Tracce

Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Archive for the ‘Mobilità’ Category

Indispensabili – 2° C (Energia e futuro) – Cap. 1, 2, 3

Posted by giannigirotto su 4 Mag 2016

Aggiungo alla mia sezione “Indispensabili“, i videoriassunti di questo libro, che decisamente rientra in questa categoria, in quanto tratta del tema, ormai ben conosciuto, dei cambiamenti climatici.

Il tema è quindi d’importanza capitale e andrebbe discusso tutti i giorni dai massmedia cosidetti “mainstream”, ma purtroppo certi argomenti sono trattati ben poche volte in maniera professionale ed approfondita. Io nel mio piccolo ci provo e ho già pubblicato nella suddetta sezione “Indispensabili” gli estratti di diversi altri libri sull’argomento, nello specifico (in ordine alfabetico):

Invito quindi senz’altro tutti a leggersi i (riassunti dei) libri suddetti, e divulgarli, così come del presente libro, del quale inizio inizio oggi la realizzazione di questi videoriassunti.

E se al termine di questi capitoli vi doveste chiedere “cosa posso fare io”, mi permetto di consigliarvi anche la visione della mia sezione “Consumo critico“, in maniera da spingere industrie, banche e politica ad accelerare questo percorso di transazione verso un modello sostenibile, assolutamente indispensabile.

_________________________________________

Nelle prossime settimane pubblicherò il videoriassunto dei capitoli successivi, orientativamente uno ogni due settimane…

Posted in Agisci, Ambiente, Crisi umanitarie, Decrescita, Economia/Finanza, Edilizia sostenibile, Energia, Indispensabili, Infrastrutture, Lavoro/Impresa, Mobilità, multinazionali, Rifiuti/Riciclaggio, Società/Politica, Sostenibilità, Tecnologia utile | Leave a Comment »

Indispensabili – Prepariamoci – L’impronta ecologica

Posted by giannigirotto su 10 febbraio 2014

Continuiamo con la pubblicazione di un estratto di un altro libro che aggiungo alla mia sezione “Indispensabili“. Il libro è stato scritto dal noto meteorologo Luca Mercalli, che è un convinto praticante della strategia delle 4R, nonchè delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Il sottotitolo qui a fianco è sufficientemente esplicativo, dobbiamo rivedere il nostro modo di vivere, produrr, consumare, e sopratutto “eliminare” gli scarti, ed uso la parola scarti volutamente al posto di “rifiuti”. Questo ci consentirà di vivere tutti, finalmente, meglio.

Queste sintesi sono a Cura di Erica Reitano, che ringrazio sentitamente.

_____________________

ITALICI MODELLI DI SOSTENIBILITÀ

Vi è una visione del futuro azzerata, nonostante tutto attorno stia cambiando.

Vi è comunque ancora del pensiero innovativo da mettere a disposizione per l’ambiente e da poter esportare.

I LIMITI DELLO SVILUPPO

L’economista, manager e politico Aurelio Peccei, morto negli anni 80, commissionò negli anni 70 uno studio che produceva un rapporto sui limiti dello sviluppo (1972), che diede come esito l’ipotesi che, in base agli standard dei consumi, entro qualche decennio l’umanità si sarebbe scontrata contro i limiti fisici del globo.

Finita la crisi petrolifera degli anni 70, la teoria fu presto dimenticata.

Nel 1992 fu publicato l’aggiornamento allo studio, e fu titolato “Oltre i limiti dello sviluppo” .

Nel 2006 ne seguì il terzo aggiornamento a cura di Meadows e Randers.

Venne spiegato che il mondo sceglierà un futuro relativamente sostenibile, ma lo farà in un tempo così tardivo, da procurarsi delle caratteristiche meno gradevoli di quelle che avrebbe potuto avere agendo in modo tempestivo. Ne seguirà un collasso che si verificherà senza preavviso.

L’ingresso dentro il periodo dalle crisi globali dovute alla crescita esponenziale è previsto attorno al 2020.

L’IMPRONTA ECOLOGICA

Mathis Wacker-Nagel, direttore del Global Footprinting Network ( Istituto che studia l’impronta ecologica), definisce biocapacità la quantità di superficie terrestre di cui ogni umano ha necessità per vivere. Essa è costituita da superficie agricola, forestale o oceanica con materie prime, alimenti, energia e sistemi di depurazione dai rifiuti. L’unità di misura per quantificarla è quella degli ettari

Se suddividiamo la biocapacità terrestre per il numero di abitanti della Terra, che sono 7 miliardi circa, ricaviamo una biocapacità di 1,8 ettari per persona.

Viene invece definita impronta ecologica l’impatto dell’utilizzo di risorse e della produzione di inquinanti sul territorio. Viene per essa stimato un valore di 2,2 ettari per persona.

Dalla differenza tra l’1,8 ettari di biocapacita’ e il il 2,2 di impronta ecologica si evince che di sta usando, a persona, in media 0,4 ettari in più di quanti ne esistano (pari al 25% in più).

Il sovrasfruttamento può reggere per un po’ di tempo, dato il capitale di risorse accumulato nei millenni. Alla fine resteremo però senza risorse.

Se ad esempio un americano ha una impronta ecologica di 10 ettari, ma, avendo il territorio una biocapacita di 4,7, procura un deficit di soli 5 ettari globali a persona, diverso è per un italiano.

Quest’ultimo infatti, facendo parte di una popolazione di 60 milioni di abitanti, ognuno dei quali ha un’impronta di 4,2 ettari, e disponendo di risorse pari a 1,1 ettaro per persona, procura un deficit di oltre 3 ettari, a cui deve supperire sottraendo risorse altrove.

Le nostre sole risorse interne infatti ci consentirebbero un tenore di vita pari a quello medio attuale dei paesi africani (ossia dell’1,1 ettari per persona).

CATASTROFISMO E PREVENZIONE

La quantità di energia di cui necessita una società per mantenersi cresce molto anche in relazione alla sua complessità.

Sono state elaborate le teorie che seguono:

la teoria di Olduvai di Duncan lega l’esistenza della civiltà industriale alla disponibilità di petrolio, che sta però gradualmente calando.

Per riferimenti bibliografici di questi quadri catastrofici : http://www.oilcrash.com/italia/olduvai.html oppure http://www.dieoff.org

Leggermente meno pessimista è la teoria di Kunstler, descritta nel libro “Collasso”. Sopravvivere alle attuali guerre e catastrofi in attesa di un inevitabile ritorno al passato”. Nel libro l’autore individua nella riduzione delle attività della vita quotidiana, l’unica inevitabile soluzione.

La consapevolezza della catastrofe

La consapevolezza della catastrofe è il primo passo che ci permette di evitarla.

Caso paradigmatico degli effetti devastanti della soppressione dell’avvertimento è il caso della città di Casale Monferrato, dilaniata dalle scie di morti causate dall’amianto dell’Eternit. Eppure qualcuno arrivò ad affermare: “Se l’obiettivo era quello di non fare ammalare la gente, allora era meglio non inventarlo il cemento amianto” perché, una volta inventato, ” il coraggio di fermare la fabbrica non lo aveva nessuno”.

Innanzi ai 4 punti certi della continua crescita della popolazione, dell’aumento del conflitto per le risorse, dello spostamento del potere economico in Asia e dell’accesso universale alle informaziomi, la svolta evolutiva necessita di partire .

Agire ora aiuterà infatti a non soccombere poi.

Perché poi, come descrive Dario Fo ne “L’Apocalisse rimandata, benvenuta catastrofe”, ci potremmo sentire rispondere ” Eh no: è troppo tardi, cog___ni!”

_________________
I prossimi capitoli seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane… in ogni caso valutate se acquistare l’originale che trovate anche in versione digitale qui…

Posted in Acqua, Agisci, Agricoltura, Ambiente, Associazionismo, Cooperazione, Edilizia sostenibile, educazione, Energia, Etica, Indispensabili, Infrastrutture, Inganni, Mobilità, monopoli, multinazionali, Rifiuti/Riciclaggio, Risparmio, Salute, Società/Politica, Sostenibilità, Tecnologia utile | Leave a Comment »

Indispensabili – Rapporto Sbilanciamoci 2014 (Controfinanziaria) – 3° Parte – Le Proposte

Posted by giannigirotto su 3 febbraio 2014

Ho già inserito nella mia sezione “Indispensabili“, sotto la sezione “Dossier”, questo rapporto che è noto comunemente con il nome di “Controfinanziaria”. E’ un lavoro che da diversi anni il mondo dell’altreconomia, della finanza alternativa, dell’commercio equosolidale ecc., insomma un raggruppamento di una cinquantina di ONG produce, come risposta a quello che ogni anno è il principale documento legislativo nazionale, cioè la cosidetta “Finanziaria”.

Si tratta di un documento preciso, puntuale, motivato, con il quale si dimostra che non solo un’altra strada è possibile, ma sopratutto è necessaria, per cominciare a riportare democrazia e equità nel nostro martoriato (dai politici) Paese.

Il rapporto è liberamente e gratuitamente scaricabile (basta cliccare sull’immagine di copertina), però è talmente importante che io mi sono dedicato a farne una serie di estratti capitolo per capitolo, questo è l’ultimo ed esprime in maniera succinta le proposte di Sbilanciamoci. Ovvio che andrebbe letto tutto il documento a partire dall’inizio perchè vi sono tutte le motivazioni.

_____________________

LE PROPOSTE NEL DETTAGLIO PER IL 2014 DI SBILANCIAMOCI!

 

FISCO E FINANZA

Tassare di più i ricchi e la rendita

Rimodulazione aliquote Irpef, Rimodulazione addizionali Irpef per Comuni e Regioni, Tassa patrimoniale progressiva (grazie alla registrazione dei beni sulla dichiarazione dei redditi) che includa la ricchezza finanziaria (titoli e conti correnti), ricchezza immobiliare (valore degli immobili al netto della parte di capitale ancora non riscattata in caso di mutuo) e mobiliare (autoveicoli, barche, aereomobili, etc).

Imposta di successione, a partire dalle eredità superiori ai 300 mila euro, Rendite finanziarie tassate al 23%, Migliorare la Tassa sulle Transazioni Finanziarie, Tassa sui capitali scudati, Abolizione della cedolare secca.

Contro l’evasione fiscale. a) il ripristino dell’elenco clienti-fornitori per le imprese, b) il divieto di pagamento in contanti oltre i 300 euro, c) la reintroduzione del reato di falso in bilancio.
Tassare settori di lusso e nocivi

Tassare i diritti televisivi per lo sport-spettacolo, Tassa automobilistica sull’emissione di CO2, Tassazione dei profitti del settore del lusso. Le imprese nautiche e di oreficeria italiane nel 2010 hanno realizzato un fatturato di circa 27 miliardi di euro. No al condono per i concessionari di videogiochi.
Agevolare gli investimenti pubblici

Rinegoziare i tassi dei mutui Cdp per gli enti locali ,

 

Lavoro e reddito

Un piano per il lavoro, Sperimentazione di un reddito minimo garantito,

CULTURA E CONOSCENZA

Università: Sostenere l’università pubblica, Copertura totale delle borse di studio, Edilizia degli alloggi universitari e politiche abitative, Abolizione del dottorato senza borsa,

Ricerca

Sostegno a chi assume i ricercatori,

 

Scuola

Edilizia scolastica, Cancellazione dei fondi alle scuole private e del buono scuola, Autonomia scolastica e offerta formativa, Diritto allo studio, funzionamento didattico, Lotta alla dispersione scolastica, Fondo per l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni,
Cultura

Maggiori investimenti per la cultura, Istituzione di un fondo nazionale per le attività culturali, Accesso alle attività culturali,
AMBIENTE E SVILUPPO SOSTENIBILE

Contabilità ambientale, Adeguamento dei canoni di concessione delle acque minerali, ripristinare e incrementare il fondo per la ristrutturazione e l’ammodernamento della rete idrica

 

Politiche energetiche e cambiamenti climatici

Piano nazionale per l’efficienza energetica nella Pubblica Amministrazione, efficienza energetica, sostituzione tetti amianto con fotovoltaico,
Mobilità

Riduzione stanziamenti grandi opere. Si propone l’abbandono della logica delle grandi opere a favore dell’ottimizzazione delle reti esistenti e del loro uso (con i necessari adeguamenti e potenziamenti), cancellazione del finanziamento di 2,7 miliardi di euro destinato dalla Legge di Stabilità 2013 alle grandi opere.

Ferrovie locali per i pendolari, Promozione di forme di mobilità sostenibile ed efficiente… iste ciclabili, car sharing, taxi collettivi, piani urbani della mobilità, progetti di mobility management d’area e city logistic, veicoli a metano ed elettrici…, Trasporto pubblico locale (incremento), Reti ferrovie suburbane, Razionalizzare e penalizzare l’uso dell’auto privata,

Abbattimento delle emissioni di gas climalteranti
WELFARE E DIRITTI

Servizi e politiche sociali

Livelli Essenziali di Assistenza Sociale e Fondo Nazionale Politiche Sociali, Piano straordinario per gli asili nido, Interventi per la non autosufficienza,

 

Sanità

Più risorse per il Servizio Sanitario Nazionale, Aggiornamento dei Lea, Medicina territoriale (rafforzamento), Convenzioni con le strutture private. Si propone l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta che esamini lo stato delle convenzioni con le strutture private, che costituiscono una grossa fetta della spesa sanitaria e dei suoi sprechi e abusi. Si stima in 1 miliardo di euro il risparmio nelle attività di riordino delle convenzioni con le strutture private.

Un Fondo nazionale per la cura e la prevenzione del gioco d’azzardo patologico, Unità spinali e hospice. Si propone la costituzione di un fondo di 120 milioni per nuove unità spinali, hospice, unità di risveglio e per interventi a favore dei malati cronici.

 

Disabilità

Inclusione scolastica alunni con disabilità, Inclusione lavorativa delle persone con disabilità,
Casa

Investimenti nell’edilizia residenziale pubblica non agibile, Recupero immobili di proprietà pubblica per uso social, Sostegno sociale all’affitto, Tassazione di proprietà degli immobili tenuti vuoti, Contrasto al canone nero e irregolare attraverso vari strumenti coordinati,
Pari opportunità e gender

Dalle donne per le donne, Destinare alle donne i risparmi derivanti dall’aumento dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego. Introdurre l’assegno di maternità universale, Bilancio di genere, Dimissioni in bianco, Nuovi centri antiviolenza, Piano straordinario per i consultori.

 

Immigrazione e asilo

Abolizione della tassa sul soggiorno, Chiusura dei Cie e dei Cara, Ampliare e qualificare il sistema di accoglienza, Fondi per le Commissioni Territoriali sul diritto di asilo, Un sistema nazionale di protezione contro le discriminazioni e il razzismo, Avvio di un piano nazionale di smantellamento dei campi “nomadi”, Recupero dei contributi versati per la pensione,

 

Carcere

Contro il sovraffollamento. Dei 450 milioni del Piano Carceri, 50 potrebbero essere destinati alle ristrutturazioni mentre i restanti 400 potrebbero essere stanziati per l’attivazione di borse di lavoro di durata annuale da 20.000 euro ciascuna: si tratta del motore di avviamento esterno di un percorso che, auspicabilmente, potrà in seguito sostenersi con le proprie gambe. Ciò permetterebbe di far uscire dal carcere, in misura alternativa, ben 20.000 detenuti, lasciando agli altri spazi di vita interna da un lato più sgomberi e dall’altro meno fatiscenti. Per non parlare del beneficio sociale in termini di recidiva derivante dall’ampliamento dell’area penale esterna a discapito di quella interna. Costo: zero.

Investire sull’inserimento sociale degli ex detenuti. Posto che un detenuto costa 123 euro al giorno e che vi sono 28mila persone in più rispetto ai posti letto regolamentari si potrebbero usare i soldi risparmiati – 1.257.060.000 di euro (ovvero una mini-finanziaria) – , se si liberassero 28mila detenuti (quelli che non hanno commesso fatti offensivi dal punto di vista costituzionale) per un coraggioso progetto alternativo: pagare i poliziotti che saremmo costretti a licenziare per un lavoro di utilità sociale legato all’inserimento sociale delle persone scarcerate. D’altronde l’Italia ha il più alto numero percentuale di poliziotti penitenziari in tutta la Ue. Costo: zero.
COOPERAZIONE, PACE E DISARMO

Spese militari

Riduzione spese militari, Livello degli effettivi, Istituto dell’ausiliaria, Interazione europea per le forze di interposizione e peacekeeping,

Programmi d’armamento

Cancellare la parte di fondi iscritti al bilancio del ministero per lo Sviluppo Economico, F-35 Joint Strike Fighter e sommergibili U-212 (cancellazione acquisto), Missioni militari all’estero. Ritiro da tutte quelle missioni a chiara valenza aggressiva e di guerra.

 

Attività di pace

Corpi civili di pace, Riconversione dell’industria a produzione militare. Valorizzazione territoriale liberata da servitù militare, Istituto per la pace e il disarmo, Servizio Civile Nazionale. La proposta di Sbilanciamoci! per il Scn nel triennio 2014-2016 è la stabilizzazione a un contingente di 120.000 persone in Italia e 3.000 all’estero.
ALTRAECONOMIA

Distretti di Economia Solidale, Mercati e servizi per l’Altra economia, Orti urbani e Gruppi di Acquisto Solidale, Sostegno alla finanza etica, Fondo per l’agricoltura biologica, Fair Trade e Social Public Procurement, Incentivi alla produzione di legno eco-certificato, Economia eco&equa.

 

_________________

Posted in Acqua, Agisci, Agricoltura, Ambiente, Associazionismo, Cooperazione, Edilizia sostenibile, educazione, Energia, Etica, Indispensabili, Infrastrutture, Inganni, Mobilità, monopoli, multinazionali, Rifiuti/Riciclaggio, Risparmio, Salute, Società/Politica, Sostenibilità, Tecnologia utile | Leave a Comment »

Indispensabili – Rapporto Sbilanciamoci 2014 (Controfinanziaria) – 2° Parte

Posted by giannigirotto su 20 gennaio 2014

Ho già inserito nella mia sezione “Indispensabili“, sotto la sezione “Dossier”, questo rapporto che è noto comunemente con il nome di “Controfinanziaria”. E’ un lavoro che da diversi anni il mondo dell’altreconomia, della finanza alternativa, dell’commercio equosolidale ecc., insomma un raggruppamento di una cinquantina di ONG produce, come risposta a quello che ogni anno è il principale documento legislativo nazionale, cioè la cosidetta “Finanziaria”.

Si tratta di un documento preciso, puntuale, motivato, con il quale si dimostra che non solo un’altra strada è possibile, ma sopratutto è necessaria, per cominciare a riportare democrazia e equità nel nostro martoriato (dai politici) Paese.

Il rapporto è liberamente e gratuitamente scaricabile (basta cliccare sull’immagine di copertina), però è talmente importante che io mi dedicherò a farne una serie di estratti capitolo per capitolo, che pubblicherò spero con cadenza settimanale.

_____________________

Seconda Parte – LE POLITICHE DEL GOVERNO LETTA

(la prima tranche di questo lunghissimo capitolo la trovate qui)

COOPERAZIONE, PACE E DISARMO
Spese militari

… Le risorse a disposizione del Ministero della Difesa non sono state toccate in maniera sensibile, così come non è avvenuta alcuna revisione delle modalità di selezione e di implementazione degli investimenti in sistemi d’arma, assai costosi per le casse dello Stato e di dubbia utilità per le prospettive di politica estera… Dal 1948 la spesa militare in Italia è sempre cresciuta in termini reali e proprio negli ultimi vent’anni, secondo la base dati della spesa pubblica per funzioni pubblicata dall’Istat, ha registrato un aumento di quasi il 25% in termini reali per la sola Funzione Difesa grazie alla spinta alla crescita dovuta all’azione di tre elementi: burocrazie militari, obiettivi di politica estera e industria militare.

Il costo elevato delle forze armate italiane deriva anche dalla composizione verso un “esercito di comandanti”: nel 2012, su un totale di 180mila militari e 30mila civili, le Forze Armate avevano in organico 23mila ufficiali, 72mila sottoufficiali e appena 83mila volontari di truppa. Un numero tanto elevato di ufficiali e sottoufficiali fa lievitare i costi e crea inefficienze nelle catene di comando e nelle procedure decisionali, inevitabilmente più lunghe e complesse.

Purtroppo si ripete la consuetudine di spezzare la spesa militare italiana complessiva su più capitoli e su più Ministeri. Ciò rende difficile valutare appieno con un semplice sguardo l’impatto di queste scelte di bilancio, considerando anche che nei documenti preliminari a disposizione di Parlamento ed opinione pubblica non tutti i dettagli sono disponibili. Le stime elaborate dalla Campagna Sbilanciamoci! (a partire dalla situazione
precedente la discussione parlamentare) porta ad una spesa militare complessiva per il 2014 di almeno 23,6 miliardi di euro.

Servizio civile nazionale

In termini di dotazione annuale le risorse provenienti dal bilancio dello Stato sono precipitate da euro 296.128.000 del 2007 a euro 69.990.000 del 2012, ulteriormente limitate per effetto dei tagli lineari messi in atto negli ultimi anni. A questo trend liquidatorio hanno posto un piccolo argine le decisioni del ministro Riccardi a giugno 1012 di devolvere al fondo del Scn 50 milioni straordinari e della ministra Idem, nel suo breve incarico, di devolverne altri 16. È poi recentissimo l’ulteriore stanziamento sul 2013 di 1,5 milioni di euro e sul 2014 di 10 milioni.

A fronte di questo stallo è invece ripartito con inusitata energia il confronto sulle finalità, le dimensioni, l’organizzazione del servizio civile. Uno dei tre principali motivi è “la ricerca di percorsi e strumenti che diano ai milioni di giovani esclusi dall’occupazione un’opportunità di imparare sia competenze specifiche che competenze trasversali, incluse quelle di cittadinanza”.  Sbilanciamoci! con la sua Legge di Stabilità avanza alcune proposte che sono in linea con il dibattito sinteticamente riportato e che propongono fondi per il 2014-2016 che stabilizzino il contingente annuo a 40.000 unità in Italia e 1.000 all’estero full time per un investimento statale nell’arco del triennio di euro 810 milioni.

ALTRAECONOMIA

“Mentre il Prodotto interno lordo (Pil) mondiale è più che triplicato dal 1950 – scrivono nel saggio – il benessere economico, così come stimato dal Genuine Progress Indicator (Gpi), è in realtà diminuito dal 1978”.

Nonostante l’Europa di Bruxelles non brilli per coerenza delle politiche, è da molti anni che indica ai Paesi membri come antidoto alla crisi e alla disoccupazione l’elaborazione di politiche pubbliche che puntino a sostenere una rigenerazione ecologica del territorio. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro, quantificando le potenzialità di creazione di opportunità lavorative nei diversi settori produttivi a livello globale, indica la strada della sostenibilità come quella con il maggiore potenziale espansivo nei prossimi anni

L’Europa scommette sull’economia “verde”

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro afferma che il passaggio “verso una economia più verde potrebbe generare tra i 15 e i 60 milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo nei prossimi vent’anni, aiutando decine di milioni di lavoratori anche per quanto riguarda l’Unione Europea”.

L’UE per questo da poco più di un anno ha messo in piedi una Strategia comune sull’economia sostenibile, cercando di spostare l’ambiente dai margini al centro delle politiche che influenzano il comportamento di produttori e consumatori, favorendo così il lavoro.

Strategia che si basa sul minor uso delle risorse tramite aumento dell’efficienza, puntando sull’investimento tecnologico e sul maggior riciclaggio. La sfida è di mobilitare gli investimenti, così da avere innovazione su una scala abbastanza grande da fare la differenza. La Commissione Europea calcola che per ogni euro investito, la ricaduta in valore aggiunto nei settori del comparto green sarà pari a dieci euro entro il 2025.

Negli sporadici casi in cui anche la politica di casa nostra ha scelto di investire verde, i risultati sono stati eccellenti, nonostante essi siano arrivati nell’apparente distrazione generale.

… Tutte le politiche di stimolo e austerity che il governo Letta ha messo in campo fino a oggi, in realtà, sono andate nella direzione di provare a sostenere la produzione, senza tuttavia introdurre alcuna condizionalità “verde”, sociale, occupazionale…

… Nulla più di quanto scritto fino ad ora dimostra, ad ogni modo, che non basta tingere di verde la vecchia economia per portare il nostro Paese a rispondere alla crisi in modo efficace e premiante per tutti: ecosistema, beni comuni, comunità umane… La caratteristica di questa transizione è il passaggio dal gigantismo dell’economia sviluppista alla diffusione, differenziazione e interconnessione degli impianti, delle imprese e degli agglomerati urbani rese possibili alle strategie di rete, con un occhio al futuro, ma con i piedi ben piantati in un’agricoltura e una gestione delle risorse (e dei rifiuti), dei suoli, del territorio e della mobilità condivise e sostenibili. Una rilettura e attualizzazione del concetto di mutuato anche dalla Rete di economia solidale italiana, che coordina la maggior parte delle esperienze di produzione alternativa nazionale, e le loro piattaforme regionali, per riacquisire spazio politico, capacità di regia e d’indirizzo dei cittadini- produttori-consumatori e delle loro autorità locali. L’espressione “Distretto di economia solidale” è nata il 19 ottobre 2002 quando la Rete italiana di Economia Solidale (Res) si riunì per la prima volta a Verona realizzando una carta di principi, che fu poi presentata pubblicamente a Padova nel maggio 2003. In tale carta si definisce un Des come: “una realtà territoriale, economica e sociale che persegue la realizzazione dei seguenti tre principi: cooperazione e reciprocità, valorizzazione del territorio, sostenibilità sociale ed ecologica […] attraverso il metodo della partecipazione attiva dei soggetti alla definizione delle modalità concrete di gestione dei processi economici propri del distretto stesso”. I Des locali, quasi una trentina ad oggi in tutto il Paese, hanno una struttura nazionale di coordinamento, il Tavolo Res, che a sua volta fa riferimento a Ripess Europa, nodo della Rete Intercontinentale per la Promozione dell’Economia Sociale e Solidale.

Se di un Piano Marshall per l’Italia c’è bisogno, come da più parti si invoca, deve andare in direzione di una riconversione ecologica come processo di riterritorializzazione, come anche teorizzano molti studiosi come Guido Viale: cioè di riavvicinamento fisico e organizzativo tra produzione e consumo… Dai Des stanno nascendo proposte concrete di cambiamento del modo di produrre e consumare in Italia: dal Tavolo nazionale sulla Piccola distribuzione organizzata, a quello sull’Energia… L’esperienza dei Gruppi di Acquisto solidale, del fair trade, delle biomense e tutte le altre pratiche dell’economia solidale tradizionali, sono ormai solo la punta dell’iceberg rispetto al lavoro che, sul territorio nazionale, comunità, società civile organizzata, sindacati, lavoratori precari stanno facendo nascere alle radici della crisi…

…torniamo a circa quarant’anni fa, quando Georgescu-Roegen ragionando sulla necessità di pensare ad una economia con risorse finite, affermava: “E se questo ritorno diventa necessario, la professione degli economisti subirà un curioso cambiamento, invece di essere esclusivamente preoccupati di crescita economica, gli economisti cercheranno criteri ottimi per pianificare la diminuzione”. La crisi, nonostante tutto, può offrirci un’occasione preziosa per ritrovare quella ambizione e quella capacità di visione che il Paese e l’Europa non solo necessitano, ma meritano. La società civile, il mondo del lavoro, la comunità scientifica e produttiva hanno dimostrato con teorie e fatti di esserne all’altezza: e la politica?

_________________

L’ultimo capitolo seguirà nelle prossime settimane, i precendenti li trovate qui

Posted in Acqua, Agisci, Agricoltura, Ambiente, Associazionismo, Cooperazione, Edilizia sostenibile, educazione, Energia, Etica, Indispensabili, Infrastrutture, Inganni, Mobilità, monopoli, multinazionali, Rifiuti/Riciclaggio, Risparmio, Salute, Società/Politica, Sostenibilità, Tecnologia utile | Leave a Comment »

Indispensabili – Prepariamoci – Lettera al sindaco

Posted by giannigirotto su 13 gennaio 2014

Continuiamo con la pubblicazione di un estratto di un altro libro che aggiungo alla mia sezione “Indispensabili“. Il libro è stato scritto dal noto meteorologo Luca Mercalli, che è un convinto praticante della strategia delle 4R, nonchè delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Il sottotitolo qui a fianco è sufficientemente esplicativo, dobbiamo rivedere il nostro modo di vivere, produrr, consumare, e sopratutto “eliminare” gli scarti, ed uso la parola scarti volutamente al posto di “rifiuti”. Questo ci consentirà di vivere tutti, finalmente, meglio.

Queste sintesi sono a Cura di Erica Reitano, che ringrazio sentitamente.

_____________________

Lettera al Sindaco

Caro sindaco, oggi abbiamo una terra con 7 miliardi di individui, con disparità intollerabili nell’accesso a risorse da un lato, e che a loro volta producono una grande quantità di scorie e rifiuti dall’altro. Abbiamo a disposizione tecnologie potentissime, ma anche un’economia basata sulla falsa credenza di una possibilità di crescita infinita. Ti chiedo di intervenire, prima che il processo innescato divenga irreversibile.

METTIAMOCI IN GIOCO

L’autore anticipa che esporra’ esperienze messe in atto in prima persona, pur vivendo una vita piena e senza privazioni, spiegando che si tratta di esperienze che possono essere realizzate da subito, senza delegare a industriali, o a politici.

LA CRISI? LE CRISI!

Tanti cambiamenti stanno verificandosi, come gocce che scorrono dall’alto al basso lungo un vetro. Solamente che quando una goccia grossa ne intercetta di più piccole, sì ingrossa e accellera. Prima o poi ci arriveranno tutte addosso.

INFORMAZIONE POLITICA

Il livello generale di conoscenza scientifica è basso. Allo stesso tempo gli interventi nei dibattiti radiotelevisivi sono intrisi di luoghi comuni e opinioni e quelli che ospitano giovani e preparati ricercatori sono una eccezione.

I fenomeni vengono quindi analizzati in modo settoriale senza mostrare tutte le cause degli stessi, alimentando quindi un’informazione parziale e ricca di luoghi comuni.

Questo tipo di conoscenza secondo l’autore, si riflette anche sul livello dell’informazione politica: da un lato accade che le conoscenze dei politici siano distaccate dal mondo reale; dall’altro che chi, in politica, ha delle conoscenze, le possa utilizzare per fare adottare delle scelte piuttosto che altre.

CHE COSA È CAMBIATO

Il premio Nobel Paul Crutzen ha battezzato l’era in cui stiamo vivendo come Antropocene, per il predominare della specie umana su tutto il resto, con le relative conseguenze sul sistema.

Sussiste l’ipotesi di pericolo per le condizioni di sopravvivenza dell’uomo sulla terra.

Di fronte a queste sfide l’uomo dovrebbe servirsi delle Scienze poiché le scienze matematiche, fisiche e naturali elaborano dati sul funzionamento del mondo e le scienze umane possono diffondere i comportamenti saggi e concepire le soluzioni politiche ed economiche.

Sopra di tutte, la filosofia dovrebbe tornare a fungere da guida per L’uomo.

Il tutto per l’unico obiettivo di vivere a lungo una buona vita , convivendo con le altre specie viventi.

_________________
I prossimi capitoli seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane… in ogni caso valutate se acquistare l’originale che trovate anche in versione digitale qui…

Posted in Acqua, Agisci, Agricoltura, Ambiente, Associazionismo, Cooperazione, Edilizia sostenibile, educazione, Energia, Etica, Indispensabili, Infrastrutture, Inganni, Mobilità, monopoli, multinazionali, Rifiuti/Riciclaggio, Risparmio, Salute, Società/Politica, Sostenibilità, Tecnologia utile | Leave a Comment »

Indispensabili – Rapporto Sbilanciamoci 2014 (Controfinanziaria) – 2° Parte

Posted by giannigirotto su 3 gennaio 2014

Ho già inserito nella mia sezione “Indispensabili“, sotto la sezione “Dossier”, questo rapporto che è noto comunemente con il nome di “Controfinanziaria”. E’ un lavoro che da diversi anni il mondo dell’altreconomia, della finanza alternativa, dell’commercio equosolidale ecc., insomma un raggruppamento di una cinquantina di ONG produce, come risposta a quello che ogni anno è il principale documento legislativo nazionale, cioè la cosidetta “Finanziaria”.

Si tratta di un documento preciso, puntuale, motivato, con il quale si dimostra che non solo un’altra strada è possibile, ma sopratutto è necessaria, per cominciare a riportare democrazia e equità nel nostro martoriato (dai politici) Paese.

Il rapporto è liberamente e gratuitamente scaricabile (basta cliccare sull’immagine di copertina), però è talmente importante che io mi dedicherò a farne una serie di estratti capitolo per capitolo, che pubblicherò spero con cadenza settimanale.

_____________________

Seconda Parte – LE POLITICHE DEL GOVERNO LETTA

INTRODUZIONE. DAL DECRETO DEL FARE ALLA LEGGE DI STABILITÀ

… Il governo Letta, mantiene un profilo orientato ad associare la crescita con interventi finalizzati a aprire cantieri (grandi opere) ed a effettuare interventi normativi di deregolamentazione a favore delle imprese. I ceti meno abbienti vengono trascurati, eccezione fatta per gli interventi per la cassa integrazione e per gli esodati, come veicolo per fare ripartire l’economia nonostante il parere di molti economisti sottolinei proprio come la crisi abbia origine da una distribuzione dei redditi iniqua che non riesce a stimolare la domanda interna…Nel complesso la Legge di Stabilità non sposta il peso dell’onere fiscale dal lavoro alle imprese che contribuiscono assai meno al complesso delle entrate (50 miliardi di Ires più la parte di Irpef delle società e degli autonomi). Il mondo della finanza contribuisce ancora meno alle casse pubbliche data la moderazione impositiva su capital gain e transazioni finanziarie: viene riconfermato un modello in cui il lavoro viene tassato più della rendita e della speculazione… Lo spostamento del gettito Imu da un’imposta patrimoniale a una tassazione sui servizi locali comporta un ulteriore appesantimento del carico fiscale proprio per le classi meno abbienti… Se la manovra non troverà una correzione la crescita economica diventerà un miraggio, e pur lasciando al margine il problema distributivo, la spirale tasse-recessione, inaugurata con le manovre estive del 2011 e acuita dal governo Monti, potrebbe deprimere ulteriormente la domanda interna, ancora oggi assai fiacca, vanificando ogni altro sforzo mirato alla crescita.

FISCO E FINANZA

Politiche fiscali: La progressività dell’imposta sui redditi è sempre stato un punto fermo delle economie moderne per redistribuire le risorse che il mercato tende a concentrare in poche mani. La globalizzazione ha agito in senso opposto creando una sorta di competizione fra stati per attrarre ricchezza tramite una sorta di “tax dumping”… Invece i redditi alti beneficiano di una aliquota contenuta (43%) oltre a vantaggi evidenti per quanto riguarda la parte di redditi provenienti dalla rendita fondiaria (cedolare secca) e da quella finanziaria (tassazione del capital gain)…Invece di introdurre aliquote elevate per i redditi alti, sul modello francese, incrementare la tassazione sulle rendite fondiarie e finanziarie, il governo Letta ha preferito dare un contentino ai redditi medio bassi e non riformare profondamente il sistema fiscale… Lo spostamento di una patrimoniale verso i servizi pubblici segue il modello degli ultimi anni: le classi meno abbienti, prevalentemente lavoratori e pensionati, e con minori patrimoni devono accollarsi l’onere del debito pubblico, mentre le classi più ricche composte di rentier e “imprenditori” devono essere premiate per incentivarle ad aumentare la ricchezza del paese…

C’è una zavorra che ancora impedisce il pieno ed effettivo utilizzo dei beni immobili confiscati alle mafie: le ipoteche bancarie. Il dato, relativo ai beni confiscati fino al dicembre 2012, è impressionante. Sono ben 1.666 bloccati gli immobili (ville, appartamenti, terreni, intere palazzine) bloccati dalle ipoteche bancarie… asce da queste considerazioni l’iniziativa “LiberaMutuo”, promossa dalla Fisac Cgil (la Federazione italiana sindacato assicurazione e credito) e sostenuta da Libera per “liberare” i beni immobili dalle ipoteche. Tre le richieste rivolte al sistema bancario e in particolare all’Abi: velocizzare la cancellazione dell’ipoteca; mettere a punto una soluzione transat- tiva che faccia da modello per i beni confiscati; rinunciare almeno a parte degli interessi contrattuali e di mora.

Finanza privata: Tempi difficili per le banche italiane. A fine 2012, il settore ha registrato una perdita netta aggregata di oltre 2,3 miliardi di euro. La rischiosità dei prestiti continua a crescere… Quello bancario è un settore al centro di una vera e propria “alluvione normativa”, che nasce come legittima reazione dei regolatori alla crisi finanziaria, ma che non riesce ad incidere sui problemi di fondo della finanza. Anzi. Oggi è più facile rispetto a cinque anni fa giocare in derivati, anche per il piccolo investitore (on-line), mentre è più difficile costituire una banca cooperativa e dedicarsi a finanziare
l’economia reale, cioè famiglie e imprese che producono.

… nel 2012 le banche italiane hanno tagliato alle imprese 44 miliardi di euro di finanziamenti. La stessa Abi segnala nell’ultimo anno un calo dei prestiti del 2,77% mentre la raccolta bancaria non cala (+0,66% rispetto a un anno prima)… Oltre la metà del denaro preso in prestito dalla Bce è andata ad acquistare titoli di Stato che rendevano 5 o 6 volte di più… Rimane la domanda del perché la Bce non possa finanziare direttamente gli Stati al 1%… La questione qualitativa è probabilmente ancora più rilevante di quella quantitativa: non solo quanti soldi prestano le banche italiane, ma a chi li prestano e perché… In molti casi le banche sono obbligate a rifinanziare i prestiti per i “soliti noti”, anche se questi versano in situazioni di estrema difficoltà. In caso contrario gli imprenditori potrebbero fallire, e le banche essere costrette a iscrivere a sofferenza i crediti oggi in essere. Per evitarlo vengono concessi nuovi prestiti per sostituire quelli in scadenza, spostando il problema nel futuro e sperando in un qualche miracolo… questo significa poco credito per l’economica “normale” e quindi ricorso all’usura

Finanza pubblica: Con la crisi abbiamo toccato il fondo negli investimenti pubblici: solamente il 2% dei 760 miliardi di euro della spesa pubblica… il capitolo prosegue poi con la descrizione di come Cassa Depositi Prestiti potrebbe risolvere da sola gran parte dei nostri problemi di finanziamento, per cui rimando al libro specifico che tratta appunto di questa “truffa delle truffe” che è Cdp… in più però c’è un piccola sezione sugli strumenti finanziari chiamati “derivati”… Difendere oggi i derivati come strumento di copertura dei rischi significa sostenere che non si possono condannare unicamente per l’uso speculativo che ne viene fatto nel 99% dei casi. Viene da domandarsi quanto i disastri e l’instabilità che provocano siano in qualche modo compensati da una qualsivoglia utilità sociale. In altre parole, perché non esiste un
principio precauzionale per questi e altri strumenti e operazioni finanziarie? Perché, come avviene per qualsiasi settore merceologico, l’onere di provare l’utilità e la non rischiosità non ricade su chi intende metterli in commercio, ma in ambito finanziario i regolatori devono inseguire con mesi o anni di ritardo…

LE POLITICHE DEL LAVORO E DEL REDDITO

Misure per l’occupazione:

… le strategie delle grandi imprese vanno sempre più nella direzione di trasferire la produzione in quei paesi che presentano meno regole, tutele del lavoro e dell’ambiente. La concorrenza a ribasso in termini di costi del lavoro ha spinto anche l’Italia a peggiorare salari e tutele nel tentativo, illusorio, di recuperare competitività.

La politica del governo Letta non sembra segnare una discontinuità…

… Un futuro caratterizzato da un sistematico eccesso di offerta sul mercato del lavoro non può che tradursi in un deprezzamento (in quantità e qualità) del valore del lavoro, accentuando l’attuale polarizzazione della distribuzione dei redditi che vede favorita la quota da capitale (profitti e rendite)… Si possono creare almeno 300mila posti di lavoro in settori strategici come la messa in sicurezza di edifici pubblici (in particolare edilizia scolastica), energie rinnovabili, riassetto idrogeologico, valorizzazione dei beni culturali e del patrimonio artistico, servizi alla persona e istruzione… I contratti di lavoro devono essere ridotti, dai 47 esistenti, a un massimo di 5 (tempo indeterminato, tempo determinato, contratto di apprendistato e formazione, contratto di collaborazione, contratto di consulenza)…

La sperimentazione del reddito minimo garantito: … il nostro sistema di welfare è, per frammentarietà e categorialità dell’intervento, del tutto insoddisfacente nell’offrire tutele adeguate ai soggetti più esposti ai rischi di esclusione sociale, espulsi dal mercato del lavoro o che non riescono ad entrarvi…

Lavoro pubblico: la politica attuale prevede solo tagli di finanziamenti, e blocco del turnover, quindi meno persone e meno servizi. Non affronta compiutamente una riqualificazione e riorganizzazione della P.A., che potrebbe portare a numerosi e corposi benefici, partendo dall’applicazione di una vera meritocrazia e la lotta al clientelarismo e agli interessi privati nel settore pubblico.

CULTURA E CONOSCENZA

… l’Italia è l’unico Paese dell’area Ocse che dal 1995 non ha aumentato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria mentre negli altri Paesi è aumentata in media del 62%… Nel periodo 2008- 2015 il Fondo (per le università) è stato tagliato di 1,5 miliardi di euro… blocco del turn-over del 20% il del personale uni-versitario. Una misura che già quest’anno ha prodotto quest’anno dei risultati sconcertanti in termini, tagliando la prospettiva a centinaia di giovani ricercatori e riducendo la qualità della didattica per migliaia di studenti…

proponiamo:

• Un piano straordinario di investimenti che porti in tre anni l’investimento in formazione, università e ricerca al 5,7% del Pil (costo: 18 miliardi di euro, in media, all’anno) e in particolare il finanziamento di università e ricerca da 8672 a 12907 dollari per studente (media Ocse). Ripartizione equa dell’Ffo sulla base dei costi effettivi di mantenimento e gestione…

… l’università italiana è terza tra i paesi europei, dopo Regno Unito ed Olanda, per ammontare medio delle tasse universitarie e tredicesimo su quindici per beneficiari di servizi del diritto allo studio… Il finanziamento del Fondo Integrativo Statale (principale fonte di finanziamento del Dsu è stato decurtato per il 2013 di ben 95 milioni di euro, passando così dai 246 milioni del 2009 agli appena 151 messi a bilancio quest’anno…

a fronte di ciò le proposte della Controfinanziaria sono numerose e dettagliate, impossibile riassumerle…

… le conseguenze del definanziamento della scuola sono drammatiche: una per tutte, la dispersione scolastica. Mentre in Europa la tendenza è in calo, con una media del 12,8% di giovani che lasciano prematuramente gli studi (vicino all’obiettivo di Europa 2020 fisso al 10%), in Italia questa si attesta – secondo i dati Eurostat di Aprile 2013 – al 17,6%…. si sceglie di stanziare 400 milioni di euro per l’istruzione pubblica e 220 milioni per le scuole private, dopo aver sottratto alle prime oltre 80 miliardi negli ultimi 12 anni e poco o nulla alle seconde nello stesso arco di tempo. La direzione verso cui si procede è sempre più esplicitamente quella di una privatizzazione de facto del sistema d’istruzione…

anche in questo caso le proposte della Controfinanziaria sono precise e numerose, e una parte di queste mirano all’aumento dei finanziamenti… anche sull’edilizia scolastica la situazione è sconfortante, e sono necessari corposi investimenti per ripristinare una situazione consona…così come per ridurre gli ostacoli economici per l’accesso allo studio per le famiglie meno abbienti…

Politiche culturali

… il bilancio del Ministero dei Beni culturali è passato dai 2.386 milioni del 2001 ai 1.546 milioni del 2013… Il quadro è reso ancora più drammatico dal protrarsi dei tagli alle autonomie locali… quindi la prima misura correttiva è il ripristino dei tagli degli ultimi anni al ministero dei Beni e delle attività Culturali riportando il suo bilancio come minimo a 1.800 milioni di euro cifra intorno alla quale si aggiravano gli investimenti nel 2000…

AMBIENTE E SVILUPPO SOSTENIBILE

Sono due i segnali interessanti in campo ambientale contenuti nella manovra 2014 presentata dal governo Letta al Senato: il primo riguarda il Bilancio di previsione 2014, con lo stop alla caduta verticale delle risorse assegnate a questo dicastero iniziata nel 2010; il secondo riguarda il ri-orientamento delle risorse già assegnate alle contabilità speciali che fanno capo a commissari che devono far fronte al dissesto idrogeologico… Ciò non assolve questo Governo che, comunque, decide di destinare alle misure in campo ambientale solo l’1% (!) della Legge di Stabilità 2014… mancano interventi circostanziati sull’adattamento ai cambiamenti climatici anche se il 29 ottobre il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha lanciato un segnale interessante, sancendo l’avvio del percorso per la definizione della Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, richiestaci dall’Europa… Nessun segnale sull’attuazione della Strategia Nazionale della Biodiversità, approvata nell’ottobre 2010, che doveva portare a una più diffusa protezione della natura, a cominciare dai siti della Rete Natura 2000, di derivazione comunitaria, e delle reti ecologiche e tutelare le risorse che forniscono i servizi eco sistemici che garantiscono il progresso del nostro Paese (l’Italia è il paese europeo con la più ricca biodiversità d’Europa)…

… non c’è alcuna revisione sostanziale delle politiche in materia di infrastrutture e di trasporti, quando si consideri che ben il 19,3% (poco più di 2 miliardi di euro) dell’ammontare complessivo della Legge di Stabilità 2014 (AS 1120) viene destinato alle c.d. infrastrutture strategiche, garantendo ancora lo sviluppo, in gran parte indiscriminato e incontrollato, delle grandi opere, che ha visto lievitare il Primo Programma delle Infrastrutture Strategiche dai 125,8 miliardi di euro, per 115 opere, del 2001 ai 390 miliardi di euro, per 375 opere, del settembre 2012, pur di soddisfare gli appetiti dei potentati locali, dei grandi studi di progettazione e delle grandi aziende di costruzione. Un Programma che è anche inefficiente, posto che al settembre 2012 risultavano ultimate, a partire dal 2001, opere del valore di soli 7 miliardi di euro, equivalenti all’1,8% del valore attuale dell’intero programma… mentre rimane lettera morta il programma per le piccole e medie opere, deliberato dal Cipe nel 2009 su richiesta dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili, che prevedeva di investire 825 milioni di euro in interventi diffusi sul territorio, con lavori da avviare e completare in tempi certi, in funzione anticongiunturale…

… scandalosa è, al contrario, la conferma delle sovvenzioni in favore dell’autotrasporto che nella Legge di Stabilità 2014 ammontano a 330 milioni di euro…

… Dal Governo si attende, inutilmente sinora, l’abbandono della Sen e la stesura di un nuovo Piano Energetico Nazionale che contempli una roadmap per la decarbonizzazione, nella quale punti sullo sviluppo delle fonti rinnovabili, lo stop a nuove centrali a combustibili fossili e la progressiva dismissione di quelle esistenti… Inoltre, ed è un altro aspetto che non viene colto nella Manovra 2014, si potrebbero addirittura recuperare risorse, da investire per aiutare le famiglie, cancellando i sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili, gli sconti ai grandi consumatori e gli oneri impropri. Si tratta di diversi miliardi di euro che vengono prelevati direttamente in bolletta a cui aggiungere altre forme di sussidio che non gravitano in bolletta e di cui beneficiano persino le centrali a carbone. Sono benefici da cancellare immediatamente che vanno traslati, invece, su interventi di efficienza che aiutino le imprese e le famiglie a ridurre i consumi, e quindi la spesa energetica…

WELFARE E DIRITTI

Politiche sociali

Cambiano i governi, ma la ricetta è sempre la stessa. Tagliare la spesa pubblica, in particolare quella sociale: è questo l’imperativo categorico che ci sentiamo ripetere ormai da diversi anni. I diritti sociali di cittadinanza sono ridotti a “costi” da tagliare e si fa strada un modello di welfare “selettivo”, che liquida come “insostenibile” l’universalità di alcuni diritti sociali fondamentali… 15,8% della popolazione, vive al di sotto della soglia di povertà…

Negli anni la spesa pubblica per la protezione sociale è cresciuta, diventando il primo capitolo di spesa pubblica (dal 30% del totale nel 1990 al 40% nel 2011), ma l’efficacia del nostro sistema di welfare è sempre più limitata. La nostra spesa sociale resta molto sbilanciata a favore della previdenza e della sanità a danno dell’assistenza… i fondi destinati a finanziare i servizi e gli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie hanno subito tagli consistenti… tra le cose da fare indicate dalla Controfinanziaria:

Occorre definire i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (Liveas)… È necessario aumentare le risorse per i Fondi Sociali… Non è rinviabile un Piano di edilizia popolare pubblica…

Sanità

Il finanziamento e la spesa del Servizio Sanitario Nazionale

… L’ammontare complessivo delle riduzioni di stanziamenti per il Fondo Sanitario Nazionale per gli anni 2012–2015, considerando anche le misure del governo Berlusconi, è pari a € 35 miliardi… Si riduce l’offerta, si impongono oneri aggiuntivi per i cittadini e si rende più competitivo il ricorso alle prestazioni private. Ma non tutti possono permetterselo…

Immigrazione: Le politiche del rifiuto oltre ad essere profondamente ingiuste, sono costose, inefficaci e inefficienti. Tra il 2005 e il 2012 sono almeno 1 miliardo e 668 milioni di euro le risorse nazionali e comunitarie stanziate per il controllo delle frontiere esterne… Siamo ancora in attesa di una riforma della legge sulla cittadinanza n.91/92
benché siano state depositate in Parlamento circa trenta proposte di legge in materia, tra le quali quella su cui la campagna nazionale L’Italia sono anch’io ha raccolto tra il 2011 e il 2012 più di centomila firme, e nonostante i ripetuti interventi del Presidente della Repubblica a sostegno della riforma… È necessario ribaltare completamente le priorità delle politiche migratorie e sull’immigrazione a partire dalla piena ed effettiva garanzia dei diritti di cittadinanza (segue un dettagliato elenco di specifiche misure proposte).

Parità tra sessi …attuare la legge che imponeva di destinare alle politiche per la conciliazione i risparmi derivanti dall’aumento dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego…

Carcere: L’Italia ha il tasso di sovraffollamento più alto di tutta l’area Ue… 22 anni fa i detenuti erano 31.053. 12 anni fa erano 55.393. Oggi sono 64.458… Le leggi sulla recidiva (ex Cirielli), sulle droghe (Fini-Giovanardi) e sulla immigrazione (Bossi-Fini) sono alla base della crescita della popolazione detenuta negli ultimi 22 anni. La loro abrogazione costituisce una parte del contenuto delle tre proposte di legge di iniziativa popolare (3leggi.it) promosse da decine di organizzazioni e associazioni…I detenuti erano 28 mila nel 1990 quando gli omicidi erano il triplo di quelli attuali. Non va mai dimenticato che il
sistema penitenziario è l’esito di una giustizia penale che non funziona. Cinque anni e mezzo è la durata media di un processo penale. Intorno ai nove anni la durata media di un processo civile…potremmo risparmiare 255 milioni di euro annui decriminalizzando la vita di consumatori di droghe e immigrati… Infine vi sono
400 milioni circa di euro a copertura del piano di edilizia carceraria. Basterebbero 182 milioni di euro – meno della metà – per liberare 10 mila tossicodipendenti da mandare fuori per un anno in percorsi tutorati di affidamento sociale presso comunità o servizi pubblici. I restanti 200 milioni, piuttosto che nel costruire nuove prigioni, sarebbe utile usarli per la manutenzione delle carceri attuali facendo lavorare manodopera detenuta…

(segue)

_________________

I prossimi capitoli seguiranno nelle prossime settimane…

Posted in Acqua, Agisci, Agricoltura, Ambiente, Associazionismo, Cooperazione, Edilizia sostenibile, educazione, Energia, Etica, Indispensabili, Infrastrutture, Inganni, Mobilità, monopoli, multinazionali, Rifiuti/Riciclaggio, Risparmio, Salute, Società/Politica, Sostenibilità, Tecnologia utile | Leave a Comment »

Indispensabili – Rapporto Sbilanciamoci 2014 (Controfinanziaria) – Prima Parte

Posted by giannigirotto su 20 dicembre 2013

Ho già inserito nella mia sezione “Indispensabili“, sotto la sezione “Dossier”, questo rapporto che è noto comunemente con il nome di “Controfinanziaria”. E’ un lavoro che da diversi anni il mondo dell’altreconomia, della finanza alternativa, dell’commercio equosolidale ecc., insomma un raggruppamento di una cinquantina di ONG produce, come risposta a quello che ogni anno è il principale documento legislativo nazionale, cioè la cosidetta “Finanziaria”.

Si tratta di un documento preciso, puntuale, motivato, con il quale si dimostra che non solo un’altra strada è possibile, ma sopratutto è necessaria, per cominciare a riportare democrazia e equità nel nostro martoriato (dai politici) Paese.

Il rapporto è liberamente e gratuitamente scaricabile (basta cliccare sull’immagine di copertina), però è talmente importante che io mi dedicherò a farne una serie di estratti capitolo per capitolo, che pubblicherò spero con cadenza settimanale.

_____________________

Prima Parte – Rovesciare le politiche di austerità, una nuova politica fiscale e di spesa pubblica

La causa della depressione è la mancanza di una domanda capace di far ripartire l’economia… Soltanto un aumento della domanda pubblica potrebbe far uscire il paese dalla depressione, ma le politiche di austerità hanno avuto l’effetto opposto…
In Europa come in Italia la realtà della depressione viene del tutto ignorata dal
dibattito politico. Si nega il problema, si proclama la fiducia in una rapida ripresa, si
dimentica che la situazione è il risultato delle politiche di austerità imposte dalle au-
torità europee. Non si vuole vedere che la crisi sta minando le basi dell’integrazione
europea e crea un “centro” e una “periferia” con traiettorie contrapposte: la Ger-
mania e alcuni paesi intorno ad essa sono riusciti a tornare ai livelli di produzione
precedenti la crisi, concentrano tutti i benefici della ripresa, mantengono una bassa
disoccupazione al prezzo di aggravare la crisi dei paesi della periferia…
La Bce ha mantenuto una politica monetaria espansiva che ha rifinanziato le
banche – garantendo la liquidità delle banche in presenza di un mercato inter-
bancario dove è crollata la fiducia –, ma non è riuscita a riattivare il mercato del
credito. Famiglie e imprese sono rimaste escluse dall’accesso ai finanziamenti per
l’aumentato rischio della concessione di crediti in un clima di depressione…
Nel complesso, la tutela dei privilegi della finanza è rimasta la stella polare
della politica europea e pochissimo è stato fatto per ridimensionare la speculazio-
ne…“È necessario un radicale ridimensionamento della finanza, con l’introduzione
della tassa sulle transazioni finanziarie, limiti alla finanza speculativa e ai movimenti
di capitali e con un’estensione del controllo sociale, in particolare sulle banche che rice-
vono salvataggi pubblici.”
È necessario rovesciare le politiche di austerità in tutti i paesi d’Europa e rivedere i termini dei Memorandum imposti ai paesi che hanno richiesto aiuti d’emergenza dall’Unione europea, a cominciare dalla Grecia; i pericolosi vincoli del Fiscal Compact vanno eliminati in modo che i governi possano tutelare la spesa pubblica, il welfare e i salari… Le politiche europee devono inoltre portare all’armonizzazione fiscale, mettere fine alla concorrenza tra stati e spostare l’imposizione fiscale dal lavoro ai profitti e alla ricchezza.Un obiettivo prioritario è quindi quello di “legare le mani” alla finanza e porre limiti alla mobilità dei capitali… Per contrastare la finanza, le proposte sono ben note: una tassa sulle transazioni finanziarie ben più dura di quella introdotta finora che ridimensioni il settore, divieto delle attività finanziarie più rischiose e dannose per l’economia reale, limiti alle vendite allo scoperto, divisione tra banche commerciali e banche d’affari, vincoli più efficaci sull’operato delle banche, una ristrutturazione del settore bancario con un ruolo chiave di una banca d’investimento pubblica che indirizzi le operazioni verso l’economia reale anziché verso la finanza, la tassazione dei patrimoni finanziari e aliquote più alte per la tassazione delle rendite finanziarie…

E’ necessario rilanciare la politica industriale europea… Una politica industriale europea potrebbe condurre all’ascesa di nuove attività ambientalmente sostenibili, a elevata intensità di conoscenza, altamente qualificate e retribuite. Le specifiche attività che possono essere oggetto di tale politica includono le seguenti aree: a) energie rinnovabili e protezione dell’ambiente b) produzione e diffusione di conoscenze, applicazioni dell’Ict e attività relative a web; c) attività legate alla salute, all’assistenza e al benessere… una nuova politica industriale europea è necessaria per invertire il trend caratterizzato dalle grandi privatizzazioni dei decenni passati; un’economia basata su attività private e di mercato, in cui le decisioni sono lasciate in mano agli interessi di breve termine delle imprese, ha fallito nel fornire crescita e occupazione… La quinta motivazione deriva dal fatto che essa potrebbe diventare un importante strumento per affrontare l’urgente bisogno di una trasformazione ecologica europea. Trasformare l’Europa in una società e in un’economia sostenibile – riducendo l’uso di fonti energetiche e risorse non rinnovabili, proteggendo gli ecosistemi e i paesaggi, abbassando le emissioni di CO2 e degli altri agenti, riducendo i rifiuti e generalizzando il riciclo – va ben al di là della comparsa di nuove attività rispettose dell’ambiente; è una trasformazione che riguarda l’intera economia e l’intera società…

… Il modello industriale attuale dev’essere profondamente trasformato nella direzione della sostenibilità ambientale. Il paradigma tecnologico del futuro potrebbe essere basato su prodotti, processi e organizzazioni sociali ‘verdi’, che utilizzino molta meno energia, meno risorse, meno terre, andando verso fonti di energia rinnovabili, che abbiano un impatto considerevolmente minore sul clima e sugli ecosistemi, che organizzino i sistemi di trasporto andando oltre la supremazia delle automobili per mezzo dei sistemi di mobilità integrata, che si appoggino sulla manutenzione e sulla riparazione di beni ed infrastrutture esistenti, e proteggano la natura e la Terra. Tale prospettiva fa sorgere numerose opportunità per la ricerca, per l’innovazione e per le nuove attività economiche e sociali… (è necessaria una) riforma fiscale dell’Europa, una riforma che introduca tasse sulle imprese a livello europeo, eliminando efficacemente la competizione fiscale tra i paesi europei. Forse il 15% delle misure potrebbe andare a finanziare la politica industriale, gli investimenti pubblici, la generazione e la diffusione di conoscenza all’interno dell’Unione Europea; ed il resto potrebbe essere trasferito ai ministeri del Tesoro dei vari paesi membri.

Per il gruppo dei paesi all’interno dell’Eurozona si potrebbe considerare il finanziamento attraverso i meccanismi dell’Unione Economica e Monetaria (Uem). Potrebbero essere emessi eurobond per finanziare la politica industriale; una nuova Banca Europea per gli Investimenti Pubblici potrebbe prendere in prestito i fondi direttamente dalla Bce; in tal modo, proprio la Bce potrebbe fornire direttamente i fondi per la politica industriale. Inoltre, gli accordi sui finanziamenti potrebbero essere diversi a seconda dell’importanza della dimensione ‘pubblica’:

1. La priorità dei fondi pubblici dovrebbe andare agli investimento pubblici in attività non di mercato – come la fornitura di beni pubblici, di infrastrutture, di conoscenza, di istruzione e della sanità.

2. I fondi pubblici e gli investimenti privati a lungo termine dovrebbero essere abbinati nel finanziare nuove attività di mercato ‘strategiche’ , come la fornitura di capitale pubblico per nuove attività nei settori emergenti.

3. Il sostegno pubblico potrebbe stimolare i mercati finanziari nell’investire in aziende private ed organizzazioni non profit che svolgono attività di mercato “buone” che potrebbero così ripagare l’investimento più facilmente. In ogni caso, la ratio per il finanziamento della politica industriale, non può essere ridotta alla pura logica finanziaria del “ritorno sull’investimento”.

La non politica industriale in Italia: A fronte di queste priorità, la principale, se non l’unica decisione del governo in materia di politica industriale sembra quella di insistere sul percorso delle privatizzazioni e dismissioni di partecipazioni pubbliche. Una scelta che appare sbagliata per diversi motivi:

• non si rimette in alcun modo in discussione la vera e propria ideologia secondo la quale le privatizzazioni porterebbero maggiore efficienza e risultati migliori per le imprese. Dall’Ilva alla Telecom, all’Alitalia, solo per citare tre esempi tra i moltissimi possibili, un’affermazione per lo meno avventata.

• La giustificazione principale per le privatizzazioni è la necessità di fare cassa. Per l’ennesima volta le reazioni e le opinioni dei mercati e la riduzione dello spread sembrano l’unico faro che guida le nostre politiche economiche. In un momento di recessione e crisi, è soprattutto difficile pensare di incassare somme considerevoli. A fronte di una probabile svendita delle ultime partecipazioni, il rischio concreto è di lasciare tali imprese nelle mani di capitali finanziari che non hanno nessun interesse nella politica industriale italiana ma hanno come unico obiettivo la massimizzazione del dividendo e della quotazione in borsa delle azioni.

PRINCIPI E STRATEGIE PER RIORIENTARE LA SPESA PUBBLICA

… è centrale tornare a concepire forme di controllo dei movimenti di capitale, sia all’interno dell’Unione europea – data la mancata armonizzazione fiscale tra i paesi membri – sia nei confronti dei paesi terzi, anche per rendere efficaci politiche di tassazione in particolare sulle rendite e i patrimoni finanziari. Un tale controllo permetterebbe di discriminare tra movimenti speculativi e investimenti produttivi…

“Destinazione Italia” dimentica che oggi la stragrande maggioranza dei movimenti di capitale sono di breve termine e speculativi, e sono questi a destabilizzare strutturalmente l’economia italiana, così come le altre economie del pianeta… È utile sottolineare che la ricchezza privata “dei ricchi” in Italia è tornata a crescere, anche nella crisi, come evidenziato dal recente “World Wealth Report” del Credit Suisse…

Perciò è necessario rompere gli indugi e chiedere con forza che intervenga una banca pubblica di investimenti per una cura shock dell’economia del nostro paese. Ossia bisogna spostare l’attenzione dall’attuale dibattito centrato principalmente sulla fiscalità generale e la spesa corrente verso gli investimenti pubblici e di interesse pubblico di lungo termine – che in Italia sono stati pari solamente all’otto per cento della spesa nelle ultime decadi.

Impossibile? In realtà no, poiché oggi già disponiamo di una banca nazionale per gli investimenti, dal nome Cassa Depositi e Prestiti, l’istituzione finanziaria nata come pubblica e al servizio del finanziamento della pubblica amministrazione a condizioni agevolate per investimenti di lungo termine. Peccato che la trasformazione in Spa della Cdp, con l’ingresso delle fondazioni bancarie nel suo capitale come soci di minoranza, e l’imposizione del Patto di Stabilità esteso anche alla spesa per investimenti su tutte le amministrazioni pubbliche abbiano prodotto una trasformazione profonda di questa istituzione. Nonostante per circa l’80 % sia ancora in mano pubblica, in realtà la Cdp è oggi operata dal governo come una vera e propria merchant bank privata che opera secondo le leggi del mercato e mira solamente a generare profitti, prestando sempre più a banche private e sempre meno agli enti locali. Il suo controllo strategico di numerose ex partecipazioni pubbliche strategiche la rende di fatto oggi l’unico soggetto nel paese che fa politica economica, purtroppo secondo gli interessi delle fondazioni bancarie e dei mercati più in generale. Eppure quella della Cdp è una vera e propria potenza di fuoco: 235 miliardi di euro di risparmi postali privati potenzialmente da gestire nell’interesse pubblico – peccato che oggi gli ignari risparmiatori postali sanno ben poco di dove finiscano i loro soldi.

_________________
I prossimi capitoli seguiranno nelle prossime settimane…

Posted in Acqua, Agisci, Agricoltura, Ambiente, Associazionismo, Cooperazione, Edilizia sostenibile, educazione, Energia, Etica, Indispensabili, Infrastrutture, Inganni, Mobilità, monopoli, multinazionali, Rifiuti/Riciclaggio, Risparmio, Salute, Società/Politica, Sostenibilità, Tecnologia utile | Leave a Comment »

Indispensabili – Rapporto Sbilanciamoci 2014 (Controfinanziaria) – Introduzione

Posted by giannigirotto su 17 dicembre 2013

Ho già inserito nella mia sezione “Indispensabili“, sotto la sezione “Dossier”, questo rapporto che è noto comunemente con il nome di “Controfinanziaria”. E’ un lavoro che da diversi anni il mondo dell’altreconomia, della finanza alternativa, dell’commercio equosolidale ecc., insomma un raggruppamento di una cinquantina di ONG produce, come risposta a quello che ogni anno è il principale documento legislativo nazionale, cioè la cosidetta “Finanziaria”.

Si tratta di un documento preciso, puntuale, motivato, con il quale si dimostra che non solo un’altra strada è possibile, ma sopratutto è necessaria, per cominciare a riportare democrazia e equità nel nostro martoriato (dai politici) Paese.

Il rapporto è liberamente e gratuitamente scaricabile (basta cliccare sull’immagine di copertina), però è talmente importante che io mi dedicherò a farne una serie di estratti capitolo per capitolo, che pubblicherò spero con cadenza settimanale.

_____________________

Introduzione

Il governo ci ripete che dobbiamo continuare a “stringere la cinghia” perchè “è l’europa che ce lo chiede”. Invece la politica di “austerity” non funziona proprio, e lo dice nientedimeno che il Fondo Monetario Internazionale, che ha fatto “mea culpa” pubblicamente: i tagli alla spesa pubblica, nella maggior parte dei Paesi, provocano una caduta del Pil più veloce della riduzione del debito.
Il problema nasce dal fatto che la diagnosi è sbagliata:
– Non è vero che c’è un eccesso di welfare.

– Non è vero che la crisi è colpa delle finanze pubbliche

– Non è vero che i Paesi del sud europa hanno le maggiori responsabilità

– Non è vero che il rapporto debito/Pil è il parametro di riferimento da tenere sotto controllo

– Non è vero che i piani di austerità funzionano per diminuire tale rapporto

L’austerità è il problema, non la soluzione!

Eppure da parte dei burocrati europei si continua ad applicare una teoria economica fallimentare, con un’ostinazione che rasenta il fanatismo.

Premesso che con scelte diverse le risorse finanziarie ci sono, proponiamo anche che “deve essere il gigantesco casinò finanziario che ci ha trascinato nella crisi a sottoporsi a rigide misure di austerità, non i cittadini che hanno già pagato.

La nostra manovra è di 26 miliardi di euro, un importo decisamente consistente rispetto a quello previsto dal governo. Perchè siamo convinti che nell’attuale situazione non è possibile limitarsi a piccoli interventi di facciata. Occorre prendere i soldi dove ci sono, e impiegarli dove sono necessari. Non è solo una questione di maggiore giustizia sociale: ridurre le inacettabili diseguaglianze di reddito e ricchezza in Italia è un passaggio fondamentale per rilanciare la domanda e per uscire dall’attuale depressione economica.

Per andare in questa direzione proponiamo quindi una patrimoniale, una tassazione sui capitali scudati, di migliorare la tassa sulle transazioni finanziarie, di bloccare le grandi opere, di tagliare le spese militari, i finanziamenti alla scuola e alla sanità private e ai Centri di identificazione ed espulsione. E proponiamo di usare tali risorse per avviare una sperimentazione sul reddito minimo garantito, per avviare un piano del lavoro, per gli investimenti nell’istruzione, nella ricerca, nella cultura, nella politiche di assistenza e di inclusione sociale, nella tutela dell’ambiente e dei beni comuni, nella mobilità sostenibile, nel rilancio dell’edilizia popolare pubblica e nel sostegno alle forme di altraeconomia, dalla finanza etica ai Distretti di economia solidale.

_________________
I prossimi capitoli seguiranno nelle prossime settimane…

Posted in Acqua, Agisci, Agricoltura, Ambiente, Associazionismo, Cooperazione, Edilizia sostenibile, educazione, Energia, Etica, Indispensabili, Infrastrutture, Inganni, Mobilità, monopoli, multinazionali, Rifiuti/Riciclaggio, Risparmio, Salute, Società/Politica, Sostenibilità, Tecnologia utile | Leave a Comment »

Indispensabili – Prepariamoci – Introduzione

Posted by giannigirotto su 16 dicembre 2013

Partiamo oggi con la pubblicazione di un estratto di un altro libro che aggiungo alla mia sezione “Indispensabili“. Il libro è stato scritto dal noto meteorologo Luca Mercalli, che è un convinto praticante della strategia delle 4R, nonchè delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Il sottotitolo qui a fianco è sufficientemente esplicativo, dobbiamo rivedere il nostro modo di vivere, produrr, consumare, e sopratutto “eliminare” gli scarti, ed uso la parola scarti volutamente al posto di “rifiuti”. Questo ci consentirà di vivere tutti, finalmente, meglio.

Queste sintesi sono a Cura di Erica Reitano, che ringrazio sentitamente.

_____________________

Introduzione

Si possono prelevare dal “conto terrestre” più risorse di quante ne siamo generabili?
È possibile immettere in esso più rifiuti di quanti ne siano metabolizzabili?
Tenendo conto di una popolazione di 7 miliardi di persone, ossia raddoppiata dalla seconda metà degli anni 70 ad oggi, occorre evitare le trappole del sovrasfruttamento, per un vitale motivo: garantire la sopravvivenza del genere umano per altri 200 mila
anni, periodo dello stesso ordine di grandezza del nostro cammino evolutivo precedente.
La crisi economica mondiale e finita? La Spagna, che ha attuato un’effimera cementificazione nel corso degli anni 90, continua a
essere sull’orlo del baratro economico. La Grecia sta saccheggiando il proprio patrimonio boschivo per riscaldarsi in mancanza di gas e gasolio.
L’Italia, strozzata dall’austerità economica, è in una situazione di fragilità estrema: importa quattro quinti di risorse dall’esterno, e trattiene presso di sé una quantità ingente di rifiuti.
Lo Stato italiano propone delle scelte energetiche e di tutela ambientale ricche di contraddizioni: sostiene le rinnovabili da un lato, ma autorizza nuove trivellazioni dall’altro. Il caso Ilva ha dimostrato come si sia propensi a sacrificare condizioni di salute per salvaguardare questioni di occupazione.
Quale è il bollettino di guerra? Le anomalie climatiche globali hanno mostrato un’accelerazione senza precedenti in questo breve periodo: non ci sono state solo calamità e siccità oltre il continente europeo, ma le alluvioni hanno intaccato anche i territori italiani. Sono inoltre in atto delle operazioni ambientali dai costi economici e ambientali esorbitanti: si evidenziano gravi squilibri ormonali sia nella specie umana, che nelle specie animali (rapporto UNEP – programma ambientale delle Nazioni Unite- febbraio 2013). Nonostante ciò, le contraddizioni sono generalizzate : la sola messa in sicurezza della centrale di Fukushima durerà ancora 40 anni e comporterà costi stratosferici. Nonostante ciò la Francia ha organizzato una spedizione in Mali per un approvvigionamento di uranio per le proprie centrali nucleari.Questo bollettino di guerra dimostra che occorre iniziare a prepararsi: che occorre iniziare a mettere a punto un piano per salvarci.

A livello globale ci ha già pensato Nichol Stern, con il suo libro “Un piano per salvare il pianeta”, di cui ho già pubblicato gli estratti, a livello locale vedremo cosa possiamo fare ognuno di noi, con i riassunti dei prossimi capitoli… (gianni)

_________________
I prossimi capitoli seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane… in ogni caso valutate se acquistare l’originale che trovate anche in versione digitale qui…

Posted in Acqua, Agisci, Agricoltura, Ambiente, Associazionismo, Cooperazione, Edilizia sostenibile, educazione, Energia, Etica, Indispensabili, Infrastrutture, Inganni, Mobilità, monopoli, multinazionali, Rifiuti/Riciclaggio, Risparmio, Salute, Società/Politica, Sostenibilità, Tecnologia utile | Leave a Comment »

Indispensabili: L’Anticasta – Sobrietà in comune

Posted by giannigirotto su 26 novembre 2010

Dopo aver inserito diverso tempo fa il libro “La Casta” nella mia sezione “Indispensabili“, sono estremamente felice di poter iniziare l’inserimento di estratti, capitolo per capitolo, di questo testo che spero diventi un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono utilizzare le esperienze positive già portate a termine in varie località italiane, per replicarle ovunque sia opportuno. Segnalo solo che questo libro parla di esperienze italiane, mentre in un altro testo, “Voglia di Cambiare“, sempre presente nella sezione “Indispensabili“, sono contenute le esperienze di successo avvenute in vari Paesi Europei.

Invito tutti, una volta letto questi interessatissimi estratti, di comprare il testo originale per poter completare la lettura, e magari a regalarne una copia ai propri consiglieri comunali, per far loro vedere come un’altro modo di amministrare è possibile.

Ecco ora il capitolo (clicca sulla copertina per vedere gli altri…):

SOBRIETÀ IN COMUNE (di FRANCESCO GESUALDI)

Il mondo siede su due bombe: quella sociale e quella ambientale. Mentre le risorse si fanno sempre più scarse, alcuni segnali, come il cambiamento del clima, ci manda­no a dire che gli equilibri naturali si stanno alterando. Nel contempo sappiamo che la maggior parte della popolazio­ne terrestre non riesce a soddisfare neanche i bisogni fon­damentali: il cibo, l’acqua potabile, il vestiario, l’alloggio, l’istruzione di base… Così ci troviamo di fronte a un dilemma angosciante: più crescita economica per uscire dalla povertà o meno crescita economica per salvare il Pianeta? Eppure c’è un modo per coniugare equità e sostenibilità. La soluzione è che i ricchi si convertano alla sobrietà. Ossia che accettino uno stile di vita, personale e collettivo, più parsimonioso, più pulito, più lento, più inserito nei cicli naturali, in mo­do da lasciare ai poveri le risorse e gli spazi ambientali di cui hanno bisogno.

…, ma nessuno propone di tornare alla candela o alla morte per tetano. La sobrietà non va confusa con miseria, come consumismo non va confuso con benessere. Nella vita di tutti i giorni, la sobrietà passa attraverso piccole scelte fra cui meno auto più bicicletta, meno mezzo privato più mezzo pubblico, meno carne più legumi, meno prodotti globalizzati più pro­dotti locali… In definitiva la sobrietà è più un modo di essere che di avere. È uno stile di vita che sa distinguere tra i bisogni reali e quelli imposti, che si organizza a livello collettivo per garantire a tutti il soddisfacimento dei bisogni umani con il minor dispendio di energia…

……..Oggi viviamo in un sistema che ci invita a consumare sempre di più e a forza d’ingozzarci abbiamo sforzato, fino a romperli, i meccanismi che ci danno il senso di sazietà. In altre parole, ci pare di avere sempre “fame” e consumiamo in maniera scandalosa contro ogni logica igieni­ca e del buon senso comune…

Gesualdi parla poi del circolo vizioso della pubblicità e della assefuazione che colpisce tutti noi come consumatori, che ci troviamo ad aver bisogno di stimoli=acquisti costanti per soddisfare il bisogno di “avere”, ritenendo che questo sia sufficente a darci felicità. E questo implica la necessità di procurarci denaro e di tempo…..Otto ore di lavoro non bastano più, è necessario fare lo straordinario. Le ore passate fuori casa crescono, non c’è più tempo per noi… Bisogna andare di fretta. Compaio­no le insonnie, le nevrosi, le crisi di coppia, i disagi tenuti a bada con le sostanze. Il 39% degli europei dichiara di sen­tirsi stressato…Ecco dunque la seconda radice dell’infelicità nella so­cietà della crescita: relazioni umane insufficienti, fugaci, transitorie… Per ri­trovare la felicità dobbiamo ricordarci che siamo esseri a più dimensioni. Non solo corpo, ma anche sfera affettiva, intellettuale, spirituale, sociale. Si ha vero benessere solo se tutte queste dimensioni sono soddisfatte in maniera armonica…

Ed ecco la nostra domanda di fondo, quella che sta in cima alle nostre preoccupazioni: è possibile ridurre il no­stro consumo di petrolio, di minerali, di acqua, di aria, senza compromettere il ben vivere? La risposta è che non solo è possibile, ma addirittura necessario. Ci sono ambiti in cui la qualità della vita non dipende dalla disponibilità di risorse, ma dalle formule organizzative.

Per benvivere in città servono verde, centri storici chiusi al traffico, piste ciclabili, trasporti pubblici adegua­ti, piccoli negozi diffusi, punti di aggregazione. Per beneabitare servono piccoli condomini con spazi e servizi co­muni che favoriscono l’incontro tra le persone. Per benlavorare servono piccole attività diffuse sul territorio per evitare il pendolarismo e favorire la partecipazione. Per benrelazioriarsi servono tempi di lavoro ridotti, pause te­levisive, tranquillità economica, per favorire il dialogo e la distensione familiare. Tutto ciò non richiede barili di pe­trolio, ma scelte politiche. Ci sono altri ambiti, e sono quelli connessi alla qualità dell’ambiente, in cui è addirit­tura necessario ridurre i barili di petrolio. Se vogliamo ab­battere la CO2 dobbiamo ridurre la produzione di energia elettrica proveniente da centrali alimentate con combusti­bili fossili e potenziare quella delle fonti rinnovabili. Dob­biamo ridurre il numero di auto in circolazione poten­ziando i mezzi pubblici e favorendo l’uso della bicicletta. Dobbiamo ridurre i chilometri incorporati nelle merci, privilegiando il consumo locale. Dobbiamo adottare la so­brietà, riassumbile nella prassi delle quattro R: ridurre, ri­parare, riutilizzare, riciclare.

Certo per fare questo senza perdere posti di lavoro, ora impiegati perlopiù per alimentare questo circolo vizioso dell’usa e getta, è necessario tempo, volontà, cultura, tentativi, ma….Quando attuiamo la sobrietà, quando promuoviamo un gruppo d’acquisto, quando faccia­mo nascere un gruppo di condivisione dell’auto, quando apriamo una bottega del commercio equo o uno sportello di Banca Etica, quando fondiamo un condominio solidale, insomma ogni volta che riusciamo a vivere, a livello personale e di gruppo, delle pratiche che appartengono all’economia del benvivere, non solo compiamo un gesto di coerenza, ma raggiungiamo anche obiettivi politici. Don Lorenzo Milani ci ha insegnato che i poteri non Stanno in piedi da soli, ma grazie al sostegno dei sudditi. Questo sistema ingiusto, rapa­ce, distruttivo, sta in piedi perché noi lo sosteniamo attra­verso i gesti del nostro vivere quotidiano: il lavoro, il consumo, il risparmio, il pagamento delle tasse. Siamo noi, attra­verso i nostri acquisti, che consentiamo alle imprese di Vive­re e prosperare, quelle stesse che sfruttano, che inquinano, che rubano. Siamo noi attraverso i nostri risparmi che per­mettiamo alle banche di crescere, quelle stesse che finanziano il commercio di armi, che truffano con tìtoli spazzatura, che permettono agli imprenditori banditi di mettere al sicu­ro i loro bottini nei paradisi fiscali. Siamo noi col nostro superconsumo che dilapidiamo le risorse della terra sottraia­mo beni ai poveri, sommergiamo il Pianeta di rifiuti…..

……Un ruolo che si amplifica se ad agire sono le istituzioni, specie quelle a diretto contatto con i cittadini. Quando un Comune distribuisce le brocche dell’acqua per stimolare l’uso dell’acqua di rubinetto, fa ar­rivare un messaggio di consumo sostenibile a migliaia di fa­miglie. Quando costruisce un impianto di energia rinnova­bile, testimonia a migliaia di persone un altro modo di pro­durre corrente elettrica. Quando organizza la raccolta dei rifiuti in maniera differenziata, spinge un’intera popolazio­ne a modificare il proprio stile di vita. Proprio perché gli en­ti locali possono svolgere una funzione di amplificazione importante, ha senso cercare di occupare posti di responsa­bilità nei loro organi di gestione. Ci sono esempi illustri di sindaci, di provate qualità morali e politiche, che hanno rimodellato l’assetto urba­no, i servizi sociali, i servizi ambientali, la stessa vita poli­tica, secondo criteri di partecipazione, sobrietà, solida­rietà, inclusione sociale.

se ti piace condivi su Facebook e/o altri siti cliccando qui a destra Bookmark and Share  Gianni Girotto


Posted in Agricoltura, Ambiente, Associazionismo, Cooperazione, Economia/Finanza, educazione, Energia, Etica, Famiglia, Indispensabili, Infrastrutture, Inganni, Lavoro/Impresa, Mobilità, monopoli, multinazionali, Rifiuti/Riciclaggio, Risparmio, Salute, Società/Politica, Sostenibilità, Uncategorized | Leave a Comment »