Tracce

Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Archive for the ‘Schiavitù’ Category

COMMERCIO EQUOSOLIDALE NELLA GDO E NEL WEB!

Posted by giannigirotto su 18 agosto 2016

Lo sapevate che trovate i prodotti del commercio equosolidale (certificati dalla WFTO – World Fair Trade Organization) anche nei grandi supermercati/iIpermercati (http://www.fairtrade.it/prodotti)? E che li trovate anche online (http://www.altromercato.it/…/mangi…/pranzo-e-cena/pasta.html)?

Per il resto trovate le altre opzioni equosolidali (banche, assicurazioni, elettricità, turismo ecc. ecc.) li trovate nella mia sezione dedicatahttps://giannigirotto.wordpress.com/consumo-critico/

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Migranti: c’è chi dice sì!

Posted by giannigirotto su 8 settembre 2015

migranti-marciaC’è un Italia di politici e politicanti che fomentano paura, rabbia e razzismo, e che in maniera più o meno consapevole, più o meno dolosa, lavora per i “poteri forti” utilizzando la sempre valida strategia del divide et impera (vedi i primi 3 post indicati) e fomentando la “guerra tra poveri”…

è c’è un’Italia che, in silenzio, in umiltà ma con tanta buona volontà ed efficacia, risolve i problemi, come quello dei migranti, per esempio:

  • Il comune di Riace (vedi articolo)
  • Il comune di Gioiosa Jonica e Locri (vedi articolo)
  • I comuni di Novellara e Malegno (vedi articolo)

Vi sono reti di Comuni Solidali  e virtuosi  che hanno fatto appunto della solidarietà e dell’accoglienza il loro modus operandi.

Ovviamente queste sono notizie che raramente passano nel cosidetto “mainstream“, cioè nelle prime pagine dei principali giornali, e nei titoli dei telegiornali nazionali, dal momento che, come tutti sanno “fa più rumore un albero che cade piuttosto che una foresta che cresce!“…

La settimana scorsa ho viaggiato in treno tra Roma e Perugia, e osservando gli splendidi panorami di questo pezzo di Italia centrale,IMG_20150903_143101IMG_20150903_134704 alcune considerazioni mi sono venute alla mente:

  1. In Italia abbiamo quasi 5 milioni di edifici sfitti/inutilizzati… a chi giova lasciarli in tale condizione? credo a nessuno, anzi viceversa  diversi proprietari sarebbero favorevoli a ricavarne un reddito (e non lasciarli cadere in disuso), e quindi affittarli sia a cittadini italiani che extracomunitari. Ugualmente, come dicevo viaggiando in treno per l’Italia centrale, lo spazio fisico mi pare di certo non ci manchi.
  2. Manca il lavoro, certo, ma le esperienze virtuose di cui le sovrastanti sono solo alcuni esempi, dimostrano che i migranti sono assolutamente in grado di creare lavoro. Contemporaneamente ricordiamo che sono sempre i migranti ad occupare la buona parte di quei 400mila posti di lavoro in regime di quasi-schiavitù nel settore agricolo.
  3. Ormai chi vuole informarsi può capire facilmente che i principali “miti” negativi sui migranti sono falsi, indico per approfondimenti solo questi recentissimi due articoli del noto economista Leonardo Becchetti (primo e secondo articolo)
  4. Ultimo, ma il FATTO PIÙ IMPORTANTE: si continua a parlare molto dei sintomi della malattia, ma non delle cause. E’ come se si continuasse a parlare del modo migliore di far calare la febbre ad un malato, ma nessuno l’avesse ancora visitato e capito se si tratta di influenza piuttosto che di appendicite o bronchite… Meglio ancora, noi abbiamo capito benissimo di quale malattia si tratta, ma gli altri continuano a parlare solo dei sintomi. Facciamoli tornare a discutere sulle cause, per trovare le VERE soluzioni. Sarà meglio per tutti.

 

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MIgranti: tecniche di distrazione di massa!

Posted by giannigirotto su 9 agosto 2015

Ho già scritto sull’argomento migranti, ma ritengo assolutamente indispensabile tornarci. Lo faccio sottoscrivendo, parola per parola, virgola per virgola questo editoriale di Pietro Reitano pubblicato nel numero di Agosto di Altreconomia. Il video invece riporta un mio personale intervento in aula del Senato, fatto un paio di settimane prima. I migranti non sono la causa dei nostri problemi, sono l’effetto!

Se volete risolvere i problemi alla radice, praticate il “consumo critico“, molto, molto più efficace di qualsiasi organo politico nel cambiare veramente, strutturalmente, in meglio, il mondo che ci circonda, e quindi anche in particolare il problema dei migranti. Un terzo delle guerre infatti si fanno per impossessarsi delle fonti di energia, un terzo per l’acqua, un terzo per le altre materie prime. Scegliendo delle filiere etiche possiamo ridurre grandemente questi fabbisogni, e scegliendo una dieta prevalentemente vegetariana ridurre di dieci/venti volte il fabbisogno di acqua/energia/alimenti.

Il resto, come spiega bene l’editoriale sottostante, è solo “padronanza della lingua” per perpetuare la vecchissima ma sempre efficacissima strategia del “divide et impera“!

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Altreconomia – Agosto 2015 – Pietro Reitano

Don Lorenzo Milani ha spesso sostenuto che solo il linguaggio rende davvero uguali, e che “ogni parola non imparata oggi è un calcio in culo domani”. Esortava i suoi ragazzi a imparare a comprendere i testi e a esprimersi correttamente, per capire e difendersi. Difendersi da chi? Dal potere, che è tale proprio perché è padrone della lingua. I padroni della lingua sono padroni di tutto: ecco un insegnamento politico ed educativo da non dimenticare.
Ed ecco perché i padroni della lingua -politici di ogni schieramento, e ahìnoi molti giornalisti- sono stati così bravi, a giugno, nel sostenere quella grande mistificazione chiamata “emergenza immigrati” attraverso le tv, la carta stampata, internet, raccogliendo il plauso di una pericolosa maggioranza trasversale dell’opinione pubblica. A poco vale far notare come questi urlanti padroni delle parole siano incuranti -e ignoranti- di numeri, statistiche, normative e diritto nazionale e internazionale che ormai ha decenni, storia, dinamiche economiche.
Le cause delle guerre, il traffico di armi, la globalizzazione economica, i trattati internazionali, la più grave crisi dei rifugiati dalla Seconda guerra mondiale,  il più semplice diritto alla mobilità, i numeri di un’invasione che non c’è, la direttiva Ue 51 del 2001 che condanna i profughi a salire su un barcone quando costerebbe meno prendere un aereo: tutti questi non sembrano essere argomenti utili a ragionare con i padroni della lingua e i loro seguaci.
Contano l’etnia, l’igiene, il decoro, la sicurezza, poco altro.
E anche solo il buon senso (non ci spingiamo a chiedere umanità) non è benvenuto. Quale persona di buon senso -e dati alla mano- potrebbe sostenere che crisi, disoccupazione, precarietà e incertezza che la maggior parte della famiglie italiane vive sulla propria pelle siano causati da poche migliaia di disperati, e non da un sistema globale economico che fa gli interessi di pochi a scapito di molti?
Eppure questo è il mantra che ci propinano quotidianamente i padroni della lingua. Hanno avuto gioco facile a convincerci di una così colossale bufala. Sono bastate poche espressioni per aprire le porte della nostra ansia -e chiudere quelle del cervello-.

La prima: clandestino. In un cortocircuito inaccettabile, si confonde la persona con la condizione burocratica -relativa, indipendente dalla volontà e modificabile in ogni istante- in cui versa. La seconda espressione: paura. La paura diventa alleato e non nemico, in una campagna elettorale perenne, e i problemi si creano, anziché risolverli.
Di che cosa dovremmo davvero aver paura? Della scabbia o delle banche? Dei disgraziati sugli scogli o della corruzione nella pubblica amministrazione? Di chi chiede l’elemosina o di chi evade le tasse?
La tentazione è di rispondere ai padroni della lingua scendendo sul loro stesso piano: quello della banalizzazione, degli slogan, delle urla. Questa gente va fermata ma non con le loro regole del gioco e i loro mezzi. Tantomeno, tuttavia, dobbiamo ridurci a un politicamente corretto -e sostanzialmente innocuo- “preferirei di no”, come fossimo tanti scrivani Bartleby (e destinati a farne la triste fine). Il lavoro è arduo e quotidiano e parte, come ci ha insegnato don Milani, nelle scuole (e così è chiaro perché la scuola pubblica è perennemente sotto attacco da parte dei padroni della lingua).

I migranti fuggono da povertà e guerre di cui tutti siamo in qualche modo responsabili. Fuggono da situazioni apocalittiche laddove la “bestia”, esattamente come nel linguaggio in codice del libro del Nuovo Testamento, altro non è che l’impero: quello romano allora, quello economico adesso, contro cui resistere e ribellarsi, perché non è un dio, ma dipende dagli uomini (“ha nome d’uomo”). Non li fermeranno timbri su un passaporto, deserti o traversate in barcone. Invece di pensare a rispedirli indietro -verrebbe da dire: “a calci in culo”- dovremmo pensare come andare a prenderli. Salvando loro e noi stessi. —

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Ecco come risolvere il problema dei migranti!

Posted by giannigirotto su 14 giugno 2015

barconi speranza

Sono ormai più di due anni che siedo in Parlamento e mi occupo quasi esclusivamente di politica, e ora mi permetto di dire la mia opinione sul problema degli immigrati.

Semplicemente, la politica è impotente, e forse, contraria, a risolvere il problema degli immigrati.

Impotente, perchè il problema si è generato nel corso dei decenni, le cause quindi si sarebbero già potute rimuovere ampiamente se ci fosse stata volontà e potere politico. Queste due condizioni non ci sono evidentemente mai state, e non si possono creare oggi per magia.

Quando dico che il problema si è generato per decenni faccio riferimento al fatto che il cosidetto “neo-colonialismo” opera appunto da decenni, sfruttando ignobilmente i territori, in questo caso africani, e non solo, per depredare petrolio, gas, carbone, rame, ferro, coltan ecc. ecc.

E quale sistema migliore per operare se non quello di sobillare e incentivare il disordine, il despotismo, la guerra civile, armare i capibanda locali, manipolare l’informazione, corrompere i politici ecc. ecc., insomma praticare la sempre efficace strategia del “divide et impera“?

Come sempre quindi chiedere alla politica di risolvere un problema che essa stessa ha contribuito in maniera determinante a generare, è come minimo ignoranza, come massimo masochismo.

Un sistema decisamente più efficace invece è lavorare appunto sulle cause del problema, e come detto una è rappresentata dal fatto che in molti dei Paesi sede di emigrazione vigono dei regimi altamente dispotici, che continuano a operare senza che la politica internazionale intervenga, quantomento efficacemente.

Beh si può fare molto più di quello che generalmente si crede firmando gli appelli di Amnesty International, e vi spiego rapidamente perchè: perchè la politica locale si permette di continuare le sue malefatte contando sul silenzio della politica internazionale e sul fatto che tali malefatte rimangano “nell’ombra”, sconosciute ai più. Vedete le singole persone che compongono i regimi dispotici, prese singolarmente sono dei vigliacchi, degli ominicchi, e nel momento in cui il “bubbone” diviene di dominio pubblico, si affrettano a “mollare l’osso” dello scandalo pur di non apparire colpevoli.

Questo non lo dico per presunzione personale, ma per i decenni di esperienza che Amnesty International ha nel operare con la semplice modalità delle denunce pubbliche relative ai casi di mancato rispetto dei basilari diritti umani. Insomma molto più spesso di quanto si creda, è “sufficente” che arrivino centinaia, migliaia di lettere di denuncia da parte di cittadini sparsi per tutto il mondo, che un prigioniero politico viene liberato, o quantomeno la sua detenzione ritorni “umana”, e più in generale venga ripristinata la giustizia.

Ripristinando la giustizia sociale, si migliora in modo esponenziale la situazione generale economico/sociale appunto, e gli abitanti di quel Paese hanno molti meno motivi per fuggire.

Questo è un modo efficace per combattere il fenomeno dell’emigrazione da fuga!

Invito pertanto tutti a visitare il sito di Amnesty International e spendere qualche minuto al mese per semplicemente firmare gli appelli.

E’ gratis, non dovete per forza né associarvi né fare offerte, che sono sempre assolutamente facoltative. E non abbiate paura nel scrivere (basta una volta sola, poi i dati vengono memorizzati) i vostri dati come nome cognome e indirizzo, io lo faccio da più di trent’anni, e questo vale per milioni di altri soci Amnesty in giro per il mondo, e non ho mai subito nessun tipo di ritorsione… 🙂

Se avete piacere, sotto il video di una Conferenza stampa che ho voluto ospitare a Palazzo Madama, sulla pena di morte, in cui nei primi minuti spiego un po’ meglio i concetti brevemente sù esposti. E se poi volete fare qualcosa in più per cambiare definitivamente in meglio la situazione, valutate il “consumo critico“.

Ulteriori soluzioni e considerazioni li trovate sugli altri miei post sull’argomento.

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Regali di Natale equosolidali

Posted by giannigirotto su 7 dicembre 2011

 La regalistica aziendale costituisce per noi una risorsa di vitale importanza. Aiutaci a rilanciare questo canale: convinci un amico , un parente o meglio ancora un’aziendaa fare i regali da noi.Guarda la sezione del nostro sito dedicata alla regalistica: clicca qui E poi segnalaci i contatti a giovanni.ferro@pacesviluppo.it Tel 347-9809098
Nelle Botteghe altromercato di Pace e Sviluppo  sono arrivati tanti nuovi prodotti del commercio equo e non solo: belli per chi li acquista e giusti per chi li produce, si prestano per regali solidali con un valore in più, quello del rispetto verso i lavoratori del Sud e del Nord del mondo. Sul sito sono segnalate anche le aperture straordinarie delle nostre Botteghe a dicembre.Scopri i nostri suggerimenti e sarà più facile fare il regalo “giusto”: per farti un’idea di quello che potrai trovare in bottega (anche se non c’è tutto in tutte le botteghe) consulta e sfoglia il nuovo catalogo natalizio altromercato.
La vostra Cooperativa ha organizzato eventi e iniziative per promuovere il Commercio Equo e Solidale a Natale. Anche se non saremo in piazza a Treviso con la nostra tradizionale esposizione, abbiamo previsto altre iniziative eque e solidali: una lettura per bimbi alla Libreria Lovat di Villorba, una sfilata in Piazza a Treviso, uno Spettacolo in centro … per tutti i dettagli CLICCA QUI

GUARDA il video spot del Natale di Pace e Sviluppo
che contiene tutto quello che potrete trovare in bottega per un Natale equo e solidale. Ti chiediamo di diffonderlo tra amici e parenti: se puoi fallo girare tra tutti i tuoi contatti!

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Buon Natale e quo e solidale! Ti aspettiamo nelle nostre Botteghe

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Cooperativa sociale Pace e Sviluppo

Via Montello 4 – Treviso –  Tel 0422-301424

www.pacesviluppo.itinfo@pacesviluppo.it


Botteghe altromercato  a

Treviso / Oderzo / Mogliano V.to / Vittorio V.to / Montebelluna / Castelfranco V.to / Camposampiero / San Donà di Piave / Cornuda / Paese / Zero Branco / Pieve di Soligo

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Schiavitù: la tratta degli esseri umani

Posted by giannigirotto su 28 settembre 2011

Inframezzo l’uscita dei vari capitoli del libro “Ho sognato una banca“, che racconta la storia della nascita di Banca Etica, con questo articolo preso pari pari dal sito di, guarda caso, uno dei soci fondatori della stessa, e cioè Mani Tese.

Uno dei motivi che mi spinge a farlo sono i lettori del mio blog, meglio ancora le statistiche di accesso, che mostrano come  molto spesso si arrivi al mio sito cercando informazioni sulla schiavitù.

Questo articolo pertanto, che segue un primo articolo ed un secondo articolo sull’argomento è un’ulteriore fiammella accesa nel buio per far luce su un fenomeno che la maggior parte degli italiani (compresi molti miei amici) considera superato o quantomento irrilevante, la schiavitù appunto.

I fatti purtroppo dimostrano e confermano inequivocabilmente che la realtà in molti Paesi poveri è tragicamente disperata, ed uno dei terribili sbocchi in cui le famiglie terminano è spesso quello della schiavitù per loro stessi o per i loro figli… lascio la parola all’articolo di Mani Tese:

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COS’E’ IL TRAFFICKING

Il Trafficking – o tratta di essere umani – rappresenta una delle principali violazioni dei diritti umani che colpisce le fasce più vulnerabili della popolazione, in primis donne e bambini. Un fenomeno in allarmante crescita in tutto il mondo: 12,3 milioni i bambini e gli adulti costretti al lavoro forzato, alla schiavitù e all’asservimento a scopo di sfruttamento sessuale.
Il 56% delle vittime di trafficking sono donne e bambine.

La tratta degli esseri umani è ogni azione, ivi compresi il reclutamento, il rapimento, il trasporto, la vendita, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza di persone, attraverso minacce o l’uso della forza, dell’inganno, della coercizione o della servitù per debiti, volta a ridurre o detenere delle persone, pagate o no, in uno stato di servitù involontaria, per un lavoro forzato o per sottometterle a dei creditori, in una comunità diversa da quella di origine (OSCE).

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Credo che ogni commento ulteriore sia superfluo. Chi non vuole fermarsi ad un comprensibile moto di ribellione e rabbia, può valutare di compiere qualcuna delle azioni suggerite nella sezione AGISCI.


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Consumati? si, ma mai quanto i polmoni dei lavoratori…

Posted by giannigirotto su 13 luglio 2011

Originariamente i jeans erano pantaloni da lavoro, li si preferiva per la loro resistenza all’usura e capacità di sopportare notevoli stress d’utilizzo… oggi sono sopratutto capi di moda, e negli ultimi tempi la moda li vuole “usati”…

Ora questo effetto “usato” si ottiene con una tecnica chiamata “sabbiatura” (sandblasting) che al di la del nome vacanziero nasconde una terribile realtà per i lavoratori, e cioè la silicosi. Si stima che a tutt’oggi almeno cinquemila operai abbiano contratto tale malattia per tale lavorazione. Il risultato è stato che, molto semplicemente e cinicamente, la lavorazione si è spostata nei Paesi con meno controlli (Cina, India, Bangladesh, Pakistan e in parte nel Nord Africa).

Ma in generale è tutta la filiera di questo capo di abbigliamento che è da ristrutturare, visto che:

– l’ambiente paga un prezzo molto alto perché il ciclo di lavorazione richiede
consumi d’acqua impensabili e l’utilizzo di tantissime sostanze chimiche, dalla coltivazione del cotone fino ai trattamenti per ottenere effetti particolari sui jeans. Chimica che poi si riversa nell’ecosistema.

– la suddivisione dei guadagni è totalmente sbilanciata, come si vede a colpo d’occhio dall’immagine a lato… elemosina ai lavoratori, e grandi guadagni per il commercio e la pubblicità…

 

Ho pertanto aggiunto nella mia sezione “Multinazionali” e precisamente nell’articolo sulle inchieste di Altroconsumo sul comportamento etico delle multinazionali, anche questo specifico argomento. Cliccando sull’immagine dei jeans o su questo link potete scaricare direttamente l’articolo in questione (in formato PDF).

E per favore, non comprate più questi jeans nuovi ma “usati”…

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Rifugiati, il dramma della ricerca dei propri Affetti

Posted by giannigirotto su 24 marzo 2011

Vorrei dare il mio piccolo contributo nella diffusione di questo strumento, il sito Internet Refugees United, che è nato e lavora unicamente per aiutare quei milioni di persone (l’ONU ne stimava 37 milioni nel 2009, ma sono stime molto, molto prudenti…) che, sono in fuga dai loro Paesi di origine perlopiù per situazioni di guerra, vuoi civile vuoi internazionale, sfruttamento, carestia ecc. ed hanno perso completamente i contatti con i loro affetti più cari, insomma non ne hanno più notizie da mesi, anni…

E’ un dramma apocalittico, di fronte al quale le nostre situazioni personali assumono una rilevanza diversa, certamente più ridimensionata. Difatti anche nelle nostre situazioni più gravi, ben difficilmente arriviamo al punto di perdere del tutto i contatti con la nostra famiglia, i figli, i fratelli, il marito/moglie, gli amici più cari, e perderli nel senso più assoluto del termine, cioè non avere nessuna notizie di loro, non sapere se sono ancora vivi, in che Nazione si sono rifugiati, da dove partire per cercarli… un dramma che ti fa provare ogni giorno un angoscia indicibile, perchè ancora maggiore di una perdita definitiva è il dolore che provoca il non sapere nulla del destino dei propri cari…

Anche in questo caso la tecnologia Internet e l’altruismo di un pugno di normali cittadini hanno permesso la creazione di uno strumento estremamente importante ed efficace per tentare di risolvere molte situazioni drammatiche.  Si tratta quindi di un sito che gestisce una propria banca dati (database) nel quale i rifugiati possono registrarsi in maniera totalmente anonima (perchè il pericolo più grave è quello delle ritorsioni sui familiari) e quindi cercare/farsi cercare  i/da  propri familiari, attraverso l’inserimento di notizie e dettagli noti solo a loro.

Come sempre il primo passo da compiere è diffondere la notizia sull’esistenza di tale strumento, per cui vi invito, se volete, ad approfondire l’argomento leggendo l’articolo di Wired in versione italiana (molto stringato) e/o quello integrale nella versione inglese della rivista… e naturalmente a cliccare sul “mi piace” della relativa pagina Facebook di Refugees United

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Cosa hanno in comune Arance, Ananas e Smartphone? lo sfruttamento della manodopera!

Posted by giannigirotto su 11 gennaio 2011

Integro un mio precedente articolo nel quale riporto come Altroconsumo, l’associazione a tutela dei consumatori, che in Italia conta 330mila soci, abbia compiuto una serie di approfondite indagini su diversi comparti di mercato per verificarne l’etica dei produttori: abbigliamento, caffè, banane, hard discount, notebook, zucchero (clicca per scaricare l’articolo completo in formato PDF) sono quelli condivisi nel suddetto articolo, al quale ora aggiungo le ultime indagini nei settori:

Smartphone (clicca per scaricare l’articolo completo in formato PDF);

Ananas (cui fa riferimento il video – clicca per scaricare l’articolo completo in formato PDF);

Arance (clicca per scaricare l’articolo completo in formato PDF).

Inutile dire che i risultati sono sconfortanti, lo sfruttamento e l’abuso dei lavoratori è la regola… si tratta certo di notizie più o meno conosciute, ma che qui vengono confermate ed analizzate con precisione, e come sempre una prima possibile soluzione è quella del commercio equosolidale, per il quale vi rimando alla sezione dei G.A.S. (Gruppi acquisto solidale).

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Divulgare le informazioni: Josè

Posted by giannigirotto su 17 novembre 2010

Uno dei problemi principali che ogni generazione si trova ad affrontare è quello di raccogliere le informazioni utili per farsi un quadro completo e veritiero della situazione, del mondo che la circonda, onde essere cosciente e pronta a decidere come affrontare la vita.

Ora, è oramai innegabile che viviamo in un mondo globalizzato, in cui ciò che succede per esempio in Cina ed India avrà rilevantissime conseguenze anche in Europa, e viceversa e così via dicendo.

E’ necessario pertanto avere una visione complessiva della situazione mondiale e dei meccanismi e criteri che la regolano. E prima (temporalmente parlando) un giovane riesce a formarsi questa cultura, a farsi un quadro sufficentemente completo, meglio sarà per lui e in generale per tutti. Ma come approcciare le giovani generazioni? queste naturalmente usano Internet per informarsi, ma difficilmente si trovano degli articoli, degli scritti che hanno l’obiettivo suddetto e forniscono una situazione globale, e se ci sono si rivelano di difficile lettura.

A questo punto il mio contributo è stata la scrittura di un libretto, intitolato “Josè“. L’ho scritto proprio con l’obiettivo e il desiderio di diffondere e informare sulla realtà delle gravi problematiche che ci circondano. Per approcciare a ciò il più possibile sopratutto i giovani, l’ho scritto con una modalità accattivante (spero), una trama avventurosa e stimolante, e spero anche con linguaggio e stile giovanile, raccontando le avventure di un ragazzino speciale, Josè appunto. Questo racconto, che parla di clima, ambiente, tecnologie, realtà virtuale, inquinamento, credito etico, diritti umani, sfruttamento, multinazionali, e-goverment ecc. ecc., è come dicevo solo un pretesto, un modo di “veicolare” quelle informazioni che ritengo ognuno di noi dovrebbe conoscere, almeno a grandi linee. Questo libretto non è ovviamente pubblicato, ma gira solo in formato digitale, e personalmente non mi interessa affatto sfruttarlo commercialmente (anzi è “open source”, e chiunque lo può modificare come meglio crede).

Se pensate vi possa essere utile, scaricatelo ed usatelo pure come meglio ritenete opportuno.

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