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Archive for the ‘Povertà’ Category

Indispensabili – La maggioranza invisibile – Cap. 5) Il nuovo welfare

Posted by giannigirotto su 14 febbraio 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

5) Maggioranza invisibile e nuovo welfare: universalismo e produttività sociale

Dobbiamo operare una riforma del welfare, imperniata sul sostegno universale al reddito, per tornare ad accrescere il nostro status sociale.
Nel vecchio sistema prevalentemente industriale il welfare era concentrato  sulle pensioni di anzianità e invalidità, e un pò di cassaintegrazione per i momenti di difficoltà.
Il passaggio ad una forte precarizzaziome del lavoro e l’invecchiamento della popolazione ha fatto saltare questo sistema.

La ricetta dei governi per aumentare l’occupazione è stata ridurre la legislazione che protegge i lavoratori e aumentare la flessibilità, e in Italia questo ha portatato alla creazione di una giungla di contratti atipici. E questo pone sotto pressione anche i lavoratori tipici, che sentono tale “concorrenza” e in ogni caso sono disposti a tutto pur di non perdere il loro lavoro a tempo indeterminato.

Vi è poi la questione della rappresentatività, perchè i soggetti meno protetti dal welfare sono anche i meno rappresentati nei partiti e nei sindacati, e il loro voto tende ad essere più frammentato rispetto a quello delle categorie protette. Ricordiamo che il taglio neoliberista della protezione sociale è stato applicato solo ai lavoratori entrati sul mercato dopo il 1996. La lotta pertanto si configura ora tra 3 blocchi: i neoliberisti che vogliono ridurre il perimetro del welfare State, sostituendo i servizi pubblici con quelli privati; i garantiti che vogliono difendere lo status quo del welfare State che ora li agevola; la maggioranza invisibile. Questo welfare State dovrebbe:

– occuparsi dell’individuo nei momenti di transizione lavorativa;

– occuparsi dell’individuo che abbia scarse competenze o non sia comunque in grado di guadagnarsi il proprio sostentamento;

– occuparsi di tutti i cittadini fornendo loro i servizi di base.

Parentesi: nell’economia della conoscenza i trasporti, la formazione e le comunicazioni devono essere considerati beni pubblici, e non privati, perchè contribuiscono all’efficienza e alla produttivià di tutto il sistema-paese.

Per quanto riguarda il reddito minimo garantito, si ribadisce che una parte dei fondi andrebbe ricavata tassando progressivamente le pensioni superiori ai 2000 euro. Infatti abbiamo 2 milioni di pensioni superiori a tale cifra, che pesano il 31% della spesa complessiva, e sono pensioni ingiuste nel senso che i beneficiari vi hanno contribuito in media per circa la metà, con i loro versamenti, mentre 11 milioni di pensionati percepiscono 500 euro al mese.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili – La maggioranza invisibile – Cap. 4) Mercato unico senza anima sociale: europeismo critico e maggioranza invisibile

Posted by giannigirotto su 3 febbraio 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

4) Mercato unico senza anima sociale: europeismo critico e maggioranza invisibile

Prima dell’unione monetaria i Paesi usavano il meccanismo di svalutazioni e rivalutazioni, che permetteva di accrescere le esportazioni mediante una riduzione dei prezzi e garantivano l’equilibrio degli scambi e delle bilancie commerciali tra i Paesi. Oggi ciò non è più possibile.

La Germania ha scelto di mantenere una valuta forte, rimanendo competitiva esportando prodotti costosi e di alta qualità, e potendo contare su un sistema sindacale unitario e sulla compartecipazione degli operai nei CdA delle imprese, che hanno permesso di sviluppare strategie concertate con la proprietà.

Quindi all’interno dell’Unione Europea si è venuto a determinare una relazione di subordinazione anziché di cooperazione paritaria tra le nazioni.

Non potendo più svalutare, si è dovuto ridurre il costo del lavoro e il livello di protezione sociale, per cui chi era già garantito dal vecchio sistema restava protetto, chi si affaccia ora è penalizzato dalla flessibilizzazione e mancanza di coperture e welfare.

Il trattato di Maastricht ha stabilito la creazione della BCE e dell’euro, ma dobbiamo prendere atto che mancano i presupposti, perchè l’Unione Europea è composta da territori con strutture produttive e cicli economici diversi, bassa mobilità dei lavoratori e un sistema fiscale che NON compensa le aree e i settori produttivi colpiti negativamente dall’unione monetaria.

L’estensione della strategia tedesca a tutti i membri dell’Unione, in una situazione in cui i principali partner commerciali sono all’interno della stessa Europa, ha generato la spirale negativa in cui ci troviamo. Questo ripetiamo perchè i paesi meno efficienti della Germania, non potendo svalutare, hanno dovuto far leva esclusivamente sulla riduzione del costo di lavoro e della protezione sociale, e questo ha depresso la domanda interna, da qui il ciclo vizioso.

I Sindacati hanno la loro fetta di responsabilità in quanto, anziché proteggere la maggioranza invisibile, hanno tutelato solo le singole fasce di iscritti e i settori produttivi dove sono più presenti.

Ulteriore spinta che rafforza questo circolo vizioso è stata la decisione di inserire il vincolo di bilancio in Costituzione, rinforzando quindi l’austerità che è alla base delle sue difficoltà.

Il M5S dovrebbe pertanto proporre una prospettiva europea di ribaltamento delle politichè di austerità, per non venir schiacciato dalle stesse dinamiche alle quali cerca di opporsi. Infatti le politiche devono essere ripensate a livello europeo perchè le nostre economie sono molto più interconnesse rispetto al passato.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili – La maggioranza invisibile – Cap. 2 e 3) La base sociale e la crisi del neoliberismo

Posted by giannigirotto su 25 gennaio 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

2) La base sociale del cambiamento

Per maggioranza invisibile intendiamo oggi un (potenziale) gruppo sociale che non riconoscendosi collettivamente e non esprimendosi nel campo sociale e politico favorisce le rivendicazioni di una minoranza più compatta di garantiti smorzando così la domanda di politiche redistributive che avrebbero l’effetto di rendere l’Italia più coesa ed efficiente. Ne fanno parte i disoccupati, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non frequentano nessun corso di istruzione o formazione, i pensionati meno abbienti, i migranti e i precari. Gli immigrati meritano una menzione particolare perché attualmente contribuiscono al benessere collettivo. infatti a livello economico e sociale l’immigrazione favorisce la crescita del Paese in almeno tre modi primo fornendo lavoratori che tengono a galla interi settori in difficoltà, secondo assorbendo buona parte della crescente richiesta di lavoro nei servizi di cura tipici di una società che invecchia rapidamente, terzo diffondendo la cultura d’impresa; infatti a fronte di una riduzione dei titolari italiani negli ultimi anni le aziende condotte da stranieri sono cresciute. I precari non sono nettamente individuabili, la Cgia di Mestre ne contava 4 milioni nel 2011, per la Cgil il loro numero nel 2012 supera i 4 milioni infine il Censis nel suo rapporto annuale del 2013 li calcolava in quasi 6 milioni. Sommando tutte le suddette categorie si arriva a 25 milioni di persone, di cui 20 hanno diritto di voto.

3) Le politiche neoliberiste: deregolamentazione e maggioranza invisibile

La crisi economica degli anni settanta costituì la base per il passaggio dalle politiche keynesiane espansive, basate sulla creazione di debito per sostenere la domanda interna, a politiche antiflazionistiche, fondate invece sul controllo della circolazione della moneta e su un minore intervento dello Stato.

E mentre il modello “Fordista”, basato sulla produzione e consumo di massa sempre crescenti, con relativa redistribuzione del reddito andava in crisi per il passaggio ad un’economia sempre più terziaria, i detentori di capitale anziché puntare su attività produttive in nuovi Paesi e mercati, hanno preferito utilizzare i propri capitali nel settore meramente finanziario, che offre maggiori opportunità di profitto, creando contestualmente una pressione sulle autorità politiche per una progressiva liberalizzazione di tali mercati, aprendo l’era appunto del capitalismo finanziario, sostenuta da una nuova classe politica appositamente individuata.

Questa classe politica ha iniziato con aumentare i tassi d’interesse, deregolamentato diversi settori, limitato l’intervento statale, tagliato la spesa al fine di ottenere la parità di bilancio, vendendo e privatizzando imprese e compagnie pubbliche, abbassando le tasse sul reddito e sulle proprietà, e riducendo il costo del lavoro flessibilizzando la manodopera.

A ciò si deve aggiungere che molti Stati hanno progressivamente reso indipendenti le loro banche centrali dal potere politico, di fatto affidandogli il compito di controllare l’inflazione.

Anche Istituti mondiali come il FMI ha contribuito notevolmente tramite i suoi programmi di aggiustamento strutturale, imposti ai Paesi in via di Sviluppo in cambio di prestiti, e consistente appunto nelle misure suddette.

La conferma dell’egemonia della finanza sulla politica è arrivata con la crisi del 2008, in cui la politica ha imposto il salvataggio delle banche con denaro pubblico, senza pretendere nessun cambiamento.

La recente crisi del neoliberismo ha portato il FMI a rivedere le sue posizioni, affermando che non si lenisce la crisi senza redistribuzione dei redditi. La crisi nasce dopo che i governi hanno invece scelto di ridurre il costo del lavoro e deregolamentato il mercato finanziario favorendo il massiccio indebitamento sia dei cittadini che delle banche, e tutti coloro che all’inizio avevano creduto alle promesse neoliberiste, inebetiti dalle maggiori possibilità di consumo poggiate sull’indebitamento, ora si ritrovano soli e non protetti da partiti e sindacati, e questo ci impone di trovare nuove forme di aggregazione in Italia (come il Movimento 5 Stelle, ndr) e in Europa.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qua.

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Circonvenzione d’incapace (3): cui prodest?

Posted by giannigirotto su 2 gennaio 2014

slotAvevo già scritto due articoli sul gioco d’azzardo, un primo in cui sottolineavo che si tratta in pratica di “Circonvenzione d’incapace” compiuta dallo Stato nei confronti di circa un milione di italiani giocatori patologici, ed un secondo in cui fornivo una serie di dati impressionanti su quanto spendiamo ogni anno e quante poche sono le possibilità di vincere, calcolate dalla nota rivista “Wired”.

Ora vorrei aggiornarvi su questi dati, e fare un paio di considerazioni: I dati aggiornati (fonte: Controfinanziari 2014 – Sbilanciamoci) sono:

88,57 miliardi di euro giocati nel 2012 dai 47,5 milioni di italiani maggiorenni

lo Stato, in termini percentuali, guadagna sempre meno: se nel 2004 gli italiani spendevano 24,8 miliardi e il 29% di questi andava all’erario, nel 2008 vennero spesi 47,5 miliardi di cui solo il 16,3% andò allo Stato e nel 2012 furono spesi 88,5 miliardi e all’erario spettò solo il 9%;

– Si stimano in 6 miliardi di euro i costi sociali relativi alla patologia dell’azzardo in Italia.

Allora riassumiamo, lo Stato incassa 8 miliardi di euro all’anno ma ne perde 6 in costi sociali, quindo per avere un guadagno di 2 miliardi “permette” ed in certo senso costringe, sicuramente incentiva tramite la pubblicita, gli italiani di spenderne quasi 90 di miliardi. Cui prodest, a chi giova quindi? sicuramente ai concessionari e ai vari “fornitori” della filiera.

Ora è un caso tra questa filiera risultano pesantemente inseriti anche molti nomi noti della politica? ed è un caso quindi che tutti i giorni la RAI, che un servizio pubblico, pagato coi nostri soldi, ci sobilli con immagini di vincite e felicità grazie al gioco d’azzardo?

Governo, se ami veramente gli italiani, riduci le possibilità di gioco e tassa maggiormente i concessionari e la filiera, tutto il resto è ipocrisia!

Posted in Agisci, Associazionismo, Crisi umanitarie, Economia/Finanza, Inganni, monopoli, Povertà, psicologia, Risparmio, Società/Politica | Leave a Comment »

Tango Argentino

Posted by giannigirotto su 5 febbraio 2013

Argentina DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
Libero pensieroDalla prima linea del fronte della “guerra delle due Cristine”.Che succede in giro per il mondo? Leggendo e ascoltando i nostri media sembra che non stia accadendo nulla di particolarmente nuovo, né interessante per noi, con l’aggiunta della doverosa tara di cinismo italiano. In Siria si massacrano senza esclusione di colpi, in Iraq muoiono come mosche, in Mali i bombardieri francesi fanno il loro lavoro, preannunciando l’inevitabile avanzata di terra che –da qui a due mesi- imporrà l’intervento della cosiddetta “forza di pace” europea (tra cui i nostri soldati), in India la popolazione si indigna per gli stupri quotidiani di gruppo, e in Usa dei dementi uccidono innocenti, sequestrano bambini, e così via dicendo. Così va il mondo.Le vicende internazionali del nostro pianeta ci vengono presentate nella sua veste ottimale, da cui ne viene fuori -come inevitabile reazione- l’orgoglio di sentirsi europei. Da noi va tutto bene, con la chicca del nostro circo italiota in piena campagna elettorale, tanto per aggiungere delle spezie divertenti.

Le persone, quindi, sono più che autorizzate a pensare che da noi (in Europa) non sta accadendo nulla se non le consuete mestizie propagandistiche nostrane e speriamo che vinca il migliore (cioè il partito per cui uno ha deciso di votare).

Poi, all’improvviso, compare su qualche giornale un annuncio direi quasi comico. Viene data la notizia che la presidenta argentina Cristina Kirchner, due giorni fa, ha inviato 28 tweet in 26 minuti al segretario del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, come se avesse avuto una specie di attacco isterico o come se stesse protestando per qualche ragione che non viene spiegata, una specie di sfogo pubblico, come se fosse Belen Rodriguez che parla di Fabrizio Corona. I giornali europei ne parlano molto poco (quelli italiani quasi per nulla) e compaiono due articoletti su La Stampa e Il sole 24 ore.

Ma che cosa sta accadendo, in realtà?

E che cosa ha a che vedere con noi?

Direi molto di più di troppo: praticamente tutto.

Perché quei 28 tweet sono la traduzione mediatica immediata, da applicare sui social networks, di furibonde battaglie al fronte di una guerra che non è una querelle isterica tra due donne potenti, non è una questione periferica in quel di Sudamerica, ma che ci riguarda in prima persona tutti. Intendo dire tutti gli italiani. E non solo.

Perché si avvicina la resa dei conti.

Perché l’Argentina, per ovvi motivi storico-politico-culturali, è legata a doppio filo con la Spagna, dove sta esplodendo la loro prima tangentopoli che riguarda Banco Popular, Caxia Bank, Banco Libertador e (surprise!) il Banco Santander con i loro legami con lo Ior e l’opus dei e con le banche italiane (vera motivazione del fatto per cui oggi, 4 febbraio 2013, l’intero comparto bancario europeo va a picco in borsa).

Perché i sindacalisti spagnoli sono andati a spiegare che cosa sta accadendo da loro alla televisione argentina, brasiliana, cilena, uruguaiana. I responsabili del partito socialista spagnolo, intervistati dalla televisione argentina, hanno cominciato a dare specifiche e precise informazioni, con nomi, date, dati, cifre, su “un vasto sistema di corruttela diffusa in tutte le nazioni dell’euro dove una ristretta pattuglia di oligarchi aristocratici si è messa al servizio dei colossi finanziari e prende ordini direttamente dal Fondo Monetario Internazionale devastando e distruggendo l’intera struttura industriale europea, provocando disoccupazione, crollo dei consumi, abbattimento del mercato del lavoro, impoverendo il tessuto sociale, anche e soprattutto dal punto di vista psicologico-esistenziale” (suona, per caso, familiare?).

Il tutto (ovverossia la reazione kirchneriana tweettata) nasce come risposta a un attacco condotto da Christine Lagarde che ha fatto sapere di aver già denunciato l’Argentina presso le organizzazioni internazionali del commercio, prefigurando una possibile espulsione del paese da organismi globali. Perché? Di che cosa è imputata l’Argentina? E perché adesso? Chi è sul banco degli imputati?

Sul banco degli imputati ci sono tre leggi fatte approvare di recente dal parlamento argentino:
1) il divieto per le banche nazionali di operare finanziariamente sui derivati e l’esclusione di investimento da qualsivoglia forma di speculazione sui derivati, con la specifica che il profitto le banche lo devono realizzare facendo affari con le imprese per le imprese.
2)  l’applicazione di un piano (lanciato un anno fa) di protezionismo nazionale applicato a tutte le multinazionali (soprattutto europee) che investono in Argentina nel segmento di mercato “alto” che ha imposto loro il seguente dispositivo subito applicato: “volete vendere le vostre auto di lusso qui a Buenos Aires visto che c’è un grosso mercato? Bene, lo potete fare alle seguenti condizioni: o pagate una aliquota del 50% allo stato per entrare nel mercato, dato che i vostri prodotti non sono essenziali per la felicità della nazione se non per i ricchi che possono permettersi l’acquisto di una vettura che costa 35.000 euro, oppure vi diamo un’altra opzione: il profitto che realizzate lo depositate nelle banche nazionali in modo tale da garantirci che non finiranno nel calderone dei derivati, dopodiché lo investite in loco creando lavoro e occupazione oppure acquistando merci prodotte dall’agricoltura argentina –versione green economy biologico eco-sostenibile- che poi rivendete in Europa e che statisticamente finisce sotto la dizione “esportazioni argentine” e il profitto ricavato lo reinvestite nel paese d’origine.
3) diritto di salario minimo garantito di cittadinanza che rialza di un 4% l’inflazione.

Veniamo al punto 2. Le imprese europee all’inizio hanno protestato con la Lagarde, la quale alla fine è stata costretta a cedere. E che cosa è accaduto? La BMW, la Mercedes Benz, la Audi, la Maserati, Prada, Bulgari, Christian Dior, Ferragamo, La Perla, ecc., hanno scelto di accettare pur di non perdere il mercato. Vendono da matti perché lì i ricconi sono tanti, hanno aperto società che acquistano riso, vino, formaggio, prodotti ortofrutticoli, pelli conciate e semiconduttori elettronici, e li rivendono in Europa e Usa con notevole profitto. Quindi funziona.

Ed è iniziata la guerra. Perché se passa questo modello e la gente lo viene a sapere poi lo vuole imporre dovunque e finisce che si viene a conoscere (nel senso di capire, comprendere) che esiste un’alternativa, che si chiama “glocal” e che ruota intorno a un perno centrale dell’economia che va nella direzione opposta a quella di Bersani/Berlusconi/Monti/Draghi e che consiste nel creare ricchezza nei singoli territori obbligando le imprese e le aziende a reinvestire il profitto per rilanciare l’occupazione creando ricchezza.

In Confindustria hanno perso davvero la testa, perché se passa questo concetto saltano le mafie dell’allaccio diabolico italiano tra aziende/partiti/finanza.

Qui di seguito vi propongo, in copia e incolla, l’opinione della nostra crema industriale, laddove “Il Sole 24 ore” ieri presentava la situazione argentina. Vi riporto l’articolo per intero.

L’ASSURDA POLITICA DI CRISTINA KIRCHNER

Un’idea bizzarra, a dir poco. Apparentemente senza senso. Che se funziona non può essere definita in altro modo che geniale, quasi rivoluzionaria, nel suo piccolo. Ma i risultati dicono che le cose vanno diversamente. L’idea è sbagliata, non solo bizzarra.

Anzi peggio, dannosa. Il genio mancato è quello di Cristina Fernández Kirchner, il presidente argentino che assieme ai suoi ministri sembra aver perso oltre al consenso di inizio mandato, anche il senso della realtà. Per sostenere la bilancia commerciale, ha imposto alle imprese multinazionali che producono sul territorio nazionale di diventare esportatori di prodotti argentini: importi materie prime e semilavorati per cento? Devi esportare specialità tipiche per cento. È così che Bmw è stata costretta ad esportare riso dall’Argentina, Porsche vino e Pirelli miele. Senza arrivare a nulla. Mentre altre società, come l’italiana Indesit o la cinese Huawei, scoraggiate dai vincoli governativi all’import-export hanno rinunciato in partenza a produrre in Argentina. Che idea, signora Kirchner!

La redazione economica
Fonte: http://www.ilsole24ore.com
Link: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-02-03/lassurda-politica-cristina-kirchner-154244.shtml?uuid=AbCXZpQH
3.02.2013

Fine dell’articolo.

Secondo Confindustria, questo è giornalismo finanziario-economico.

Secondo loro, con questo articolo, hanno spiegato agli imprenditori italiani che cosa sta accadendo in Argentina. In un altro articoletto presentavano lo “sfogo tweetterato” come il prodotto di una isteria femminile ormai allo sbando.

La verità è che nel 2012 il 95% dei professionisti, imprenditori, giovani laureati argentini che nel 2003 erano emigrati in Spagna per via della disoccupazione e della miseria, sono rientrati tutti in patria. Non solo. Considerando che nel Regno di Spagna la disoccupazione ha raggiunto il livello del 27%  e tra i giovani (18-35 anni) tocca ormai la punta del 75%, si sono portati appresso in Sudamerica decine di migliaia di spagnoli diplomati e laureati in cerca di lavoro, i quali riferiscono ai loro compatrioti che sono rimasti a Madrid che “è possibile una alternativa alle attuali politiche europee”. Facilitati dal fatto di parlare la stessa lingua e grazie alla velocità immediata garantita dai social network e dalla rete, gli spagnoli (anche i più conservatori) hanno cominciato a fare domande, a informarsi. Inoltre, per rintuzzare gli attacchi del Fondo Monetario Internazionale, la presidenta Cristina Kirchner ci ha tenuto a rispondere per le rime alla presidente del FMI Christine Lagarde ricordandole “che non accetto nessuna lezione da un paese aberrante e immorale come la Spagna, nazione in cui il Fondo Monetario Internazionale in pieno accordo con la BCE ha seguitato a dare soldi del popolo alle banche i cui dirigenti sono corrotti e ladri” e per non essere accusata di populismo o demagogia ha fatto anche i nomi e i cognomi chiamando in causa i principali dirigenti di Banco Santander e Caxia Bank i quali  sono proprio i soci amiconi del Monte dei Paschi di Siena (e non solo) legati a doppio filo con la Confindustria italiana, essendo Santander sponsor principale della Ferrari auto, e Caxia Bank il legame istituzionale tra la cattolicissima Catalogna e le università e ospedali religiosi italiani finanziati dallo Ior.

Il fronte della guerra tra le due Cristine, quindi, si è allargato, perché ha aperto il fronte europeo (sperando che sia qualcosa di simile allo sbarco in Normandia nel 1944) esplodendo in quel di Spagna. E bisogna impedire a tutti i costi che il modello sudamericano venga preso in considerazione come “potenzialmente interessante perché realistico e sostenibile”.

I cosiddetti “28 tweet” sono una sintesi realizzata dai consulenti della comunicazione della presidenta, i quali hanno fatto un editing di un discorso pubblico durato ben 2 ore e mezza, di una lettera esplosiva inviata a Sua Maestà il re di Spagna, nella quale gli si spiega che passerà alla Storia come il responsabile della distruzione e rovina della nazione iberica, e di una lettera a Christine Lagarde nella quale la Kirchner spiega che non accettano né ordini, né imposizioni e neppure suggerimenti da quegli “organismi internazionali che hanno prodotto negli ultimi dieci anni soltanto aumento della miseria, crollo dell’economia in Europa, disoccupazione spaventosa”.

A onor di cronaca va segnalato il quotidiano La Stampa, dove, se non altro, si è costruito un virgolettato di sintesi che riproduce in maniera veritiera lo scontro tra le due Cristine.

Giustamente è stato firmato. E’ già qualcosa.

E’ apparso ieri.

Eccolo qui, in copia e incolla.

KIRCHNER FURIOSA “DISTRUGGE” IL FMI CON 28 TWEET IN MENO DI MEZZ’ORA

L’attacco della “Presidenta”  dopo che il Fondo Monetario Internazionale aveva condannato  le statistiche “inesatte” su inflazione e Pil dell’Indec, l’Istat argentino

PAOLO MANZO. La Stampa. 3 Febbraio 2013

28 tweet in mezz’ora, alla media record di 140 caratteri al minuto. La presidenta argentina Cristina Kirchner ha sfogato così via Twitter tutto il suo disprezzo nei confronti del Fondo Monetario Internazionale, che 24 ore prima aveva condannato ufficialmente le statistiche “inesatte” su inflazione e Pil dell’Indec, l’Istat del paese del tango. Ecco in sintesi il “Cristina pensiero” contenuto nei  28 tweet postati a velocità record da una presidenta mai così furiosa e presente su Internet.

“Chi poteva immaginare allora un mondo trascinato a terra dai mercati finanziari? Néstor il mio compagno aveva previsto tutto. Dove stava il FMI che non ha potuto accorgersi di nessuna crisi? Dove stava quando si formavano non bollicine bensì mongolfiere speculative? Dove stava uno dei suoi ex direttori (il riferimento è allo spagnolo Rodrigo Rato, ndr) quando Bankia, la banca che lui dirigeva, ha dovuto essere aiutata con miliardi di euro? Oggi la Spagna ha il 26% di disoccupati, in gran maggioranza giovani e sfrattati. In quali statistiche sono raffigurate queste tragedie? Quali sono i parametri o le “procedure” con cui il FMI analizza i paesi falliti che continuano ad indebitarsi, con popolazioni che hanno perso la speranza? Che succede con i paesi emergenti come noi che hanno sostenuto l’economia mondiale nell’ultimo decennio e a cui oggi vogliono mettere in conto i piatti rotti da altri? Conoscete qualche sanzione del FMI, qualche decisione contro questi altri che si sono arricchiti e che hanno fatto fallire il mondo? No, la prima misura che prende il FMI è contro l’Argentina.

L’Argentina alunna esemplare del Fondo Monetario Internazionale negli anni Novanta, che seguì tutte le ricette del FMI e che, quando esplose nel 2001, è stata lasciata sola. Argentina 2003. Da sola, senza accesso al mercato finanziario internazionale l’Argentina ha visto crescere in 10 anni il suo PIL del 90%, la crescita maggiore di tutta la sua storia. L’Argentina che ha costruito un mercato interno con l’inclusione sociale e le politiche anticicliche. Ha pagato tutti i suoi debiti al FMI, ha ristrutturato due volte, nel 2005 e nel 2010, il suo debito andato in default con il 93% di accordi con i suoi creditori senza chiedere più nulla in prestito al mercato finanziario internazionale, per farla finita con la logica dell’indebitamento eterno. E con il business perenne di banche, intermediari, commissioni, ecc, che avevano finito con il portarci al default del 2001. Questa sembra essere la vera causa della rabbia del FMI.

L’Argentina è una parolaccia per il sistema finanziario globale di rapina e per i suoi derivati. L’Argentina ha ristrutturato il suo debito e ha pagato tutto, senza più chiedere nulla in prestito. 6.9% di disoccupati, il migliore salario nominale dell’America latina e il migliore potere d’acquisto misurato in Dollari statunitensi. Nel 2003 avevamo il 166% di debito su un Pil rachitico, il 90% del quale in valuta straniera. Oggi abbiamo il 14% di debito su un Pil robusto e solo il 10% è in valuta straniera. Perciò mai fu migliore il titolo del comunicato del ministero dell’Economia argentino di oggi: “Ancora una volta il FMI contro l’Argentina”. FMI + FBI contro l’Argentina. Non spaventatevi, il FBI sono i Fondi Buitres (avvoltoi, ndr) Internazionali. Noi continueremo a lavorare e a governare come sempre per i 40 milioni di argentini”.

Se qualcuno tra i lettori è interessato ad avere delle informazioni complete e complesse, esaustive ed esplicative, può scrivere al seguente indirizzo Centro de Estudios para el Cambio Social. Correo electrónico:cecso.argentina.2011@gmail.com

È un’ottima e attendibile fonte di informazione e in questo momento sono quelli che stanno fornendo ogni tipo di notizia sulla autentica realtà sociale argentina. Provengono dalla spaccatura della CGT (Confederacion General del Trabajo) il corrispondente argentino della nostra CGIL, di cui la Kirchner era stata una importante membro (è nata come sindacalista agguerrita) ma nel 2010 dopo una furibonda battaglia interna si è spaccata perché il sindacato è stato accusato dalla stessa Kirchner di “essere diventati conservatori, legati a un’idea del mondo che presuppone ancora l’accumulazione capitalista e finisce per mettersi al servizio inconsapevole dei colossi della finanza strozzina; il sindacato, oggi, deve essere dinamico, flessibile e non si deve occupare di condurre battaglie per sostenere privilegi acquisiti, bensì scendere in campo e inventare, produrre e diffondere piena occupazione e lavoro garantito a tutti, soprattutto pagato bene, perché ciò che ci distingue dalle bestie è la dignità di chi nel lavoro trova il ruolo della propria espressione esistenziale e non soltanto veicolo di sopravvivenza”.

Oggi il CECS svolge lavoro di formazione e di consulenza mediatica.

Ecco che cosa sta accadendo in quel di Sudamerica.

Benvenuti nel mese 2 dell’era post-Maya.

P.S. Precisazione: ho chiamato la Kirchner  “presidenta”, a differenza di Christine Lagarde che viene chiamata “presidente”. C’è una ragione specifica, di natura antropologico-politico-culturale. Cinque anni fa, a Buenos Aires esplose un divertente “scandalo” che coinvolse gli accademici della lingua spagnola. In tutta l’Argentina e in gran parte del Sud America si svolsero diverse conferenze davvero gustose relative all’uso del termine “presidenta”, considerato un gravissimo errore grammaticale dato che il termine è un participio presente del verbo presiedere e non ha genere: colui che presiede è alla pari di colei che presiede. La Kirchner insistette sostenendo che la sua elezione dava inizio “all’irruzione sullo scenario pubblico di una modalità dell’interpretazione politica che è tutta femminile, perché  basata sulla cura delle persone, sull’accudimento sociale, sulla ricerca dell’armonia, su una nuova estetica” e quindi impose il neologismo. Finì in un furibondo scontro. Alla fine, gli accademici spagnoli se ne ritornarono in patria con la coda tra le gambe e nei testi ufficiali viene spiegato che in Sudamerica “il dialetto castigliano locale rispetta l’uso della desinenza femminile di genere per convenzione sociale riconosciuta dal 2007, da cui il termine “presidenta” che indica, nello specifico, l’esercizio del potere esecutivo da parte di una femmina”.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/02/berlusconi-e-la-spagna-affondano.html
4.02.2013

Fonte: Come Don Chisciotte

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Indispensabili: Manuale di finanza popolare

Posted by giannigirotto su 7 gennaio 2013

Il mondo è dominato dalla finanza.

Dopo la crisi mondiale del 2008 tutti se ne sono accorti, ma pochi hanno una competenza sufficiente sull’argomento.

E’ quindi con grandissimo piacere che riporto questa notizia e il relativo libro GRATUITO, che aggiungo senza esitazione alla mia sezione “Indispensabili“, esortando tutti a leggerlo. Lo potete scaricare anche cliccando sopra l’immagine della copertina.

E se volete approfondire trovate tanto altro materiale e suggerimenti pratici sulla mia sezione “Finanza Etica“.

l’autore di quanto sotto è Ugo Biggeri (Presidente di Banca Etica, ndr)

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 Potrà sembrare strano che non sia un manuale di finanza etica visto l’esperienza di molti degli autori.
È una scelta precisa. È un manuale per chi non conosce la finanza e per provare chiarire le scelte che spesso inconsapevolmente facciamo.
Il tentativo è quello quindi di spiegare, dare informazioni base, riportare un po’ di buon senso nelle scelte finanziarie.
La finanza etica è sullo sfondo: perché il primo passo che ci porta alle scelte di finanza etica è dato dal farsi buone domande, dal capire il senso delle nostre scelte finanziarie.

Oltre a me e Giulio hanno scritto Luigi Bellavita, Alberto Fantuzzo, Federica Ielasi, Lucia Poletti, Paolo Righini, Maurizio Spedaletti: un mix di esperienze e punti di vista a nostro avviso interessante, un lavoro fatto solo per passione da tutti gli autori.
Il manuale si può leggere a pezzi: le parti introduttive e i 6 capitoli sui problemi finanziari connessi alle varie fasi della vita delle persone.
E soprattutto si può decidere se comprarsi il libro stampato o scaricarlo gratuitamente.
Anche di questo siamo soddisfatti

Lo potete trovare qui https://docs.google.com/open?id=0B_8jG_cpcd2ySWs5WFI1bGgtQ3M

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Finanza Etica – 30 minuti di divulgazione

Posted by giannigirotto su 18 dicembre 2012

Un mesetto fa Canale Italia mi ha invitato per parlare di Finanza Etica nel corso della sua trasmissione quotidiana “Notizie oggi”, questo è l’estratto della puntata…



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Capire la crisi – suggerimenti…

Posted by giannigirotto su 10 settembre 2012

Pubblico questa sequenza di immagini che illustra i principali motivi della crisi mondiale che stiamo attraversando. Le immagini contengono la citazione delle fonti, per cui chiunque può verificarne la serietà e corrispondenza. Non credo ci sia bisogno di commenti.

Gianni G

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I miei Credo: Vegetariani (…ancora…)

Posted by giannigirotto su 3 giugno 2012

Ho già scritto una serie di ragioni “matematiche” a favore della dieta vegetariana, e poi avevo postato un videodocumentario sui problemi connessi con l’allevamento del bestiame a scopi alimentari…

Adesso segnalo che una recente puntata di “Tellus“, il bel radioprogramma con il geologo Mario Tozzi, si è concentrata sul problema “cibo”.
Con un linguaggio accessibile a tutti, Tozzi spiega e commenta i dati inconfutabili che dimostrano come l’attuale dieta carnivora sia insostenibile, sopratutto stante la crescita economica dei Paesi cosidetti “BRIC“, e di come una quantità enorme di alimenti venono usati anzichè per l’alimentazione umana, per il bestiame, e quindi stando così le cose, i prezzi sono destinati a salire in maniera esagerata…

Vi consiglio di ascoltare tale puntata, è veramente molto illuminante…   :-))

 

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Grandi industrie = grandi sfruttamenti

Posted by giannigirotto su 27 marzo 2012

Ho già scritto nei miei Credo che in generale i Paesi ricchi stanno derubando i Paesi poveri… ho poi messo a disposizione come prove documentali le indagini di  Altroconsumo relative alla produzione/commercio di una serie di beni…

Vorrei ora aggiungere il contributo di un Associazione Statunitense che ha preparato il seguente pannellone che registra l’inquietante situazione legata alla produzione di apparecchi elettronici come computer, cellulari, televisioni… è scritto in lingua inglese ma i termini sono abbastanza noti, purtroppo la sostanza non cambia e conferma pesantemente e decisamente come il nostro benessere sia in gran parte fondato sullo sfruttamente di manodopera a bassissimo costo e sulla generale noncuranza ai pesanti danni ambientali che le lavorazioni industriali comportano, con conseguente sversamento e dispersione di notevoli quantità di inquinanti tossici nell’ambiente circostante, e quindi in breve alla catena alimentare dei prossimi pomodori che mangeremo…   😦

Provided by: MastersDegree.net

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Come in altre occasioni, vi ricordo che se volete AGIRE per contribuire a porre fine a queste grandi ingiustizie, modi efficaci ve ne sono diversi, ed in questa pagina ne ho elencati alcuni… provare per credere!

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