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Archive for the ‘Donne’ Category

Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 18) A scuola di finanza etica in Bangladesh

Posted by giannigirotto su 16 settembre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 18) A scuola di finanza etica in Bangladesh

Chiunque senta parlare oggi di finanza etica non può fare a meno di pensare all’economista Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace nel 2006, fondatore e direttore della Grameen Bank, la “banca dei poveri” del Bangladesh che, concedendo piccoli prestiti a migliaia di persone indigenti o in gravi difficoltà economiche, è riuscita a far uscire dalla povertà oltre cinque milioni di persone.

Fondata nel 1976, la Grameen è forse la banca etica più conosciuta al mondo, anche se funziona in modo molto diverso dalle banche etiche occidentali, perché si rivolge a persone poverissime, che lottano per l’esistenza e vivono con meno di due dollari al giorno…

Salviato e Yunus si incontro nel 2005, durante un lo svolgimento della fiera Civitas a cui segue la visita di Yunus in Banca Etica, e nasce subito una profonda convergenza di vedute, con Yunus che invita Salviato a toccare con mano la realtà del Bangladesh andandolo a trovare… Ci vado con Ugo Biggeri, presidente della fondazione Culturale della banca e con Luigi Barbieri, vicepresidente della banca… Salviato descrive il viaggio e la poverissima realtà quotidiana dei clienti della Grameen bank, per lo più donne che abitano in sperduti villaggi dentro la foresta… un mondo inimmaginabile per noi italiani abituati a considerare scontati tutti i lussi che ci circondono... e per chi volesse approfondire l’attività di Yunus segnalo che nella mia sezione indispensabili si può leggere gratuitamente un corposo estratto del suo libro “Un mondo senza povertà“...

… Alla fine mettiamo giù una bozza di programma comune, che potrebbe diventare un ponte tra due banche molto diverse, ma con obiettivi simili. Il primo passo dell’accordo sarà una “convenzione” con due punti chiave per il sostegno dei poveri del Nord e del Sud del mondo attraverso il credito: promozione del diritto all’istruzione e impegno per garantire il diritto alla casa. Con questa dichiarazione di intenti ci salutiamo. Ancora una volta porto a casa da un viaggio in un paese povero la convinzione che mi ha sempre spinto ad occuparmi prima di commercio equo e poi di finanza etica: ogni azione che abbia un significato economico deve prima di tutto rispondere a dei bisogni e non aiutare a crearne di nuovi. Deve partire dal basso, dalle esigenze delle persone comuni e cercare di rimuovere le cause che producono l’ingiustizia piuttosto che lenirne le conseguenze. Perché molte volte, se si interviene quando l’ingiustizia si è già verificata, potrebbe essere già troppo tardi…

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Modelli da diffondere – Sakena Yacoobi

Posted by giannigirotto su 14 settembre 2011

Sakena Yacoobi  ha 60 anni e da trenta si occupa di combattere la guerra con la cultura. Sakena è un’insegnante. Ogni giorno, escluso il venerdì, 350mila persone affollano le sue classi e prendono parte a quella che lei ha definito una “Jihad con la penna” ovvero imparano a leggere e a scrivere. Perché l’alfabetizzazione è la prima arma per sconfiggere la guerra e in un cervello occupato da quello che gli raccontano i libri piuttosto che da stragi spacciate per ideali di martirio, il fascino dei mitra e delle bombe attecchirà meno.

È stato in Pakistan, in mezzo ai profughi, alle donne che avevano subito violenze di ogni tipo, che Sakena ha capito che l’istruzione è l’unica via per risollevare la sua gente. Da allora non si è mai fermata e ha aperto scuole e raccolto studenti ovunque ha potuto. Nemmeno l’Afghanistan dei Talebani l’ha intimorita. Proprio all’epoca del loro dominio, negli anni Novanta ha fondato l’ Ali (Afghan Institute of Learning). “ Da Kabul, da Herat, da Logar, mi chiedevano di aprire scuole clandestine”, racconta Sakena Yacoobi suWired. “ Mi imposi allora una regola: se la gente era in grado di proteggerci e di darci i locali e il personale da preparare, l’avremmo fatto”.

Sekena si concentra sopratutto le bambine, che normalmente vengono per ultime come priorità di alfabetizzazione nelle famiglie povere: “Se educhi un bambino educhi un individuo, se educhi una bambina educhi una famiglia e dunque una comunità”

A mio avviso è una delle tante persone che veramente meritano il Nobel per la pace… e come al solito decine di altri articoli ed anche video li trovate sparsi su Internet, naturalmente la maggior parte è in Inglese, i telegiornali italiani invece preferiscono parlare delle “Papi girl” e di calcio…
Vi ricordo che trovate una scheda su altre grandissime persone nella mia sezione “Modelli“.

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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 16) Dalla Tenda di Abramo all’albergo dei matti Cap. 17) Libera Terra in libera banca

Posted by giannigirotto su 12 settembre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 16) Dalla tenda di Abramo all’albergo dei matti

… Nel 1999 la situazione in Kosovo è terribile. E’ in atto una guerra civile e come sempre milioni di civili ne subiscono le conseguenze… Nel corso del conflitto quasi un milione di kossovari aveva abbandonato la loro terra. Oltre quattrocentomila erano finiti in Albania dove però non avevano una casa, un lavoro. Niente, Sopravvivevano nei campi profughi in condizioni precarie… Banca Etica, seppur appena nata e ancora molto piccola, finanzia con 400mila euro l’acquisto di tende, medicinali, cibo per aiutare tali profughi

Da subito Banca Etica si attiva nel settore abitativo, a supporto di migliaia di stranieri che arrivano in Italia, e che a fronti di lavori in nero sottopagati, sono costretti a pagare affitti altissimi per alloggiare in strutture fatiscenti… Banca Etica finanzia “La Tenda di Abramo” e poi successivamente “La Tenda di Sara“, strutture di alloggio temporaneo per immigrati, mentre le associazioni di volontariato locali si attivano per cercare appartamenti a prezzi equi, spesso ristrutturando vecchie strutture inutilizzate…

Altro settore che verrà finanziato è quello delle strutture ricettive gestite da ex ospiti dei manicomi, a cui la legge “Basaglia” aveva ridato dignità e libertà di movimento… il risultato di questa straordinaria e commovente iniziativa, descritto da Salviato, e di cui trovate un bel articolo anche su Altraconomia, è oggi una fiorente catena di piccoli alberghi denominata “Le Mat“, attiva in diversi Paesi europei…


Capitolo 17) Libera terra in libera banca

… Oggi siamo una delle pochissime banche italiane che al Sud investe più di quanto raccoglie. Nella maggior parte dei casi, infatti, le banche scendono a sud perché sono ghiotte di risparmi, conti correnti, libretti. Poi però portano la liquidità al Nord, per finanziare imprenditori e famiglie. Per il Sud i rubinetti sono chiusi, perché “è troppo rischioso”, “non ci sono garanzie” e alla fine i commercianti e i piccoli industriali sono costretti a rinunciare agli investimenti, oppure devono fare ricorso all’usurainvece Banca Etica… garantiamo finanziamenti agevolati alle imprese che si rifiutano di pagare il pizzo e aderiscono al comitato Addio Pizzo, offriamo piccoli prestiti a chi vuole sotr trarsi al ricatto degli usurai… e finanzia dal 1999, quando tutti la prendevano per pazza, le cooperative che lavorano le terre sequestrate alla mafia, uno dei sistemi più efficaci per debellare tale mostro…

Salviato racconta le decine di iniziative della Banca al Sud, della lotta contro la Mafia, le riunioni con le Associazioni locali, con i volontari, con i religiosi trasferiti perchè troppo “scomodi”, della Mafia che brucia i raccolti e distrugge le piantementre Banca Etica ribatte finanziando anche i progetti di lavoro di ex carcerati, a cui nessun banca invece concedeva credito… è un capitolo impossibile da riassumere, vi invito a comprare il libro o cercarlo in biblioteca

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 15) Tutti gli ingredienti di Banca Etica

Posted by giannigirotto su 8 settembre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

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Capitolo 15) Tutti gli ingredienti di Banca Etica

Quando partì Banca Etica, le reazioni della stampa e del londo finanziario non tardarono a farsi sentire. In molti ci paragonavano a un’iniziativa di beneficenza, che poteva reggersi solo perché “i clienti scelgono di rinunciare a una parte della remunerazione sui loro depositi”, altri ne approfittavano per sottolineare che “il profitto non ha aggettivi quando è prodotto nel rispetto della legge: non è né etico né spregevole. È solo profitto”.

I più critici ci consideravano una “banca a tempo”, destinata presto a soccombere, mentre la maggior parte delle altre banche ci vedeva come un’esperienza di nicchia, con numeri talmente piccoli che non avrebbe dato fastidio a nessuno…

… Se l’informalità, l’improvvisazione, i colori di Banca Etica ci rendevano simpatici, i clienti, per quanto molto entusiasti ed emozionati, cominciavano a chiederci maggiore serietà è puntualità nel disbrigo delle pratiche e non mancavano di confrontarci con l’efficienza e la qualità delle banche tradizionali, che magari avevano appena lasciato per aprire il conto da noi. Dopo la sbornia della partenza, in cui il maggiore risultato era proprio quello di essere riusciti a partire, ora bisognava dimostrare che potevamo essere “etici” e nello stesso tempo molto professionali.

Per prima cosa, già nei primi mesi del 1999, avevamo cominciato a mettere sul nostro sito internet la lista di tutti i progetti e le associazioni che stavamo finanziando. Banca Etica doveva essere una banca “dalle pareti di vetro”, la prima – e ancora l’unica – in Italia, in cui si può guardare dentro, per capire dove vanno a finire i soldi depositati dai clienti. Il primo ingrediente dell’etica in campo finanziario è proprio la trasparenza e, ancora oggi, se si apre il sito http://www.bancaetica.it, in home page si può cliccare su “realtà finanziate” e leggere tutti i finanziaménti, divisi per regione, provincia o settore…

… Chi deposita i propri risparmi in Banca Etica può indicare espressamente quale settore intende finanziare, scegliendo la cooperazione intemazionale, cooperazione sociale, ambiente e associazionismo. In alcuni casi, grazie ai cosiddetti “certificati di deposito dedicati”, è possibile anche decidere il singolo progetto o l’associazione che si desidera sostenere…

Salviato poi scrive di come Banca Etica sia una delle poche banche “vere”, nel senso che le banche erano nate per dare impulso all’economia, facendo da tramite tra chi aveva disponibilità economiche e chi ne aveva bisogno per sviluppare un’attività concreta, reale, mentre oggi le banche sono speculative e “virtuali” nel senso che si crea denaro dal denaro, senza che sia svolta una vera attività produttiva/di servizi… e paradossalmente, nel momento della crisi del 2008/2009… lo Stato ha offerto sovvenzioni e agevolazioni solo alle banche in difficoltà, quelle che avevano scelto di comprare e vendere titoli esotici mentre chi si è comportato bene non ha portato a casa niente e ora si trova in svantaggio competitivo rispetto a chi ha speculato per anni e viene sostenuto dalla stampella statale offerta – loro malgrado – dai contribuenti… Tra il 2008 e il 2009 i governi di mezzo mondo hanno messo a disposizione oltre tremila miliardi di dollari per salvare le banche e garantire le loro operazioni. Quasi il doppio di quello che l’Italia produce in un anno, una cifra impressionante. Gli stati sono intervenuti, diventando azionisti delle banche, in modo che i risparmiatori tornassero a fidarsi, perché nessuno sapeva con certezza cosa nascondessero le istituzioni finanziarie tra le pieghe dei loro bilanci e, di conseguenza, nessuno si fidava; Come posso prestare dei soldi a una banca che magari li utilizza per comprare nuovi “titoli tossici”? Se non c’è trasparenza non ci si può fidare. Guarda caso, gli insaccati finanziari subprime, tra i primi responsabili della crisi, sono stati prodotti in strutture opache, chiamate “Siv” (Structured Investment Vehicles), collocate al di fuori dei bilanci e registrate in paradisi offshore, dove è quasi impossibile fare controlli…

Salviato spiega come Banca Etica, a differenza di tutte le altre banche, abbia trattato allo stesso modo imprese private e il “terzo settore” sino ad allora considerato “non affidabile” e incredibilmente anche il Sud Italia, che pagava 4-5 punti in più rispetto al nord… e tutto questo ottenendo un tasso di “sofferenza” del 0,5% contro il 3% delle banche normali, e questo ha portato al grandissimo risultato che queste ultime si sono adeguate abbassando i tassi...  il 30 per cento dei finanziamenti concessi da Banca Etica non è assistito da alcun tipo di garanzia. Si tratta di un record mondiale, che permette l’accesso ai servizi bancari da parte di chi altrimenti sarebbe considerato un “fuoricasta” dal punto divista bancario.

… Un altro ingrediente di base di Banca Etica è l’analisi socio-ambientale di tutti i progetti. Prima di essere finanziato, un progetto non deve passare solo un esame economico, ma anche un’istruttoria che prende in considerazione criteri non strettamente finanziari, per esempio la partecipazione democratica all’interno delle cooperative che richiedono il finanziamento, la riduzione delle emissioni inquinanti, la capacità di risposta ai bisogni dell’area, il rispetto dei contratti di lavoro, la presenza di lavoratori svantaggiati o disabili o la valorizzazione del volontariato… Se un progetto non ottiene una valutazione sociale positiva, l’ufficio fidi della banca non perde nemmeno il tempo per fare una valutazione economica: il progetto non viene finanziato. Punto e basta. L’esame socio-ambientale ha la precedenza… ed aggiungo io quale altra banca mette al primo posto la sostenibilità socio-ambientale piuttosto che quella finanziaria???

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 13) La banca dei capitani coraggiosi Cap. 14) Mani in alto, questa è una banca!

Posted by giannigirotto su 5 settembre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
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Capitolo 13) La Banca dei Capitani coraggiosi

Dopo il sì di Bankitalia alla creazione di una banca’ popolare etica il percorso è tutto in salita. Abbiamo in mano l’autorizzazione, firmata dal governatore Fazio. Ora bisogna fare la banca. Ma non partiamo da zero: c’è già un nome, un marchio, una struttura minima e una sede, grazie a una serie di coincidenze favorevoli e irripetibili…

Parte a questo punto la ricerca delle risorse umane, dei dipendenti, che dovranno fisicamente gestire la neonata Banca… La nostra banca doveva essere diversa e ai dipendenti si richiedeva uno sforzo in più, nel rapporto con la clientela ma anche nello studio e nella preparazione dei vari servizi e prodotti bancari. La “banca leggera” modello McKinsey si basava sulle reti sociali e informatiche e richiedeva persone sveglie, capaci di adattarsi e di risolvere problemi complessi in modo creativo. Fin dall’inizio, ai cinquantenni che si erano formati nelle banche-ministero dell’era pre-internet, fatte di lettere, timbri, protocolli, abbiamo preferito i trenta/quarantenni, che del periodo preinformatico avevano vissuto solo gli ultimi scampoli…

… I primi mesi di Banca Etica sono una corsa contro il tempo. Finita la maratona per la raccolta del capitale sociale, ora bisogna raccogliere risparmi, finanziare progetti. In due parole bisogna “fare banca”. La parola che viene pronunciata più insistentemente è “punto di pareggio”: il momento in cui riusciremo a coprire i costi di avviamento e cominceremo a essere sostenibili economicamente. Per raggiungere il punto di pareggio dobbiamo raccogliere almeno 130 miliardi di lire. A Bankitalia abbiamo detto che ce la possiamo fare in due anni e mezzo, ma quando partiamo ci sembra che il traguardo sia molto più lontano. Dopo aver raggiunto l’obiettivo del capitale, l’entusiasmo della base si è un po’ smorzato. I soci sono contenti di essere riusciti a far partire la banca, quello che fanno fatica a capire è che l’avventura vera e propria comincia adesso…

… La mattina in banca, la sera agli incontri con i soci e potenziali nuovi clienti. Il lavoro del bancario etico – almeno nei primi mesi di vita della banca – non conosce pause, e i risultati piano piano arrivano. All’inizio siamo presenti solo nella sede di Padova e in una filiale a Brescia. Il 1999 è tutto un viavai di gente che viene a trovarci… Alla fine di dicembre del 1999 i numeri del primo bilancio confermano un interesse crescente per la nuova banca. I soci sono ormai quasi 14.000, il capitale è salito a 17,4 miliardi.

Cap. 14) Mani in alto, questa è una banca!

… Il modello leggero sta decollando. Abbiamo solo una filiale che sarà accompagnata da un numero sempre maggiore di punti di contatto, gestiti da promotori finanziari. Così almeno prevede la nostra tabella di marcia. Tra il 2000 e il 2001 cambia infatti per l’ennesima volta la normativa che regola il sistema bancario. Gli sportelli leggeri, con un solo promotore finanziario dipendente della banca, devono essere trasformati in sportelli veri e propri, che richiedono una struttura, un capitale e una serie di procedure burocratiche di autorizzazione che rallentano la diffusione della banca in ogni provincia. Siamo costretti a cambiare la “banca leggera” in corsa. Per volontà di Bankitalia, Banca Etica dovrà essere più pesante: uno sportello in ogni regione e un ufficio del promotore in ogni capoluogo di provincia.

Nel frattempo cambia anche la percezione di Banca Etica presso i clienti e i soci. Se eravamo partiti con l’idea di essere la “seconda” banca, offrendo servizi accessori rispetto a quelli degli istituti bancari tradizionali, ora un numero sempre maggiore di persone chiede di avere solo Banca Etica e, di conseguenza, trasferisce tutto quello che ha nei depositi a risparmio presso di noi. Siamo appena nati e già dobbiamo rivedere tutto il modello. I soci ci chiedono sempre di più, però allo stesso tempo ci dimostrano una fede assoluta. Ci sentiamo in dovere di ripagarli, mettendo a disposizione conti correnti, bancomat, carte di credito. Se vogliamo sostituire in tutto e per tutto le altre banche, dobbiamo essere in grado di rispondere a tutti i bisogni. Nel frattempo la banca procede a gonfie vele: nell’aprile del 2000, dopo appena tredici mesi di attività, raggiungiamo il fatidico punto di pareggio, riuscendo a dimostrare che Banca Etica sa camminare con le proprie gambe. È un traguardo ancora più grande, forse la prima volta in cui penso veramente che ce l’abbiamo fatta.

A questo punto Salviato discute sulle scelte filosofiche basate sull’etica, compiute da chi si rivolge a Banca Etica, ed al contrario di come le banche normali siano coinvolte sia nel traffico di armi sia in molte altre schifezze pur di speculare e guadagnare denaro, e di come anche la chiesa cattolica abbia avuto delle posizioni ufficiali e dei comportamente ben poco coerenti con il Vangelo che propone… Il tema dei rapporti tra finanza e armi è da sempre uno dei più sentiti da parte dei risparmiatori “etici”. A partire dagli anni sessanta, ai tempi della Guerra del Vietnam, molti giovani, soprattutto studenti, si erano trovati di fronte a un dilemma: se da una parte, infatti, scendevano in strada per protestare contro la guerra, dall’altra rischiavano di scoprire che i propri risparmi erano depositati proprio presso una banca che stava finanziando attivamente la produzione e l’esportazione di armi o l’addestramento degli eserciti…

… La legge 185, in vigore dal 14 luglio 1990, fortemente voluta dai movimenti pacifisti, è ancora oggi uno dei provvedimenti più rigorosi al mondo in tema di controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento. Un provvedimento che è riuscito a porre fine a un “far west” legislativo che, in Italia, considerava il materiale bellico come qualsiasi altra mercé e aveva trasformato l’Italia degli anni settanta e ottanta ih uno dei maggiori esportatori di armi di qualsiasi tipo verso paesi in guerra, paesi poveri e governi che violavano i diritti umani…

A partire del 1999 si sono susseguite diverse campagne di informazione sulle “Banche armate”, ed attraverso riviste, incontro ed Internet ormai si è diffusa una discreta conoscenza (purtroppo relativa, troppi ancora non conoscono la realtà) sugli investimenti nel settore degli armamenti… queste campagne di pressione hanno portato a qualche risultato, ma a tutt’oggi Banca Etica rimane l’unica ad essere completamente estranea a questo terribile circuito, come risulta dall’inchiesta dell’associazione di Consumatori Altroconsumo

Dalla banca ai fondi comuni il passo è breve e inevitabile… I fondi comuni sono prodotti finanziari semplici, che le banche vendono alle famiglie. Una famiglia italiana su due investe in fondi comuni. Sono come grandi contenitori, nei quali i gestori finanziari o “asset manager” inseriscono titoli azionari di imprese quotate in Borsa e titoli di stato per ottenere rendimenti migliori del mercato. In sé non si tratta di prodotti “cattivi”, anzi, molto spesso aiutano a mettere da parte i risparmi senza correre troppi rischi. Bisogna però stare attenti a cosa c’è dentro a questi fondi. “Valori” ha analizzato i bilanci annuali delle società che li promuovono, facendo una scoperta interessante: tutte le grandi banche italiane investono, tramite i fondi comuni, in titoli di società che producono mine antiuomo, bombe a grappolo o armi nucleari. Ciò significa che, quasi sempre inconsapevolmente, metà delle famiglie italiane sta affidando i propri risparmi a intermediari che, per farli fruttare, scelgono di impiegarli anche presso chi genera morte e distruzione…

Per fortuna oggi, grazie a Banca Etica, è possibile investire in fondi d’investimento etici, e che negli ultimi anni hanno reso talmente bene da meritare numerosi riconoscimenti e premi internazionali…

Il percorso che indica Banca Etica è chiaro: rifiuto del sostegno dell’industria degli armamenti, massima trasparenza nella concessione di prestiti e criteri etici precisi per selezionare gli investimenti. È chiaro che non tutte le banche potranno seguirci e che l’industria delle armi avrà sempre bisogno di servizi bancari. Qualche banca che glieli offrirà la troverà sempre. Noi ci appelliamo però ai risparmiatori: se hanno a cuore le sorti del pianeta, se ripudiano la guerra in ogni sua forma e vogliono promuovere la pace, allora dovrebbero scegliere le banche e le società finanziarie a cui si rivolgono con molta attenzione. Molta di più di quella che hanno dimostrato fino a oggi…

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 11) Strada sdrucciolevole per caduta limoni

Posted by giannigirotto su 2 settembre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 11) Strada sdrucciolevole per caduta limoni

… II 1998 è l’anno della corsa alla capitalizzazione. Tutti possono aderire, bastano centomila lire (meno di cinquanta euro) per diventare soci, e moltissimi lo fanno, in tutta Italia… Fabio Salviato e Marco Piccolo si mettono in viaggio per un lungo e fitto giro d’Italia, a visitare Associazioni, Gruppi, Movimenti, Cooperative, Circoscrizioni, Botteghe eque e quant’altro, per informare sulla situazione e spingere la raccolta di adesioni con il versamento delle quote associative… attraversano molte difficoltà e sacrifici ma spesso l’accoglienza è trionfale… Ci accolgono con un grande applauso. Il sindaco ci stringe la mano, fa un breve discorso e poi ci lascia la scena. C’è molta attesa per quello che stiamo per raccontare. C’è una banca nuova, che deve ancora nascere, ma la sola idea che possa essere creata dal basso, tutti insieme, ha dell’incredibile e moltissimi vogliono partecipare. Ho il cuore in gola, ho sete, parlo e non riesco a finire le frasi, sono emozionato. Capisco che la gente non ha solo bisogno di una banca, ma sente anche la necessità di cambiare, ha voglia di fare, di ricostruire il paese dopo la tempesta di Tangentopoli. Nella banca la gente vede un modo concreto per farcela, per superare gli ostacoli e mettere in piedi qualcosa di veramente nuovo, che sia un po’ di tutti, senza privilegi… la risposta della gente comune è eccezionale…

“È da una settimana che succede,” ci dice Matteo, il nostro direttore. “Durante la notte arriva una pioggia di fax e la mattina bisogna essere pronti a cambiare il rotolo.” È incredibile. La gente risponde, si prende la briga di fotocopiare la carta d’identità, di andare in posta a compilare un bollettino, di mandare un fax. In effetti il boom della raccolta di capitale si è avuto proprio in quei dodici mesi che vanno dal marzo del 1997 al marzo del 1998. Avevamo iniziato con 2 miliardi di lire e siamo arrivati a 12, in meno di un anno. Raccoglievamo 100 milioni di lire al mese, poi 300 e, man mano che il totale saliva, la gente iniziava a capire che avremmo potuto farcela.

Dal gennaio del 1998 iniziamo a portare a casa un miliardo di lire al mese. Il giro d’Italia, intanto, ha moltiplicato i fax, le chiamate, le richieste dei giornali e delle radio per interviste. Ci erano serviti due anni per far partire la macchina e consolidare le reti. Ora andava avanti da sola. Lasciando per terra dieci metri di carta continua ogni giorno… e il traguardo dei 12,5 miliardi di lire viene raggiunto… La raccolta del capitale però continua. Meglio mettere da parte qualche milione in più, per permettere alla società di partire. Ora non ci può fermare nessuno. E siamo pronti per l’incontrò finale con Bankitalia, fissato per il 30 giugno.

A Palazzo Koch ci andiamo in tre, per l’ennesima volta. Ma questa volta abbiamo in tasca il risultato. Ci sentiamo sicuri. Sarà la volta buona. Per mesi abbiamo mandato statìstiche, risposto a decine di domande, interpretato i più piccoli cavilli normativi. Ora ci siamo. Presentiamo il piano per la partenza della banca, numero dopo numero. Entro il 2001 vogliamo raddoppiare il capitale, arrivare a 200 miliardi con la raccolta del risparmio, concedere 140 miliardi in prestiti alla cooperazione sociale e internazionale, alla tutela dell’ambiente allo sport per tutti. spieghiamo nei dettagli e i funzionari ci interrompono più volte, chiedendo spiegazioni, sollecitando chiarimenti.

Al termine della relazione uno degli ispettori si mostra però scettico. Prende in mano i documenti, li legge e li rilegge, scuote la testa. Mi si gela il sangue nelle vene. Non so cosa, aspettarmi questa volta. II vostro business plan non fa una piega, esordisce. “Ma se tutto funziona come previsto, il primo anno avrete una perdita di 1,1 miliardi, il secondo di 200 milioni e solo dopo tre anni avrete un utile di bilancio. “Sì, in effetti sì, rispondo io. Iniziamo da zero e quindi non possiamo immaginare di essere subito in utile, dovremo assorbire dei costi fissi, produrre gradualmente i primi ricavi.” “Sì, sì, è chiaro,” ribatte il funzionario. “Ma se è così i 12 miliardi e mezzo dì capitale che avete raccolto non vi bastano. Per sicurezza ve ne serve almeno uno in più.”

In quel momento, come nei migliori film di azione, arriva il colpo di scena. Mi infilo la mano sotto la giacca, prendo un documento dal taschino, lo apro e lo allungo sul tavolo. “Dottore,” dico, con la voce che mi trema in gola. “Mi permetto di presentarle un documento aggiuntivo. È lo stato della raccolta al 25 giugno. Siamo arrivati a 14 miliardi è mezzo.” Il funzionario di Bankitalia sorride compiaciuto. “Complimenti,” ci dice. “Siete stati tenaci. Vi ho visto crescere in questi anni. Arriverete lontano. Ora potete presentare la domanda ufficiale per l’autorizzazione.”

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 12) I due angeli custodi di Banca Etica

Posted by giannigirotto su 28 agosto 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

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Capitolo 12) I due angeli custodi di Banca Etica

Ce l’avevamo fatta. Eravamo riusciti a mobilitare migliaia di persone per un’idea, per qualcosa che ancora non esisteva. Un risultato straordinario, che però non sarebbe stato possibile senza il contributo di ogni singola persona. Dietro l’onda lunga che ci aveva portato a raccogliere 10 miliardi di lire in meno di un anno c’era un lavoro paziente, certosino, per la costruzione di reti di relazioni, che durava da anni e aveva coinvolto i movimenti pacifisti, cattolici, le botteghe del commercio equo e solidale, i circoli Arci e le Acli, i sindacati, le amministrazioni locali e centinaia di altri soggetti, come organizzazioni non governative e cooperative sociali.

Un lavoro che non sarebbe stato possibile senza l’ispirazione e il sostegno di due grandi personaggi, che sono stati per i movimenti una guida, un simbolo di quegli anni di grande trasformazione a cavallo tra gli ottanta e novanta; Alexander Langer e Alex Zanotelli, quelli che mi piace chiamare “i due Alex di Banca Etica”, hanno avuto un’importanza decisiva nella creazione della banca. Ci hanno aiutato a definire meglio i contorni del progetto, hanno entusiasmato quella che sarebbe poi diventata la nostra base sociale con i loro libri, gli articoli e decine di incontri pubblici. Hanno avuto una visione profetica in un periodo in cui si faceva fatica a interpretare i segni di un futuro che, con il crollo del Muro di Berlino, era diventato più che mai incerto… Alexander Langer è stato il primo a intuire il respiro europeo di una banca etica, creata dal basso. Mentre Alex Zanotelli è stato fondamentale nell’identificare, con grande lucidità e in anticipo rispetto a tutti gli altri, il potenziale “distruttivo” delle banche, la loro complicità, il loro totale asservimento a un sistema che si basa su una profonda disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza e genera ogni giorno migliaia di nuovi poveri

segue un accorato ricordo di Salviato sulla figura, prematuramente scomparsa, di Langer, di cui riporto solo alcuni stralci significativi… Negli anni ottanta Langer aveva già Capito che il mondo ambientalista, il commercio equo e solidale e i movimenti pacifisti e di solidarietà sociale dovevano unirsi, magari sotto la bandiera arcobaleno della pace. “Non ha senso dividersi in tanti piccoli ruscelli,” ci ripeteva. “La nostra divisione è funzionale al sistema. Dobbiamo creare un’unica coalizione, con molte anime, ma unitaria, per dimostrare che un mondo diverso, un’economia diversa sono veramente possibili.“… A Strasburgo si era fatto promotore della prima proposta di legge europea che riconosceva il commercio equo e solidale come forma dì sostegno concreto, per garantire lo sviluppo nei paesi del Sud del mondo ed era riuscito a farla approvare

Nell’ultimo incontro personale di Salviato con Langer, nel ’92, discutendo della possibilità di creare Banca Etica, Langer disse... “Ho pensato molto a quello che state facendo inizia Alex. “È qualcosa di rivoluzionario, non so se ve ne siete resi conto. È la riappropriazione dei mezzi finanziari dal basso“. Gli si illuminano gli occhi quando ci dice queste cose. Ci crede, è convinto che ce la possiamo fare. Poi mette sul piatto una proposta, a freddo, che era già balenata nelle nostre riunioni, anche se nessuno l’aveva mai presa sul serio: “È arrivato il momento, anche in Italia, di costituire una banca, una vera banca etica, però di dimensioni europee. La banca deve partire ‘europea’ o non partire mai”… Ci pensa un attimo è poi riprende con un’esortazione: “Fatela presto questa banca fatela subito, perché il tempo sta per scadere. Stiamo vivendo un momento magico. Non possiamo perdere un’occasione del genere”…

segue quindi una descrizione su Alex Zanotelli, su cui fortunatamente in Internet trovate moltissimo materiale, io mi limito ad un breve estratto di ciò che disse nel ’85, quindi in tempi non sospetti… Da direttore del mensile “Nigrizia”, fondato a Verona dai “missionari comboniani per dare voce alle popolazioni africane e afroamericane, padre Alex aveva fatto parlare di sé già a metà degli anni ottanta, quando aveva attaccato duramente Andreotti, Spadolini, Craxi e altri politici. Tutto era cominciato nel gennaio 1985, con la pubblicazione dell’editoriale “Il volto italiano della fame africana“, una pesante denuncia del sistema italiano di aiuti ai paesi poveri.  “Di fronte alla drammatica situazione alimentare dell’Africa e alla sofferenza di milioni di nostri fratelli, è quanto mai rivelatore quello che succede in Italia sul problèma fame,” esordiva Zanotelli. “È sempre più risaputo che i soldi destinati alla lotta contro la fame o allo sviluppo vengono usati per altri fini, persinò nel giro delle armi,” si era spinto a scrivere. “Ed è inoltre sempre più evidente come l’interesse da parte delle fòrze politiche italiane provenga più da un preciso tornaconto che da un genuino amore per i poveri.” “Là fame paga,” continuava Zanotelli, da visibilità ai politici che cercano di rifarsi un’immagine e gonfia le casse dei partiti. “Altro che fame nel mondo!” concludeva l’editoriale. “Forse sarebbe più opportuno chiederci a che punto è arrivata la nostra fame!”.

Padre Alex non aveva risparmiato attacchi a nessun partito di governo. Dai socialisti ai radicali fino ai democristiani, tutti venivano considerati “complici” nella gestione di un sistema di aiuti che serviva prima di tutto “alle élite borghesi dei paesi poveri per mantenerle al potere“…

… Alla fine degli anni novanta, proprio quando siamo nel pieno della campagna per la raccolta del capitale sociale di Banca Etica, Zanotelli torna per qualche settimana in Italia, Tra il ’95 e il ’96 si ferma per sei mesi. In tutto il paese lo invitano per tenere conferenze, parlare nelle parrocchie e nei cinema. La gente vuole toccare con mano la realtà della fame, dei disastri creati dal neocolonialismo in Africa. Alex viene a raccontarci la propria storia, sale sul palco e parla a braccio, scaglia invettive contro un “sistema di sviluppo profondamente malato”, ma porta sempre dati, esperienze, e anche esempi da seguire per rompere il circolo vizioso dello “sviluppo che genera sottosviluppo” .  “Ogni volta che torno in Italia vi trovo peggiorati,” diceva; “Siete diventati delle isole, non comunicate più con i vostri vicini di casa, con i vostri amici. E vivete solo di quello che riuscite a possedere o a mangiare. È ancora umano tutto cio?…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 9) Una banca con i soldi del monopoli – Cap. 10) Insieme verso l’impossibile

Posted by giannigirotto su 22 agosto 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

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Capitolo 9) Una banca con i soldi del monopoli

…Uno dei primi passi fu la preparazione di un Business Plan (una sorta di ipotesi dettagliata sulle spese e sui ricavi), e qui si fa avanti la società McKinsey… perchè al tempo il sistema bancario era una… “Foresta pietrificata,” aveva definito così Giuliano Amato – che allora era presidente dell’Autorità antitrust – il sistema bancario italiano. Le banche erano immobili, polverose e inefficienti. Anche se qualcosa stava cominciando a muoversi. Alla fine del 1994 il Credito Italiano aveva lanciato un’offerta pubblica d’acquisto sulle azioni del Credito Romagnolo, mentre la Comit aveva dichiarato l’intenzione di comprare il Banco Ambrosiano Veneto. La finanza laica partiva all’assalto di quella cattolica, rappresentata dall’Ambroveneto, scuotendo alle radici un sistema stantio, debole ed eccessivamente frammentato rispetto agli altri paesi europei. In un contesto del genere, agli occhi di McKinsey il nostro progetto di una nuova banca, costruita dal basso, era un terreno vergine sul quale si potevano sperimentare nuove idee…

La persona inviata dalla McKinsey, il dr. Andrea Berti (che poi lascerà la McKinsey per diventare direttore della “Cooperativa verso la Banca Etica”), si rivela una preziosissima risorsa che contribuirà in maniera eccellente alla stesura del Business Plan e in generale alla definizione delle modalità operative di Banca Etica…alla fine di agosto, il business plan è pronto. Le cifre parlano chiaro: un’ipotetica “Banca Etica” potrebbe interessare da subito ad almeno 350 associazioni e a 5400 cittadini, anche se il bacino da cui la nuova banca potrebbe pescare è molto più ampio: almeno 35.000 organizzazioni e oltre 2 milioni e mezzo di persone. Un terreno tutto da esplorare. Quello del terzo settore, che, in base al dossier di Berti, gode di ottima salute. Grazie a 52.000 diverse associazioni con 721.000 addetti il non profit in Italia ha un giro d’affari di 28.000 miliardi di lire (14,4 miliardi di euro). E ha bisogno di servizi bancari su misura, di consulenti, sportelli, procedure nuove…


Capitolo 10) Insieme verso l’impossibile

Dobbiamo raccogliere 12,5 miliardi di lire, ma a inizio 1997 ne abbiamo in cassa poco più di due. Non ci sono banche che ci sostengono, né grandi compagnie o ricchi benefattori. Ci sono solo centinaia di magliaia di associazioni, privati cittadini, sparsi in tutto il paese. Come fare per raggiungerli?…

… non ci sono associazioni rigide, gerarchiche, dove basta un impulso dal vertice perché tutte le sedi regionali e provinciali o i vari raggruppamenti politici seguano la voce del padrone. Siamo di fronte a realtà composite dove bisogna cercare di convincere tutti della bontà del progetto…

non ci sono formule magiche o soluzioni facile, quindi sia Salviato che altri protagonisti partono per una “tourneè” lunghissima e fittissima di incontri con centinaia di Associazioni, ad ogni ora del giorno e della notte, per diffondere il messaggio e le richieste alla base del mondo del volontariato… ma non basta…

… Le Acli e l’Arci sono le prime associazioni a capire che la questione deve essere affrontata in modo professionale, al più presto. Chiedono che sia predisposto un programma di raccolta di capitale, vogliono che sia messo sulla carta un business plan, un piano ben preciso per una campagna seria di raccolta del capitale… viene deciso di realizzare un piano finanziario … Alla fine di settembre, all’ennesima riunione del Consiglio di amministrazione della cooperativa Verso la Banca Etica, le proposte sul tavolo sono due: la prima viene presentata da Francesco. Fa leva sulla forza delle reti e chiede a ogni associazione alcuni nomi di aderenti disponibili a sensibilizzare gli altri soci sull’idea di Banca Etica. Potenzialmente le reti di Acli, Arci, dell’Uisp e dei sindacati possono contare su nove milioni di persone. Basta convincerne poche migliaia per riuscire a raccogliere il capitale sufficiente…

… riparte quindi una tourneè lunghissima di incontri, questa volta però organizzati centralmente, per ottimizzarli ed evitare sovrapposizioni ed inefficienze… Abbiamo visitato l’Italia circolo per circolo, associazione per associazione, dalle sedi sgangherate delle periferie, alle botteghe coloratissime del commercio equo nei centri delle città, dai sottoscala delle ex sezioni di partito, agli uffici professionali delle direzioni delle Coop o dei patronati Acli. Eravamo a cavallo tra il 1997 e il 1998 e l’Italia, dopo il fallimento del primo governo Berlusconi, stava vivendo una fase di entusiasmo che penetrava in tutte le cellule del vivere sociale…

… Alla fine del 1997 torniamo in Banca d’Italia per confermare alla vigilanza che avremmo optato per il modello “banca popolare”. Gli ispettori cominciano a familiarizzare con l’idea di una banca etica, non ci guardano più con sospetto come all’inizio. Ma nessuno a Palazzo Koch vuole darcela vinta tanto facilmente. “Non siete figli di nessuno,” ci dicono senza mezzi termini. “Per questo sarete i più controllati. La banca più controllata d’Italia. Dovrete mandarci ogni mese i dati sulla raccolta di capitale. Vogliamo vedere come procede il progetto. In cambio avrete un vantaggio rispetto agli altri: sarete liberi da condizionamenti. Vi pare poco?”…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 8) Quel giorno in via Nazionale

Posted by giannigirotto su 17 agosto 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 8) Quel giorno in via Nazionale

…  Il primo in­contro con i dirigenti di Bankitalia è fissato per gli inizi del 1994. È una riunione informale, per sondare il terreno. Le ri­forme del sistema bancario stanno mettendo in ginocchio le cooperative e i consorzi finanziari. Ctm-Mag, il nostro con­sorzio, non è da meno. Le nuove normative ci chiedono di raccogliere sempre più capitale e impongono limiti severi per tutti gli operatori non strettamente bancari…

Ovviamente Banca d’Italia non fa sconti o eccezzioni, la legge è uguale per tutti, le buone intenzioni e in generale tutto il movimento che vi sta dietro non conta, quindi il responso è lapidario:

“Se volete continuare con la vostra attività dovete fondare una banca. Altrimenti vi conviene chiudere. Le cooperative finanziarie non hanno futuro”.

Luigi mi guarda negli occhi. Stiamo in silenzio. Fondare una banca. Già mi immagino le reazioni dei soci del consorzio. “Un’altra banca? A che cosa serve? Ce ne sono già mille.” “La banca no, è il simbolo del capitalismo. Piuttosto chiudiamo tutto. Vogliamo metterci anche noi dalla parte degli sfruttatori?”

Queste frasi mi rimbombano già in testa mentre cerco di pensare ad altro. Lo sguardo del funzionario non riesce a nascondere un pizzico di sadismo. “Questi non vanno da nessuna parte. Appena capiranno che cosa vuoi dire veramente mettere in piedi una banca, molleranno l’osso e si rassegneranno.” Era facile riuscire a leggergli nel pensiero. Eravamo un’armata Brancaleone di sognatori, con migliaia di sedi scalcinate in tutti gli angoli del paese. Come avevamo potuto immaginare che Bankitalia ci desse credito?

A questo punto però bisognava prendere una decisione importante. E le alternative erano due: continuare a essere testimonianza, coltivando una piccola riserva indiana di duri e puri o provare a diventare soggetti del cambiamento, come banca in mezzo alle banche, cercando di mettere mano agli ingranaggi del sistema? Con queste domande in testa decido di convocare subito una riunione straordinaria dei soci…

Una ventina di persone rappresentanti di cooperative, Acli, Arci, botteghe del commercio equo, mutue autogestione si riuniscono immediatamente e prendono la storica decisione di fondare Banca Etica, anche perchè capiscono che il momento in generale è storico, e l’opportunità di entrare nel Sistema non va sprecata… Oggi una banca etica come quella che abbiamo cominciato a costruire quindici anni fa sarebbe impossibile da concepire. Nel 1994 molti di noi l’avevano intuito. Dopo le elezioni di marzo, che avevano visto vincere a sorpresa Forza Italia, un partito costruito in meno di tre mesi, avevamo l’impressione che qualcosa stesse per cambiare in modo irrimediabile e non certo in meglio per il nostro paese. Se volevamo agire, bisognava mettere da parte le invidie e gli egoismi e farlo subito o mai più. C’era la sensazione che quel treno non lo dovevamo assolutamente perdere…

Nei 5 anni sucessivi gli incontri con Banca d’Italia si susseguono, sempre estreamente difficili e pieni di sfide… all’inizio del 1995 uno degli ispettori di Bankitalia mi guardò fisso negli occhi, e mi disse; “Avanti ora dovete uscire allo scoperto. Sapete che in Italia vale la legge delle tre”p” padrino, padrone e partito; Chi sono le vostre tre “p”? A che partito fate riferimento? A quale gruppo industriale o politico? C’è un personaggio a cui vi appoggiate? Dobbiamo dirvelo molto chiaramente: senza queste premesse è molto difficile entrare nel sistema, bancario italiano. Noi vi possiamo aiutare, ma poi sarà difficile andare da qualsiasi parte senza le tre “p'”.

Noi non abbiamo mai avuto nessun padrone, a parte i nostri oltre trentacinquemiìa soci, non ci siamo appoggiati ai partiti, anche se spesso i partiti hanno cercato di usarci come bandiera, e non ci siamo serviti di padrini, né di illustri padri fondatori: Spesso ci hanno associati alla chiesa, a qualche fronda della Cei o del Vaticano. Niente di più falso; Anzi, alla fine, nonostante il nome “etica”, abbiamo molti meno clienti religiosi di quanto ci si potrebbe immaginare; Certo, padri fondatori, dal punto di vista ideale ne abbiamo moltissimi. La lista, è lunga e abbraccia molti secoli: san Francesco, Raiffeisèn, Schulze-Delitzsch, don Guetti, don Milani, padre Alex Zanotelli, Alexander Isanger, Rudolf Steiner, Tom Benettollo. Tutta gente che; nei salotti buoni, non ha mai contato niente.

Ci abbiamo messo almeno due anni per far capire a Bankitalia che le nostre tre “p” erano altre: pacifismo, perseveranza, partecipazione. Davanti agli occhi increduli degli ispettori stava nascendo un mondo, quello del terzo settore, che si preparava a diventare un soggetto autonomo, creatore di occupazione e di valore aggiunto, e noi eravamo pronti a creare una banca per questo nuovo soggetto economico “terzo” rispetto allo stato e al mercato e che non si poteva ricondurre né all’uno né all’altro, Un universo costituito da una serie di organizzazioni di natura privata volte però alla produzione di beni e servizi a destinazione pubblica, come le cooperative sociali, le associazioni di promozione sociale, le associazioni di volontariato, le organizzazioni non governative ecc…

Il passo successivo è ora quello di raccogliere i 12,5 miliardi di lire (6,45 milioni di euro) necessari  per la costituzione della Banca… mica bruscolini…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 7) Una tazzina di caffè può cambiare il mondo

Posted by giannigirotto su 6 agosto 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

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Capitolo 7) Una tazzina di caffè può cambiare il mondo

…l’idea del commercio equo si stava sviluppando… Ci chiamavano per tenere incontri e raccontare come funzionava questa nuova forma di Commercio che garantiva prezzi equi ai produttori e sfidava le regole degli scambi tra paesi, dominati dalle multinazionalima ora si trattava di concretizzare l’idea attraverso una struttura stabile, efficente e diffusa…

… Come prima cosa decidiamo di non seguire l’esempio delle centrali europee, che agivano esclusivamente come importatori e di cui le botteghe erano semplici clienti. Scegliamo subito di investire nella creazione di un centro servizi per le botteghe, un ufficio che le accompagni aiutandole nelle attività di marketing e nell’organizzazione interna. Vogliamo che i volontari nei negozi non si sentano isolati, ma partecipi, protagonisti di un nuovo modo di intendere il commercio al dettaglio…

Salviato prende la decisione della vita di licenziarsi dalla Safilo, per dedicarsi anima e corpo alla nuova creatura… Nei primi mesi mi divido tra Bolzano e Padova, dove Marco Piccolo fa da coordinatore per Mag 3. L’attività di promozione del commercio equo è frenetica. Ogni lunedì parto in macchina alle cinque da Padova e torno da Bolzano mercoledì sera dopo le undici, con il bagagliaio – e parte dell’abitacolo – pieno di caffè, cacao, zucchero di canna, pappagalli in balsa e decine di altri prodotti artigianali. Passo metà del tempo con Rudi, Heini e Antonio in Alto Adige e l’altra metà in bottega con Marco e Cristina a Padova…

Il primo prodotto che scelgono come “punta di diamante” da proporre in tutta Italia è il caffe… Puntiamo sul caffè, che le multinazionali compravano (e continuano a comprare) dai piccoli produttori a prezzi da fame. Noi avremmo garantito un prezzo più alto, avremmo finanziato le cooperative di produzione in Honduras, Ecuador, Messico….

La difficoltà è trovare una azienda di torrefazione disposta a lavorare assieme al commercio equo, in “concorrenza” con le grandi multinazionali e per quantità molto piccole…  ma per fortuna si scopre Goppion di Treviso (attivo anche lui nel volontariato) e si può iniziare a tostare il caffè…

A questo punto bisognava però potenziare la rete di distribuzione e, soprattutto, era necessario appoggiarsi a una società finanziaria, che potesse aiutarci a gestire gli investimenti le anticipazioni e una serie di altre operazioni. Le banche, manco a dirlo, non erano disposte a concederci nemmeno un piccolo credito. Esigevano troppe garanziee, in quella fase, non eravamo in grado di fornirle. A Padova con Ctm-Mag avevamo già iniziato a raccogliere risparmi e concedere piccoli finanziamenti. Perché non trasformarla in una finanziaria locale, completamente a sostegno del commercio equo? A pensarci bene stavamo mettendo in discussione il sistema commerciale internazionale. Per la prima volta nella storia eravamo pronti a mettere i piccoli produttori di caffè messicani direttamente in contatto con i consumatori italiani. Potevamo fermarci davanti all’ennesimo “no” delle banche?

Ctm-Mag, che era nata nel maggio del 1989, diventa la prima mutua autogestione dedicata al finanziamento delle botteghe e dei produttori: la banca del commercio equo. Un punto di riferimento finanziario per tutti i punti vendita, che potevano chiedere prestiti, anticipazioni e garanzie. Ma anche per i contadini che avrebbero potuto ottenere anticipazioni, fondamentali per affrontare le spese correnti prima di ricevere i pagamenti.

I primi che depositano i propri risparmi presso il Consorzio Ctm-Mag sono proprio i clienti delle botteghe, che diventano soci sostenitori, proprio come succede oggi con i supermercati Coop, che offrono anche libretti di risparmio e finanziamenti ai clienti-soci. La battaglia per un commercio più giusto e una finanza solidale era iniziata alla grande.

Negli anni successivi Ctm-Mag si sviluppa a un ritmò impressionante, raccogliendo risparmi per oltre venti miliardi di lire da circa cinquemila soci. Nel frattempo, il commercio equo e solidale, partito dall’iniziativa di una manciata di botteghe, entra in una fase di boom senza precedenti, con l’apertura di duecento negozi in tutta Italia.

Ma tra il 1993 e il 1994 una serie di nuove leggi sull’attività creditizia minaccia di rendere vani tutti i nostri sforzi, limitando fortemente l’attività delle mutue autogestione, A cinque anni dalla fondazione di Ctm-Mag bisogna tornare a rimboccarsi le maniche.

Dopo una serie di acrobazie per cercare di tamponare le emergenze create dalle nuove regole, decidiamo che non è più il caso di girare intorno al problema. Dobbiamo andare direttamente alla fonte: alla sede della Banca d’Italia.

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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La «flessicurezza» della Danimarca

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