Tracce

Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Archive for the ‘Turismo’ Category

Beneficenza: Mostra di modellismo

Posted by giannigirotto su 29 dicembre 2011


				

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Schiavitù: la tratta degli esseri umani

Posted by giannigirotto su 28 settembre 2011

Inframezzo l’uscita dei vari capitoli del libro “Ho sognato una banca“, che racconta la storia della nascita di Banca Etica, con questo articolo preso pari pari dal sito di, guarda caso, uno dei soci fondatori della stessa, e cioè Mani Tese.

Uno dei motivi che mi spinge a farlo sono i lettori del mio blog, meglio ancora le statistiche di accesso, che mostrano come  molto spesso si arrivi al mio sito cercando informazioni sulla schiavitù.

Questo articolo pertanto, che segue un primo articolo ed un secondo articolo sull’argomento è un’ulteriore fiammella accesa nel buio per far luce su un fenomeno che la maggior parte degli italiani (compresi molti miei amici) considera superato o quantomento irrilevante, la schiavitù appunto.

I fatti purtroppo dimostrano e confermano inequivocabilmente che la realtà in molti Paesi poveri è tragicamente disperata, ed uno dei terribili sbocchi in cui le famiglie terminano è spesso quello della schiavitù per loro stessi o per i loro figli… lascio la parola all’articolo di Mani Tese:

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COS’E’ IL TRAFFICKING

Il Trafficking – o tratta di essere umani – rappresenta una delle principali violazioni dei diritti umani che colpisce le fasce più vulnerabili della popolazione, in primis donne e bambini. Un fenomeno in allarmante crescita in tutto il mondo: 12,3 milioni i bambini e gli adulti costretti al lavoro forzato, alla schiavitù e all’asservimento a scopo di sfruttamento sessuale.
Il 56% delle vittime di trafficking sono donne e bambine.

La tratta degli esseri umani è ogni azione, ivi compresi il reclutamento, il rapimento, il trasporto, la vendita, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza di persone, attraverso minacce o l’uso della forza, dell’inganno, della coercizione o della servitù per debiti, volta a ridurre o detenere delle persone, pagate o no, in uno stato di servitù involontaria, per un lavoro forzato o per sottometterle a dei creditori, in una comunità diversa da quella di origine (OSCE).

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Credo che ogni commento ulteriore sia superfluo. Chi non vuole fermarsi ad un comprensibile moto di ribellione e rabbia, può valutare di compiere qualcuna delle azioni suggerite nella sezione AGISCI.


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Indispensabili: L’anticasta – Fare rete

Posted by giannigirotto su 13 febbraio 2011

Dopo aver inserito diverso tempo fa il libro “La Casta” nella mia sezione “Indispensabili“, sono estremamente felice di poter iniziare l’inserimento di estratti, capitolo per capitolo, di questo testo che spero diventi un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono utilizzare leesperienze positive già portate a termine in varie località italiane, per replicarle ovunque sia opportuno. Segnalo solo che questo libro parla di esperienze italiane, mentre in un altro testo, “Voglia di Cambiare“, sempre presente nella sezione “Indispensabili“, sono contenute le esperienze di successo avvenute in vari Paesi Europei.

Ecco i capitoli (clicca sulla copertina per vedere gli altri…):

RETE DEI COMUNI SOLIDALI

a oggi sono oltre duecentosessanta i Comuni e le Province che aderiscono alla rete… In Recosol viene inserito il concetto di “restitu­zione” ai tanti popoli, tanti Paesi, che sono stati nei secoli saccheggiati. Diventa centrale il motto di Alex Zanotelli “non c’è pace senza giustizia sociale”. Ad alcuni anni di distanza dalla nascita di Recosol sono molte le persone che ora collaborano a vario titolo con la rete. Uno dei suoi obiettivi è proprio quello di costruire relazioni che tenga­no in conto la qualità della vita, curando i rapporti tra le persone… Occuparsi di solidarietà, di cooperazione decen­trata, di pace e giustizia sociale sono cose di cui tutti (al­meno a parole) sono capaci. Diverso è (come propone il sindaco di Sambuco), farlo in un modo sano. In una paro­la, senza portarci dietro le nostre frustrazioni, le deforma­zioni mentali che fanno centrale e unico il nostro modello di vita. I viaggi che Recosol propone agli amministratori sono viaggi duri, sono immersione totale nei villaggi dove si vuole operare. La Rete dei Comuni si muove in punta di piedi, cercando d’inquinare il meno possibile con la pro­pria presenza i germi di sviluppo, democrazia e autodeter­minazione che si stanno faticosamente mettendo a dimo­ra. Si ascolta e si agisce, sostenendo esperienze che esisto­no e funzionano, missionari piuttosto che laici in qualche caso anche ONG. I progetti dei Comuni coinvolgono an­che associazioni del territorio, scuole, altri enti, in grado di fare rete con associazioni e comitati a migliaia di chilo­metri di distanza. Mai un intervento calato dall’alto, l’idea centrale rimane lo scambio, la conoscenza. Recosol è Rete. Anche per un piccolo Comune è più fa­cile partecipare a un progetto di cooperazione, vivere una esperienza che i suoi amministratori non sì sarebbero mai sognati di fare da soli, perché le loro strutture, le risorse umane e finanziarie non sarebbero all’altezza di un’impre­sa così grande e lontana. La Rete nasce per sfatare il luogo comune secondo cui per fare cooperazione è necessario investire grandi risorse, grandi somme, fare grandi pro­getti: la maggior parte dei progetti promossi sono piccoli, concreti, con un inizio e una fine certi, visibili e verificabi­li, ma soprattutto condivisi davvero tra le comunità…

Fare Rete, come le altre reti esistenti, per esempio l’Associazione dei Comuni Virtuosi, consente di conoscersi, di scambiarsi esperienze anche in termini gestionali dei servizi e delle prestazioni erogati dai Comuni, di diventare modello reciproco di buone pratiche…

… Recosol collabora con l’Associazione Borghi Autentici d’Italia, che coinvolge i Comuni con la promo­zione di un turismo dolce…

Città del Bio è stata costituita 5 anni fa a Grugliasco (TO). Oggi sono 140 i Comuni e gli Enti che hanno aderito alla rete e il progetto sta conquistando interesse anche in altri Paesi. Contestualmente anche la realtà del biologico ha proseguito nel suo cammino di crescita e oggi si pre­senta non solo come un mercato di affiancamento a quello convenzionale, ma come un “nuovo mercato” da affronta­re e far crescere con regole e norme innovative. Non solo: oggi dì fronte alla crisi economica che attanaglia il Pianeta e che distrugge ricchezza e certezze, il biologico, assieme ai settori produttivi impegnati nelle produzioni naturali e ecocompatibili, al settore delle energie rinnovabili e al commercio equo e solidale, rappresenta un riferimento concreto e positivo per costruire una green economy, una nuova “economia della natura”…

… Là Terra è il datore di lavorò più importante e l’agricol­tura può ritornare a offrire occasioni di lavoro. Occorre, però; scegliere un’agricoltura biologica e sostenibile, fon­damento di una nuova economia, indispensabile per la so­pravvivenza dell’umanità intera. È necessario abbandona­re la “pseudoeconomia” propugnata da chi vuole essere li­bero di guadagnare senza assumersi la responsabilità di pagare quando fallisce, o Crea danni alla natura e/o alle persone. Dobbiamo passare dall’economia di mercato al­l’economia della natura. Nell’Occidente sviluppato, l’agricoltura non è più il set­tore “primario”, ha perso il suo ruolo di governo delle ri­sorse e dell’ambiente più prossimo a noi. Ancor peggio, la produzione, la trasformazione e la distribuzione del cibo sono causa di grave impatto ambientale…

CITTÀ EOUOSOLIDALI:

II Commercio Equo e Solidale è un eccellente mezzo per informare e sensibilizzare i cittadini al problema degli squilibri economici e ambientali, ma anche e soprattutto per permettere loro di agire concretamente.

Le pubbliche amministrazioni giocano un ruolo fonda­mentale nell’azione di serisibilizzazione delle imprese e dèi cittadini a favore di modelli di produzione e consumo equi e sostenibili. Nasce da qui la campagna “Città Equosolidali”, che si rivolge ai cittadini e alle istituzioni (Comuni, Province, Regioni) per orientare le comunità locali verso gli acquisti di prodotti equosolidali. La campagna propone alle collet­tività dì sensibilizzare i dipendenti pubblici e gli abitanti al Commercio Equo e Solidale, attraverso azioni e iniziati­ve concrete. Con la campagna “Città Equosolidali” impegno sociale e ambientale si sostengono a vicenda. La campagna racco­glie l’esperienza dei “Green Public Procurement” (www.a21italy.it), proponendo di collegarla a un’idea di “Social Public Procurement”.

L’adesione dell’ente locale viene sancita da un atto am­ministrativo approvato da Comune, Provincia, Regione e altri enti pubblici, con cui l’amministrazione s’impegna a inserire nei propri consumi i prodotti del commercio equo e solidale (ad esempio, utilizzo di caffè, tè e altre bevande calde e fredde equosolidali nei distributori automatici; zucchero e snack equosolidali oppure palloni o prodotti artigianali ecc.); introdurre i prodotti equosolidali nelle mense scolastiche, del personale, nei servizi di catering e in altri luoghi della ristorazione collettiva gestiti dall’ente locale; realizzare iniziative formative nella realtà in cui i prodotti vengono inseriti (in particolare nelle scuole); sen­sibilizzare il proprio personale e i cittadini valorizzando le organizzazioni di commercio equo e solidale operanti sul proprio territorio»

ENTI LOCALI PER LA PACE: … è un’associazione fondata nel 1986 e rappresenta la rete di enti locali più “anziana” e storica tra quelle del nostro Paese… con i suoi 705 Comuni, Province e Regioni aderenti, la sua storia e il suo bagaglio di com­petenze, rappresenta la più vasta rete tematica nazionale di amministrazioni locali e regionali costantemente impe­gnate nella promozione della pace e dei diritti umani…

Tra sue le principali attività ci sono la promozione dell’educazione alla pace e ai diritti umani nella scuola, lo sviluppo della solidarietà internazionale e della cooperazione decentrata, l’organizzazione della Marcia per la pace Perugia-Assisi e delle Assemblee dell’Onu dei Popoli, l’impegno per la pace in Medio Oriente, nei Balcani e nel Mediterraneo, la costruzione di un’Europa, strumento di pace e di giustizia nel mondo… Questo straordinario patrimonio italiano rappresenta una risorsa anche per l’intero sistema internazionale dei poteri locali rappresentato dalla nuova organizzazione mondiale “Unione delle Città e dei Governi Locali Uniti” (UCLG) fondata a Parigi nel 2004 di cui il Coordinamento è parte attiva.

A livello internazionale il Coordinamento Nazionale Enti Locali per la pace e i diritti umani gestisce dal 2005 il Segretariato del Comitato sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio dell’Associazione Mondiale degli Enti Locali (United Cities and Locai Governments) e il Segretariato della Rete Europea degli Enti Locali per la pace in Medio Oriente. Possono far parte del Coordinamento Nazionale tutti gli Enti Locali e le Regioni che, condividendo le finalità dell’organizzazione, approvano con una delibera la Di­chiarazione di Ente locale (o Regione) per la pace e di ade­sione al Coordinamento nazionale.

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Indispensabili – Voglia di cambiare: Turismo

Posted by giannigirotto su 12 luglio 2010

Proseguo la sintesi di questo libro che ho inserito nella mia sezione “Indispensabili” per la sua proposività. Infatti non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, ma al contrario l’autore è andato a ricercare i modelli di eccellenza che permettono ad altri Paesi di risolvere al meglio tanti problemi. Giusto per darvi un assaggio del contenuto e stimolarvi a leggere questo e gli altri articoli:

– La Svezia ha quasi azzerato le morti bianche, conquistando il primato mondiale della sicurezza sul lavoro grazie all’”ombudsman” dei lavoratori, ovvero il delegato per la salute e la sicurezza.

– Con l’invenzione della corsia dinamica, in Spagna non si vedono più ingorghi in entrata e in uscita dall’autostrada, mentre i treni corrono superveloci.

– A Friburgo, in Germania, i cittadini hanno detto no al nucleare, ma contemporaneamente hanno detto sì alle energie “dolci” e trasformato l’energia solare in un formidabile business.

– L’Inghilterra ha scelto i migliori architetti per progettare case popolari di pregio e quartieri a misura d’uomo, e con controlli severi ha dimezzato le stragi sulle strade.

– I danesi non hanno più l’incubo della precarietà grazie alla “flessicurezza”, che da una parte consente agli imprenditori di licenziare con molta facilità il personale, dall’altra offre al disoccupato un’indennità del 80% dello stipendio e sopratutto un rientro velocissimo nel mondo del lavoro.

Esaminiamo ora il seguente capitolo:

GRAN TURISMO ALLA FRANCESE

Partiamo da dei dati di fatto… la Francia è ormai stabilmente, dal 1990, prima potenza turistica mondiale ….. Titolo che nel 1970 spettava all’Italia. Sì, eravamo il paese più visitato al móndo. Oggi siamo al quinto posto…..e l’Associazione mondiale delle imprese turistiche ha de­classato l’Italia al centosettantatreesimo posto (su centosettantasei paesi!) per le prospettive di crescita nel settore. A questo si aggiunge una rete logistica (autostrade e ferrovie) che in Italia è molto meno efficente che in Francia.

Vediamo ora alcuni punti pratici di offerta turistica:

Noi italiani siamo stati i primi al mondo nel turismo termale: ri­sale agli antichi Romani la formula Spa, ovvero Salus per aquam. Le antiche terme non si limitavano ad avere una funzione meramente curativa, ma offrivano anche un carattere ricreativo, Ebbene, in Francia sono riusciti a trasformare questa attrazione in un’attività che tutto l’anno si muove e gratifica ed è diventato un prodotto tu­ristico sempre godibile. Da noi, invece, le domeniche e l’inverno è regola trovare chiusi gran parte degli stabilimenti, tranne rare ecce­zioni …. Così la felice in­tuizione del “mare da vivere d’inverno” è difficile che faccia aumen­tare i pernottamenti.»

– dalla Camargue alla Loira. In questi tratti di Fran­cia la navigazione di fiumi e canali è principale affare turistico. Sono più di trecento le società che gestiscono il business del­l’acqua dolce. Tutta l’Europa si è mossa in questa dirczione. Già oggi esistono venticinquemila chilometri di idrovie. In Inghilterra è stata restaura­ta la rete dei canali per facilitare il transito dei battelli. In Germania su Reno, Danubio ed Elba viaggiano ogni anno cinquecentomila vi­sitatori. Ma parliamo della Loira, che con i suoi mille chilometri è il fiume più lungo della Frància. Le sue acque, sulle quali si posarono gli ultimi sguardi di Leonardo da Vinci, sono navigabili da sempre, e offrono uno spettacolo di natura e arte con la presenza di ben seicen­to castelli (i nostri «cugini» hanno capito che con la storia si fanno affari). «Dei 652 chilometri del Po, invece, solo una parte è navigabi­le. La parola d’ordine dovrebbe essere: estendere la rete. Ma andare da Milano a Venezia via fiume resta un sogno. E in Lombardia i na­vigli leonardeschi sono da mezzo secolo quasi tutti chiusi alla naviga­zione. Sono stati costruiti ponti raso acqua che impediscono il pas­saggio delle barche…. Milano era una città d’acqua meravigliosamente raccontata prima da Petrarca e secoli do­po dai grandi dell’Ottocento. I navigli sono una rete viva ancor oggi. Ripristinare la navigabilità e riqualificare il patrimonio delle case, vil­le e borghi sulle sponde potrebbe non solo consentire alle giovani coppie di avere case ad affitti o a prezzi d’acquisto accettabili, ma an­che far nascere un’offerta alberghiera piacevole e a minor prezzo che in città.»

Maison de la France: è l’organismo incaricato di promuovere l’immagine della Francia all’estero, diventato un modello. Oggi conta oltre mille associati contro i settanta del 1987, quando fu creata, e gode di un bilancio di set-tantacinque milioni di euro, tre volte il fondo del nostro Enit. La lezione principale della Maison è che l’immagine del paese all’estero non può più essere gestita dalle regioni con politiche differenziate, ma va ripresa in mano da una cabina di regia unica, che rafforzi il marchio Italia. Anche perché la meta per le vacanze individuata come la più interessante dai nostri ricercatori all’estero è proprio l’Italia: però poi il sogno non si realizza perché insorgono mille difficoltà. «Quindi una Casa Italia e un sito internet italia.it finalmente attivo e funzionante secondo le tre E propugnate dalla Corte dei Conti: economico, efficace, efficiente. E, nella prossima legge Finanziaria, promuovere un “piano bellezza” basato su un’altra tripla, una tripla A: ammodernare, abbellire, accelerare. Auspico che nella prossima Finanziaria ci sia posto per un grande progetto di ammodernamento dei nostri hotel. Non solo per introdurre internet, ma anche per bagni più adeguati e arredamenti degni del made in Italy. «Penso a misure che facilitino il rinnovamento dell’intero patrimonio alberghiero, dall’armadio alle luci, dai mobili al sofà, alle tecnologie di climatizzazione e riscaldamento. Come? Grazie a una fiscalità e a mutui agevolati, come è già avvenuto felicemente per la ristrutturazione delle case. Molti operatori privati si danno da fare ma sono soli. Occorre poi frenare i prezzi, liberare più spiagge, rendere sempre più il paese un museo a ciclo aperto, favorire i collegamenti con le piccole Italie e valorizzarne le attrattive, comunicare meglio le mete, pensare meno al turismo di massa. Insomma, imitare la Francia.

E poi una sana autocritica; qui in Italia non trattiamo abbastanza bene i turisti, e parlo in primis per gli operatori del settore, ma in generale anche per tutti i cittadini. Guardiamo invece con ammirazione cosa ha detto …il responsabile del Turismo francese, Lue Chatel, con un coraggioso atto di umiltà ha invitato nel settembre 2007 i suoi connazionali a rimboccarsi le maniche e a essere più pazienti e più sorridenti con i visitatori. Ecco le sette regole di buona educazione che Chatel (ex portavoce del presidente Nicolas Sarkozy) ha dettato agli addetti e più in generale ai francesi a contatto con il grande pubblico:

1) siate i primi a salutare il turista straniero; 2) non gettate il resto sul bancone con malagrazia e siate pazienti nelle trattative; 3) se sapete un po’ di inglese, non fate fìnta di non conoscerlo. Siate coraggiosi e generosi: usatelo con gli stranieri; 4) se i turisti che vengono dall’estero cercano di parlarvi in francese, non mostrate fastidio per i loro errori; 5) i dipendenti delle poste agli sportelli dovrebbero portare delle spille che indicano con chiarezza quali lingue parlano; 6) appendete un cartello con la scritta «benvenuti» alla vostra vetrina. Meglio ancora se il cartello è in più lingue; 7) se non siete in grado di seguire questi consigli, allora siate almeno gentili e sfoggiate sempre un bel sorriso.

Mentre, rivolto ai cittadini ed alle comunità è ….il decalogo del sociologo Domenico De Masi, per tre anni assesso­re di Ravello, sulla costiera amalfitana, per coloro che vogliono coltivare e au­mentare la bellezza del loro luogo:

1) Eliminate quel che c’è di brutto nel vo­stro centro ed educate i ragazzi ad amare i punti belli della loro città; 2) il punto in cui è nato un poeta o è avvenuto un incontro storico importante de­ve diventare il cuore del paese; 3) fate incontrare gli «spiriti» del posto affin­chè costruiscano qualcosa di grande per la vostra terra; 4) rispettate i visitato­ri, affinchè i visitatori rispettino il luogo; 5) assicurate la qualità dei servizi e l’equità dei loro costi; 6) fate capire ai commercianti che parte del loro guada­gno deve essere restituito alla città. Tutto servirà per abbellire e rendere più funzionale il vostro luogo; 7) esaltate anche gli altri punti di un centro: cultu­ra contadina, arti minori, borgo di pescatori e così via; 8) ottenete dagli am­ministratori pubblici una promessa: se non raggiungono l’obiettivo, dovran­no dimettersi; 9) procuratevi e trasmettete le informazioni con accuratezza; 10) contribuite personalmente all’ulteriore perfezionamento dello spirito del vostro paese.

E come si vede quindi c’è bisogno dell’impegno di tutti…..!

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Indispensabili – Voglia di cambiare: Mobilità (strade e ferrovia)

Posted by giannigirotto su 7 luglio 2010

Proseguo la sintesi di questo libro che ho inserito nella mia sezione “Indispensabili” per la sua proposività. Infatti non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, ma al contrario l’autore è andato a ricercare i modelli di eccellenza che permettono ad altri Paesi di risolvere al meglio tanti problemi. Giusto per darvi un assaggio del contenuto e stimolarvi a leggere questo e gli altri articoli:

– La Svezia ha quasi azzerato le morti bianche, conquistando il primato mondiale della sicurezza sul lavoro grazie all’”ombudsman” dei lavoratori, ovvero il delegato per la salute e la sicurezza.

– Con l’invenzione della corsia dinamica, in Spagna non si vedono più ingorghi in entrata e in uscita dall’autostrada, mentre i treni corrono superveloci.

– A Friburgo, in Germania, i cittadini hanno detto no al nucleare, ma contemporaneamente hanno detto sì alle energie “dolci” e trasformato l’energia solare in un formidabile business.

– L’Inghilterra ha scelto i migliori architetti per progettare case popolari di pregio e quartieri a misura d’uomo, e con controlli severi ha dimezzato le stragi sulle strade.

– I danesi non hanno più l’incubo della precarietà grazie alla “flessicurezza”, che da una parte consente agli imprenditori di licenziare con molta facilità il personale, dall’altra offre al disoccupato un’indennità del 80% dello stipendio e sopratutto un rientro velocissimo nel mondo del lavoro.

Analizziamo quindi il seguente capitolo:

LOGISTICA E MOBILITA’

Una prima innovazione che merita attenzione è la “corsia dinamica”, che gli spagnoli chiamano “Bus-Vao”, e che ha ottenuto il risultato di eliminare code ed inghorghi del traffico pendolare nelle autostrade che circondano le grandi città. E’ un piccolo uovo di colombo: …una corsia preferenziale a senso unico alternato con due carreggiate. La mattina dei giorni la­vorativi il senso di marcia va dalla periferia al centro di Madrid, la sera dal centro alla periferia. Ma attenzione, gli unici veicoli autorizzati a usare la «corsia dinamica” sono gli autobus e le automobili con almeno due passeggeri….

Parlando di mobilità in generale…tra i grandi paesi europei, l’Italia presenta il massimo squilibrio a favore del trasporto su gom­ma e più elevata quantità prò capite di mobilità motorizzata: quindicimiladuecento chilometri/abitante annui, +22 per cento sulla media europea, +44 per cento rispetto alla Germania…..In Italia, delle duecentoquaranta opere definite dal governo prioritarie, meno di una decina riguardano la mobilità urbana. E questo nonostante che il 64 per cento del traffico automobilistico si svolga nel raggio di cinque chilometri dal centro delle città e il 19 per cento entro un raggio di dieci chilometri (cioè entro i sedici chilometri della spa­gnola «corsia dinamica»).

Gli spagnoli vanno giustamente fieri dei loro treni ad alta velocità….sono talmente puntuali che le ferrovie spagnole, prime al mondo, assicurano sulle tratte ad alte velocità il rimborso del 100% del prezzo del biglietto per ritardi superiori ai cinque minuti (sì, avete letto bene: cinque minuti!)……La linea tra Madrid e Siviglia è stata la prima rete spagnola ad adottare il sistema di alta velocità già in funzione in Giappone, Francia e Germania. La costruzione di questo tratto Ave fu decisa nel 1988 dal governo socialista di Felipe Gonzalez. Il costo fu di ventisette milioni di euro (la quarta parte finanziata dai fondi dell’Unione europea). Dopo quattro anni di lavori la linea fu inaugurata nell’aprile 1992. Gli ultimi tagli di nastro Zapatero li ha fatti (a opera completata, non al varo di un progetto come si usa fare da noi, per esigenze televisive) nel 2007….(inoltre il costo al Km per la Spagna è di 12 milioni al Km contro i 37 dell’Italia, ed inoltre li spagnoli hanno utilizzato gli aiuti Comunitari, noi no…)….L’obiettivo del nuovo Piano strategico di infrastrutture e trasporti (in sigla, Pett) 2005-20, approvato dal governo Zapatero, è quello di sostituire la vecchia rete a raggio con un sistema a forma di maglia che unisca tutti i capoluoghi di regione tramite autostrada o ferrovia. Per ottenere questo obiettivo la rete ad alta velocità dovrà passare dagli attuali 1543 chilometri a diecimila chilometri….

Ma ferrovie spagnole non significa solo alta velocità, la Spagna ha altri tre obiettivi:

– valorizzare il patrimonio ferroviario minore, ancora in esercizio, con tutte le sue potenzialità per il «turismo dolce»;

– rimettere in funzione alcune ferrovie da tempo soppresse ma che potrebbero svolgere ancora un utile servizio, specialmente nella prospettiva di una trasformazione in senso ecologico della mobilità delle persone;

– trasformare le ferrovie dismesse in piste ciclo-pedonali. In quest’ultimo settore, che qui chiamano Vias verdes (in inglese, Greenways), la Spagna batte tutte le altre nazioni che hanno già pedalato in questo senso, incoraggiando questa mobilità turistica ecosostenibile…..

«Prendete una ferrovia, che sia abbandonata da trenta-quarant’anni; accertatevi che non passino più treni; togliete con cura binari e traversine. A parte prendete le stazioni, svuotatele e metteci un ripieno di caffè, piccoli ristori, ostelli e centri informazioni. Poi stendete sulla vecchia ferrovia una sfoglia leggera di terra battuta e lasciate asciugare. Infine mettete assieme tutto, lasciate rassodare e servite in bicicletta». Ecco il nuovo piatto forte spagnolo: le Vias verdes. Un menu di milleseicento chilometri di ferrovie dimenticate che sono state trasformate in splendide piste ciclabili per i bikers più accaniti o per le famiglie in cerca di svago. C’è da perderci la testa o programmare subito una vacanza su due ruote perché di Vias verdes ce ne sono in tutta la Spagna e, insieme, formano una rete ciclabile unica nel suo genere. «Con questa operazione abbiamo ottenuto tre importanti traguardi: incoraggiare la mobilità sostenibile; incentivare nuove forme di turismo “dolce”; riabilitare la memoria e il patrimonio ferroviario storico.»

Altri strumenti utilizzati per decogestionare il traffico cittadino: Le realizzazioni più recenti hanno nomi esotici per i locali: Bi-cing e Trixi. Il primo è il sistema lanciato dalle autorità comunali, investendo i soldi delle multe e dei parcheggi, per ridurre l’inquinamento e sfoltire il congestionamento del traffico: il bici sharing (www.bicing.com). Chi fa spostamenti quotidiani di meno di trenta minuti può usufruire di questo comodissimo mezzo di trasporto che costa soltanto ventiquattro euro l’anno. In tutta la città catalana hanno installato duecento stazioni-parcheggio per un totale di tremila biciclette. Da quando è entrato in funzione, dal marzo 2007, Bicing conta già più di centomila abbonati sta diventando il mezzo di trasporto favorito per andare al lavoro o per uscire. II servizio è totalmente automatico: basta andare a un parcheggio Bicing, far passare la propria scheda al lettore ottico e aspettare che sullo schermo compaia il numero di bicicletta che si può prendere. Una volta arrivati a destinazione basta recarsi alla più vicina stazione Bicing e incastrare la bicicletta in una postazione libera (come da noi con i carrelli della spesa nei supermercati). Se si superano i primi trenta minuti si paga un plus di trenta centesimi per i trenta minuti successivi (fino a un massimo di due ore). Bicing funziona dalle 5 del mattino alle 24 (il venerdì e sabato 24 ore su 24). Barcellona è stata anche la prima città del Mediterraneo ad attivare un mezzo di trasporto alternativo già sperimentato in Europa a Londra, Copenhagen, Amsterdam e in alcune città tedesche (eh sì, gli amministratori catalani sanno applicare la teoria della buona emulazione). Si chiama Trixi, sono veri e propri taxi a forma di triciclo. Totalmente ecologici e silenziosi (un motore elettrico aiuta l’autista a pedalare), possono trasportare due persone oltre all’autista. Mezzo di trasporto ideale per i turisti che senza stress vanno a passeggio per la città. Funzionano dalle 11 alle 20 e le tariffe vanno da un minimo di sei euro per un quarto d’ora a un massimo di diciotto per un’ora….Con l’aiuto di tecnologie nuove e sempre più amiche, Barcellona ha ottimizzato il controllo del traffico. Per esempio, sulla Diagonal, la strada che, come dice il nome stesso, attraversa l’intera città in diagonale, si utilizza la strategia delle corsie dinamiche, quelle in grado di poter essere occupate dal senso di marcia di maggior traffico, utilizzate anche a Madrid, come abbiamo visto. I semafori sono sincronizzati per una velocità oraria pari a cinquanta chilometri: rispettando questa andatura è possibile trovare un numero di semafori verdi quasi all’infinito. Sensori magnetici posti sotto l’asfalto rilevano le corsie che hanno maggiore bisogno del segnale verde, limitando le soste inutili quando nelle corsie opposte non passa nessuno. In più, collegandoti via internet, hai in tempo reale la situazione del traffico urbano offerto da una serie di telecamere piazzate nelle strade chiave, e scopri dove sono i parcheggi disponibili.

Metro: a Madrid si contano oltre 177 chilometri di binari (a Milano, che pure eccelle, sono 70) sui quali sfrecciano di continuo, tranne quattro ore di pausa notturna, le 1277 vetture che collegano 158 stazioni (servite da 975 scale mobi­li e 141 ascensori) di 12 linee che coprono tutta l’area urbana e alcuni punti di quella metropolitana, compreso l’aeroporto di Barajas distante 13 chilometri.

Taxi: con la liberalizzazione del mercato, dal 2003, a Barcellona ci sono dieci taxi ogni mille abitanti, contro i due di Roma e l’1,5 di Milano. Al mondo so­lo Washington ne ha di più: dodici ogni mille abitanti: per gli utenti italiani, sfiancati da auto bianche rare e costose, Barcellona è il paradiso dei taxi. I do­dicimila tassisti della città si aggiornano sul futuro della professione con la Fie­ra del Taxi: nuove tecnologie per monitorare il traffico, evitare gli ingorghi, portare i clienti a destinazione in fretta per soddisfarli il più possibile e, al con­tempo, fare più corse.

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Integro questo capitolo con un estratto da un articolo di Altroconsumo (nel quale si parla della situazione del trasporto pubblico in Italia), che riporta un’intervista all’Ente deputato a ricercare migliori soluzioni sul tema, e tre esempi di eccellenza in Europa.


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