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Indispensabili: Nati per comprare – Cap. 3) Il contenuto dei messaggi pubblicitari

Posted by giannigirotto su 17 giugno 2011

Innanzitutto il ringraziamento a Maria Antonietta, dalla Sardegna, che ha messo a disposizione di noi tutti il suo tempo per preparare questo lavoro, e che mi ha permesso gentilmente di inserire nella mia sezione Indispensabili gli estratti di questo libro di Juliet B. Schor, che tratta di uno dei grandissimi problemi dei nostri tempi: la pubblicità, ed in questa caso la sua sezione più subdola, quella rivolta ai bambini, che ovviamente non possono avere sviluppato dei sistemi di difesa che gli adulti hanno (o dovrebbero avere…)

Se una volta si poteva infatti dire che “La pubblicità è l’anima del commercio”, ora credo sia più corretto dire che “La pubblicità è la ruffiana del commercio”. Ecco quindi che occorre come sempre prendere coscienza, analizzare bene la situazione e AGIRE per cambiare le cose in meglio.

Il libro di Juliet B. Schor, economista e docente di sociologia statunitense, analizza le forme più o meno palesi della pubblicità rivolta ai bambini e ragazzi, diventati oggi attori e strumenti del consumismo: sono i nuovi consumatori, coloro che creano gli acquisti. Ma non si tratta di scelte consapevoli bensì indotte, spesso in modo subdolo o non immediatamente percepibile. La trasformazione dei bambini in consumatori ovviamente comporta una serie di problematiche.

L’autrice ha svolto colloqui e interviste con chi lavora nella pubblicità e nel marketing (incontrando spesso ovvie resistenze) e con genitori e bambini nell’arco di 3 anni, dal 2001 al 2003. Anche se in apparenza datata, la ricerca mostra chiaramente un fenomeno allora agli inizi negli USA e arrivato poi anche da noi e diventato globale, quotidiano, spesso non considerato nella sua reale portata.

Il libro permette di vederlo sotto un’altra luce e si conclude con alcune indicazioni utili per genitori e insegnanti per contrastarne gli effetti.

Capitolo 3. Il contenuto dei messaggi pubblicitari

Il marketing per l’infanzia ha chiamato al suo servizio psicologi e sociologi per rielaborare il processo di crescita in un processo di “educazione al consumo”: oggi i desideri di consumo dei bambini sono considerati naturali.

Uno dei capisaldi è la differenziazione dei sessi: i bambini e le bambine avrebbero gusti diversi, perciò servono azioni diverse. Ai maschi sono rivolti più messaggi, sull’idea classica che cerchino il potere, l’azione, il successo; le femmine invece vorrebbero esercitare fascino. Un settore all’avanguardia come la pubblicità si rivela colmo di stereotipi.

Bisogni e desideri primari dei bambini usati nelle pubblicità:

1. Bisogno di successo e dominio: i bambini sono protagonisti di pubblicità in cui affrontano con successo sport e giochi impegnativi oppure hanno ruoli da adulti: il manager, il presentatore ecc.

2. Bisogno dello stimolo sensoriale: luci, colori, rumori e suoni intensi. Un esempio: si assaggia il cibo/la bibita e si diffonde un’onda di colori che investe il bambino e l’ambiente intorno a lui.

3. Bisogno di amore, soprattutto per i più piccoli e le bambine (pubblicità di bambole e peluche).

4. La paura e il bisogno di superarla. In questo caso, le pubblicità non possono osare troppo per via dei codici di regolamentazione.

Le tecniche di marketing moderne puntano su elementi più controversi: l’aggressività, l’arroganza, il “nag factor” (= fattore assillo, il livello di pressione esercitato dai bambini sui genitori), il “cool”.

“Cool” è una qualità totalizzante, qualcosa che i prodotti devono avere e i ragazzi devono cercare di essere; è la chiave del successo sociale, determina l’appartenenza al gruppo, la popolarità. Il desiderio di essere accettati è la leva del marketing attuale, molto efficace su bambini e adolescenti perché punta sulla vulnerabilità emotiva (“se non hai quel prodotto sei un perdente”). Il valore sociale dell’oggetto crea ineguaglianza, esclusione, status. Essere “cool” è avere qualcosa che gli altri non hanno: ciò che è “cool” è esclusivo, ossia costoso. La ricchezza e l’aspirazione alla ricchezza sono “cool”. Soprattutto le aziende che producono scarpe sportive puntano sull’esclusività: è paradossale che i loro prodotti più “esclusivi” e quindi più costosi siano quelli più venduti.

“Cool” negli USA è la cultura di strada afroamericana. Molte pubblicità per i ragazzi bianchi della classe media erano ambientate in quartieri degradati, con protagonisti ragazzi neri e a volte immagini stereotipate di violenza, sessualità, criminalità. È la commercializzazione di uno stile pericoloso, lo stile “gangsta”, iniziata oltre 30 anni fa con le aziende produttrici di scarpe: prima Converse, ora Nike e i concorrenti investono molti soldi per collegare il proprio marchio agli sport di strada e alla socialità, regalando scarpe agli allenatori delle squadre dei quartieri degradati prima e alle star del rap oggi. In questo modo si collegano due mondi distanti: la strada e il lusso.

Le aziende studiano le nuove tendenze che nascono sulla strada per riproporle nei loro prodotti. Ma non sempre riescono: alcuni marchi non sono ritenuti credibili come marchi di strada. La cultura di strada ha creato un nuovo fenomeno: prima erano gli addetti ai lavori a dettare le regole e a indicare le tendenze; dagli anni ’60 i consumatori statunitensi hanno iniziato a farsi sentire; soprattutto i giovani usano consapevolmente la loro influenza sulle aziende. Ma tale fenomeno è solo in apparenza democratico: sono sempre le aziende a controllare il processo.

Essere “cool” è essere più grandi della propria età. Nelle pubblicità tale desiderio è esplicitato con la presenza di ragazzi più grandi, adulti famosi o con l’effetto speciale della trasformazione dei bambini in ragazzi o adulti.

Il “cool” è anche legato al pericolo, al tabù, al proibito: si usa spesso l’espressione “al limite” (ma non “oltre il limite”, per non incitare a comportamenti pericolosi: i pubblicitari devono fare attenzione a non superare i confini dell’immagine di un marchio e dell’azienda per non rischiare di rovinarle).

“Cool” è anche una visione anti-adulta: nelle pubblicità i bambini battono gli adulti o imbrogliano gli insegnanti o i genitori. Dagli anni ’60, le agenzie pubblicitarie statunitensi hanno attinto al tema del conflitto generazionale, strumentalizzando la ribellione giovanile per creare un “giovanilismo” commerciale. Tale tendenza veicolata prima da MTV è passata poi a Nickelodeon, uno dei canali tv più importanti degli USA.

Nato nel 1979, domina il panorama delle tv per bambini in oltre 150 paesi, con un giro d’affari vorticoso. Nickelodeon vende il suo rapporto con i bambini. Il segreto del suo successo è la sua filosofia: “comandano i bambini”. Nickelodeon dà loro quello che desiderano: divertimento, felicità potere, trasmettendo una visione antiautoritaria tramite l’umorismo e una grafica all’avanguardia. Molte pubblicità dal tono scherzoso mostrano comportamenti irritanti come azioni libere e anticonformiste. La tecnica evidentemente funziona perché tali prodotti hanno registrato un aumento delle vendite. I bambini dei programmi e delle pubblicità di Nickelodeon sono superiori, anche in modo arrogante, agli adulti, rappresentati come noiosi, incompetenti, repressivi, spesso ignorati o denigrati (naturalmente, non si arriva a superare il limite dell’accettabilità da parte dei genitori). Ciò che viene trasmesso ai bambini è che il prodotto, il marchio, non i genitori, è davvero dalla loro parte. Molte pubblicità sono dirette esplicitamente ai ragazzi: l’approvazione dei genitori non è necessaria perché darebbe l’idea di un prodotto noioso.

Un’altra tecnica del marketing è la “age compression” che consiste nel prendere prodotti e messaggi pensati per bambini o ragazzi più grandi e adattarli ai più piccoli. I giocattoli che negli anni ’80 erano destinati a bambini di 10-12 anni oggi sono rifiutati dai bambini di 8 perché infantili. I canali tv per bambini come Disney Channel trasmettono telefilm con ragazze in vestiti succinti e danze allusive che spingono le bambine all’emulazione. Il marketing sostiene che i bambini siano più “sofisticati” rispetto alle generazioni precedenti e quindi non sarebbe possibile manipolarli: i bambini desiderano il mondo degli adulti e quindi bisogna darglielo. In generale, tutte le fasce d’età si sono abbassate ma la fascia d’età più aggredita dalla tecnica della “age compression” è quella fra gli 8 e i 12 anni, perché ha sempre più potere d’acquisto. Ampliare la fascia di mercato è spesso una richiesta precisa delle aziende al marketing.

Gli studi sulla percezione della pubblicità da parte dei bambini iniziarono negli anni ’70. Si sosteneva che la pubblicità rivolta ai bambini fosse scorretta perché si rivolgeva a persone che non avevano ancora sviluppato il senso critico. Fino a 7-8 anni i bambini non distinguono fra pubblicità e programma che la contiene, non recepiscono gli avvisi volti a evitare aspettative irreali né notano l’intento persuasivo. Via via che crescono, però, individuano la pubblicità e si accorgono che non dice la verità perché mostra solo gli aspetti positivi dei prodotti. Secondo i pubblicitari è un segnale del fatto che i bambini non sono influenzabili. Ma il desiderio di avere i prodotti non viene comunque scalfito. E lo scetticismo dei bambini è stato usato dai pubblicitari, mascherandolo da autonomia del bambino allo scopo di poterlo abbattere con una finta complicità.

Negli anni vennero stabilite delle linee guida per la pubblicità rivolta ai bambini (soprattutto quella dei prodotti alimentari) per vietare la vendita diretta, l’utilizzo di effetti speciali, la presenza di personaggi famosi perché potrebbero influenzare i bambini, il linguaggio e le tecniche che spingono all’acquisto o suggeriscono ai bambini che quel prodotto li potrebbe far accettare dai compagni o far sentire superiori. I bambini però guardano anche le pubblicità rivolte agli adulti.

Chi guarda molta televisione crea la propria visione del mondo in base a ciò che vede sullo schermo. Inoltre, si fa un’idea sbagliata della ricchezza perché la tv mostra in modo sproporzionato lo stile di vita delle persone benestanti, facendo credere che la ricchezza sia la norma. Guardare più tv porta a spendere di più, perché si ricevono sollecitazioni continue al consumo.

Secondo una ricerca, il 70% dei genitori è ricettivo rispetto alle richieste dei figli. Tanti affermano di comprare istintivamente, senza valutare l’effettiva necessità del prodotto o di faticare a dire di no. Solo il 10% degli intervistati dichiarava di effettuare acquisti ponderati, resistendo all’assillo da parte dei figli (il “nag factor”, l’“artiglieria pesante” del marketing per l’infanzia). L’80% dei bambini intervistati dichiarava di continuare a chiedere il prodotto nonostante il rifiuto dei genitori (per una media di 8 richieste per prodotto) e la metà degli adolescenti intervistati affermava di aver ottenuto il prodotto.

Per molti genitori, accondiscendere alle richieste dei figli è comodo perché evita di perdere tempo e denaro nell’acquisto di cose che ai bambini non piacciono o non useranno.

Le differenze di valutazione dei prodotti fra adulti e bambini portano alla creazione di campagne pubblicitarie doppie: lo stesso prodotto viene presentato in modo diverso a bambini e adulti, nel primo caso si punta sull’aspetto “cool”, nel secondo sull’aspetto ragionevole (i biscotti sono divertenti nella pubblicità per i bambini, nutrienti in quella per le mamme; la pubblicità degli zainetti più alla moda rivolta ai genitori punta sulla loro robustezza). In questo modo ci si assicura che i bambini chiedano un prodotto che i genitori sono più propensi ad acquistare.

Un’altra strategia di marketing prevede di trasformare in giocattoli i cibi e i prodotti di uso quotidiano (i flaconi di shampoo che raffigurano dei personaggi, i cerotti diventati oggetti da esibire come dei tatuaggi ecc.) o di abbinare ad essi omaggi e concorsi a premi che attirino i bambini. Per incrementare le vendite nell’orario serale McDonald’s ha puntato sui bambini, attirandoli con giocattoli, figurine, pupazzi ecc.

La trasformazione degli alimenti in oggetti con cui i bambini possano giocare è pericolosa perché può togliere spazio all’immaginazione. Inoltre, se si punta solo su ciò che è stravagante o sorprendente, i bambini potrebbero perdere di vista il fatto che la felicità, il benessere si trovano apprezzando le cose quotidiane. Associando il gioco al cibo, non si insegna ad apprezzare il gusto dei cibi semplici e sani e si priva il cibo della sua sacralità e importanza (tanto più mentre milioni di bambini soffrono la fame).

Quali sono i risvolti psicologici di tali strategie pubblicitarie?

Il sovraccarico di emozioni può creare un desiderio continuo di stimoli. (insomma non ci basta mai nulla, non siamo mai contenti, e questo lo dico anche e sopratutto per gli adulti, ndr…)

Le promesse della pubblicità possono creare delusione e frustrazione nei bambini alle prese con la vita reale? Una pubblicità che suggerisce che un certo prodotto porta al successo può creare una visione irreale, minimizzando il duro lavoro necessario per affermarsi nella vita. Inoltre, incoraggiare desideri e comportamenti non appropriati all’età può confondere e intaccare l’autostima.

L’autrice rivela che, anche se tanti degli intervistati affermano di non rendersi conto delle conseguenze delle loro operazioni sui bambini, diverse persone che lavorano nel marketing le hanno espresso la propria preoccupazione e disagio.

Tale modello di marketing aggressivo è ormai al centro dell’attenzione e nascono via via delle iniziative di intervento per i genitori.

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Come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Esistono molti siti specializzati per aiutare i genitori a crescere ed educare al meglio i propri figli, ad esempio “Officina Genitori“… ve ne saranno sicuramente molti altri, il problema è sempre quello di verificare che dietro non vi siano soggetti imprenditoriali o che comunque hanno interessi  economici che gli fanno perdere l’imparzialità e la neutralità necessarie…

2) Nel mio piccolo ho già messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   🙂

3) Esistono diversi Associazioni a tutela dei consumatori, di queste io conosco piuttosto bene “Altroconsumo” essendone socio, e una delle attività che viene svolta è la denuncia delle pubblicità ingannevoli e/o fuorvianti. Spesso tali pubblicità sono appunto rivolte ai bambini. Potete associarvi oppure semplicemente segnalare delle pubblicità che ritenete inadatte.

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Indispensabili: Nati per comprare – Cap. 2) Il mondo del consumo infantile in trasformazione

Posted by giannigirotto su 24 Maggio 2011

Innanzitutto il ringraziamento a Maria Antonietta, dalla Sardegna, che ha messo a disposizione di noi tutti il suo tempo per preparare questo lavoro, e che mi ha permesso gentilmente di inserire nella mia sezione Indispensabili gli estratti di questo libro di Juliet B. Schor, che tratta di uno dei grandissimi problemi dei nostri tempi: la pubblicità, ed in questa caso la sua sezione più subdola, quella rivolta ai bambini, che ovviamente non possono avere sviluppato dei sistemi di difesa che gli adulti hanno (o dovrebbero avere…)

Se una volta si poteva infatti dire che “La pubblicità è l’anima del commercio”, ora credo sia più corretto dire che “La pubblicità è la ruffiana del commercio”. Ecco quindi che occorre come sempre prendere coscienza, analizzare bene la situazione e AGIRE per cambiare le cose in meglio.

Il libro di Juliet B. Schor, economista e docente di sociologia statunitense, analizza le forme più o meno palesi della pubblicità rivolta ai bambini e ragazzi, diventati oggi attori e strumenti del consumismo: sono i nuovi consumatori, coloro che creano gli acquisti. Ma non si tratta di scelte consapevoli bensì indotte, spesso in modo subdolo o non immediatamente percepibile. La trasformazione dei bambini in consumatori ovviamente comporta una serie di problematiche.

L’autrice ha svolto colloqui e interviste con chi lavora nella pubblicità e nel marketing (incontrando spesso ovvie resistenze) e con genitori e bambini nell’arco di 3 anni, dal 2001 al 2003. Anche se in apparenza datata, la ricerca mostra chiaramente un fenomeno allora agli inizi negli USA e arrivato poi anche da noi e diventato globale, quotidiano, spesso non considerato nella sua reale portata.

Il libro permette di vederlo sotto un’altra luce e si conclude con alcune indicazioni utili per genitori e insegnanti per contrastarne gli effetti.

Capitolo 2. Il mondo del consumo infantile in trasformazione

Da uno dei rari studi sul tempo libero dei bambini, esso occupa il 25% dell’intera giornata. Il gioco occupa 10 ore della settimana dei bambini fra i 6 e i 12 anni. TV, Internet, videogiochi impegnano circa 30 ore a settimana. Parte del tempo è occupato dagli acquisti: 2,5 ore, lo stesso tempo dedicato agli incontri con gli amici, più di quello passato all’aria aperta o a fare sport. Oggi i bambini sono immersi da subito nel consumismo. A 2 anni sono in grado di riconoscere i marchi e chiedere prodotti e marche precisi. Già in età prescolare passano circa 2 ore al giorno davanti al televisore, spesso presente in molte stanze della casa e sempre acceso, quindi lo si guarda anche mentre si fanno altre cose: mangiare, compiti, giochi. In media, bambini e ragazzi passano davanti alla tv 3 ore al giorno, assistendo a circa 40.000 pubblicità all’anno che portano naturalmente a moltissime richieste di acquisti. Nel 2004 la spesa indotta dai bambini negli USA è stata di 33 miliardi di dollari. Esistono anche centri commerciali per bambini. Il potere d’acquisto dei bambini è cresciuto: il volume degli acquisti (per lo più dolci e bibite) da parte di bambini fra i 4 e i 12 anni è passato da 6 milioni di dollari nel 1999 a 30 miliardi di dollari nel 2002, un aumento del 500%. Gli adolescenti spendono di più: 170 miliardi di dollari nel 2002, in media 100 dollari a testa a settimana. Il mercato degli adolescenti è importante perché quello dei bambini lo segue e imita, le mode passano velocemente dal primo al secondo. Il confine fra infanzia e adolescenza si fa sempre più sottile: i bambini sono affascinati dai miti dell’adolescenza, modelli però non proprio esemplari quando si basano sul materialismo, sull’idea che o si è ricchi o si è dei perdenti. MTV è il veicolo di trasmissione di tali idee e spesso mostra immagini non realistiche dei rapporti interpersonali, del corpo e una visione della sessualità gratuita, manipolata, creando stereotipi e pressioni continue a conformarsi alle idee dominanti.

I giovani più materialisti hanno più probabilità di incorrere in comportamenti rischiosi. I ragazzi stanno peggio rispetto a 25 anni fa, paradossale se si pensa che la situazione è migliorata. Il “benessere” non coincide con la serenità.

Nel corso della storia la povertà è stata la principale causa di malnutrizione. Tuttora, negli USA, milioni di bambini soffrono la fame. Ma oggi esiste un nuovo problema legato al cibo. La maggior parte dei bambini mangia cibi troppo ricchi di zuccheri e grassi. Oltre il 25% dei giovani e il 15% dei bambini statunitensi è obeso. D’altra parte, cresce l’attenzione ossessiva al corpo e all’immagine di sé e di conseguenza i disturbi alimentari. Il numero dei suicidi è aumentato, con percentuali più alte nelle minoranze razziali.

In uno studio del 1997 sui bambini fra i 3 e i 12 anni e sulla qualità del rapporto genitori-figli, solo poco più della metà dei genitori intervistati dichiarava di avere un rapporto solido e di dedicare attenzioni affettuose ai figli (abbracci, gioco insieme, scherzi). (e come può crescere sano un figlio senza un solido rapporto con i genitori? ndr)

Il nuovo ruolo dei bambini nel sistema consumistico è legato anche ai cambiamenti nello stile di vita degli adulti e delle famiglie e al mutato ruolo dei genitori. Tanti genitori lavorano tutto il giorno e il tempo libero spesso equivale al tempo per fare la spesa. Il senso di colpa per il poco tempo passato con i figli viene compensato con gli acquisti. Un reddito maggiore porta anche a spendere di più. I pubblicitari confidano molto su questi fattori. Nickelodeon, canale televisivo per i bambini (l’equivalente di MTV per gli adolescenti), trasmette pubblicità di prodotti per adulti come auto, abbigliamento, vacanze.

Molti genitori oggi sono disponibili a concedere diritto di scelta ai figli, convinti che faccia parte del processo di crescita. Un intervistato commenta: “Da bambino potevo scegliere il colore della macchina, ora sono i bambini a scegliere la macchina” (il 67% degli acquisti di auto è influenzato dai bambini). Gli adulti concedono voce in capitolo ai figli per gli acquisti: cibi, abbigliamento, auto, film, prodotti per l’igiene ecc., affidandosi alla supposta maggiore conoscenza dei figli. I bambini e ragazzi sono aggiornati sulle novità, sui marchi e sui prodotti e vogliono quei prodotti precisi perché credono che le marche rendano più in gamba. Le pubblicità per bambini mostrano un mondo favorevole ai bambini, privo di genitori e insegnanti. Spesso vengono usati termini allusivi, anche sessualmente.

Il marketing agisce secondo logiche quasi militari: i destinatari delle pubblicità sono gli “obiettivi” (= target, distinti per età, genere, etnia), la guerra batteriologica è richiamata nell’espressione “marketing virale”. Nickelodeon afferma di “possedere i bambini dai 2 ai 12 anni”.

Agenzie specializzate raccolgono informazioni sui gusti e abitudini dei bambini da rivendere alle aziende, allo scopo di studiare messaggi pubblicitari sempre più mirati ed efficaci. I genitori o insegnanti vengono ricompensati per i dati forniti.

Sviluppare l’identità del marchio (creando associazioni e suggestioni per renderlo desiderabile e apprezzato, un segno spesso slegato dalle caratteristiche dei prodotti) e mantenere la fedeltà dei consumatori sono operazioni complesse per le quali le aziende spendono moltissimo. Nel 1993 la spesa per la pubblicità ammontava a 100 milioni di dollari, nel 2004 arrivava a 15 miliardi di dollari.

Una potente tecnica di marketing è l’estensione del raggio d’azione di un prodotto (ad esempio, i Pokemon: programma televisivo, figurine, giochi elettronici, giocattoli, vestiario, articoli per la scuola ecc.), un fenomeno oggi considerato normale, mentre l’assenza del marchio sembra strana.

Negli anni ’90 sono nate linee di abbigliamento firmato destinato ai piccoli. Secondo gli stilisti, oggi sono i bambini a guidare le tendenze, in realtà è il prodotto di un pressante bombardamento pubblicitario. Anche il settore della bellezza ha scoperto il mercato dei bambini e si teme l’arrivo della chirurgia estetica.

Le grandi aziende dei prodotti per l’infanzia hanno un potere e un’influenza politica notevoli che rendono difficili gli interventi per arginare le pubblicità negative e proteggere i minori. Oltre due decenni di sovvenzioni ai partiti politici hanno indebolito le possibilità di intervento legislativo e giudiziario.

Il mercato per l’infanzia, apparentemente ricco di scelta, è dominato da poche grandi aziende potenti (insomma siamo alle solite, oligopolio di poche multinazionali…, ndr). Negli USA le aziende che si occupano di mezzi di comunicazione e del divertimento rivolti ai bambini sono 4: Disney (tradizione ma anche stereotipi razziali e sessuali), Viacom (società dai profitti altissimi grazie a MTV e Nickelodeon), Newscorp (il gruppo Murdoch, di cui fa parte il canale tv Fox), AOL Time Warner (Warner Bros, Cartoon Network, DC Comics). Mattel e Hasbro hanno acquistato tutte le altre aziende produttrici di giocattoli (Fisher-Price, Hot Wheels ecc.). Microsoft, Nintendo e Sony dominano il mercato dei videogiochi. Nel settore alimentare regnano 2-3 colossi: Coca Cola e Pepsi per le bibite, McDonald’s e Burger King nei fast food. Philip Morris (tabacco) possiede l’industria alimentare Kraft. Il monopolio conduce all’uniformità: i prodotti sono difficilmente distinguibili gli uni dagli altri ed è difficile trovare prodotti alternativi a cibi grassi, bibite troppo dolci, giochi violenti, programmi TV aggressivi. Monopolio significa anche maggiori profitti e controllo del mercato per i produttori e meno possibilità di incidere da parte dei consumatori.

Ma per fortuna i bambini non sono del tutto passivi di fronte a tali manovre: da recenti sondaggi, oltre il 60% dei tween americani si è detto preoccupato per la pressione della pubblicità e pensa che non sia giusto acquistare certi oggetti solo per apparire. Il 57% riconosce di cercare di convincere i genitori a comprargli qualcosa anziché a passare più tempo insieme ed è consapevole che la pubblicità può causare problemi fra genitori e figli (speriamo che anche i genitori ne siano consapevoli, ndr).

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Come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Esistono molti siti specializzati per aiutare i genitori a crescere ed educare al meglio i propri figli, ad esempio “Officina Genitori“… ve ne saranno sicuramente molti altri, il problema è sempre quello di verificare che dietro non vi siano soggetti imprenditoriali o che comunque hanno interessi  economici che gli fanno perdere l’imparzialità e la neutralità necessarie…

2) Nel mio piccolo ho già messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   🙂

3) Esistono diversi Associazioni a tutela dei consumatori, di queste io conosco piuttosto bene “Altroconsumo” essendone socio, e una delle attività che viene svolta è la denuncia delle pubblicità ingannevoli e/o fuorvianti. Spesso tali pubblicità sono appunto rivolte ai bambini. Potete associarvi oppure semplicemente segnalare delle pubblicità che ritenete inadatte.

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Indispensabili: L’anticasta – Speranza, Consapevolezza, Cambiamento.

Posted by giannigirotto su 30 novembre 2010

Dopo aver inserito diverso tempo fa il libro “La Casta” nella mia sezione “Indispensabili“, sono estremamente felice di poter iniziare l’inserimento di estratti, capitolo per capitolo, di questo testo che spero diventi un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono utilizzare le esperienze positive già portate a termine in varie località italiane, per replicarle ovunque sia opportuno. Segnalo solo che questo libro parla di esperienze italiane, mentre in un altro testo, “Voglia di Cambiare“, sempre presente nella sezione “Indispensabili“, sono contenute le esperienze di successo avvenute in vari Paesi Europei.

Invito tutti, una volta letto questi interessatissimi estratti, di comprare il testo originale per poter completare la lettura, e magari a regalarne una copia ai propri consiglieri comunali, per far loro vedere come un’altro modo di amministrare è possibile.

Ecco il capitolo (clicca sulla copertina per vedere gli altri…):

SEMINARE SPERANZA, COLTIVARE CONSAPEVOLEZZA, RACCOGLIERE CAMBIAMENTO – una nuova prospettiva per promuovere il cambiamento sociale

(di Michele Dotti)

…Il punto comune a molte delle esperienze virtuose rac­contate in questo libro è la partecipazione dei cittadini, il loro coinvolgimento nei processi avviati…

…Educazione e informazione mi paiono quindi il vero punto da cui deve (e può!) partire un rinnovamento della nostra società…le famiglie, spesso, si trovano in­difese di fronte a un sistema d’informazione di massa che “aggredisce” fin dentro al salotto di casa, presentando un’immagine distorta della realtà, orientata a secondi fini, talvolta neanche troppo velati…

……I principi pedagogici che ritengo fondamentali potrei riassumerli in poche parole chiave: epoche, nostalgia del futuro, pazienza impaziente.

Epoche significa, molto semplicemente, “sospensione del giudizio” e cioè la consapevolezza che il giudizio frettoloso impedisce di comprendere realmente il punto di vista dell’altro e spesso produce un’autocensura che impedisce al meglio di ciascuno di manifestarsi… Promuovere un contesto “non giudicante” è fondamentale per qualsiasi processo educativo. Lo stesso vale anche per l’informazione dei mass media che spesso, invece, giudica eccome e porta molti a giudicare, alimentando pregiudizi, paure e divisioni e tirando fuori il peggio dall’animo umano…

nostalgia del futuro“, è un’espressione meravigliosa di Paulo Freire, che rappresenta qualcosa di più della banale “speranza” che le cose in futuro possano migliorare; rappresenta la “certezza” che questo accadrà. È stata questa sensazione di certezza, infatti, e non solo di speranza, ad animare il pensiero e l’azione di molti grandi personaggi, da Gandhi a Luther King, da Mandela a Raoul Follereau… e molti altri meno celebri, ma che ugualmente hanno talmente creduto di poter cambiare le cose che alla fine l’hanno fatto davvero! Anche l’informazione potrebbe fare molto per promuovere questa “nostalgia del futuro”, se scegliesse di mostrarci, con la stessa costanza con cui ci presenta le banali tragedie quotidiane, anche le straordinarie possibilità future. È esattamente quello che stanno facendo i Comuni virtuosi e tutte le altre esperienze che abbiamo cercato di raccogliere in questo volume. Mostrarci quello che “potrebbe essere”!

“pazienza impaziente”: L’educatore rivoluzionario ha bisogno di essere pazientemente impaziente, per riuscire a distinguere l’ideale dal possibile.
Il rivoluzionario fa oggi solo il possibile, ma, siccome è impazientemente paziente, farà domani quello che ora è impossibile. Cosa significa essere pazienti e impazienti allo stesso tempo? Significa accettare il fatto di essere storicamente situati. Si può rompere con il contesto storico in due modi: con la pazienza o con l’impazienza.

Il primo è il Caso dei volontari, di quelli che perdono la pazienza storica” e credono di poter cambiare la storia indipendentemente dalle circostanze, i volontari vogliono “fare la rivoluzione da oggi a giovedì”. Il secondo caso è quello degli immobilisti, che rompono con l’impazienza a favore di una pazienza senza limiti.

…Le esperienze virtuose riportate in questo libro dimo­strano che cambiare è possibile e anche conveniente per tut­ti. Se non vogliamo però che queste rimangano solo espe­rienze isolate, come tante oasi nel deserto, ma vogliamo invece che crescano lungo il cammino come valanghe, contagiando anche altri Comuni ed estendendosi sempre più, occorre a mio avviso “cambiare il passo” e questo comporta una serie di azioni che qui vorrei provare a sug­gerire……

Fare rete: questo permette non la semplice somma delle esperienza, ma un processo in cui le stesse si aiutano e si moltiplicano reciprocamente

– Fare memoria storica: per memorizzare le esperienze e evitare il ripetersi degli errori…

Avere una prospettiva storica: per imparare dai grandi eventi del passato….

Allargare gli orizzonti: sia perchè viviamo in un mondo globalizzato, sia per imparare dai casi di successo degli altri Paesi

Denunciare e annunciare: … denunciare le ingiustizie, i privilegi, le violenze; annunciare le alternative concrete ai sistemi che le producono, smettendo definitivamente -dopo anni di strategie miopi – di pensare che il cambiamento possa nascere dalla paura o dal senso di colpa. Occorre smettere di piangersi addosso, e promuovere invece – specialmente nei giovani, ma non solo – la speranza in un futuro migliore, il desiderio di un cambiamen­to gioioso, la voglia di ricominciare a sognare, il piacere d’impegnarsi insieme per obiettivi comuni; in tal senso mostrare le esperienze virtuose può rivelarsi un contributo realmente prezioso alla costruzione di un “mondo diverso possibile”.

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Indispensabili: Il segreto dei bambini felici

Posted by giannigirotto su 26 ottobre 2010

Segreto bambini felici

Quale compito può essere più importante dell’essere dei buoni genitori?

Personalmente credo nessuno, in quanto riuscire a crescere bene i propri figli è desiderio di ognuno di noi, oltre ad essere il viatico più efficace per generare un futuro migliore. Infatti se ciascun genitore riuscisse a crescere i propri figli in modo diventino anche solo leggermente migliori dei propri genitori, nel giro di poche generazioni potremmo debellare fame, guerre e povertà.

Certo che tale nobile intenzione è tutt’altro che semplice…..e la letteratura educativa in tale settore è estremamente prolissa e variegata.

Vorrei sottoporre alla vostra attenzione un libro, “Il segreto dei bambini felici”, che ho voluto inserire nella mia sezione “Indispensabili“. In tale sezione troverete anche un altro libro avente lo stesso tema ed obiettivo,  cioè “Genitori efficaci” (che non a caso viene citato e utilizzato anche nel presente libro).

Come ho fatto appunto per “Genitori efficaci”, anche in questo caso provo a riassumere al massimo il contenuto, invitandovi però a leggere il libro intero perchè ovviamente posso sbagliarmi:

-Il ragionamento di fondo su cui si basa il libro è che il cervello, sia degli adulti ma sopratutto dei bambini (che non hanno sviluppato ancora adeguate difese psicologiche) è talmente ricettivo che assorbe profondamente i contenuti che gli vengono trasmessi, e li assorbe tanto più solidamente quanto più vengono espressi in maniera emozionante. Purtroppo spesso l’emozione più forte è la rabbia e i momenti di sfogo, in cui diciamo ai nostri bambini cose molto spesso negative, che loro appunto assorbono e interiorizzano profondamente.

– Quindi nei momenti di rabbia i genitori trasmettono messaggi alle menti dei figli, e questi mes­saggi, se non vengono contestati risolutamente, esercitano il loro Influsso per tutta la vita.

I bambini badano più alla nostra espressività emozionale che al contenuto del messaggio. Non fingetevi soddisfatti o affettuosi quando non vi sentite tali, perché così create confusione: il bambino può diventare in­sicuro e può sviluppare, a lungo andare, un disturbo grave. Pos­siamo esprimere sinceramente i nostri sentimenti senza mortificare i bambini. I figli sono in grado di accettare che un genitore dica: « Sono molto stanco oggi », oppure: « Adesso sono troppo arrabbiato », soprattutto se il discorso corrisponde alle sensazio­ni che provano. Ciò li aiuta a comprendere che anche il genitore è umano, e questo è senz’altro positivo.

Espressioni positive: significa dare un altro approccio all’educazione, cioè anzichè dare messaggi di possibili pericoli o cose negative, volgiamoli al positivo: esempio possiamo dire a un bambino: « Non litigare, oggi, a scuola! » Oppure possiamo dire: « Passa una bella giornata, oggi, a scuola, e gioca soltanto con i compagni con cui vai d’accordo». In breve, è preferibile spiegare chiaramente ai bambini il modo corretto di agire e di comportarsi, anzichè procedere per divieti o paventare pericoli.

– I bambini hanno bisogno di sentirsi amati, cioè di ricevere almeno una volta al giorno qualche minuto di sincera e completa attenzione, fisica ed emotiva. Se non la ricevono sono disposti a combinare qualche marachella pur di ricevere attenzione, anche se sotto forma di rimproveri. Infatti un’emozione, anche se leggermente dolorosa, è da loro preferita in confronto all’assenza totale di emozioni.

– Svolgete dei lavori/attività pratiche assieme: La fiducia e la confidenza si sviluppano a poco a poco, mentre si accatasta la legna, o si ripara l’automobile, o si lavora in giardino…

– Per aiutare i vostri figli a crescere e risolvere autonomamente i problemi, utilizzate la tecnica dell'”ascolto attivo“, spiegata nel libro “Genitori efficaci” presente sempre nella sezione “Indispensabili

– Ancora una volta viene confermato che è molto più probabile che imitino quello che fate, anzi­ché eseguire ciò che dite. Badate dunque a offrire loro i modelli dei comportamenti che desiderate che adottino.

Il libro affronta approfonditamente la gestione dei sentimenti: paura, rabbia, tristezza e gioia, e come insegnare ai bambini a gestirli e controllarli. Ciò comprende anche le “distorsioni” emotive come il broncio, la timidezza e il capriccio…

– Il bisogno di limiti avvertito dai bambini è uno dei segreti di cui i genitori debbono essere a conoscenza. Tutti i bambini hanno la necessità di sapere che qualcuno è in grado di controllarli. Se riuscirete a trasmettere (coi fatti, con l’esempio, con l’atteggiamento oltre che con le parole) ai vostri figli che li amate incondizionatamente e non li abbandonerete mai, cioè che siete affidabili, questi accetteranno anche la vostra severità e le regole che vorrete stabilire.

– Per farli crescere correttamente e permettere che si formino una corretta autostima, fate in modo di assegnare loro il prima possibile dei compiti nella tenuta/gestione della casa (per esempio apparecchiare/sparecchiare la tavola), ovviamente proporzionati all’età. Le prime volte seguiteli, e se necessario correggeteli, ma un po’ alla volta lasciategli l’autonomia e la responsabilità relativa.

– I bam­bini crescono più serenamente e più felicemente quando mam­ma e papà manifestano l’affetto che li unisce e l’interesse reci­proco…

– I genitori, per poter svolgere bene il loro compito, devono trovare il modo di occuparsi di loro stessi, darsi delle gratificazioni, concedersi 10 minuti al giorno solo per loro (intesi come coppia), e arrivare alla consapevolezza che i figli sono sì importanti, ma non devono SEMPRE avere la precedenza.

– Durante la crescita il bambino attraversa della “fasi” mediamente abbastanza classificabili, con comportamenti abbastanza tipici. Il libro ne elenca sei, e per ognuna ne spiega comportamenti e i provvedimenti che possono aiutarvi.

Ovviamente quanto sopra è solo un’estrema mia sintesi personale di quanto riportato dal libro, che spiega e chiarisce centinaia di aspetti ugualmente importanti. Io ho trovato un estratto, scaricabile gratuitamente, che spero vi piaccia e vi invogli a comprare il libro o a recarvi in biblioteca per prenderlo in prestito.

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La terra degli Gnu (Ognuno per sè e Dio per tutti)

Posted by giannigirotto su 22 marzo 2010

E’ da sempre che volevo scrivere un articolo identico! Ringrazio pertanto Mimmo Guarino che è riuscito a scriverlo come e meglio di quanto avrei fatto  io!

E’ superfluo pertanto che io dica che sono d’accordo al 101%, e che le mie iscrizioni a diverse Associazioni sono il mio tentativo e il mio contributo a favore degli “GnUmani”.

Quindi grazie ancora Mimmo, vi invito tutti a leggere questo bellissimo articolo cliccando o sulla foto a fianco o sul nome dell’autore….

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Indispensabili: “Economia Canaglia” – 9° Capitolo

Posted by giannigirotto su 2 marzo 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, vorrei cambiare approccio.

In questo caso infatti inserisco un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile.

Considero questo libro veramente “indispensabile”, perchè chiude il cerchio fra la liberalizzazione del mercato globale e il crescente peggioramento della condizione socioeconomica di enormi strati della popolazione, in particolare la cosidetta “classe media”.

Cap 9 – I grandi illusionisti del ventesimo secolo

Nel documentario Una scomoda verità (2006), Al Gore ammette che nella campagna elettorale per le presidenziali del 2000 gli venne suggerito di non puntare su tematiche ambientali – cui lui teneva molto – perché non avrebbero portato voti. I sondaggi infatti confermavano l’indifferenza dell’elettorato nei confronti dell’ambiente……..

La politica è diventata marketing. I politici non dicono ciò che le loro idee e la loro visione suggerisce, ma semplicemente ciò che, secondo studi e sondaggi mirati, fa più presa nel pubblico, ciò che il pubblico vuole sentire insomma. Per aiutarsi in questo gioco assoldano le celebrità e sponsorizzano eventi caritatevoli per passare da altruisti .…..In realtà, l’obiettivo è esattamente l’opposto. Il loro scopo è perseguire tenacemente il proprio disegno politico nel quale il continente africano può solo rimanere sottomesso alle regole dell’economia delle potenze occidentali….

In Africa gran parte degli aiuti erogati dai Paesi ricchi non raggiunge la popolazione, ma viene “dirottato” verso la fazioni militari e le varie bande armate che controllano i territori,…….per lasciare libere le multinazionali di saccheggire le materie prime e le altre risorse che vi sono contenute (aggiungo io)……Storicamente gli aiuti stranieri all’Africa si rivelano una forza canaglia che finanzia soprattutto il terrorismo. Nei paesi dilaniati dalla guerra come Etiopia, Somalia e Sudan, il trasferimento dei beni, ovvero la ridistribuzione degli aiuti esterni, è la fonte di guadagno più redditizia dei gruppi armati locali. Durante la guerra civile in Sudan, il grosso degli aiuti alimentari destinato alle regioni colpite dalla carestia viene usato dai gruppi armati e dai signori della guerra per comprare armi irachene con cui combattere l’esercito sudanese e massacrare la popolazione. Anche i governi africani partecipano a questo furto. Il governo di Karthoum usa la sua quota di aiuti per comprare petrolio iracheno con cui alimentare la macchina bellica e pagare i consulenti militari iraniani. La perdita di parte del capitale degli aiuti è un dato di fatto al punto che i paesi donatori la conteggiano attorno al cinque per cento. Per alcuni stati africani questa percentuale arriva fino al 20 per cento. Quando gli aiuti stranieri non vengono rubati alla fonte, cioè prima che il denaro o i prodotti raggiungano la popolazione, la gente viene derubata in casa.

Invece della beneficenza…..Sarebbe molto più utile abolire i dazi agricoli e i 300 milioni di dollari di sovvenzioni che i paesi ricchi distribuiscono ai loro agricoltori. Una strategia simile farebbe lievitare i proventi dell’agricoltura africana di cento miliardi di dollari, 20 in più rispetto agli 80 che i paesi industrializzati hanno inviato in Africa nel 2006. La soppressione delle sovvenzioni e dei dazi nei paesi industriali permetterebbe ai prodotti africani di competere liberamente con quelli occidentali e di generare profitti pari a 500 miliardi di dollari, sufficienti ad affrancare dalla povertà 150 milioni di africani entro il 2015. Il vero problema è che campagne di questo tipo si scontrerebbero con gli interessi dei coltivatori occidentali, che sono la base dell’elettorato di Bush e un gruppo di pressione molto potente sia in America che in Europa……

La verità dietro la campagna «abolire la povertà» è che gli aiuti stranieri portano vantaggi solo a chi li elargisce, come dimostra nel dopoguerra il Piano Marshall, che crea un nuovo mercato per i prodotti americani e solo indirettamente aiuta l’Europa……. per ogni dollaro che raggiunge il continente tre restano nel paese di origine. La manodopera e i prodotti provengono dai paesi donatori. E in fondo gli aiuti finiscono per creare un mercato per i prodotti occidentali. Secondo la Banca mondiale, il 70 per cento dei prestiti viene speso dai paesi africani per l’acquisto di beni e servizi dalle aziende occidentali.

Molti leader africani si sono pronunciati contro la logica comoda e rassicurante degli aiuti stranieri. Hanno invece chiesto il trasferimento della tecnologia e lo sviluppo di infrastrutture chiave, per esempio nell’industria dei trasporti. All’Africa mancano le strutture e le risorse umane adatte per uscire dalla povertà………..

E per quanto riguarda il terrorismo, come lo sta utilizzando la politica?…....Prima d’ora i politici non avevano mai «cambiato le carte in tavola» per anticipare un futuro più pericoloso e spaventoso del presente. Ma questa tendenza era già in atto alla vigilia dell’11 settembre. Nel 2001 Andrew Bacevich, docente di relazioni internazionali della Boston University, scrive sulla rivista Foreign Policy che il rapporto del 2001 del Dipartimento di stato, intitolato Patterns of Global Terrorism, «non solo esagera e distorce la realtà, ma nasconde il contesto politico in cui avvengono specifici episodi di terrorismo». …. La manipolazione dei dati e la propaganda politica contribuiscono a creare nel mondo libero ciò che il professor Leif Wenar dell’università di Sheffield definisce «falso senso d’insicurezza» sul terrorismo. Il motto è «Abbiate paura. Abbiate molta paura. Ma continuate a vivere come prima». Questo mantra viene recitato durante i rituali di sicurezza eseguiti ogni volta che saliamo a bordo di un aereo. In realtà «dovrebbero preoccuparci molto di più la diffusione delle malattie, il commercio di droghe, il traffico di esseri umani e altri atti criminali che avvengono attraverso l’aviazione e i trasporti» dice Joe Sulmona. «Questi pericoli rappresentano rischi assai maggiori e frequenti.» Ma queste paure non vengono pubblicizzate dalle celebrità e non possono essere visualizzate o illustrate con foto scioccanti. Soprattutto, non fanno aumentare l’indice di gradimento dei politici. Dopo l’il settembre, il «falso senso d’insicurezza» diffuso dall’amministrazione Bush è servito a far crescere la popolarità di un presidente impopolare e tre anni dopo ha di fatto rappresentato la piattaforma elettorale per la sua rielezioni……La convinzione che oggi in Occidente la probabilità di un dirottamento aereo sia più alta che in passato è uno dei molti miti venduti al mondo dalla coppia Bush-Blair. È la politica della paura……..Gli americani hanno molte più probabilità di essere assassinati in casa che di cadere vittime di un attentato terroristico. Ogni anno negli USA vengono assassinate 16000 persone. Se l’11 settembre ne sono mlorte oltre 3000, mentre sto scrivendo, in America le vittime degli incidenti stradali dopo il 2001 sono oltre 200.000. La probabilità che un americano muoia in un incidente aereo è di circa una su 13 milioni (1l settembre incluso), mentre basta percorrere solo 18 chilometri alla guida sulle strade più sicure d’America (le interstatali in zone rurali) per raggiungere lo stesso livello di rischio. È più probabile morire sulla strada verso l’aeroporto che non esplodere nel terminal o in volo………

La verità è che il terrorismo è un grande strumento mediatico per distogliere lo sguardo dai reali problemi, e giustificare politiche che sotto un velo di razionalità, servono solo a perpetuare i privilegi delle caste al potere.

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Indispensabili: Genitori/Amici/Persone Efficaci

Posted by giannigirotto su 9 gennaio 2010

Quale compito può essere più importante dell’essere dei buoni genitori?

Personalmente credo nessuno, in quanto riuscire a crescere bene i propri figli è desiderio di ognuno di noi, oltre ad essere il viatico più efficace per generare un futuro migliore. Infatti se ciascun genitore riuscisse a crescere i propri figli in modo diventino anche solo leggermente migliori dei propri genitori, nel giro di poche generazioni potremmo debellare fame, guerre e povertà.

Certo che tale nobile intenzione è tutt’altro che semplice…..e la letteratura educativa in tale settore è estremamente prolissa e variegata.

Vorrei sottoporre alla vostra attenzione un libro, che ho quindi voluto inserire nella mia sezione “Indispensabili“, che presenta un impagabile pregio: pur essendo stato scritto con riguardo ai figli, in realtà può e viene effettivamente usato per qualsiasi tipo di rapporto interpersonale, tra amici, soci, parenti, coniugi, maestri e alunni…..ecco spiegata quindi la differenza tra il titolo del libro e il titolo dato a questo articolo…..

Personalmente mi trovo in piena sintonia con quanto viene ampiamente spiegato in questo libro, che mi sembra basato sul puro buon senso, sulla logica e sulla non-ipocrisia.

Cercherò ora di riassumere brevissimamente alcuni importanti concetti solo per incuriosirvi e stimolarvi alla sua lettura integrale. Cliccando invece o sopra l’immagine del libro stesso o qui a fianco, potrete scaricare un ampio estratto dello stesso che ho trovato in Internet.

– il libro esamina compiutamente la tecnica cosidetta dell'”ascolto attivo“, che si concentra nell’evitare di imporre il proprio giudizio e le proprie considerazioni, invitando invece (con un atteggimento di sincera attenzione e condivisione) l’interlocutore ad aprirsi e spiegare i propri sentimente e quindi le vere motivazioni del suo comportamento, passo questo che spesso consente all’interlocutore di arrivare da solo alla migliore soluzione del problema in essere;

– L’importanza di utilizzare messaggi “in prima persona” anzichè “in seconda persona”. Con il primo tipo infatti si comunicano i propri sentimenti ed idee, senza dare giudizi e/o imposizioni come accade spesso con i messaggi in seconda persona.

– ogniqualvolta in un rapporto vi sono conflitti o problemi, si può scegliere, consciamente o inconsciamente, di adottare un atteggiamento di conflitto, nel quale alla fine uno dei due interlocutori vincerà e uno perderà, oppure instaurare un dialogo sincero che evisceri la vera causa del problema e consenta ad entrambe le parti di proporre delle soluzioni condivise. Per quanto riguarda rapporti in cui le parti hanno diversa quantità di potere (quindi specialmente genitori e figli) è estramemente dannoso instaurare un rapporto basato su confronti “di forza”, nei quali cioè ognuno tenta ostinatamente di imporre la propria visione delle cose, fintantochè il soggetto dotato di maggior potere si impone. Questo tipo di rapporto infatti genera e genererà una lunga serie di serie problematiche, anche gravi. Viceversa l’approccio “senza perdenti” implica l’instaurazione di un dialogo più sincero, responsabilizza gli interlocutori e consente una crescita equilibrata dei figli. Inoltre una soluzione consensuale basata sul principio della partecipazione, garantisce migliori risultati e minori conflittualità.

– Il trasferimento dei “valori” morali dei genitori ai figli non può venire per imposizione, ma solo dando un esempio coerente con il proprio comportamento, rispetto a quanto si predica. Inoltre è altamente controproducente sprecare tempo ed energie per cercare di cambiare dei comportamenti che non influenzano veramente la vita del figlio e della famiglia (tipo la lunghezza dei capelli o il modo di vestire), ma concentrarsi esclusivamente sui dei problemi seri e oggettivi. Riporto dal libro: “I genitori trasmettono i propri valori vivendoli coerentemente, e non costringendo i figli a vivere secondo gli stessi. Credo fermamente che una delle principali ragioni per cui oggi gli adolescenti protestano respingendo molti dei valori della società adulta sia riconducibile al fatto che si sono resi conto di come gli adulti spesso predicano in un modo, ma agiscono in un altro.

– Trattare i figli il più possibile come persone, dandogli la possibilità di guadagnarsi stima e responsabilità via via crescenti. Ricordiamoci di quando eravamo ragazzi noi, cosa ci infastidiva maggiormente?

– Non subire passivamente il tipo di educazione e insegnamenti che provengono da scuole, televisione ecc., ma attivarsi per correggerle e migliorarle. In gioco c’è il futuro dei nostri figli.

– Fare introspezione: non accetto i miei figli perchè non accetto me stesso? considero i figli una mia proprietà o degli esseri umani autonomi? la mia relazione primaria è quella coniugale o quella con i figli? Gli unici valori e principi validi sono quelli in cui io credo?

Ripeto che i punti suddetti sono un condensato estremo di un intero libro, quindi vanno presi con le pinze e non garantisco certo di aver reso correttamente quanto il libro stesso espone, sono solo un tentativo……

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I miei “Credo” – Circonvezione d’incapace

Posted by giannigirotto su 1 settembre 2009

Il Codice Penale Italiano, all’art. 643, prevede il reato di “Circonvenzione di persone incapaci”, descrivendolo come un comportamento che “consiste nell’abusare dei bisogni, passioni o dell’inesperienza di persona minore o in stato d’infermità o deficienza psichica, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto” mediante il compimento di “un atto dannoso per sé o per altri“.

Bene, io credo che questo reato sia di gran lunga il più diffuso in Italia, ma in generale nel mondo, nel senso che viene compiuto letteralmente milioni di volte ogni giorno. Mi spiego, partendo dal concetto di “deficienza psichica”, che è un concetto altamente soggettivo, relativo, così come in generale tutti i concetti psiologici……un concetto per il quale non può esistere un test chimico/fisico che rilevi con assoluta certezza che il soggetto sia “deficente psichico”, così come invece un test può rilevare che ha una determinata malattia o menomazione fisica tipo l’ernia al disco o il batterio della salmonella nel sangue….

Senza dilungarmi inutilmente, io penso vi siano moltissimi soggetti che approfittano della relativa “deficenza psichica” di tutti noi per realizzare i loro interessi, anche perchè ricomprendo nel concetto di “deficenza” anche il semplicissimo ed innegabile fatto che in moltissime materie noi (intesi come normali cittadini/consumatori) abbiamo una “deficenza di informazioni” che ci pone di fatto in uno stato di “raggirabilità” più facile:

– In generale la gran parte della pubblicità su riviste e televisione cerca di far leva in primis sulle nostre debolezze per venderci un determinato prodotto…..

– migliaia di Maghi, Cartomanti, Divini Maestri, di Sette più o meno esoteriche, Paragnosti e chi più ne ha più ne metta si insinua ogni giorni nelle disgrazie e debolezze altrui per proporre dei rimedi solitamente tanto costosi quanto illusori…..

– Cosa dire poi di Banche è Intermediari Finanziari che da decine di anni ci propinano i loro “infallibili e sicuri” sistemi per investire i nostri risparmi e farli fruttare per la nostra vecchiaia…..

– Ma io ci voglio pure mettere tutti quei giochi e circuiti di scommesse assolutamente legali, a partire dal Super Enalotto passando per le corse dei cavalli, alle sale Bingo, ai Videopoker e Casinò, grazie ai quali lo Stato incassa la stratosferica cifra annuale di 50 miliardi di euro (anno 2009), cioè 100.000 miliardi di lire (e sarebbe bello sapere dove vanno quei soldi) e migliaia di persone si rovinano e rovinano la loro famiglia…..

– Stesso identico discorso per le sigarette. Poichè è scientificamente dimostrato che fanno male, quanto e più della marijuana, allora perchè se uno si fa una canna o ne coltiva due piantine viene incarcerato, mentre se uno fuma due pacchetti di sigarette al giorno, magari pure dentro casa con dei bambini o con altre persone, o in ospedale o a scuola, non viene toccato…..?? forse perchè a qualcuno conviene economicamente approffitarsi della “deficienza psichica” (relativa) del fumatore?….

– Cosa dire puoi dell’attività politica…….apriti cielo….gran parte dei politici lavora per trovare i modi il più possibile legali per approfittare delle nostre “deficenze” “al fine di procurare a sé o ad altri un profitto“….

Credo non occorra proseguire, chi vuole avrà già compreso il nocciolo del mio sfogo. Per difendersi i sistemi sono sempre gli stessi: Informarsi, associarsi, condividere…….., nel mio piccolo vi rimando alle mie sezioni “Agisci” e “Indispensabili“, mentre chiedo a tutti di aiutarmi per la compilazione della sezione “Risparmio“.

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Divide et impera

Posted by giannigirotto su 23 febbraio 2009

divide et imperaCome riportato in Wikipedia, Divide et impera “In politica e sociologia si utilizza per definire una strategia finalizzata al mantenimento di un territorio e/o di una popolazione, dividendo e frammentando il potere dell’opposizione in modo che non possa riunirsi contro un obiettivo comune. In realtà, questa strategia contribuisce ad evitare che una serie di piccole entità titolari di una quantità di potere ciascuna possano unirsi, formando un solo centro di potere, implementando così una nuova e unica entità più rilevante e pericolosa. Per evitare ciò, il potere centrale tende a dividere e a creare dissapori tra le fazioni, in modo che non trovino mai la possibilità di unirsi contro di lui.

Il “Clima di Paura” che l’attuale Governo ha dato ordine ai mass media di diffondere fa parte di questa strategia. Riempire i telegiornali e giornali con una sequenza ininterrotta di reati violenti, dagli omicidi agli stupri, financo ai cani che sbranano i bambini, accaduti nel nostro “belpaese”.

Trasmetterli è l’ordine imperativo, anche se non sono accaduti oggi, va bene anche mesi fa, l’importante è che ci attanaglino la mente distraendoci ancora una volta dalle notizie che ci coinvolgeranno veramente tutti nei prossimi mesi/anni, e cioè la chiusura di aziende, la cassa integrazione, la sempre più difficile concorrenza con il costo del lavoro dei Paesi in via di sviluppo, l’ambiente sempre più inquinato ecc. ecc.

Sopratutto queste notizie ci devono mettere in una situazione mentale di allarme tale da vedere come auspicabile e giustificabile ogni nuova misura normativa emanata per “riportare l’ordine”.

Come argomenta bene invece “La Voce“, negli ultimi anni il numero di delitti è rimasto pressochè stabile, invece la percezione di sicurezza dei cittadini è variata a seconda di quanto i mass-media abbiano dato spazio a tali notizie.

La mia sensazione è che si voglia fomentare sia una “guerra tra poveri“, sia un clima da “chiudetevi in casa” in modo che la gente non esca più la sera, non si incontri più, non dialoghi più, ma se ne stia a casa a guardare la “sicura” televisione, e quindi non si organizzi più per fare vera opposizione.

Dando per scontato infatti che gran parte delle forze politiche all’opposizione lo sono/fanno per finta, la strategia è quella di eliminare dalla radice ogni possibile unione di forze sociali che potrebbero generare vera opposizione. Allora vediamo di dividerli su tutto! Dividiamoli facendoli litigare sull’eutanasia, sul testamento biologico, sull’immigrazione clandestina, sull’obbligo di denuncia da parte dei medici verso i clandestini, sulla pena di morte e più in generale sul castigo da comminare agli stupratori e agli assassini ecc. ecc.

Fomentiamo la rabbia, l’odio, il razzismo, solletichiamo tutti gli istinti più bestiali, così saranno occupati a sbranarsi su tutto ciò che li divide, invece che cercare di unirsi su tutto ciò che li accumuna.

anni Girotto
p.s. Se non vuoi più essere vittima di questo giochetto, suggerisco l’adesione, a livello politico al neonato Movimento 5 stelle, mentre a livello di orientamento e controllo sulla politica, al neonato Movimento Etico Solidale. Entrambi hanno a mio avviso tutte le premesse per fare molto, molto bene.

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