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Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

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Indispensabili – Caccia al tesoro – 6) Guerre e guerriglie

Posted by giannigirotto su 30 novembre 2014

caccia_al_tesoroAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si va ad aggiungere agli altri che si occupano di grande finanza: ho già pubblicato “La posta in gioco“, Dobbiamo restituire fiducia ai mercati – Falso!, I Padroni del mondo, Ho sognato una Banca, Il Risparmio Tradito,  Manuale di Finanza popolare. Il titolo fa riferimento non tanto ad un galeone dei pirati o alle segrete di ad un castello medioevale, ma molto più prosaicamente ad una spaventosa quantità di denaro che non è stata pagata al fisco. E si badi bene, non si tratta automaticamente/sempre di attività illegale, cioè “evasione fiscale”, ma molto spesso di un’attività formalmente lecita, diciamo “al limite”, che viene indicata tecnicamente come “elusione fiscale”. Come si legge dal sottotitolo stiamo parlando di cifre elevatissime, che se invece di finire su questi circuiti di finanza speculativa, rimanessero nei paesi in cui sono state generate, risolverebbero quasi automaticamente l’attuale situazione di gravissima crisi in cui ci troviamo da diversi anni. Ed in più rimane la banalissima considerazione che ogni euro evaso o eluso che sia, è un euro che deve essere pagato dal resto dei cittadini. E questo semplicemente non è giusto. Chiedete ai politici che conoscete cosa stanno facendo per non farvi pagare al posto degli altri.

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Cap 6) Guerre e guerriglie

La comunità internazionale ha approntato le seguenti misure per combattere i paradisi fiscali:

Entro il 2014 dovrebbe entrare in vigore il FATCA, un sistema studiato dagli USA contro l’evasione intemazionale dei cittadini statunitensi.
– Dal 2015 dovrebbe scomparire il segreto bancario in Svizzera e in altri paesi blindati, come il Lussemburgo.
– Nel 2016 è previsto il completamento del piano BEPS richiesto dal G8 all’OCSE per costringere le multinazionali a pagare le tasse.
– Infine, nel 2017 dovrebbero entrare in vigore gli accordi intemazionali per lo scambio automatico di informazioni tra le autorità fiscali di tutti i paesi. In pratica, è la data decisiva, una specie di Capodanno della legalità mondiale, al quale aderirebbero tutte le nazioni del mondo.

Ma sinora, a parte le roboanti dichiarazioni che da anni e periodicamente rilasciano i capi di Stato, non vi è stato un seguito reale. Infatti la sola arma che veramente potrebbe avere efficacia non è ancora stata realmente usata. Si chiama “scambio automatico d’informazioni” e l’ha ideata l’OCSE nel 2009. In pratica consiste nel fatto che ogni Paese è tenuto a scambiare con le autorità fiscali di tutte gli altri Stati, le informazioni sui movimenti di capitali nel proprio territorio, in modo automatico, cioè senza che serva una richiesta. Se venisse attuato, il flusso costante di dati che correrebbe tra i vari Paesi renderebbe il mondo finanziario completamente trasparente, e non vi sarebbero più zone opache in cui naascondere capitali neri.

Ma per il momento appunto, nisba. Anche il Parlamento Europeo recentemente si è pronunciato con una risoluzione che sembrerebbe un passo avanti, salvo essere vanificata da poche parole “salvo il diritto alla privacy”, che vanificano tutto. L’ultima dichiarazione è stata del 19 marzo 2014 con la quale 44 Paesi si impegnavano ad implementare lo scambio automatico di informazioni, peccato però che tra questi Paesi non vi è la Svizzera, Singapore… insomma acqua fresca…

Altri tentativi sono quelli introdotti negli USA da un provvedimento identificato con la sigla FATCA, e un altro dall’OCSE, denominato BEPS. Ma entrambi sono sostanzialmente fermi, sia perchè entrambi terribilmente complicati e richiedono un perfetto coordinamento tra Stati, e inoltre il BEPS paga lo scotto che l’OCSE non ha nessun potere impositivo, quindi…

Ma alla fine è arrivata l’arma decisiva, che sta funzionando in molti Paesi, cioè il cosidetto VD – Voluntary Disclosure. In pratica si dice all’evasore: “guarda non hai scampo, possiamo risalire e ricostruire tutti i tuoi movimenti di denaro, per cui pentiti e confessa spontaneamente, in cambio regolarizzeremo la tua posizione, facendoti pagare salato, ma evitandoti il carcere.”. La cosa ha funzionato appunto in molti Paesi, ma non in Italia, perchè proprio nell’imminenza di promulgarla, il Governo Letta, che la stava decisamente spingendo, è caduto ed è stato sostituito da Renzi, che l’ha depennata dalla sua lista delle priorità, impegnatissimo com’è a reperire miliardi a destra e a manca, e “dimenticandosi” del fatto che con la VD potrebbe portarne a casa diversi, recuperandoli appunto dall’elusione fiscale.

Che possa centrare qualcosa il fatto che i centomila ricchissimi italiani che avevano usufruito dello “Scudo fiscale” non vedono di buon occhio la VD? La quale applicazione avrebbe richiesto di mettere nero su bianco tutta una serie di reati fiscali, civili e penali che tali capitali hanno generato. Una vera arma di distruzione di massa per l’intera classe dirigente italiana, per le imprese, le banche, i politici.

Da segnalare il fatto che la VD non è uno spauracchio solo teorico, ma potrebbe effettivamente dispiegarsi grazie al contributo di due corpi di “007 finanziari” che il mondo ci invidia per competenza ed efficacia, nello specifico si chiamano UIF e UCIFI, e che potrebbero fare ancora molto di più se la legge non li costringesse a non interfacciarsi con il fisco, ma solo con la GdF, l’Antimafia e le Procure.

Altra strada che sta emergendo da alcuni anni sono i cosidetti “pentiti del fisco”, spesso ex dipendenti bancari, che fanno fuoriuscire dati teoricamente utili a combattere l’evasione. Teoricamente, perchè se si tratta di dati acquisiti in modo illegale, la legge semplicemente vieta il suo utilizzo in un qualsiasi procedimento giudiziario. Ma intanto alcuni evasori hanno “preso paura” e hanno fatto rientrare i capitali tramite la succitata VD. Molti “pentiti” lo fanno per denaro, vendono cioè database con i dati bancari degli evasori (e in questo modo Francia, Usa e Germania hanno scovato 30mila evasori), altri per altri motivi, come il caso più eclatante di un hard disk contenente 2 milioni e mezzo di documenti recapitato nel 2012 ad un consorzio internazionale di giornali investigativi.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qua

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Indispensabili – Rete padrona – 3)… (continua) Neutralità, oblio, brevetti

Posted by giannigirotto su 23 novembre 2014

Rete PadronaProseguo la lettura di questo libro che aggiungo alla mia sezione “Indispensabili“.  Il titolo fa riferimento alla “rete delle reti”, cioè Internet, che già così tanto ha cambiato il nostro modo di vivere e probabilmente ancora di tanto la cambierà. Ci ha portato indubbi vantaggi in termini di possibilità e velocità di comunicazione e condivisione di dati (motivo per cui era sorta) ma a tutto questo c’è un grosso prezzo da pagare, sia in termini di qualità di vita (alzi la mani chi di voi riesce a stare un w.e. senza la compulsione di controllare email, messaggini, tags ecc. ecc.) e in termini di nuovi attori commerciali mondiali che ora condizionano pesantemente le nostre vite, e lottano per mantenere determinati oligopoli di fatto. Che dire poi delle registrazioni di ogni nostra attività e spostamenti, molte delle quali avvengono a nostra insaputa per essere usate a fini commerciali? Ecco quindi un veloce riassunto della situazione, come sempre conoscere un problema è il primo passo per risolverlo.

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Cap 3) I nuovi padroni dell’universo

8) Internet a due velocità: la questione della c.d. “Net Neutrality – neutralità della rete” tiene banco da tempo. E’ giusto o sbagliato far pagare ai grossi utilizzatori (Google+Youtube, Facebook, ecc.) di più per il fatto che occupano più “banda”? La questione è apertissima, però un paio di considerazioni:

a) Se facciamo pagare di più a tali soggetti, questi semplicemente ribalteranno l’aumento su noi (consumatori dei loro servizi), in un modo o l’altro.

b) se diamo “più banda” ai grossi, gli diamo un vantaggio ulteriore rispetto alle aziende minori, e quindi li aiuteremo a perpetuare il loro oligopolio.

9) Per pietà, dimenticatemi: altro grosso problema, se Internet pubblica una notizia poi rivelatasi falsa, la prima comunque permane, e spesso rovina la reputazione di un soggetto. A maggio 2014 la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che se un cittadino UE lo chiede, Google deve togliere dal suo motore di ricerca i contenuti dannosi o lesivi della sua reputazione. E’ una questione molto delicata, perchè se da un lato vi sono notizie poi rivelatesi false, dall’altra ci sono notizie semplicemente sconvenienti che qualcno vuole far sparire per continuare ad avere una buona reputazione, ma truffaldinamente. In USA la questione tecnicamente non si pone, perchè nulla si può cancellare, in base al Primo emendamento della loro Costituzione, ma si stanno ponendo ugualmente il problema, in quanto i risvolti del non potersi mai e poi mai liberare del proprio passato, sono appunto enormi.

10) La vallata degli avvocati: Un nuovo business che sta impegnando moltissimo le grandi multinazionale è quello dell’acquisto di brevetti. Negli ultimi anni le grandi aziende hanno intensificato spaventosamente la produzione (e l’acquisto) di brevetti per tutelarsi e ostacolare la concorrenza.
La dimensione del fenomeno è così ampia che è nato persino un racket di falsi “inventori” che aprono migliaia di cause per violazione di brevetti (in realtà inesistenti) perchè molti “accusati” prendomo paura e pagano.
L’unica grande azienda in contro tendenza è la produttrice dell’automobile elettrica “Tesla”, che ha esplicitamente rimosso i brevetti che coprivano la sua auto. Ma non l’ha fatto per altruismo, ma per far crescere la massa critica della filiera di settore e quindi creare un ambiente più favorevole alla vendita delle sue auto. La pagina più bella però l’ha scritta a giugno 2013 la Corte Suprema Americana annullando il brevetto su un gene del dna umano. Questa è una tappa fondamentale nella battaglia per evitare che gli organismi viventi diventino preda di brevetti delle grandi multinazionali, battaglia tuttora in corso. Le conseguenze sono innumerevoli una delle prime è il costo del test basati sull’analisi del dna per verificare il rischio di esser soggetti ad una determinata malattia genetica. Negando il brevetto il costo si abbassa moltissimo perchè non ci sono da pagare i diritti della casa farmaceutica che ha due brevettato il gene che determina la malattia.
La motivazione della corte è semplice “un segmento naturale del dna è un prodotto della natura e pertanto non puo essere brevettato solo perchè qualcuno lo ha isolato” (parole sante, ndr).

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qua...

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Indispensabili – La Democrazia Energetica in Europa – 1) Introduzione

Posted by giannigirotto su 22 novembre 2014

Energy-democracy-in-EuropeAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si va ad aggiungere agli altri che si occupano di energia: infatti ho già pubblicato gli estratti di “Energia oggi e domani“, Petrolio e Politica, Rinnovabili: se non ora quandoTrivelle d’Italia oltre che tutta una lunga serie di documenti che si trovano in una cartella condivisa denominata “Energia“.

Cos’è la democrazia energetica secondo gli autori? significa che ognuno deve avere accesso garantito all’energia di cui ha bisogno; un’energia prodotta senza inquinare l’ambiente o recare danno alle persone. Ciò ha come conseguenza lasciare sotto terra le fonti fossili e che i mezzi di produzione devono essere socializzati e resi democratici attraverso la partecipazione e le decisioni della popolazione. Ma anche l’approccio verso il consumo energetico va completamente ripensato e gestito direttamente dagli stessi utenti finali, in una logica non di massimizzazione del profitto, ma di mero soddisfacimento del proprio fabbisogno.

Aspetto chiave è dunque definire chi detiene la proprietà della produzione energetica, proprio in una fase storica in cui il potere delle multinazionale dell’energia fossile e nucleare tenta i suoi colpi di coda e in cui anche molti fornitori locali di energia sono stati privatizzati spesso contro il volere della cittadinanza.

Come si vede dal titolo e dalla copertina, in realtà questo libro è in Inglese, quindi ringrazio Eleonora Albini che ha provveduto a tradurlo.

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Introduzione

Le fonti di energia rinnovabili, come vento, acqua, sole e biomasse rappresentano una pacifica alternativa rispetto ai combustibili fossili come carbone, petrolio, uranio (energia atomica) e gas. L’energia rinnovabile può essere prodotta localmente ed è disponibile quasi per tutti. Non implica il pericolo di guerre, come nel caso di petrolio e gas, non provoca disastri radioattivi e non produce condizioni climatiche caotiche.

La transizione energetica è tuttavia molto di più che una semplice questione tecnica.

I movimenti sociali che si oppongono allo sfruttamento delle miniere a cielo aperto, al fracking o alla povertà energetica costruiscono regolarmente alleanze con coloro che promuovono le energie rinnovabili. Tali alleanze rafforzano l’agenda politica ampliando il contesto dalla semplice lotta nei confronti della cattiva tecnologia a quella che coinvolge l’utilizzo di tecnologie positive. Questi numerosissimi movimenti locali che promuovono su piccola scala l’utilizzo di tecnologie concrete come l’installazione impianti eolici o di pannelli solari, stanno dando vita ad un concetto genuinamente tutto europeo di fornitura di energia pulita e democratica. Con nomi diversi, ma condividendo concetti simili, gli attivisti e coloro che forniscono possibili soluzioni, si riuniscono sotto un’unica bandiera, quella della transizione energetica democratica in Europa.
Nel 2014, questa transizione dal basso è stata minacciata. Prima è nato un acceso dibattito sul reale significato di transizione energetica. Una vera transizione energetica implicherebbe molto di più del solo abbandono del nucleare. Tutta la produzione da fossili dovrebbe essere interrotta, con particolare attenzione ai grandi inquinanti come gas da argille, nucleare e carbone. Durante la transizione, solo le centrali a gas naturale dovrebbero rimanere in funzione.  Gli impianti da fonti fossili esistenti dovrebbero essere dismessi e smantellati con il minor impatto sociale possibile. Greenpeace (e numerosi altri soggetti qualificati, ndr) ha dimostrato che dal punto di vista tecnico tutto ciò potrebbe realizzarsi in tempi piuttosto brevi.

Negli ultimi due anni poi c’è stata una forte polemica sulla necessità di una transizione energetica. Nel Regno Unito ad esempio si sostiene che solo nucleare e gas possano evitare la povertà energetica. In Germania, nel 2013, il partito neo-liberale FDP unendosi alla voce delle famiglie più povere e solidarizzando con la protesta contro il caro bollette dell’elettricità ha contestualmente protestato contro la transazione energetica.  L’intenzione politica è palese ma per il momento il trucco ha fallito. In altri casi ci si è spinti oltre e oggi ci si scontra con poveri risultati. Nè in Polonia né nel Regno Unito il gas da argille ha prodotto una miracolosa crescita economica. E stiamo ancora aspettando il rinascimento dell’energia nucleare di cui molti parlano e scrivono da almeno 20 anni (e che invece è fortemente in crisi, vedi articolo recente, ndr) . Più recentemente, il governo Ceco, come molte banche, ha dichiarato che non avrebbe più accettato la responsabilità finanziaria derivante da nuovi impianti nucleari. Il nucleare è sicuro, dicono da una parte i sostenitori. Ma la stragrande maggioranza di questi, rifiutano poi di farsi carico di responsabilità e passività finanziarie. Sono davvero convinti che sia sicuro? Persino gli investimenti per le centrali a lignite come quello di Jänschwalde sono stati bloccati perchè i proprietari non sono più sicuri che il carbone continuerà ad essere una fonte di energia utilizzabile in futuro.

Ma questa insicurezza è condivisa anche per le fonti rinnovabili. Tra il 2014 e i 2015 l’Unione Europea stabilirà nuovi obiettivi per la propria politica energetica e climatica. Le carte verranno di nuovo mescolate e ovviamente i sostenitori delle diverse risorse cercheranno di trarre il massimo dai nuovi accordi. Per il momento, sembra che finirà con una battuta d’arresto per la transizione energetica. Il governo tedesco avrebbe dovuto promuovere questa transizione invece ha fatto marcia indietro e la sta di fatto rallentando. Nel 2002 il governo danese fece qualcosa di simile, mettendo il settore dell’energia eolica in ibernazione per sei lunghi anni. Quando nel 2009 ci fu un cambio di governo avvenne anche il cambiamento nelle politiche energetiche. La questione quindi è: quale transizione energetica verrà implementata e quanto tempo occorrerà?

Con questo manuale desideriamo sviluppare il concetto di transizione energetica democratica. Attraverso un certo numero di esempi, lo scopo è quello di mostrare come e dove questo mutamento sta già avvenendo. Dall’inizio di questo nuovo millennio, molti paesi dell’Unione hanno introdotto tariffe incentivanti fisse e ciò ha prodotto un macrocosmo di alternative. Questo studio analizza progetti di democrazia energetica e i possibili scenari futuri. Nel 2013, con una squadra di quattro ricercatori, abbiamo analizzato i progetti di transizione democratica, ecologica e sociale in tutta Europa. Questo manuale rappresenta la versione ridotta del testo integrale “Energiedemokratie” (Democrazia Energetica) che verrà pubblicato in parallelo come libro.

Inizieremo, nel primo capitolo, cercando di dare una definizione più concreta al concetto di “Democrazia Energetica”.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane…

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Indispensabili – Caccia al tesoro – 5) Italiani all’estero, la grande fuga

Posted by giannigirotto su 21 novembre 2014

caccia_al_tesoroAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si va ad aggiungere agli altri che si occupano di grande finanza: ho già pubblicato “La posta in gioco“, Dobbiamo restituire fiducia ai mercati – Falso!, I Padroni del mondo, Ho sognato una Banca, Il Risparmio Tradito,  Manuale di Finanza popolare. Il titolo fa riferimento non tanto ad un galeone dei pirati o alle segrete di ad un castello medioevale, ma molto più prosaicamente ad una spaventosa quantità di denaro che non è stata pagata al fisco. E si badi bene, non si tratta automaticamente/sempre di attività illegale, cioè “evasione fiscale”, ma molto spesso di un’attività formalmente lecita, diciamo “al limite”, che viene indicata tecnicamente come “elusione fiscale”. Come si legge dal sottotitolo stiamo parlando di cifre elevatissime, che se invece di finire su questi circuiti di finanza speculativa, rimanessero nei paesi in cui sono state generate, risolverebbero quasi automaticamente l’attuale situazione di gravissima crisi in cui ci troviamo da diversi anni. Ed in più rimane la banalissima considerazione che ogni euro evaso o eluso che sia, è un euro che deve essere pagato dal resto dei cittadini. E questo semplicemente non è giusto. Chiedete ai politici che conoscete cosa stanno facendo per non farvi pagare al posto degli altri.

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Cap 5) Italiani all’estero, la grande fuga

Capitali italiani nei paradisi fiscali al 2014: 200 miliardi (Bankitalia)
Capitali sanati con lo scudo fiscale nel 2010: 104 miliardi (Ministero del Tesoro)
Stima non ufficiale dei capitali italiani in Svizzera: 1000 miliardi.

In Italia abbiamo debolissime leggi anticorruzione, e antiriciclaggio, e non è stato reintrodotto il reato di falso in bilancio, cancellato da Berlusconi nel 2001. Si parla invece di “abuso di diritto” quando una società compie operazioni finanziarie finalizzate unicamente a ridurre le tasse da pagare, e questo è ancora classificato come illecito.
A peggiorare il circolo vizioso in cui siamo entrati da anni sono stati anche i mancati investimenti delle imprese italiane, che hanno preferito appunto, anziché reinvestire in Ricerca & Sviluppo, portare i guadagni fuori frontiera. E questo ha amplificato il circolo vizioso di scarsa competitività, crisi, ulteriore fuga all’estero.
Ciliegina sulla torta la rigidità del personale dell’Agenzia delle Entrate, e ancora peggio la difficilissima interpretabilità delle norme italiane, troppo numerose e troppo frequentemente in contrasto tra loro, cosicchè nessuna azienda è sicura della propria condotta, mentre quelle straniere rinunciano a priori a venire da noi.
E naturalmente rimane il fatto che le grandi aziende, in primis le banche, hanno e continuano ad approfittare di tutte le tecniche di elusione fiscale. Elusioni e utilizzo dei paradisi fiscali si ritrovano poi in tutti i grandi casi di fallimenti imprenditoriali, da Parmalat a Ilva, i cui padroni hanno portato nei paradisi fiscali 2 miliardi di euro, salvo poi affermare che non avevano il capitale per risanare lo stabilimento, mentre la politica in tutti questi anni è stata semplicemente assente.

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Indispensabili – Rete padrona – PARTE TERZA – GOVERNARE INTERNET

Posted by giannigirotto su 17 novembre 2014

Rete PadronaProseguo la lettura di questo libro che aggiungo alla mia sezione “Indispensabili“.  Il titolo fa riferimento alla “rete delle reti”, cioè Internet, che già così tanto ha cambiato il nostro modo di vivere e probabilmente ancora di tanto la cambierà. Ci ha portato indubbi vantaggi in termini di possibilità e velocità di comunicazione e condivisione di dati (motivo per cui era sorta) ma a tutto questo c’è un grosso prezzo da pagare, sia in termini di qualità di vita (alzi la mani chi di voi riesce a stare un w.e. senza la compulsione di controllare email, messaggini, tags ecc. ecc.) e in termini di nuovi attori commerciali mondiali che ora condizionano pesantemente le nostre vite, e lottano per mantenere determinati oligopoli di fatto. Che dire poi delle registrazioni di ogni nostra attività e spostamenti, molte delle quali avvengono a nostra insaputa per essere usate a fini commerciali? Ecco quindi un veloce riassunto della situazione, come sempre conoscere un problema è il primo passo per risolverlo.

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Parte Terza – Governare Internet

Governare Internet, nel senso di controllarlo e imporre il proprio volere, è il sogno di molti. I primi capitoli parlano diffusamente del vastissimo problema della sicurezza dei dati e della privacy, di cui il “caso Snowden – Wikileaks è solo la punta dell’iceberg. Un problema enorme sul quale nessuno sa precisamente quali siano i poteri e le lacune dei vari Governi e delle grandi multinazionali dell’informatica e delle Telecomunicazioni, così come dei loro rapporti reciproci. Oltre al furto delle informazioni (anche tecnologico/industriali oltre che di qualsiasi altro tipo), vi è il tema dei danneggiamenti dolosi (virtuali ma assolutamente “reali” negli effetti) che vari soggetti effettuano o tentano di effettuare verso altri.

5) Intranet, non Internet: chi pensava che Internet avrebbe portato democrazia diffusa, al momento ha perso. Questo perchè anche i regimi sanno usare le tecnologie, imparano alla svelta ed hanno i mezzi finanziari necessari per usarli in grande stile e pervasivamente. In Russia, Cina, Turchia, Iran e mezzo altro mondo, la classe governativa ha censurato e delimitato il perimetro di Internet.

6) Wall Street: metà delle transazioni borsistiche sono cosidette HFT, High Frequency Trading, cioè transazioni velocissime, nel senso che si compra e poi si vende, o viceversa, nel arco di pochi attimi, oppure fare una delle operazioni pochi attimi prima degli altri. In questa situazione pochi nanosecondi fanno la differenza tra guadagnare poco o moltissimo, quindi si sfrutta la tecnologia più avanzata per essere sempre più veloci, ora si è arrivati ad usare i raggi laser per comunicare ancora più velocemente della fibra ottica. Questo dà adito a possibili frodi sistematiche, e le autorità stanno indagando. (su questa tematica ho pubblicato al momento i riassunti di tre libri, “Falso!”, “I padroni del mondo” e “Caccia al tesoro”, che vi invito a leggere)

7) Moneta virtuale: La più famosa si chiama Bitcoin, ma di monete interamente elettroniche ne esistono circa 80. Ma al di là di questi  esperimenti più o meno interessanti, esiste una realtà molto più concreta consistente nella guerra in atto tra le grandi compagnie detentrici di carte di credito e le nuove compagnie che si contendono i sistemi di pagamento e in particolare PayPal e i noti giganti Google Facebook Amazon ognuno dei quali ha la propria metodologia di pagamento che sta cercando di rendere il più possibile universale. Infatti diventare i depositari dei sistemi di pagamento dei clienti significherebbe conoscere tutti i gusti per poi poter agire a livello marketing con accresciuto enorme potere. Nell’attesa questi giganti stanno già agendo come banche, prestando denaro ai loro clienti professionali e andando così a colmare la lacuna di credito delle banche tradizionali.

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Indispensabili – Caccia al tesoro – 4) Guida intergalattica per esportatori di capitale

Posted by giannigirotto su 14 novembre 2014

caccia_al_tesoroAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si va ad aggiungere agli altri che si occupano di grande finanza: ho già pubblicato “La posta in gioco“, Dobbiamo restituire fiducia ai mercati – Falso!, I Padroni del mondo, Ho sognato una Banca, Il Risparmio Tradito,  Manuale di Finanza popolare. Il titolo fa riferimento non tanto ad un galeone dei pirati o alle segrete di ad un castello medioevale, ma molto più prosaicamente ad una spaventosa quantità di denaro che non è stata pagata al fisco. E si badi bene, non si tratta automaticamente/sempre di attività illegale, cioè “evasione fiscale”, ma molto spesso di un’attività formalmente lecita, diciamo “al limite”, che viene indicata tecnicamente come “elusione fiscale”. Come si legge dal sottotitolo stiamo parlando di cifre elevatissime, che se invece di finire su questi circuiti di finanza speculativa, rimanessero nei paesi in cui sono state generate, risolverebbero quasi automaticamente l’attuale situazione di gravissima crisi in cui ci troviamo da diversi anni. Ed in più rimane la banalissima considerazione che ogni euro evaso o eluso che sia, è un euro che deve essere pagato dal resto dei cittadini. E questo semplicemente non è giusto. Chiedete ai politici che conoscete cosa stanno facendo per non farvi pagare al posto degli altri.

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Cap 4) Guida intergalattica per esportatori di capitale

In Italia, anche i piccoli imprenditori possono giovarsi dell’elusione fiscale, basta una banca, una fiduciaria, o un commercialista o notaio, e il gioco è fatto. E con la scomparsa del segreto bancario, ora sono moltissimi a voler far sparire i propri capitali, persino se legali, e naturalmente basta rivolgersi ad un buon professionista e si viene accontentati. E tutto si può fare senza spostarsi di casa e senza mai vedere in faccia il professionista, basta usare internet e la posta elettronica. Ovviamente si è sviluppato un mercato di intermediari che vanno a caccia di qualsiasi azienda o privato interessato ad avvalersi di tali “servizi”. Forse qualcosa cambierà nei prossimi anni a livello di segreto bancario, ci sono degli impegni presi per il 2017, ma la strada è ancora lunga e quindi nulla è garantito.

Ultima novità sono i “freeport”, dei capannoni posti all’interno degli aeroporti di molti Paesi “Paradiso”, che sono fuori dai controlli fiscali in quanto considerati zone di transito, e che consentono una riservatezza totale. E se volete puntare sul sicuro, puntate su Singapore, secondo gli esperti sarà lei la prossima Svizzera.

Il resto del capitolo descrive molto dettagliatamente le tecniche usate per le elusioni e le aperture di queste società di comodo.

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Indispensabili – Caccia al tesoro – 3) L’orgoglio del capitale

Posted by giannigirotto su 5 novembre 2014

caccia_al_tesoroAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si va ad aggiungere agli altri che si occupano di grande finanza: ho già pubblicato “La posta in gioco“, Dobbiamo restituire fiducia ai mercati – Falso!, I Padroni del mondo, Ho sognato una Banca, Il Risparmio Tradito,  Manuale di Finanza popolare. Il titolo fa riferimento non tanto ad un galeone dei pirati o alle segrete di ad un castello medioevale, ma molto più prosaicamente ad una spaventosa quantità di denaro che non è stata pagata al fisco. E si badi bene, non si tratta automaticamente/sempre di attività illegale, cioè “evasione fiscale”, ma molto spesso di un’attività formalmente lecita, diciamo “al limite”, che viene indicata tecnicamente come “elusione fiscale”. Come si legge dal sottotitolo stiamo parlando di cifre elevatissime, che se invece di finire su questi circuiti di finanza speculativa, rimanessero nei paesi in cui sono state generate, risolverebbero quasi automaticamente l’attuale situazione di gravissima crisi in cui ci troviamo da diversi anni. Ed in più rimane la banalissima considerazione che ogni euro evaso o eluso che sia, è un euro che deve essere pagato dal resto dei cittadini. E questo semplicemente non è giusto. Chiedete ai politici che conoscete cosa stanno facendo per non farvi pagare al posto degli altri.

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Cap 3) L’orgoglio del Capitale

Questo capitolo descrive la posizione particolare di Apple, il produttore dell’iPhone, iPad ecc. che ha spostato più di 100 miliardi di dollari in paradisi fiscali, evitando di pagare qualcosa come 75 miliardi di tasse. Per questo, nel 2013, l’amministratore delegato di Apple è stato chiamato a “chiarire la situazione” davanti al Congresso USA, e se l’è cavata dicendo semplicemente che tutto quello che Apple ha fatto lo ha fatto rispettando le regole, e quindi al massimo sono le regole che devono cambiare, non Apple. E mentre alcuni Senatori USA hanno cercato di mettere Apple con le spalle al muro, altri ne hanno preso le difese, una in particolare con una arringa molto professionale, consistente nelle in questo lungo discorso: “Io amo Apple, volevo dire solo questo, la amo, la amo, la amo!”… non c’è che dire, argomentazioni davvero molto tecniche ed approfondite.

Ma Apple è in buona compagnia, buona e numerosa, dal momento che praticamente tutte le grandi compagnie USA hanno fatto esattamente la stessa cosa. Addirittura General Eletric è riuscita a realizzare, nel 2010, profitti per 14 miliardi, e pagare zero, ripeto zero euro di tasse.

Il Congresso USA è stato chiamato più volte a modificare tali norme fiscali, ma per il momento se n’è guardato bene. Obama invece sta cercando di spingere per una “minimun tax” cioè una tassazione minima da far pagare ai profitti di qualsiasi compagnia, ovunque tali profitti siano realizzati. Vedremo se ci riuscirà o se le grandi lobbies lo bloccheranno. Ci provarono al tempo Kennedy e Reagan, ma senza successo. Bush padre e figlio invece hanno reso ancora più facile l’elusione.

Apple è stata oggetto di indagine anche in Italia, ma inutilmente, ed in ogni caso si era premunita nominando come proprio avvocato l’ex Ministro della Giustizia del governo Monti (ora mi chiedo ingenuamente come un avvocato in attività possa essere contemporaneamente Ministro della Giustizia… ma che ingenuo sono…)

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Indispensabili – Caccia al tesoro – 2) Il buco nero dell’economia mondiale

Posted by giannigirotto su 30 ottobre 2014

caccia_al_tesoroAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si va ad aggiungere agli altri che si occupano di grande finanza: ho già pubblicato “La posta in gioco“, Dobbiamo restituire fiducia ai mercati – Falso!, I Padroni del mondo, Ho sognato una Banca, Il Risparmio Tradito,  Manuale di Finanza popolare. Il titolo fa riferimento non tanto ad un galeone dei pirati o alle segrete di ad un castello medioevale, ma molto più prosaicamente ad una spaventosa quantità di denaro che non è stata pagata al fisco. E si badi bene, non si tratta automaticamente/sempre di attività illegale, cioè “evasione fiscale”, ma molto spesso di un’attività formalmente lecita, diciamo “al limite”, che viene indicata tecnicamente come “elusione fiscale”. Come si legge dal sottotitolo stiamo parlando di cifre elevatissime, che se invece di finire su questi circuiti di finanza speculativa, rimanessero nei paesi in cui sono state generate, risolverebbero quasi automaticamente l’attuale situazione di gravissima crisi in cui ci troviamo da diversi anni. Ed in più rimane la banalissima considerazione che ogni euro evaso o eluso che sia, è un euro che deve essere pagato dal resto dei cittadini. E questo semplicemente non è giusto. Chiedete ai politici che conoscete cosa stanno facendo per non farvi pagare al posto degli altri.

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Cap 2) Il buco nero dell’economia mondiale

E’ chiaramente molto molto difficile stimare la quantità di denaro e di beni custoditi nei paradisi fiscali, ma lo studio più accurato e più recente li quota “prudenzialmente” in 32mila miliardi, escludendo yatch, cavalli da corsa, oro ecc. Per capire l’enormità della cifra, ricordiamo che il PIL italiano è di circa 1500 miliardi, cioè i paradisi fiscali detengono circa vent’anni della nostra produzione di ricchezza, stipendi, prodotti, spese pubbliche ecc. ecc. Un terzo di questa cifra arriva dalla criminalità, il resto dall’evasione e elusione fiscale. Ulteriore dato che conferma quanto concentrato sia l’oligopolio mondiale, in quanto lo 0,1% (90mila) dei soggetti coinvolti detiene il 50% di tali capitali. E questo “mercato” cresce del 16% l’anno, gestito essenzialmente dalle prime 50 banche private mondiali. Questi enormi capitali non vengono lasciati “dormire” ma all’opposto vengono utilizzati moltissimo, essenzialmente per specalare, quasi sempre in maniera molto pericolosa. Tutto questo “sistema” è gestito da migliaia di operatori, sia su strutture “legali” sia illegali. Un bell’aiuto ai movimenti di denaro sporco lo ha dato anche lo scudo fiscale italiano del 2009-2010, che ha consentito a grandi masse di capitale di simulare una collocazione estera per poi usufruire della sanatoria che garantiva l’anonimato. E poi, una volta ripulite, fingere di rientrare in Italia, anche se nemmeno un cent aveva mai veramente varcato il confine. Anche in questo caso, i paradisi fiscali hanno giocato un fondamentale ruolo di sponda, perché la complicità degli intermediari e degli istituti bancari offshore, in questa partita, è stata decisiva: stava a loro, infatti, emettere la falsa certificazione che quei capitali erano depositati effettivamente nei caveau esteri. Un servizio che le banche – e non solo quelle offshore – si sono fatte pagare a caro prezzo, si intende: ma poiché per sanare i capitali lo Stato italiano chiedeva come obolo appena il cinque per cento della somma scudata, alla fine dei conti è stato un grande affare. Soprattutto perché, secondo gli esperti, buona parte di quei capitali scudati erano talmente scottanti che nemmeno le pur disinvolte banche delle Cayman sarebbero state disposte ad accoglierli senza battere ciglio. Così ce li siamo tenuti in casa, scudati e sanati da qui all’eternità. Ovviamente i più grandi utilizzatori dei Paradisi sono le grandissime multinazionali, ed è assolutamente impossibile sapere qualsiasi ulteriore informazione su di loro. Nel 2013, i governi del G20 hanno affidato all’OCSE l’incarico di venire a capo del problema, realizzando il piano BEPS, una sorta di codice di comportamento internazionale cui le multinazionali dovrebbero attenersi sul piano fiscale e dei bilanci.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qua

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Indispensabili – Rete padrona – 3)… (continua) Google – Amazon

Posted by giannigirotto su 29 ottobre 2014

Rete PadronaProseguo la lettura di questo libro che aggiungo alla mia sezione “Indispensabili“.  Il titolo fa riferimento alla “rete delle reti”, cioè Internet, che già così tanto ha cambiato il nostro modo di vivere e probabilmente ancora di tanto la cambierà. Ci ha portato indubbi vantaggi in termini di possibilità e velocità di comunicazione e condivisione di dati (motivo per cui era sorta) ma a tutto questo c’è un grosso prezzo da pagare, sia in termini di qualità di vita (alzi la mani chi di voi riesce a stare un w.e. senza la compulsione di controllare email, messaggini, tags ecc. ecc.) e in termini di nuovi attori commerciali mondiali che ora condizionano pesantemente le nostre vite, e lottano per mantenere determinati oligopoli di fatto. Che dire poi delle registrazioni di ogni nostra attività e spostamenti, molte delle quali avvengono a nostra insaputa per essere usate a fini commerciali? Ecco quindi un veloce riassunto della situazione, come sempre conoscere un problema è il primo passo per risolverlo.

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Cap 3) I nuovi padroni dell’universo

Sotto il video (girato ad inizio settembre 2017) il riassunto scritto del capitolo, scritto 3 anni prima. Il video è inteso come aggiornamento.

3) Google: Google festeggia i 15 anni. Sta sviluppando il suo algoritmo di ricerca in modo capisca domande poste in maniera sempre più complessa e posta in linguaggio umano. Sta investendo in parecchi progetti innovativi in quanto ha una solidità tale da permettersi anche numerosi fallimenti. E sta lavorando con le autorità per gestire molto meglio di come fatto sinora la privacy degli utenti. Inoltre ha già implementato la possibilità di gestire il nostro account gmail “post mortem” stante  l’enorme quantità di dati anche utili che vi immettiamo, dando modo a parenti e/o amici di poterli utilizzare.

4) Amazon: La strategia di Amazon è stata semplice e simile a quella di altri grandi multinazionali: entrare nel mercato con prezzi sottocosto per far chiudere i concorrenti, dopodichè rialzare i prezzi. Amazon era partita coi libri, ma ora vende di tutto dai, pannolini alle armi da fuoco, e per farlo efficacemente ha un’organizzazione del lavoro spietata e rigidissima, e nessuno sa come sia strutturata o il numero dei suoi dipendenti che però sono in gran parte part time e stagionali spesso sottopagati . Come le altre nuove protagoniste dell’economia mondiale sfrutta al massimo tutte le possibilità di eludere il fisco, con grande successo. L’ultimo suo passo per battere la concorrenza (e renderci sempre più “drogati” dalla smania di shopping) è stato quello di firmare un accordo con le poste statali americane per la consegna degli ordini anche di domenica, cosa che nessun altro operatore offre.

5) Facebook: Facebook compie 10 anni, durante i quali ha raggiunto 1,2 miliardi di utenti. Nato senza, ora trae cospicui profitti dalla pubblicità. Il fattore innovativo consiste nel fatto che mentre con le email dovevi selezionare i destinatari e quindi reperire senpre più indirizzi se volevi che il tuo messaggio venisse letto, con fb la tua bacheca è aperta al mondo intero, potenzialmente leggibile da tutti, coms un sito www. Ma un sito www non è alla portata di tutti, mentre aprire un account fb sì.
E poiché il mondo delle comunicazioni si sposta sempre più sui cellulari e le messaggistiche gratuite, fb ha acquistato per una cifra spropositata whatsapp con i suoi 450 milioni di utenti. Vedremo se il gioco ne sarà valsa la pena (telegram infatti si prospetta come serio concorrente,  ndr)

6) Bill Gates – la “conversione”: Bill Gates (Il padrone di Microsoft) ha donato in beneficenza 28 miliardi di dollari negli ultimi 13 anni. Si è schierato con Obama per un aumento delle tasse sui ricchi. Ha capito perfettamente il concetto di circolo vizioso nel quale sono instrappolati diversi paesi poveri ed è il primo a dire che si possono invertire come hanno già fatto effettivamente molti paesi. Aiutare quindi i Paesi che si trovano in questo circolo vizioso è la migliore risposta ai flussi migratori.
Ha deciso inoltre di lasciare il grosso della sua eredità alla Fondazione fondata con sua moglie invece che ai propri figli. Complimenti Bill.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qua... https://www.youtube.com/watch?v=S0Qr05W9kDA

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(Treviso) AAA Alfabetizzazione informatica offresi

Posted by giannigirotto su 15 dicembre 2012

Corso informaticaCredo che una persona che, oggi come oggi, non sa usare il computer, a livello basilare beninteso (insomma Internet), sia fortemente handicappata. In buona sostanza non può usufruire di una lunga serie di vantaggi che Internet offre.  Sono quindi felice di annunciare che siamo pronti per far partire, per la provincia di Treviso, un primo corso GRATUITO di Alfabetizzazione informatica.

Il corso si svolgerà presso un bar/ristorante che si trova a Treviso, in zona “Selvana”, e più precisamente presso “Fuori Mura”, via Bibano 11  – Selvana di TV, e avrà una cadenza settimanale. Martedì 18 dicembre alle ore 18.00 vi sarà una prima serata di presentazione e di raccolta adesioni.

E’ chiaro che la maggior parte di voi, che sta leggendo questo annuncio, sa già usare sufficientemente bene il computer. Quello che vi chiediamo pertanto è di fare passaparola con gli amici/conoscenti “anziani” che sapete essere poco o per niente abili a usare questo strumento, che diventa ogni giorno sempre più indispensabile.

Il corso avrà un’impronta meramente pratica, quindi meno teoria possibile, ma tanta pratica per riuscire ad ottenere dal computer vantaggi di tempo/denaro e evitare viaggi inutili. Di seguito elenchiamo alcuni esempi ed argomenti:

– cercare lavoro utilizzando centinaia di servizi specializzati nello scambio di curriculum e nella referenze incrociate.

– Ricevere i referti degli esami medici a casa / spedire tali referti al medico di base da casa

– prenotare da casa biglietti aerei, treni, cinema

– acquistare da casa qualsiasi articolo, anche fare la spesa di alimentari, ricevendoli direttamente a casa

– telefonate e videotelefonate gratuite in tutto il mondo, anche tramite i dispositivi cosidetti “mobile” come tablet e smartphone.

– inviare e ricevere messaggi gratis in tutto il mondo tramite la posta elettronica

– confronto dei prezzi/ricerca articoli/servizi particolari e la possibilità di acquistare qualsiasi prodotto e servizio senza muoversi da casa.

–  usare i gruppi di acquisto (Es. Groupon/Zalando ecc.) e quindi poter comprare determinati articoli/servizi a prezzi particolarmente scontati. Similmente dicasi per i G.A.S (Gruppi di acquisto solidale)

– vedere/sentire interi corsi su migliaia di materie (ballo, musica, lingue straniere, computer, ma anche giardinaggio, cucina, gestione domestica ecc. ecc.).

– partecipazione a tutti i circuiti di “sharing” cioè condivisione, nella quale una comunità fisica o virtuale si scambia reciprocamente oggetti/servizi (passaggi in automobile, ospitalità, attrezzi, tempo…).

– vedere/ascoltare/registrare migliaia di film, documentari, musiche, canzoni, discorsi, le radio e TV di tutto il mondo, giganteschi archivi dei programmi sia della RAI che di migliaia di altri operatori radiotelevisivi

– leggere gratuitamente migliaia di giornali, riviste, ed anche moltissimi libri.

– ecc. ecc.

Pertanto se conoscete gente che può essere interessata, passate parola, e buon computer a tutti.

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