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Indispensabili – La maggioranza invisibile – Conclusioni

Posted by giannigirotto su 6 giugno 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

Conclusioni

La maggioranza invisibile, intrappolata dalle necessità del quotidiano, ha finito per disinteressarsi dei dati e dei fatti sociali alle radici della sua stessa condizione di svantaggio. Quindi oggi in ultima istanza è solo il risveglio della coscienza personale che può farci guarire dalla cecità. Ogni individuo deve ritornare a pensare, domandarsi, dubitare, indagare per sapere. E se è vero che, forzato dall’abitudine ad adattarsi, finisce prima o poi per dare l’impressione di essere sottomesso alla visione dominante, non si deve credere che questa sottomissione sia definitiva.

Gli ostacoli peggiori, quelli più ardui da superare, che moltiplicano le capacità di veto dei grande capitalisti o liberisti, sono interni alla stessa maggioranza invisibile. Sono i fattori che rendono cieca proprio la maggioranza invisibile. Si tratta della mancanza di fiducia nelle proprie capacità, causata da anni di discriminazioni e fallimenti, dei bassi livelli di scolarizzazione, della visione dello Stato considerato spesso come un astrazione o una macchina incomprensibile al servizio dei più potenti.
Aggiungiamo che l’elettore mediano moderato oggi è sempre meno middle class e sempre più parte della maggioranza invisibile, cioè danneggiato dall’assenza di politiche sociali universali, e anch’egli dovrebbe quindi nel lungo periodo volgersi verso la richiesta di una più equa redistribuzione della ricchezza (che è il punto centrale anche dell’analisi di Alberto Bagnai, ndr).

L’approccio che abbiamo proposto nel libro punta sulla necessità di mettere al centro del dibattito l’idea di cittadinanza sociale, diritti e servizi universali, la garanzia di un reddito minimo (ma và? ndr) e una nuova visione del mondo del lavoro. Un lavoro che non deve per forza aumentare direttamente il Pil, ma deve contribuire all’accumulazione sociale di ricchezza. Cioè tutti quei servizi ora resi in forma gratuita, come ad esempio il padre che si prende cura di suo figlio e la nonna che svolge importanti mansioni di cura non retribuite, dovrebbero avere dignità e gratificazione simile a quella di chi lavora nell’economia formale. Per portare avanti a livello pratico questa visione di cittadinanza servirà adattare il Welfare State al nuovo sistema produttivo postfordista e tornare a ridistribuire il reddito. Una redistribuzione non semplicemente filantropica ma basata sugli argomenti razionali che abbiamo illustrato in questo libro. Redistribuire per rendere il Paese più funzionale e per scardinare il luna park dei garantiti. In quest’ottica la richiesta di welfare universale e basato sui servizi e la ridistribuzione dei poteri da reddito e ricchezza sono solo i primi passi concreti per aprire una nuova fase storica. Una fase caratterizzata da diritti di cittadinanza che potrebbero rafforzare la partecipazione sociale e politica della maggioranza invisibile e con essa le sue conquiste future.

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Con questo capitolo il libro è terminato, i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 7,8 e 9) Energia e Fonti Rinnovabili

Posted by giannigirotto su 14 Maggio 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 7,8 e 9) Energia e Fonti Rinnovabili

Premetto che su questi argomenti trovate moltissimo materiale sia nella mia cartella apposita “documenti“, sia in alcuni libri che ho già letto e riassunto e messo a disposizione nella sezione “Indispensabili“, e in particolare “Democrazia Energetica“, “Energia oggi e domani – Prospettive, sfide, speranza“, “Petrolio e Politica“, “Rinnovabili: se non ora quando“,”Trivelle d’Italia“, e indirettamente anche su “Un piano per salvare il Pianeta“, tutto materiale quindi a cui vi rimando nel caso vogliate approfondire… ecco invece i riassunti dei tre capitoli in oggetto:

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Per quanta inventiva gli umani possano sviluppare, non potranno mai scavalcare i principi della termodinamica, quindi il concetto di “crescita infinita” è semplicemente impossibile.

Inoltre l’EROI (Energy Return on investmentent) sulle fossili è in costante calo, per esempio l’EROI nel petrolio statunitense è calato da 24:1 a 11:1 negli ultimi 50 anni.

Parlando di Rinnovabili, dobbiamo procedere celermente verso il loro sviluppo anche perchè anch’esse ci mettono qualche anno a “restituire” l’energia impiegata per la loro costruzione, e dobbiamo pertanto agire sinchè ne abbiamo abbastanza di energia a buon mercato, anziché rischiare di non poterlo più fare quando scarseggerà.

Ricordiamo altresì che a livello globale le emissioni di CO2 sono aumentate del 34% dal 2000 al 2010.

Nella produzione di energia, la parola chiave è “Esternalità”, dal momento che gli inquinatori raramente internalizzano tali costi, che ricadono quindi sull’intera società. Per gli USA è stato calcolato in 345 miliardi/anno le spese di risanamento dell’inqui e per i problemi di salute causati dal solo carbone, mentre per l’UE un recentissimo studio li ha calcolati in 300 miliardi/anno per tutto il comparto delle fossili. E questo si somma con le enormi quantità di denaro con cui si sussidiano direttamente ed indirettamente le fonti fossili (circa $1500 miliardi/anno).

Due dati molto importanti sono questi: lo 0,3% della superficie terrestre, se coperta da pannelli fotovoltaici, potrebbe soddisfare il 40% del fabbisogno energetico mondiale. Idem l’1,2% della superficie, se coperta da eolico, potrebbe soddisfare il 50% della domanda mondiale.

Sull’idroelettrico, ancora una volta si segnalano i rilevantissimi pericoli connessi alla costruzioni delle grandi e grandissime centrali idriche e dei relativi bacini, che sconvolgono gli habitat locali con appunto conseguenze estemamente serie, pertanto la raccomandazione è quella di limitarsi a impianti di piccole dimensioni.

Sull’eolico, con la tecnologia attuale, potrebbero esserci problemi di reperimento dei metalli delle terre rare, indispensabili attualmente per la produzione dei magneti necessari alla costruzione delle turbine eoliche, ed anche in diverse tecnologie di costruzione di batterie. In generale comunque per tutti i minerali stiamo entrando in una fase di sempre maggiore scarsità degli stessi, con le relative rilevanti conseguenze negative. La soluzione naturalmente consiste, oltre che in una maggiore efficienza, nel riciclaggio e recupero di tali materiali. Oltre che essere quindi una necessità, ciò è anche una grande opportunità di lavoro, dal momento che il riciclo richiede più manodopera rispetto all’estrazione di nuovo materiale (leggasi il libro “Rifiuti zero”). Solo un esempio: una ditta di smaltimento belga ha cominciato a scavare con l’obiettivo di riciclare il 45% delle 16,5 milioni di tonnellate di contenuto di una discarica vicino Bruxelles, contemporaneamente convertendo i rifiuti in materiali edili ed estraendo metano dalla discarica, generando elettricità sufficiente ad alimentare 200mila abitazioni per 20 anni.

E’ chiaro ovviamente che l’intero sistema produttivo e gli stessi prodotti devono essere re-inventati, imitando il più possibile i processi naturali, e su questo vi invito a leggere il libro-riferimento “Blue Economy”.

Altra soluzione immediata e da sviluppare costantemente sono le varie iniziative di “condivisione/sharing”, ed anche in questo caso vi rimando alla mia sezione apposita

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili – La maggioranza invisibile – Cap. 8) Organizzare la maggioranza invisibile

Posted by giannigirotto su 14 aprile 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

8) Organizzare la maggioranza invisibile

Per rottura storica si intende un momento di cesura dopo il quale si può identificare un profondo cambiamento rispetto alle dinamiche immediatamente precedenti.
Dopo la fine della prima guerra mondiale non si ebbe un momento di vera cesura ma bensì il conflitto sociale fra i diversi soggetti dell’Italia si risolse in favore della ricca borghesia che si servì del fascismo per ricomporre le fratture innescate dalla prima guerra mondiale e tenere sotto controllo le pulsioni rivoluzionarie dei più poveri.
Al termine della seconda guerra mondiale fu il clientelismo diffuso lo strumento principe per controllare saldamente l’intera nazione e di conseguenza indirizzare tutte le scelte politiche più importanti. Nonostante ciò gli operai industriali riuscirono a sfruttare la propria consistenza numerica e la centralità acquisita nel processo produttivo per organizzarsi e ottenere importanti concessioni che ancora oggi costituiscono il nucleo centrale del nostro Welfare.
Con gli anni ’80 si assiste alla progressiva deindustrializzazione del Paese con la crescita dell’economia dei servizi l’aumento del tasso di occupazione tra le donne, e l’impennata del tasso di disoccupazione complessiva.
Si viene pertanto a formare una maggioranza invisibile che però solo trasformandosi in un soggetto politico coeso attorno alla rivendicazione dei propri diritti potrà essere in grado di lottare contro i neoliberiste e i garantiti per avanzare la propria agenda politica.
Intanto si sono affievolite due delle caratteristiche che avevano permesso ai partiti di massa di divenire la cinghia di trasmissione tra la società e l’amministrazione dello Stato: il contatto con il territorio, il cosidetto Paese reale, e la capacità di promuovere i dibattiti interni volti a sviluppare progettualità politica.
La nascita del Movimento 5 Stelle vede provenire principalmente dai ranghi della maggioranza invisibile i propri attivisti. È necessario che venga mantenuto un contatto costante con la pancia dal Paese per riavviare il confronto sulle strategie politiche a lungo termine.
Discorso a parte per i sindacati che invece continuano a proteggere i lavoratori principalmente all’interno dei loro settori produttivi cioè con un’organizzazione verticale in questo modo essi non hanno strumenti adeguati per difendere i precari per i quali servirebbe l’organizzazione basata invece su modello orizzontale cioè sulla tipologia contrattuale piuttosto che sul settore produttivo.
Il progetto politico che dovrebbe venire espresso dalla maggioranza invisibile si potrebbe basare su quattro punti: garantire una maggiore stabilità e continuità al reddito dei precari, accrescere la possibilità di impiego nell’economia formale e nei servizi sociali dei disoccupati, redistribuire più equamente le risorse e ridurre la dipendenza dal welfare familiare che pesa sempre più sulle spalle dei pensionati e infine migliorare i percorsi di inserimento per i migranti rendendoli più virtuosi e dignitosi.
Ulteriori alleati a questo programma potrebbero essere i lavoratori della classe media e gli studenti che pur non direttamente coinvolti nella crisi hanno il dente avvelenato contro la minoranza visibile dei garantiti. L’altro alleato potenziale viene dall’estero, in quanto l’emergere progressivo della maggioranza invisibile non è solo un fenomeno italiano. La maggioranza invisibile ha molto più in comune con i precari tedeschi che con i grandi sindacati italiani.

In sintesi il progetto politico della maggioranza invisibile deve essere internazionalista. Non c’è benessere per il precario o il disoccupato italiano che non combatta in Europa e nel mondo contro le logiche perverse innescate dal neoliberismo.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 5 e 6) Acqua dolce e Pesca

Posted by giannigirotto su 7 aprile 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 5) Sostenere l’acqua dolce

Quasi 800 milioni di persone, circa 11 per cento dell’umanità, non hanno accesso ad acqua potabile sicura. Il processo di desalinizzazione è attualmente molto energivoro costoso e potenzialmente dannoso per gli ambienti marini costieri. Attualmente i circa 15.000 impianti di desalinizzazione a livello globale hanno la capacità di produrre 15 chilometri cubi di acqua l’anno cioè circa lo 0,5% della domanda idrica globale.
I cambiamenti climatici renderanno molte zone aride ancora più aride e le zone umide ancora più umide la variabilità idrogeologica sarà quindi ancora più estrema. Si badi bene che il problema non è la scarsità attuale di risorse idriche; fornire 20 litri d’acqua pro capite al giorno ai 780 milioni di persone ora sprovviste, richiederebbe solo lo 0,1 per cento dei prelievi idrici globali attuali. L’acqua quindi è sufficiente ma finora non c’è abbastanza volontà politica e finanziamenti per offrire un accesso universale ad acqua sicura.
La gestione dell’acqua deve migliorare su molti fronti per esempio le dighe e i bacini idrici nel mondo trattengono oltre 100 miliardi di tonnellate di sedimenti e diversamente andrebbero a reintegrare i Delta dei fiumi e a nutrire gli habitat costieri. Come per gli altri servizi che offre la natura gratuitamente bisogna iniziare a contabilizzare anche quelli dell’acqua dolce. E’ stato infatti stimato dagli scienziati del Millennium ecosystem assessment che le zone umide da sole poiché  purificano l’acqua mitigano le inondazioni e offrono altri servizi generano un valore economico complessivo tra i 200 e i 940 miliardi di dollari l’anno. Per esempio un bacino idrico sano può filtrare gli inquinanti spesso a un costo inferiore a quello di un depuratore.
Naturalmente vi è poi tutto il discorso sugli stili di vita che devono tendere a una maggiore efficienza e risparmio di questa preziosissima materia prima.

 

Cap. 6) Pesca sostenibile: evitare il collasso

L’oceano controlla il clima, assorbe l’anidride carbonica, genera ossigeno e determina le strutture metereologiche attraverso gli scambi termici. Inoltre è fonte di moltissimi posti di lavoro negli Stati Uniti per esempio un posto di lavoro su 6 è legato sotto al settore marino.
Ma oggi i mari sono sottoposti a innumerevoli pericoli che vanno dalla acidificazione al surriscaldamento e ipossia, dalla perdita di ghiaccio marino ai cambiamenti marini inaspettati, la devastazione delle zone di pesca e gli impatti generati dalle attività umane, dal momento che il 60% della popolazione mondiale vive al massimo a 100 chilometri di distanza dalle coste.
Una prima soluzione è quella di stabilire quote di pesca, poi le grandi imprese non devono più ricevere sovvenzioni statali. Le grandi imprese pescherecce infatti consumano circa sette volte più carburante e sono 10 volte più costose delle piccole attività pescherecce e danno da lavorare a molte meno persone rispetto alle piccole attività, ed infine sprecano molto più pesce ributtandolo a mare, sempre rispetto alle piccole.

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Indispensabili – La maggioranza invisibile – Cap. 7) La maggioranza invisibile al voto

Posted by giannigirotto su 22 marzo 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

7) La maggioranza invisibile al voto

Si parla di cesarismo quando in politica si sceglie di delegare il potere decisionale a un “uomo forte” in grado di tenere insieme le diverse anime del Paese, favorendo in realtà però gli interessi di alcune determinate élite. Quindi non si tratta di un vero cambiamento portato avanti dal basso ma piuttosto da gruppi forti all’interno del sistema.
Normalmente un partito per conquistare la maggioranza dei voti si deve accattivare il favore dell’elettore mediano senza disilludere i suoi votanti storici.

Le coalizioni pigliatutto è il Cesare di turno che hanno dominato la scena politica per quasi due decadi hanno finito per perdere non solo consensi ma più in generale il contatto con le trasformazioni sociali del paese e ciò a causa della fortissima crisi economica che ha sconvolto l’Europa. La classe dirigente italiana non è riuscita a stare al passo con una nazione che vedeva le proprie strutture sociali mutare in modo deciso.
In questo periodo la sfiducia degli italiani verso i partiti politici è seconda solo a quella verso le banche.
Il Movimento 5 Stelle è stato il partito più votato tra i disoccupati i lavori atipici i giovani le donne e i meridionali.
Però non è stato in grado di raccogliere la fiducia dei pensionati e non si può pensare di trasformare il Paese senza avvicinarsi ai pensionati meno abbienti che sono la categoria più numerosa.
Dopo le elezioni il Movimento 5 Stelle ha palesato importanti frizioni tra i diversi livelli su cuiè organizzato. Da una parte la leadership di Grillo e Casaleggio che controlla il simbolo è il blog, dall’altra la classe dirigente del Movimento che si sta formando in Parlamento e dall’altra ancora la base degli attivisti che partecipa alle consultazioni online. In questo senso il rifiuto del Movimento di proseguire nel solco di una tradizione politica “classica” lo costringe a una continua e logorante verifica interna che mette in tensione i differenti piani decisionali.
Ma soprattutto non è riuscito a sviluppare un legame stabile con le forze sociali che compongono la maggioranza invisibile e quindi non è riuscita a fidelizzarle.
Questo, e l’aumento dell’astensione, spiega in buona sostanza il peggioramento del risultato delle europee 2014.

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 4) Vivere in un solo pianeta

Posted by giannigirotto su 17 marzo 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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Cap. 4) Vivere in un solo pianeta

Il collasso del sistema è un processo complicato. Le soglie degli ecosistemi non sono indicate con segnali di pericolo imminente. In realtà si potrebbe sorpassare un punto di non ritorno senza all’inizio rendersene conto.
Si può illustrare la pressione sulla natura a opera dell’uomo utilizzando il metodo dell’impronta ecologica. L’impronta ecologica calcola l’area produttiva dell’ecosistema necessaria per rigenerare le risorse rinnovabili consumate su base continua da una popolazione umana e per assorbire i rifiuti prodotti.  Sulla terra ci sono solo 12 miliardi di ettari di Ecosistema produttivo, se quest’area fosse distribuita equamente tra gli attuali 7 miliardi di abitanti della Terra ogni persona avrebbe diritto solo a 1,7 ettari globali.
Oggi l’umanità si trova in una situazione di sorpasso ecologico ciò significa che avrebbe bisogno di 1,5 pianeti per rigenerare le risorse rinnovabili utilizzati e per assorbire l’anidride carbonica emessa. Gli Emirati Arabi Uniti il Quatar il Kuwait la Danimarca e gli Stati Uniti sono tra i paesi con oltre 1 milioni di abitanti con impronta ecologica pro capite più elevata. se tutti  consumassero come gli abitanti di questi paesi avremmo bisogno di 4 pianeti Terra.
Va invece seguito l’esempio di Vancouver in Canada che aspira a diventare la città più verde del mondo. Inoltre la Columbia Britannica che è stato il primo paese del Nord America a introdurre una tassa sul carbonio.
Ma il modo migliore per stimolare l’efficienza e quello di eliminare i cosidetti sussidi perversi (tra cui agevolazioni fiscali per i ricchi produttori di gas e petrolio e le sovvenzioni di agricoltori per produrre certi raccolti per esempio il mais) che agevolano pratiche industriali insostenibili o generano falsi prezzi sul mercato. Poi si deve anche introdurre imposte e tasse sull’ inquinamento per correggere i malfunzionamenti del mercato cioè per internalizzare le esternalità negative assicurandosi che i prezzi di mercato riflettono i veri costi sociali della produzione.

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Indispensabili – La maggioranza invisibile – Cap. 6) Il requiem della sinistra?

Posted by giannigirotto su 2 marzo 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

6) Il requiem della sinistra?

Partiti e sindacati di sinistra, per una lunga serie di circostanze e opportunità politiche, non sono più capaci di difendere i bisogni dei più deboli.

In Inghilterra contro la disoccupazione hanno promosso delle politiche basate sulla capacità (e responsabilità) dell’individuo di migliorarsi per diventare nuovamente appetibile sul mercato. Il lavoratore riceve un sussidio condizionato ad un processo di formazione, all’attiva ricerca di un impiego e spesso all’obbligo di accettare qualunque mansione gli venga proposta. Ma questo postula il fatto che si tratti un problema personale anziché collettivo. Ma se esistono congiunture economiche negative e aree particolarmente colpite dalla disoccupazione, sostenere quanto sopra ci allontana dalla soluzione.

Insomma mentre le strategie del vecchio partito laburista britannico puntavano a ridurre il profitto attraverso programmi di redistribuzione della ricchezza, la terza via si propone di massimizzare l’efficienza economica dei sistemi produttivi lasciando che il mercato si autoregoli.

Come spiegato nel capitolo precedente, il processo d’integrazione europea ha innescato meccanismi di austerià competitiva tra i Paesi europei, tali da spingere i sindacati nazionali a sviluppare forme di neocorporativismo attraverso i patti sociali. Il fenomeno ha preso corpo nella cosidetta concertazione, che si basava sull’aprire tavoli tra datori di lavoro, governo e sindacati al fine di raggiungere accordi per incrementare la produttività e ridurre i costi del lavoro a livello nazionale. Ma questo ovviamente costringeva gli altri Stati a seguire a ruota.

Quindi questo circolo vizioso può essere superato solo attraverso uno spostamento dell’attività di rivendicazione e coordinamento dal livello nazionale a quello europeo.

Parallelamente la politica neoliberalista, che ha nelle privatizzazioni e nell’indipendenza delle banche centrali due capisaldi, prosegue. La competenza sul tasso di sconto viene ceduta da un Ente Pubblico, cioè il Ministero del Tesoro, ad un Istituto sostanzialmente privato, cioè la Banca d’Italia.

Per quanto riguarda le pensioni, viene ridotta la spesa, si passa dal sistema retributivo a quello contributivo, si alza l’età minima e si introducono schemi privati. Questo, ad oggi, comporta che vi siano 2 milioni di fortunati che percepiscono molto di più di quello che hanno versato, contro gli 11 milioni che percepiscono 500 euro/mese, e per chi ha iniziato a lavorare dopo il ’96, pensioni da fame.

In campo lavorativo le riforme Treu, Bossi-Fini e Biagi acuiscono la flessibilizzazione. Tutto questo in una cornice Costituzionale che afferma chiaramente che il contratto a tempo indeterminato è la regola, mentre quello a tempo determinato l’eccezione, che va giustificata di volta in volta. Ugualmente è stata drasticamente ridotta la capacità dei Paesi di investire a debito per assorbire gli shock economici, e quindi è rimasta solo la leva dell’abbassamento dei costi di produzione. In sintesi, a livello italiano ed europeo, il dialogo tra destra e sinistra è maturato attraverso l’accettazione dei fondamenti culturali, politici ed economici del neoliberismo.

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 3) DEFINIRE UNO SPAZIO EQUO E SICURO PER L’UMANITA’

Posted by giannigirotto su 26 febbraio 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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 Cap. 3) Definire uno spazio equo e sicuro per l’umanità

Il PIL non è un indice di misurazione corretto della situazione. Ma altrettanto un sistema di valutazione incentrato SOLO sulla sostenibilità ambientale non rifletterebbe le implicazioni sociali e trascurerebbe l’equità nel perseguiemento della stessa.

Vanno considerati 11 priorità sociali:

– privazioni di cibo, acqua, assistenza sanitaria, reddito, istruzione, energia, posti di lavoro, diritto di espressione, parità di genere, equità sociale e resilienza allo shock.

Da sottolineare che l’eradicazione della povertà per tutti i 7 miliardi di attuali viventi non comporta assolutamente un automatico superamento dei limiti dei fattori dei confini planetari esposti nel cap. precedente.

Anzi, per togliere dalla fascia di povertà il 21% della popolazione che vive con meno di 1,25 dollari al giorno occorre solo lo 0,2% del reddito globale.

Solo l’11% della popolazione mondiale genera circa la metà delle emissioni globali di CO2.

In sintesi per trovare un indicatore corretto occorrono quattro fattori:

1) Contabilizzare non solo ciò che si vende ma anche quanto viene offerto gratuitamente (principalmente da genitori, dai volontari e dalla natura).

2) Prestare attenzione non solo al flusso di beni e servizi ma anche al monitoraggio delle materie prime che ne stanno alla base (è la proposta delle IWI – Inclusive Wealth Index – che valuta i cambiamenti dei capitali sociali naturali, umani e industriali)

3) Prestare attenzione non solo agli aggregati e alle medie, ma anche ai monitoraggi della distribuzione, in quanto è l’effettiva distribuzione dei redditi, della ricchezza e della produzione all’interno di una società che determina il livello di inclusività dello sviluppo

Infine, per creare un miglior quadro di strumenti di valutazione del progresso socioeconomico occorre anche passare dagli indicatori monetari a quelli sociali e naturali. Non tutto ciò che conta può e deve essere monetizzato. Nelle valutazioni politiche deve essere data più visibilità e importanza a “indicatori sociali” quali il numero di ore di assistenza non retribuita offerta dai cittadini e a “indicatori naturali” quali i calcoli dell’impronta pro capite di carbonio, acqua, azoto e suolo.

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Indispensabili – State of the World 2013 – Cap. 2) Rispettare i confini planetari

Posted by giannigirotto su 14 febbraio 2015

sow_2013_cop_itaIl Worldwatch Institute è stato fondato nel 1974 ed è considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali del nostro pianeta. Sono 30 anni che emana i suoi rapporti annuali, io personalmente lessi il primo nel 1988.
Affronto ora la lettura della edizione 2013 del rapporto, che è incentrata sul minimo comun denominatore della “sostenibilità“, che in questo rapporto viene analizzata nelle sue molteplici sfaccettature, ma sempre in maniera estremamente analitica e rigorosa.
Lo aggiungo a pieno merito tra i miei Indispensabili e cercherò di condividere con voi per ogni capitolo le parti essenziali.

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 Cap. 2) Rispettare i confini planetari e riconettersi con il pianeta

La scoperta dei combustibili fossili è stata uno dei motori centrali del cambiamento, che ha portato la popolazione a spostarsi dalle campagne alle città, città nelle quali vive oggi più del 50% della popolazione mondiale. Ma il suo uso ha portato all’effetto serra, che già conseguenze assolutamente pratiche sta partando, come ad esempio gli incendi del 2010 in Russia, alimentati dalle temperature record e dalla siccità estiva, che hanno distrutto gran parte del raccolto di grano in Russia, portando al blocco delle esportazioni, che hanno contribuito all’aumento del prezzo degli alimenti, una delle probabili cause scatenanti della Primavera Araba.
Per misurare e monitorare i margini della sostenibilità sono stati identificati nove fattori oggettivi, tre dei quali potrebbero essere già stati superati:
– concentrazione CO2 in atmosfera
– tasso perdità biodiversità
– ciclo dell’azoto
– ciclo del fosforo
– deplezione azoto stratosferico
– acidificazione oceani
– consumo acqua dolce
– carico di aerosol atmosferico
– inquinamento chimico

Il primo fattore l’abbiamo già superato, per il secondo si stima che noi umani abbiamo accelerato il tasso di estinzione di 100-1000 volte. Anche i cicli di azoto e fosforo sono stati pesantemente alterati. Abbiamo anche superato il limite raccomandato per l’eutrofizzzazione delle acque dolci. Per i centrali saimo ancora nei limiti, mentre per gli ultimi due molto semplicemente non sappiamo quali siano i loro comportamenti e le soglie da rispettare.

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I prossimi capitoli, tempo permettendo, seguiranno nelle prossime settimane, orientativamente uno ogni due settimane, mentre per i precedenti li trovate qua.

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Indispensabili – La maggioranza invisibile – Cap. 5) Il nuovo welfare

Posted by giannigirotto su 14 febbraio 2015

La maggioranza invisibileAggiungo alla mia sezione Indispensabili questo libro che si occupa di un tema politico/sociale di enorme importanza, almeno quantitativa, ma credo anche qualitativa. E’ un mio personale tentativo di capire l’enorme trasformazione che è avvenuta negli ultimi decenni, e che ha portato enormi problemi socioeconomici. Metto a disposizione una sintesi di quanto sono riuscito ad apprendere dal volume in oggetto. _____________________

5) Maggioranza invisibile e nuovo welfare: universalismo e produttività sociale

Dobbiamo operare una riforma del welfare, imperniata sul sostegno universale al reddito, per tornare ad accrescere il nostro status sociale.
Nel vecchio sistema prevalentemente industriale il welfare era concentrato  sulle pensioni di anzianità e invalidità, e un pò di cassaintegrazione per i momenti di difficoltà.
Il passaggio ad una forte precarizzaziome del lavoro e l’invecchiamento della popolazione ha fatto saltare questo sistema.

La ricetta dei governi per aumentare l’occupazione è stata ridurre la legislazione che protegge i lavoratori e aumentare la flessibilità, e in Italia questo ha portatato alla creazione di una giungla di contratti atipici. E questo pone sotto pressione anche i lavoratori tipici, che sentono tale “concorrenza” e in ogni caso sono disposti a tutto pur di non perdere il loro lavoro a tempo indeterminato.

Vi è poi la questione della rappresentatività, perchè i soggetti meno protetti dal welfare sono anche i meno rappresentati nei partiti e nei sindacati, e il loro voto tende ad essere più frammentato rispetto a quello delle categorie protette. Ricordiamo che il taglio neoliberista della protezione sociale è stato applicato solo ai lavoratori entrati sul mercato dopo il 1996. La lotta pertanto si configura ora tra 3 blocchi: i neoliberisti che vogliono ridurre il perimetro del welfare State, sostituendo i servizi pubblici con quelli privati; i garantiti che vogliono difendere lo status quo del welfare State che ora li agevola; la maggioranza invisibile. Questo welfare State dovrebbe:

– occuparsi dell’individuo nei momenti di transizione lavorativa;

– occuparsi dell’individuo che abbia scarse competenze o non sia comunque in grado di guadagnarsi il proprio sostentamento;

– occuparsi di tutti i cittadini fornendo loro i servizi di base.

Parentesi: nell’economia della conoscenza i trasporti, la formazione e le comunicazioni devono essere considerati beni pubblici, e non privati, perchè contribuiscono all’efficienza e alla produttivià di tutto il sistema-paese.

Per quanto riguarda il reddito minimo garantito, si ribadisce che una parte dei fondi andrebbe ricavata tassando progressivamente le pensioni superiori ai 2000 euro. Infatti abbiamo 2 milioni di pensioni superiori a tale cifra, che pesano il 31% della spesa complessiva, e sono pensioni ingiuste nel senso che i beneficiari vi hanno contribuito in media per circa la metà, con i loro versamenti, mentre 11 milioni di pensionati percepiscono 500 euro al mese.

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