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Tango Argentino

Posted by giannigirotto su 5 febbraio 2013

Argentina DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
Libero pensieroDalla prima linea del fronte della “guerra delle due Cristine”.Che succede in giro per il mondo? Leggendo e ascoltando i nostri media sembra che non stia accadendo nulla di particolarmente nuovo, né interessante per noi, con l’aggiunta della doverosa tara di cinismo italiano. In Siria si massacrano senza esclusione di colpi, in Iraq muoiono come mosche, in Mali i bombardieri francesi fanno il loro lavoro, preannunciando l’inevitabile avanzata di terra che –da qui a due mesi- imporrà l’intervento della cosiddetta “forza di pace” europea (tra cui i nostri soldati), in India la popolazione si indigna per gli stupri quotidiani di gruppo, e in Usa dei dementi uccidono innocenti, sequestrano bambini, e così via dicendo. Così va il mondo.Le vicende internazionali del nostro pianeta ci vengono presentate nella sua veste ottimale, da cui ne viene fuori -come inevitabile reazione- l’orgoglio di sentirsi europei. Da noi va tutto bene, con la chicca del nostro circo italiota in piena campagna elettorale, tanto per aggiungere delle spezie divertenti.

Le persone, quindi, sono più che autorizzate a pensare che da noi (in Europa) non sta accadendo nulla se non le consuete mestizie propagandistiche nostrane e speriamo che vinca il migliore (cioè il partito per cui uno ha deciso di votare).

Poi, all’improvviso, compare su qualche giornale un annuncio direi quasi comico. Viene data la notizia che la presidenta argentina Cristina Kirchner, due giorni fa, ha inviato 28 tweet in 26 minuti al segretario del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, come se avesse avuto una specie di attacco isterico o come se stesse protestando per qualche ragione che non viene spiegata, una specie di sfogo pubblico, come se fosse Belen Rodriguez che parla di Fabrizio Corona. I giornali europei ne parlano molto poco (quelli italiani quasi per nulla) e compaiono due articoletti su La Stampa e Il sole 24 ore.

Ma che cosa sta accadendo, in realtà?

E che cosa ha a che vedere con noi?

Direi molto di più di troppo: praticamente tutto.

Perché quei 28 tweet sono la traduzione mediatica immediata, da applicare sui social networks, di furibonde battaglie al fronte di una guerra che non è una querelle isterica tra due donne potenti, non è una questione periferica in quel di Sudamerica, ma che ci riguarda in prima persona tutti. Intendo dire tutti gli italiani. E non solo.

Perché si avvicina la resa dei conti.

Perché l’Argentina, per ovvi motivi storico-politico-culturali, è legata a doppio filo con la Spagna, dove sta esplodendo la loro prima tangentopoli che riguarda Banco Popular, Caxia Bank, Banco Libertador e (surprise!) il Banco Santander con i loro legami con lo Ior e l’opus dei e con le banche italiane (vera motivazione del fatto per cui oggi, 4 febbraio 2013, l’intero comparto bancario europeo va a picco in borsa).

Perché i sindacalisti spagnoli sono andati a spiegare che cosa sta accadendo da loro alla televisione argentina, brasiliana, cilena, uruguaiana. I responsabili del partito socialista spagnolo, intervistati dalla televisione argentina, hanno cominciato a dare specifiche e precise informazioni, con nomi, date, dati, cifre, su “un vasto sistema di corruttela diffusa in tutte le nazioni dell’euro dove una ristretta pattuglia di oligarchi aristocratici si è messa al servizio dei colossi finanziari e prende ordini direttamente dal Fondo Monetario Internazionale devastando e distruggendo l’intera struttura industriale europea, provocando disoccupazione, crollo dei consumi, abbattimento del mercato del lavoro, impoverendo il tessuto sociale, anche e soprattutto dal punto di vista psicologico-esistenziale” (suona, per caso, familiare?).

Il tutto (ovverossia la reazione kirchneriana tweettata) nasce come risposta a un attacco condotto da Christine Lagarde che ha fatto sapere di aver già denunciato l’Argentina presso le organizzazioni internazionali del commercio, prefigurando una possibile espulsione del paese da organismi globali. Perché? Di che cosa è imputata l’Argentina? E perché adesso? Chi è sul banco degli imputati?

Sul banco degli imputati ci sono tre leggi fatte approvare di recente dal parlamento argentino:
1) il divieto per le banche nazionali di operare finanziariamente sui derivati e l’esclusione di investimento da qualsivoglia forma di speculazione sui derivati, con la specifica che il profitto le banche lo devono realizzare facendo affari con le imprese per le imprese.
2)  l’applicazione di un piano (lanciato un anno fa) di protezionismo nazionale applicato a tutte le multinazionali (soprattutto europee) che investono in Argentina nel segmento di mercato “alto” che ha imposto loro il seguente dispositivo subito applicato: “volete vendere le vostre auto di lusso qui a Buenos Aires visto che c’è un grosso mercato? Bene, lo potete fare alle seguenti condizioni: o pagate una aliquota del 50% allo stato per entrare nel mercato, dato che i vostri prodotti non sono essenziali per la felicità della nazione se non per i ricchi che possono permettersi l’acquisto di una vettura che costa 35.000 euro, oppure vi diamo un’altra opzione: il profitto che realizzate lo depositate nelle banche nazionali in modo tale da garantirci che non finiranno nel calderone dei derivati, dopodiché lo investite in loco creando lavoro e occupazione oppure acquistando merci prodotte dall’agricoltura argentina –versione green economy biologico eco-sostenibile- che poi rivendete in Europa e che statisticamente finisce sotto la dizione “esportazioni argentine” e il profitto ricavato lo reinvestite nel paese d’origine.
3) diritto di salario minimo garantito di cittadinanza che rialza di un 4% l’inflazione.

Veniamo al punto 2. Le imprese europee all’inizio hanno protestato con la Lagarde, la quale alla fine è stata costretta a cedere. E che cosa è accaduto? La BMW, la Mercedes Benz, la Audi, la Maserati, Prada, Bulgari, Christian Dior, Ferragamo, La Perla, ecc., hanno scelto di accettare pur di non perdere il mercato. Vendono da matti perché lì i ricconi sono tanti, hanno aperto società che acquistano riso, vino, formaggio, prodotti ortofrutticoli, pelli conciate e semiconduttori elettronici, e li rivendono in Europa e Usa con notevole profitto. Quindi funziona.

Ed è iniziata la guerra. Perché se passa questo modello e la gente lo viene a sapere poi lo vuole imporre dovunque e finisce che si viene a conoscere (nel senso di capire, comprendere) che esiste un’alternativa, che si chiama “glocal” e che ruota intorno a un perno centrale dell’economia che va nella direzione opposta a quella di Bersani/Berlusconi/Monti/Draghi e che consiste nel creare ricchezza nei singoli territori obbligando le imprese e le aziende a reinvestire il profitto per rilanciare l’occupazione creando ricchezza.

In Confindustria hanno perso davvero la testa, perché se passa questo concetto saltano le mafie dell’allaccio diabolico italiano tra aziende/partiti/finanza.

Qui di seguito vi propongo, in copia e incolla, l’opinione della nostra crema industriale, laddove “Il Sole 24 ore” ieri presentava la situazione argentina. Vi riporto l’articolo per intero.

L’ASSURDA POLITICA DI CRISTINA KIRCHNER

Un’idea bizzarra, a dir poco. Apparentemente senza senso. Che se funziona non può essere definita in altro modo che geniale, quasi rivoluzionaria, nel suo piccolo. Ma i risultati dicono che le cose vanno diversamente. L’idea è sbagliata, non solo bizzarra.

Anzi peggio, dannosa. Il genio mancato è quello di Cristina Fernández Kirchner, il presidente argentino che assieme ai suoi ministri sembra aver perso oltre al consenso di inizio mandato, anche il senso della realtà. Per sostenere la bilancia commerciale, ha imposto alle imprese multinazionali che producono sul territorio nazionale di diventare esportatori di prodotti argentini: importi materie prime e semilavorati per cento? Devi esportare specialità tipiche per cento. È così che Bmw è stata costretta ad esportare riso dall’Argentina, Porsche vino e Pirelli miele. Senza arrivare a nulla. Mentre altre società, come l’italiana Indesit o la cinese Huawei, scoraggiate dai vincoli governativi all’import-export hanno rinunciato in partenza a produrre in Argentina. Che idea, signora Kirchner!

La redazione economica
Fonte: http://www.ilsole24ore.com
Link: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-02-03/lassurda-politica-cristina-kirchner-154244.shtml?uuid=AbCXZpQH
3.02.2013

Fine dell’articolo.

Secondo Confindustria, questo è giornalismo finanziario-economico.

Secondo loro, con questo articolo, hanno spiegato agli imprenditori italiani che cosa sta accadendo in Argentina. In un altro articoletto presentavano lo “sfogo tweetterato” come il prodotto di una isteria femminile ormai allo sbando.

La verità è che nel 2012 il 95% dei professionisti, imprenditori, giovani laureati argentini che nel 2003 erano emigrati in Spagna per via della disoccupazione e della miseria, sono rientrati tutti in patria. Non solo. Considerando che nel Regno di Spagna la disoccupazione ha raggiunto il livello del 27%  e tra i giovani (18-35 anni) tocca ormai la punta del 75%, si sono portati appresso in Sudamerica decine di migliaia di spagnoli diplomati e laureati in cerca di lavoro, i quali riferiscono ai loro compatrioti che sono rimasti a Madrid che “è possibile una alternativa alle attuali politiche europee”. Facilitati dal fatto di parlare la stessa lingua e grazie alla velocità immediata garantita dai social network e dalla rete, gli spagnoli (anche i più conservatori) hanno cominciato a fare domande, a informarsi. Inoltre, per rintuzzare gli attacchi del Fondo Monetario Internazionale, la presidenta Cristina Kirchner ci ha tenuto a rispondere per le rime alla presidente del FMI Christine Lagarde ricordandole “che non accetto nessuna lezione da un paese aberrante e immorale come la Spagna, nazione in cui il Fondo Monetario Internazionale in pieno accordo con la BCE ha seguitato a dare soldi del popolo alle banche i cui dirigenti sono corrotti e ladri” e per non essere accusata di populismo o demagogia ha fatto anche i nomi e i cognomi chiamando in causa i principali dirigenti di Banco Santander e Caxia Bank i quali  sono proprio i soci amiconi del Monte dei Paschi di Siena (e non solo) legati a doppio filo con la Confindustria italiana, essendo Santander sponsor principale della Ferrari auto, e Caxia Bank il legame istituzionale tra la cattolicissima Catalogna e le università e ospedali religiosi italiani finanziati dallo Ior.

Il fronte della guerra tra le due Cristine, quindi, si è allargato, perché ha aperto il fronte europeo (sperando che sia qualcosa di simile allo sbarco in Normandia nel 1944) esplodendo in quel di Spagna. E bisogna impedire a tutti i costi che il modello sudamericano venga preso in considerazione come “potenzialmente interessante perché realistico e sostenibile”.

I cosiddetti “28 tweet” sono una sintesi realizzata dai consulenti della comunicazione della presidenta, i quali hanno fatto un editing di un discorso pubblico durato ben 2 ore e mezza, di una lettera esplosiva inviata a Sua Maestà il re di Spagna, nella quale gli si spiega che passerà alla Storia come il responsabile della distruzione e rovina della nazione iberica, e di una lettera a Christine Lagarde nella quale la Kirchner spiega che non accettano né ordini, né imposizioni e neppure suggerimenti da quegli “organismi internazionali che hanno prodotto negli ultimi dieci anni soltanto aumento della miseria, crollo dell’economia in Europa, disoccupazione spaventosa”.

A onor di cronaca va segnalato il quotidiano La Stampa, dove, se non altro, si è costruito un virgolettato di sintesi che riproduce in maniera veritiera lo scontro tra le due Cristine.

Giustamente è stato firmato. E’ già qualcosa.

E’ apparso ieri.

Eccolo qui, in copia e incolla.

KIRCHNER FURIOSA “DISTRUGGE” IL FMI CON 28 TWEET IN MENO DI MEZZ’ORA

L’attacco della “Presidenta”  dopo che il Fondo Monetario Internazionale aveva condannato  le statistiche “inesatte” su inflazione e Pil dell’Indec, l’Istat argentino

PAOLO MANZO. La Stampa. 3 Febbraio 2013

28 tweet in mezz’ora, alla media record di 140 caratteri al minuto. La presidenta argentina Cristina Kirchner ha sfogato così via Twitter tutto il suo disprezzo nei confronti del Fondo Monetario Internazionale, che 24 ore prima aveva condannato ufficialmente le statistiche “inesatte” su inflazione e Pil dell’Indec, l’Istat del paese del tango. Ecco in sintesi il “Cristina pensiero” contenuto nei  28 tweet postati a velocità record da una presidenta mai così furiosa e presente su Internet.

“Chi poteva immaginare allora un mondo trascinato a terra dai mercati finanziari? Néstor il mio compagno aveva previsto tutto. Dove stava il FMI che non ha potuto accorgersi di nessuna crisi? Dove stava quando si formavano non bollicine bensì mongolfiere speculative? Dove stava uno dei suoi ex direttori (il riferimento è allo spagnolo Rodrigo Rato, ndr) quando Bankia, la banca che lui dirigeva, ha dovuto essere aiutata con miliardi di euro? Oggi la Spagna ha il 26% di disoccupati, in gran maggioranza giovani e sfrattati. In quali statistiche sono raffigurate queste tragedie? Quali sono i parametri o le “procedure” con cui il FMI analizza i paesi falliti che continuano ad indebitarsi, con popolazioni che hanno perso la speranza? Che succede con i paesi emergenti come noi che hanno sostenuto l’economia mondiale nell’ultimo decennio e a cui oggi vogliono mettere in conto i piatti rotti da altri? Conoscete qualche sanzione del FMI, qualche decisione contro questi altri che si sono arricchiti e che hanno fatto fallire il mondo? No, la prima misura che prende il FMI è contro l’Argentina.

L’Argentina alunna esemplare del Fondo Monetario Internazionale negli anni Novanta, che seguì tutte le ricette del FMI e che, quando esplose nel 2001, è stata lasciata sola. Argentina 2003. Da sola, senza accesso al mercato finanziario internazionale l’Argentina ha visto crescere in 10 anni il suo PIL del 90%, la crescita maggiore di tutta la sua storia. L’Argentina che ha costruito un mercato interno con l’inclusione sociale e le politiche anticicliche. Ha pagato tutti i suoi debiti al FMI, ha ristrutturato due volte, nel 2005 e nel 2010, il suo debito andato in default con il 93% di accordi con i suoi creditori senza chiedere più nulla in prestito al mercato finanziario internazionale, per farla finita con la logica dell’indebitamento eterno. E con il business perenne di banche, intermediari, commissioni, ecc, che avevano finito con il portarci al default del 2001. Questa sembra essere la vera causa della rabbia del FMI.

L’Argentina è una parolaccia per il sistema finanziario globale di rapina e per i suoi derivati. L’Argentina ha ristrutturato il suo debito e ha pagato tutto, senza più chiedere nulla in prestito. 6.9% di disoccupati, il migliore salario nominale dell’America latina e il migliore potere d’acquisto misurato in Dollari statunitensi. Nel 2003 avevamo il 166% di debito su un Pil rachitico, il 90% del quale in valuta straniera. Oggi abbiamo il 14% di debito su un Pil robusto e solo il 10% è in valuta straniera. Perciò mai fu migliore il titolo del comunicato del ministero dell’Economia argentino di oggi: “Ancora una volta il FMI contro l’Argentina”. FMI + FBI contro l’Argentina. Non spaventatevi, il FBI sono i Fondi Buitres (avvoltoi, ndr) Internazionali. Noi continueremo a lavorare e a governare come sempre per i 40 milioni di argentini”.

Se qualcuno tra i lettori è interessato ad avere delle informazioni complete e complesse, esaustive ed esplicative, può scrivere al seguente indirizzo Centro de Estudios para el Cambio Social. Correo electrónico:cecso.argentina.2011@gmail.com

È un’ottima e attendibile fonte di informazione e in questo momento sono quelli che stanno fornendo ogni tipo di notizia sulla autentica realtà sociale argentina. Provengono dalla spaccatura della CGT (Confederacion General del Trabajo) il corrispondente argentino della nostra CGIL, di cui la Kirchner era stata una importante membro (è nata come sindacalista agguerrita) ma nel 2010 dopo una furibonda battaglia interna si è spaccata perché il sindacato è stato accusato dalla stessa Kirchner di “essere diventati conservatori, legati a un’idea del mondo che presuppone ancora l’accumulazione capitalista e finisce per mettersi al servizio inconsapevole dei colossi della finanza strozzina; il sindacato, oggi, deve essere dinamico, flessibile e non si deve occupare di condurre battaglie per sostenere privilegi acquisiti, bensì scendere in campo e inventare, produrre e diffondere piena occupazione e lavoro garantito a tutti, soprattutto pagato bene, perché ciò che ci distingue dalle bestie è la dignità di chi nel lavoro trova il ruolo della propria espressione esistenziale e non soltanto veicolo di sopravvivenza”.

Oggi il CECS svolge lavoro di formazione e di consulenza mediatica.

Ecco che cosa sta accadendo in quel di Sudamerica.

Benvenuti nel mese 2 dell’era post-Maya.

P.S. Precisazione: ho chiamato la Kirchner  “presidenta”, a differenza di Christine Lagarde che viene chiamata “presidente”. C’è una ragione specifica, di natura antropologico-politico-culturale. Cinque anni fa, a Buenos Aires esplose un divertente “scandalo” che coinvolse gli accademici della lingua spagnola. In tutta l’Argentina e in gran parte del Sud America si svolsero diverse conferenze davvero gustose relative all’uso del termine “presidenta”, considerato un gravissimo errore grammaticale dato che il termine è un participio presente del verbo presiedere e non ha genere: colui che presiede è alla pari di colei che presiede. La Kirchner insistette sostenendo che la sua elezione dava inizio “all’irruzione sullo scenario pubblico di una modalità dell’interpretazione politica che è tutta femminile, perché  basata sulla cura delle persone, sull’accudimento sociale, sulla ricerca dell’armonia, su una nuova estetica” e quindi impose il neologismo. Finì in un furibondo scontro. Alla fine, gli accademici spagnoli se ne ritornarono in patria con la coda tra le gambe e nei testi ufficiali viene spiegato che in Sudamerica “il dialetto castigliano locale rispetta l’uso della desinenza femminile di genere per convenzione sociale riconosciuta dal 2007, da cui il termine “presidenta” che indica, nello specifico, l’esercizio del potere esecutivo da parte di una femmina”.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/02/berlusconi-e-la-spagna-affondano.html
4.02.2013

Fonte: Come Don Chisciotte

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Posted in banche, Democrazia, Donne, Economia/Finanza, Enti Pubblici, Etica, Inganni, Povertà, sfruttamento, Società/Politica | 2 Comments »

Indispensabili: Il Cittadino Scomodo

Posted by giannigirotto su 11 gennaio 2013

Ho letto questo libro, stampato nel 1980, 25 anni fa, su consiglio di una brava persona da sempre impegnata nella politica “vera” nel senso di etica. Oggi che siamo in vista di una nuova tornata elettorale penso sia opportuno farlo conoscere a quante più persone possibile, e quindi lo inserisco nella mia sezione “Indispensabili“.

Bertuzzi è stato per molti versi molto simile a Beppe Grillo, ma parliamo di 30-35 anni fa, quindi i tempi erano diversi. Non aggiungo altro se non la prefazione e l’introduzione del libro stesso, se le leggerete vedrete che vi verrà voglia di leggere l’intero libro.

Di seguito i link alla prima parte, seconda parte e terza parte che ho trovato in Internet.

Buona lettura.

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Nei miei rapporti con chi esercita funzioni pubbliche, dall’impiegato dietro lo sportello dell’ufficio postale, sino al ministro, nei miei molti anni di esercizio del difficile mestiere di cittadino, ho provato a essere cortese, ma con scarsi, anzi scarsissimi risultati. Ho provato anche a essere cortese e deferente, ma peggio ancora. Allora ho cambiato registro. E dopo essermi per bene studiata la Costituzione della Repubblica Italiana e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, oltreché il Codice Penale, autentici manuali di insegnamento dell’arte marziale di essere cittadini protagonisti e non sudditi in democrazia, mi sono caricato di dignitosa aggressività civica nella difesa dei diritti dell’uomo e del suo ambiente.
Così, senza velleitarismi, ma con la consapevolezza che il cittadino è il vertice dell’edificio democratico, ho affrontato tutti i miei rapporti con chi esercita funzioni pubbliche, partendo dal concetto fondamentale che l’unico potere in democrazia è il potere di noi cittadini: il potere civico.
Errato e diseducativo sarebbe il ritenere e l’affermare che la democrazia poggia sui poteri legislativo, esecutivo, presidenziale e giudiziario. Perché questi, come del resto è anche scritto nella Costituzione, non sono poteri ma semplicemente funzioni al servizio del popolo che la Costituzione stessa riconosce sovrano, imponendo financo alla Magistratura di amministrare la giustizia non più in nome del Principe, ma « in nome del popolo ».
Nei miei comportamenti mi sono anche imposto di non trascurare quelli minori, specie quando olezzano di servilismo come per esempio l’aggettivare « onorevole » o « eccellenza » un parlamentare o un ministro. Semmai, sono loro che dovrebbero deferentemente «onorevolizzare» noi cittadini che li abbiamo eletti e stipendiati per godere dei loro servizi, purtroppo molto spesso male o addirittura disonestamente eseguiti.
Le mie relazioni con i cosiddetti «Signori del Palazzo», salvo qualche emblematico caso umano, si riferiscono a interessi pubblici di rilevante importanza, quali la difesa delle dignità e dei diritti dell’uomo e la salvaguardia dell’ambiente.
Relazioni, per lo più epistolari, ma talvolta anche telefoniche o dirette in incontri casuali o predisposti come quelli dimostrativi della mia «Operazione Roma» alla quale in questo libro sarà dedicato un intero capitolo.
Io credo molto nell’utilità della corrispondenza in democrazia, anche per manifestare a chi esercita funzioni pubbliche, a seconda dei casi, il proprio consenso o il proprio dissenso.
State pur certi, amici lettori, che per quanto male funzioni il nostro servizio postale, le lettere dei cittadini a un sindaco o a un ministro, sia che lo plaudano o lo contestino, esercitano sempre una funzione importantissima. Sicché, come già ha scritto Nantas Salvalaggio sul quotidiano «Il Giorno» del 31 maggio 1979, recensendo il mio libro intitolato Scusate Signori del Palazzo, edito da Rizzoli, potremmo dire che tutti i cittadini dovrebbero essere sempre a “penna in resta”.

Per dire cioè che tutti dovrebbero esercitare i propri diritti democratici, non soltanto con il voto, ma anche con la corrispondenza. Questa, quando manifesta un plauso o una disapprovazione, non è corrispondenza che richieda sempre una risposta. Ma anche quando si riferisca a una precisa e motivata istanza, non sempre, ovvero quasi mai il destinatario risponde per maleducazione civile e democratica. La risposta è tanto più probabile quanto più il cittadino mittente è carico di dignitosa aggressività civica. Quando poi quel cittadino, con una lunga milizia di impegno civico nella cosa pubblica ha saputo costruirsi un forte potere civico e quindi per la sua credibilità è molto rispettato, se non temuto, da chi esercita funzioni pubbliche, allora la risposta potrà tardare, ma alla fine, sia pure dopo molti solleciti, giungerà completa ed esauriente.
Le pagine che seguiranno, curate da Giorgio Medail autore di quello spiritosissimo libro pubblicato dalla SugarCo nel 1978 con il titolo “L’onorevole cittadino e il suo segreto potere”, e la cui lettura è sempre di viva attualità, sono pagine con il racconto delle mie ultime azioni.
La più significativa di tutte è forse quella già ricordata con il nome « Operazione Roma ». Un’operazione civica insolita e provocatoria insieme, la cui importanza non è da ritrovarsi nelle discussioni avute con i vari ministri da me convocati e riguardanti gli specifici problemi operativi dei loro singoli Dicasteri. L’«Operazione Roma» ha infatti significato un’apertura verso una più corretta interpretazione della nostra Carta Costituzionale. Si è così finalmente sancito il primato del cittadino in contrapposizione al subordine di chi è stato eletto all’esercizio di funzioni pubbliche. Forse ha dato inizio a quell’auspicata seconda Repubblica, senza i traumi di pericolose modifiche alla Costituzione, ma semplicemente interpretandola quale messaggio che riscatta il suddito alla dignità di principe e magistrato in democrazia.

Le tre gerarchie
Per meglio chiarire le idee sulla collocazione del cittadino nel contesto di un sistema democratico, esporrò innanzitutto la gerarchia del cerimoniale.
Le norme del cerimoniale fissano un ordine di precedenze stabilito con la circolare del 26 dicembre 1950 della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dopo il presidente della Repubblica, seguono nell’ordine i presidenti delle due Camere (tra i due presidenti ha la precedenza il più anziano in età), quindi il presidente del Consiglio dei Ministri, i vice presidenti delle due Camere, i ministri segretari di Stato, i sottosegretari di Stato ecc..
Ma se esaminiamo anziché la gerarchia del cerimoniale, la gerarchia democratica quale deriva dall’attenta lettura della nostra Costituzione, noteremo che la sovranità appartiene al popolo. Quindi il singolo cittadino è al vertice dell’ordine democratico in quanto è l’unico detentore di un potere in democrazia: il potere civico. Tutte le altre essendo definite dalla stessa Carta Costituzionale semplici funzioni al servizio retribuito del popolo sovrano.
Ma, oltre alla gerarchia del cerimoniale e alla gerarchia democratica, ritengo si possa considerare una terza gerarchia: la gerarchia economica.
In una Nazione, considerata nella sua struttura economica, a tutti deve precedere il cittadino lavoratore della terra in quanto è l’unico che veramente produce e infatti la sua viene definita attività primaria. Seguono tutti gli altri cittadini lavoratori che direttamente o indirettamente sono impegnati in altre attività produttive, quelle industriali definite secondarie e infine, per ultime, quelle terziarie, riguardanti i servizi tra i quali anche quelli relativi alle funzioni pubbliche di tutti i livelli, presidenziale, ministeriale, ecc..

Sull’ironica arroganza

Qualcuno potrà definire arroganti alcuni miei comportamenti e irriverente l’ironia di Medail. Ma dopo tanti anni di arroganza del cosiddetto potere nei confronti di noi cittadini, ritengo che sia giunto il momento per i Signori del Palazzo di sopportare un po’ di arroganza civica, un’arroganza peraltro ben diversa, in quanto sempre scoperta e mai protetta dalle immunità parlamentari, come l’arroganza di chi sta nel Palazzo.

Mi è stato chiesto quale sia il motore che anima tutto il mio impegno civico in un modo così rilevante da essere oggetto di commenti e interviste non soltanto in Italia, ma all’estero, per esempio sul « Washington Post » del 15 gennaio 1979, quello del Watergate e sul londinese « Guardian » del 26 luglio 1979.

Ho già ricordato in altre occasioni che tutti gli animali, dai gallinacei ai felini, dalle scimmie antropomorfe all’uomo, hanno due caratteristiche biologiche insopprimibili: l’aggressività e l’esibizionismo. Si tratta di due motivazioni che, se non amministrate dall’intelligenza, divengono negative e stupide come l’aggressività distruggente di un elefante arrabbiato nella foresta o l’esibizionismo stupido di un gallo ruspante.

L’aggressività va amministrata in direzioni costruttive, anziché distruttive, e allora diventa una caratteristica di singolare importanza nell’esercizio dei diritti civici in democrazia.
Altrettanto l’esibizionismo, intelligentemente inteso come esibizione di civili comportamenti, è pur esso un fattore che fa crescere in dignità e in rispetto chi lo esercita.
Ma per essere protagonisti e non semplici comparse in democrazia, per essere cittadini in piedi e non sudditi in ginocchio, non bastano l’aggressività e l’esibizionismo anche bene amministrati: è necessario pensare non solo a se stessi, ma anche e soprattutto agli altri e alla cosa che a tutti appartiene, a quella che gli antichi romani chiamavano « res publica ».
Alberto Bertuzzi

INSTRODUZIONE

Nell’era sonnolenta che gli scienziati del sociale definiscono del « riflusso », mi ritrovo per la seconda volta seduto a un grande tavolo, accerchiato da ordinate cartelline che raccolgono, con la puntigliosa pignoleria di sempre, i documenti delle gesta civiche del cittadino Alberto Bertuzzi.

Quando circa due anni fa scrissi un primo volume (L’onorevole cittadino e il suo segreto potere, SugarCo, 1978) sulla storia di questo rarissimo esemplare della razza umana, non immaginavo di certo che nel giro di pochi mesi la sua popolarità e la sua forza d’urto sarebbero aumentate al punto da trasformarlo in una sorta di castigamatti temuto e rispettato da tutti gli ambigui abitatori del Palazzo. Ma c’è di più: ciò che Bertuzzi ha seminato in questi anni, sta dando ora i suoi primi frutti. Un numero sempre maggiore di cittadini sta scoprendo il fascino indiscreto e inebriante di non essere più dei sudditi ma degli uomini, liberi di scrutare negli occhi da pari a pari coloro che, in virtù nostra, detengono il cosiddetto potere. Perché potere non è, ma semplice « funzione prò tempore ».

Forse, in un futuro non lontano, questa ondata che ci sospinge verso il « privato » si rivelerà come salutare abbandono delle grandi parrocchie. Di quelle che organizzano gli ormai stanchi cortei del consenso o dissenso decretando la fine dell’era delle religioni e dèlie ideologie che dividono il mondo in buoni e cattivi. Per lasciare, spazio al cittadino che interviene, anche direttamente e privatamente, nelle questioni pubbliche, imbracciando quella micidiale arma inaspettatamente ritrovata tra le ingiallite pagine della Costituzione Italiana. Anche le forze politiche organizzate ne potranno trarre giovamento. Della storia e dell’attività del cittadino Alberto Bertuzzi è ormai stato detto e scritto quasi tutto; la sua è una popolarità vera, fatta del consenso e della simpatia di tanti semplici cittadini che a migliaia gli scrivono e lo seguono nelle sue azioni civiche.
D’altra parte il Nostro è ormai popolarissimo fra gli uomini del potere che, in cuor loro, probabilmente, lo maledicono ma che, per dimostrarsi buoni democratici, sono costretti a rispondergli educatamente dichiarando a denti stretti la loro stima.
Questo libro vuole appunto mettere in evidenza come reagiscono coloro che nidificano nel Palazzo quando vengono tirati in ballo da un semplice, per quanto terribile, cittadino. Come rispondono, fino a che punto sono sinceri o diplomatici, come considerano i cittadini, che li hanno delegati a gestire le pubbliche funzioni, e, infine, se nel loro cervello si è radicata una vera disponibilità al dialogo, al costume democratico di avere qualcuno che impunemente gli faccia i conti in tasca.
In altri tempi se un suddito imprudente osava dire una parola di più al proprio sovrano, gli veniva subito tagliata la lingua se non la testa. Ora, anche se le cose sono ufficialmente cambiate, nella pratica e nel comportamento di molti inquilini del Palazzo è rimasta la pessima abitudine di considerare lo Stato come una cosa loro, dove, in accordo con questo o quel partito, tutto sia lecito, trattando, nei fatti, il popolo bue con arroganza e disprezzo.
In queste pagine vedremo come il cittadino Bertuzzi aiuta i riottosi e i testardi a indossare l’abito trasparente della democrazia.

Giorgio Medail

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Finanza Etica ed Enti Locali

Posted by giannigirotto su 11 dicembre 2012

B.E. e Enti LocaliOggi vorrei introdurre un concetto utile per tutti coloro che lavorano o lavoreranno in Enti Pubblici, ovverossia la possibilità di veder finanziati dei progetti pubblici da parte di Banca Etica.

A mio modo di vedere è una notizia fantastica in quanto permette di aprire una nuova prospettiva nel rapporto tra Pubblico e Finanza.

Nel documento allegato al presente articolo, che potete scaricare clicccando sull’immagine di copertina qui a fianco, sono riportati infatti una serie significativa di progetti pubblici finanziati da Banca Etica.

Credo che ogni funzionario pubblico, ogni governante, ogni politico, farebbe bene a prenderne buona nota e rallegrarsi sapendo che esiste un’alternativa etica alle solite banche che tanti disastri hanno provocato facendo di tutto per vendere agli Enti Pubblici i vari titoli drogati, gli hedge fund, gli swap, i derivati e via dicendo, che dopo la crisi del 2008 sono diventati spazzatura e hanno portato in profondo rosso i bilanci di tanti Enti che si erano, più o meno colpevolmente, fidati delle mirabolanti promesse loro fatte.

Se leggerete questo documento invece vedrete che Banca Etica finanzia solo ed esclusivamente progetti concreti, reali, equosostenibili che facciano effettivamente gli interessi dell’intera comunità cui il progetto afferisce.

Tenetene conto.

se ti piace condivi su Facebook e/o altri siti cliccando qui a destra Bookmark and Share  Gianni Girotto

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