Tracce

Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Archive for the ‘Povertà’ Category

KIVA – I BANCHIERI SIAMO NOI!

Posted by giannigirotto su 1 settembre 2016

BUONE PRATICHE, PRENDIAMO ESEMPIO!

Con questo video continuo una breve serie di viaggi nel mondo delle “buone pratiche”, cioè di esempi, di iniziative di economia equa e solidale, che stanno funzionando e che potrebbero venire replicate in molte altre località.
Partendo dal presupposto, o meglio dalla constatazione, che il sistema industriale e lobbistico attuale non fa che peggiorare continuamente, (basta guardare la sempre maggiore concentrazione degli oligopoli), dobbiamo cercare le alternative, e quindi esaminiamo quelle già funzionanti. Questo è un video introduttivo, nelle prossime settimane partiremo con entrare nello specifico, esaminando di volta in volta qualche iniziativa particolarmente significativa. L’attuale modello di “sviluppo” non funziona, guardiamo quindi ad altro!

Qui il sito ufficiale di KIVA: www.kiva.org

Qui la mia sezione “Finanza etica” con molte altre informazioni sull’argomento generale.

_______________________________________________

Nelle prossime settimane i prossimi video…

Posted in Agisci, Associazionismo, banche, Cooperazione, Economia/Finanza, Giustizia, Indispensabili, monopoli, multinazionali, Povertà | Leave a Comment »

COMMERCIO EQUOSOLIDALE NELLA GDO E NEL WEB!

Posted by giannigirotto su 18 agosto 2016

Lo sapevate che trovate i prodotti del commercio equosolidale (certificati dalla WFTO – World Fair Trade Organization) anche nei grandi supermercati/iIpermercati (http://www.fairtrade.it/prodotti)? E che li trovate anche online (http://www.altromercato.it/…/mangi…/pranzo-e-cena/pasta.html)?

Per il resto trovate le altre opzioni equosolidali (banche, assicurazioni, elettricità, turismo ecc. ecc.) li trovate nella mia sezione dedicatahttps://giannigirotto.wordpress.com/consumo-critico/

Posted in Agisci, Agricoltura, Alimentazione, Associazionismo, Decrescita, educazione, Etica, Infrastrutture, multinazionali, Povertà, Risparmio, Salute, Schiavitù, sfruttamento, Società/Politica, Sostenibilità, Tecnologia utile | 2 Comments »

Quando la tecnologia serve!

Posted by giannigirotto su 5 dicembre 2015

3 brevetti

Posted in Acqua, Agricoltura, Ambiente, Energia, Povertà, Risparmio, Sostenibilità, Tecnologia utile | Leave a Comment »

Indispensabili: Laudato sì – un Papa Ecologista ed equosostenibile

Posted by giannigirotto su 10 settembre 2015

‪#‎PapaFrancesco‬ ha dato una sonora lezione al mondo. La sua Enciclica LAUDATO SI’ ci insegna a rispettare la “nostra casa comune”, il nostro Pianeta come unica risorsa di vita e speranza di crescita.
Ora, che la si guardi con occhi laici o religiosi, la musica non cambia. La Terra ha bisogno di tutta la nostra cura perché solo così potremo avere cura anche di noi stessi e degli altri.

Un dato politico: il programma energetico e ambientale e le critiche al mondo delle lobbies del Movimento 5 Stelle si accordano perfettamente con le argomentazioni espresse dal Papa nel suo documento. Ecco perché per noi rappresenta anche un documento importante e da diffondere.

Oggi parteciperò al Meeting internazionale “Giustizia ambientale e cambiamenti climatici” a Roma. Domani sarò in udienza dal Papa. Un’esperienza importante per riflettere sui cambiamenti che ci aspettano in futuro e per lavorare assieme per il benessere di tutti!

Ecco gli estratti a mio modestissimo avviso più importanti ed immediatamente comprensibili della sua enciclica, ho tralasciato per ovvi motivi tutta la parte filosofica/religiosa, e mi sono concentrato sulle parti “pratiche”.

_______________________________________________________________

L’esposizione agli inquinanti atmosferici produce un ampio spettro di effetti sulla salute, in particolare dei più poveri, e provocano milioni di morti premature.

… insetticidi, fungicidi, diserbanti e pesticidi tossici in generale…

…. Si producono centinaia di milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, molti dei quali non biodegradabili…

…Esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico…

…Ciò viene potenziato specialmente dal modello di sviluppo basato sull’uso intensivo di combustibili fossili, che sta al centro del sistema energetico mondiale. Ha inciso anche l’aumento della pratica del cambiamento d’uso del suolo, principalmente la deforestazione per finalità agricola…

…. E’ tragico l’aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale, i quali non sono riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali…

… Molti di coloro che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi…

…sostituendo i combustibili fossili e sviluppando fonti di energia rinnovabile…

…(esistono) modalità di produzione e di trasporto che consumano meno energia e richiedono minore quantità di materie prime, come pure in modalità di costruzione o ristrutturazione di edifici che ne migliorino l’efficienza energetica. Ma queste buone pratiche sono lontane dal diventare generali…

…L’acqua potabile e pulita rappresenta una questione di primaria importanza…

… è prevedibile che il controllo dell’acqua da parte di grandi imprese mondiali si trasformi in una delle principali fonti di conflitto di questo secolo…

 

III. PERDITA DI BIODIVERSITÀ

… Si viene a creare un circolo vizioso in cui l’intervento dell’essere umano per risolvere una difficoltà molte volte aggrava ulteriormente la situazione. Per esempio, molti uccelli e insetti che si estinguono a motivo dei pesticidi tossici creati dalla tecnologia, sono utili alla stessa agricoltura, e la loro scomparsa dovrà essere compensata con un altro intervento tecnologico che probabilmente porterà nuovi effetti nocivi…

…questo livello di intervento umano, spesso al servizio della finanza e del consumismo…

…non si possono nemmeno ignorare gli enormi interessi economici internazionali che, con il pretesto di prendersene cura, possono mettere in pericolo le sovranità nazionali. Di fatto esistono «proposte di internazionalizzazione dell’Amazzonia, che servono solo agli interessi economici delle multinazionali»…

…la vita nei fiumi, nei laghi, nei mari e negli oceani, che nutre gran parte della popolazione mondiale, si vede colpita dal prelievo incontrollato delle risorse ittiche, che provoca diminuzioni drastiche di alcune specie…

« Chi ha trasformato il meraviglioso mondo marino in cimiteri subacquei spogliati di vita e di colore? ».25 Questo fenomeno è dovuto in gran parte all’inquinamento che giunge al mare come risultato della deforestazione, delle monoculture agricole, dei rifiuti industriali e di metodi distruttivi di pesca, specialmente quelli che utilizzano il cianuro e la dinamite.

 

  1. Inequità planetaria

… Incolpare l’incremento demografico e non il consumismo estremo e selettivo di alcuni, è un modo per non affrontare i problemi. Si pretende così di legittimare l’attuale modello distributivo, in cui una minoranza si crede in diritto di consumare in una proporzione che sarebbe impossibile generalizzare, perché il pianeta non potrebbe nemmeno contenere i rifiuti di un simile consumo. Inoltre, sappiamo che si spreca approssimativamente un terzo degli alimenti che si producono…

“debito ecologico”, soprattutto tra il Nord e il Sud, connesso a squilibri commerciali con conseguenze in ambito ecologico, come pure all’uso sproporzionato delle risorse naturali compiuto storicamente da alcuni Paesi…

…Il riscaldamento causato dall’enorme consumo di alcuni Paesi ricchi ha ripercussioni nei luoghi più poveri della terra, specialmente in Africa, dove l’aumento della temperatura unito alla siccità ha effetti disastrosi sul rendimento delle coltivazioni…

« Constatiamo che spesso le imprese che operano così sono multinazionali, che fanno qui quello che non è loro permesso nei Paesi sviluppati o del cosiddetto primo mondo. Generalmente, quando cessano le loro attività e si ritirano, lasciano grandi danni umani e ambientali, come la disoccupazione, villaggi senza vita, esaurimento di alcune riserve naturali, deforestazione, impoverimento dell’agricoltura e dell’allevamento locale, crateri, colline devastate, fiumi inquinati e qualche opera sociale che non si può più sostenere »

… Il debito estero dei Paesi poveri si è trasformato in uno strumento di controllo, ma non accade la stessa cosa con il debito ecologico. In diversi modi, i popoli in via di sviluppo, dove si trovano le riserve più importanti della biosfera, continuano ad alimentare lo sviluppo dei Paesi più ricchi a prezzo del loro presente e del loro futuro. La terra dei poveri del Sud è ricca e poco inquinata, ma l’accesso alla proprietà dei beni e delle risorse per soddisfare le proprie necessità vitali è loro vietato da un sistema di rapporti commerciali e di proprietà strutturalmente perverso…

 

  1.  La debolezza delle reazioni

Degna di nota è la debolezza della reazione politica internazionale. La sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza si dimostra nel fallimento dei Vertici mondiali sull’ambiente.

Ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul

bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi progetti.

È cresciuta la sensibilità ecologica delle popolazioni, anche se non basta per modi- ficare le abitudini nocive di consumo, che non sembrano recedere, bensì estendersi e svilupparsi. È quello che succede, per fare solo un semplice esempio, con il crescente aumento dell’uso e dell’intensità dei condizionatori d’aria: i mercati,cercando un profitto immediato, stimolano ancora di più la domanda. Se qualcuno osservasse dall’esterno la società planetaria, si stupirebbe di fronte a un simile comportamento che a volte sembra suicida.

…È prevedibile che, di fronte all’esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni…

… siamo tentati di pensare che quanto sta succedendo non è certo. Se guardiamo in modo superficiale, al di là di alcuni segni visibili di inquinamento e di degrado, sembra che le cose non siano tanto gravi e che il pianeta potrebbe rimanere per molto tempo nelle condizioni attuali. Questo comportamento evasivo ci serve per mantenere i nostri stili di vita, di produzione e di consumo. È il modo in cui l’essere umano si arrangia per alimentare tutti i vizi autodistruttivi: cercando di non vederli, lottando per non riconoscerli, rimandando le decisioni importanti, facendo come se nulla fosse…
Cap. II

è interamente di analisi religiosa, fede, insomma va letto da chi crede… estrapolo solo questa frase

cosa significa il comandamento “non uccidere” quando «un 20% della popolazione mondiale consuma risorse in misura tale da rubare alle nazioni povere e alle future generazioni ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere »

 

Cap. III: LA  RADICE  UMANA DELLA  CRISI  ECOLOGICA

…« l’uomo moderno non è stato educato al retto uso della potenza », perché l’immensa crescita tecnologica non è stata accompagnata da uno sviluppo dell’essere umano per quanto riguarda la responsabilità, i valori e la coscienza.

...Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale.

Poi moltissima critica all’antropocentrismo e al relativismo…

.. Perciò non dovrebbe meravigliare il fatto che, insieme all’onnipresenza del paradigma tecnocratico e all’adorazione del potere umano senza limiti, si sviluppi nei soggetti questo relativismo, in cui tutto diventa irrilevante se non serve ai propri interessi immediati…

… Non si deve cercare di sostituire sempre più il lavoro umano con il progresso tecnologico: così facendo l’umanità danneggerebbe sé stessa. Il lavoro è una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale.

… In questo senso, aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro. Tuttavia l’orientamento dell’economia ha favorito un tipo di progresso tecnologico finalizzato a ridurre i costi di produzione in ragione della diminuzione dei posti di lavoro, che vengono sostituiti dalle macchine. È un ulteriore modo in cui l’azione dell’essere umano può volgersi contro sé stesso…

…La riduzione dei posti di lavoro « ha anche un impatto negativo sul piano economico, attraverso la progressiva erosione del “capitale sociale”, ossia di quell’insieme di relazioni di fiducia, di affidabilità, di rispetto delle regole, indispensabili ad ogni convivenza civile ». In definitiva « i costi umani sono sempre anche costi economici e le disfunzioni economiche comportano sempre anche costi umani ». Rinunciare ad investire sulle persone per ottenere un maggior profitto immediato è un pessimo affare per la società…

… Perché continui ad essere possibile offrire occupazione, è indispensabile promuovere un’economia che favorisca la diversificazione produttiva e la creatività imprenditoriale. Per esempio, vi è una grande varietà di sistemi alimentari agricoli e di piccola scala che continua a nutrire la maggior parte della popolazione mondiale, utilizzando una porzione ridotta del territorio e dell’acqua e producendo meno rifiuti, sia in pic- coli appezzamenti agricoli e orti, sia nella caccia e nella raccolta di prodotti boschivi, sia nella pesca artigianale. Le economie di scala, specialmente nel settore agricolo, finiscono per costringere i piccoli agricoltori a vendere le loro terre o ad abbandonare le loro coltivazioni tradizionali. I tentativi di alcuni di essi di sviluppare altre forme di produzione, più diversificate, risultano inutili a causa della difficoltà di accedere ai mercati regionali e globali o perché l’infrastruttura di vendita e di trasporto è al servizio delle grandi imprese.

… Le autorità hanno il diritto e la responsabilità di adottare misure di chiaro e fermo appoggio ai piccoli produttori e alla diversificazione della produzione. Perché vi sia una libertà economica della quale tutti effettivamente beneficino, a volte può essere necessario porre limiti a coloro che detengono più grandi risorse e potere finanzia-rio. La semplice proclamazione della libertà economica, quando però le condizioni reali impediscono che molti possano accedervi realmente, e quando si riduce l’accesso al lavoro, diventa un discorso contraddittorio che disonora la politica.

…« è contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita ».

…la Chiesa apprezza l’apporto « dello studio e delle applicazioni della biologia molecolare, completata dalle altre discipline come la genetica e la sua applicazione tecnologica nell’agricoltura e nell’industria ».110 Benché dicesse anche che questo non deve dar luogo ad una « indiscriminata manipolazione genetica » che ignori gli effetti negativi di questi interventi.

OGM: giudizio prudente, non si può fare di tutta l’erba non fascio, tuttavia: … L’estendersi di queste coltivazioni distrugge la complessa trama degli ecosistemi, diminuisce la diversità nella produzione e colpisce il presente o il futuro delle economie regionali. In diversi Paesi si riscontra una tendenza allo sviluppo di oligopoli nella produzione di sementi e di altri prodotti necessari per la coltivazione, e la dipendenza si aggrava se si considera la produzione di semi sterili, che finirebbe per obbligare i contadini a comprarne dalle imprese produttrici.

 

CAPITOLO QUARTO – UN’ECOLOGIA  INTEGRALE

Comunità indigene/aborigini: …Quando rimangono nei loro territori, sono quelli che meglio se ne prendono cura. Tuttavia, in diverse parti del mondo, sono oggetto di pressioni affinché abbandonino le loro terre e le lascino libere per progetti estrattivi, agricoli o di allevamento che non prestano attenzione al degrado della natura e della cultura.

Diritto all’abitazione, ne parla specificatamente ed ampiamente…

Trasporti: …Molti specialisti concordano sulla necessità di dare priorità ai trasporti pubblici…

Clima: …Le previsioni catastrofiche ormai non si possono più guardare con disprezzo e ironia…Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente ha superato le possibilità del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi, come di fatto sta già avvenendo periodicamente in diverse regioni.

 

CAPITOLO QUINTO ALCUNE  LINEE  DI  ORIENTAMENTO E  DI  AZIONE

… L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune…

…Sappiamo che la tecnologia basata sui combustibili fossili, molto inquinanti – specie il carbone, ma anche il petrolio e, in misura minore, il gas –, deve essere sostituita progressivamente e senza indugio

…Per quanto attiene ai cambiamenti climatici, i progressi sono deplorevolmente molto scarsi. La riduzione dei gas serra richiede onestà, coraggio e responsabilità, soprattutto da parte dei Paesi più potenti e più inquinanti…

…Alcune delle strategie per la bassa emissione di gas inquinanti puntano alla internazionalizzazione dei costi ambientali, con il pericolo di imporre ai Paesi con minori risorse pesanti impegni sulle riduzioni di emissioni, simili a quelli dei Paesi più industrializzati. L’imposizione di queste misure penalizza i Paesi più bisognosi di sviluppo. In questo modo si aggiunge una nuova ingiustizia sotto il rivestimento della cura per l’ambiente. Anche in questo caso, piove sempre sul bagnato. Poiché gli effetti dei cambiamenti climatici si faranno sentire per molto tempo, anche se ora si prendessero misure rigorose, alcuni Paesi con scarse risorse avranno bisogno di aiuto per adattarsi agli effetti che già si stanno producendo e colpiscono le loro economie. Resta certo che ci sono responsabilità comuni ma differenziate, semplicemente perché, come hanno affermato i Vescovi della Bolivia, «i Paesi che hanno tratto beneficio da un alto livello di industrializzazione, a costo di un’enorme emissione di gas serra, hanno maggiore responsabilità di contribuire alla soluzione dei problemi che hanno causato»

…Occorrono quadri regolatori globali che impongano obblighi e che impediscano azioni inaccettabili, come il fatto che Paesi potenti scarichino su altri Paesi rifiuti e industrie altamente inquinanti…

… Il XXI secolo, mentre mantiene una governance propria di epoche passate, assiste ad una perdita di potere degli Stati nazionali, soprattutto perché la dimensione economico-finanziaria, con caratteri transnazionali, tende a predominare sulla politica

… urge la presenza di una vera Autorità politica mondiale…

… La miope costruzione del potere frena l’inserimento dell’agenda ambientale lungimirante all’interno dell’agenda pubblica dei governi…

In alcuni luoghi, si stanno sviluppando cooperative per lo sfruttamento delle energie rinnovabili che consentono l’autosufficienza locale e persino la vendita della produzione in eccesso. Questo semplice esempio indica che, mentre l’ordine mondiale esistente si mostra impotente ad assumere responsabilità, l’istanza locale può fare la differenza

Se i cittadini non controllano il potere politico – nazionale, regionale e municipale – neppure è possibile un contrasto dei danni ambientali…

…in ambito nazionale e locale c’è sempre molto da fare, ad esempio promuovere forme di risparmio energetico. Ciò implica favorire modalità di produzione industriale con massima efficienza energetica e minor utilizzo di materie prime, togliendo dal mercato i prodotti poco efficaci dal punto di vista energetico o più inquinanti. Possiamo anche menzionare una buona gestione dei trasporti o tecniche di costruzione e di ristrutturazione di edifici che ne riducano il consumo energetico e il livello di inquinamento. D’altra parte, l’azione politica locale può orientarsi alla modifica dei consumi, allo sviluppo di un’economia dei rifiuti e del riciclaggio, alla protezione di determinate specie e alla programmazione di un’agricoltura diversificata con la rotazione delle colture. È possibile favorire il miglioramento agricolo delle regioni povere mediante investimenti nelle infrastrutture rurali, nell’organizzazione del mercato locale o nazionale, nei sistemi di irrigazione, nello sviluppo di tecniche agricole sostenibili. Si possono facilitare forme di cooperazione o di organizzazione comunitaria che difendano gli interessi dei piccoli produttori e preservino gli ecosistemi locali dalla depredazione…

…non si possono modificare le politiche relative ai cambiamenti climatici e alla protezione dell’ambiente ogni volta che cambia un governo. I risultati richiedono molto tempo e comportano costi immediati con effetti che non potranno essere esibiti nel periodo di vita di un governo. Per questo, senza la pressione della popolazione e delle istituzioni, ci saranno sempre resistenze ad intervenire…

 

III. Dialogo e trasparenza nei processi decisionali

Questo capitolo è tutto da sottolineare, tutto pratico, terra terra, immediatamente operativo…

… Uno studio di impatto ambientale non dovrebbe essere successivo all’elaborazione di un progetto produttivo o di qualsiasi politica, piano o programma. Va inserito fin dall’inizio e dev’essere elaborato in modo interdisciplinare, trasparente e indipendente da ogni pressione economica o politica…

…Se l’informazione oggettiva porta a prevedere un danno grave e irreversibile, anche se non ci fosse una dimostrazione indiscutibile, qualunque progetto dovrebbe essere fermato o modificato. In questo modo si inverte l’onere della prova, dato che in questi casi bisogna procurare una dimostrazione oggettiva e decisiva che l’attività proposta non vada a procurare danni gravi all’ambiente o a quanti lo abitano…

ESTERNALITA’: Si potrebbe considerare etico solo un comportamento in cui « i costi economici e sociali derivanti dall’uso delle risorse ambientali comuni siano riconosciuti in maniera trasparente e siano pienamente supportati da coloro che ne usufruiscono e non da altre popolazioni o dalle generazioni future ».

LOBBIES: È vero che oggi alcuni settori economici esercitano più potere degli Stati stessi.

 

CAPITOLO SESTO EDUCAZIONE E  SPIRITUALITÀ  ECOLOGICA

Consumo critico: … Un cambiamento negli stili di vita potrebbe arrivare ad esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale. È ciò che accade quando i movimenti dei consumatori riescono a far sì che si smetta di acquistare certi prodotti e così diventano efficaci per modificare il comportamento delle imprese, forzandole a considerare l’impatto ambientale e i modelli di produzione. È un fatto che, quando le abitudini sociali intaccano i profitti delle imprese, queste si vedono spinte a produrre in un altro modo. Questo ci ricorda la responsabilità sociale dei consumatori. « Acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico ». Per questo oggi « il tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi…

…Affinché la norma giuridica produca effetti rilevanti e duraturi è necessario che la maggior parte dei membri della società l’abbia accettata a partire da motivazioni adeguate…

… alcuni cristiani impegnati e dediti alla preghiera, con il pretesto del realismo e della pragmaticità, spesso si fanno beffe delle preoccupazioni per l’ambiente. Altri sono passivi, non si decidono a cambiare le proprie abitudini e diventano incoerenti. Manca loro dunque una conversione ecologica

segue una lode della sobrietà e umiltà…

L’amore per la società e l’impegno per il bene comune sono una forma eminente di carità, che riguarda non solo le relazioni tra gli individui, ma anche « macro-relazioni, rapporti sociali, economici, politici »…

… Non tutti sono chiamati a lavorare in maniera diretta nella politica, ma in seno alla società fiorisce una innumerevole varietà di associazioni che intervengono a favore del bene comune…

Posted in Agricoltura, Ambiente, banche, Cooperazione, Crisi umanitarie, Economia/Finanza, Energia, Etica, Giustizia, Indispensabili, Infrastrutture, multinazionali, Povertà, Rifiuti/Riciclaggio, sfruttamento, Società/Politica, Sostenibilità | Leave a Comment »

MIgranti: tecniche di distrazione di massa!

Posted by giannigirotto su 9 agosto 2015

Ho già scritto sull’argomento migranti, ma ritengo assolutamente indispensabile tornarci. Lo faccio sottoscrivendo, parola per parola, virgola per virgola questo editoriale di Pietro Reitano pubblicato nel numero di Agosto di Altreconomia. Il video invece riporta un mio personale intervento in aula del Senato, fatto un paio di settimane prima. I migranti non sono la causa dei nostri problemi, sono l’effetto!

Se volete risolvere i problemi alla radice, praticate il “consumo critico“, molto, molto più efficace di qualsiasi organo politico nel cambiare veramente, strutturalmente, in meglio, il mondo che ci circonda, e quindi anche in particolare il problema dei migranti. Un terzo delle guerre infatti si fanno per impossessarsi delle fonti di energia, un terzo per l’acqua, un terzo per le altre materie prime. Scegliendo delle filiere etiche possiamo ridurre grandemente questi fabbisogni, e scegliendo una dieta prevalentemente vegetariana ridurre di dieci/venti volte il fabbisogno di acqua/energia/alimenti.

Il resto, come spiega bene l’editoriale sottostante, è solo “padronanza della lingua” per perpetuare la vecchissima ma sempre efficacissima strategia del “divide et impera“!

___________________________________________________________________________

Altreconomia – Agosto 2015 – Pietro Reitano

Don Lorenzo Milani ha spesso sostenuto che solo il linguaggio rende davvero uguali, e che “ogni parola non imparata oggi è un calcio in culo domani”. Esortava i suoi ragazzi a imparare a comprendere i testi e a esprimersi correttamente, per capire e difendersi. Difendersi da chi? Dal potere, che è tale proprio perché è padrone della lingua. I padroni della lingua sono padroni di tutto: ecco un insegnamento politico ed educativo da non dimenticare.
Ed ecco perché i padroni della lingua -politici di ogni schieramento, e ahìnoi molti giornalisti- sono stati così bravi, a giugno, nel sostenere quella grande mistificazione chiamata “emergenza immigrati” attraverso le tv, la carta stampata, internet, raccogliendo il plauso di una pericolosa maggioranza trasversale dell’opinione pubblica. A poco vale far notare come questi urlanti padroni delle parole siano incuranti -e ignoranti- di numeri, statistiche, normative e diritto nazionale e internazionale che ormai ha decenni, storia, dinamiche economiche.
Le cause delle guerre, il traffico di armi, la globalizzazione economica, i trattati internazionali, la più grave crisi dei rifugiati dalla Seconda guerra mondiale,  il più semplice diritto alla mobilità, i numeri di un’invasione che non c’è, la direttiva Ue 51 del 2001 che condanna i profughi a salire su un barcone quando costerebbe meno prendere un aereo: tutti questi non sembrano essere argomenti utili a ragionare con i padroni della lingua e i loro seguaci.
Contano l’etnia, l’igiene, il decoro, la sicurezza, poco altro.
E anche solo il buon senso (non ci spingiamo a chiedere umanità) non è benvenuto. Quale persona di buon senso -e dati alla mano- potrebbe sostenere che crisi, disoccupazione, precarietà e incertezza che la maggior parte della famiglie italiane vive sulla propria pelle siano causati da poche migliaia di disperati, e non da un sistema globale economico che fa gli interessi di pochi a scapito di molti?
Eppure questo è il mantra che ci propinano quotidianamente i padroni della lingua. Hanno avuto gioco facile a convincerci di una così colossale bufala. Sono bastate poche espressioni per aprire le porte della nostra ansia -e chiudere quelle del cervello-.

La prima: clandestino. In un cortocircuito inaccettabile, si confonde la persona con la condizione burocratica -relativa, indipendente dalla volontà e modificabile in ogni istante- in cui versa. La seconda espressione: paura. La paura diventa alleato e non nemico, in una campagna elettorale perenne, e i problemi si creano, anziché risolverli.
Di che cosa dovremmo davvero aver paura? Della scabbia o delle banche? Dei disgraziati sugli scogli o della corruzione nella pubblica amministrazione? Di chi chiede l’elemosina o di chi evade le tasse?
La tentazione è di rispondere ai padroni della lingua scendendo sul loro stesso piano: quello della banalizzazione, degli slogan, delle urla. Questa gente va fermata ma non con le loro regole del gioco e i loro mezzi. Tantomeno, tuttavia, dobbiamo ridurci a un politicamente corretto -e sostanzialmente innocuo- “preferirei di no”, come fossimo tanti scrivani Bartleby (e destinati a farne la triste fine). Il lavoro è arduo e quotidiano e parte, come ci ha insegnato don Milani, nelle scuole (e così è chiaro perché la scuola pubblica è perennemente sotto attacco da parte dei padroni della lingua).

I migranti fuggono da povertà e guerre di cui tutti siamo in qualche modo responsabili. Fuggono da situazioni apocalittiche laddove la “bestia”, esattamente come nel linguaggio in codice del libro del Nuovo Testamento, altro non è che l’impero: quello romano allora, quello economico adesso, contro cui resistere e ribellarsi, perché non è un dio, ma dipende dagli uomini (“ha nome d’uomo”). Non li fermeranno timbri su un passaporto, deserti o traversate in barcone. Invece di pensare a rispedirli indietro -verrebbe da dire: “a calci in culo”- dovremmo pensare come andare a prenderli. Salvando loro e noi stessi. —

Posted in banche, Cooperazione, Crisi umanitarie, Democrazia, Economia/Finanza, Etica, Giustizia, guerra & pace, Indispensabili, Inganni, Lavoro/Impresa, Malavita, multinazionali, Povertà, Schiavitù, sfruttamento, Società/Politica | 2 Comments »

Indispensabili – La maggioranza invisibile – Conclusioni

Posted by giannigirotto su 6 giugno 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

Conclusioni

La maggioranza invisibile, intrappolata dalle necessità del quotidiano, ha finito per disinteressarsi dei dati e dei fatti sociali alle radici della sua stessa condizione di svantaggio. Quindi oggi in ultima istanza è solo il risveglio della coscienza personale che può farci guarire dalla cecità. Ogni individuo deve ritornare a pensare, domandarsi, dubitare, indagare per sapere. E se è vero che, forzato dall’abitudine ad adattarsi, finisce prima o poi per dare l’impressione di essere sottomesso alla visione dominante, non si deve credere che questa sottomissione sia definitiva.

Gli ostacoli peggiori, quelli più ardui da superare, che moltiplicano le capacità di veto dei grande capitalisti o liberisti, sono interni alla stessa maggioranza invisibile. Sono i fattori che rendono cieca proprio la maggioranza invisibile. Si tratta della mancanza di fiducia nelle proprie capacità, causata da anni di discriminazioni e fallimenti, dei bassi livelli di scolarizzazione, della visione dello Stato considerato spesso come un astrazione o una macchina incomprensibile al servizio dei più potenti.
Aggiungiamo che l’elettore mediano moderato oggi è sempre meno middle class e sempre più parte della maggioranza invisibile, cioè danneggiato dall’assenza di politiche sociali universali, e anch’egli dovrebbe quindi nel lungo periodo volgersi verso la richiesta di una più equa redistribuzione della ricchezza (che è il punto centrale anche dell’analisi di Alberto Bagnai, ndr).

L’approccio che abbiamo proposto nel libro punta sulla necessità di mettere al centro del dibattito l’idea di cittadinanza sociale, diritti e servizi universali, la garanzia di un reddito minimo (ma và? ndr) e una nuova visione del mondo del lavoro. Un lavoro che non deve per forza aumentare direttamente il Pil, ma deve contribuire all’accumulazione sociale di ricchezza. Cioè tutti quei servizi ora resi in forma gratuita, come ad esempio il padre che si prende cura di suo figlio e la nonna che svolge importanti mansioni di cura non retribuite, dovrebbero avere dignità e gratificazione simile a quella di chi lavora nell’economia formale. Per portare avanti a livello pratico questa visione di cittadinanza servirà adattare il Welfare State al nuovo sistema produttivo postfordista e tornare a ridistribuire il reddito. Una redistribuzione non semplicemente filantropica ma basata sugli argomenti razionali che abbiamo illustrato in questo libro. Redistribuire per rendere il Paese più funzionale e per scardinare il luna park dei garantiti. In quest’ottica la richiesta di welfare universale e basato sui servizi e la ridistribuzione dei poteri da reddito e ricchezza sono solo i primi passi concreti per aprire una nuova fase storica. Una fase caratterizzata da diritti di cittadinanza che potrebbero rafforzare la partecipazione sociale e politica della maggioranza invisibile e con essa le sue conquiste future.

_________________

Con questo capitolo il libro è terminato, i precedenti li trovate qua.

Posted in Associazionismo, banche, Cooperazione, Democrazia, Economia/Finanza, Etica, Indispensabili, Lavoro/Impresa, monopoli, multinazionali, Povertà, sfruttamento, Società/Politica | 1 Comment »

Indispensabili – La maggioranza invisibile – Cap. 8) Organizzare la maggioranza invisibile

Posted by giannigirotto su 14 aprile 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

8) Organizzare la maggioranza invisibile

Per rottura storica si intende un momento di cesura dopo il quale si può identificare un profondo cambiamento rispetto alle dinamiche immediatamente precedenti.
Dopo la fine della prima guerra mondiale non si ebbe un momento di vera cesura ma bensì il conflitto sociale fra i diversi soggetti dell’Italia si risolse in favore della ricca borghesia che si servì del fascismo per ricomporre le fratture innescate dalla prima guerra mondiale e tenere sotto controllo le pulsioni rivoluzionarie dei più poveri.
Al termine della seconda guerra mondiale fu il clientelismo diffuso lo strumento principe per controllare saldamente l’intera nazione e di conseguenza indirizzare tutte le scelte politiche più importanti. Nonostante ciò gli operai industriali riuscirono a sfruttare la propria consistenza numerica e la centralità acquisita nel processo produttivo per organizzarsi e ottenere importanti concessioni che ancora oggi costituiscono il nucleo centrale del nostro Welfare.
Con gli anni ’80 si assiste alla progressiva deindustrializzazione del Paese con la crescita dell’economia dei servizi l’aumento del tasso di occupazione tra le donne, e l’impennata del tasso di disoccupazione complessiva.
Si viene pertanto a formare una maggioranza invisibile che però solo trasformandosi in un soggetto politico coeso attorno alla rivendicazione dei propri diritti potrà essere in grado di lottare contro i neoliberiste e i garantiti per avanzare la propria agenda politica.
Intanto si sono affievolite due delle caratteristiche che avevano permesso ai partiti di massa di divenire la cinghia di trasmissione tra la società e l’amministrazione dello Stato: il contatto con il territorio, il cosidetto Paese reale, e la capacità di promuovere i dibattiti interni volti a sviluppare progettualità politica.
La nascita del Movimento 5 Stelle vede provenire principalmente dai ranghi della maggioranza invisibile i propri attivisti. È necessario che venga mantenuto un contatto costante con la pancia dal Paese per riavviare il confronto sulle strategie politiche a lungo termine.
Discorso a parte per i sindacati che invece continuano a proteggere i lavoratori principalmente all’interno dei loro settori produttivi cioè con un’organizzazione verticale in questo modo essi non hanno strumenti adeguati per difendere i precari per i quali servirebbe l’organizzazione basata invece su modello orizzontale cioè sulla tipologia contrattuale piuttosto che sul settore produttivo.
Il progetto politico che dovrebbe venire espresso dalla maggioranza invisibile si potrebbe basare su quattro punti: garantire una maggiore stabilità e continuità al reddito dei precari, accrescere la possibilità di impiego nell’economia formale e nei servizi sociali dei disoccupati, redistribuire più equamente le risorse e ridurre la dipendenza dal welfare familiare che pesa sempre più sulle spalle dei pensionati e infine migliorare i percorsi di inserimento per i migranti rendendoli più virtuosi e dignitosi.
Ulteriori alleati a questo programma potrebbero essere i lavoratori della classe media e gli studenti che pur non direttamente coinvolti nella crisi hanno il dente avvelenato contro la minoranza visibile dei garantiti. L’altro alleato potenziale viene dall’estero, in quanto l’emergere progressivo della maggioranza invisibile non è solo un fenomeno italiano. La maggioranza invisibile ha molto più in comune con i precari tedeschi che con i grandi sindacati italiani.

In sintesi il progetto politico della maggioranza invisibile deve essere internazionalista. Non c’è benessere per il precario o il disoccupato italiano che non combatta in Europa e nel mondo contro le logiche perverse innescate dal neoliberismo.

_________________
I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qua.

Posted in Associazionismo, banche, Cooperazione, Democrazia, Economia/Finanza, Etica, Indispensabili, Lavoro/Impresa, monopoli, multinazionali, Povertà, sfruttamento, Società/Politica | Leave a Comment »

Indispensabili – La maggioranza invisibile – Cap. 7) La maggioranza invisibile al voto

Posted by giannigirotto su 22 marzo 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

7) La maggioranza invisibile al voto

Si parla di cesarismo quando in politica si sceglie di delegare il potere decisionale a un “uomo forte” in grado di tenere insieme le diverse anime del Paese, favorendo in realtà però gli interessi di alcune determinate élite. Quindi non si tratta di un vero cambiamento portato avanti dal basso ma piuttosto da gruppi forti all’interno del sistema.
Normalmente un partito per conquistare la maggioranza dei voti si deve accattivare il favore dell’elettore mediano senza disilludere i suoi votanti storici.

Le coalizioni pigliatutto è il Cesare di turno che hanno dominato la scena politica per quasi due decadi hanno finito per perdere non solo consensi ma più in generale il contatto con le trasformazioni sociali del paese e ciò a causa della fortissima crisi economica che ha sconvolto l’Europa. La classe dirigente italiana non è riuscita a stare al passo con una nazione che vedeva le proprie strutture sociali mutare in modo deciso.
In questo periodo la sfiducia degli italiani verso i partiti politici è seconda solo a quella verso le banche.
Il Movimento 5 Stelle è stato il partito più votato tra i disoccupati i lavori atipici i giovani le donne e i meridionali.
Però non è stato in grado di raccogliere la fiducia dei pensionati e non si può pensare di trasformare il Paese senza avvicinarsi ai pensionati meno abbienti che sono la categoria più numerosa.
Dopo le elezioni il Movimento 5 Stelle ha palesato importanti frizioni tra i diversi livelli su cuiè organizzato. Da una parte la leadership di Grillo e Casaleggio che controlla il simbolo è il blog, dall’altra la classe dirigente del Movimento che si sta formando in Parlamento e dall’altra ancora la base degli attivisti che partecipa alle consultazioni online. In questo senso il rifiuto del Movimento di proseguire nel solco di una tradizione politica “classica” lo costringe a una continua e logorante verifica interna che mette in tensione i differenti piani decisionali.
Ma soprattutto non è riuscito a sviluppare un legame stabile con le forze sociali che compongono la maggioranza invisibile e quindi non è riuscita a fidelizzarle.
Questo, e l’aumento dell’astensione, spiega in buona sostanza il peggioramento del risultato delle europee 2014.

_________________
I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qua.

Posted in Associazionismo, banche, Cooperazione, Democrazia, Economia/Finanza, Etica, Indispensabili, Lavoro/Impresa, monopoli, multinazionali, Povertà, sfruttamento, Società/Politica | Leave a Comment »

Indispensabili – La maggioranza invisibile – Cap. 6) Il requiem della sinistra?

Posted by giannigirotto su 2 marzo 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

6) Il requiem della sinistra?

Partiti e sindacati di sinistra, per una lunga serie di circostanze e opportunità politiche, non sono più capaci di difendere i bisogni dei più deboli.

In Inghilterra contro la disoccupazione hanno promosso delle politiche basate sulla capacità (e responsabilità) dell’individuo di migliorarsi per diventare nuovamente appetibile sul mercato. Il lavoratore riceve un sussidio condizionato ad un processo di formazione, all’attiva ricerca di un impiego e spesso all’obbligo di accettare qualunque mansione gli venga proposta. Ma questo postula il fatto che si tratti un problema personale anziché collettivo. Ma se esistono congiunture economiche negative e aree particolarmente colpite dalla disoccupazione, sostenere quanto sopra ci allontana dalla soluzione.

Insomma mentre le strategie del vecchio partito laburista britannico puntavano a ridurre il profitto attraverso programmi di redistribuzione della ricchezza, la terza via si propone di massimizzare l’efficienza economica dei sistemi produttivi lasciando che il mercato si autoregoli.

Come spiegato nel capitolo precedente, il processo d’integrazione europea ha innescato meccanismi di austerià competitiva tra i Paesi europei, tali da spingere i sindacati nazionali a sviluppare forme di neocorporativismo attraverso i patti sociali. Il fenomeno ha preso corpo nella cosidetta concertazione, che si basava sull’aprire tavoli tra datori di lavoro, governo e sindacati al fine di raggiungere accordi per incrementare la produttività e ridurre i costi del lavoro a livello nazionale. Ma questo ovviamente costringeva gli altri Stati a seguire a ruota.

Quindi questo circolo vizioso può essere superato solo attraverso uno spostamento dell’attività di rivendicazione e coordinamento dal livello nazionale a quello europeo.

Parallelamente la politica neoliberalista, che ha nelle privatizzazioni e nell’indipendenza delle banche centrali due capisaldi, prosegue. La competenza sul tasso di sconto viene ceduta da un Ente Pubblico, cioè il Ministero del Tesoro, ad un Istituto sostanzialmente privato, cioè la Banca d’Italia.

Per quanto riguarda le pensioni, viene ridotta la spesa, si passa dal sistema retributivo a quello contributivo, si alza l’età minima e si introducono schemi privati. Questo, ad oggi, comporta che vi siano 2 milioni di fortunati che percepiscono molto di più di quello che hanno versato, contro gli 11 milioni che percepiscono 500 euro/mese, e per chi ha iniziato a lavorare dopo il ’96, pensioni da fame.

In campo lavorativo le riforme Treu, Bossi-Fini e Biagi acuiscono la flessibilizzazione. Tutto questo in una cornice Costituzionale che afferma chiaramente che il contratto a tempo indeterminato è la regola, mentre quello a tempo determinato l’eccezione, che va giustificata di volta in volta. Ugualmente è stata drasticamente ridotta la capacità dei Paesi di investire a debito per assorbire gli shock economici, e quindi è rimasta solo la leva dell’abbassamento dei costi di produzione. In sintesi, a livello italiano ed europeo, il dialogo tra destra e sinistra è maturato attraverso l’accettazione dei fondamenti culturali, politici ed economici del neoliberismo.

_________________
I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qua.

Posted in Associazionismo, banche, Cooperazione, Democrazia, Economia/Finanza, Etica, Indispensabili, Lavoro/Impresa, monopoli, multinazionali, Povertà, sfruttamento, Società/Politica | Leave a Comment »

Indispensabili – La maggioranza invisibile – Cap. 5) Il nuovo welfare

Posted by giannigirotto su 14 febbraio 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

5) Maggioranza invisibile e nuovo welfare: universalismo e produttività sociale

Dobbiamo operare una riforma del welfare, imperniata sul sostegno universale al reddito, per tornare ad accrescere il nostro status sociale.
Nel vecchio sistema prevalentemente industriale il welfare era concentrato  sulle pensioni di anzianità e invalidità, e un pò di cassaintegrazione per i momenti di difficoltà.
Il passaggio ad una forte precarizzaziome del lavoro e l’invecchiamento della popolazione ha fatto saltare questo sistema.

La ricetta dei governi per aumentare l’occupazione è stata ridurre la legislazione che protegge i lavoratori e aumentare la flessibilità, e in Italia questo ha portatato alla creazione di una giungla di contratti atipici. E questo pone sotto pressione anche i lavoratori tipici, che sentono tale “concorrenza” e in ogni caso sono disposti a tutto pur di non perdere il loro lavoro a tempo indeterminato.

Vi è poi la questione della rappresentatività, perchè i soggetti meno protetti dal welfare sono anche i meno rappresentati nei partiti e nei sindacati, e il loro voto tende ad essere più frammentato rispetto a quello delle categorie protette. Ricordiamo che il taglio neoliberista della protezione sociale è stato applicato solo ai lavoratori entrati sul mercato dopo il 1996. La lotta pertanto si configura ora tra 3 blocchi: i neoliberisti che vogliono ridurre il perimetro del welfare State, sostituendo i servizi pubblici con quelli privati; i garantiti che vogliono difendere lo status quo del welfare State che ora li agevola; la maggioranza invisibile. Questo welfare State dovrebbe:

– occuparsi dell’individuo nei momenti di transizione lavorativa;

– occuparsi dell’individuo che abbia scarse competenze o non sia comunque in grado di guadagnarsi il proprio sostentamento;

– occuparsi di tutti i cittadini fornendo loro i servizi di base.

Parentesi: nell’economia della conoscenza i trasporti, la formazione e le comunicazioni devono essere considerati beni pubblici, e non privati, perchè contribuiscono all’efficienza e alla produttivià di tutto il sistema-paese.

Per quanto riguarda il reddito minimo garantito, si ribadisce che una parte dei fondi andrebbe ricavata tassando progressivamente le pensioni superiori ai 2000 euro. Infatti abbiamo 2 milioni di pensioni superiori a tale cifra, che pesano il 31% della spesa complessiva, e sono pensioni ingiuste nel senso che i beneficiari vi hanno contribuito in media per circa la metà, con i loro versamenti, mentre 11 milioni di pensionati percepiscono 500 euro al mese.

_________________
I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qua.

Posted in Associazionismo, banche, Cooperazione, Democrazia, Economia/Finanza, Etica, Indispensabili, Lavoro/Impresa, monopoli, multinazionali, Povertà, sfruttamento, Società/Politica | Leave a Comment »