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Archive for the ‘guerra & pace’ Category

Migranti: c’è chi dice sì!

Posted by giannigirotto su 8 settembre 2015

migranti-marciaC’è un Italia di politici e politicanti che fomentano paura, rabbia e razzismo, e che in maniera più o meno consapevole, più o meno dolosa, lavora per i “poteri forti” utilizzando la sempre valida strategia del divide et impera (vedi i primi 3 post indicati) e fomentando la “guerra tra poveri”…

è c’è un’Italia che, in silenzio, in umiltà ma con tanta buona volontà ed efficacia, risolve i problemi, come quello dei migranti, per esempio:

  • Il comune di Riace (vedi articolo)
  • Il comune di Gioiosa Jonica e Locri (vedi articolo)
  • I comuni di Novellara e Malegno (vedi articolo)

Vi sono reti di Comuni Solidali  e virtuosi  che hanno fatto appunto della solidarietà e dell’accoglienza il loro modus operandi.

Ovviamente queste sono notizie che raramente passano nel cosidetto “mainstream“, cioè nelle prime pagine dei principali giornali, e nei titoli dei telegiornali nazionali, dal momento che, come tutti sanno “fa più rumore un albero che cade piuttosto che una foresta che cresce!“…

La settimana scorsa ho viaggiato in treno tra Roma e Perugia, e osservando gli splendidi panorami di questo pezzo di Italia centrale,IMG_20150903_143101IMG_20150903_134704 alcune considerazioni mi sono venute alla mente:

  1. In Italia abbiamo quasi 5 milioni di edifici sfitti/inutilizzati… a chi giova lasciarli in tale condizione? credo a nessuno, anzi viceversa  diversi proprietari sarebbero favorevoli a ricavarne un reddito (e non lasciarli cadere in disuso), e quindi affittarli sia a cittadini italiani che extracomunitari. Ugualmente, come dicevo viaggiando in treno per l’Italia centrale, lo spazio fisico mi pare di certo non ci manchi.
  2. Manca il lavoro, certo, ma le esperienze virtuose di cui le sovrastanti sono solo alcuni esempi, dimostrano che i migranti sono assolutamente in grado di creare lavoro. Contemporaneamente ricordiamo che sono sempre i migranti ad occupare la buona parte di quei 400mila posti di lavoro in regime di quasi-schiavitù nel settore agricolo.
  3. Ormai chi vuole informarsi può capire facilmente che i principali “miti” negativi sui migranti sono falsi, indico per approfondimenti solo questi recentissimi due articoli del noto economista Leonardo Becchetti (primo e secondo articolo)
  4. Ultimo, ma il FATTO PIÙ IMPORTANTE: si continua a parlare molto dei sintomi della malattia, ma non delle cause. E’ come se si continuasse a parlare del modo migliore di far calare la febbre ad un malato, ma nessuno l’avesse ancora visitato e capito se si tratta di influenza piuttosto che di appendicite o bronchite… Meglio ancora, noi abbiamo capito benissimo di quale malattia si tratta, ma gli altri continuano a parlare solo dei sintomi. Facciamoli tornare a discutere sulle cause, per trovare le VERE soluzioni. Sarà meglio per tutti.

 

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MIgranti: tecniche di distrazione di massa!

Posted by giannigirotto su 9 agosto 2015

Ho già scritto sull’argomento migranti, ma ritengo assolutamente indispensabile tornarci. Lo faccio sottoscrivendo, parola per parola, virgola per virgola questo editoriale di Pietro Reitano pubblicato nel numero di Agosto di Altreconomia. Il video invece riporta un mio personale intervento in aula del Senato, fatto un paio di settimane prima. I migranti non sono la causa dei nostri problemi, sono l’effetto!

Se volete risolvere i problemi alla radice, praticate il “consumo critico“, molto, molto più efficace di qualsiasi organo politico nel cambiare veramente, strutturalmente, in meglio, il mondo che ci circonda, e quindi anche in particolare il problema dei migranti. Un terzo delle guerre infatti si fanno per impossessarsi delle fonti di energia, un terzo per l’acqua, un terzo per le altre materie prime. Scegliendo delle filiere etiche possiamo ridurre grandemente questi fabbisogni, e scegliendo una dieta prevalentemente vegetariana ridurre di dieci/venti volte il fabbisogno di acqua/energia/alimenti.

Il resto, come spiega bene l’editoriale sottostante, è solo “padronanza della lingua” per perpetuare la vecchissima ma sempre efficacissima strategia del “divide et impera“!

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Altreconomia – Agosto 2015 – Pietro Reitano

Don Lorenzo Milani ha spesso sostenuto che solo il linguaggio rende davvero uguali, e che “ogni parola non imparata oggi è un calcio in culo domani”. Esortava i suoi ragazzi a imparare a comprendere i testi e a esprimersi correttamente, per capire e difendersi. Difendersi da chi? Dal potere, che è tale proprio perché è padrone della lingua. I padroni della lingua sono padroni di tutto: ecco un insegnamento politico ed educativo da non dimenticare.
Ed ecco perché i padroni della lingua -politici di ogni schieramento, e ahìnoi molti giornalisti- sono stati così bravi, a giugno, nel sostenere quella grande mistificazione chiamata “emergenza immigrati” attraverso le tv, la carta stampata, internet, raccogliendo il plauso di una pericolosa maggioranza trasversale dell’opinione pubblica. A poco vale far notare come questi urlanti padroni delle parole siano incuranti -e ignoranti- di numeri, statistiche, normative e diritto nazionale e internazionale che ormai ha decenni, storia, dinamiche economiche.
Le cause delle guerre, il traffico di armi, la globalizzazione economica, i trattati internazionali, la più grave crisi dei rifugiati dalla Seconda guerra mondiale,  il più semplice diritto alla mobilità, i numeri di un’invasione che non c’è, la direttiva Ue 51 del 2001 che condanna i profughi a salire su un barcone quando costerebbe meno prendere un aereo: tutti questi non sembrano essere argomenti utili a ragionare con i padroni della lingua e i loro seguaci.
Contano l’etnia, l’igiene, il decoro, la sicurezza, poco altro.
E anche solo il buon senso (non ci spingiamo a chiedere umanità) non è benvenuto. Quale persona di buon senso -e dati alla mano- potrebbe sostenere che crisi, disoccupazione, precarietà e incertezza che la maggior parte della famiglie italiane vive sulla propria pelle siano causati da poche migliaia di disperati, e non da un sistema globale economico che fa gli interessi di pochi a scapito di molti?
Eppure questo è il mantra che ci propinano quotidianamente i padroni della lingua. Hanno avuto gioco facile a convincerci di una così colossale bufala. Sono bastate poche espressioni per aprire le porte della nostra ansia -e chiudere quelle del cervello-.

La prima: clandestino. In un cortocircuito inaccettabile, si confonde la persona con la condizione burocratica -relativa, indipendente dalla volontà e modificabile in ogni istante- in cui versa. La seconda espressione: paura. La paura diventa alleato e non nemico, in una campagna elettorale perenne, e i problemi si creano, anziché risolverli.
Di che cosa dovremmo davvero aver paura? Della scabbia o delle banche? Dei disgraziati sugli scogli o della corruzione nella pubblica amministrazione? Di chi chiede l’elemosina o di chi evade le tasse?
La tentazione è di rispondere ai padroni della lingua scendendo sul loro stesso piano: quello della banalizzazione, degli slogan, delle urla. Questa gente va fermata ma non con le loro regole del gioco e i loro mezzi. Tantomeno, tuttavia, dobbiamo ridurci a un politicamente corretto -e sostanzialmente innocuo- “preferirei di no”, come fossimo tanti scrivani Bartleby (e destinati a farne la triste fine). Il lavoro è arduo e quotidiano e parte, come ci ha insegnato don Milani, nelle scuole (e così è chiaro perché la scuola pubblica è perennemente sotto attacco da parte dei padroni della lingua).

I migranti fuggono da povertà e guerre di cui tutti siamo in qualche modo responsabili. Fuggono da situazioni apocalittiche laddove la “bestia”, esattamente come nel linguaggio in codice del libro del Nuovo Testamento, altro non è che l’impero: quello romano allora, quello economico adesso, contro cui resistere e ribellarsi, perché non è un dio, ma dipende dagli uomini (“ha nome d’uomo”). Non li fermeranno timbri su un passaporto, deserti o traversate in barcone. Invece di pensare a rispedirli indietro -verrebbe da dire: “a calci in culo”- dovremmo pensare come andare a prenderli. Salvando loro e noi stessi. —

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Ecco come risolvere il problema dei migranti!

Posted by giannigirotto su 14 giugno 2015

barconi speranza

Sono ormai più di due anni che siedo in Parlamento e mi occupo quasi esclusivamente di politica, e ora mi permetto di dire la mia opinione sul problema degli immigrati.

Semplicemente, la politica è impotente, e forse, contraria, a risolvere il problema degli immigrati.

Impotente, perchè il problema si è generato nel corso dei decenni, le cause quindi si sarebbero già potute rimuovere ampiamente se ci fosse stata volontà e potere politico. Queste due condizioni non ci sono evidentemente mai state, e non si possono creare oggi per magia.

Quando dico che il problema si è generato per decenni faccio riferimento al fatto che il cosidetto “neo-colonialismo” opera appunto da decenni, sfruttando ignobilmente i territori, in questo caso africani, e non solo, per depredare petrolio, gas, carbone, rame, ferro, coltan ecc. ecc.

E quale sistema migliore per operare se non quello di sobillare e incentivare il disordine, il despotismo, la guerra civile, armare i capibanda locali, manipolare l’informazione, corrompere i politici ecc. ecc., insomma praticare la sempre efficace strategia del “divide et impera“?

Come sempre quindi chiedere alla politica di risolvere un problema che essa stessa ha contribuito in maniera determinante a generare, è come minimo ignoranza, come massimo masochismo.

Un sistema decisamente più efficace invece è lavorare appunto sulle cause del problema, e come detto una è rappresentata dal fatto che in molti dei Paesi sede di emigrazione vigono dei regimi altamente dispotici, che continuano a operare senza che la politica internazionale intervenga, quantomento efficacemente.

Beh si può fare molto più di quello che generalmente si crede firmando gli appelli di Amnesty International, e vi spiego rapidamente perchè: perchè la politica locale si permette di continuare le sue malefatte contando sul silenzio della politica internazionale e sul fatto che tali malefatte rimangano “nell’ombra”, sconosciute ai più. Vedete le singole persone che compongono i regimi dispotici, prese singolarmente sono dei vigliacchi, degli ominicchi, e nel momento in cui il “bubbone” diviene di dominio pubblico, si affrettano a “mollare l’osso” dello scandalo pur di non apparire colpevoli.

Questo non lo dico per presunzione personale, ma per i decenni di esperienza che Amnesty International ha nel operare con la semplice modalità delle denunce pubbliche relative ai casi di mancato rispetto dei basilari diritti umani. Insomma molto più spesso di quanto si creda, è “sufficente” che arrivino centinaia, migliaia di lettere di denuncia da parte di cittadini sparsi per tutto il mondo, che un prigioniero politico viene liberato, o quantomeno la sua detenzione ritorni “umana”, e più in generale venga ripristinata la giustizia.

Ripristinando la giustizia sociale, si migliora in modo esponenziale la situazione generale economico/sociale appunto, e gli abitanti di quel Paese hanno molti meno motivi per fuggire.

Questo è un modo efficace per combattere il fenomeno dell’emigrazione da fuga!

Invito pertanto tutti a visitare il sito di Amnesty International e spendere qualche minuto al mese per semplicemente firmare gli appelli.

E’ gratis, non dovete per forza né associarvi né fare offerte, che sono sempre assolutamente facoltative. E non abbiate paura nel scrivere (basta una volta sola, poi i dati vengono memorizzati) i vostri dati come nome cognome e indirizzo, io lo faccio da più di trent’anni, e questo vale per milioni di altri soci Amnesty in giro per il mondo, e non ho mai subito nessun tipo di ritorsione… 🙂

Se avete piacere, sotto il video di una Conferenza stampa che ho voluto ospitare a Palazzo Madama, sulla pena di morte, in cui nei primi minuti spiego un po’ meglio i concetti brevemente sù esposti. E se poi volete fare qualcosa in più per cambiare definitivamente in meglio la situazione, valutate il “consumo critico“.

Spero adesso sia chiaro che il titolo è “forzato”, nel senso che quella che ho descritto è una delle soluzioni, a mio avviso tra le più efficace, che agisce però sui sintomi, mentre l’altra soluzione, che agisce sulle cause, è questa. Le mie altre considerazioni sul tema le trovate sugli altri miei post sull’argomento.

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Indispensabili – La rivoluzione del Colibrì (ovvero chi fa da sè…)

Posted by giannigirotto su 24 maggio 2014

ColibrìNarra una favola africana che un giorno prese fuoco la foresta, e ben presto le fiamme si levarono altissime e spaventose. Tutti gli animali presero a fuggire allontanandosi, ma mentre scappavano incontrarono un minuscolo uccellino, un colibrì, che volava verso l’incendio con una goccia d’acqua in bocca nel tentativo di spegnerlo. “Dove vai?” gli urlarono, “non riuscirai mai a spegnere quell’immenso incendio con la tua minuscola goccia!”. Il colibrì, continuando a battere freneticamente le ali in direzione dell’incendio rispose in un fiato: “Lo so! Ma io faccio la mia parte!”

Avete pertanto già capito qual’è la filosofia di questo libretto che aggiungo nella mia sezione “Indispensabili”… rimboccarsi le mani e andare a cercare soluzioni “dal basso” senza aspettare che arrivino dall’alto.

Questo libretto inoltre è stato scritto in regime di “Creative Commons”, cioè in buona sostanza è gratis e quindi non si compie nessun reato a scaricarlo e volendo distribuirlo a tutti gli amici, e si caratterizza per essere una bella iniezione di ottimismo e vitalità.

Nel libro sono riportati otto argomenti appunto della serie “chi fa per se fa per tre”, riguardanti precisamente:

– Agricoltura collettiva: Riunire il risparmio dei cittadini per acquistare terreni agricoli da affittare a giovani agricoltori biologici.

– Energie Rinnovabili: produrre “dal basso” energie rinnovabili per sostenere lo sviluppo dell’unico fornitore di energia 100% pulita.

– Ambiente: Equipaggiare e formare i cittadini per permettere loro di riconoscere scientificamente casi di inquinamento di acqua, aria o suolo.

– “Para finanza”: Pagare in moneta complementare per rilanciare l’economia locale e incoraggiare forme sostenibili di produzione e consumo.

Turismo: diventare Guide popolari Lontano dai soliti circuiti turistici, scoprire la quotidianità di città e periferie, attraverso lo sguardo e le parole di chi le abita.

Riciclaggio socialmente utile : Riciclare gli apparecchi elettronici per creare occasioni di lavoro per chi si trova in situazioni di esclusione.

Impresa e cooperative: Lanciare un’attività in un’impresa condivisa, in cui ognuno esprime il proprio talento, libero da incombenze amministrative.

Imprese: Individuare, adattare e replicare in nuovi contesti idee efficaci di imprese sostenibili.

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Personalmente ho trovato tutto il libretto molto utile, in particolare gli ultimi due capitoli, ma lascia a ciascuno di voi il giudizio su quanto si possa replicare qui in Italia i vari esempi dei “cugini” francesi. Ricordo infine che trovate nella mia sezione Indispensabili altri due libri dello stesso “solco”, cioè che riportano i migliori esempi di casi di successo. Il primo si chiama “L’anticasta, l’Italia che funziona!” e descrive appunto molti casi di successo italiani, mentre il secondo si chiama “Voglia di cambiare” e descrive i migliori esempi europei.

Per leggere questo libro gratuito cliccate sull’immagine della copertina del libro stesso oppure qui.

 

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Indispensabili – Rinnovabili: se non ora quando?

Posted by giannigirotto su 5 marzo 2014

rinnovabili, se non oraInserisco oggi la pubblicazione di un estratto di un libro che aggiungo alla mia sezione “Indispensabili“.  Questo libro ha un titolo chiaramente descrittivo del contenuto, ma vorrei rassicurarvi dicendo che è scritto per persone assolutamente non esperte, cioè è capibile da tutti.

Viene fatta una panoramica delle varie fonti (eolico, fotovoltaico, biomasse…) e pure delle agevolazioni che ne hanno caraterizzato la gestione, così come le agevolazioni della controparte “fossile”, in modo da avere un quadro completo della situazione.

Ne esce ancora una volta la conferma di quanto le FER (Fonti Energia Rinnovabile) saranno sempre più indispensabili per mantenere un elevato benessere di vita, e di democrazia reale.

La progressiva inesorabile diminuzione della disponibilità di gas e petrolio, con l’attuale situazione Ucraina (nata per via dei gasdotti che la dovrebbero attraversare e relativi giochi di potere tra gli attori coinvolti) che ne esemplifica l’importanza, dimostra una volta di più che non possiamo permetterci di non avere le idee chiare su questa materia. Tutta la nostra esistenza e stile di vita è basata sull’utilizzo di enormi quantità di energia, dall’agricoltura all’industria ai trasporti allo svago, per cui non abbiamo più scuse per non prepararci adeguatamente, e se non ora quando?

Per leggere questo estratto cliccate quindi sull’immagine della copertina del libro stesso oppure qui.

Qualora leggendo l’estratto vi venisse voglia di comprare l’originale (qui) per leggere tutto, sappiate che il ricavato va in beneficenza. Buona lettura.

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Antipolitica e demagogia anche questa?

Posted by giannigirotto su 5 maggio 2012

La campagna contro i caccia F-35 prosegue: nessuna decisione è ancora presa e ci si può ancora mobilitare.

Rete Italiana per il Disarmo e la Campagna “Taglia le ali alle armi” chiedono a gran voce un dibattito pubblico e in parlamento per fermare – senza ulteriori costi – un progetto problematico e mastodontico, un vero spreco da segnalare!

A Maggio porteremo a Roma le oltre 70.000 firme raccolte dalla campagna

intanto possiamo scrivere al Governo, che ha chiesto il parere dei cittadini sugli sprechi nella spesa pubblica, segnalando come l’acquisto di 90 cacciabombardieri d’attacco e con capacità nucleare sia un insulto a chi oggi si trova in difficoltà economiche e di sopravvivenza, senza considerare i dubbi di natura tecnica e di costo che tutti i partner del Programma (Stati Uniti compresi) hanno sollevato!

Clicca qui http://www.governo.it/scrivia/RedWeb_Form.htm compila i campi richiesti e scrivi:

“Gentile Presidente del Consiglio Mario Monti, egregi Ministri, vi segnalo come spreco rilevante ed assolutamente inutile di denaro pubblico l’acquisto preventivato nei prossimi anni di circa 90 esemplari del caccia di quinta generazione JSF F-35 (costo attuale di solo acquisto oltre 10 miliardi, almeno 30 miliardi con il mantenimento).

Con gli stessi soldi si potrebbero dare risposte concrete ai problemi economici che affliggono molte famiglie italiane, investendo in istruzione, sanità, lavoro, recupero e sistemazione del territorio. La invitiamo quindi a prendere in considerazione le alternative a questo scellerato acquisto seguendo le proposte e le indicazioni della campagna “Taglia le ali alle armi” che ha anche elaborato numerosi dati a sostegno della problematicità del progetto JSF F-35.

Cordialmente”

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Crisi? quale crisi?

Posted by giannigirotto su 19 dicembre 2011

Mi permetto di ripubblicare questo articolo del 2009… pur in una situazione di pesantissima crisi, l’Italia non rinuncia a spendere i famosi 15 miliardi di euro per dei cacciabombardieri, ma probabilmente li vorranno usare per spargere fertilizzanti sui campi agricoli no?…

 

I rendimenti dei BOT e CCT non vi soddisfano più, non volete avventurarvi in acquisto di azioni poco sicure……..non disperate, ecco la soluzione certa!

I titoli del settore bellico sono il nuovo rifugio dalle avversità del mercato.

(fonte: L'Espresso)

La crisi finanziaria statunitense non colpisce tutti i settori dell’economia. Anzi, ce ne sono alcuni che non potrebbero cavarsela meglio. Si prenda ad esempio la difesa, i cui titoli negli ultimi cinque anni hanno registrato un aumento medio del 150 per cento.

Sarà pure vero, come sostengono il Nobel Joseph Stiglitz e l’esperta finanziaria della Harvard University Linda Blimes, che gli Stati Uniti in Iraq perderanno 3 mila miliardi di dollari, ma dall’avventura bellica mediorientale le aziende della difesa emergono indubbiamente vittoriose. Cai von Rumohr, analista del settore difesa della Cowen & Co., un fondo di investimento di Boston, ritiene che i titoli della difesa siano una scelta obbligata. Non solo perché offrono un facile rifugio contro le avversità del mercato, ma anche perché negli ultimi 27 anni hanno prodotto profitti che hanno regolarmente superato quelli dello S&P 500. Secondo il Center for Responsive Politics, un think tank di Washington, l’opinione di von Rumohr trova un certo consenso anche tra i congressisti Usa, visto che 151 di loro hanno investito quasi 200 milioni di dollari in aziende come la Raytheon, la Norrhrop Grumman e la Lockheed Martin. L’investimento gli ha reso 62 milioni di dollari in meno di due anni e, esprimendo il loro evidente compiacimento, i parlamentari statunitensi tra il 2004 e il 2006 hannoaumentato il loro coinvolgimento del 5 per cento. «Altro che S&P 500, negli ultimi-otto anni abbiamo registrato una crescita gigantesca», afferma Scott Sacknoff manager dello Spade DefenseJndex, un indice che misura l’andamento del settore difesa, «e, dati gli impegni bellici del nostro Paese, questo trend rimarrà invariato fino alla fine del 2018».

Il boom della difesa è sostenuto da stanziamenti governativi per le spese militari che solo nel 2008 hanno superato i 600 miliardi di dollari ed è di carattere generale. Non sono infatti solo le grandi aziende come Boeing, Generai Dynamics, Honeywell, e Bae Systems, che producono armi pesanti e sistemi bellici complessi, che se ne stanno avvantaggiando. Anche le compagnie più piccole come la Alliant Techsystems e la Harris Corporation si stanno arricchendo. La prima, che produce i proiettili usati dalle truppe americane, dal 2001 ha registrato tre frazionamenti del titolo, mentre la seconda, che produce le radio in dotazione alle unità americane in Iraq e Afghanistan, ha visto il suo titolo triplicare dall’inizio della guerra.

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Ricordo che la banche sono pesantemente implicate nel traffico di armi, e chi non volesse più, seppure involontariamente, appoggiare questa situazione, trova l’alternativa in Banca Etica, di cui parlo diffusamente nella mia sezione “Finanza Etica“.

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Rifugiati, il dramma della ricerca dei propri Affetti

Posted by giannigirotto su 24 marzo 2011

Vorrei dare il mio piccolo contributo nella diffusione di questo strumento, il sito Internet Refugees United, che è nato e lavora unicamente per aiutare quei milioni di persone (l’ONU ne stimava 37 milioni nel 2009, ma sono stime molto, molto prudenti…) che, sono in fuga dai loro Paesi di origine perlopiù per situazioni di guerra, vuoi civile vuoi internazionale, sfruttamento, carestia ecc. ed hanno perso completamente i contatti con i loro affetti più cari, insomma non ne hanno più notizie da mesi, anni…

E’ un dramma apocalittico, di fronte al quale le nostre situazioni personali assumono una rilevanza diversa, certamente più ridimensionata. Difatti anche nelle nostre situazioni più gravi, ben difficilmente arriviamo al punto di perdere del tutto i contatti con la nostra famiglia, i figli, i fratelli, il marito/moglie, gli amici più cari, e perderli nel senso più assoluto del termine, cioè non avere nessuna notizie di loro, non sapere se sono ancora vivi, in che Nazione si sono rifugiati, da dove partire per cercarli… un dramma che ti fa provare ogni giorno un angoscia indicibile, perchè ancora maggiore di una perdita definitiva è il dolore che provoca il non sapere nulla del destino dei propri cari…

Anche in questo caso la tecnologia Internet e l’altruismo di un pugno di normali cittadini hanno permesso la creazione di uno strumento estremamente importante ed efficace per tentare di risolvere molte situazioni drammatiche.  Si tratta quindi di un sito che gestisce una propria banca dati (database) nel quale i rifugiati possono registrarsi in maniera totalmente anonima (perchè il pericolo più grave è quello delle ritorsioni sui familiari) e quindi cercare/farsi cercare  i/da  propri familiari, attraverso l’inserimento di notizie e dettagli noti solo a loro.

Come sempre il primo passo da compiere è diffondere la notizia sull’esistenza di tale strumento, per cui vi invito, se volete, ad approfondire l’argomento leggendo l’articolo di Wired in versione italiana (molto stringato) e/o quello integrale nella versione inglese della rivista… e naturalmente a cliccare sul “mi piace” della relativa pagina Facebook di Refugees United

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Varie della settimana

Posted by giannigirotto su 7 giugno 2010

Nasce http://www.vizicapitali.org

Fonte: Campagna per la riforma della Banca Mondiale

Dove vanno i soldi che affidiamo alla nostra banca?
13 banche sotto la lente, per scegliere in modo consapevole

Quanto investono le banche nella distruzione delle risorse vitali del pianeta? Qual è il loro coinvolgimento nel commercio di armi? Quanto è diffusa la loro presenza nei paradisi fiscali? A queste e ad altre domande vuole rispondere il sito www.vizicapitali.org, promosso da una rete di associazioni, riviste e organismi della società civile, per fare luce sulle responsabilità delle banche nei processi di impoverimento e di erosione dei beni comuni.
Sotto i riflettori le prime dieci banche italiane per attivi investiti e 3 istituti “atipici” (Banca Etica, Credito Cooperativo e Banco Posta) in relazione a sette indicatori: armamenti, impatto sociale, impatto ambientale, paradisi fiscali, tutela del risparmiatore, energia nucleare e privatizzazione dei sistemi idrici.

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Anche il Financial Times se ne accorge….

Anche il celebre giornale Inglese si accorge che le spese militari Statunitensi sono mostruose (un budget “minimo” di oltre un milione di miliardi di lire all’anno), e che gli unici a guadagnarci sono le industrie produttrici con tutto il loro codazzo di politici lobbisti…..

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Il punto di Eugenio Benetazzo

Purtroppo, uno a uno, i nodi stanno venendo al pettine, ed aver nascosto la polvere sotto il tappeto per tutti questi anni non ha certo risolto la situazione. Ora io non sono competente in Economia e finanza, e quindi non posso nè confermare nè smentire Benetazzo, mi limito a segnalare questo suo articolo…

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Indispensabili: Bob Geldof – Tutto qui?

Posted by giannigirotto su 16 febbraio 2010

Sono particolarmente lieto di poter inserire un estratto di questo libro nella mia sezione “Indispensabili“.

Bob Geldof è per me un modello a cui ispirarsi, magari non totalmente nel carattere alcune volte non proprio d’etichetta, ma certamente nella profonda etica, onestà e mancanza di ipocrisia che lo contraddistingue.

Questo libro (titolo originale “Is that it?”), più precisamente la sua seconda parte, descrive gli avvenimenti che hanno inizio verso la fine del 1984 e per circa i due anni successivi.

Bob Geldof era allora un cantante di un gruppo pop che aveva avuto un discreto successo internazionale negli anni appena precedenti, ma in quel periodo si trovava in crisi. Una sera vide un drammatico servizio della BBC sulla apocalittica situazione umanitaria in Etiopia…..e decide che non può mettere a tacere la sua coscienza semplicemente donando un po’ di soldi. Decide che deve donare un po’ di sè stesso, del suo tempo, del suo talento, di quello che riuscirà a fare…..quello che inizialmente parte come un piccolo progetto per fare un disco assieme ad altri cantanti Inglesi (Do they know it’s christmas’ time – Band Aid) , da vendere per beneficenza, diventa con il passare delle settimane prima, e dei mesi poi, il più grande evento che la storia della solidarietà umana ancora conosca….il megaconcerto LIVE AID.

E’ la storia esaltante di come una ferrea volontà unita ad un altruismo smisurato riescano a coinvolgere ed unire gli artisti, i produttori, tutto il mondo che gira intorno alla musica e ai mass-media, verso un risultato che per un’instante tocca l’utopia.

Ma non si tratterà solo di beneficenza fine a sè stessa…..pur essendo questo l’obiettivo e il movente iniziale che spinge Geldof assieme ad un nutrito gruppo di altre splendide persone a dedicarsi anima e corpo all’organizzazione del disco prima, del concerto poi, e alla gestione postuma dell’enorme cifra raccolta infine, Geldof si renderà conto che l’operazione più importante a cui vuole contribuire sarà quella di sollevare il velo sopra un’enorme sistema di ingiustizie politiche e sociali che condannano l’Africa ad un destino di miseria imposta.

Questa storia va letta da una parte perchè è esaltante, positiva al massimo. Ti riconcilia con il genere umano vedere come sia stato possibile mettere da parte le rivalità e le incomprensioni personali per contribuire alla riuscita di un bene comune più importante, in un impeto di sano entusiasmo ed puro altruismo difficilmente ritrovabili. Dall’altra parte per capire una volta di più l’ipocrisia di una grande parte del mondo politico e delle lobbies economiche che dominano il mondo “legalmente” mediante la determinazione di politiche commerciali progettate per mantenere l’Africa una “vacca da mungere” e nient’altro.

Personalmente ho letto questa storia molte volte, spesso per tirarmi su il morale e ricevere un’iniezione di fiducia da una parte, ed una lezione di moralità dall’altra.

Io non posso che esortarvi di cuore a leggerlo, credo sia davvero molto, molto importante, e spero accolgano il mio invito sopratutto i più giovani, in modo capiscano che vi sono ancora dei modelli a cui guardare. Sono convinto che se riuscirete a trovare il tempo per iniziare a leggerlo, non vi fermerete tanto presto, ed alla fine ringrazierete il cielo per aver potuto conoscere questa storia e quest’uomo……

Buona lettura!

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