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Tango Argentino

Posted by giannigirotto su 5 febbraio 2013

Argentina DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
Libero pensieroDalla prima linea del fronte della “guerra delle due Cristine”.Che succede in giro per il mondo? Leggendo e ascoltando i nostri media sembra che non stia accadendo nulla di particolarmente nuovo, né interessante per noi, con l’aggiunta della doverosa tara di cinismo italiano. In Siria si massacrano senza esclusione di colpi, in Iraq muoiono come mosche, in Mali i bombardieri francesi fanno il loro lavoro, preannunciando l’inevitabile avanzata di terra che –da qui a due mesi- imporrà l’intervento della cosiddetta “forza di pace” europea (tra cui i nostri soldati), in India la popolazione si indigna per gli stupri quotidiani di gruppo, e in Usa dei dementi uccidono innocenti, sequestrano bambini, e così via dicendo. Così va il mondo.Le vicende internazionali del nostro pianeta ci vengono presentate nella sua veste ottimale, da cui ne viene fuori -come inevitabile reazione- l’orgoglio di sentirsi europei. Da noi va tutto bene, con la chicca del nostro circo italiota in piena campagna elettorale, tanto per aggiungere delle spezie divertenti.

Le persone, quindi, sono più che autorizzate a pensare che da noi (in Europa) non sta accadendo nulla se non le consuete mestizie propagandistiche nostrane e speriamo che vinca il migliore (cioè il partito per cui uno ha deciso di votare).

Poi, all’improvviso, compare su qualche giornale un annuncio direi quasi comico. Viene data la notizia che la presidenta argentina Cristina Kirchner, due giorni fa, ha inviato 28 tweet in 26 minuti al segretario del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, come se avesse avuto una specie di attacco isterico o come se stesse protestando per qualche ragione che non viene spiegata, una specie di sfogo pubblico, come se fosse Belen Rodriguez che parla di Fabrizio Corona. I giornali europei ne parlano molto poco (quelli italiani quasi per nulla) e compaiono due articoletti su La Stampa e Il sole 24 ore.

Ma che cosa sta accadendo, in realtà?

E che cosa ha a che vedere con noi?

Direi molto di più di troppo: praticamente tutto.

Perché quei 28 tweet sono la traduzione mediatica immediata, da applicare sui social networks, di furibonde battaglie al fronte di una guerra che non è una querelle isterica tra due donne potenti, non è una questione periferica in quel di Sudamerica, ma che ci riguarda in prima persona tutti. Intendo dire tutti gli italiani. E non solo.

Perché si avvicina la resa dei conti.

Perché l’Argentina, per ovvi motivi storico-politico-culturali, è legata a doppio filo con la Spagna, dove sta esplodendo la loro prima tangentopoli che riguarda Banco Popular, Caxia Bank, Banco Libertador e (surprise!) il Banco Santander con i loro legami con lo Ior e l’opus dei e con le banche italiane (vera motivazione del fatto per cui oggi, 4 febbraio 2013, l’intero comparto bancario europeo va a picco in borsa).

Perché i sindacalisti spagnoli sono andati a spiegare che cosa sta accadendo da loro alla televisione argentina, brasiliana, cilena, uruguaiana. I responsabili del partito socialista spagnolo, intervistati dalla televisione argentina, hanno cominciato a dare specifiche e precise informazioni, con nomi, date, dati, cifre, su “un vasto sistema di corruttela diffusa in tutte le nazioni dell’euro dove una ristretta pattuglia di oligarchi aristocratici si è messa al servizio dei colossi finanziari e prende ordini direttamente dal Fondo Monetario Internazionale devastando e distruggendo l’intera struttura industriale europea, provocando disoccupazione, crollo dei consumi, abbattimento del mercato del lavoro, impoverendo il tessuto sociale, anche e soprattutto dal punto di vista psicologico-esistenziale” (suona, per caso, familiare?).

Il tutto (ovverossia la reazione kirchneriana tweettata) nasce come risposta a un attacco condotto da Christine Lagarde che ha fatto sapere di aver già denunciato l’Argentina presso le organizzazioni internazionali del commercio, prefigurando una possibile espulsione del paese da organismi globali. Perché? Di che cosa è imputata l’Argentina? E perché adesso? Chi è sul banco degli imputati?

Sul banco degli imputati ci sono tre leggi fatte approvare di recente dal parlamento argentino:
1) il divieto per le banche nazionali di operare finanziariamente sui derivati e l’esclusione di investimento da qualsivoglia forma di speculazione sui derivati, con la specifica che il profitto le banche lo devono realizzare facendo affari con le imprese per le imprese.
2)  l’applicazione di un piano (lanciato un anno fa) di protezionismo nazionale applicato a tutte le multinazionali (soprattutto europee) che investono in Argentina nel segmento di mercato “alto” che ha imposto loro il seguente dispositivo subito applicato: “volete vendere le vostre auto di lusso qui a Buenos Aires visto che c’è un grosso mercato? Bene, lo potete fare alle seguenti condizioni: o pagate una aliquota del 50% allo stato per entrare nel mercato, dato che i vostri prodotti non sono essenziali per la felicità della nazione se non per i ricchi che possono permettersi l’acquisto di una vettura che costa 35.000 euro, oppure vi diamo un’altra opzione: il profitto che realizzate lo depositate nelle banche nazionali in modo tale da garantirci che non finiranno nel calderone dei derivati, dopodiché lo investite in loco creando lavoro e occupazione oppure acquistando merci prodotte dall’agricoltura argentina –versione green economy biologico eco-sostenibile- che poi rivendete in Europa e che statisticamente finisce sotto la dizione “esportazioni argentine” e il profitto ricavato lo reinvestite nel paese d’origine.
3) diritto di salario minimo garantito di cittadinanza che rialza di un 4% l’inflazione.

Veniamo al punto 2. Le imprese europee all’inizio hanno protestato con la Lagarde, la quale alla fine è stata costretta a cedere. E che cosa è accaduto? La BMW, la Mercedes Benz, la Audi, la Maserati, Prada, Bulgari, Christian Dior, Ferragamo, La Perla, ecc., hanno scelto di accettare pur di non perdere il mercato. Vendono da matti perché lì i ricconi sono tanti, hanno aperto società che acquistano riso, vino, formaggio, prodotti ortofrutticoli, pelli conciate e semiconduttori elettronici, e li rivendono in Europa e Usa con notevole profitto. Quindi funziona.

Ed è iniziata la guerra. Perché se passa questo modello e la gente lo viene a sapere poi lo vuole imporre dovunque e finisce che si viene a conoscere (nel senso di capire, comprendere) che esiste un’alternativa, che si chiama “glocal” e che ruota intorno a un perno centrale dell’economia che va nella direzione opposta a quella di Bersani/Berlusconi/Monti/Draghi e che consiste nel creare ricchezza nei singoli territori obbligando le imprese e le aziende a reinvestire il profitto per rilanciare l’occupazione creando ricchezza.

In Confindustria hanno perso davvero la testa, perché se passa questo concetto saltano le mafie dell’allaccio diabolico italiano tra aziende/partiti/finanza.

Qui di seguito vi propongo, in copia e incolla, l’opinione della nostra crema industriale, laddove “Il Sole 24 ore” ieri presentava la situazione argentina. Vi riporto l’articolo per intero.

L’ASSURDA POLITICA DI CRISTINA KIRCHNER

Un’idea bizzarra, a dir poco. Apparentemente senza senso. Che se funziona non può essere definita in altro modo che geniale, quasi rivoluzionaria, nel suo piccolo. Ma i risultati dicono che le cose vanno diversamente. L’idea è sbagliata, non solo bizzarra.

Anzi peggio, dannosa. Il genio mancato è quello di Cristina Fernández Kirchner, il presidente argentino che assieme ai suoi ministri sembra aver perso oltre al consenso di inizio mandato, anche il senso della realtà. Per sostenere la bilancia commerciale, ha imposto alle imprese multinazionali che producono sul territorio nazionale di diventare esportatori di prodotti argentini: importi materie prime e semilavorati per cento? Devi esportare specialità tipiche per cento. È così che Bmw è stata costretta ad esportare riso dall’Argentina, Porsche vino e Pirelli miele. Senza arrivare a nulla. Mentre altre società, come l’italiana Indesit o la cinese Huawei, scoraggiate dai vincoli governativi all’import-export hanno rinunciato in partenza a produrre in Argentina. Che idea, signora Kirchner!

La redazione economica
Fonte: http://www.ilsole24ore.com
Link: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-02-03/lassurda-politica-cristina-kirchner-154244.shtml?uuid=AbCXZpQH
3.02.2013

Fine dell’articolo.

Secondo Confindustria, questo è giornalismo finanziario-economico.

Secondo loro, con questo articolo, hanno spiegato agli imprenditori italiani che cosa sta accadendo in Argentina. In un altro articoletto presentavano lo “sfogo tweetterato” come il prodotto di una isteria femminile ormai allo sbando.

La verità è che nel 2012 il 95% dei professionisti, imprenditori, giovani laureati argentini che nel 2003 erano emigrati in Spagna per via della disoccupazione e della miseria, sono rientrati tutti in patria. Non solo. Considerando che nel Regno di Spagna la disoccupazione ha raggiunto il livello del 27%  e tra i giovani (18-35 anni) tocca ormai la punta del 75%, si sono portati appresso in Sudamerica decine di migliaia di spagnoli diplomati e laureati in cerca di lavoro, i quali riferiscono ai loro compatrioti che sono rimasti a Madrid che “è possibile una alternativa alle attuali politiche europee”. Facilitati dal fatto di parlare la stessa lingua e grazie alla velocità immediata garantita dai social network e dalla rete, gli spagnoli (anche i più conservatori) hanno cominciato a fare domande, a informarsi. Inoltre, per rintuzzare gli attacchi del Fondo Monetario Internazionale, la presidenta Cristina Kirchner ci ha tenuto a rispondere per le rime alla presidente del FMI Christine Lagarde ricordandole “che non accetto nessuna lezione da un paese aberrante e immorale come la Spagna, nazione in cui il Fondo Monetario Internazionale in pieno accordo con la BCE ha seguitato a dare soldi del popolo alle banche i cui dirigenti sono corrotti e ladri” e per non essere accusata di populismo o demagogia ha fatto anche i nomi e i cognomi chiamando in causa i principali dirigenti di Banco Santander e Caxia Bank i quali  sono proprio i soci amiconi del Monte dei Paschi di Siena (e non solo) legati a doppio filo con la Confindustria italiana, essendo Santander sponsor principale della Ferrari auto, e Caxia Bank il legame istituzionale tra la cattolicissima Catalogna e le università e ospedali religiosi italiani finanziati dallo Ior.

Il fronte della guerra tra le due Cristine, quindi, si è allargato, perché ha aperto il fronte europeo (sperando che sia qualcosa di simile allo sbarco in Normandia nel 1944) esplodendo in quel di Spagna. E bisogna impedire a tutti i costi che il modello sudamericano venga preso in considerazione come “potenzialmente interessante perché realistico e sostenibile”.

I cosiddetti “28 tweet” sono una sintesi realizzata dai consulenti della comunicazione della presidenta, i quali hanno fatto un editing di un discorso pubblico durato ben 2 ore e mezza, di una lettera esplosiva inviata a Sua Maestà il re di Spagna, nella quale gli si spiega che passerà alla Storia come il responsabile della distruzione e rovina della nazione iberica, e di una lettera a Christine Lagarde nella quale la Kirchner spiega che non accettano né ordini, né imposizioni e neppure suggerimenti da quegli “organismi internazionali che hanno prodotto negli ultimi dieci anni soltanto aumento della miseria, crollo dell’economia in Europa, disoccupazione spaventosa”.

A onor di cronaca va segnalato il quotidiano La Stampa, dove, se non altro, si è costruito un virgolettato di sintesi che riproduce in maniera veritiera lo scontro tra le due Cristine.

Giustamente è stato firmato. E’ già qualcosa.

E’ apparso ieri.

Eccolo qui, in copia e incolla.

KIRCHNER FURIOSA “DISTRUGGE” IL FMI CON 28 TWEET IN MENO DI MEZZ’ORA

L’attacco della “Presidenta”  dopo che il Fondo Monetario Internazionale aveva condannato  le statistiche “inesatte” su inflazione e Pil dell’Indec, l’Istat argentino

PAOLO MANZO. La Stampa. 3 Febbraio 2013

28 tweet in mezz’ora, alla media record di 140 caratteri al minuto. La presidenta argentina Cristina Kirchner ha sfogato così via Twitter tutto il suo disprezzo nei confronti del Fondo Monetario Internazionale, che 24 ore prima aveva condannato ufficialmente le statistiche “inesatte” su inflazione e Pil dell’Indec, l’Istat del paese del tango. Ecco in sintesi il “Cristina pensiero” contenuto nei  28 tweet postati a velocità record da una presidenta mai così furiosa e presente su Internet.

“Chi poteva immaginare allora un mondo trascinato a terra dai mercati finanziari? Néstor il mio compagno aveva previsto tutto. Dove stava il FMI che non ha potuto accorgersi di nessuna crisi? Dove stava quando si formavano non bollicine bensì mongolfiere speculative? Dove stava uno dei suoi ex direttori (il riferimento è allo spagnolo Rodrigo Rato, ndr) quando Bankia, la banca che lui dirigeva, ha dovuto essere aiutata con miliardi di euro? Oggi la Spagna ha il 26% di disoccupati, in gran maggioranza giovani e sfrattati. In quali statistiche sono raffigurate queste tragedie? Quali sono i parametri o le “procedure” con cui il FMI analizza i paesi falliti che continuano ad indebitarsi, con popolazioni che hanno perso la speranza? Che succede con i paesi emergenti come noi che hanno sostenuto l’economia mondiale nell’ultimo decennio e a cui oggi vogliono mettere in conto i piatti rotti da altri? Conoscete qualche sanzione del FMI, qualche decisione contro questi altri che si sono arricchiti e che hanno fatto fallire il mondo? No, la prima misura che prende il FMI è contro l’Argentina.

L’Argentina alunna esemplare del Fondo Monetario Internazionale negli anni Novanta, che seguì tutte le ricette del FMI e che, quando esplose nel 2001, è stata lasciata sola. Argentina 2003. Da sola, senza accesso al mercato finanziario internazionale l’Argentina ha visto crescere in 10 anni il suo PIL del 90%, la crescita maggiore di tutta la sua storia. L’Argentina che ha costruito un mercato interno con l’inclusione sociale e le politiche anticicliche. Ha pagato tutti i suoi debiti al FMI, ha ristrutturato due volte, nel 2005 e nel 2010, il suo debito andato in default con il 93% di accordi con i suoi creditori senza chiedere più nulla in prestito al mercato finanziario internazionale, per farla finita con la logica dell’indebitamento eterno. E con il business perenne di banche, intermediari, commissioni, ecc, che avevano finito con il portarci al default del 2001. Questa sembra essere la vera causa della rabbia del FMI.

L’Argentina è una parolaccia per il sistema finanziario globale di rapina e per i suoi derivati. L’Argentina ha ristrutturato il suo debito e ha pagato tutto, senza più chiedere nulla in prestito. 6.9% di disoccupati, il migliore salario nominale dell’America latina e il migliore potere d’acquisto misurato in Dollari statunitensi. Nel 2003 avevamo il 166% di debito su un Pil rachitico, il 90% del quale in valuta straniera. Oggi abbiamo il 14% di debito su un Pil robusto e solo il 10% è in valuta straniera. Perciò mai fu migliore il titolo del comunicato del ministero dell’Economia argentino di oggi: “Ancora una volta il FMI contro l’Argentina”. FMI + FBI contro l’Argentina. Non spaventatevi, il FBI sono i Fondi Buitres (avvoltoi, ndr) Internazionali. Noi continueremo a lavorare e a governare come sempre per i 40 milioni di argentini”.

Se qualcuno tra i lettori è interessato ad avere delle informazioni complete e complesse, esaustive ed esplicative, può scrivere al seguente indirizzo Centro de Estudios para el Cambio Social. Correo electrónico:cecso.argentina.2011@gmail.com

È un’ottima e attendibile fonte di informazione e in questo momento sono quelli che stanno fornendo ogni tipo di notizia sulla autentica realtà sociale argentina. Provengono dalla spaccatura della CGT (Confederacion General del Trabajo) il corrispondente argentino della nostra CGIL, di cui la Kirchner era stata una importante membro (è nata come sindacalista agguerrita) ma nel 2010 dopo una furibonda battaglia interna si è spaccata perché il sindacato è stato accusato dalla stessa Kirchner di “essere diventati conservatori, legati a un’idea del mondo che presuppone ancora l’accumulazione capitalista e finisce per mettersi al servizio inconsapevole dei colossi della finanza strozzina; il sindacato, oggi, deve essere dinamico, flessibile e non si deve occupare di condurre battaglie per sostenere privilegi acquisiti, bensì scendere in campo e inventare, produrre e diffondere piena occupazione e lavoro garantito a tutti, soprattutto pagato bene, perché ciò che ci distingue dalle bestie è la dignità di chi nel lavoro trova il ruolo della propria espressione esistenziale e non soltanto veicolo di sopravvivenza”.

Oggi il CECS svolge lavoro di formazione e di consulenza mediatica.

Ecco che cosa sta accadendo in quel di Sudamerica.

Benvenuti nel mese 2 dell’era post-Maya.

P.S. Precisazione: ho chiamato la Kirchner  “presidenta”, a differenza di Christine Lagarde che viene chiamata “presidente”. C’è una ragione specifica, di natura antropologico-politico-culturale. Cinque anni fa, a Buenos Aires esplose un divertente “scandalo” che coinvolse gli accademici della lingua spagnola. In tutta l’Argentina e in gran parte del Sud America si svolsero diverse conferenze davvero gustose relative all’uso del termine “presidenta”, considerato un gravissimo errore grammaticale dato che il termine è un participio presente del verbo presiedere e non ha genere: colui che presiede è alla pari di colei che presiede. La Kirchner insistette sostenendo che la sua elezione dava inizio “all’irruzione sullo scenario pubblico di una modalità dell’interpretazione politica che è tutta femminile, perché  basata sulla cura delle persone, sull’accudimento sociale, sulla ricerca dell’armonia, su una nuova estetica” e quindi impose il neologismo. Finì in un furibondo scontro. Alla fine, gli accademici spagnoli se ne ritornarono in patria con la coda tra le gambe e nei testi ufficiali viene spiegato che in Sudamerica “il dialetto castigliano locale rispetta l’uso della desinenza femminile di genere per convenzione sociale riconosciuta dal 2007, da cui il termine “presidenta” che indica, nello specifico, l’esercizio del potere esecutivo da parte di una femmina”.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/02/berlusconi-e-la-spagna-affondano.html
4.02.2013

Fonte: Come Don Chisciotte

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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 27) La Banca che verrà

Posted by giannigirotto su 19 ottobre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 27) La Banca che verrà

Davanti a noi abbiamo un decennio che sarà fondamentale per definire lo sviluppo economico, finanziario e ambientale del pianeta. Oggi tutti parlano del 2020. Entro il 2020 la Germania vuole produrre un milione di auto elettriche. In Gran Bretagna le nuove automobili dovranno funzionare a batteria o almeno con un motore ìbrido. Anche il Parlamento europeo ha approvato un pacchetto clima-energia per ridurre i gas serra del 20 per cento entro il 2020.

Ma non è solo l’ambiente il problema. La crisi che stiamo vivendo è ben più profonda. Possiamo parlare di crisi sistemica, di un insieme di crisi diverse: finanziaria, ambientale, sociale, politica. Non ne usciremo velocemente. Sarà un cammino lungo e dovremo essere in grado di aggiustare il tiro progressivamente, strada facendo.  Le proporzioni della crisi finanziaria sono ancora preoccupanti, sebbene alcuni pensino che la “fase acuta” sia passata. Gli aiuti dei governi alle banche hanno salvato il sistema dal tracollo, ma gli operatori finanziari sono tornati a speculare, scommettendo miliardi di soldi pubblici in operazioni complesse e poco trasparenti.

È vero che le grandi banche stanno riportando bilanci positivi e utili in crescita, ma solo grazie alle operazioni di trading, di compravendita di titoli, non certo perché sono ripartiti i crediti alle imprese, che infatti continuano a chiudere o a tagliare posti di lavoro. Allo stesso tempo, per salvare le banche, gli stati hanno aumentato esponenzialmente il debito pubblico.

Molto probabilmente la crisi del 2007-2008 passerà alla storia come una grande occasione mancata. I governi non hanno avuto il coraggio di cambiare le regole. Sedotti dai banchieri, i ministri dell’Economia e i governatori delle banche centrali non sono riusciti ad accompagnare alla concessione di aiuti pubblici l’imposizione di limiti severi alla speculazione finanziaria.

Le banche americane, aiutate dallo stato, sono state ristrutturate solo marginalmente. Le paghe dei manager sono tornate a livelli pre-crisi e buona parte degli amministratori ha mantenuto le proprie cariche. I governi si sono limitati a salvare il sistema, ma nessuno pensa ancora seriamente che sia necessario riformarlo. Nel 2009 le Borse sono tornate in positivo. Il peggio sembra passato, ma è veramente così? In realtà, no. Se non si affronteranno subito i rischi sistemici dei mercati, nei prossimi mesi ci potrebbero essere nuove crisi, più dure di quella che abbiamo vissuto negli ultimi anni…

… Assieme alle principali organizzazioni della società civile (Cisl, Acli, Arci) abbiamo presentato al ministro dell’Economia italiano alcune proposte che riteniamo importanti per poter uscire dall’attuale crisi finanziaria. Abbiamo chiesto, per esempio, di istituire un’autorità sovranazionale di regolamentazione dei mercati finanziari, di abolire tutti i paradisi fiscali, di rivedere i criteri per la concessione di crediti alle piccole e medie imprese e alle imprese sociali, di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie, in modo da scoraggiare la speculazione. Per ora non abbiamo avuto risposte soddisfacenti

a livello globale… l’umanità sta correndo come una locomotiva impazzita verso l’autodistruzione. Quello che è ancora più grave è che abbiamo tutti gli strumenti per misurare con largo anticipo le dimensioni della catastrofe futura, ma dormiamo ancora sonni tranquilli e continuiamo come se nulla fosse. “Tanto prima o poi qualcosa succederà”…

Verso quale direzione dovrà orientarsi una società civile organizzata? Io credo che solo uno sviluppo adeguato dell’economia civile possa permetterci di invertire la rotta. È l’economia del terzo settore, che negli ultimi trent’anni si è sviluppata occupando gli spazi lasciati dal progressivo arretramento del sistema di welfare pubblico. L’economia civile è fatta di cooperative sociali, di associazioni di volontariato ma anche di imprese socialmente responsabili che stanno riemergendo come un “fiume carsico”, riportando alla luce elementi di mutuo aiuto, di reciprocità tipici delle cooperative di fine Ottocento. Se le iniziative di economia sociale dell’Ottocento sono state progressivamente soffocate dall’avvento di un’economia di mercato che ha bandito la parola “reciprocità” dal suo vocabolario e da un sistema di welfare che ha fatto da stampella al capitalismo, potrebbe essere ormai arrivato il momento di un grande ritorno dell’economia civile, organizzata in modo autonomo e decentrata rispetto al sistema capitalistico. Banca Etica non avrà scelta: per continuare a esistere e preservare la propria identità dovrà continuare ad accompagnare lo sviluppo di un’ economia altenativa.

La mia impressione è che siamo sulla strada giusta, il nostro obiettivo, oggi come dieci anni fa, è usare il credito come leva per uno sviluppo sostenibile, per seminare idee innovative che possano essere raccolte da un numero sempre maggiore di “compagni di viaggio”. Banca Etica non è certo la soluzione di tutti i mali, ma è uno snodo sempre più importante di un insieme di reti…

Negli ultimi mesi abbiamo raccolto segnali positivi, aperture impensabili fino a qualche anno fa. Istituzioni chiave come l’Unione europea, i governi nazionali, la chiesa, le associazioni di rappresentanza delle banche si sono accorte che può esistere un modo diverso di interpretare l’economia, di agire in campo economico. Naturalmente ci ha aiutato molto la più grande crisi finanziaria degli ultimi ottant’anni, che ha fatto esplodere in pochi mesi il pallone gonfiato della finanza internazionale. Uno squilibrio che la finanza etica denunciava da anni, puntualmente inascoltata. Ora che i nodi sono venuti al pettine e non è più possibile negare l’evidenza, le istituzioni sono finalmente dalla nostra parte. Abbiamo davanti un’occasione unica.

Nel 2009 Febea, la Federazione europea delle banche etiche e alternative, è capofila di un progetto che raggruppa venticinque altre organizzazioni in tredici paesi europei, per sviluppare nuovi progetti di microcredito all’interno dell’UE Per la prima volta si crea un’Agenzia europea per il microcredito, che coordinerà i finanziamenti già esistenti e ne lancerà di nuovi, per dare sostegno – grazie alla concessione di piccoli prestiti – a famiglie o singole persone che si trovano in difficoltà oppure vogliono avviare microimprese in tutta Europa. In ogni paese ci sarà un partner che tradurrà in azioni concrete un progetto unico, chiamato “Europe Active”. Parteciperanno, oltre a Banca Etica, la Caritàs tedesca, l’arcidiocesi dì Malta, la fondazione Bbk nei Paesi Baschi, l’associazione Solidarité France-Pologne.

In Italia creeremo un’Agenzia nazionale per il microcredito, in collaborazione con Caritas, Acli, Arci, Legambiente, Lega delle cooperative, Fiba Cisl, Regione Toscana, Federazione trentina delle cooperative, Sefea. Entro il 2020 “Europe Active” sarà in grado di finanziare la partenza di almeno un milione di nuove imprese in tutta Europa. Imprese leggere che daranno occupazione a migliala di giovani, svilupperanno nuove idee per migliorare l’efficienza energetica degli edifici, per studiare modelli di mobilità sostenibile, quartieri ecologici, fattorie biologiche che funzionano esclusivamente con l’energia del vento e del sole. Con il microcredito potranno uscire dalla povertà e dall’emarginazione oltre un milione di persone.

Anche la Chiesa si è accorta di questa trasformazione, ed ha declamato la propria “benedizione” sull’economia etica… Un’altro segnale forte è arrivato dall’Associazione Italiana delle banche popolari. Nell’estate del 2009 l’Assopopolari ha chiesto a Banca Etica di entrare nel suo consiglio di amministrazione e nel comitato esecutivo. Anche il sistema bancario ormai riconosce Banca Etica come esperienza “significativa”. Non siamo più un gruppo di eccentrici idealisti, le soluzioni che proponiamo possono essere adottate da tutti e sono considerate di grande attualità. “La finanza etica ha assunto una dimensione popolare,” ci hanno detto…

…Oggi forse c’è bisogno di uno sforzo in più a livello politico. Non possiamo continuare a subire leggi che massacrano l’ambiente, penalizzano la finanza etica, le cooperative, le associazioni senza scopo di lucro. È ora di far sentire la nostra voce anche all’interno delle istituzioni che guidano i processi economici

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 26) La forza del microcredito

Posted by giannigirotto su 14 ottobre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 26) La forza del Microcredito

… negli ultimi anni, il microcredito ha cominciato a diffondersi anche in Europa e in altre regioni sviluppate, perché si sono create situazioni di povertà inedite, che non sarebbero state concepibili negli anni settanta o ottanta. I paesi europei sono entrati in una fase di “deindustrializzazione” e il lavoro dipendente sta diventando sempre più precarioIn Europa ne hanno bisogno i giovani che vogliono inventarsi una professione oppure le famiglie, gli anziani non autosufficienti, le persone malate che sempre più spesso si trovano da sole, senza una rete sociale che li possa aiutare…

Banca Etica ha perciò proposto ai propri clienti di fondi d’investimento etici  (vedi capitolo precedente) una commissione dello 0,1% per finanziare un fondo di microcreditoOggi i progetti di microcredito finanziati grazie alla “Tobin Tax” di Etica Sgr sono oltre cento, a cui si sono aggiunti piccoli crediti concessi dalla Banca, in modo autonomo rispetto al fondo di garanzia. Nella maggior parte dei casi ci appoggiamo ad associazioni o a enti locali: Caritas Diocesane, provincia, comuni, oppure organizzazioni per l’accoglienza degli immigrati. Sono loro che conoscono le persone e possono fare una prima selezione di chi ha veramente bisogno di credito… e si crea così lavoro, speranza, vita, Salviato descrive molte storie commoventi e che infondono speranza… “Non c’è neanche passato per la testa di rivolgerci alle banche tradizionali,” ha raccontato Rossana, trentatré anni commercialista e dottore di ricerca in geografia economica “Chi mai avrebbe potuto finanziare un’impresa sociale appena avviata, con tante idee ma nessuna garanzia?”

Prima di ottenere il finanziamento i candidati seguono un percorso di formazione. In corsi intensivi, organizzati nei fine settimana, imparano a fare un business pian, ad aprire una partita Iva, ad assumere e gestire eventuali collaboratori. Alla fine del percorso i progetti devono superare anche un esame socioambientale…

… “Datemi un fondo di garanzia e la sua sola esistenza basterà a fare miracoli,” aveva detto proprio Yunus all’inizio deg|i anni ottanta, quando progettava di espandere le attività di microcredito in tutte le regioni del Bangladesh. Per i piccoli miracoli italiani siamo solo all’inizio.

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 25) Ci permetta, dr. Tronchetti Provera

Posted by giannigirotto su 10 ottobre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 25) Ci permetta, dr. Tronchetti Provera

Banca Etica oggi non è più solo una banca: Nel 2003, con la collaborazione di altri istituti bancari, abbiamo fatto parti­re Etica Sgr, una società di gestione del risparmio, che investe in Borsa, in azioni, oppure compra titoli di stato per conto di un numero sempre maggiore di “investitori responsabili”. Perché operare in Borsa? Ce l’hanno chiesto in molti. In effetti, potevamo rimanere nel nostro piccolo orticello, fatto di conti di risparmio e crediti alle cooperative sociali. Ma già un anno dopo la partenza della banca le richieste che ci arri­vavano dalla clientela erano chiare. “Perché non si può inve­stire in fondi?” ci chiedevano soprattutto le fondazioni e le associazioni. Spesso avevano liquidità in eccesso, grazie a donazioni o lasciti testamentari, ma non volevano parcheg­giarla in un conto corrente. Desideravano avere qualche pun­to di rendimento in più e, d’altra parte, non avevano nessuna intenzione di comprare prodotti finanziari complessi, poco trasparenti, offerti dalle banche tradizionali.

Salviato quindi approfondisce le ragioni che hanno portato a questa decisione, e la metodologia adottata per scegliere le azioni “buone/etiche” fra tutte quelle presenti nel mercato

… Il 18 febbraio del 2003 partono finalmente i fondi. Si chiamano “Valori Responsabili” e adottano criteri di selezione innovativi: fuori dagli investimenti tutte le società che producono armamenti, energia nucleare, organismi geneticamente manipolati, fuori chi testa i cosmetici sugli animali. Dentro invece chi rispetta i lavoratori, dialoga con i sindacati, ascolta i piccoli azionisti, inventa dispositivi per consumare meno carburante, installa pale eoliche e pannelli solari, sperimenta nuovi motori elettrici… e tutti devono passare rigorosi controlli incrociati sulla bontà delle loro operazioni…

Con una “lista della spesa” selezionata in base a criteri etici si ottengono rendimenti in linea con quelli dei fondi tradizionali (che investono quasi tutti anche in armi o in imprese controverse). Anzi, a volte i risultati sono anche migliori. Chi l’avrebbe mai detto? Rispettare l’ambiente e i diritti umani paga, anche dal punto di vista finanziario. Sul sito di Etica Sgr si possono leggere tutti i titoli in cui i fondi investono» dal primo all’ultimo. Etica è la prima – e finora unica – società di gestione a scegliere la strada della trasparenza assoluta. Chi ha delle osservazioni sulle imprese presenti nei fondi può inviare e-mail, telefonare, mandare lettere. I ricercatori di Etica rispondono, interpellando anche un comitato etico indipendente, composto da professori universitari, esperti di etica, ambiente, diritti umani…

Ma l’azione di Etica sgr non si ferma qui, si passa da un ruolo di meri acquirenti delle azioni, comunque importantissimo perchè premia le più etiche, ad un ruolo ancora più attivo, che non a caso si chiamaAZIONARIATO ATTIVO (clicca sul link per un articolo esplicativo..) e che Salviato riporta così: nella primavera del 2005 la società di gestione di Banca Etica decide di fare una cosa che in Italia non si era mai vista, almeno non nelle scelte strategiche di una società finanziaria. A maggio partecipa all’assemblea degli azionisti di Indesit Company, una delle imprese della “lista”, che fanno parte dei fondi “Valori Responsabili”. Con una manciata di azioni Etica Sgr vota il bilancio, la destinazione dell’utile, la nomina nel collegio sindacale. Poi, un dipendente di Etica si fa coraggio, va al microfono, si presenta e fa una serie di domande. Si augura una maggiore attenzione per i “portatori di interesse”, chiede che la società fìssi in modo più chiaro nel bilancio gli obiettivi del piano di certificazione ambientale degli impianti di produzione, Quanti e quali stabilimenti saranno certificati anno per anno? Quanti sono già stati certificati? Chi ha comprato i fondi “Valori Responsabili” vuole una risposta. Le domande sono sempre il risultato di analisi approfondite. Lo stile è diverso da quello dei “disturbatori” che spesso intralciano i lavori delle assemblee, qui si chiede conto dei dettagli, non si fanno critiche generiche o ideologiche.

Indesit se ne accorge subito; dopo l’assemblea convoca Etica Sgr nella sua sede di Milano e chiede di fare osservazioni, dare consigli su come migliorare le proprie strategie in campo ambientale…

Banca Etica interviene nel 2006 in Telecom, denunciando per prima quello che salirà alla ribalta anni dopo come “Lo scandalo dei superstipendi”… aziende in perdita ma super stipendi agli amministratori…

Salviato spiega poi come Banca Etica fortunatamente non sia nè la prima nè l’unica struttura a fare azionariato critico, e si è infatti associata agli americani di ICCR e poi è intervenuta alle Assemblee dei soci di Eni, Enel, Cisco, chiedendo conto di diverse operazioni sconsiderate e ambientalmente distruttive… Dopo l’assemblea le imprese hanno iniziato a rispondere in modo dettagliato a tutte le osservazioni. Nessuna lettera, nessuna petizione o richiesta di una Ong era mai riuscita a ottenere risposte così complete. La strada del dialogo è ormai aperta. Il tutto grazie ai titoli azionari che, se usati bene, possono diventare uno strumento efficace e innovativo di partecipazione. Un modo per votare, per far sentire la voce della società civile e degli investitori etici nelle stanze dei bottoni delle maggiori società del mondo.

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 24 ) Lavori in corso per una Terra Futura

Posted by giannigirotto su 4 ottobre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

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Capitolo 24) Lavori in corso per una Terra Futura

…  Banca Etica è in continua evoluzione. A dieci anni dalla fondazione, la definizione “banca del terzo settore” comincia a non essere più adeguata. È vero, continuiamo a finanziare soprattutto cooperative sociali e associazioni. Ma il mondo del non profit è profondamente cambiato. Il volontariato è in crisi, il numero delle persone che mettono gratuitamente il proprio tempo a disposizione degli altri è in declino, mentre lo Stato taglia i contributi alle onlus e l’abolizione del servizio di leva obbligatorio, nel 2005, ha dato il colpo di grazia anche all’obiezione di coscienza, che per anni è stata il primo trampolino di lancio dei giovani verso esperienze di solidarietà sociale.

Non per questo è diminuita l’attenzione dei cittadini verso le grandi problematiche sociali e ambientali che colpiscono il pianeta in modo sempre più grave. Però è cambiata la prospettiva. Oggi l’impegno, l’attivismo sono sempre più iniziative individuali, spesso veicolate e appoggiate da internet. Si aderisce a raccolte di firme e a sondaggi online, si compiono scelte di consumo e di risparmio sostenibili a livello personale, si mettono in tavola prodotti biologici perché si fa più attenzione alla propria salute, al benessere del corpo. Molto spesso non si è nemmeno consapevoli che migliaia di persone si stanno comportando esattamente come noi. Si fa fatica fare gruppo, a unirsi per promuovere cause comuni

eppure siamo tanti, tantissimi, 8 milioni in Germania, 50 milioni in USA, accomunati dal desiderio di sobrietà e equità riassumibile con lo slogan “comprare meno, comprare meglio

Banca Etica quindi si è mossa per accompagnare questo desiderio dei cittadini privati di partecipare attivamente al miglioramento della società e dell’ambiente, e quindi ora finanzia… lavatrici, automobili, frigoriferi energeticamente efficienti. Per chi vuole mettersi sul tetto un pannello solare termico c’è il “mutuo etichetta energetica”, chi invece vuole isolare in modo più efficace i muri della propria casa può accedere a un “mutuo efficienza energetica”. La banca ha creato una lista dettagliata di progetti, beni di consumo o tecnologie che possono essere finanziati: sistemi di contabilizzazione del calore, sostituzione di caldaie, lampade a luminescenza, lavastoviglie… ecc. ecc.

E sulle energie rinnovabili?… In Germania e Spagna il solare è un business da anni. I nostri vicini di casa spagnoli producono oltre 2600 Megawatt di energia con i pannelli solari: come otto centrali termoelettriche a gasolio. L’Italia è ferma a 150 Megawatt. È qui che dobbiamo investire, non nel nucleare, basato su una fonte non rinnovabile, come l’uranio,, destinato a esaurirsi nei prossimi cinquant’anni…  II solare, l’eolico, le tecnologie ambientali creano anche occupazione. Oltre 400.000 persone sono impiegate nel settore delle energie rinnovabili in Europa, circa 2,1 milioni per la mobilità sostenibile e oltre 900.000 in beni e servizi per l’efficienza energetica, in particolare nel settore edilizio. In Italia siamo ancora indietro. Ancorati a idee vecchie, con le aziende partecipate dallo stato che investono in tecnologie superate. Nel nostro paese solo 1700 persone lavorano nella produzione e installazione di pannelli fotovoltaici. In Germalia sono già 42.000, in Spagna quasi 30.000

… Per dare visibilità alle buone prassi e far incontrare chi si impegna per svilupparle, Banca Etica ha lanciato nel 2004 una fiera-convegno dedicata alla sostenibilità, la prima nel suo genere in Italia. Si chiama “Terra Futura” e nasce da lontano. Ha le sue radici nel Social Forum Europeo che si è svolito per la prima volta a Firenze nel novembre del 2002. Sull’esempio del Social Forum Mondiale, partito a Porto Alegre, in Brasile, nel 2001, il Social Forum Europeo è il luogo nel quale i gruppi e i movimenti della società civile si incontrano per discutere di alternative alla globalizzazione, di economia partecipata, di nuovi modelli di sviluppo…

Salviato a questo punto descrive la genesi della fiera “Terra futura”, partendo dalle esperienze del Social forum, dagli incontri e colloqui con tante persone note e meno note impegnate nel volontariato… Piano piano l’idea prende forma, i primi promotori pensano a un evento che serva a mostrare che un “altro mondo” non solo è possibile, come dicono gli slogan, ma è già in costruzione. Un appuntamento per far capire che alcuni nuovi modelli funzionano, ma anche che si può uscire dalla riserva indiana dei movimenti per iniziare a dialogare con le imprese e le istituzioni

… Alla prima edizione partecipano 40.000 persone. Un successo incredibile. La gente affolla i convegni sui temi più disparati: dai diritti del lavoro agli investimenti responsabili, dalla biodiversità alla produzione di energia decentrata. Il venerdì arrivano le scolaresche guidate dagli insegnanti per vedere gli animali delle fattorie bìologiche, gli stand che presentano i vestiti tessuti in fibra Vegetale, i giocattoli biodegradabili, le automobili a idrogeno. Il sabato e la domenica riempiono i padiglioni le famiglie e gli studenti. In mostra sì trova un campionario unico di associazioni di volontariato, produttori di vini e formaggi biologici, installatori dì pannelli solari, editori di libri e riviste che si occupano di ecologìa, finanza responsabile, cooperazione. Un kit completo per chi vuole vivere in modo sostenibile, a partire da oggi.

I temi affrontati variano di anno in anno: i beni comuni, la crisi come opportunità di cambiamento, il mondo delle reti. Nell’organizzazione della Fiera entrano anche i soci storici di Banca Etica, come le Acli, il sindacato Cisl, l’Arci, mentre il mensile di economia sociale e finanza etica “Valori”, promosso dalla banca, copre tutta la manifestazione coti dossier, allegati, interviste.

Negli anni Terra Futura si evolve e i numeri diventano impressionanti: nel 2008 arrivano 90.000 visitatori, 600 espositori, si organizzano oltre 200 seminali e convegni. Nel 2009 si stipula un accordo di collaborazione con il Green Festival degli Stati Uniti, l’esposizione ecologica più grande del mondo, che si tiene a Washington, San Francisco, Seattle, Denver, Chicago.

Partita quasi per caso da Firenze, Terra Futura è oggi la bandiera del “mondo in costruzione” di Banca Etica. Uno snodo fondamentale nella rete internazionale di chi pensa e agisce in modo nuovo.

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 23) Una banca della pace in Palestina

Posted by giannigirotto su 30 settembre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

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Capitolo 23) Una banca della pace in Palestina

Nell’ottobre del 2006 mi trovavo a Roma, a un convegno internazionale sulle istituzioni di microfinanza… Tra i relatori avevo ascoltato con interesse il racconto di Rula Nesnas, una rappresentante del Pare (Palestinian Agri-coltural Relief Committees), una Ong palestinese formata da agronomi, ingegneri agricoli e veterinari che, all’inizio degli anni ottanta, si erano messi insieme per offrire supportò e formazione ai contadini palestinesi. Dopo l’occupazione dei testitori palestinesi nel 1967, il governo israeliano aveva infatti privato i contadini dei servizi di base, sperando che abbandonassero le terre, in modo da poterle confiscare con facilità. Il Pare invece li aiutava (e li aiuta ancora) a proteggerle dall’esproprio, coltivandole… Rispetto alle situazioni di disagio che Banca Etica si trovava ad affrontare ogni giorno non c’era paragone. Qui avevamo di fronte persone sgradite nella loro stessa terra, gente odiata dai vicini di casa che lottava per la sopravvivenza…

Salviato si reca nel 2007 in Israele per verificare la fattibilità di un intervento a favore dei Palestinesi… La sera ci trasferiamo a Gerusalemme. All’Hotel American Colony ci aspetta Yehuda Paz, uno dei primi ad aver creato le comunità kibbutz, associazioni volontarie di lavoratori per la coltivazione delle terre di Israele, basate sull’egualitarismo e sul concetto di proprietà comune, con forti richiami al socialismo… È il kibbutz di Kissufìm, dove da sempre lavorano fianco a fianco israeliani e palestinesi. “È una scelta ben precisa,” ci dice. “Vogliamo dare Un segnale forte. Far capire che ce la possiamo fare. In effetti, se ci penso, nel nostro kibbutz non ci sono mai stati problemi. Le persone si rispettano. L’importante è condividere regole comuni.” Pensa un attimo e poi continua: “II kibbutz è nato come ideale di uguaglianza, di lavoro a favore della comunità. Non può prescindere dal riconoscimento dell’uguaglianza fra tutti gli uomini, indipendentemente dall’etnia o dalla religione”…

Salviato descrive la situazione di vita impossibile dei Palestinesi, costretti dalla presenza del muro e delle divisioni in più zone invalicabili all’interno della stessa città, a veri e propri miracoli per sopravvivere... Vedendo la situazione delle donne e dei contadini palestinesi vengo preso dallo sconforto. Com’è possibile che dall’altra parte del Mediterraneo non si riesca a trovare soluzioni che permettano a popoli e comunità di condurre un’esistenza pacifica? In fondo abbiamo molto in comune con queste persone. Molto più di quanto possa sembrare. Torniamo in Italia sconsolati. Non riusciamo a capire su quali basi possa essere costruita un’istituzione di microfinanza in un contesto così difficile. In aereo mi torna in mente la presentazione power point di Rula. Ci aveva fatto vedere una serie di progetti finanziati con piccoli crediti da un’associazione finanziaria che erano riusciti a mettere in piedi, nonostante tutto. “Abbiamo finanziato un centinaio di persone,” ci aveva detto. “Ma venti sono state uccise prima ancora che potessero iniziare a utilizzare i prestiti.”…

nel 2008 i Palestinesi costituiscono autonomamente… una vera e propria organizzazione di micro-finanza. Si chiama “Reef Finance” e riunisce dodicimila soci, per la maggior parte donne, che si preparano a creare la “prima banca rurale palestinese”…Tornati in Italia approviamo un finanziamento di centomila euro per le necessità correnti del Reef e, attraverso la Fondazione Culturale Responsabilità Etica, investiamo nel capitale della neonata organizzazione di microfinanza palestinese per altri centomila euro. Vogliamo sostenere il consolidamento del Reef per arrivare alla creazione della prima banca “etica” palestinese…

… Alla fine del 2008 Yehuda Paz mantiene la sua promessa e viene a trovarci nella sede di Padova. Arriva con la moglie Iftuth, la sua inseparabile compagna. “Qui da voi mi sento come a casa,” ci dice. Poi parliamo del Reef, della possibilità di creare una banca etica anche per i movimenti israeliani. Gli raccontiamo della prospettiva di una Banca Etica Europea con i francesi e gli spagnoli. A quel punto Yehuda si illumina: senza saperlo gli ho suggerito una soluzione a un problema complesso, una delle prime cause della mancata cooperazione tra israeliani e palestinesi. “Sai, Fabio,” mi spiega, “in Israele è vietato che un israeliano e un palestinese costituiscano insieme una società. Ma se la società la crea un gruppo europeo, che abbia sede fuori dal nostro territorio, nessuno può impedire che nel consiglio di amministrazione siedano ebrei e palestinesi, con pari diritti.” Mentre Yehuda continua a spiegarmi il modo in cui si potrebbe fare la quadratura del cerchio, io cerco di prendere fiato. Mi sembra un’idea incredibile. Mi immagino già uno sportello della Banca Etica Europea, o semplicemente di Banca Etica a Gerusalemme con un israeliano allo sportello e un palestinese all’ufficio fidi e decine di clienti musulmani, ebrei, cattolici. “Sarebbe un sogno,” mi dice Yehuda. “Un evento rivoluzionario.” Un sogno che stiamo costruendo insieme, con pazienza, da più di tre anni.

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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Schiavitù: la tratta degli esseri umani

Posted by giannigirotto su 28 settembre 2011

Inframezzo l’uscita dei vari capitoli del libro “Ho sognato una banca“, che racconta la storia della nascita di Banca Etica, con questo articolo preso pari pari dal sito di, guarda caso, uno dei soci fondatori della stessa, e cioè Mani Tese.

Uno dei motivi che mi spinge a farlo sono i lettori del mio blog, meglio ancora le statistiche di accesso, che mostrano come  molto spesso si arrivi al mio sito cercando informazioni sulla schiavitù.

Questo articolo pertanto, che segue un primo articolo ed un secondo articolo sull’argomento è un’ulteriore fiammella accesa nel buio per far luce su un fenomeno che la maggior parte degli italiani (compresi molti miei amici) considera superato o quantomento irrilevante, la schiavitù appunto.

I fatti purtroppo dimostrano e confermano inequivocabilmente che la realtà in molti Paesi poveri è tragicamente disperata, ed uno dei terribili sbocchi in cui le famiglie terminano è spesso quello della schiavitù per loro stessi o per i loro figli… lascio la parola all’articolo di Mani Tese:

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COS’E’ IL TRAFFICKING

Il Trafficking – o tratta di essere umani – rappresenta una delle principali violazioni dei diritti umani che colpisce le fasce più vulnerabili della popolazione, in primis donne e bambini. Un fenomeno in allarmante crescita in tutto il mondo: 12,3 milioni i bambini e gli adulti costretti al lavoro forzato, alla schiavitù e all’asservimento a scopo di sfruttamento sessuale.
Il 56% delle vittime di trafficking sono donne e bambine.

La tratta degli esseri umani è ogni azione, ivi compresi il reclutamento, il rapimento, il trasporto, la vendita, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza di persone, attraverso minacce o l’uso della forza, dell’inganno, della coercizione o della servitù per debiti, volta a ridurre o detenere delle persone, pagate o no, in uno stato di servitù involontaria, per un lavoro forzato o per sottometterle a dei creditori, in una comunità diversa da quella di origine (OSCE).

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Credo che ogni commento ulteriore sia superfluo. Chi non vuole fermarsi ad un comprensibile moto di ribellione e rabbia, può valutare di compiere qualcuna delle azioni suggerite nella sezione AGISCI.


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 21) Il tovagliolo di Cluny Cap. 22) La Banca Etica Europea

Posted by giannigirotto su 26 settembre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 21) Il tovagliolo di Cluny

… Avevamo costruito Febea, ora bisognava proseguire sulla strada dell’integrazione. La “federazione” in sé non bastava...

… L’antroposofìa è una delle radici più importanti della finanza etica europea. Almeno sette banche e società finanziarie etiche si ispirano alle intuizioni economiché di Rudolf Steiner… Le banche antroposofiche si concentrano sul prestito, come sostegno all’espressione libera dell’uomo. Promuovono le scuole Steineriane o Montessori, oppure come fa La Nef con il progetto “Terres de liens”, sostengono l’acquisto collettivo delle terre per coltivarle secondo i principi dell’agricoltura biodinamica, un tipo di agricoltura che vede l’azienda agricola come un organismo vivente, in cui tutte le azioni sul terreno, sulle piante, sugli animali sono intimamente correlate e interdipendenti…

Salviato parla poi del rapporto personale con il fondatore di La Nef, una Cooperativa di Finanza Solidale, sempre di matrice staineriana, che vorrebbe creare una Banca Etica Francese, e con il quale instaura una serie di colloqui in tal senso…

… Intanto, in quegli anni, l’attività di Banca Etica continuava a crescere. Aprivamo uno sportello dopo l’altro nelle maggiori città italiane e cominciavamo a offrire conti correnti, bancomat, carte di credito. Nel febbraio del 2003 parte a Milano Etica Sgr, la nostra società di gestione del risparmio, per permettere ai clienti di investire in azioni e titoli di stato rispettando criteri sociali e ambientali. Sempre nello stesso anno nasce la Fondazione Culturale Responsabilità Etica, controllata dalla banca, con lo scopo di promuovere la cultura della finanza etica. Nel 2004 Banca d’Italia ci riconosce come gruppo bancario. Non siamo più solo una banca che raccoglie risparmi e concede prestiti, ora siamo in grado anche di fare consulenza, offrire fondi di investimento etici, avviare progetti di microcredito in Italia e nel Sud del mondo. Siamo sempre di più un soggetto completo, cui i clienti possono chiedere quasi tutti i servizi disponibili presso le banche tradizionali.

Molte organizzazioni internazionali come Caritas, Emmaus International o la Città della pace e dell’unità umana di Aureville, nel Sud dell’India, ci scelgono come banca principale con cui decidono di relazionarsi…

Capitolo 22) Dai Paesi Baschi alla Banca Etica Europea

… Oltre a La Nef  anche gli spagnoli di Fiare approcciano Salviato comunicando il loro desiderio di replicare l’esperienza di Banca Etica nella loro Spagna… e il capitolo prosegue con un breve escursus storico di come nacquero e si svilupparno le cooperative in Europa…

… Dal 2006 si parla già di unire gli sforzi per creare un’unica grande banca etica di respiro europeo. Una rete delle reti, che replichi il modello di Banca Etica, basato sul coinvolgimento dal basso di associazioni, movimenti, cooperative e lo rilanci a livello intemazionale… dopo molti incontri e discussioni si trova la formula giuridica più appropriata per la creazione di questo soggetto finanziario etico europeo … La legge permette la costituzione di una “Cooperativa Europea” e, all’articolo 69, stabilisce espressamente che la “cooperativa” può assumere anche la forma di una “banca”. La normativa ci serviva la quadratura del cerchio su un piatto d’argento. Si poteva mantenere la forma cooperativa ed entrare in Europa. Chi avrebbe aderito al progetto sarebbe stato considerato socio o cliente “europeo” e non spagnolo, francese o italiano…

Ora si tratta di aspettare i regolamenti attuativi della suddetta legge, e compiere la lunga trafila burocratica che porterà all’effettiva creazione di questa entità europea, la prima in assoluto nel suo genere…

Salviato poi accenna a come nel dopoguerra lo Stato sociale in molti Paesi sia stata progressivamente smantellato in quanto non vi era più la paura di una “deriva comunista” dell’elettorato, ma questo smantellamento ha scoperto moltissime lacune sociali… Le questioni irrisolte, soprattutto a livello sociale, però, rimangono molte, anzi, sono destinate ad aumentare: distribuzione iniqua della ricchezza, shock demografico che sta investendo i sistemi pensionistici, privatizzazione dei servizi pubblici che penalizza le classi più povere… ,

È per questo che, come sottolinea il sociologo francese Alain Bihr nel suo libro Dall’assalto al cielo all’alternativa, negli anni novanta si liberano spazi sempre più ampi per forme Organizzative di stampo mutualistico, ottocentesco. Si toma all’autogestione. Nasce Banca Etica, si creano i gruppi di acquisto solidale (Gas), i distretti dell’economia solidale (Des), che cercano di riempire il vuoto lasciato dalla scomparsa del welfare. È anche questo nuovo mutualisnio la linfa della banca. Sono le enclaves di produzione e consumo eque e solidali: autonome, periferiche e dissidenti rispetto alla macchina capitalistica. Perché, sempre secondo Bihr, “il nuovo obiettivo per chi voglia perseguire la via dell’alternativa al capitalismo non è il controllo collettivo dei mezzi di produzione o la semplice redistribuzione della ricchezza”. Questi obiettivi hanno intrappolato i lavoratori in decenni di compromesso socialdemocratico, addolciti dalla carota del welfare. Ora bisogna avere il coraggio di “promuovere altri modi di produrre e consumare; altre tecniche e altri prodotti globalmente più rispettosi degli equilibri ecologici”.

La futura Banca Etica Europea deve continuare a essere il motore di questa economia altra, fatta di prodotti a chilometro zero, commercio equo, produzione decentrata di energia; È questa la vera occasione che abbiamo per continuare, in senso moderno, nel solco dei movimenti cooperativi.

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 20) Il futuro delle banche alternativa

Posted by giannigirotto su 22 settembre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

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Capitolo 20) Il futuro delle banche alternative

L’avvicinamento tra le varie realtà europee di finanza etica inizia con un’intuizione della banca olandese Triodos. Nel 1989 i banchieri di Zeist danno vita a Inaise (International Association of Investors in thè Social Economy), l’associazione internazionale degli investitori nell’economia sociale, con sede a Bruxelles…

… L’occasione per iniziare a ragionare su una cooperazione più stretta tra le varie anime della finanza etica europea mi viene offerta da Jean-Paul Vigier, che aveva fondato Sidi (Solidarité internationale pour le developpement et l’investissement), un’associazione, sostenuta,dalla chiesa francese, che offre assistenza tecnica alle piccole istituzioni finanziarie di microcredito presenti nei paesi del Sud del mondo…  Salviato entra quindi nel merito di come si svolse il primio incontro con i rappresentanti di altre realtà di finanza etica europee, parlando anche delle storia personale di alcuni di essi… “Fabio, come facciamo a trovare una proposta condivisa da tutti?” mi chiede. Jean-Paul si era reso conto che gran parte dei presenti erano piuttosto perplessi, ma aveva anche capito che a me la proposta non dispiaceva. Allo stesso tempo non voleva far fallire sul nascere un importante progetto, che avrebbe potuto segnare lo sviluppo della finanza etica in Europa. Sul tavolo non c’era da discutere se fare o meno una nuova banca. Era in gioco l’apertura di un nuovo orizzonte, una nuova era, che avrebbe potuto favorire la nascita di banche etiche in tutto il mondo, come è successo nell’Ottocento, con l’avvio delle prime banche rurali dall’idea del tedesco Friedrich Wilhelm Raiffeisen.

Chiedo a Jean-Paul un minuto di riflessione, cerco la concentrazione dopo una giornata molto dura. A un certo punto osservo il tram che, ogni dieci minuti, passa davanti alla finestra. Lo fisso per un periodo di tempo che mi sembra interminabile e poi ho un’intuizione. “Dobbiamo procedere piano,” dico a Jean-Paul. “Tutti assieme ma lentamente (come avrebbe detto Alexander Langer) senza perdere nessun vagone. Se si accelera resta solo la testa, e non andiamo da nessuna parte.”

Jean-Paul mi guarda in modo strano. “In pratica cosa proponi di fare?” mi chiede.

“Riprendiamo la riunione. Ci penso meglio e faccio una proposta più tardi.”

Dopo un paio di ore di discussioni interminabili sono pronto con una bozza di progetto molto rudimentale.

“Perché, invece di lavorare subito a una nuova banca, non costituiamo un’associazione, una federazione che cominci a discutere intorno alla proposta di Karol o anche ad altre idee?” cerco di spiegare ai partecipanti. “Prima di tutto dobbiamo unirci formalmente. Il resto verrà da sé.” Il volto di Jean-Paul si illumina. Capisce che può essere la strada giusta. Si offre subito per redigere uno statuto della nuova associazione. Prima di sera siamo tutti d’accordo: il nuovo soggetto si chiamerà Febea, Federazione europea delle banche etiche ed alternative. Ci diamo appuntamento a Parigi, prima di Natale, per firmare l’accordo di costituzione…

Febea viene costituite ed oggi conta 24 membri, e … Un anno dopo la creazione di Febea, alcuni dei soci danno vita a Sefea, che ha sede a Trento. Sefea diventa la cassaforte di Febea, una specie di finanziaria che raccoglie i contributi dei membri e li usa per finanziare la partenza di nuove banche etiche, il sostegno delle banche già esistenti, ma anche l’avviamento di imprese innovative nel campo dell’agricoltura biologica, delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 19) Un’idea, cento anime. Le banche etiche in Europa

Posted by giannigirotto su 19 settembre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

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Capitolo 19) Un’idea, cento Anime. Le banche etiche in Europa

in realtà le banche etiche sono diffuse da tempo anche in Europa, dove si sono sviluppate a partire dagli anni settanta e continuano ancora oggi a diffondere migliaia di buone notizie… In Europa sono una ventina, di cui dieci vere e proprie banche…

… La prima banca etica a essere stata fondata in Europa si chiama “Gls-Bank“. È nata a Bochum, in Germania, nella regione della Ruhr, nel 1974. Gls sta per “Gemein-schaft fiir Leihen und Schenken”, comunità per prestare e donare. L’ha ideata un gruppo di genitori, ispirati alle idee del filosofo austriaco Rudolf Steiner, padre dell’antroposofia e del movimento steinerianoSalviato spiega quindi l’escursus storico e la situazione locale della Germania negli ultimi decenni, per meglio inquadrare il contesto in cui la banca nacque, e ne spiega poi la filosofia e il modo di operare… Oggi come allora la Gls è una banca cooperativa, dove ogni socio ha lo stesso peso, ma negli ultimi anni è cambiata molto. Pur rimanendo legata all’antroposofia, è uscita progressivamente dalla nicchia e finanzia anche iniziative che non sono riconducibili direttamente al movimento steineriano: parchi eolici, tetti solari, agricoltori biologici, case del parto, imprese femminili, orchestre. I progetti finanziati sonò più di 5000, per un totale di oltre 600 milioni di euro. I clienti 65.000 in tutta la Germania…

… Su esempio della Gls-Bank sono state create in Europa altre cinque banche di ispirazione steineriana: l’olandese Triodos Bank, nel 1980, la danese Merkur, nel 1982, la svizzera Freie Gemeinschaftsbank Bel, nel 1984, la norvegese Cultura, nel 1997 e la svedese Ekobanken, nel 1998. A queste va aggiunta la cooperativa di finanza solidale francese La Nef, fondata nel 1989…

… Oltre alla grande famiglia delle banche “steineriane”, si sono diffuse in Europa – sull’esempio della Òkobank – alcune banche verdi, che finanziano l’energia eolica e solare, l’agricoltura biologica, ma promuovono anche la democrazia economica, le pari opportunità e la partecipazione dei soci… e Salviato prosegue descrivendo brevemente le peculiarità di ciascuna…

… La Bas è anche la prima istituzione finanziaria svizzera che ha osato alzare la voce contro il segreto bancario. “Chi non ha niente da nascondere cammina nella luce,” scriveva la banca nei primi volantini, all’inizio degli anni novanta. Non a caso, nel bilancio della banca si può leggere non solo l’elenco completo di tutti i crediti concessi – come succede per quasi tutte le banche etiche – ma anche la retribuzione annua di ogni dirigente e il rapporto tra il salario mensile più basso e quello più alto, che nel 2008 è stato di uno a tre, mentre nelle maggiori banche lo stipendio del direttore generale può essere anche cento o – soprattutto negli Stati Uniti – mille volte superiore a quello degli impiegati…

Salviato spende alcune parole per sottolineare come tutte queste banche etiche abbiano visto aumentare considerevolmente il numero dei propri clienti dopo l’avverarsi della grande crisi finanziaria mondiale del 2008, che ha messo a rischio la vita di molte banche sino a quel momento considerate, nell’immaginario collettivo, come inaffondabili…

… Là crisi finanziaria più dura degli ultimi ottant’anni ha sicuramente facilitato alcune banche etiche, ma la vera sfida inizia adesso. La crisi è un’opportunità unica per cambiare la finanza in maniera strutturale, scrivendo nuove regole, che dovranno essere più severe, con limiti precisi alla speculazione, agli hedge fund, al commercio di strumenti derivati e una regolamentazione molto più severa dei paradisi fiscali. Dopo essere state nell’ombra per molti anni, le banche etiche di tutto il mondo, risultati alla mano, hanno ora il compito di uscire allo scoperto e di formulare nuove ricette per il salvataggio dei mercati finanziari…

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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