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Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Archive for the ‘Giustizia’ Category

KIVA – I BANCHIERI SIAMO NOI!

Posted by giannigirotto su 1 settembre 2016

BUONE PRATICHE, PRENDIAMO ESEMPIO!

Con questo video continuo una breve serie di viaggi nel mondo delle “buone pratiche”, cioè di esempi, di iniziative di economia equa e solidale, che stanno funzionando e che potrebbero venire replicate in molte altre località.
Partendo dal presupposto, o meglio dalla constatazione, che il sistema industriale e lobbistico attuale non fa che peggiorare continuamente, (basta guardare la sempre maggiore concentrazione degli oligopoli), dobbiamo cercare le alternative, e quindi esaminiamo quelle già funzionanti. Questo è un video introduttivo, nelle prossime settimane partiremo con entrare nello specifico, esaminando di volta in volta qualche iniziativa particolarmente significativa. L’attuale modello di “sviluppo” non funziona, guardiamo quindi ad altro!

Qui il sito ufficiale di KIVA: www.kiva.org

Qui la mia sezione “Finanza etica” con molte altre informazioni sull’argomento generale.

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Nelle prossime settimane i prossimi video…

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Indispensabili: Laudato sì – un Papa Ecologista ed equosostenibile

Posted by giannigirotto su 10 settembre 2015

‪#‎PapaFrancesco‬ ha dato una sonora lezione al mondo. La sua Enciclica LAUDATO SI’ ci insegna a rispettare la “nostra casa comune”, il nostro Pianeta come unica risorsa di vita e speranza di crescita.
Ora, che la si guardi con occhi laici o religiosi, la musica non cambia. La Terra ha bisogno di tutta la nostra cura perché solo così potremo avere cura anche di noi stessi e degli altri.

Un dato politico: il programma energetico e ambientale e le critiche al mondo delle lobbies del Movimento 5 Stelle si accordano perfettamente con le argomentazioni espresse dal Papa nel suo documento. Ecco perché per noi rappresenta anche un documento importante e da diffondere.

Oggi parteciperò al Meeting internazionale “Giustizia ambientale e cambiamenti climatici” a Roma. Domani sarò in udienza dal Papa. Un’esperienza importante per riflettere sui cambiamenti che ci aspettano in futuro e per lavorare assieme per il benessere di tutti!

Ecco gli estratti a mio modestissimo avviso più importanti ed immediatamente comprensibili della sua enciclica, ho tralasciato per ovvi motivi tutta la parte filosofica/religiosa, e mi sono concentrato sulle parti “pratiche”.

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L’esposizione agli inquinanti atmosferici produce un ampio spettro di effetti sulla salute, in particolare dei più poveri, e provocano milioni di morti premature.

… insetticidi, fungicidi, diserbanti e pesticidi tossici in generale…

…. Si producono centinaia di milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, molti dei quali non biodegradabili…

…Esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico…

…Ciò viene potenziato specialmente dal modello di sviluppo basato sull’uso intensivo di combustibili fossili, che sta al centro del sistema energetico mondiale. Ha inciso anche l’aumento della pratica del cambiamento d’uso del suolo, principalmente la deforestazione per finalità agricola…

…. E’ tragico l’aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale, i quali non sono riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali…

… Molti di coloro che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi…

…sostituendo i combustibili fossili e sviluppando fonti di energia rinnovabile…

…(esistono) modalità di produzione e di trasporto che consumano meno energia e richiedono minore quantità di materie prime, come pure in modalità di costruzione o ristrutturazione di edifici che ne migliorino l’efficienza energetica. Ma queste buone pratiche sono lontane dal diventare generali…

…L’acqua potabile e pulita rappresenta una questione di primaria importanza…

… è prevedibile che il controllo dell’acqua da parte di grandi imprese mondiali si trasformi in una delle principali fonti di conflitto di questo secolo…

 

III. PERDITA DI BIODIVERSITÀ

… Si viene a creare un circolo vizioso in cui l’intervento dell’essere umano per risolvere una difficoltà molte volte aggrava ulteriormente la situazione. Per esempio, molti uccelli e insetti che si estinguono a motivo dei pesticidi tossici creati dalla tecnologia, sono utili alla stessa agricoltura, e la loro scomparsa dovrà essere compensata con un altro intervento tecnologico che probabilmente porterà nuovi effetti nocivi…

…questo livello di intervento umano, spesso al servizio della finanza e del consumismo…

…non si possono nemmeno ignorare gli enormi interessi economici internazionali che, con il pretesto di prendersene cura, possono mettere in pericolo le sovranità nazionali. Di fatto esistono «proposte di internazionalizzazione dell’Amazzonia, che servono solo agli interessi economici delle multinazionali»…

…la vita nei fiumi, nei laghi, nei mari e negli oceani, che nutre gran parte della popolazione mondiale, si vede colpita dal prelievo incontrollato delle risorse ittiche, che provoca diminuzioni drastiche di alcune specie…

« Chi ha trasformato il meraviglioso mondo marino in cimiteri subacquei spogliati di vita e di colore? ».25 Questo fenomeno è dovuto in gran parte all’inquinamento che giunge al mare come risultato della deforestazione, delle monoculture agricole, dei rifiuti industriali e di metodi distruttivi di pesca, specialmente quelli che utilizzano il cianuro e la dinamite.

 

  1. Inequità planetaria

… Incolpare l’incremento demografico e non il consumismo estremo e selettivo di alcuni, è un modo per non affrontare i problemi. Si pretende così di legittimare l’attuale modello distributivo, in cui una minoranza si crede in diritto di consumare in una proporzione che sarebbe impossibile generalizzare, perché il pianeta non potrebbe nemmeno contenere i rifiuti di un simile consumo. Inoltre, sappiamo che si spreca approssimativamente un terzo degli alimenti che si producono…

“debito ecologico”, soprattutto tra il Nord e il Sud, connesso a squilibri commerciali con conseguenze in ambito ecologico, come pure all’uso sproporzionato delle risorse naturali compiuto storicamente da alcuni Paesi…

…Il riscaldamento causato dall’enorme consumo di alcuni Paesi ricchi ha ripercussioni nei luoghi più poveri della terra, specialmente in Africa, dove l’aumento della temperatura unito alla siccità ha effetti disastrosi sul rendimento delle coltivazioni…

« Constatiamo che spesso le imprese che operano così sono multinazionali, che fanno qui quello che non è loro permesso nei Paesi sviluppati o del cosiddetto primo mondo. Generalmente, quando cessano le loro attività e si ritirano, lasciano grandi danni umani e ambientali, come la disoccupazione, villaggi senza vita, esaurimento di alcune riserve naturali, deforestazione, impoverimento dell’agricoltura e dell’allevamento locale, crateri, colline devastate, fiumi inquinati e qualche opera sociale che non si può più sostenere »

… Il debito estero dei Paesi poveri si è trasformato in uno strumento di controllo, ma non accade la stessa cosa con il debito ecologico. In diversi modi, i popoli in via di sviluppo, dove si trovano le riserve più importanti della biosfera, continuano ad alimentare lo sviluppo dei Paesi più ricchi a prezzo del loro presente e del loro futuro. La terra dei poveri del Sud è ricca e poco inquinata, ma l’accesso alla proprietà dei beni e delle risorse per soddisfare le proprie necessità vitali è loro vietato da un sistema di rapporti commerciali e di proprietà strutturalmente perverso…

 

  1.  La debolezza delle reazioni

Degna di nota è la debolezza della reazione politica internazionale. La sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza si dimostra nel fallimento dei Vertici mondiali sull’ambiente.

Ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul

bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi progetti.

È cresciuta la sensibilità ecologica delle popolazioni, anche se non basta per modi- ficare le abitudini nocive di consumo, che non sembrano recedere, bensì estendersi e svilupparsi. È quello che succede, per fare solo un semplice esempio, con il crescente aumento dell’uso e dell’intensità dei condizionatori d’aria: i mercati,cercando un profitto immediato, stimolano ancora di più la domanda. Se qualcuno osservasse dall’esterno la società planetaria, si stupirebbe di fronte a un simile comportamento che a volte sembra suicida.

…È prevedibile che, di fronte all’esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni…

… siamo tentati di pensare che quanto sta succedendo non è certo. Se guardiamo in modo superficiale, al di là di alcuni segni visibili di inquinamento e di degrado, sembra che le cose non siano tanto gravi e che il pianeta potrebbe rimanere per molto tempo nelle condizioni attuali. Questo comportamento evasivo ci serve per mantenere i nostri stili di vita, di produzione e di consumo. È il modo in cui l’essere umano si arrangia per alimentare tutti i vizi autodistruttivi: cercando di non vederli, lottando per non riconoscerli, rimandando le decisioni importanti, facendo come se nulla fosse…
Cap. II

è interamente di analisi religiosa, fede, insomma va letto da chi crede… estrapolo solo questa frase

cosa significa il comandamento “non uccidere” quando «un 20% della popolazione mondiale consuma risorse in misura tale da rubare alle nazioni povere e alle future generazioni ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere »

 

Cap. III: LA  RADICE  UMANA DELLA  CRISI  ECOLOGICA

…« l’uomo moderno non è stato educato al retto uso della potenza », perché l’immensa crescita tecnologica non è stata accompagnata da uno sviluppo dell’essere umano per quanto riguarda la responsabilità, i valori e la coscienza.

...Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale.

Poi moltissima critica all’antropocentrismo e al relativismo…

.. Perciò non dovrebbe meravigliare il fatto che, insieme all’onnipresenza del paradigma tecnocratico e all’adorazione del potere umano senza limiti, si sviluppi nei soggetti questo relativismo, in cui tutto diventa irrilevante se non serve ai propri interessi immediati…

… Non si deve cercare di sostituire sempre più il lavoro umano con il progresso tecnologico: così facendo l’umanità danneggerebbe sé stessa. Il lavoro è una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale.

… In questo senso, aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro. Tuttavia l’orientamento dell’economia ha favorito un tipo di progresso tecnologico finalizzato a ridurre i costi di produzione in ragione della diminuzione dei posti di lavoro, che vengono sostituiti dalle macchine. È un ulteriore modo in cui l’azione dell’essere umano può volgersi contro sé stesso…

…La riduzione dei posti di lavoro « ha anche un impatto negativo sul piano economico, attraverso la progressiva erosione del “capitale sociale”, ossia di quell’insieme di relazioni di fiducia, di affidabilità, di rispetto delle regole, indispensabili ad ogni convivenza civile ». In definitiva « i costi umani sono sempre anche costi economici e le disfunzioni economiche comportano sempre anche costi umani ». Rinunciare ad investire sulle persone per ottenere un maggior profitto immediato è un pessimo affare per la società…

… Perché continui ad essere possibile offrire occupazione, è indispensabile promuovere un’economia che favorisca la diversificazione produttiva e la creatività imprenditoriale. Per esempio, vi è una grande varietà di sistemi alimentari agricoli e di piccola scala che continua a nutrire la maggior parte della popolazione mondiale, utilizzando una porzione ridotta del territorio e dell’acqua e producendo meno rifiuti, sia in pic- coli appezzamenti agricoli e orti, sia nella caccia e nella raccolta di prodotti boschivi, sia nella pesca artigianale. Le economie di scala, specialmente nel settore agricolo, finiscono per costringere i piccoli agricoltori a vendere le loro terre o ad abbandonare le loro coltivazioni tradizionali. I tentativi di alcuni di essi di sviluppare altre forme di produzione, più diversificate, risultano inutili a causa della difficoltà di accedere ai mercati regionali e globali o perché l’infrastruttura di vendita e di trasporto è al servizio delle grandi imprese.

… Le autorità hanno il diritto e la responsabilità di adottare misure di chiaro e fermo appoggio ai piccoli produttori e alla diversificazione della produzione. Perché vi sia una libertà economica della quale tutti effettivamente beneficino, a volte può essere necessario porre limiti a coloro che detengono più grandi risorse e potere finanzia-rio. La semplice proclamazione della libertà economica, quando però le condizioni reali impediscono che molti possano accedervi realmente, e quando si riduce l’accesso al lavoro, diventa un discorso contraddittorio che disonora la politica.

…« è contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita ».

…la Chiesa apprezza l’apporto « dello studio e delle applicazioni della biologia molecolare, completata dalle altre discipline come la genetica e la sua applicazione tecnologica nell’agricoltura e nell’industria ».110 Benché dicesse anche che questo non deve dar luogo ad una « indiscriminata manipolazione genetica » che ignori gli effetti negativi di questi interventi.

OGM: giudizio prudente, non si può fare di tutta l’erba non fascio, tuttavia: … L’estendersi di queste coltivazioni distrugge la complessa trama degli ecosistemi, diminuisce la diversità nella produzione e colpisce il presente o il futuro delle economie regionali. In diversi Paesi si riscontra una tendenza allo sviluppo di oligopoli nella produzione di sementi e di altri prodotti necessari per la coltivazione, e la dipendenza si aggrava se si considera la produzione di semi sterili, che finirebbe per obbligare i contadini a comprarne dalle imprese produttrici.

 

CAPITOLO QUARTO – UN’ECOLOGIA  INTEGRALE

Comunità indigene/aborigini: …Quando rimangono nei loro territori, sono quelli che meglio se ne prendono cura. Tuttavia, in diverse parti del mondo, sono oggetto di pressioni affinché abbandonino le loro terre e le lascino libere per progetti estrattivi, agricoli o di allevamento che non prestano attenzione al degrado della natura e della cultura.

Diritto all’abitazione, ne parla specificatamente ed ampiamente…

Trasporti: …Molti specialisti concordano sulla necessità di dare priorità ai trasporti pubblici…

Clima: …Le previsioni catastrofiche ormai non si possono più guardare con disprezzo e ironia…Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente ha superato le possibilità del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi, come di fatto sta già avvenendo periodicamente in diverse regioni.

 

CAPITOLO QUINTO ALCUNE  LINEE  DI  ORIENTAMENTO E  DI  AZIONE

… L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune…

…Sappiamo che la tecnologia basata sui combustibili fossili, molto inquinanti – specie il carbone, ma anche il petrolio e, in misura minore, il gas –, deve essere sostituita progressivamente e senza indugio

…Per quanto attiene ai cambiamenti climatici, i progressi sono deplorevolmente molto scarsi. La riduzione dei gas serra richiede onestà, coraggio e responsabilità, soprattutto da parte dei Paesi più potenti e più inquinanti…

…Alcune delle strategie per la bassa emissione di gas inquinanti puntano alla internazionalizzazione dei costi ambientali, con il pericolo di imporre ai Paesi con minori risorse pesanti impegni sulle riduzioni di emissioni, simili a quelli dei Paesi più industrializzati. L’imposizione di queste misure penalizza i Paesi più bisognosi di sviluppo. In questo modo si aggiunge una nuova ingiustizia sotto il rivestimento della cura per l’ambiente. Anche in questo caso, piove sempre sul bagnato. Poiché gli effetti dei cambiamenti climatici si faranno sentire per molto tempo, anche se ora si prendessero misure rigorose, alcuni Paesi con scarse risorse avranno bisogno di aiuto per adattarsi agli effetti che già si stanno producendo e colpiscono le loro economie. Resta certo che ci sono responsabilità comuni ma differenziate, semplicemente perché, come hanno affermato i Vescovi della Bolivia, «i Paesi che hanno tratto beneficio da un alto livello di industrializzazione, a costo di un’enorme emissione di gas serra, hanno maggiore responsabilità di contribuire alla soluzione dei problemi che hanno causato»

…Occorrono quadri regolatori globali che impongano obblighi e che impediscano azioni inaccettabili, come il fatto che Paesi potenti scarichino su altri Paesi rifiuti e industrie altamente inquinanti…

… Il XXI secolo, mentre mantiene una governance propria di epoche passate, assiste ad una perdita di potere degli Stati nazionali, soprattutto perché la dimensione economico-finanziaria, con caratteri transnazionali, tende a predominare sulla politica

… urge la presenza di una vera Autorità politica mondiale…

… La miope costruzione del potere frena l’inserimento dell’agenda ambientale lungimirante all’interno dell’agenda pubblica dei governi…

In alcuni luoghi, si stanno sviluppando cooperative per lo sfruttamento delle energie rinnovabili che consentono l’autosufficienza locale e persino la vendita della produzione in eccesso. Questo semplice esempio indica che, mentre l’ordine mondiale esistente si mostra impotente ad assumere responsabilità, l’istanza locale può fare la differenza

Se i cittadini non controllano il potere politico – nazionale, regionale e municipale – neppure è possibile un contrasto dei danni ambientali…

…in ambito nazionale e locale c’è sempre molto da fare, ad esempio promuovere forme di risparmio energetico. Ciò implica favorire modalità di produzione industriale con massima efficienza energetica e minor utilizzo di materie prime, togliendo dal mercato i prodotti poco efficaci dal punto di vista energetico o più inquinanti. Possiamo anche menzionare una buona gestione dei trasporti o tecniche di costruzione e di ristrutturazione di edifici che ne riducano il consumo energetico e il livello di inquinamento. D’altra parte, l’azione politica locale può orientarsi alla modifica dei consumi, allo sviluppo di un’economia dei rifiuti e del riciclaggio, alla protezione di determinate specie e alla programmazione di un’agricoltura diversificata con la rotazione delle colture. È possibile favorire il miglioramento agricolo delle regioni povere mediante investimenti nelle infrastrutture rurali, nell’organizzazione del mercato locale o nazionale, nei sistemi di irrigazione, nello sviluppo di tecniche agricole sostenibili. Si possono facilitare forme di cooperazione o di organizzazione comunitaria che difendano gli interessi dei piccoli produttori e preservino gli ecosistemi locali dalla depredazione…

…non si possono modificare le politiche relative ai cambiamenti climatici e alla protezione dell’ambiente ogni volta che cambia un governo. I risultati richiedono molto tempo e comportano costi immediati con effetti che non potranno essere esibiti nel periodo di vita di un governo. Per questo, senza la pressione della popolazione e delle istituzioni, ci saranno sempre resistenze ad intervenire…

 

III. Dialogo e trasparenza nei processi decisionali

Questo capitolo è tutto da sottolineare, tutto pratico, terra terra, immediatamente operativo…

… Uno studio di impatto ambientale non dovrebbe essere successivo all’elaborazione di un progetto produttivo o di qualsiasi politica, piano o programma. Va inserito fin dall’inizio e dev’essere elaborato in modo interdisciplinare, trasparente e indipendente da ogni pressione economica o politica…

…Se l’informazione oggettiva porta a prevedere un danno grave e irreversibile, anche se non ci fosse una dimostrazione indiscutibile, qualunque progetto dovrebbe essere fermato o modificato. In questo modo si inverte l’onere della prova, dato che in questi casi bisogna procurare una dimostrazione oggettiva e decisiva che l’attività proposta non vada a procurare danni gravi all’ambiente o a quanti lo abitano…

ESTERNALITA’: Si potrebbe considerare etico solo un comportamento in cui « i costi economici e sociali derivanti dall’uso delle risorse ambientali comuni siano riconosciuti in maniera trasparente e siano pienamente supportati da coloro che ne usufruiscono e non da altre popolazioni o dalle generazioni future ».

LOBBIES: È vero che oggi alcuni settori economici esercitano più potere degli Stati stessi.

 

CAPITOLO SESTO EDUCAZIONE E  SPIRITUALITÀ  ECOLOGICA

Consumo critico: … Un cambiamento negli stili di vita potrebbe arrivare ad esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale. È ciò che accade quando i movimenti dei consumatori riescono a far sì che si smetta di acquistare certi prodotti e così diventano efficaci per modificare il comportamento delle imprese, forzandole a considerare l’impatto ambientale e i modelli di produzione. È un fatto che, quando le abitudini sociali intaccano i profitti delle imprese, queste si vedono spinte a produrre in un altro modo. Questo ci ricorda la responsabilità sociale dei consumatori. « Acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico ». Per questo oggi « il tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi…

…Affinché la norma giuridica produca effetti rilevanti e duraturi è necessario che la maggior parte dei membri della società l’abbia accettata a partire da motivazioni adeguate…

… alcuni cristiani impegnati e dediti alla preghiera, con il pretesto del realismo e della pragmaticità, spesso si fanno beffe delle preoccupazioni per l’ambiente. Altri sono passivi, non si decidono a cambiare le proprie abitudini e diventano incoerenti. Manca loro dunque una conversione ecologica

segue una lode della sobrietà e umiltà…

L’amore per la società e l’impegno per il bene comune sono una forma eminente di carità, che riguarda non solo le relazioni tra gli individui, ma anche « macro-relazioni, rapporti sociali, economici, politici »…

… Non tutti sono chiamati a lavorare in maniera diretta nella politica, ma in seno alla società fiorisce una innumerevole varietà di associazioni che intervengono a favore del bene comune…

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MIgranti: tecniche di distrazione di massa!

Posted by giannigirotto su 9 agosto 2015

Ho già scritto sull’argomento migranti, ma ritengo assolutamente indispensabile tornarci. Lo faccio sottoscrivendo, parola per parola, virgola per virgola questo editoriale di Pietro Reitano pubblicato nel numero di Agosto di Altreconomia. Il video invece riporta un mio personale intervento in aula del Senato, fatto un paio di settimane prima. I migranti non sono la causa dei nostri problemi, sono l’effetto!

Se volete risolvere i problemi alla radice, praticate il “consumo critico“, molto, molto più efficace di qualsiasi organo politico nel cambiare veramente, strutturalmente, in meglio, il mondo che ci circonda, e quindi anche in particolare il problema dei migranti. Un terzo delle guerre infatti si fanno per impossessarsi delle fonti di energia, un terzo per l’acqua, un terzo per le altre materie prime. Scegliendo delle filiere etiche possiamo ridurre grandemente questi fabbisogni, e scegliendo una dieta prevalentemente vegetariana ridurre di dieci/venti volte il fabbisogno di acqua/energia/alimenti.

Il resto, come spiega bene l’editoriale sottostante, è solo “padronanza della lingua” per perpetuare la vecchissima ma sempre efficacissima strategia del “divide et impera“!

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Altreconomia – Agosto 2015 – Pietro Reitano

Don Lorenzo Milani ha spesso sostenuto che solo il linguaggio rende davvero uguali, e che “ogni parola non imparata oggi è un calcio in culo domani”. Esortava i suoi ragazzi a imparare a comprendere i testi e a esprimersi correttamente, per capire e difendersi. Difendersi da chi? Dal potere, che è tale proprio perché è padrone della lingua. I padroni della lingua sono padroni di tutto: ecco un insegnamento politico ed educativo da non dimenticare.
Ed ecco perché i padroni della lingua -politici di ogni schieramento, e ahìnoi molti giornalisti- sono stati così bravi, a giugno, nel sostenere quella grande mistificazione chiamata “emergenza immigrati” attraverso le tv, la carta stampata, internet, raccogliendo il plauso di una pericolosa maggioranza trasversale dell’opinione pubblica. A poco vale far notare come questi urlanti padroni delle parole siano incuranti -e ignoranti- di numeri, statistiche, normative e diritto nazionale e internazionale che ormai ha decenni, storia, dinamiche economiche.
Le cause delle guerre, il traffico di armi, la globalizzazione economica, i trattati internazionali, la più grave crisi dei rifugiati dalla Seconda guerra mondiale,  il più semplice diritto alla mobilità, i numeri di un’invasione che non c’è, la direttiva Ue 51 del 2001 che condanna i profughi a salire su un barcone quando costerebbe meno prendere un aereo: tutti questi non sembrano essere argomenti utili a ragionare con i padroni della lingua e i loro seguaci.
Contano l’etnia, l’igiene, il decoro, la sicurezza, poco altro.
E anche solo il buon senso (non ci spingiamo a chiedere umanità) non è benvenuto. Quale persona di buon senso -e dati alla mano- potrebbe sostenere che crisi, disoccupazione, precarietà e incertezza che la maggior parte della famiglie italiane vive sulla propria pelle siano causati da poche migliaia di disperati, e non da un sistema globale economico che fa gli interessi di pochi a scapito di molti?
Eppure questo è il mantra che ci propinano quotidianamente i padroni della lingua. Hanno avuto gioco facile a convincerci di una così colossale bufala. Sono bastate poche espressioni per aprire le porte della nostra ansia -e chiudere quelle del cervello-.

La prima: clandestino. In un cortocircuito inaccettabile, si confonde la persona con la condizione burocratica -relativa, indipendente dalla volontà e modificabile in ogni istante- in cui versa. La seconda espressione: paura. La paura diventa alleato e non nemico, in una campagna elettorale perenne, e i problemi si creano, anziché risolverli.
Di che cosa dovremmo davvero aver paura? Della scabbia o delle banche? Dei disgraziati sugli scogli o della corruzione nella pubblica amministrazione? Di chi chiede l’elemosina o di chi evade le tasse?
La tentazione è di rispondere ai padroni della lingua scendendo sul loro stesso piano: quello della banalizzazione, degli slogan, delle urla. Questa gente va fermata ma non con le loro regole del gioco e i loro mezzi. Tantomeno, tuttavia, dobbiamo ridurci a un politicamente corretto -e sostanzialmente innocuo- “preferirei di no”, come fossimo tanti scrivani Bartleby (e destinati a farne la triste fine). Il lavoro è arduo e quotidiano e parte, come ci ha insegnato don Milani, nelle scuole (e così è chiaro perché la scuola pubblica è perennemente sotto attacco da parte dei padroni della lingua).

I migranti fuggono da povertà e guerre di cui tutti siamo in qualche modo responsabili. Fuggono da situazioni apocalittiche laddove la “bestia”, esattamente come nel linguaggio in codice del libro del Nuovo Testamento, altro non è che l’impero: quello romano allora, quello economico adesso, contro cui resistere e ribellarsi, perché non è un dio, ma dipende dagli uomini (“ha nome d’uomo”). Non li fermeranno timbri su un passaporto, deserti o traversate in barcone. Invece di pensare a rispedirli indietro -verrebbe da dire: “a calci in culo”- dovremmo pensare come andare a prenderli. Salvando loro e noi stessi. —

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Indispensabili: Il Cittadino Scomodo

Posted by giannigirotto su 11 gennaio 2013

Ho letto questo libro, stampato nel 1980, 25 anni fa, su consiglio di una brava persona da sempre impegnata nella politica “vera” nel senso di etica. Oggi che siamo in vista di una nuova tornata elettorale penso sia opportuno farlo conoscere a quante più persone possibile, e quindi lo inserisco nella mia sezione “Indispensabili“.

Bertuzzi è stato per molti versi molto simile a Beppe Grillo, ma parliamo di 30-35 anni fa, quindi i tempi erano diversi. Non aggiungo altro se non la prefazione e l’introduzione del libro stesso, se le leggerete vedrete che vi verrà voglia di leggere l’intero libro.

Di seguito i link alla prima parte, seconda parte e terza parte che ho trovato in Internet.

Buona lettura.

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Nei miei rapporti con chi esercita funzioni pubbliche, dall’impiegato dietro lo sportello dell’ufficio postale, sino al ministro, nei miei molti anni di esercizio del difficile mestiere di cittadino, ho provato a essere cortese, ma con scarsi, anzi scarsissimi risultati. Ho provato anche a essere cortese e deferente, ma peggio ancora. Allora ho cambiato registro. E dopo essermi per bene studiata la Costituzione della Repubblica Italiana e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, oltreché il Codice Penale, autentici manuali di insegnamento dell’arte marziale di essere cittadini protagonisti e non sudditi in democrazia, mi sono caricato di dignitosa aggressività civica nella difesa dei diritti dell’uomo e del suo ambiente.
Così, senza velleitarismi, ma con la consapevolezza che il cittadino è il vertice dell’edificio democratico, ho affrontato tutti i miei rapporti con chi esercita funzioni pubbliche, partendo dal concetto fondamentale che l’unico potere in democrazia è il potere di noi cittadini: il potere civico.
Errato e diseducativo sarebbe il ritenere e l’affermare che la democrazia poggia sui poteri legislativo, esecutivo, presidenziale e giudiziario. Perché questi, come del resto è anche scritto nella Costituzione, non sono poteri ma semplicemente funzioni al servizio del popolo che la Costituzione stessa riconosce sovrano, imponendo financo alla Magistratura di amministrare la giustizia non più in nome del Principe, ma « in nome del popolo ».
Nei miei comportamenti mi sono anche imposto di non trascurare quelli minori, specie quando olezzano di servilismo come per esempio l’aggettivare « onorevole » o « eccellenza » un parlamentare o un ministro. Semmai, sono loro che dovrebbero deferentemente «onorevolizzare» noi cittadini che li abbiamo eletti e stipendiati per godere dei loro servizi, purtroppo molto spesso male o addirittura disonestamente eseguiti.
Le mie relazioni con i cosiddetti «Signori del Palazzo», salvo qualche emblematico caso umano, si riferiscono a interessi pubblici di rilevante importanza, quali la difesa delle dignità e dei diritti dell’uomo e la salvaguardia dell’ambiente.
Relazioni, per lo più epistolari, ma talvolta anche telefoniche o dirette in incontri casuali o predisposti come quelli dimostrativi della mia «Operazione Roma» alla quale in questo libro sarà dedicato un intero capitolo.
Io credo molto nell’utilità della corrispondenza in democrazia, anche per manifestare a chi esercita funzioni pubbliche, a seconda dei casi, il proprio consenso o il proprio dissenso.
State pur certi, amici lettori, che per quanto male funzioni il nostro servizio postale, le lettere dei cittadini a un sindaco o a un ministro, sia che lo plaudano o lo contestino, esercitano sempre una funzione importantissima. Sicché, come già ha scritto Nantas Salvalaggio sul quotidiano «Il Giorno» del 31 maggio 1979, recensendo il mio libro intitolato Scusate Signori del Palazzo, edito da Rizzoli, potremmo dire che tutti i cittadini dovrebbero essere sempre a “penna in resta”.

Per dire cioè che tutti dovrebbero esercitare i propri diritti democratici, non soltanto con il voto, ma anche con la corrispondenza. Questa, quando manifesta un plauso o una disapprovazione, non è corrispondenza che richieda sempre una risposta. Ma anche quando si riferisca a una precisa e motivata istanza, non sempre, ovvero quasi mai il destinatario risponde per maleducazione civile e democratica. La risposta è tanto più probabile quanto più il cittadino mittente è carico di dignitosa aggressività civica. Quando poi quel cittadino, con una lunga milizia di impegno civico nella cosa pubblica ha saputo costruirsi un forte potere civico e quindi per la sua credibilità è molto rispettato, se non temuto, da chi esercita funzioni pubbliche, allora la risposta potrà tardare, ma alla fine, sia pure dopo molti solleciti, giungerà completa ed esauriente.
Le pagine che seguiranno, curate da Giorgio Medail autore di quello spiritosissimo libro pubblicato dalla SugarCo nel 1978 con il titolo “L’onorevole cittadino e il suo segreto potere”, e la cui lettura è sempre di viva attualità, sono pagine con il racconto delle mie ultime azioni.
La più significativa di tutte è forse quella già ricordata con il nome « Operazione Roma ». Un’operazione civica insolita e provocatoria insieme, la cui importanza non è da ritrovarsi nelle discussioni avute con i vari ministri da me convocati e riguardanti gli specifici problemi operativi dei loro singoli Dicasteri. L’«Operazione Roma» ha infatti significato un’apertura verso una più corretta interpretazione della nostra Carta Costituzionale. Si è così finalmente sancito il primato del cittadino in contrapposizione al subordine di chi è stato eletto all’esercizio di funzioni pubbliche. Forse ha dato inizio a quell’auspicata seconda Repubblica, senza i traumi di pericolose modifiche alla Costituzione, ma semplicemente interpretandola quale messaggio che riscatta il suddito alla dignità di principe e magistrato in democrazia.

Le tre gerarchie
Per meglio chiarire le idee sulla collocazione del cittadino nel contesto di un sistema democratico, esporrò innanzitutto la gerarchia del cerimoniale.
Le norme del cerimoniale fissano un ordine di precedenze stabilito con la circolare del 26 dicembre 1950 della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dopo il presidente della Repubblica, seguono nell’ordine i presidenti delle due Camere (tra i due presidenti ha la precedenza il più anziano in età), quindi il presidente del Consiglio dei Ministri, i vice presidenti delle due Camere, i ministri segretari di Stato, i sottosegretari di Stato ecc..
Ma se esaminiamo anziché la gerarchia del cerimoniale, la gerarchia democratica quale deriva dall’attenta lettura della nostra Costituzione, noteremo che la sovranità appartiene al popolo. Quindi il singolo cittadino è al vertice dell’ordine democratico in quanto è l’unico detentore di un potere in democrazia: il potere civico. Tutte le altre essendo definite dalla stessa Carta Costituzionale semplici funzioni al servizio retribuito del popolo sovrano.
Ma, oltre alla gerarchia del cerimoniale e alla gerarchia democratica, ritengo si possa considerare una terza gerarchia: la gerarchia economica.
In una Nazione, considerata nella sua struttura economica, a tutti deve precedere il cittadino lavoratore della terra in quanto è l’unico che veramente produce e infatti la sua viene definita attività primaria. Seguono tutti gli altri cittadini lavoratori che direttamente o indirettamente sono impegnati in altre attività produttive, quelle industriali definite secondarie e infine, per ultime, quelle terziarie, riguardanti i servizi tra i quali anche quelli relativi alle funzioni pubbliche di tutti i livelli, presidenziale, ministeriale, ecc..

Sull’ironica arroganza

Qualcuno potrà definire arroganti alcuni miei comportamenti e irriverente l’ironia di Medail. Ma dopo tanti anni di arroganza del cosiddetto potere nei confronti di noi cittadini, ritengo che sia giunto il momento per i Signori del Palazzo di sopportare un po’ di arroganza civica, un’arroganza peraltro ben diversa, in quanto sempre scoperta e mai protetta dalle immunità parlamentari, come l’arroganza di chi sta nel Palazzo.

Mi è stato chiesto quale sia il motore che anima tutto il mio impegno civico in un modo così rilevante da essere oggetto di commenti e interviste non soltanto in Italia, ma all’estero, per esempio sul « Washington Post » del 15 gennaio 1979, quello del Watergate e sul londinese « Guardian » del 26 luglio 1979.

Ho già ricordato in altre occasioni che tutti gli animali, dai gallinacei ai felini, dalle scimmie antropomorfe all’uomo, hanno due caratteristiche biologiche insopprimibili: l’aggressività e l’esibizionismo. Si tratta di due motivazioni che, se non amministrate dall’intelligenza, divengono negative e stupide come l’aggressività distruggente di un elefante arrabbiato nella foresta o l’esibizionismo stupido di un gallo ruspante.

L’aggressività va amministrata in direzioni costruttive, anziché distruttive, e allora diventa una caratteristica di singolare importanza nell’esercizio dei diritti civici in democrazia.
Altrettanto l’esibizionismo, intelligentemente inteso come esibizione di civili comportamenti, è pur esso un fattore che fa crescere in dignità e in rispetto chi lo esercita.
Ma per essere protagonisti e non semplici comparse in democrazia, per essere cittadini in piedi e non sudditi in ginocchio, non bastano l’aggressività e l’esibizionismo anche bene amministrati: è necessario pensare non solo a se stessi, ma anche e soprattutto agli altri e alla cosa che a tutti appartiene, a quella che gli antichi romani chiamavano « res publica ».
Alberto Bertuzzi

INSTRODUZIONE

Nell’era sonnolenta che gli scienziati del sociale definiscono del « riflusso », mi ritrovo per la seconda volta seduto a un grande tavolo, accerchiato da ordinate cartelline che raccolgono, con la puntigliosa pignoleria di sempre, i documenti delle gesta civiche del cittadino Alberto Bertuzzi.

Quando circa due anni fa scrissi un primo volume (L’onorevole cittadino e il suo segreto potere, SugarCo, 1978) sulla storia di questo rarissimo esemplare della razza umana, non immaginavo di certo che nel giro di pochi mesi la sua popolarità e la sua forza d’urto sarebbero aumentate al punto da trasformarlo in una sorta di castigamatti temuto e rispettato da tutti gli ambigui abitatori del Palazzo. Ma c’è di più: ciò che Bertuzzi ha seminato in questi anni, sta dando ora i suoi primi frutti. Un numero sempre maggiore di cittadini sta scoprendo il fascino indiscreto e inebriante di non essere più dei sudditi ma degli uomini, liberi di scrutare negli occhi da pari a pari coloro che, in virtù nostra, detengono il cosiddetto potere. Perché potere non è, ma semplice « funzione prò tempore ».

Forse, in un futuro non lontano, questa ondata che ci sospinge verso il « privato » si rivelerà come salutare abbandono delle grandi parrocchie. Di quelle che organizzano gli ormai stanchi cortei del consenso o dissenso decretando la fine dell’era delle religioni e dèlie ideologie che dividono il mondo in buoni e cattivi. Per lasciare, spazio al cittadino che interviene, anche direttamente e privatamente, nelle questioni pubbliche, imbracciando quella micidiale arma inaspettatamente ritrovata tra le ingiallite pagine della Costituzione Italiana. Anche le forze politiche organizzate ne potranno trarre giovamento. Della storia e dell’attività del cittadino Alberto Bertuzzi è ormai stato detto e scritto quasi tutto; la sua è una popolarità vera, fatta del consenso e della simpatia di tanti semplici cittadini che a migliaia gli scrivono e lo seguono nelle sue azioni civiche.
D’altra parte il Nostro è ormai popolarissimo fra gli uomini del potere che, in cuor loro, probabilmente, lo maledicono ma che, per dimostrarsi buoni democratici, sono costretti a rispondergli educatamente dichiarando a denti stretti la loro stima.
Questo libro vuole appunto mettere in evidenza come reagiscono coloro che nidificano nel Palazzo quando vengono tirati in ballo da un semplice, per quanto terribile, cittadino. Come rispondono, fino a che punto sono sinceri o diplomatici, come considerano i cittadini, che li hanno delegati a gestire le pubbliche funzioni, e, infine, se nel loro cervello si è radicata una vera disponibilità al dialogo, al costume democratico di avere qualcuno che impunemente gli faccia i conti in tasca.
In altri tempi se un suddito imprudente osava dire una parola di più al proprio sovrano, gli veniva subito tagliata la lingua se non la testa. Ora, anche se le cose sono ufficialmente cambiate, nella pratica e nel comportamento di molti inquilini del Palazzo è rimasta la pessima abitudine di considerare lo Stato come una cosa loro, dove, in accordo con questo o quel partito, tutto sia lecito, trattando, nei fatti, il popolo bue con arroganza e disprezzo.
In queste pagine vedremo come il cittadino Bertuzzi aiuta i riottosi e i testardi a indossare l’abito trasparente della democrazia.

Giorgio Medail

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Capire la crisi – suggerimenti…

Posted by giannigirotto su 10 settembre 2012

Pubblico questa sequenza di immagini che illustra i principali motivi della crisi mondiale che stiamo attraversando. Le immagini contengono la citazione delle fonti, per cui chiunque può verificarne la serietà e corrispondenza. Non credo ci sia bisogno di commenti.

Gianni G

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Indispensabili – Impresa sociale

Posted by giannigirotto su 30 gennaio 2012

Vorrei portare l’attenzione su una possibile soluzione/evoluzione del modello sociale attuale, che vede il capitalismo imperare e galoppare a briglie piuttosto sciolte, con la creazione di diverse distonie che sono sempre più sotto gli occhi di tutti.

Questo pezzetto di soluzione non l’ho inventato certo io, ma è opera del premio nobel per l’economia Muhammad Yunus, a cui personalmente ho già dedicato un paio di articoli…

Si tratta della cosidetta “Impresa sociale” o business sociale per gli anglofoni…

Per quello che ne ho capito sinora io, non esiste una definizione assolutamente precisa e definitiva di tale concetto, ma piuttosto un ventaglio di possibilità. Il nucleo dell’idea consiste nel fatto di creare delle società imprenditoriali che si comportino come qualsiasi altra società soggetta al mercato ed alla concorrenza, ma che non mirino al profitto ma solo al pareggio di bilancio, per far sì che i suoi prodotti/servizi costino il meno possibile. Questo nel caso l’azionariato, pubblico o privato, sia detenuto da soggetti già “ricchi”… che avrebbero diritto pertanto solo alla restituzione dell’investimento e delle spese sostenute per rendere operativa l’impresa sociale, ma da quel momento in poi eventuali ricavi verrebbero destinati esclusivamente al mantenimento dell’impresa e/o alla creazione di altre imprese sociali.

In alternativa la proprietà di tale “Impresa sociale” potrebbe essere assegnata ai cittadini poveri, ed in tal caso sarebbe consentito che l’impresa producesse un certo utile, che verrebbe quindi ai suddetti distribuito.

Vi sono già diverse aziende che stanno operando in tale forma, ed appunto alcune sono state costituite proprio da Yunus… io spero di avervi incuriositi abbastanza da farvi leggere l’estratto del libro “Un mondo senza povertà” che appunto di tale argomento tratta.

Buona lettura

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Schiavitù: la tratta degli esseri umani

Posted by giannigirotto su 28 settembre 2011

Inframezzo l’uscita dei vari capitoli del libro “Ho sognato una banca“, che racconta la storia della nascita di Banca Etica, con questo articolo preso pari pari dal sito di, guarda caso, uno dei soci fondatori della stessa, e cioè Mani Tese.

Uno dei motivi che mi spinge a farlo sono i lettori del mio blog, meglio ancora le statistiche di accesso, che mostrano come  molto spesso si arrivi al mio sito cercando informazioni sulla schiavitù.

Questo articolo pertanto, che segue un primo articolo ed un secondo articolo sull’argomento è un’ulteriore fiammella accesa nel buio per far luce su un fenomeno che la maggior parte degli italiani (compresi molti miei amici) considera superato o quantomento irrilevante, la schiavitù appunto.

I fatti purtroppo dimostrano e confermano inequivocabilmente che la realtà in molti Paesi poveri è tragicamente disperata, ed uno dei terribili sbocchi in cui le famiglie terminano è spesso quello della schiavitù per loro stessi o per i loro figli… lascio la parola all’articolo di Mani Tese:

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COS’E’ IL TRAFFICKING

Il Trafficking – o tratta di essere umani – rappresenta una delle principali violazioni dei diritti umani che colpisce le fasce più vulnerabili della popolazione, in primis donne e bambini. Un fenomeno in allarmante crescita in tutto il mondo: 12,3 milioni i bambini e gli adulti costretti al lavoro forzato, alla schiavitù e all’asservimento a scopo di sfruttamento sessuale.
Il 56% delle vittime di trafficking sono donne e bambine.

La tratta degli esseri umani è ogni azione, ivi compresi il reclutamento, il rapimento, il trasporto, la vendita, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza di persone, attraverso minacce o l’uso della forza, dell’inganno, della coercizione o della servitù per debiti, volta a ridurre o detenere delle persone, pagate o no, in uno stato di servitù involontaria, per un lavoro forzato o per sottometterle a dei creditori, in una comunità diversa da quella di origine (OSCE).

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Credo che ogni commento ulteriore sia superfluo. Chi non vuole fermarsi ad un comprensibile moto di ribellione e rabbia, può valutare di compiere qualcuna delle azioni suggerite nella sezione AGISCI.


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Modelli da diffondere – Sakena Yacoobi

Posted by giannigirotto su 14 settembre 2011

Sakena Yacoobi  ha 60 anni e da trenta si occupa di combattere la guerra con la cultura. Sakena è un’insegnante. Ogni giorno, escluso il venerdì, 350mila persone affollano le sue classi e prendono parte a quella che lei ha definito una “Jihad con la penna” ovvero imparano a leggere e a scrivere. Perché l’alfabetizzazione è la prima arma per sconfiggere la guerra e in un cervello occupato da quello che gli raccontano i libri piuttosto che da stragi spacciate per ideali di martirio, il fascino dei mitra e delle bombe attecchirà meno.

È stato in Pakistan, in mezzo ai profughi, alle donne che avevano subito violenze di ogni tipo, che Sakena ha capito che l’istruzione è l’unica via per risollevare la sua gente. Da allora non si è mai fermata e ha aperto scuole e raccolto studenti ovunque ha potuto. Nemmeno l’Afghanistan dei Talebani l’ha intimorita. Proprio all’epoca del loro dominio, negli anni Novanta ha fondato l’ Ali (Afghan Institute of Learning). “ Da Kabul, da Herat, da Logar, mi chiedevano di aprire scuole clandestine”, racconta Sakena Yacoobi suWired. “ Mi imposi allora una regola: se la gente era in grado di proteggerci e di darci i locali e il personale da preparare, l’avremmo fatto”.

Sekena si concentra sopratutto le bambine, che normalmente vengono per ultime come priorità di alfabetizzazione nelle famiglie povere: “Se educhi un bambino educhi un individuo, se educhi una bambina educhi una famiglia e dunque una comunità”

A mio avviso è una delle tante persone che veramente meritano il Nobel per la pace… e come al solito decine di altri articoli ed anche video li trovate sparsi su Internet, naturalmente la maggior parte è in Inglese, i telegiornali italiani invece preferiscono parlare delle “Papi girl” e di calcio…
Vi ricordo che trovate una scheda su altre grandissime persone nella mia sezione “Modelli“.

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Indispensabili: Onorevoli Wanted

Posted by giannigirotto su 31 agosto 2011

Aggiungo alla mia sezione “Indispensabili” questo libro, che permette di passare dalle generiche accuse e lamentele “da bar” rivolte genericamente a tutta la nostra classe politica, ad una presa di coscienza precisa e puntuale della situazione giudiziaria di tutti i nostri Parlamentari che hanno una posizione di condanna o un processo in corso con la Giustizia.

Una cosa però la voglio sottolineare subito, con il massimo sdegno: “la legge proibisce ai condannati a pene complessivamente superiori a 2 anni per delitti contro la Pubblica amministrazione di candidarsi nei consigli comunali, provinciali e regionali; e prevede la sospensione degli eletti nei tre enti locali in caso di condanna al primo grado, e la loro decadenza in caso di condanna passata in giudicato. La regola, però, non vale per i parlamentari, per i ministri, per i presidenti del Consiglio. Una strana dimenticanza che ha una sola spiegazione: le leggi non le fanno i consigli comunali, provinciali e regionali. Le fa il Parlamento.

Questo situazione grida vendetta: com’è possibile che un condannato per corruzione o qualsiasi altro reato non possa diventare consigliere comunale ma possa invece diventare un membro del Parlamento?  assurdo!!! oserei dire “Italiano!!!”

E giusto per chiarire subito di quali reati stiamo parlando ecco l’elenco:

Corruzione 18
Finanziamento illecito 16
Truffa 10
Abuso d’ufficio, falso 9
Associazione mafiosa 8
Bancarotta fraudolenta, turbativa d’asta 7
Associazione a delinquere, resistenza a pubblico ufficiale, falso in bilancio 6
Attentato alla Costituzione, attentato all’unità dello Stato, struttura paramilitare fuorilegge 5
Favoreggiamento, concussione, frode fiscale 4
Diffamazione, abuso edilizio, lesioni personali 3
Banda armata, corruzione giudiziaria, peculato, estorsione, rivelazione di segreti 2
Omicidio,  associazione  sovversiva,  istigazione  a  delinquere,  favoreggiamento  mafioso,  aggiotaggio,  percosse,  violenza  a  corpo  politico,  incendio  aggravato,  calunnia,  falsa  testimonianza, voto di scambio, appropriazione indebita, violazione della privacy, oltraggio,  fabbricazione  di  esplosivi,  violazione  diritti  d’autore,  frode  in  pubblico  concorso, adulterazione di vini 1

e per essere ancora più precisi ecco i 25 condannati in via definitiva:

1. Berruti Massimo Maria (FI): favoreggiamento.
2. Biondi Alfredo (FI): evasione fiscale (reato poi depenalizzato).
3. Bonsignore Vito (Udc): corruzione.
4. Borghezio Mario (Lega Nord): incendio aggravato.
5. Bossi Umberto (Lega Nord): finanziamento illecito e istigazione a delinquere.
6. Cantoni Giampiero (FI): corruzione e bancarotta.
7. Carra Enzo (Margherita): falsa testimonianza.
8. De Angelis Marcello (An): banda armata e associazione sovversiva.
9. D’Elia Sergio (Rosa nel pugno): banda armata e concorso in omicidio.
10. Dell’Utri Marcello (FI): false fatture, falso in bilancio e frode fiscale.
11. Del Pennino Antonio (FI): finanziamento illecito.
12. De Michelis Gianni (Psi): corruzione e finanziamento illecito.
13.  Farina Daniele  (Prc):  fabbricazione,  detenzione  e  porto  abusivo  di  ordigni  esplosivi,  resistenza  a  pubblico  ufficiale,  lesioni  personali  gravi  e  inosservanza  degli  ordini dell’autorità.
14. Jannuzzi Lino (FI): diffamazione aggravata.
15. La Malfa Giorgio (FI): finanziamento illecito.
16. Maroni Roberto (Lega Nord): resistenza a pubblico ufficiale.
17. Mauro Giovanni (FI): diffamazione aggravata.
18. Nania Domenico (An): lesioni volontarie personali.

19. Patriciello Aldo (Udc): finanziamento illecito.
20. Pomicino Paolo Cirino (Dc): corruzione e finanziamento illecito.
21. Previti Cesare (FI): corruzione giudiziaria.
22. Sterpa Egidio (FI): finanziamento illecito.
23. Tomassini Antonio (FI): falso in atto pubblico.
24. Visco Vincenzo (Ds): abuso edilizio.
25. Vito Alfredo (FI): corruzione.

Cliccando sulla copertina del libro sopra, o qui a fianco, potete scaricare gratis l’intero libro.

E se qualcuno vuole pensare che nel mio sito io mi limito alle denunce, faccio presente che cerco di essere il più possibile propositivo tramite la mie sezioni “Agisci“, “Indispensabili” e “Risparmio” nelle quali vi sono materiali, suggerimenti ed anche documentazione gratuita, come ad esempio i libri “Voglia di Cambiare” e “L’anticasta – l’Italia che funziona” che descrivono i casi di successo rispettivamente in Europa ed in Italia, nei settori come Energia, Edilizia, Lavoro, Logistica ecc. ecc. da cui molto possiamo imparare.

E sempre con spirito propositivo ho anche già pubblicato un articolo sul progetto “Openpolis“, il database pubblico su Internet che permette a tutti noi di avere il massimo delle informazioni su tutti i politici italiani che hanno e stanno calcando le scene, in modo appunto da poter essere il più possibile informati sulle attività e dichiarazioni di chi è da noi pagato per occuparsi della cosa pubblica.

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Indispensabili – La Casta bianca – Cap. 1) Chi paga e chi riscuote

Posted by giannigirotto su 11 aprile 2011

Aggiungo alla mia sezione Indispensabili il presente libro: “La Casta bianca“. Questo  libro  racconta  la  malasanità, la  denuncia,  ma  soprattutto  la  spiega. Perchè c’è  un  filo che  tiene  uniti  la  clinica  degli  orrori  Santa Rita,  lo  scandalo  della  sanità  abruzzese, i  tragici  errori  da  cronaca nera e i piccoli  grandi  disservizi  nei  quali  spesso  ci  imbattiamo.  C ‘è  un  sistema,  volutamente  distorto,  che  guida  molte  delle  logiche  della  gestione della  nostra  salute. E  conoscerlo  può  essere utile  per  capire  che cosa  stanno  combinando  sulla  nostra  pelle.

Cap. 1) Chi paga e chi riscuote: – l’organizzazione, la politica, la gestione

In Italia, dal primo gennaio 1995, le prestazioni di assistenza ospedaliera erogate dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN) sono pagate su tariffe predeterminate dalle Regioni. I criteri sono definiti con decreto del Ministero della Sanità del 1994. Siamo usciti dal pagamento a piè di lista dei tempi precedenti, obbligando gli ospedali pubblici e convenzionati ad adeguarsi al nuovo tipo di registrazione. Il concetto è semplice: non ti pago più solo perché esisti, a prescindere da quanto sei utile, ma ti pago per quello che fai. Finalmente, direte voi; ma che cos’è successo nel frattempo  che ci ha fatto precipitare in episodi come quello della “clinica degli orrori“?… II sistema di regole (per il pagamento delle prestazioni effettuate dalla struttura sanitaria, ndr) ammette interpretazioni e applicazioni di fantasia, che portano ad aumentare gli incassi. Si tratta di comportamenti opportunistici molto diffusi, che sembra impossibile eliminare… Gli imbroglioni sono capaci di veri e propri “miracoli”: • in ambulatorio, trasformare ogni accertamento in ricovero di breve durata (due notti almeno), costa poco e rende il massimo. Aggiungere esami inutili, se il caso; • frazionare il ricovero in due o più ricoveri consecutivi per avere riconosciuta, anziché una tariffa, tante tariffe quanti sono i ricoveri consecutivi; • eseguire interventi di chirurgia estetica non rimborsabili dal SSN, camuffandoli da interventi rimborsabili; • utilizzare farmaci di ultima generazione e chirurgia complessa anche nei casi di decesso imminente; • intervenire su giornali, riviste e talkshow televisivi per trasformare vaghe speranze in soluzioni. L’autore a questo punto introduce un concetto chiave per valutare l’operato delle cure offerte: l’appropriatezza… L’appropriatezza medica o chirurgica, quando devo fare un esame oppure assumere una terapia o sottopormi a una riabilitazione o a una dieta, è il processo con cui il medico sceglie (seleziona), tra gli interventi efficaci per la mia malattia, quello che più facilmente produce i risultati desiderati, ovvero i migliori per me in quel contesto. Il concetto di appropriatezza medica (la cosa giusta per quel paziente) si interfaccia con quello di appropriatezza economica e gestionale (la cosa giusta per quel paziente al prezzo e nei modi ottimali). I rimborsi: A ogni atto e procedura medica, chirurgica, riabilitativa ecc. corrisponde un compenso. La sanità italiana ha definito poco più di cinquecento diversi compensi, che corrispondono ad altrettanti gruppi di malattie. Si chiamano DRG (Diagnostic Related Groups), che significa “raggruppamenti omogenei di diagnosi”. Servono a determinare sia le scelte sia la spesa del nostro Sistema Sanitario Nazionale (SSN), e quindi stabiliscono il finanziamento per ogni azienda e struttura a seconda delle malattie che cura… Per imbrogliare e rubare, dunque, bisogna assegnare un DRG falso, oppure indicare una prestazione non fatta, oppure assegnare un percorso di diagnosi e cura eccessivo o inappropriato, oppure usare il meccanismo dei ricoveri consecutivi o dei rimborsi per cittadini residenti fuori regione. Sono solo alcuni esempi e non c’è bisogno di illustrarli nei dettagli. ……… Poi l’autore riporta un esempio di frode al termine del quale spiega … Da questo esempio capite bene quanto possa essere complessa la valutazione dell’appropriatezza e quanto sia facile per gli imbroglioni  giocarci sopra per intascare soldi che non spetterebbero loro. Ma esistono strumenti di calcolo oramai collaudati, che potrebbero inchiodarli. Non li conoscono medici e gente comune, ma non mancano al ministro Sacconi, che sa bene che esistono fior di dirigenti pubblici che hanno studiato sistemi di rilevazione coi quali  è facile scoprire dove si ruba. Infatti, calcolando ciò che viene fatto in qualunque posto dove il SSN paga, si registrano indicatori di “rischio di inappropriatezza”, cioè numeri e statistiche che dicono: bada, qui probabilmente opera una manica di ladri ben organizzati. Nella seguente tabella riporto un elenco dei DRG sui quali si ruba di più, o perché ci s’inventa la necessità di interventi che non dovrebbero essere fatti, oppure perché, d’accordo con la paziente, si ricostruisce un bel seno con la chirurgia estetica (non rimborsabile) truccandolo da DRG262: biopsia della mammella  e asportazione locale non per neoplasie maligne (codice intervento 85.20 e 85.21). Già, perché  a imbrogliare sui DRG non sono solo medici  e gestori delle cliniche, ma anche i presunti malati, sani come pesci, convinti d’essere furbi, in realtà truffatori. Altro metodo usato per truffare rimborsi alla Sanità italiana, è quello di far fare esami ad istituti convenzionati, invece di sfruttare intensamente i modernissimi macchinari acquistati dagli ospedali pubblici... Meglio scappare nelle vetuste Radiologie delle cliniche convenzionate, per manovrare risonanze e TAC vecchie, sì, ma utilissime per fare soldi. In una città come Roma, i cui abitanti sono meno di tre milioni, nel 2007 sono state eseguite ben cinquecentomila risonanze magnetiche nucleari. Ma come è possibile che una persona su sei, neonati inclusi, ne abbia avuto bisogno? Risultato: il deficit della sanità laziale è arrivato a dieci miliardi di euro, dei quali, si può stare certi, due terzi sono stati letteralmente rubati eseguendo prestazioni inventate per fare cassa… Vi è poi il meccanismo del rimborso per i residenti fuori la Regione… Ogni Regione riceve parte del fondo (il fondo per la sanità, ndr) a seconda dei propri residenti, con correttivi discussi e variabili, calcolati sulla percentuale di persone anziane, neonati e giovani, sulla presenza di istituti pediatrici o di altra specialità, che funzionano da centri di riferimento, e cose simili. Ogni Regione usa il fondo per pagare i propri servizi sanitari e stabilisce un tetto di spesa, quantificato con complicati calcoli statistici che analizzano malattie prevalenti, servizi e molti altri dati. Anche le cliniche private accreditate hanno un tetto: significa che non possono fare tutti gli esami e iricoveri che vogliono, ma solo entro i limiti della cifra a loro disposizione. Ciò non vale per chi arriva da fuori regione. Infatti, in questo caso, l’ospedale può (anzi deve) curare comunque il malato, mandando il conto alla propria ASL, a prescindere dal tetto. Le quote fuori tetto, pagate per  i non residenti, saranno rimborsate dalle Regioni di provenienza. Sicilia, Basilicata, Calabria, Puglia, Sardegna ecc. sborsano milioni di euro  a vantaggio delle Regioni del Nord, privandosi delle risorse per migliorare il proprio personale e il parco tecnologico. Il Governo sa che la crescita della sanità del Nord si basa sull’arretratezza della sanità del Sud  e sa quanto duro possa essere porvi rimedio, visti gli interessi economici in gioco: settecentocinquantamilioni di euro nella sola Lombardia, per esempio. Ma la causa non è solo quella. Molte delle vicende a carico della malasanità del Sud, infatti, hanno indicato nella collusione tra malavita organizzata e servizi sanitari una delle aree più ricche di speculazione politico-affaristica.

I beneficiari: Partiti, correnti, imprenditori, Cooperative e malavita organizzata

solo alcuni flash… …la camorra ha spadroneggiato negli appalti e nei contratti di forniture della ASL. Gli appalti (pulizie, lavanderia, rimozione e trasporto di radioattivi, fornitura dei pasti, trasporto dei rifiuti ecc.) sarebbero andati sistematicamente a ditte prive del nullaosta antimafia, e che risultavano interdette dall’averlo… … “Tutte le strutture burocratiche delle ASL e molte di quelle della Regione” ha ribadito il sostituto procuratore Lorenzo Nicastro “erano completamente asservite, nell’adempimento delle loro funzioni, ai desiderata dei legali rappresentanti delle imprese indagate… Mi fermo. Dal momento che ben l’80% del danaro che circola in quasi tutte le Regioni proviene dal fondo sanitario, è ovvio che malavita e corruzione si concentrino sulla sanità. Lo stesso fanno politici, imprenditori e sindacalisti, attratti dalle possibilità di lavoro e guadagno, clientele  e voti, potere e intrecci favorevoli agli interessi di ciascuno. La maggioranza di tali interessi non ha nulla a che fare con la salute dei cittadini. Per evitare eccessi, ci si è accordati tra potenti per suddividere le risorse in “lotti”, che vengono negoziati continuamente, in ragione dei risultati elettorali. Chi gestisce il lotto derivato dalla contrattazione fra Partiti concede l’appalto alle cooperative di CL o a quelle rosse, all’imprenditore dottor Pinco oppure al signor Palla, ma solo se garantiscono un “ritorno” al partito o al gestore del lotto? Probabile. Anche quando dentro la giacca blu si nascondono delinquenti? Così dice la cronaca e così recitano i documenti dei magistrati nei vari processi. Ma la lottizzazione ha costi proibitivi e porvi rimedio diventa imperativo. Come? Da anni paghiamo stipendi e consulenti per monitorare i bilanci di ciascuna Regione; esiste una “Direzione generale della programmazione sanitaria, dei livelli di assistenza e dei principi etici di sistema “che affida all’Ufficio VI la compilazione di un dossier annuale, scaricabile da Internet. Qui si identifica dove, chi e come spreca, ruba, truffa. Non c’è bisogno di commissioni d’inchiesta. Basta quel 2% di controlli obbligatori delle SDO, le schede di dimissione ospedaliera che abbiamo imparato a conoscere. Una cosa, infatti, è eseguire il  2% di verifiche a caso, allo stesso modo di una pesca tra le bancarelle del lunapark. Altro risultato si otterrebbe se quel 2% fosse concentrato su cliniche  e ospedali acchiappati con indicatori di inappropriatezza evidenti. Come si fa? Si comincia, per esempio, andando a vedere che frequenza hanno i DRG elencati nella Tabella 1. Dove ci sono tanti interventi sulla mammella, senza la documentazione di un cancro, si può essere quasi certi di trovare una chirurgia estetica camuffata e rimborsata. Come inibire per sempre il truffatore colto in flagrante? Nessun processo, per carità, passerebbero decenni! Basta presumere che tutte le SDO che contengono quel DRG siano false e non pagarle per tutto l’anno. La punizione sarebbe efficace e, con la potenza del passaparola, tutti scoprirebbero che per incassare di più si rischia di lavorare gratis. Smetterebbero all’istante… Vi ricordo sempre i tre strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti: 1) Come l’autore propone,Serve prendere carta e penna e descrivere ai carabinieri del Nas oppure alla Guardia di Finanza, per filo e per segno, ciò che capita nel vostro reparto. Se temete di subire un licenziamento, non parlatene con nessuno e trovate voi il modo più prudente di farlo; l’importante è essere dettagliati, rigorosi e mai arrabbiati. 2) Utilizziamo Internet in modo attivo, non solo come meri spettatori, ed in questo caso specifico DIAMO UN VOTO ALLE STRUTTURE SANITARIE, tramite un apposito sito completamente gratuito, e che ci permette di condividere con tutte le nostre esperienze e viceversa di poter visionare le esperienze altrui per valutare il da farsi (clicca nelle frase in maiuscolo per l’articolo di approfondimento…) 3) Diffondiamo e supportiamo i gruppi di medici onesti che non vogliono farsi corrompere in alcun modo dalle grandi case farmaceutiche internazionali, che offrono loro viaggi, premi, e regali di ogni tipo pur di avere giudizi compiacenti sui loro prodotti. Per esempio in Italia vi è l’Associazione “No grazie pago io” (clicca per l’articolo di approfondimento). nelle prossime settimane, tempo permettendo, continuerò ad inserire gli estratti, capitolo per capitolo di questo libro… sappiamo tutti che non c’è nulla di più importante della salute, quindi mi scuserete se ripeto che è veramente indispensabile… intanto chi vuole leggerselo per conto suo basta che clicchi sulla sua copertina e potrà scaricare gratis una versione elettronica (PDF) dello stesso che ho trovato in rete…

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Gianni Girotto

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