Tracce

Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Archive for the ‘sfruttamento’ Category

Buoni esempi! Coniugare etica e redditività negli investimenti!

Posted by giannigirotto su 8 novembre 2016

Aggiungo questo argomento alla mia sezione “Buoni esempi”.

Certo c’è molta crisi in giro, ma vi sono anche diversi cittadini che vorrebbero mettere al sicuro i propri sudati risparmi, magari sapendo che non servano per finanziare una guerra o un pozzo di petrolio, e che magari rendano loro anche un discreto tasso di interesse…
ma è davvero possibile? Certo che sì, sempre di più la finanza si sta spostando verso investimenti “sostenibili”, ed alcuni sono anche così bravi da far rendere bene i risparmi dei propri clienti…

Lascio alcuni indirizzi utili segnalati nel video:
– La mia sezione “Finanza Etica” per info generali sulla materia stessa

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Nelle prossime settimane altri video…

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COMMERCIO EQUOSOLIDALE NELLA GDO E NEL WEB!

Posted by giannigirotto su 18 agosto 2016

Lo sapevate che trovate i prodotti del commercio equosolidale (certificati dalla WFTO – World Fair Trade Organization) anche nei grandi supermercati/iIpermercati (http://www.fairtrade.it/prodotti)? E che li trovate anche online (http://www.altromercato.it/…/mangi…/pranzo-e-cena/pasta.html)?

Per il resto trovate le altre opzioni equosolidali (banche, assicurazioni, elettricità, turismo ecc. ecc.) li trovate nella mia sezione dedicatahttps://giannigirotto.wordpress.com/consumo-critico/

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 18-19-23-24) Cultura indigena – Cambiamento – Insegnamento

Posted by giannigirotto su 7 novembre 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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CAP. 18-19 – LA CULTURA INDIGENA PROGETTE IL PIANETA –

Le popolazioni indigene abitano più dell’85% delle aree protette del pianeta, e svolgono spesso, essi soli, il ruolo di guardiani di molti tra gli ultimi luoghi della terra ricchi di biodiversità. Gli Enti pubblici spesso traggono benefici dalle culture indigene di gestione della terra e ripristino ecologico.
Va riconosciuta e rispettata la conoscenza ecologica degli anziani e dei raccoglitori di cibo tradizionale, perchè i cibi nativi non possono essere protetti senza la conoscenza pratica su come coltivarli, nutrirli, raccogliergli, lavorarli, cucinarli e consumarli. Alcuni Paesi stanno inserendo in Costituzione tali principi.
Invece sul lato del supporto economico, i rapporti pubblicati dell’International Funders for Indigenous Peoples dicono che solo l’1% dei milioni di dollari versati ogni anni in beneficienza vengono assegnati ai popoli indigeni e alle loro attività di tutela degli ecosistemi. Da ricordare che l’abbondanza di risorse naturali preservata nei territori indigeni offre un’enorme opportunità per ampliare le stretegie di conservazione, permettendo di alleviare la fame e la povertà e conservando e progettendo allo stesso tempo le risorse mondiali.
Invece ancora oggi molti governi utilizzano la conservazione dell’ambiente come pretesto per allontanare a forza e intimidire i gruppi etnici indigeni, cancellando migliaia di anni di conoscenza specifica.
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CAP. 23 DAL CAMBIAMENTO INDIVIDUALE AL CAMBIAMENTO DELLA SOCIETÀ 

L’inquinamento parte dalle persone e le persone possono fermarlo.
Attenzione all’effetto rimbalzo ossia la tendenza a vanificare il risparmio ottenuto con l’utilizzo di dispositivi più efficienti aumentandone la frequenza ed intensità di utilizzo. L’esempio più comune è quello di chi acquisto nuova auto ibrida che potrebbe dimezzare i consumi ma poi finisce per percorrere il doppio dei chilometri proprio perché viaggiare è diventato relativamente meno caro cancellando in questo modo il beneficio.
Attenzione anche a non concentrarsi solo sui comportamenti domestici perdendo di vista l’importanza delle strutture industriali per esempio a livello di rifiuti solo il 3% sono i rifiuti solidi urbani mentre quelli industriali sono il 75%. Però a livello mediatico si parla molto poco di questi ultimi ci si concentra solo sui primi.

Per arrivare a dei cambiamenti sono necessarie quasi sempre almeno tre mosse la prima è avere un’idea generale di come le cose potrebbero essere i migliori presentandole ai cittadini in maniera che siano una fonte d’ispirazione moralmente convincente potente e invitante. In secondo luogo dobbiamo unirci agli altri per costruire un movimento di massa abbastanza forte da raggiungere il livello di cambiamento necessario.
La terza è l’impegno collettivo per innescare il cambiamento politico e strutturale azionandosi con decine e decine di modalità differenti a seconda del luogo, della situazione e del contesto in cui si opera.

Ricordiamoci sempre che “il modo più comune di cedere il proprio potere e pensare che non ne abbiamo”

CAP. 24 – INSEGNARE AD AFFRONTARE LE TURBOLENZE

Mai come oggi il bisogno di programmi efficaci di scienze e di studi ambientali nelle scuole superiori e nelle università è stato così forte, e coloro che progettano e offrono questi programmi sembrano tenere in scarsa considerazione gli studenti e il pianeta.

Da una parte si tende a semplificare il problema offrendo un kit di “soluzioni semplici”, ma non è detto che cambiamenti, anche importanti, nello stile di vita delle persone si traducano in effetti significativi.

E’ vero che in momenti di crisi improvvisi l’umanità ha dimostrato grandi potenzialità di resilienza e recupero, ma qui siamo di fronte ad un evoluzione climatica del pianeta che sarà molto lenta e ondivaga. Inoltre il peggiorarsi delle situazioni sociali che comporteranno, portano un elevatissimo rischio di amplificare regimi dittatoriali e/o antidemocratici in generale.

In generale nei corsi di studio afferenti le materie ambientali, raramente viene offerto un quadro integrato e sistematico di come sarà possibile porre rimedio.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 14,16,17) Fossili, Efficienza energetica, Agricoltura

Posted by giannigirotto su 8 ottobre 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 14, 16, 17) Abbandonare le fossili, utilizzare l’Efficienza Energetica e l’Agricoltura

 

Premetto che su questi argomenti trovate moltissimo materiale sia nella mia cartella apposita “documenti“, sia in alcuni libri che ho già letto e riassunto e messo a disposizione nella sezione “Indispensabili“, e in particolare “Democrazia Energetica“, “Energia oggi e domani – Prospettive, sfide, speranza“, “Petrolio e Politica“, “Rinnovabili: se non ora quando“,”Trivelle d’Italia“, e indirettamente anche su “Un piano per salvare il Pianeta“, tutto materiale quindi a cui vi rimando nel caso vogliate approfondire… ecco invece i riassunti dei tre capitoli in oggetto:

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Non ci si può limitare a parlare di emissioni di CO2, ma bisogna considerare tutti i tipi di emissioni inquinanti e gli altri danni causati da tutta la filiera, dall’estrazione al consumo finale.

L’industria del fossile ha bisogno di investire 3 milioni di dollari per ogni lavoratore impiegato. Per paragonare ricordiamo invece i 13mila euro per il tessile, i 100mila per l’informatica e i 200mila per la chimica. Ed è il settore che produce più morti di tutti gli altri settori industriali messi assieme. Ed i Paesi produttori di petrolio hanno avuto meno democrazia, meno opportunità per le donne, guerre civili più frequenti e una crescita economica più instabile rispetto al resto nel mondo.

Paradossalmente sono proprio i Paesi produttori ora i più attivi ad effettuare la transazione energetica, mentre altri Paesi hanno introdotto nelle loro Costituzioni il “diritto della natura”
 
L’efficienza energetica sarà uno dei principali driver dell’economia nei decenni prossimi futuri. Ed è anche un business molto redditizio, con un ritorno economico medio dell’investimento che si aggira intorno al 20%. Negli USA e in diversi altri Paesi, la politica ha introdotto e sta introducendo numerosi strumenti per favorire tali investimenti (non in Italia però, ndr)
 
In Agricoltura si parla dallo sconvolgente dato del 30% di spreco complessivo globale. Ma si sta ri-scoprendo come l’agricoltura sia anche la soluzione ai pressanti problemi ambientali. Per esempio integrare le colture con alberi può raddoppiare/triplicare le rendite. Oggi il 70% dei prelievi di acqua dolce si deve all’irrigazione agricola. L’eccessivo uso di fertilizzanti e pesticidi ha prodotto un flusso tossico che ha creato zone morte costiere e ridotto la biodiversità.
La produzione “domestica” di verdura rimane il miglior sistema per preservare ambiente, biodiversità e sicurezza alimentare, sopratutto per i Paesi poveri.
La diversità alimentare è in fortissimo pericolo, la maggior parte dei regimi alimentari nei paesi ricchi consiste in sei alimenti.
Le donne dedite all’agricoltura rappresentano nei Paesi poveri fino al 80% della forza lavoro, ma sono spesso prive dei diritti paritari.
Ad oggi il pianeta può già nutrire 9-11 miliardi di persone con il cibo coltivato attualmente.
Vi è bisogno di aiutare lo sviluppo di cooperative di agricoltori per avere più potere contrattuale e creare delle reti di assistenza reciproca.
Altra struttura estremamente utile nei Paesi poveri è l’istituzione delle “Banche di Villaggio” che concedano microcrediti.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 11,12,13) Costruire una economia sostenibile

Posted by giannigirotto su 15 settembre 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 11, 12, 13) Costruire un’economia sostenibile

 

Premetto che su questi argomenti trovate moltissimo materiale sia nella mia cartella apposita “documenti“, sia in alcuni libri che ho già letto e riassunto e messo a disposizione nella sezione “Indispensabili“, e in particolare “Democrazia Energetica“, “Energia oggi e domani – Prospettive, sfide, speranza“, “Petrolio e Politica“, “Rinnovabili: se non ora quando“,”Trivelle d’Italia“, e indirettamente anche su “Un piano per salvare il Pianeta“, tutto materiale quindi a cui vi rimando nel caso vogliate approfondire… ecco invece i riassunti dei tre capitoli in oggetto:

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Non si può continuare a utilizzare il Pil per misurare il benessere di una società ma lo si deve sostituire con altri indicatori come ad esempio l’indice di progresso genuino in inglese GPI genuine progress indicator.
Infatti mentre il Pil continua a crescere negli ultimi decenni il GPI ha avuto un picco più o meno nel 1975 e da allora è stato fermo o in graduale calo. Oggi gli Stati Uniti e diversi altri paesi industrializzati si trovano in un periodo di quella che potremmo chiamare una crescita antieconomica in cui l’ulteriore crescita delle attività economiche di mercato cioè il Pil a conti fatti sta in effetti riducendo il benessere piuttosto che aumentarlo ( è quello che affermano economisti quando dicono che la redistribuzione della ricchezza si è fermata anzi si è invertita, ndr).

Dobbiamo pertanto rispettare i limiti ecologici, proteggere le competenze tra l’altro con orari di lavoro ridotti, che possono anche aumentare la capacità degli individui di prosperare migliorando l’equilibrio lavoro/vita, determinare dei limiti equi all’ineguaglianze salariali, ovvero un reddito minimo e massimo. Diversi studi hanno infatti dimostrato che la maggior parte degli adulti sarebbe disposta a rinunciare a parte del proprio guadagno personale per ridurre un ineguaglianza che ritengono iniqua. Auspicabile poi anche la possibilità di utilizzare nuove forme di proprietà cooperative vedi per esempio le società darsena detto popolare auspicabile anche dal premio Nobel Yunus (ecco alcuni esempi con cooperative su Finanza, Assicurazioni ed elettricità)

Un altro fattore da rivedere pesantemente è il sistema monetario corrente che intrinsecamente sostenibile la maggior parte della liquidità monetaria è il risultato di quello che viene chiamato sistema bancario a riserva frazionaria. Alle banche viene richiesto per legge di trattenere una percentuale di ciascun deposito che ricevono, il resto lo possono prestare a interesse. Tuttavia i prestiti sono depositati in altre banche che a loro volta possono prestare prestare tutto tranne la riserva richiesta, e il risultato netto è che i nuovi soldi emessi dalle banche più il deposito iniziale saranno uguali al deposito iniziale / la riserva frazionaria. Per esempio se un governo deposita un milione di dollari in banca e la richiesta di riserva frazionaria del 10% le banche possono creare moneta per 9 milioni di dollari concedendo i relativi prestiti per una liquidità monetaria totale di 10 milioni di dollari. In questo modo la maggior parte dei capitali erogati in forma di debito che produce interessi.

Questo sommato ha fatto il processo di allocazione del capitale stato ampiamente sottratto istruzioni che sarebbe un interesse pubblico da invece dominato da istituzioni e individui che cercano solo di massimizzare il profitto fornisce una parte della spiegazione all’attuale enorme crisi finanziaria mondiale. Viceversa deve essere riconfermato al governo di ciascun paese il potere di creare la propria moneta abbandonando l’attuale sistema bancario a riserva frazionaria e procedendo verso la richiesta del 100% di riserva sui depositi (chi vuole approfondire può leggere gratuitamente i riassunti dei libri “Dobbiamo ridare fiducia ai mercati!” e “I padroni del mondo”).

Si deve poi procedere ad internalizzare i costi ambientali esterni, cioè le cosidette esternalizzazioni.  Le tasse verdi sono infatti una forma di acquisizione di reddito perché fanno pagare l’utilizzo privato di risorse create dalla natura. Un primo tentativo di affrontare alcuni di questi problemi sono i bilanci di “responsabilità sociale d’impresa”, o CSR – corporate social responsability.

Altra misura auspicabile è la tassazione progressiva quindi passare il redditi più alti man mano in percentuali maggiori. Infine sono auspicabili maggiori investimenti del governo in beni pubblici, programmi anti povertà, programmi di alfabetizzazione degli adulti, una migliore pianificazione dell’utilizzo del suolo e protezione degli habitat naturali.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili: Laudato sì – un Papa Ecologista ed equosostenibile

Posted by giannigirotto su 10 settembre 2015

‪#‎PapaFrancesco‬ ha dato una sonora lezione al mondo. La sua Enciclica LAUDATO SI’ ci insegna a rispettare la “nostra casa comune”, il nostro Pianeta come unica risorsa di vita e speranza di crescita.
Ora, che la si guardi con occhi laici o religiosi, la musica non cambia. La Terra ha bisogno di tutta la nostra cura perché solo così potremo avere cura anche di noi stessi e degli altri.

Un dato politico: il programma energetico e ambientale e le critiche al mondo delle lobbies del Movimento 5 Stelle si accordano perfettamente con le argomentazioni espresse dal Papa nel suo documento. Ecco perché per noi rappresenta anche un documento importante e da diffondere.

Oggi parteciperò al Meeting internazionale “Giustizia ambientale e cambiamenti climatici” a Roma. Domani sarò in udienza dal Papa. Un’esperienza importante per riflettere sui cambiamenti che ci aspettano in futuro e per lavorare assieme per il benessere di tutti!

Ecco gli estratti a mio modestissimo avviso più importanti ed immediatamente comprensibili della sua enciclica, ho tralasciato per ovvi motivi tutta la parte filosofica/religiosa, e mi sono concentrato sulle parti “pratiche”.

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L’esposizione agli inquinanti atmosferici produce un ampio spettro di effetti sulla salute, in particolare dei più poveri, e provocano milioni di morti premature.

… insetticidi, fungicidi, diserbanti e pesticidi tossici in generale…

…. Si producono centinaia di milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, molti dei quali non biodegradabili…

…Esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico…

…Ciò viene potenziato specialmente dal modello di sviluppo basato sull’uso intensivo di combustibili fossili, che sta al centro del sistema energetico mondiale. Ha inciso anche l’aumento della pratica del cambiamento d’uso del suolo, principalmente la deforestazione per finalità agricola…

…. E’ tragico l’aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale, i quali non sono riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali…

… Molti di coloro che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi…

…sostituendo i combustibili fossili e sviluppando fonti di energia rinnovabile…

…(esistono) modalità di produzione e di trasporto che consumano meno energia e richiedono minore quantità di materie prime, come pure in modalità di costruzione o ristrutturazione di edifici che ne migliorino l’efficienza energetica. Ma queste buone pratiche sono lontane dal diventare generali…

…L’acqua potabile e pulita rappresenta una questione di primaria importanza…

… è prevedibile che il controllo dell’acqua da parte di grandi imprese mondiali si trasformi in una delle principali fonti di conflitto di questo secolo…

 

III. PERDITA DI BIODIVERSITÀ

… Si viene a creare un circolo vizioso in cui l’intervento dell’essere umano per risolvere una difficoltà molte volte aggrava ulteriormente la situazione. Per esempio, molti uccelli e insetti che si estinguono a motivo dei pesticidi tossici creati dalla tecnologia, sono utili alla stessa agricoltura, e la loro scomparsa dovrà essere compensata con un altro intervento tecnologico che probabilmente porterà nuovi effetti nocivi…

…questo livello di intervento umano, spesso al servizio della finanza e del consumismo…

…non si possono nemmeno ignorare gli enormi interessi economici internazionali che, con il pretesto di prendersene cura, possono mettere in pericolo le sovranità nazionali. Di fatto esistono «proposte di internazionalizzazione dell’Amazzonia, che servono solo agli interessi economici delle multinazionali»…

…la vita nei fiumi, nei laghi, nei mari e negli oceani, che nutre gran parte della popolazione mondiale, si vede colpita dal prelievo incontrollato delle risorse ittiche, che provoca diminuzioni drastiche di alcune specie…

« Chi ha trasformato il meraviglioso mondo marino in cimiteri subacquei spogliati di vita e di colore? ».25 Questo fenomeno è dovuto in gran parte all’inquinamento che giunge al mare come risultato della deforestazione, delle monoculture agricole, dei rifiuti industriali e di metodi distruttivi di pesca, specialmente quelli che utilizzano il cianuro e la dinamite.

 

  1. Inequità planetaria

… Incolpare l’incremento demografico e non il consumismo estremo e selettivo di alcuni, è un modo per non affrontare i problemi. Si pretende così di legittimare l’attuale modello distributivo, in cui una minoranza si crede in diritto di consumare in una proporzione che sarebbe impossibile generalizzare, perché il pianeta non potrebbe nemmeno contenere i rifiuti di un simile consumo. Inoltre, sappiamo che si spreca approssimativamente un terzo degli alimenti che si producono…

“debito ecologico”, soprattutto tra il Nord e il Sud, connesso a squilibri commerciali con conseguenze in ambito ecologico, come pure all’uso sproporzionato delle risorse naturali compiuto storicamente da alcuni Paesi…

…Il riscaldamento causato dall’enorme consumo di alcuni Paesi ricchi ha ripercussioni nei luoghi più poveri della terra, specialmente in Africa, dove l’aumento della temperatura unito alla siccità ha effetti disastrosi sul rendimento delle coltivazioni…

« Constatiamo che spesso le imprese che operano così sono multinazionali, che fanno qui quello che non è loro permesso nei Paesi sviluppati o del cosiddetto primo mondo. Generalmente, quando cessano le loro attività e si ritirano, lasciano grandi danni umani e ambientali, come la disoccupazione, villaggi senza vita, esaurimento di alcune riserve naturali, deforestazione, impoverimento dell’agricoltura e dell’allevamento locale, crateri, colline devastate, fiumi inquinati e qualche opera sociale che non si può più sostenere »

… Il debito estero dei Paesi poveri si è trasformato in uno strumento di controllo, ma non accade la stessa cosa con il debito ecologico. In diversi modi, i popoli in via di sviluppo, dove si trovano le riserve più importanti della biosfera, continuano ad alimentare lo sviluppo dei Paesi più ricchi a prezzo del loro presente e del loro futuro. La terra dei poveri del Sud è ricca e poco inquinata, ma l’accesso alla proprietà dei beni e delle risorse per soddisfare le proprie necessità vitali è loro vietato da un sistema di rapporti commerciali e di proprietà strutturalmente perverso…

 

  1.  La debolezza delle reazioni

Degna di nota è la debolezza della reazione politica internazionale. La sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza si dimostra nel fallimento dei Vertici mondiali sull’ambiente.

Ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul

bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi progetti.

È cresciuta la sensibilità ecologica delle popolazioni, anche se non basta per modi- ficare le abitudini nocive di consumo, che non sembrano recedere, bensì estendersi e svilupparsi. È quello che succede, per fare solo un semplice esempio, con il crescente aumento dell’uso e dell’intensità dei condizionatori d’aria: i mercati,cercando un profitto immediato, stimolano ancora di più la domanda. Se qualcuno osservasse dall’esterno la società planetaria, si stupirebbe di fronte a un simile comportamento che a volte sembra suicida.

…È prevedibile che, di fronte all’esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni…

… siamo tentati di pensare che quanto sta succedendo non è certo. Se guardiamo in modo superficiale, al di là di alcuni segni visibili di inquinamento e di degrado, sembra che le cose non siano tanto gravi e che il pianeta potrebbe rimanere per molto tempo nelle condizioni attuali. Questo comportamento evasivo ci serve per mantenere i nostri stili di vita, di produzione e di consumo. È il modo in cui l’essere umano si arrangia per alimentare tutti i vizi autodistruttivi: cercando di non vederli, lottando per non riconoscerli, rimandando le decisioni importanti, facendo come se nulla fosse…
Cap. II

è interamente di analisi religiosa, fede, insomma va letto da chi crede… estrapolo solo questa frase

cosa significa il comandamento “non uccidere” quando «un 20% della popolazione mondiale consuma risorse in misura tale da rubare alle nazioni povere e alle future generazioni ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere »

 

Cap. III: LA  RADICE  UMANA DELLA  CRISI  ECOLOGICA

…« l’uomo moderno non è stato educato al retto uso della potenza », perché l’immensa crescita tecnologica non è stata accompagnata da uno sviluppo dell’essere umano per quanto riguarda la responsabilità, i valori e la coscienza.

...Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale.

Poi moltissima critica all’antropocentrismo e al relativismo…

.. Perciò non dovrebbe meravigliare il fatto che, insieme all’onnipresenza del paradigma tecnocratico e all’adorazione del potere umano senza limiti, si sviluppi nei soggetti questo relativismo, in cui tutto diventa irrilevante se non serve ai propri interessi immediati…

… Non si deve cercare di sostituire sempre più il lavoro umano con il progresso tecnologico: così facendo l’umanità danneggerebbe sé stessa. Il lavoro è una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale.

… In questo senso, aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro. Tuttavia l’orientamento dell’economia ha favorito un tipo di progresso tecnologico finalizzato a ridurre i costi di produzione in ragione della diminuzione dei posti di lavoro, che vengono sostituiti dalle macchine. È un ulteriore modo in cui l’azione dell’essere umano può volgersi contro sé stesso…

…La riduzione dei posti di lavoro « ha anche un impatto negativo sul piano economico, attraverso la progressiva erosione del “capitale sociale”, ossia di quell’insieme di relazioni di fiducia, di affidabilità, di rispetto delle regole, indispensabili ad ogni convivenza civile ». In definitiva « i costi umani sono sempre anche costi economici e le disfunzioni economiche comportano sempre anche costi umani ». Rinunciare ad investire sulle persone per ottenere un maggior profitto immediato è un pessimo affare per la società…

… Perché continui ad essere possibile offrire occupazione, è indispensabile promuovere un’economia che favorisca la diversificazione produttiva e la creatività imprenditoriale. Per esempio, vi è una grande varietà di sistemi alimentari agricoli e di piccola scala che continua a nutrire la maggior parte della popolazione mondiale, utilizzando una porzione ridotta del territorio e dell’acqua e producendo meno rifiuti, sia in pic- coli appezzamenti agricoli e orti, sia nella caccia e nella raccolta di prodotti boschivi, sia nella pesca artigianale. Le economie di scala, specialmente nel settore agricolo, finiscono per costringere i piccoli agricoltori a vendere le loro terre o ad abbandonare le loro coltivazioni tradizionali. I tentativi di alcuni di essi di sviluppare altre forme di produzione, più diversificate, risultano inutili a causa della difficoltà di accedere ai mercati regionali e globali o perché l’infrastruttura di vendita e di trasporto è al servizio delle grandi imprese.

… Le autorità hanno il diritto e la responsabilità di adottare misure di chiaro e fermo appoggio ai piccoli produttori e alla diversificazione della produzione. Perché vi sia una libertà economica della quale tutti effettivamente beneficino, a volte può essere necessario porre limiti a coloro che detengono più grandi risorse e potere finanzia-rio. La semplice proclamazione della libertà economica, quando però le condizioni reali impediscono che molti possano accedervi realmente, e quando si riduce l’accesso al lavoro, diventa un discorso contraddittorio che disonora la politica.

…« è contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita ».

…la Chiesa apprezza l’apporto « dello studio e delle applicazioni della biologia molecolare, completata dalle altre discipline come la genetica e la sua applicazione tecnologica nell’agricoltura e nell’industria ».110 Benché dicesse anche che questo non deve dar luogo ad una « indiscriminata manipolazione genetica » che ignori gli effetti negativi di questi interventi.

OGM: giudizio prudente, non si può fare di tutta l’erba non fascio, tuttavia: … L’estendersi di queste coltivazioni distrugge la complessa trama degli ecosistemi, diminuisce la diversità nella produzione e colpisce il presente o il futuro delle economie regionali. In diversi Paesi si riscontra una tendenza allo sviluppo di oligopoli nella produzione di sementi e di altri prodotti necessari per la coltivazione, e la dipendenza si aggrava se si considera la produzione di semi sterili, che finirebbe per obbligare i contadini a comprarne dalle imprese produttrici.

 

CAPITOLO QUARTO – UN’ECOLOGIA  INTEGRALE

Comunità indigene/aborigini: …Quando rimangono nei loro territori, sono quelli che meglio se ne prendono cura. Tuttavia, in diverse parti del mondo, sono oggetto di pressioni affinché abbandonino le loro terre e le lascino libere per progetti estrattivi, agricoli o di allevamento che non prestano attenzione al degrado della natura e della cultura.

Diritto all’abitazione, ne parla specificatamente ed ampiamente…

Trasporti: …Molti specialisti concordano sulla necessità di dare priorità ai trasporti pubblici…

Clima: …Le previsioni catastrofiche ormai non si possono più guardare con disprezzo e ironia…Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente ha superato le possibilità del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi, come di fatto sta già avvenendo periodicamente in diverse regioni.

 

CAPITOLO QUINTO ALCUNE  LINEE  DI  ORIENTAMENTO E  DI  AZIONE

… L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune…

…Sappiamo che la tecnologia basata sui combustibili fossili, molto inquinanti – specie il carbone, ma anche il petrolio e, in misura minore, il gas –, deve essere sostituita progressivamente e senza indugio

…Per quanto attiene ai cambiamenti climatici, i progressi sono deplorevolmente molto scarsi. La riduzione dei gas serra richiede onestà, coraggio e responsabilità, soprattutto da parte dei Paesi più potenti e più inquinanti…

…Alcune delle strategie per la bassa emissione di gas inquinanti puntano alla internazionalizzazione dei costi ambientali, con il pericolo di imporre ai Paesi con minori risorse pesanti impegni sulle riduzioni di emissioni, simili a quelli dei Paesi più industrializzati. L’imposizione di queste misure penalizza i Paesi più bisognosi di sviluppo. In questo modo si aggiunge una nuova ingiustizia sotto il rivestimento della cura per l’ambiente. Anche in questo caso, piove sempre sul bagnato. Poiché gli effetti dei cambiamenti climatici si faranno sentire per molto tempo, anche se ora si prendessero misure rigorose, alcuni Paesi con scarse risorse avranno bisogno di aiuto per adattarsi agli effetti che già si stanno producendo e colpiscono le loro economie. Resta certo che ci sono responsabilità comuni ma differenziate, semplicemente perché, come hanno affermato i Vescovi della Bolivia, «i Paesi che hanno tratto beneficio da un alto livello di industrializzazione, a costo di un’enorme emissione di gas serra, hanno maggiore responsabilità di contribuire alla soluzione dei problemi che hanno causato»

…Occorrono quadri regolatori globali che impongano obblighi e che impediscano azioni inaccettabili, come il fatto che Paesi potenti scarichino su altri Paesi rifiuti e industrie altamente inquinanti…

… Il XXI secolo, mentre mantiene una governance propria di epoche passate, assiste ad una perdita di potere degli Stati nazionali, soprattutto perché la dimensione economico-finanziaria, con caratteri transnazionali, tende a predominare sulla politica

… urge la presenza di una vera Autorità politica mondiale…

… La miope costruzione del potere frena l’inserimento dell’agenda ambientale lungimirante all’interno dell’agenda pubblica dei governi…

In alcuni luoghi, si stanno sviluppando cooperative per lo sfruttamento delle energie rinnovabili che consentono l’autosufficienza locale e persino la vendita della produzione in eccesso. Questo semplice esempio indica che, mentre l’ordine mondiale esistente si mostra impotente ad assumere responsabilità, l’istanza locale può fare la differenza

Se i cittadini non controllano il potere politico – nazionale, regionale e municipale – neppure è possibile un contrasto dei danni ambientali…

…in ambito nazionale e locale c’è sempre molto da fare, ad esempio promuovere forme di risparmio energetico. Ciò implica favorire modalità di produzione industriale con massima efficienza energetica e minor utilizzo di materie prime, togliendo dal mercato i prodotti poco efficaci dal punto di vista energetico o più inquinanti. Possiamo anche menzionare una buona gestione dei trasporti o tecniche di costruzione e di ristrutturazione di edifici che ne riducano il consumo energetico e il livello di inquinamento. D’altra parte, l’azione politica locale può orientarsi alla modifica dei consumi, allo sviluppo di un’economia dei rifiuti e del riciclaggio, alla protezione di determinate specie e alla programmazione di un’agricoltura diversificata con la rotazione delle colture. È possibile favorire il miglioramento agricolo delle regioni povere mediante investimenti nelle infrastrutture rurali, nell’organizzazione del mercato locale o nazionale, nei sistemi di irrigazione, nello sviluppo di tecniche agricole sostenibili. Si possono facilitare forme di cooperazione o di organizzazione comunitaria che difendano gli interessi dei piccoli produttori e preservino gli ecosistemi locali dalla depredazione…

…non si possono modificare le politiche relative ai cambiamenti climatici e alla protezione dell’ambiente ogni volta che cambia un governo. I risultati richiedono molto tempo e comportano costi immediati con effetti che non potranno essere esibiti nel periodo di vita di un governo. Per questo, senza la pressione della popolazione e delle istituzioni, ci saranno sempre resistenze ad intervenire…

 

III. Dialogo e trasparenza nei processi decisionali

Questo capitolo è tutto da sottolineare, tutto pratico, terra terra, immediatamente operativo…

… Uno studio di impatto ambientale non dovrebbe essere successivo all’elaborazione di un progetto produttivo o di qualsiasi politica, piano o programma. Va inserito fin dall’inizio e dev’essere elaborato in modo interdisciplinare, trasparente e indipendente da ogni pressione economica o politica…

…Se l’informazione oggettiva porta a prevedere un danno grave e irreversibile, anche se non ci fosse una dimostrazione indiscutibile, qualunque progetto dovrebbe essere fermato o modificato. In questo modo si inverte l’onere della prova, dato che in questi casi bisogna procurare una dimostrazione oggettiva e decisiva che l’attività proposta non vada a procurare danni gravi all’ambiente o a quanti lo abitano…

ESTERNALITA’: Si potrebbe considerare etico solo un comportamento in cui « i costi economici e sociali derivanti dall’uso delle risorse ambientali comuni siano riconosciuti in maniera trasparente e siano pienamente supportati da coloro che ne usufruiscono e non da altre popolazioni o dalle generazioni future ».

LOBBIES: È vero che oggi alcuni settori economici esercitano più potere degli Stati stessi.

 

CAPITOLO SESTO EDUCAZIONE E  SPIRITUALITÀ  ECOLOGICA

Consumo critico: … Un cambiamento negli stili di vita potrebbe arrivare ad esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale. È ciò che accade quando i movimenti dei consumatori riescono a far sì che si smetta di acquistare certi prodotti e così diventano efficaci per modificare il comportamento delle imprese, forzandole a considerare l’impatto ambientale e i modelli di produzione. È un fatto che, quando le abitudini sociali intaccano i profitti delle imprese, queste si vedono spinte a produrre in un altro modo. Questo ci ricorda la responsabilità sociale dei consumatori. « Acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico ». Per questo oggi « il tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi…

…Affinché la norma giuridica produca effetti rilevanti e duraturi è necessario che la maggior parte dei membri della società l’abbia accettata a partire da motivazioni adeguate…

… alcuni cristiani impegnati e dediti alla preghiera, con il pretesto del realismo e della pragmaticità, spesso si fanno beffe delle preoccupazioni per l’ambiente. Altri sono passivi, non si decidono a cambiare le proprie abitudini e diventano incoerenti. Manca loro dunque una conversione ecologica

segue una lode della sobrietà e umiltà…

L’amore per la società e l’impegno per il bene comune sono una forma eminente di carità, che riguarda non solo le relazioni tra gli individui, ma anche « macro-relazioni, rapporti sociali, economici, politici »…

… Non tutti sono chiamati a lavorare in maniera diretta nella politica, ma in seno alla società fiorisce una innumerevole varietà di associazioni che intervengono a favore del bene comune…

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Migranti: c’è chi dice sì!

Posted by giannigirotto su 8 settembre 2015

migranti-marciaC’è un Italia di politici e politicanti che fomentano paura, rabbia e razzismo, e che in maniera più o meno consapevole, più o meno dolosa, lavora per i “poteri forti” utilizzando la sempre valida strategia del divide et impera (vedi i primi 3 post indicati) e fomentando la “guerra tra poveri”…

è c’è un’Italia che, in silenzio, in umiltà ma con tanta buona volontà ed efficacia, risolve i problemi, come quello dei migranti, per esempio:

  • Il comune di Riace (vedi articolo)
  • Il comune di Gioiosa Jonica e Locri (vedi articolo)
  • I comuni di Novellara e Malegno (vedi articolo)

Vi sono reti di Comuni Solidali  e virtuosi  che hanno fatto appunto della solidarietà e dell’accoglienza il loro modus operandi.

Ovviamente queste sono notizie che raramente passano nel cosidetto “mainstream“, cioè nelle prime pagine dei principali giornali, e nei titoli dei telegiornali nazionali, dal momento che, come tutti sanno “fa più rumore un albero che cade piuttosto che una foresta che cresce!“…

La settimana scorsa ho viaggiato in treno tra Roma e Perugia, e osservando gli splendidi panorami di questo pezzo di Italia centrale,IMG_20150903_143101IMG_20150903_134704 alcune considerazioni mi sono venute alla mente:

  1. In Italia abbiamo quasi 5 milioni di edifici sfitti/inutilizzati… a chi giova lasciarli in tale condizione? credo a nessuno, anzi viceversa  diversi proprietari sarebbero favorevoli a ricavarne un reddito (e non lasciarli cadere in disuso), e quindi affittarli sia a cittadini italiani che extracomunitari. Ugualmente, come dicevo viaggiando in treno per l’Italia centrale, lo spazio fisico mi pare di certo non ci manchi.
  2. Manca il lavoro, certo, ma le esperienze virtuose di cui le sovrastanti sono solo alcuni esempi, dimostrano che i migranti sono assolutamente in grado di creare lavoro. Contemporaneamente ricordiamo che sono sempre i migranti ad occupare la buona parte di quei 400mila posti di lavoro in regime di quasi-schiavitù nel settore agricolo.
  3. Ormai chi vuole informarsi può capire facilmente che i principali “miti” negativi sui migranti sono falsi, indico per approfondimenti solo questi recentissimi due articoli del noto economista Leonardo Becchetti (primo e secondo articolo)
  4. Ultimo, ma il FATTO PIÙ IMPORTANTE: si continua a parlare molto dei sintomi della malattia, ma non delle cause. E’ come se si continuasse a parlare del modo migliore di far calare la febbre ad un malato, ma nessuno l’avesse ancora visitato e capito se si tratta di influenza piuttosto che di appendicite o bronchite… Meglio ancora, noi abbiamo capito benissimo di quale malattia si tratta, ma gli altri continuano a parlare solo dei sintomi. Facciamoli tornare a discutere sulle cause, per trovare le VERE soluzioni. Sarà meglio per tutti.

 

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MIgranti: tecniche di distrazione di massa!

Posted by giannigirotto su 9 agosto 2015

Ho già scritto sull’argomento migranti, ma ritengo assolutamente indispensabile tornarci. Lo faccio sottoscrivendo, parola per parola, virgola per virgola questo editoriale di Pietro Reitano pubblicato nel numero di Agosto di Altreconomia. Il video invece riporta un mio personale intervento in aula del Senato, fatto un paio di settimane prima. I migranti non sono la causa dei nostri problemi, sono l’effetto!

Se volete risolvere i problemi alla radice, praticate il “consumo critico“, molto, molto più efficace di qualsiasi organo politico nel cambiare veramente, strutturalmente, in meglio, il mondo che ci circonda, e quindi anche in particolare il problema dei migranti. Un terzo delle guerre infatti si fanno per impossessarsi delle fonti di energia, un terzo per l’acqua, un terzo per le altre materie prime. Scegliendo delle filiere etiche possiamo ridurre grandemente questi fabbisogni, e scegliendo una dieta prevalentemente vegetariana ridurre di dieci/venti volte il fabbisogno di acqua/energia/alimenti.

Il resto, come spiega bene l’editoriale sottostante, è solo “padronanza della lingua” per perpetuare la vecchissima ma sempre efficacissima strategia del “divide et impera“!

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Altreconomia – Agosto 2015 – Pietro Reitano

Don Lorenzo Milani ha spesso sostenuto che solo il linguaggio rende davvero uguali, e che “ogni parola non imparata oggi è un calcio in culo domani”. Esortava i suoi ragazzi a imparare a comprendere i testi e a esprimersi correttamente, per capire e difendersi. Difendersi da chi? Dal potere, che è tale proprio perché è padrone della lingua. I padroni della lingua sono padroni di tutto: ecco un insegnamento politico ed educativo da non dimenticare.
Ed ecco perché i padroni della lingua -politici di ogni schieramento, e ahìnoi molti giornalisti- sono stati così bravi, a giugno, nel sostenere quella grande mistificazione chiamata “emergenza immigrati” attraverso le tv, la carta stampata, internet, raccogliendo il plauso di una pericolosa maggioranza trasversale dell’opinione pubblica. A poco vale far notare come questi urlanti padroni delle parole siano incuranti -e ignoranti- di numeri, statistiche, normative e diritto nazionale e internazionale che ormai ha decenni, storia, dinamiche economiche.
Le cause delle guerre, il traffico di armi, la globalizzazione economica, i trattati internazionali, la più grave crisi dei rifugiati dalla Seconda guerra mondiale,  il più semplice diritto alla mobilità, i numeri di un’invasione che non c’è, la direttiva Ue 51 del 2001 che condanna i profughi a salire su un barcone quando costerebbe meno prendere un aereo: tutti questi non sembrano essere argomenti utili a ragionare con i padroni della lingua e i loro seguaci.
Contano l’etnia, l’igiene, il decoro, la sicurezza, poco altro.
E anche solo il buon senso (non ci spingiamo a chiedere umanità) non è benvenuto. Quale persona di buon senso -e dati alla mano- potrebbe sostenere che crisi, disoccupazione, precarietà e incertezza che la maggior parte della famiglie italiane vive sulla propria pelle siano causati da poche migliaia di disperati, e non da un sistema globale economico che fa gli interessi di pochi a scapito di molti?
Eppure questo è il mantra che ci propinano quotidianamente i padroni della lingua. Hanno avuto gioco facile a convincerci di una così colossale bufala. Sono bastate poche espressioni per aprire le porte della nostra ansia -e chiudere quelle del cervello-.

La prima: clandestino. In un cortocircuito inaccettabile, si confonde la persona con la condizione burocratica -relativa, indipendente dalla volontà e modificabile in ogni istante- in cui versa. La seconda espressione: paura. La paura diventa alleato e non nemico, in una campagna elettorale perenne, e i problemi si creano, anziché risolverli.
Di che cosa dovremmo davvero aver paura? Della scabbia o delle banche? Dei disgraziati sugli scogli o della corruzione nella pubblica amministrazione? Di chi chiede l’elemosina o di chi evade le tasse?
La tentazione è di rispondere ai padroni della lingua scendendo sul loro stesso piano: quello della banalizzazione, degli slogan, delle urla. Questa gente va fermata ma non con le loro regole del gioco e i loro mezzi. Tantomeno, tuttavia, dobbiamo ridurci a un politicamente corretto -e sostanzialmente innocuo- “preferirei di no”, come fossimo tanti scrivani Bartleby (e destinati a farne la triste fine). Il lavoro è arduo e quotidiano e parte, come ci ha insegnato don Milani, nelle scuole (e così è chiaro perché la scuola pubblica è perennemente sotto attacco da parte dei padroni della lingua).

I migranti fuggono da povertà e guerre di cui tutti siamo in qualche modo responsabili. Fuggono da situazioni apocalittiche laddove la “bestia”, esattamente come nel linguaggio in codice del libro del Nuovo Testamento, altro non è che l’impero: quello romano allora, quello economico adesso, contro cui resistere e ribellarsi, perché non è un dio, ma dipende dagli uomini (“ha nome d’uomo”). Non li fermeranno timbri su un passaporto, deserti o traversate in barcone. Invece di pensare a rispedirli indietro -verrebbe da dire: “a calci in culo”- dovremmo pensare come andare a prenderli. Salvando loro e noi stessi. —

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 10) Reingegnerizzare la cultura

Posted by giannigirotto su 27 giugno 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 10) Reingenerizzare la cultura

Premetto che su questi argomenti trovate moltissimo materiale sia nella mia cartella apposita “documenti“, sia in alcuni libri che ho già letto e riassunto e messo a disposizione nella sezione “Indispensabili“, e in particolare “Democrazia Energetica“, “Energia oggi e domani – Prospettive, sfide, speranza“, “Petrolio e Politica“, “Rinnovabili: se non ora quando“,”Trivelle d’Italia“, e indirettamente anche su “Un piano per salvare il Pianeta“, tutto materiale quindi a cui vi rimando nel caso vogliate approfondire… ecco invece i riassunti dei tre capitoli in oggetto:

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E’ un obiettivo tutt’altro che facile da raggiungere. Sono numerosissimi gli interessi che si stanno opponendo e si opporanno, e tutti mirano a sostenere la cultura consumistica globale, dall’industria dei combustibili fossili a quella agroalimentare al settore della trasformazione alimentare a quello delle automobili ecc.
Ogni giorno ciascuno di noi consuma in media 27 kg di materia prima. Sganciarsi dal consumismo, attualmente finanziato da oltre 500 miliardi dollari per campagne pubblicitarie e da centinaia di miliardi di dollari di sussidi governativi e agevolazioni fiscali, da miliardi per campagne lobbistiche e pubbliche relazioni, oltre che dalla inerzia di generazioni che vivono un sogno consumistico, sarà indubbiamente l’aspetto più difficile della transizione verso una società sostenibile. La chiave della soluzione è reingegnerizzare le culture umane affinché diventino intrinsecamente sostenibili.
È stato calcolato che l’uomo medio potrebbe usare continuativamente 2000 Watt di energia per soddi tutti i suoi bisogni, compresi cibo trasporti acqua servizi e tutto ciò che gli serve possedere di realmente indispensabile.
Naturalmente stanno nascendo i primi tentativi di introdurre culture di sostenibilità. Molte imprese negli Stati Uniti si stanno registrando o certificando come “b Corporation” dove B significa  benefit. Ciò significa che la loro attività deve offrire un effetto complessivamente positivo per le società e l’ambiente in cui operano. Qualche governo sta effettuando trasformazioni ancora più audaci come l’espansione dei diritti fondamentali, oltre che agli essere umani, al pianeta stesso. Se ciò avvenisse globalmente, così come l’introduzione dei diritti umani ha trasformato il mondo delle leggi e ha catalizzato cambiamenti sociali in tutto il mondo il riconoscimento dei diritti della Terra potrebbe fare altrettanto.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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Ecco come risolvere il problema dei migranti!

Posted by giannigirotto su 14 giugno 2015

barconi speranza

Sono ormai più di due anni che siedo in Parlamento e mi occupo quasi esclusivamente di politica, e ora mi permetto di dire la mia opinione sul problema degli immigrati.

Semplicemente, la politica è impotente, e forse, contraria, a risolvere il problema degli immigrati.

Impotente, perchè il problema si è generato nel corso dei decenni, le cause quindi si sarebbero già potute rimuovere ampiamente se ci fosse stata volontà e potere politico. Queste due condizioni non ci sono evidentemente mai state, e non si possono creare oggi per magia.

Quando dico che il problema si è generato per decenni faccio riferimento al fatto che il cosidetto “neo-colonialismo” opera appunto da decenni, sfruttando ignobilmente i territori, in questo caso africani, e non solo, per depredare petrolio, gas, carbone, rame, ferro, coltan ecc. ecc.

E quale sistema migliore per operare se non quello di sobillare e incentivare il disordine, il despotismo, la guerra civile, armare i capibanda locali, manipolare l’informazione, corrompere i politici ecc. ecc., insomma praticare la sempre efficace strategia del “divide et impera“?

Come sempre quindi chiedere alla politica di risolvere un problema che essa stessa ha contribuito in maniera determinante a generare, è come minimo ignoranza, come massimo masochismo.

Un sistema decisamente più efficace invece è lavorare appunto sulle cause del problema, e come detto una è rappresentata dal fatto che in molti dei Paesi sede di emigrazione vigono dei regimi altamente dispotici, che continuano a operare senza che la politica internazionale intervenga, quantomento efficacemente.

Beh si può fare molto più di quello che generalmente si crede firmando gli appelli di Amnesty International, e vi spiego rapidamente perchè: perchè la politica locale si permette di continuare le sue malefatte contando sul silenzio della politica internazionale e sul fatto che tali malefatte rimangano “nell’ombra”, sconosciute ai più. Vedete le singole persone che compongono i regimi dispotici, prese singolarmente sono dei vigliacchi, degli ominicchi, e nel momento in cui il “bubbone” diviene di dominio pubblico, si affrettano a “mollare l’osso” dello scandalo pur di non apparire colpevoli.

Questo non lo dico per presunzione personale, ma per i decenni di esperienza che Amnesty International ha nel operare con la semplice modalità delle denunce pubbliche relative ai casi di mancato rispetto dei basilari diritti umani. Insomma molto più spesso di quanto si creda, è “sufficente” che arrivino centinaia, migliaia di lettere di denuncia da parte di cittadini sparsi per tutto il mondo, che un prigioniero politico viene liberato, o quantomeno la sua detenzione ritorni “umana”, e più in generale venga ripristinata la giustizia.

Ripristinando la giustizia sociale, si migliora in modo esponenziale la situazione generale economico/sociale appunto, e gli abitanti di quel Paese hanno molti meno motivi per fuggire.

Questo è un modo efficace per combattere il fenomeno dell’emigrazione da fuga!

Invito pertanto tutti a visitare il sito di Amnesty International e spendere qualche minuto al mese per semplicemente firmare gli appelli.

E’ gratis, non dovete per forza né associarvi né fare offerte, che sono sempre assolutamente facoltative. E non abbiate paura nel scrivere (basta una volta sola, poi i dati vengono memorizzati) i vostri dati come nome cognome e indirizzo, io lo faccio da più di trent’anni, e questo vale per milioni di altri soci Amnesty in giro per il mondo, e non ho mai subito nessun tipo di ritorsione… 🙂

Se avete piacere, sotto il video di una Conferenza stampa che ho voluto ospitare a Palazzo Madama, sulla pena di morte, in cui nei primi minuti spiego un po’ meglio i concetti brevemente sù esposti. E se poi volete fare qualcosa in più per cambiare definitivamente in meglio la situazione, valutate il “consumo critico“.

Spero adesso sia chiaro che il titolo è “forzato”, nel senso che quella che ho descritto è una delle soluzioni, a mio avviso tra le più efficace, che agisce però sui sintomi, mentre l’altra soluzione, che agisce sulle cause, è questa. Le mie altre considerazioni sul tema le trovate sugli altri miei post sull’argomento.

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