necessità di mettere al centro del dibattito l’idea di cittadinanza sociale, diritti e servizi universali, la garanzia di un reddito minimo (ma và? ndr) e una nuova visione del mondo del lavoro. Un lavoro che non deve per forza aumentare direttamente il Pil, ma deve contribuire all’accumulazione sociale di ricchezza. Cioè tutti quei servizi ora resi in forma gratuita, come ad esempio il padre che si prende cura di suo figlio e la nonna che svolge importanti mansioni di cura non retribuite, dovrebbero avere dignità e gratificazione simile a quella di chi lavora nell’economia formale. Per portare avanti a livello pratico questa visione di cittadinanza servirà adattare il Welfare State al nuovo sistema produttivo postfordista e tornare a ridistribuire il reddito. Una redistribuzione non semplicemente filantropica ma basata sugli argomenti razionali che abbiamo illustrato in questo libro. Redistribuire per rendere il Paese più funzionale e per scardinare il luna park dei garantiti. In quest’ottica la richiesta di welfare universale e basato sui servizi e la ridistribuzione dei poteri da reddito e ricchezza sono solo i primi passi concreti per aprire una nuova fase storica. Una fase caratterizzata da diritti di cittadinanza che potrebbero rafforzare la partecipazione sociale e politica della maggioranza invisibile e con essa le sue conquiste future.

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Con questo capitolo il libro è terminato, i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili – La maggioranza invisibile – Cap. 8) Organizzare la maggioranza invisibile

Posted by giannigirotto su 14 aprile 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

8) Organizzare la maggioranza invisibile

Per rottura storica si intende un momento di cesura dopo il quale si può identificare un profondo cambiamento rispetto alle dinamiche immediatamente precedenti.
Dopo la fine della prima guerra mondiale non si ebbe un momento di vera cesura ma bensì il conflitto sociale fra i diversi soggetti dell’Italia si risolse in favore della ricca borghesia che si servì del fascismo per ricomporre le fratture innescate dalla prima guerra mondiale e tenere sotto controllo le pulsioni rivoluzionarie dei più poveri.
Al termine della seconda guerra mondiale fu il clientelismo diffuso lo strumento principe per controllare saldamente l’intera nazione e di conseguenza indirizzare tutte le scelte politiche più importanti. Nonostante ciò gli operai industriali riuscirono a sfruttare la propria consistenza numerica e la centralità acquisita nel processo produttivo per organizzarsi e ottenere importanti concessioni che ancora oggi costituiscono il nucleo centrale del nostro Welfare.
Con gli anni ’80 si assiste alla progressiva deindustrializzazione del Paese con la crescita dell’economia dei servizi l’aumento del tasso di occupazione tra le donne, e l’impennata del tasso di disoccupazione complessiva.
Si viene pertanto a formare una maggioranza invisibile che però solo trasformandosi in un soggetto politico coeso attorno alla rivendicazione dei propri diritti potrà essere in grado di lottare contro i neoliberiste e i garantiti per avanzare la propria agenda politica.
Intanto si sono affievolite due delle caratteristiche che avevano permesso ai partiti di massa di divenire la cinghia di trasmissione tra la società e l’amministrazione dello Stato: il contatto con il territorio, il cosidetto Paese reale, e la capacità di promuovere i dibattiti interni volti a sviluppare progettualità politica.
La nascita del Movimento 5 Stelle vede provenire principalmente dai ranghi della maggioranza invisibile i propri attivisti. È necessario che venga mantenuto un contatto costante con la pancia dal Paese per riavviare il confronto sulle strategie politiche a lungo termine.
Discorso a parte per i sindacati che invece continuano a proteggere i lavoratori principalmente all’interno dei loro settori produttivi cioè con un’organizzazione verticale in questo modo essi non hanno strumenti adeguati per difendere i precari per i quali servirebbe l’organizzazione basata invece su modello orizzontale cioè sulla tipologia contrattuale piuttosto che sul settore produttivo.
Il progetto politico che dovrebbe venire espresso dalla maggioranza invisibile si potrebbe basare su quattro punti: garantire una maggiore stabilità e continuità al reddito dei precari, accrescere la possibilità di impiego nell’economia formale e nei servizi sociali dei disoccupati, redistribuire più equamente le risorse e ridurre la dipendenza dal welfare familiare che pesa sempre più sulle spalle dei pensionati e infine migliorare i percorsi di inserimento per i migranti rendendoli più virtuosi e dignitosi.
Ulteriori alleati a questo programma potrebbero essere i lavoratori della classe media e gli studenti che pur non direttamente coinvolti nella crisi hanno il dente avvelenato contro la minoranza visibile dei garantiti. L’altro alleato potenziale viene dall’estero, in quanto l’emergere progressivo della maggioranza invisibile non è solo un fenomeno italiano. La maggioranza invisibile ha molto più in comune con i precari tedeschi che con i grandi sindacati italiani.

In sintesi il progetto politico della maggioranza invisibile deve essere internazionalista. Non c’è benessere per il precario o il disoccupato italiano che non combatta in Europa e nel mondo contro le logiche perverse innescate dal neoliberismo.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili – La maggioranza invisibile – Cap. 7) La maggioranza invisibile al voto

Posted by giannigirotto su 22 marzo 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

7) La maggioranza invisibile al voto

Si parla di cesarismo quando in politica si sceglie di delegare il potere decisionale a un “uomo forte” in grado di tenere insieme le diverse anime del Paese, favorendo in realtà però gli interessi di alcune determinate élite. Quindi non si tratta di un vero cambiamento portato avanti dal basso ma piuttosto da gruppi forti all’interno del sistema.
Normalmente un partito per conquistare la maggioranza dei voti si deve accattivare il favore dell’elettore mediano senza disilludere i suoi votanti storici.

Le coalizioni pigliatutto è il Cesare di turno che hanno dominato la scena politica per quasi due decadi hanno finito per perdere non solo consensi ma più in generale il contatto con le trasformazioni sociali del paese e ciò a causa della fortissima crisi economica che ha sconvolto l’Europa. La classe dirigente italiana non è riuscita a stare al passo con una nazione che vedeva le proprie strutture sociali mutare in modo deciso.
In questo periodo la sfiducia degli italiani verso i partiti politici è seconda solo a quella verso le banche.
Il Movimento 5 Stelle è stato il partito più votato tra i disoccupati i lavori atipici i giovani le donne e i meridionali.
Però non è stato in grado di raccogliere la fiducia dei pensionati e non si può pensare di trasformare il Paese senza avvicinarsi ai pensionati meno abbienti che sono la categoria più numerosa.
Dopo le elezioni il Movimento 5 Stelle ha palesato importanti frizioni tra i diversi livelli su cuiè organizzato. Da una parte la leadership di Grillo e Casaleggio che controlla il simbolo è il blog, dall’altra la classe dirigente del Movimento che si sta formando in Parlamento e dall’altra ancora la base degli attivisti che partecipa alle consultazioni online. In questo senso il rifiuto del Movimento di proseguire nel solco di una tradizione politica “classica” lo costringe a una continua e logorante verifica interna che mette in tensione i differenti piani decisionali.
Ma soprattutto non è riuscito a sviluppare un legame stabile con le forze sociali che compongono la maggioranza invisibile e quindi non è riuscita a fidelizzarle.
Questo, e l’aumento dell’astensione, spiega in buona sostanza il peggioramento del risultato delle europee 2014.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili – La maggioranza invisibile – Cap. 6) Il requiem della sinistra?

Posted by giannigirotto su 2 marzo 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

6) Il requiem della sinistra?

Partiti e sindacati di sinistra, per una lunga serie di circostanze e opportunità politiche, non sono più capaci di difendere i bisogni dei più deboli.

In Inghilterra contro la disoccupazione hanno promosso delle politiche basate sulla capacità (e responsabilità) dell’individuo di migliorarsi per diventare nuovamente appetibile sul mercato. Il lavoratore riceve un sussidio condizionato ad un processo di formazione, all’attiva ricerca di un impiego e spesso all’obbligo di accettare qualunque mansione gli venga proposta. Ma questo postula il fatto che si tratti un problema personale anziché collettivo. Ma se esistono congiunture economiche negative e aree particolarmente colpite dalla disoccupazione, sostenere quanto sopra ci allontana dalla soluzione.

Insomma mentre le strategie del vecchio partito laburista britannico puntavano a ridurre il profitto attraverso programmi di redistribuzione della ricchezza, la terza via si propone di massimizzare l’efficienza economica dei sistemi produttivi lasciando che il mercato si autoregoli.

Come spiegato nel capitolo precedente, il processo d’integrazione europea ha innescato meccanismi di austerià competitiva tra i Paesi europei, tali da spingere i sindacati nazionali a sviluppare forme di neocorporativismo attraverso i patti sociali. Il fenomeno ha preso corpo nella cosidetta concertazione, che si basava sull’aprire tavoli tra datori di lavoro, governo e sindacati al fine di raggiungere accordi per incrementare la produttività e ridurre i costi del lavoro a livello nazionale. Ma questo ovviamente costringeva gli altri Stati a seguire a ruota.

Quindi questo circolo vizioso può essere superato solo attraverso uno spostamento dell’attività di rivendicazione e coordinamento dal livello nazionale a quello europeo.

Parallelamente la politica neoliberalista, che ha nelle privatizzazioni e nell’indipendenza delle banche centrali due capisaldi, prosegue. La competenza sul tasso di sconto viene ceduta da un Ente Pubblico, cioè il Ministero del Tesoro, ad un Istituto sostanzialmente privato, cioè la Banca d’Italia.

Per quanto riguarda le pensioni, viene ridotta la spesa, si passa dal sistema retributivo a quello contributivo, si alza l’età minima e si introducono schemi privati. Questo, ad oggi, comporta che vi siano 2 milioni di fortunati che percepiscono molto di più di quello che hanno versato, contro gli 11 milioni che percepiscono 500 euro/mese, e per chi ha iniziato a lavorare dopo il ’96, pensioni da fame.

In campo lavorativo le riforme Treu, Bossi-Fini e Biagi acuiscono la flessibilizzazione. Tutto questo in una cornice Costituzionale che afferma chiaramente che il contratto a tempo indeterminato è la regola, mentre quello a tempo determinato l’eccezione, che va giustificata di volta in volta. Ugualmente è stata drasticamente ridotta la capacità dei Paesi di investire a debito per assorbire gli shock economici, e quindi è rimasta solo la leva dell’abbassamento dei costi di produzione. In sintesi, a livello italiano ed europeo, il dialogo tra destra e sinistra è maturato attraverso l’accettazione dei fondamenti culturali, politici ed economici del neoliberismo.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili – La maggioranza invisibile – Cap. 5) Il nuovo welfare

Posted by giannigirotto su 14 febbraio 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

5) Maggioranza invisibile e nuovo welfare: universalismo e produttività sociale

Dobbiamo operare una riforma del welfare, imperniata sul sostegno universale al reddito, per tornare ad accrescere il nostro status sociale.
Nel vecchio sistema prevalentemente industriale il welfare era concentrato  sulle pensioni di anzianità e invalidità, e un pò di cassaintegrazione per i momenti di difficoltà.
Il passaggio ad una forte precarizzaziome del lavoro e l’invecchiamento della popolazione ha fatto saltare questo sistema.

La ricetta dei governi per aumentare l’occupazione è stata ridurre la legislazione che protegge i lavoratori e aumentare la flessibilità, e in Italia questo ha portatato alla creazione di una giungla di contratti atipici. E questo pone sotto pressione anche i lavoratori tipici, che sentono tale “concorrenza” e in ogni caso sono disposti a tutto pur di non perdere il loro lavoro a tempo indeterminato.

Vi è poi la questione della rappresentatività, perchè i soggetti meno protetti dal welfare sono anche i meno rappresentati nei partiti e nei sindacati, e il loro voto tende ad essere più frammentato rispetto a quello delle categorie protette. Ricordiamo che il taglio neoliberista della protezione sociale è stato applicato solo ai lavoratori entrati sul mercato dopo il 1996. La lotta pertanto si configura ora tra 3 blocchi: i neoliberisti che vogliono ridurre il perimetro del welfare State, sostituendo i servizi pubblici con quelli privati; i garantiti che vogliono difendere lo status quo del welfare State che ora li agevola; la maggioranza invisibile. Questo welfare State dovrebbe:

– occuparsi dell’individuo nei momenti di transizione lavorativa;

– occuparsi dell’individuo che abbia scarse competenze o non sia comunque in grado di guadagnarsi il proprio sostentamento;

– occuparsi di tutti i cittadini fornendo loro i servizi di base.

Parentesi: nell’economia della conoscenza i trasporti, la formazione e le comunicazioni devono essere considerati beni pubblici, e non privati, perchè contribuiscono all’efficienza e alla produttivià di tutto il sistema-paese.

Per quanto riguarda il reddito minimo garantito, si ribadisce che una parte dei fondi andrebbe ricavata tassando progressivamente le pensioni superiori ai 2000 euro. Infatti abbiamo 2 milioni di pensioni superiori a tale cifra, che pesano il 31% della spesa complessiva, e sono pensioni ingiuste nel senso che i beneficiari vi hanno contribuito in media per circa la metà, con i loro versamenti, mentre 11 milioni di pensionati percepiscono 500 euro al mese.

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Indispensabili – La maggioranza invisibile – Cap. 4) Mercato unico senza anima sociale: europeismo critico e maggioranza invisibile

Posted by giannigirotto su 3 febbraio 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

4) Mercato unico senza anima sociale: europeismo critico e maggioranza invisibile

Prima dell’unione monetaria i Paesi usavano il meccanismo di svalutazioni e rivalutazioni, che permetteva di accrescere le esportazioni mediante una riduzione dei prezzi e garantivano l’equilibrio degli scambi e delle bilancie commerciali tra i Paesi. Oggi ciò non è più possibile.

La Germania ha scelto di mantenere una valuta forte, rimanendo competitiva esportando prodotti costosi e di alta qualità, e potendo contare su un sistema sindacale unitario e sulla compartecipazione degli operai nei CdA delle imprese, che hanno permesso di sviluppare strategie concertate con la proprietà.

Quindi all’interno dell’Unione Europea si è venuto a determinare una relazione di subordinazione anziché di cooperazione paritaria tra le nazioni.

Non potendo più svalutare, si è dovuto ridurre il costo del lavoro e il livello di protezione sociale, per cui chi era già garantito dal vecchio sistema restava protetto, chi si affaccia ora è penalizzato dalla flessibilizzazione e mancanza di coperture e welfare.

Il trattato di Maastricht ha stabilito la creazione della BCE e dell’euro, ma dobbiamo prendere atto che mancano i presupposti, perchè l’Unione Europea è composta da territori con strutture produttive e cicli economici diversi, bassa mobilità dei lavoratori e un sistema fiscale che NON compensa le aree e i settori produttivi colpiti negativamente dall’unione monetaria.

L’estensione della strategia tedesca a tutti i membri dell’Unione, in una situazione in cui i principali partner commerciali sono all’interno della stessa Europa, ha generato la spirale negativa in cui ci troviamo. Questo ripetiamo perchè i paesi meno efficienti della Germania, non potendo svalutare, hanno dovuto far leva esclusivamente sulla riduzione del costo di lavoro e della protezione sociale, e questo ha depresso la domanda interna, da qui il ciclo vizioso.

I Sindacati hanno la loro fetta di responsabilità in quanto, anziché proteggere la maggioranza invisibile, hanno tutelato solo le singole fasce di iscritti e i settori produttivi dove sono più presenti.

Ulteriore spinta che rafforza questo circolo vizioso è stata la decisione di inserire il vincolo di bilancio in Costituzione, rinforzando quindi l’austerità che è alla base delle sue difficoltà.

Il M5S dovrebbe pertanto proporre una prospettiva europea di ribaltamento delle politichè di austerità, per non venir schiacciato dalle stesse dinamiche alle quali cerca di opporsi. Infatti le politiche devono essere ripensate a livello europeo perchè le nostre economie sono molto più interconnesse rispetto al passato.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili – La maggioranza invisibile – Cap. 2 e 3) La base sociale e la crisi del neoliberismo

Posted by giannigirotto su 25 gennaio 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

2) La base sociale del cambiamento

Per maggioranza invisibile intendiamo oggi un (potenziale) gruppo sociale che non riconoscendosi collettivamente e non esprimendosi nel campo sociale e politico favorisce le rivendicazioni di una minoranza più compatta di garantiti smorzando così la domanda di politiche redistributive che avrebbero l’effetto di rendere l’Italia più coesa ed efficiente. Ne fanno parte i disoccupati, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non frequentano nessun corso di istruzione o formazione, i pensionati meno abbienti, i migranti e i precari. Gli immigrati meritano una menzione particolare perché attualmente contribuiscono al benessere collettivo. infatti a livello economico e sociale l’immigrazione favorisce la crescita del Paese in almeno tre modi primo fornendo lavoratori che tengono a galla interi settori in difficoltà, secondo assorbendo buona parte della crescente richiesta di lavoro nei servizi di cura tipici di una società che invecchia rapidamente, terzo diffondendo la cultura d’impresa; infatti a fronte di una riduzione dei titolari italiani negli ultimi anni le aziende condotte da stranieri sono cresciute. I precari non sono nettamente individuabili, la Cgia di Mestre ne contava 4 milioni nel 2011, per la Cgil il loro numero nel 2012 supera i 4 milioni infine il Censis nel suo rapporto annuale del 2013 li calcolava in quasi 6 milioni. Sommando tutte le suddette categorie si arriva a 25 milioni di persone, di cui 20 hanno diritto di voto.

3) Le politiche neoliberiste: deregolamentazione e maggioranza invisibile

La crisi economica degli anni settanta costituì la base per il passaggio dalle politiche keynesiane espansive, basate sulla creazione di debito per sostenere la domanda interna, a politiche antiflazionistiche, fondate invece sul controllo della circolazione della moneta e su un minore intervento dello Stato.

E mentre il modello “Fordista”, basato sulla produzione e consumo di massa sempre crescenti, con relativa redistribuzione del reddito andava in crisi per il passaggio ad un’economia sempre più terziaria, i detentori di capitale anziché puntare su attività produttive in nuovi Paesi e mercati, hanno preferito utilizzare i propri capitali nel settore meramente finanziario, che offre maggiori opportunità di profitto, creando contestualmente una pressione sulle autorità politiche per una progressiva liberalizzazione di tali mercati, aprendo l’era appunto del capitalismo finanziario, sostenuta da una nuova classe politica appositamente individuata.

Questa classe politica ha iniziato con aumentare i tassi d’interesse, deregolamentato diversi settori, limitato l’intervento statale, tagliato la spesa al fine di ottenere la parità di bilancio, vendendo e privatizzando imprese e compagnie pubbliche, abbassando le tasse sul reddito e sulle proprietà, e riducendo il costo del lavoro flessibilizzando la manodopera.

A ciò si deve aggiungere che molti Stati hanno progressivamente reso indipendenti le loro banche centrali dal potere politico, di fatto affidandogli il compito di controllare l’inflazione.

Anche Istituti mondiali come il FMI ha contribuito notevolmente tramite i suoi programmi di aggiustamento strutturale, imposti ai Paesi in via di Sviluppo in cambio di prestiti, e consistente appunto nelle misure suddette.

La conferma dell’egemonia della finanza sulla politica è arrivata con la crisi del 2008, in cui la politica ha imposto il salvataggio delle banche con denaro pubblico, senza pretendere nessun cambiamento.

La recente crisi del neoliberismo ha portato il FMI a rivedere le sue posizioni, affermando che non si lenisce la crisi senza redistribuzione dei redditi. La crisi nasce dopo che i governi hanno invece scelto di ridurre il costo del lavoro e deregolamentato il mercato finanziario favorendo il massiccio indebitamento sia dei cittadini che delle banche, e tutti coloro che all’inizio avevano creduto alle promesse neoliberiste, inebetiti dalle maggiori possibilità di consumo poggiate sull’indebitamento, ora si ritrovano soli e non protetti da partiti e sindacati, e questo ci impone di trovare nuove forme di aggregazione in Italia (come il Movimento 5 Stelle, ndr) e in Europa.

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Cambia il Paese in 3 mosse (senza la politica)!

Posted by giannigirotto su 5 febbraio 2014

La Politica naturalmente molto “potrebbe” fare, ma senza dilungarmi sul perchè i risultati tardino ad arrivare, vorrei ribadire tre/quattro azioni IMMEDIATE che hanno effetti sia immediati sia a lungo termine sulle STRUTTURE che ci sovrastano e influenzano pesantemente la nostra vita quotidiana e complessiva: 1) Banche: le banche sono di gran lunga i maggiori responsabili dell’andamento  della nostra vita, i primi grandi gruppi detengono il 94% dei ricavi mondiali complessivi, cioè concernenti tutti i settori e i comparti industriali/commerciali/agricoli/servizi, tutto insomma. Troppo spesso usano il loro enorme potere ai limiti e oltre l’etico, per cui PASSATE A BANCA ETICA. Non pensate di contare poco, perchè le banche operano con una “leva finanziaria” di 500 a 1, cioè se fate un versamento sul vostro conto di mille euro, loro faranno investimenti per 500mila euro, e il 95% di queste operazioni sono speculative e virtuali, cioè non hanno nulla a che vedere con l’economia reale. Trovate moltissime altre spiegazioni, informazioni e motivazioni sulla sezione apposita “finanza etica“. 1bis) Assicurazioni: vale tutto quanto suddetto, con la sottolineatura che in Italia, caso praticamente unico al mondo, le Assicurazioni sono ancora più “potenti” delle banche, almeno nel senso che gestiscono una maggiore quantità di denaro rispetto alle prime. Allora tutti abbiamo una RCA per la nostra automobile, partiamo da quella, anche se il discorso vale per molte altre… le alternative  etiche sono almeno due: CAES e Cooperativa insieme, come sempre maggiori info su “finanza etica“. 2) Energia elettrica e gas: anche questa è una materia di rilevanza quotidiana e che contemporaneamente influenza pesantemente la nostra struttura societaria e il nostro futuro. Per chi crede che le Fonti di Energia Rinnovabili siano il futuro, lo informo che può staccarsi dai tradizionali grandi fornitori e aderire ad una di quelle società che vi portano in casa elettricità 100% proveniente da rinnovabili (io l’ho fatto nel 2011). Non è richiesto nessun cambio di contatore, nessun fermo, nessun impiccio, non ve ne accogete nemmeno se non fosse che la bolletta non sarà più su carta intestata Enel… e vi pare poco? Per chi volesse semplicemente risparmiare il più possibile ed avere l’assistenza di un grande gruppo d’acquisto, può inserirsi in quello di Altroconsumo, che ha già aggregato 170mila persone e quindi è riuscita a spuntare dai fornitori prezzi molto bassi. E per chi vuol fare un passettino in più, può diventare socio di una di quelle Cooperative ad azionariato appunto popolare, che sono nate per produrre e/o commercializzare energia rinnovabile avendo come clienti finali i soci stessi della cooperativa. 3) Commercio: la cosidetta GDO (grande distribuzione organizzata), insomma le grandi catene internazionali (Auchan, Carrefour, Lidl ecc.) , ed i grandi produttori (Nestlè, Unilever ecc.) hanno un potere fortissimo di influenzare i prezzi del produttore agricolo/allevatore e i prezzi al banco, e sono ormai di fatto in un regime di oligopolio, come d’altronde i settori precedenti. Ora, senza cambiare le nostre abitudini sui luoghi della spesa, sappiate che nelle principali catene della GDO trovate anche un “corner/banchetto” con i prodotti Fairtrade, cioè una delle principali catene del “Commercio equosolidale“. Anche se spostaste solo un 5% della vostra spesa dareste un grandissimo impulso per uscire da un circuito vizioso (oligopolio/pressione verso il basso dei prezzi/impoverimento produttori/minore occupazione/sfruttamento territorio)  ed entrare nel circuito virtuoso dell’equosolidale (prezzi garantiti e pre-concordati, congrui, rapporto etico tra produttore e distributore, eliminazione di alcuni passaggi commerciali intermedi, sviluppo piccole e medie imprese della filiera). Giusto due parole in più per dire che ovviamente trovate anche i singoli negozi che fanno commercio equosolidale un po’ dappertutto, e non trovate solo caffè e banane, ma moltissimi prodotti alimentari, ed anche abbigliamento, oggettistica, libri, prodotti per l’igiene e la pulizia ecc. 3 bis) Gruppi d’acquisto: banalmente “L’unione fa la forza”, e questo vale vieppiù nelle trattative commerciali, vi rimando pertanto alla sezione apposita di questo sito… 3 bis) Turismo: Essì, persino nel turismo abbiamo un’alternativa, rispetto a quello distruttivo e sfruttatore delle grandi catene alberghiere tradizionali, trovate tutte le info su Viaggi & Miraggi

Per completezza, trovate diverse altre informazioni nella mia apposita sezione “consumo critico“, che vi invito pertanto calorosamente a leggere… 🙂

E se per caso qualcuno pensa che quanto sopra può sembrare poco realistico e marginale, gli ricordo che le esperienze già fatte dimostrano al contrario che le grandi aziende sono molto molto attente a percepire gli “umori” dei loro potenziali clienti. Già molte volte infatti le grandi multinazionali hanno modificato le loro politiche industriali non appena si sono rese conto che la clientela era venuta a conoscenza di loro pratiche scorrette e stava dirottando gli acquisti verso altri fornitori. Spingiamole a cambiare sempre in meglio!

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