Tracce

Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Archive for the ‘educazione’ Category

COMMERCIO EQUOSOLIDALE NELLA GDO E NEL WEB!

Posted by giannigirotto su 18 agosto 2016

Lo sapevate che trovate i prodotti del commercio equosolidale (certificati dalla WFTO – World Fair Trade Organization) anche nei grandi supermercati/iIpermercati (http://www.fairtrade.it/prodotti)? E che li trovate anche online (http://www.altromercato.it/…/mangi…/pranzo-e-cena/pasta.html)?

Per il resto trovate le altre opzioni equosolidali (banche, assicurazioni, elettricità, turismo ecc. ecc.) li trovate nella mia sezione dedicatahttps://giannigirotto.wordpress.com/consumo-critico/

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 18-19-23-24) Cultura indigena – Cambiamento – Insegnamento

Posted by giannigirotto su 7 novembre 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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CAP. 18-19 – LA CULTURA INDIGENA PROGETTE IL PIANETA –

Le popolazioni indigene abitano più dell’85% delle aree protette del pianeta, e svolgono spesso, essi soli, il ruolo di guardiani di molti tra gli ultimi luoghi della terra ricchi di biodiversità. Gli Enti pubblici spesso traggono benefici dalle culture indigene di gestione della terra e ripristino ecologico.
Va riconosciuta e rispettata la conoscenza ecologica degli anziani e dei raccoglitori di cibo tradizionale, perchè i cibi nativi non possono essere protetti senza la conoscenza pratica su come coltivarli, nutrirli, raccogliergli, lavorarli, cucinarli e consumarli. Alcuni Paesi stanno inserendo in Costituzione tali principi.
Invece sul lato del supporto economico, i rapporti pubblicati dell’International Funders for Indigenous Peoples dicono che solo l’1% dei milioni di dollari versati ogni anni in beneficienza vengono assegnati ai popoli indigeni e alle loro attività di tutela degli ecosistemi. Da ricordare che l’abbondanza di risorse naturali preservata nei territori indigeni offre un’enorme opportunità per ampliare le stretegie di conservazione, permettendo di alleviare la fame e la povertà e conservando e progettendo allo stesso tempo le risorse mondiali.
Invece ancora oggi molti governi utilizzano la conservazione dell’ambiente come pretesto per allontanare a forza e intimidire i gruppi etnici indigeni, cancellando migliaia di anni di conoscenza specifica.
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CAP. 23 DAL CAMBIAMENTO INDIVIDUALE AL CAMBIAMENTO DELLA SOCIETÀ 

L’inquinamento parte dalle persone e le persone possono fermarlo.
Attenzione all’effetto rimbalzo ossia la tendenza a vanificare il risparmio ottenuto con l’utilizzo di dispositivi più efficienti aumentandone la frequenza ed intensità di utilizzo. L’esempio più comune è quello di chi acquisto nuova auto ibrida che potrebbe dimezzare i consumi ma poi finisce per percorrere il doppio dei chilometri proprio perché viaggiare è diventato relativamente meno caro cancellando in questo modo il beneficio.
Attenzione anche a non concentrarsi solo sui comportamenti domestici perdendo di vista l’importanza delle strutture industriali per esempio a livello di rifiuti solo il 3% sono i rifiuti solidi urbani mentre quelli industriali sono il 75%. Però a livello mediatico si parla molto poco di questi ultimi ci si concentra solo sui primi.

Per arrivare a dei cambiamenti sono necessarie quasi sempre almeno tre mosse la prima è avere un’idea generale di come le cose potrebbero essere i migliori presentandole ai cittadini in maniera che siano una fonte d’ispirazione moralmente convincente potente e invitante. In secondo luogo dobbiamo unirci agli altri per costruire un movimento di massa abbastanza forte da raggiungere il livello di cambiamento necessario.
La terza è l’impegno collettivo per innescare il cambiamento politico e strutturale azionandosi con decine e decine di modalità differenti a seconda del luogo, della situazione e del contesto in cui si opera.

Ricordiamoci sempre che “il modo più comune di cedere il proprio potere e pensare che non ne abbiamo”

CAP. 24 – INSEGNARE AD AFFRONTARE LE TURBOLENZE

Mai come oggi il bisogno di programmi efficaci di scienze e di studi ambientali nelle scuole superiori e nelle università è stato così forte, e coloro che progettano e offrono questi programmi sembrano tenere in scarsa considerazione gli studenti e il pianeta.

Da una parte si tende a semplificare il problema offrendo un kit di “soluzioni semplici”, ma non è detto che cambiamenti, anche importanti, nello stile di vita delle persone si traducano in effetti significativi.

E’ vero che in momenti di crisi improvvisi l’umanità ha dimostrato grandi potenzialità di resilienza e recupero, ma qui siamo di fronte ad un evoluzione climatica del pianeta che sarà molto lenta e ondivaga. Inoltre il peggiorarsi delle situazioni sociali che comporteranno, portano un elevatissimo rischio di amplificare regimi dittatoriali e/o antidemocratici in generale.

In generale nei corsi di studio afferenti le materie ambientali, raramente viene offerto un quadro integrato e sistematico di come sarà possibile porre rimedio.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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Allarme Carni rosse… parliamo di alimentazione?

Posted by giannigirotto su 31 ottobre 2015

Nei giorni scorso è uscita la ormai famosa dichiarazione dell’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) sulla sicura canceroginità delle carni rosse lavorate, e probabile cangeroginità delle carni rosse non lavorate.

Al di là della specifica notizia, è chiaro che il nostro regime alimentare, cioè quello che mangiamo REGOLARMENTE, cioè spesso, insomma le nostre abitudini alimentari, sia estremamente importante per la nostra salute (e di conseguenza del nostro portafogli).

In questa trasmissione televisiva, di un paio di mesi fa, si parla appunto di alimentazione. Nel mio piccolo intervengo anch’io in quanto vegano “per coerenza” (o vegetariano stretto, a seconda delle interpretazioni), molto fruttariano crudista… 😉

In sintesi, con una dieta vegetariana/vegana si spende di meno, si ha più energia, si stressa l’ambiente molto, molto meno e si consuma dieci volte meno acqua ed energia… e naturalmente vi sono poi gli aspetti medici ed etici… alcune cose le avevo già scritte in questi post

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 14,16,17) Fossili, Efficienza energetica, Agricoltura

Posted by giannigirotto su 8 ottobre 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 14, 16, 17) Abbandonare le fossili, utilizzare l’Efficienza Energetica e l’Agricoltura

 

Premetto che su questi argomenti trovate moltissimo materiale sia nella mia cartella apposita “documenti“, sia in alcuni libri che ho già letto e riassunto e messo a disposizione nella sezione “Indispensabili“, e in particolare “Democrazia Energetica“, “Energia oggi e domani – Prospettive, sfide, speranza“, “Petrolio e Politica“, “Rinnovabili: se non ora quando“,”Trivelle d’Italia“, e indirettamente anche su “Un piano per salvare il Pianeta“, tutto materiale quindi a cui vi rimando nel caso vogliate approfondire… ecco invece i riassunti dei tre capitoli in oggetto:

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Non ci si può limitare a parlare di emissioni di CO2, ma bisogna considerare tutti i tipi di emissioni inquinanti e gli altri danni causati da tutta la filiera, dall’estrazione al consumo finale.

L’industria del fossile ha bisogno di investire 3 milioni di dollari per ogni lavoratore impiegato. Per paragonare ricordiamo invece i 13mila euro per il tessile, i 100mila per l’informatica e i 200mila per la chimica. Ed è il settore che produce più morti di tutti gli altri settori industriali messi assieme. Ed i Paesi produttori di petrolio hanno avuto meno democrazia, meno opportunità per le donne, guerre civili più frequenti e una crescita economica più instabile rispetto al resto nel mondo.

Paradossalmente sono proprio i Paesi produttori ora i più attivi ad effettuare la transazione energetica, mentre altri Paesi hanno introdotto nelle loro Costituzioni il “diritto della natura”
 
L’efficienza energetica sarà uno dei principali driver dell’economia nei decenni prossimi futuri. Ed è anche un business molto redditizio, con un ritorno economico medio dell’investimento che si aggira intorno al 20%. Negli USA e in diversi altri Paesi, la politica ha introdotto e sta introducendo numerosi strumenti per favorire tali investimenti (non in Italia però, ndr)
 
In Agricoltura si parla dallo sconvolgente dato del 30% di spreco complessivo globale. Ma si sta ri-scoprendo come l’agricoltura sia anche la soluzione ai pressanti problemi ambientali. Per esempio integrare le colture con alberi può raddoppiare/triplicare le rendite. Oggi il 70% dei prelievi di acqua dolce si deve all’irrigazione agricola. L’eccessivo uso di fertilizzanti e pesticidi ha prodotto un flusso tossico che ha creato zone morte costiere e ridotto la biodiversità.
La produzione “domestica” di verdura rimane il miglior sistema per preservare ambiente, biodiversità e sicurezza alimentare, sopratutto per i Paesi poveri.
La diversità alimentare è in fortissimo pericolo, la maggior parte dei regimi alimentari nei paesi ricchi consiste in sei alimenti.
Le donne dedite all’agricoltura rappresentano nei Paesi poveri fino al 80% della forza lavoro, ma sono spesso prive dei diritti paritari.
Ad oggi il pianeta può già nutrire 9-11 miliardi di persone con il cibo coltivato attualmente.
Vi è bisogno di aiutare lo sviluppo di cooperative di agricoltori per avere più potere contrattuale e creare delle reti di assistenza reciproca.
Altra struttura estremamente utile nei Paesi poveri è l’istituzione delle “Banche di Villaggio” che concedano microcrediti.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 11,12,13) Costruire una economia sostenibile

Posted by giannigirotto su 15 settembre 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 11, 12, 13) Costruire un’economia sostenibile

 

Premetto che su questi argomenti trovate moltissimo materiale sia nella mia cartella apposita “documenti“, sia in alcuni libri che ho già letto e riassunto e messo a disposizione nella sezione “Indispensabili“, e in particolare “Democrazia Energetica“, “Energia oggi e domani – Prospettive, sfide, speranza“, “Petrolio e Politica“, “Rinnovabili: se non ora quando“,”Trivelle d’Italia“, e indirettamente anche su “Un piano per salvare il Pianeta“, tutto materiale quindi a cui vi rimando nel caso vogliate approfondire… ecco invece i riassunti dei tre capitoli in oggetto:

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Non si può continuare a utilizzare il Pil per misurare il benessere di una società ma lo si deve sostituire con altri indicatori come ad esempio l’indice di progresso genuino in inglese GPI genuine progress indicator.
Infatti mentre il Pil continua a crescere negli ultimi decenni il GPI ha avuto un picco più o meno nel 1975 e da allora è stato fermo o in graduale calo. Oggi gli Stati Uniti e diversi altri paesi industrializzati si trovano in un periodo di quella che potremmo chiamare una crescita antieconomica in cui l’ulteriore crescita delle attività economiche di mercato cioè il Pil a conti fatti sta in effetti riducendo il benessere piuttosto che aumentarlo ( è quello che affermano economisti quando dicono che la redistribuzione della ricchezza si è fermata anzi si è invertita, ndr).

Dobbiamo pertanto rispettare i limiti ecologici, proteggere le competenze tra l’altro con orari di lavoro ridotti, che possono anche aumentare la capacità degli individui di prosperare migliorando l’equilibrio lavoro/vita, determinare dei limiti equi all’ineguaglianze salariali, ovvero un reddito minimo e massimo. Diversi studi hanno infatti dimostrato che la maggior parte degli adulti sarebbe disposta a rinunciare a parte del proprio guadagno personale per ridurre un ineguaglianza che ritengono iniqua. Auspicabile poi anche la possibilità di utilizzare nuove forme di proprietà cooperative vedi per esempio le società darsena detto popolare auspicabile anche dal premio Nobel Yunus (ecco alcuni esempi con cooperative su Finanza, Assicurazioni ed elettricità)

Un altro fattore da rivedere pesantemente è il sistema monetario corrente che intrinsecamente sostenibile la maggior parte della liquidità monetaria è il risultato di quello che viene chiamato sistema bancario a riserva frazionaria. Alle banche viene richiesto per legge di trattenere una percentuale di ciascun deposito che ricevono, il resto lo possono prestare a interesse. Tuttavia i prestiti sono depositati in altre banche che a loro volta possono prestare prestare tutto tranne la riserva richiesta, e il risultato netto è che i nuovi soldi emessi dalle banche più il deposito iniziale saranno uguali al deposito iniziale / la riserva frazionaria. Per esempio se un governo deposita un milione di dollari in banca e la richiesta di riserva frazionaria del 10% le banche possono creare moneta per 9 milioni di dollari concedendo i relativi prestiti per una liquidità monetaria totale di 10 milioni di dollari. In questo modo la maggior parte dei capitali erogati in forma di debito che produce interessi.

Questo sommato ha fatto il processo di allocazione del capitale stato ampiamente sottratto istruzioni che sarebbe un interesse pubblico da invece dominato da istituzioni e individui che cercano solo di massimizzare il profitto fornisce una parte della spiegazione all’attuale enorme crisi finanziaria mondiale. Viceversa deve essere riconfermato al governo di ciascun paese il potere di creare la propria moneta abbandonando l’attuale sistema bancario a riserva frazionaria e procedendo verso la richiesta del 100% di riserva sui depositi (chi vuole approfondire può leggere gratuitamente i riassunti dei libri “Dobbiamo ridare fiducia ai mercati!” e “I padroni del mondo”).

Si deve poi procedere ad internalizzare i costi ambientali esterni, cioè le cosidette esternalizzazioni.  Le tasse verdi sono infatti una forma di acquisizione di reddito perché fanno pagare l’utilizzo privato di risorse create dalla natura. Un primo tentativo di affrontare alcuni di questi problemi sono i bilanci di “responsabilità sociale d’impresa”, o CSR – corporate social responsability.

Altra misura auspicabile è la tassazione progressiva quindi passare il redditi più alti man mano in percentuali maggiori. Infine sono auspicabili maggiori investimenti del governo in beni pubblici, programmi anti povertà, programmi di alfabetizzazione degli adulti, una migliore pianificazione dell’utilizzo del suolo e protezione degli habitat naturali.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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SCAMBIAMOCI I (riassunti dei) LIBRI!

Posted by giannigirotto su 13 agosto 2015


Leggere i libri rimane uno dei modi migliori di informarsi ed approfondire le materie. Però ci vuole tempo, una risorsa che abbiamo sempre meno a disposizione. Allora perchè non scambiarsi i riassunti dei libri, con i concetti più importanti? Io lo faccio da diversi anni, e ne ho messi a disposizione una cinquantina nella sezione omonima del mio sito web, https://giannigirotto.wordpress.com/indispensabili/LIBRI/
Se lo fate anche voi possiamo moltiplicare la reciproca conoscenza, e diventare sempre più informati e quindi difficilmente ingannabili. A costo zero!

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 10) Reingegnerizzare la cultura

Posted by giannigirotto su 27 giugno 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 10) Reingenerizzare la cultura

Premetto che su questi argomenti trovate moltissimo materiale sia nella mia cartella apposita “documenti“, sia in alcuni libri che ho già letto e riassunto e messo a disposizione nella sezione “Indispensabili“, e in particolare “Democrazia Energetica“, “Energia oggi e domani – Prospettive, sfide, speranza“, “Petrolio e Politica“, “Rinnovabili: se non ora quando“,”Trivelle d’Italia“, e indirettamente anche su “Un piano per salvare il Pianeta“, tutto materiale quindi a cui vi rimando nel caso vogliate approfondire… ecco invece i riassunti dei tre capitoli in oggetto:

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E’ un obiettivo tutt’altro che facile da raggiungere. Sono numerosissimi gli interessi che si stanno opponendo e si opporanno, e tutti mirano a sostenere la cultura consumistica globale, dall’industria dei combustibili fossili a quella agroalimentare al settore della trasformazione alimentare a quello delle automobili ecc.
Ogni giorno ciascuno di noi consuma in media 27 kg di materia prima. Sganciarsi dal consumismo, attualmente finanziato da oltre 500 miliardi dollari per campagne pubblicitarie e da centinaia di miliardi di dollari di sussidi governativi e agevolazioni fiscali, da miliardi per campagne lobbistiche e pubbliche relazioni, oltre che dalla inerzia di generazioni che vivono un sogno consumistico, sarà indubbiamente l’aspetto più difficile della transizione verso una società sostenibile. La chiave della soluzione è reingegnerizzare le culture umane affinché diventino intrinsecamente sostenibili.
È stato calcolato che l’uomo medio potrebbe usare continuativamente 2000 Watt di energia per soddi tutti i suoi bisogni, compresi cibo trasporti acqua servizi e tutto ciò che gli serve possedere di realmente indispensabile.
Naturalmente stanno nascendo i primi tentativi di introdurre culture di sostenibilità. Molte imprese negli Stati Uniti si stanno registrando o certificando come “b Corporation” dove B significa  benefit. Ciò significa che la loro attività deve offrire un effetto complessivamente positivo per le società e l’ambiente in cui operano. Qualche governo sta effettuando trasformazioni ancora più audaci come l’espansione dei diritti fondamentali, oltre che agli essere umani, al pianeta stesso. Se ciò avvenisse globalmente, così come l’introduzione dei diritti umani ha trasformato il mondo delle leggi e ha catalizzato cambiamenti sociali in tutto il mondo il riconoscimento dei diritti della Terra potrebbe fare altrettanto.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 7,8 e 9) Energia e Fonti Rinnovabili

Posted by giannigirotto su 14 maggio 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
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Cap. 7,8 e 9) Energia e Fonti Rinnovabili

Premetto che su questi argomenti trovate moltissimo materiale sia nella mia cartella apposita “documenti“, sia in alcuni libri che ho già letto e riassunto e messo a disposizione nella sezione “Indispensabili“, e in particolare “Democrazia Energetica“, “Energia oggi e domani – Prospettive, sfide, speranza“, “Petrolio e Politica“, “Rinnovabili: se non ora quando“,”Trivelle d’Italia“, e indirettamente anche su “Un piano per salvare il Pianeta“, tutto materiale quindi a cui vi rimando nel caso vogliate approfondire… ecco invece i riassunti dei tre capitoli in oggetto:

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Per quanta inventiva gli umani possano sviluppare, non potranno mai scavalcare i principi della termodinamica, quindi il concetto di “crescita infinita” è semplicemente impossibile.

Inoltre l’EROI (Energy Return on investmentent) sulle fossili è in costante calo, per esempio l’EROI nel petrolio statunitense è calato da 24:1 a 11:1 negli ultimi 50 anni.

Parlando di Rinnovabili, dobbiamo procedere celermente verso il loro sviluppo anche perchè anch’esse ci mettono qualche anno a “restituire” l’energia impiegata per la loro costruzione, e dobbiamo pertanto agire sinchè ne abbiamo abbastanza di energia a buon mercato, anziché rischiare di non poterlo più fare quando scarseggerà.

Ricordiamo altresì che a livello globale le emissioni di CO2 sono aumentate del 34% dal 2000 al 2010.

Nella produzione di energia, la parola chiave è “Esternalità”, dal momento che gli inquinatori raramente internalizzano tali costi, che ricadono quindi sull’intera società. Per gli USA è stato calcolato in 345 miliardi/anno le spese di risanamento dell’inqui e per i problemi di salute causati dal solo carbone, mentre per l’UE un recentissimo studio li ha calcolati in 300 miliardi/anno per tutto il comparto delle fossili. E questo si somma con le enormi quantità di denaro con cui si sussidiano direttamente ed indirettamente le fonti fossili (circa $1500 miliardi/anno).

Due dati molto importanti sono questi: lo 0,3% della superficie terrestre, se coperta da pannelli fotovoltaici, potrebbe soddisfare il 40% del fabbisogno energetico mondiale. Idem l’1,2% della superficie, se coperta da eolico, potrebbe soddisfare il 50% della domanda mondiale.

Sull’idroelettrico, ancora una volta si segnalano i rilevantissimi pericoli connessi alla costruzioni delle grandi e grandissime centrali idriche e dei relativi bacini, che sconvolgono gli habitat locali con appunto conseguenze estemamente serie, pertanto la raccomandazione è quella di limitarsi a impianti di piccole dimensioni.

Sull’eolico, con la tecnologia attuale, potrebbero esserci problemi di reperimento dei metalli delle terre rare, indispensabili attualmente per la produzione dei magneti necessari alla costruzione delle turbine eoliche, ed anche in diverse tecnologie di costruzione di batterie. In generale comunque per tutti i minerali stiamo entrando in una fase di sempre maggiore scarsità degli stessi, con le relative rilevanti conseguenze negative. La soluzione naturalmente consiste, oltre che in una maggiore efficienza, nel riciclaggio e recupero di tali materiali. Oltre che essere quindi una necessità, ciò è anche una grande opportunità di lavoro, dal momento che il riciclo richiede più manodopera rispetto all’estrazione di nuovo materiale (leggasi il libro “Rifiuti zero”). Solo un esempio: una ditta di smaltimento belga ha cominciato a scavare con l’obiettivo di riciclare il 45% delle 16,5 milioni di tonnellate di contenuto di una discarica vicino Bruxelles, contemporaneamente convertendo i rifiuti in materiali edili ed estraendo metano dalla discarica, generando elettricità sufficiente ad alimentare 200mila abitazioni per 20 anni.

E’ chiaro ovviamente che l’intero sistema produttivo e gli stessi prodotti devono essere re-inventati, imitando il più possibile i processi naturali, e su questo vi invito a leggere il libro-riferimento “Blue Economy”.

Altra soluzione immediata e da sviluppare costantemente sono le varie iniziative di “condivisione/sharing”, ed anche in questo caso vi rimando alla mia sezione apposita

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 5 e 6) Acqua dolce e Pesca

Posted by giannigirotto su 7 aprile 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
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Cap. 5) Sostenere l’acqua dolce

Quasi 800 milioni di persone, circa 11 per cento dell’umanità, non hanno accesso ad acqua potabile sicura. Il processo di desalinizzazione è attualmente molto energivoro costoso e potenzialmente dannoso per gli ambienti marini costieri. Attualmente i circa 15.000 impianti di desalinizzazione a livello globale hanno la capacità di produrre 15 chilometri cubi di acqua l’anno cioè circa lo 0,5% della domanda idrica globale.
I cambiamenti climatici renderanno molte zone aride ancora più aride e le zone umide ancora più umide la variabilità idrogeologica sarà quindi ancora più estrema. Si badi bene che il problema non è la scarsità attuale di risorse idriche; fornire 20 litri d’acqua pro capite al giorno ai 780 milioni di persone ora sprovviste, richiederebbe solo lo 0,1 per cento dei prelievi idrici globali attuali. L’acqua quindi è sufficiente ma finora non c’è abbastanza volontà politica e finanziamenti per offrire un accesso universale ad acqua sicura.
La gestione dell’acqua deve migliorare su molti fronti per esempio le dighe e i bacini idrici nel mondo trattengono oltre 100 miliardi di tonnellate di sedimenti e diversamente andrebbero a reintegrare i Delta dei fiumi e a nutrire gli habitat costieri. Come per gli altri servizi che offre la natura gratuitamente bisogna iniziare a contabilizzare anche quelli dell’acqua dolce. E’ stato infatti stimato dagli scienziati del Millennium ecosystem assessment che le zone umide da sole poiché  purificano l’acqua mitigano le inondazioni e offrono altri servizi generano un valore economico complessivo tra i 200 e i 940 miliardi di dollari l’anno. Per esempio un bacino idrico sano può filtrare gli inquinanti spesso a un costo inferiore a quello di un depuratore.
Naturalmente vi è poi tutto il discorso sugli stili di vita che devono tendere a una maggiore efficienza e risparmio di questa preziosissima materia prima.

 

Cap. 6) Pesca sostenibile: evitare il collasso

L’oceano controlla il clima, assorbe l’anidride carbonica, genera ossigeno e determina le strutture metereologiche attraverso gli scambi termici. Inoltre è fonte di moltissimi posti di lavoro negli Stati Uniti per esempio un posto di lavoro su 6 è legato sotto al settore marino.
Ma oggi i mari sono sottoposti a innumerevoli pericoli che vanno dalla acidificazione al surriscaldamento e ipossia, dalla perdita di ghiaccio marino ai cambiamenti marini inaspettati, la devastazione delle zone di pesca e gli impatti generati dalle attività umane, dal momento che il 60% della popolazione mondiale vive al massimo a 100 chilometri di distanza dalle coste.
Una prima soluzione è quella di stabilire quote di pesca, poi le grandi imprese non devono più ricevere sovvenzioni statali. Le grandi imprese pescherecce infatti consumano circa sette volte più carburante e sono 10 volte più costose delle piccole attività pescherecce e danno da lavorare a molte meno persone rispetto alle piccole attività, ed infine sprecano molto più pesce ributtandolo a mare, sempre rispetto alle piccole.

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 4) Vivere in un solo pianeta

Posted by giannigirotto su 17 marzo 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 4) Vivere in un solo pianeta

Il collasso del sistema è un processo complicato. Le soglie degli ecosistemi non sono indicate con segnali di pericolo imminente. In realtà si potrebbe sorpassare un punto di non ritorno senza all’inizio rendersene conto.
Si può illustrare la pressione sulla natura a opera dell’uomo utilizzando il metodo dell’impronta ecologica. L’impronta ecologica calcola l’area produttiva dell’ecosistema necessaria per rigenerare le risorse rinnovabili consumate su base continua da una popolazione umana e per assorbire i rifiuti prodotti.  Sulla terra ci sono solo 12 miliardi di ettari di Ecosistema produttivo, se quest’area fosse distribuita equamente tra gli attuali 7 miliardi di abitanti della Terra ogni persona avrebbe diritto solo a 1,7 ettari globali.
Oggi l’umanità si trova in una situazione di sorpasso ecologico ciò significa che avrebbe bisogno di 1,5 pianeti per rigenerare le risorse rinnovabili utilizzati e per assorbire l’anidride carbonica emessa. Gli Emirati Arabi Uniti il Quatar il Kuwait la Danimarca e gli Stati Uniti sono tra i paesi con oltre 1 milioni di abitanti con impronta ecologica pro capite più elevata. se tutti  consumassero come gli abitanti di questi paesi avremmo bisogno di 4 pianeti Terra.
Va invece seguito l’esempio di Vancouver in Canada che aspira a diventare la città più verde del mondo. Inoltre la Columbia Britannica che è stato il primo paese del Nord America a introdurre una tassa sul carbonio.
Ma il modo migliore per stimolare l’efficienza e quello di eliminare i cosidetti sussidi perversi (tra cui agevolazioni fiscali per i ricchi produttori di gas e petrolio e le sovvenzioni di agricoltori per produrre certi raccolti per esempio il mais) che agevolano pratiche industriali insostenibili o generano falsi prezzi sul mercato. Poi si deve anche introdurre imposte e tasse sull’ inquinamento per correggere i malfunzionamenti del mercato cioè per internalizzare le esternalità negative assicurandosi che i prezzi di mercato riflettono i veri costi sociali della produzione.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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