Tracce

Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

I miei Credo

Credo innanzitutto che ogni persona adulta, o che si ritiene tale, dovrebbe dichiarare apertamente i propri “Credo”, in modo che tutti i suoi eventuali interlocutori possano verificare se le sue azioni corrispondono con le sue dichiarazioni, oppure se è un bugiardo o un ipocrita.
Troppo spesso invece le persone “adulte” evitano di prendere posizione, o perchè ancora non la hanno (e non gli interessa averla) o perchè così possono salire più facilmente sul carro del vincitore.
E’ vero che solo i testardi non cambiano mai opinione, però anche in questo caso sarebbe utile sapere come la pensavano prima e perchè l’hanno cambiata, mentre è altrettanto vero che su alcune questioni di principio l’opinione non andrebbe cambiata mai.
Ad ogni buon conto, per coloro ai quali potessero mai interessare, ecco elencati i miei “Credo”, non per ordine di importanza, ma semplicemente man mano che riuscivo ad enucleare gli stessi con sufficente chiarezza.
p.s. questi post sono stati scritti quasi tutti tra il 2009 e il 2010…

Finanza


Credo che il denaro sia potere; chi possiede/gestisce il denaro possiede/gestisce il potere. Credo da molti, troppi anni la politica sia serva del denaro, e quindi di chi controlla le banche. Sono diventato socio di BANCA ETICAper togliere potere a chi lo ha e lo gestisce male, per darlo a chi invece lo gestisce bene. Banca Etica infatti gestisce il denaro come mero strumento di sviluppo e giustizia, non come obiettivo da raggiungere e aumentare ad ogni costo, tramite tutte le speculazioni e l’utilizzo degli strumenti “ai limiti della legge” possibili. 

BANCA ETICA è nata dalle organizzazioni no profit di volontariato, ed è ben presto diventata una Banca composta da normali cittadini (35 mila persone fisiche socie + 5 mila persone giuridiche). In Banca Etica ogni socio ha diritto ad un voto, a prescindere dal numero di azioni che possiede, per cui non importa se sei un piccolo privato con un’unica azione posseduta, o un facoltoso uomo d’affari che ne possiede migliaia, hai la stessa importanza. Anche le deleghe possibili sono pochissime, al massimo una dozzina circa.
Mai come in questi mesi ci si è resi conto di quanto le Banche abbiano influenzato, negativamente, l’economia mondiale, e quanto saremo chiamati a pagare noi tutti per rimediare ai danni da queste perpetrate (chi pagherà infatti gli aiuti che i vari Governi stanno erogando a favore delle stesse se non noi stessi tramite le tasse?).
BANCA ETICA non è stata invece toccata dall’attuale crisi finanziaria internazionale, in quanto operando con la logica del “buon padre di famiglia” non ha minimamente investito in titoli di dubbia solidità o peggio ancora speculazioni come i famigerati prodotti finanziari derivati o qualsiasi altra cosa avesse a che fare con gli altrettanto famigerati mutui subprime che sono stati tra le cause scatenanti la crisi.
Ora il castello di carte è crollato, e molti cittadini si chiedono con quale criterio si possa continuare ad affidare i propri sudati risparmi o in generale il propio denaro alle Banche. Quelle stesse banche che non guardano in faccia niente e nessun pur di combinare affari e fare soldi.
In BANCA ETICA invece prima di concedere un finanziamento viene eseguita sempre la “Valutazione socio-ambientale (esame che, per imparzialità, non esegue Banca Etica, ma è commissionato ad una società completamente esterna), verificando le conseguenze di natura sociale ed ambientale inerenti il progetto per cui è richiesto il finanziamento. Quindi i soggetti che richiedno prestiti NON devono essere impegnati in attività che prevedano:
– produzione e commercializzazione armi;
– impatto negativo sull’ambiente;
– utilizzo e sviluppo di fonti energetiche e/o tecnologie rischiose per l’uomo/ambiente;
– sfruttamento del lavoro minorile;
– esclusione/emarginazione di categorie;
– rapporti con regimi notoriamente irrispettosi dei diritti umani/ambientali……;
– ecc. ecc.

Qualcuno magari penserà di essere troppo piccolo per poter contare qualcosa finanziariamente, ma in questi casi si dice sempre che sono molte gocce assieme a formare un mare …..
Credo fermamente che “migrare” la gestione del proprio denaro da una banca “normale” e Banca Etica sia lo strumento più potente che abbiamo per riportare le cose nella giusta direzione, in quanto la storia dimostra come siano le concentrazione di denaro, gestite male, a creare conseguenze aberranti.

Anche L’associazione di consumatori Altroconsumo  ha dedicato un suo articolo all’eticità delle Banche (“Soldi & Diritti” n°99 – marzo2008), ovviamente bocciandole totalmente e promuovendo solo Banca Etica.
Ci sarebbe molto altro da dire, ma credo che chi vuol capire abbia capito, ogni altra informazione la trovate naturalmente sul sito ufficiale www.bancaetica.it, mentre i vari post/articoli sull’argomento li trovate nella mia sezione “Finanza etica“.
Per i medesimi motivi, sono anche membro attivo (creditore) di KIVA

Energia

innesco
Credo che l’energia sia potere. Chi detiene/gestisce le fonti di energia, detiene/gestisce il potere. Che si tratti di energia elettrica per la luce, gli elettrodomestici e le macchine industriali, che si tratti del gas per cucinare, che si tratti del carburante per le auto, i camion, i trattori, i treni, gli aerei, tutto richiede energia. Nel mondo una grande fetta di energia si ricava dal petrolio, e la produzione/distribuzione dello stesso è per 1/3 nelle mani delle “nuove sette sorelle”: Saudi Aramco, la russa Gazprom, CNPC della Cina, NIOC dell’Iran, PDVSA del Venezuela, la brasiliana Petrobras e la Petronas della Malesia. Credo non occorra essere grandi esperti economisti per capire che un simile oligopolio non vada a favore del consumatore. Oligopolio che si ripete anche per le altre due importanti fonti di produzione, il nucleare e l’idroelettrico. In nome del petrolio, e per garantirsene il possesso, sono cambiate intere strategie ed alleanze internazionali. La stessa cosa che è avvenuta più recentemente con il metano. Intere nazioni sono ostaggio delle società che gestiscono l’estrazione e la commercializzazione di queste immense fonti di guadagno.

Credo che affrancarsi dalla schiavitù del petrolio/metano significhi non solo migliorare la nostra condizione economica, ma anche eliminare uno dei maggiori motivi di sopraffazione tra popoli; se infatti domani nessuno consumasse più tali prodotti, le grandi multinazionali che li controllano perderebbero ogni interesse a controllare/influenzare la politica del Paese in cui tale prodotto si trova. O credete forse che in tali Paesi siano i cittadini a controllare la politica? come ad esempio in Iraq? ed oltre al controllo dell’acqua perchè Israele attacca la Palestina? e perchè la Russia attacca la Georgia? e naturalmente si potrebbe continuare a lungo…..Ecco perchè va incentivata al massimo la produzione di energia dal sole, dal vento nonchè la geotermica, o dallo sfruttamento delle correnti marine o del moto ondoso, o qualsivoglia altra fonte veramente rinnovabile e non inquinante. Mi permetto pertanto di inserire il link di INNESCO, la Esco creata da Banca Etica che opera nel settore dell’energia con questi presupposti.

Comunicazione

Il consorzio che sviluppa/gestisce InternetCredo che la comunicazione sia potere. Chi detiene i mezzi di comunicazione detiene il potere.
Non è la realtà ciò che conta. Ciò che conta è chi riesce a diffondere più pervasivamente la propria versione dei fatti. Una menzogna ripetuta e diffusa migliaia di volte diventa, di fatto, verità.
Pensiamo ai bambini; gli raccontiamo che Babbo Natale esiste, i genitori, i nonni, gli zii, la televisione, tutti a descrivere la magia di questo omone con il vestito rosso e la barba bianca……e i bambini ci credono……perlomeno finchè non crescono abbastanza per accedere a diverse fonti di informazione, comprenderle, ed arrivare alla verità.
Ma se è relativamente facile capire che le renne non possono volare, e che un uomo da solo non può visitare in una notte milioni, miliardi di famiglie, trasportando miliardi di regali, e molto più difficile capire dove sta la verità in migliaia di altri avvenimenti umani.
Credo che più fonti di informazioni attendibili si possiedono, più si possono interlacciare per avvicinarsi alla verità.
Internet è per sua natura un coacervo di informazioni. Milioni di siti, milioni di blogger, milioni di utenti che riversano contenuti audio, video, scritti. Ognuno si sceglie le proprie fonti, ma in ogni caso ognuno ha a disposizione, gratuitamente, migliaia di fonti di “ideologia” diversa. Quindi ognuno può incrociare le informazioni ottenute per farsi un’idea il più possibile corretta della realtà.
Non è un caso che il nuovo Presidente degli USA abbia vinto le elezioni anche per aver sfruttato al massimo Internet e i suoi strumenti di comunicazione e feedback. Ed in Italia?
Credo che in Italia la comunicazione giornalradiotelevisiva sia praticamente un oligopolio. E questo non fa bene a niente. Già nell’ormai lontano 2001, il Presidente dell’organo di controllo sulle società e la borsa (Consob) affermava che “la struttura proprietaria della quasi totalità dei mezzi di comunicazione, e in particolare della stampa, non offre l’ambiente ideale per l’elaborazione di analisi indipendenti sulle vicende societarie”. Credo che nessuno possa considerare l’allora Presidente della Consob come un pericoloso estremista di destra o sinistra……e se lo fosse allora ci sarebbe da preoccuparsi di come abbia fatto ad ottenere tale carica ……..
Credo che chi gestisce questo oligopolio non voglia concorrenti, ed infatti non è un caso che l’Italia sia l’unico Paese in Europa ad aver diminuito il numero di propri utenti Internet nell’ultimo anno. Mentre in tutti gli altri Paesi questo strumento ha l’aumento di diffusione che merita, in Italia gli vengono tagliate le gambe in tutti i modi possibili.
Un altra cosa però credo: Credo ci sia ancora bisogno di una Televisione attendibile. Non tutti infatti hanno la cultura ed i mezzi tecnici ed il tempo per poter effettuare il discernimento di quell’immenso coacervo di contenuti che è Internet. Penso agli anziani, penso alle fasce di reddito basso, penso ai comuni senza ADSL (30% nella nostra evolutissima provincia di Treviso)………e comunque la tecnologia di Internet non è pensata per la diffusione dello stesso contenuto video in contemporanea a milioni di utenti, cosa invece naturale per la televisione.
Ma la televisione dovrebbe essere sicura, attendibile, imparziale, obiettiva, al servizio dei cittadini, e non del governo.
Mi permetto allora di segnalare il progetto PANDORA al quale ho aderito anch’io con un piccolo contributo, sperando si evolva sopratutto sotto forma di Televisione regionale. Le intenzioni sembrano degne di fiducia, speriamo proseguano correttamente. Ma c’è bisogno di tutti, ed a questo argomento (la partecipazione attiva in generale) dedicherò uno dei miei prossimi “Credo”.

Privacy/Trasparenza

Credo di nascosto si facciano solo 2 cose: le cose brutte (truffe, furti, omicidi, violenze, inganni, corruzioni ecc.) e la cosa più bella, cioè l’amore.

Tutto il resto deve essere visibile e trasparente. In particolare l’amministrazione della cosa pubblica, essendo per definizione la gestione di ciò che è di tutti, deve essere appunto da tutti verificabile.

Provate ad immaginare che il giudice di un tribunale emani una sentenza e poi dica che le motivazioni della stessa sono segrete. Prego?

Più realistico ancora, provate ad immaginare che il vostro datore di lavoro voglia entrare nel vostro ufficio/magazzino/laboratorio/luogo di lavoro per vedere come state procedendo con il lavoro e voi gli diciate “non puoi, sono cose riservate!” Ve la immaginate al lavoro una scena così?

Eppure nella pubblica amministrazione troppo spesso ci dicono: “abbiamo deciso così, però non vi diciamo perchè!”, oppure “Adesso facciamo la riunione per decidere della tal cosa che riguarda voi cittadini, però non potete entrare!” oppure siccome mica tutti possono essere fisicamente presenti, ma avrebbero piacere a vedere la registrazione della riunione “non la potete registrare!”; come? prego? tu ti stai facendo gli affari miei, per i quali IO TI PAGO, ed io non posso verificare cosa stai facendo?

“E non puoi usare le intercettazioni!”. Perchè? hai qualcosa da nascondere? Le intercettazioni non si usano per sapere se uno tifa Inter o Juve, o se il collega di lavoro gli sta simpatico o antipatico, si usano per scoprire truffe, furti, sequestri, omicidi, corruzioni ecc.

A me potete intercettarmi ovunque, anche in camera da letto se vi piace, non ho niente da nascondere.

Credo che molti politici e molti amministratori pubblici evidentemente, abbiano molto da nascondere, e non parlo certo della camera da letto.

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Acqua

Credo che l’acqua sia infinitamente più preziosa dell’oro, e molto prosaicamente chi la gestisce abbia un’immenso potere.

Già da molti anni gli scenari geopolitici si stanno conformando sempre più a questa innegabile esigenza.

Quello che però la massa, intesa come il normale cittadino, fa fatica a capire, è che mancanza d’acqua non significa solo banalmente sete, significa anche fame, nel senso che l’attività agricola richiede molta acqua, ed averne poca a disposizione significa raccolti più scarsi e quindi un aumento dei prezzi dei beni alimentari. E questo naturalmente vale globalmente. Giusto per attualizzare un attimo la situazione si pensi che, secondo uno studio della Banca Mondiale, nella sola nella pianura settentrionale della Cina c’è un deficit annuale di 37 miliardi di tonnellate di acqua (anche perchè un terzo dei suoi fiumi è inquinato e quindi non utilizzabile per l’irrigazione). E visto che per ottenere una tonnellata di cereali ci vogliono mille tonnellate d’acqua, questo disavanzo idrico equivale a 37 milioni di tonnellate di cereali: quanto basta per sfamare 111 milioni di cinesi. Il che significa che oggi 111 milioni di cinesi mangiano utilizzando riserve idriche non rinnovabili, cioè sottraendo l’acqua ai loro figli.

Il deficit idrico, che è già gravissimo, diventerà drammatico prima di quanto si pensi. Quando? da alcuni il Canada ha detto che non esporta più cereali: li considera una riserva strategica. Lo stesso annuncio è stato fatto dall’Australia.

Di acqua ce n’è sempre meno e, visto che è molto complicato importarla, si acquista sotto forma di prodotto finito: comprare grano vuol dire innanzitutto comprare acqua. I futures del grano diventeranno i futures dell’acqua. Anche perché il 70 per cento dell’acqua utilizzata nel mondo finisce nei campi: il problema idrico è soprattutto un problema agricolo.

“Nel mondo sono stati scavati milioni di pozzi che hanno prodotto un prelievo di acqua superiore alla naturale ricarica di molte falde. Per questo un crescente numero di Paesi ha il bilancio idrico in rosso. Un caso clamoroso è lo Yemen: le falde si abbassano all’impressionante velocità di due metri l’anno. Nel bacino dov’è situata la capitale, Sana’a, si arriva a sei metri l’anno: a questo ritmo entro il decennio la zona rimarrà all’asciutto e si dovrà scegliere: o importare l’acqua da dissalatori piazzati lungo la costa o trasferire la capitale. Il governo dello Yemen, nello sforzo di trovare altra acqua, ha spinto le trivellazioni per i pozzi fino a una profondità di due chilometri, una quota a cui in genere si arriva cercando petrolio, ma non è servito a molto”.

In Iran le falde acquifere si abbassano a una velocità che va dai 2,8 metri l’anno della pianura di Cheanaran agli 8 metri della città di Mashad: interi villaggi nella parte orientale del paese vengono abbandonati perché i pozzi sono rimasti a secco. La situazione è molto critica anche in Messico, in Medio Oriente, in quasi tutti i paesi dell’Asia centrale, nell’Africa del Nord. E infatti il Marocco importa la metà dei cereali che consuma, l’Algeria e l’Arabia saudita il 70 per cento, Israele il 90 per cento”.

Di fronte a queste breve considerazioni si capisce forse un po’ meglio perchè la lotta per la privatizazzione dell’acqua e per l’ottenimento dei permessi di sfruttamento delle fonti sia ferocissima. Infatti i profitti per le aziende che imbottigliano e rivendono l’acqua, vuoi sotto forma di minerale vuoi sotto forma di bibite, e per le aziende che gestiscono la distribuzione della stessa attraverso gli acquedotti, sono altissimi.

Nè è un caso se l’attuale governo, ha atteso che fossimo tutti sotto l’ombrellone per emanare, lo scorso 5 agosto, un decreto che sancisce che possono essere privatizzate le varie società che gestiscono la raccolta e distribuzione dell’acqua. Ah, l’opposizione ovviamente era d’accordo, e da quel momento in poi pertanto sulla vicenda è calato un oblio degno della migliore sala di anestesia del mondo.

Io invece Credo che l’acqua, come qualsiasi altro bene che la Terra contenga, sia da considerarsi un prestito che i nostri figli fanno a noi, e che quindi vada loro restituita esattamente come l’abbiamo trovata.


Donne

donne sfruttateCredo che la maggioranza delle donne nel mondo siano oppresse, e questa sia una delle maggiori cause delle disgrazie che ci affliggono.

Credo altresì che se le donne dei Paesi Sviluppati aspettano che sia la comunità internazionale, governata principalmente da uomini, a correggere questa situazione, aspetteranno a lungo, molto a lungo.

Parliamoci chiaro, a noi uomini le donne fanno comodo. Sono la miglior manodopera reperibile ovunque, a bassissimo costo, competente e fortemente “problem-solving”, e dotata pure spesso di bella presenza, perchè mai dovremmo rinunciarvi?

Ed infatti non ci stiamo rinunciando affatto, sia nei Paesi c.d. “sviluppati” che in quelli “in via di sviluppo” la donna è quasi sempre soggetta a condizioni di vita peggiori rispetto all’uomo. Non mi dilungo certamente sulla lunghissima serie di maltrattamenti che subisce la donna, sia morali che fisici che economici, sui quali ormai si sono sprecati fiumi di inchiostro fisico e “digitale”.

In questo come in altri casi credo semplicemente che gli uomini si dividano in due categorie: chi cerca di fare qualcosa per migliorare la situazione e chi non cerca di fare qualcosa per migliorare la situazione. E la situazione si migliora sia con opere a monte che a valle, nel senso sia in via preventiva che posteriore. In via preventiva con le ONG che si impegnano per migliorare l’istruzione, il livello di vita, insomma lo sviluppo delle società povere, in via posteriore tramite le ONG che cercano di tutelare le donne rispetto ad abusi già subiti. Credo che fra le tante ONG esistenti, Mani Tese e Amnesty International lavorino per tali fini, ma non sono certamente le uniche (nel mio piccolo ne ho raggruppate alcune nelle mie sezioni “Agisci” e “Siti Amici“). Credo che ogni uomo che voglia fare qualcosa per migliorare la situazione delle donne dovrebbe sceglierne qualcuna e cominciare a supportarla.

p.s.: spero sia evidente che quanto sopra vale come dichiarazione di massima sui grandissimi numeri, cioè sulla situazione globale e sopratutto sui Paesi poveri. Ovvio che a livello locale in molte situazioni è possibilissimo ed è altrettanto reale anche una situazione inversa, in cui vi è cioè sopraffazione delle donne sugli uomini o delle donne verso altre donne. Quindi mai fare di tutta l’erba un fascio, purtroppo anche le donne sono capacissime di cattiveria e malvagità estreme….ripeto che la mia dichiarazione vale come lettura di una situazione globale….femminismo e misogenismo mi sono completamente estranei, entrambi i sessi meritano il massimo rispetto e considerazione, e i fatti vanno valutati di volta in volta, senza mai dedurne una legge universale.

Neocolonialismo

Credo che le Nazioni ricche stiano saccheggiando quelle povere. Meglio ancora credo che, da parecchie decine di anni ormai, i gruppi di potere, nazionali o multinazionali che siano, le grosse concentrazioni di capitale, ora appannaggio anche di gruppi di persone cinesi, russe, etc, lavorino com’è logico per mantenere e rafforzare la loro posizione dominante, con ogni mezzo, violento o subdolo che sia.

Questo significa concretamente, per esempio, bruciare o disboscare la foresta amazzonica per lasciar spazio al proprio bestiame da pascolo, estrarre petrolio e più in generale qualsiasi altra materia prima (carbone, ferro, nichel, cobalto….) senza far partecipare la popolazione locale alla distribuzione del reddito ricavato, ma anzi sfruttando la manodopera locale sottopagandola, e molto spesso fomentando più o meno segretamente conflitti locali per avere una situazione generale di confusione che consenta una gestione più “giustificata” della situazione, o molto più “semplicemente” sfruttando l’abbondanza di manodopera locale a bassissimo costo per produrre le merci, siano queste agricole come le banane, il cacao o la gomma, o industriali come vestiti, giocattoli, prodotti elettronici ecc. ecc.., che verranno poi esportate verso i Paesi che se le possono permettere. Stessa cosa dicasi per gli allevamenti di bestiame in Brasile e Argentina, le cui carni non sono assolutamente consumate dalla popolazione locale ma sono esportate principalmente verso USA e Europa.

Tutto quanto sopra si riassume con la parola “neocolonialismo”, una forma di dominio molto più devastante e subdola della precedente, in quanto formalmente il Paese-oggetto è libero, ma in realtà è schiavo di un dominio mantenuto con la corruzione, il finanziamento dei gruppi armati locali, pagati per mantenere una situazione di guerra civile, la negazione dei diritti dei lavoratori di far crescere i loro figli dando loro un educazione che li strappi da questo circolo vizioso, e la negazione di ogni forma di credito verso le classi meno abbienti.

Giusto per fornire una conferma “ufficiale” di quanto sopra, riporto un articolo del numero di Giugno 2010 della rivista “Valori” edito dal gruppo di Banca Etica, che appunto riporta pari pari questa situazione (clicca sull’immagine per ingrandirla, e poi un ulteriore click la ingrandisce ulteriormente).

Credo siano concetti ormai molto diffusi, e chiunque abbia frequentato ONG o volontariato in generale li avrà certamente già assimilati, sono sicuro quindi di essere in ottima e numerosa compagnia, e credo altresì che ognuno di noi che sia convinto di queste verità debba dichiararle apertamente, così sarà più facile conoscerci ed unirci.

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Alimentazione

Credo nella matematica, più in generale nella scienza, nel senso che vi sono delle leggi fisiche che non possiamo ignorare, ma che anzi dobbiamo tener ben presenti se vogliamo garantire un futuro dignitoso ai nostri figli e nipoti.

Una delle conseguenze di questo pensiero è ben riassunta da una frase pronunciata da un tizio che parecchi di noi conoscono, un certo Albert Einstein, egli diceva: “Nulla darà la possibilità di sopravvivenza alla Terra quanto l’evoluzione verso una dieta vegetariana”; e le ragioni sono tante, matematiche e non.

Una delle ragioni matematiche più forti è che la quantità di risorse impiegate per produrre la carne è enorme, per esempio l’acqua utilizzata per ottenere un chilo di proteine animali potrebbe dare vita a 20 (venti) chili di proteine vegetali. A tutt’oggi solo una piccolissima parte della popolazione può mangiare regolarmente carne, ma ciò comporta che immense porzioni di foreste, prima fra tutte l’amazzonia, vengano bruciate o tagliate per far posto ai pascoli. In ogni caso, non vi è letteralmente spazio sufficente per allevare una quantità di bestiame tale da nutrire tutta la popolazione mondiale con dieta carnivora. Semplicemente ci vorrebbe troppo terreno, troppo mangime, troppa acqua, troppa energia. Insomma destinare un ettaro di terreno a pascolo produce una quantita x di proteine animali, mentre destinarlo alla coltivazione di

piante per l’alimentazione umane produce una quantita circa 15-20 volte superiore di proteine vegetali. Questo è un argomento facilmente verificabile da chiunque si prenda la briga di approfondire un po’ l’argomento in Internet.

Un altro punto, forse non matematico ma egualmente problematico, è quello sanitario. Come ogni allevatore sa, quando all’interno del suo allevamento, che sia di maiale piuttosto che di polli, di mucche piuttosto che di conigli, si verifica una malattia, questa viene aggredita con la somministrazione di antibiotici a tutti gli animali presenti, malati e non, per scongiurare il diffondersi della malattia stessa. Questa cosa è buona nel senso che ci permette di debellare la malattia, ma è pessima in quanto viene usata troppo spesso, e questo comporta che vi sia un continuo sviluppo dell’agente patogeno con una selezione dello stesso su batteri sempre più resistenti agli antibiotici somministrati. Questo è un problema che esiste anche in campo umano, e si sente ripetere spesso dai dottori e farmacisti, quando ripetono che non si devono usare gli antibiotici a sproposito, ma solo quando realmente utili, cioè solo quando un medico li prescrive. Anche in campo umano infatti è sempre più pressante il problema di sviluppare nuovi classi di antibiotici, dal momento che quelli attuali sono sempre meno efficaci.

In campo animale vi è lo stesso identico problema, con l’aggravante che qui gli antibiotici vengono usati molto spesso, anche agli animali sani, per prevenire il contagio. Il risultato è che mangiamo carne di animali che sono stati spesso trattati con antibiotici, ma sopratutto che stiamo favorendo la selezione di ceppi di batteri sempre più resistenti. Questo comporta che nell’eventualità di un “salto” dell’agente patogeno dall’animale all’uomo (vi ricordate l’allarme “aviaria” di qualche anno fa, e la recentissima “influenza dei maiali” messicana….), ci troveremmo a che fare con un batterio estremamente difficile da combattere con gli antibiotici attualmente a nostra disposizione.

Aggiungiamo poi che i metodi classici di allevamento prevedono una densità di popolazione animale molto elevate, cioè ci sono moltissimi animali in pochissimo spazio, cosa che in natura non avviene, e questo favorisce naturalmente il diffondersi delle malattie. In natura gli animali vivono all’aria aperta, ed hanno spazio per muoversi, e normalmente quelli malati diventano velocemente preda dei loro nemici naturali.
Vi sono molti altri motivi per spostare la nostra dieta verso quella vegetariana, alcuni dei quali sono esporti in questo documentario, fatto di cifre e di fatti, opinabili finchè si vuole, ma sulle quali credo sia bene rifletere. Sapevate per esempio che una mucca produce in un giorno la stessa quantità di gas serra di un fuoristrada?

Meat the truth - Carne, la verità sconosciuta

Il solo allevamento causa il 18% del riscaldamento globale, percentuale simile a quella dell’industria e maggiore di quella del settore dei trasporti pubblici e privati (13,5%). Con un linguaggio accessibile a tutti, interviste con scienzati, animanzioni, statistiche, il documentario intende dare un contributo al dibattito sul tema, dimostrando che ciò che mangiamo ha una grossa influenza sul futuro del pianeta. E come potrebbe essere altrimenti?

Le informazioni scientifiche derivano e sono state convalidate dalla FAO (Organizzazione per l’Agricoltura e l’Alimentazione dell’ONU), dal World Watch Institute e dall’Istituto per gli Studi Ambientali della Libera Università di Amsterdam.

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Consumo Critico


Credo che il nostro vero voto politico lo esprimiamo ogni volta che acquistiamo qualcosa.

La mia ipotesi (faccio fatica a scrivere ipotesi, tanto inopinabile mi sembra) è che sia l’economia a governare la politica, e non viceversa, quindi ogniqualvolta noi acquistiamo un determinato prodotto/servizio, di fatto supportiamo una determinata realtà economica, che appunto controlla la politica e quindi la vita di tutti noi.

Ho fatto questa premessa perchè da qualche anno è di moda parlare di “RSI” (Responsabilità Sociale d’Impresa) o “CSR” in inglese (Corporate Sociale Responsability), dando per scontato che sono le aziende che debbono appunto assumersi maggiore “responsabilità” per tutto ciò che avviene lungo la loro “filiera” produttivo/commerciale. Questo da una parte è assolutamente vero, in quanto un’azienda dovrebbe comportarsi in maniera etica, con tutto ciò che comporta sia al proprio interno sia nei confronti dei propri fornitori e clienti. Purtroppo questo accade raramente, sopratutto ad alti livello, come ho documentato nel mio post “Il mercato e l’etica“. Naturalmente in Internet trovate migliaia e migliaia di articoli e siti dedicati alla questione, io mi permetto di segnalarne solo una breve sul sito di Mani Tese che sottolinea giustamente il problema del rispetto dei diritti da parte delle imprese che delocalizzazione la produzione nei Paesi del Sud del Mondo.

Se quanto detto sinora è vero, altrettanto vero però è che sono i consumatori alla fine che determinano il successo o l’insuccesso di un’impresa. Ora è un dato di fatto che per la maggior parte di noi non è possibile trasferire tutti i propri acquisti nel circuito equo-solidale, per motivi sia economici che pratici, ma è invece assolutamente possibile innanzitutto prendere coscienza che i nostri acquisti influenzano direttamente la vita di migliaia di persone, e quindi iniziare a modificare le nostre abitudini, parlarne, discuterne, associarsi in GAS (Gruppi di Acquisto Solidale, di cui spero di poter scrivere a brevissimo), iniziare a comprare prodotti non publicizzati (il costo della pubblicità ovviamente lo paghiamo noi, e per la maggior parte è inutile se non dannoso), associarsi a Enti come il CCC (Clean Clothes Campaign per chi sa l’inglese –Campagna Abiti Puliti per chi non lo sa), cominciare a pretendere di avere nel piatto e più in generale in casa prodotti che non siano il frutto dello sfruttamento di altre persone.

Gli studi di marketing dimostrano che è sufficente che vi sia un calo nelle vendite del 3% di un determinato prodotto, che subito le multinazionali danno il via ad un indagine per scoprirne le motivazioni, e se scopre che le motivazioni sono “etiche”, pur malvolentieri ma cominciano a modificare il loro comportamento.

Come sempre Internet può diventare un mezzo efficacissimo per fare gruppo, organizzarsi, comunicare. Io inizio col ricordarvi sempre la presenza di Banca Etica e tutti gli altri siti/Associazioni che trovate nella mia sezione “Agisci” e “Gruppi di Acquisto” (che però inizio solo oggi a riempire…..🙂

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Controllo Multinazionali

Azionariato critico

Credo che lo strumento definibile come “Azionariato critico” sia uno dei più formidabili, se non il più formidabile in assoluto, che la grande massa dei cittadini ha in mano per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico.

Mi spiego: per azionariato critico s’intende l’acquistare alcune “Azioni” di imprese accusate di violazioni dei diritti umani, sociali o ambientali, in modo da portare delle domande e richieste correttive all’attenzione dell’Assemblea degli azionisti e della dirigenza della stessa impresa. Non solo, acquistare azioni di quella tale impresa significa poter votare durante l’assemblea dei soci, e votare naturalmente secondo la propria etica, non quella della società, concorrendo quindi possibilmente ad approvare le decisioni etiche e bocciare quelle non etiche.

Non solo, significa far sapere all’azienda che l’opinione pubblica è al corrente di quella specifica situazione, che magari la stessa voleva occultare, e contemporaneamente avvisare tutti gli altri soci che l’azienda si sta comportanto in maniera eticamente scorretta.

Non solo, essere soci significa avere migliore accesso ai documenti societari, e quindi poter fornire migliore e più precisa comunicazione della situazione all’opinione pubblica.

Già da molti anni Banca Etica si muove in quest’ottica con i propri fondi di investimento, e fortunatamente non è la sola. Esistono altri fondi di investimento e fondi pensione socialmente responsabili (Social Responsible Investment – SRI) che prestano attenzione non solo al rendimento economico dell’investimento, ma anche al comportamento e alla responsabilità dell’impresa in altri ambiti e che intervengono nelle assemblee dei soci per chiedere miglioramenti comportamentali.

In pratica quindi non si tratta di acquistare azioni solo per speculare prevedendo che il loro valore aumenterà e permetterà di realizzare un guadagno, ma acquistarle per cercare controllare e dirigire l’azienda.

E per chi si sente scoraggiato in partenza, ricordo che a livello mondiale e USA in particolare esistono altri importanti realtà che operano in tal senso, come la statunitense ICCR (Interfaith Center on Corporate Responsibility). A titolo di esempio, di incoraggiamento e di grande successo, a novembre del 2008 Banca Etica, con le sue 50mila azioni in “dote”, ha partecipato all’assemblea di CISCO, colosso mondiale degli apparecchi che servono per far funzionare Internet, ed assieme agli altri attori di azionariato critico sono riusciti a far passare una mozione che impedirà alla CISCO di collaborare con il Governo cinese nelle operazioni di “censura” ad Internet, operazioni che avrebbero potuto essere tranquillamente effettuate dagli apparecchi che la CISCO fornisce alla Cina. Si tratta quindi di un grande successo a salvaguardia della democrazia e libertà di informazione, che sarebbero altrimenti stati oscurati.

Azionatevi dunque, criticamente.

Armi/Spese Militari

Credo che il livello di sviluppo e civiltà di una nazione sia inversamente proporzionale al livello delle spese che la stessa sostiene in ambito militare.

Se è certamente vero che non viviamo in un mondo idilliaco e pacifico, e quindi si deve essere preparati anche a difendersi, è altrettanto vero che una nazione civile, sviluppata ed industrializzata ha un tessuto di relazioni ed accordi con altre nazioni che la rendono molto più difficilmente attaccabile rispetto ad una nazione povera, con un regime dispotico e con poche relazioni internazionali sane.

Non è certamente un caso che sia ancora una volta l’Africa povera a detenere il record dei conflitti armati, siano essi interni e/o non ufficiali che esterni e “formalizzati”.

Credo che se il denaro speso nel settore militare venisse speso per costruire scuole, ospedali, acquedotti, pozzi, ponti, insomma infrastrutture civili, vero antidoto alla guerra, semplicemente non vi sarebbe più biogno di un settore militare, perchè tutti avrebbero di che vivere in pace. Se pensiamo infatti che sia una cifra spropositata quei 800 miliardi di dollari che il Governo USA ha impiegato per sostenere la gravissima crisi finanziaria del 2008/2009, proviamo a riflettere sul fatto che OGNI ANNO i governi mondiali spendono 1.200 miliardi di dollari in armamenti.

Credo che la lobby dei costruttori di armi sia mostruosamente forte, e generi guadagni immensi per i soliti affaristi senza scrupoli che non hanno rispetto della vita umana.

Non è certo un caso che un gran numero di parlamentari USA abbia investito cifre cospicue nelle aziende che producono armamenti.

Mi si obietterà che quella militare è un industria che crea posti di lavoro e tecnologia, ma cosa vuol dire? anche l’industria non bellica crea posti di lavoro e tecnologia, con la differenza che i suoi prodotti, se usati, non seminano morte, distruzione e sofferenza, ma vita, sviluppo ed energia. Credo quindi sia molto più opportuno investire direttamente nelle tecnologie sulle energie rinnovabili, sulle tecnologie mediche, sulle tecnologie edili, sulle tecnologie dei trasporti, sulle tecnologie agricole, dell’industria alimentare, ecc. ecc. ecc. Queste sì sono spese che rendono la società migliore. E non voglio nemmeno entrare in campo religioso, tanto il risultato in questo caso mi sembra scontato.

Credo che, dalla fine della 2a guerra mondiale in poi, la vera ragione della maggior parte delle guerre sia stata il desiderio di impadronirsi delle risorse naturali della nazione in cui si svolgono i combattimenti. Ma in questi casi non si va ad aggredire direttamente la nazione, ma si finanziano e si fomentano i disordini e i contrasti interni, per far si che agli occhi distratti dell’opinione pubblica si sia in presenza di una guerra civile interna. E così si possono barattare la fornitura delle armi alle parti contrapposte, in cambio delle materie prime agognate, o comunque della “protezione” alle attività di estrazione.

In tal modo si accontentano le lobby dei produttori di armi, che possono vendere a caro prezzo i loro prodotti seminatori di morte, e le lobby industriali che vedono garantita la fornitura di materie prime a costo molto basso, solitamente molto più basso del vero costo industriale.

Insomma, la guerra vista e gestita semplicemente come uno strumento di business. Dall’altra parte, proviamo ad immaginare le tangenti e i regali che possono circondare la fornitura di tali materiali agli eserciti nazionali……se un singolo aereo costa un centinaio di milioni di euro, possibile che possa essere un problema un “regalino” di un milioncino al politico di turno che ne ha “agevolato” l’approvazione dell’acquisto?…

Insomma, un piccolo esercito specializzato di professionisti ci vuole, ma non occorre spendere cifre spropositate. L’anno scorso l’Italia ha speso 40 miliardi di Euro, la Finlandia 4. Eppure la vastita del territorio da difendere è simile…….

Concludo con un immagine: immaginate un singolo aeroplano “cacciabombardiere”: costa appunto circa un centinaio di milioni di Euro; immaginate 500mila tonnellate di grano (difficile immaginarle, comunque circa un capannone di 170 metri di lato ed alto 20): costano un centinaio di milioni di Euro; quale delle due garantisce maggiormente la pace tra le genti?

Gioco d’azzardo

Il Codice Penale Italiano, all’art. 643, prevede il reato di “Circonvenzione di persone incapaci“, descrivendolo come un comportamento che “consiste nell’abusare dei bisogni, passioni o dell’inesperienza di persona minore o in stato d’infermità o deficienza psichica, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto” mediante il compimento di “un atto dannoso per sé o per altri“.

Bene, io credo che questo reato sia di gran lunga il più diffuso in Italia, ma in generale nel mondo, nel senso che viene compiuto letteralmente milioni di volte ogni giorno. Mi spiego, partendo dal concetto di “deficenza psichica”, che è un concetto altamente soggettivo, relativo, così come in generale tutti i concetti psiologici……un concetto per il quale non può esistere un test chimico/fisico che rilevi con assoluta certezza che il soggetto sia “deficente psichico”, così come invece un test può rilevare che ha una determinata malattia o menomazione fisica tipo l’ernia al disco o il batterio della salmonella nel sangue….

Senza tirarla tanto per le lunghe e fare discorsoni, io penso che in buona sostanza vi siano moltissimi soggetti che approfittano della relativa “deficenza psichica” di tutti noi per realizzare i loro interessi, anche perchè io ricomprendo nel concetto anche il semplicissimo ed innegabile fatto che in moltissime materie noi (intesi come normali cittadini/consumatori) abbiamo una “deficenza di informazioni” che ci pone di fatto in uno stato di “raggirabilità” più facile:

– In generale la gran parte della pubblicità su riviste e televisione cerca di far leva in primis sulle nostre debolezze per venderci un determinato prodotto…..

– migliaia di Maghi, Cartomanti, Divini Maestri, di Sette più o meno esoteriche, Paragnosti e chi più ne ha più ne metta si insinua ogni giorni nelle disgrazie e debolezze altrui per proporre dei rimedi solitamente tanto costosi quanto illusori…..

– Cosa dire poi di Banche è Intermediari Finanziari che da decine di anni ci propinano i loro “infallibili e sicuri” sistemi per investire i nostri risparmi e farli fruttare per la nostra vecchiaia…..

– Ma io ci voglio pure mettere tutti quei giochi e circuiti di scommesse assolutamente legali, a partire dal Super Enalotto passando per le corse dei cavalli, alle sale Bingo, ai Videopoker e Casinò, grazie ai quali lo Stato incassa (e sarebbe bello sapere dove vanno quei soldi) e migliaia di persone si rovinano e rovinano la loro famiglia…..

– Stesso identico discorso per le sigarette. Poichè è scientificamente dimostrato che fanno male, quanto e più della marijuana, allora perchè se uno si fa una canna o ne coltiva due piantine viene incarcerato, mentre se uno fuma due pacchetti di sigarette al giorno, magari pure dentro casa con dei bambini o con altre persone, o in ospedale o a scuola, non viene toccato…..?? forse perchè a qualcuno conviene economicamente approffitarsi della “deficienza psichica” (relativa) del fumatore?….

– Cosa dire puoi dell’attività politica…….apriti cielo….gran parte dei politici lavora per trovare i modi il più possibile legali per approfittare delle nostre “deficenze” “al fine di procurare a sé o ad altri un profitto“….

Credo non occorra proseguire, chi vuole avrà già compreso il nocciolo del mio sfogo. Per difendersi i sistemi sono sempre gli stessi: Informarsi, associarsi, condividere…….., nel mio piccolo vi rimando alle mie sezioni “Agisci” e “Indispensabili“, mentre chiedo a tutti di aiutarmi per la compilazione della sezione “Risparmio“.

Ambiente (1)

Ritengo sia scontato, scontatissimo lo dicono tutti no? ma nei fatti poi….

Credo che l’ambiente debba essere la priorità di tutto, di ogni singola azione. L’ambiente non è un lusso, un accessorio, una voce di bilancio, l’ambiente è il fondamento su cui si poggia tutto il resto; se l’ambiente non è in equilibrio, tutto il resto è in pericolo. E ricordo che nel termine “tutto il resto” ci siamo anche noi essere umani….ed attenzione che gli ultimi dati sono terribili, secondo il recentissimo ultimo rapporto dell’IUCN (International Union for Conservation of Natureun’organizzazione internazionale all’interno della quale partecipano ben 140 Paesi, con una rappresentanza di 77 Stati, 114 agenzie governative, più di 800 organizzazioni non governative, più di 10.000 scienziati ed esperti internazionalmente riconosciuti provenienti da più di 180 Paesi che lavorano all’interno delle Commissioni – quindi non degli sprovveduti quaraquaquà..) dichiara che oltre un terzo della flora e della fauna sono a rischio di estinzione. Una dichiarazione che dovrebbe farci schizzare tutti dalla sedia e sudare freddo, e che dovrebbe generare allarme rosso nei mass-media, che invece continueranno a propinarci politicuccia e cronaca pruriginosa per mantenerci nel nostro stato di ipnotica obnubilazione…

Oggi infatti termini come “sostenibilità”, “fonti rinnovabili” e similari, sono sulla bocca di tutti, ma poi?

Quanti si rendono conto che senza un cambiamento del proprio personale stile di vita non si risolve nulla? E attenzione che cambiamento non vuol dire automaticamente riduzione, regressione….ma alcune limitazioni le comporta, eccome, non possiamo nasconderci dietro un dito dicendo che possiamo continuare a sperperare le risorse come queste fossero infinite….

Ecco allora che come Einstein diceva “Nulla darà la possibilità di sopravvivenza alla Terra quanto l’evoluzione verso una dieta vegetariana”, e quindi bisogna iniziare perlomeno a ridurre sensibilmente il consumo di carne e derivati, che richiedono immense quantità di energia per essere prodotti, trasportati e conservati…

E’ l’agricoltura? oggi l’agricoltura è tutto meno che sostenibile, basata com’è sul petrolio, petrolio che serve ovviamente per i macchinari, ma anche perchè sono fatti di petrolio i concimi e i vari prodotti chimici antiparassitari e diserbanti che vengono massicciamente impiegati nella coltivazione. E che dire puoi dei sistemi di coltivazioni e delle monocolture intensive che rendono il terreno sterile. Quanti sono coscienti che si deve iniziare una transazione verso un’agricoltura senza petrolio, visto che questo comunque finirà, tra 50, 100 o 200 anni nessuno ne è sicuro ma è sicurò che finirà, e cambiare un sistema così complesso e mastodontico sarà un operazione che occuperà decine di anni….vogliamo farla con calma o quando avremo l’acqua alla gola….??

Come pensare poi che l’incerimento dei rifiuti sia una soluzione, visto che le ceneri prodotte sono estremamente pericolose e quindi vanno stoccate in sicurezza….una volta si usavano le ceneri per fertilizzare i campi, ma ovviamente perchè erano il prodotto della combustione di materiali assolutamente naturali, ora invece si incenerisce una serie di materiali che presi singolarmente sarebbero riciclabili, ma bruciati assieme diventano pericolosissimi….quando avremo incenerito tutto allora cosa ci resterà?

Come possiamo pensare di continuare a produrre milioni di automobili all’anno, con un consumo spaventoso di energie e materiali, automobili che utilizzano il petrolio per funzionare, invece di incentivare i trasporti pubblici e ripensare profondamente tutto il settore della mobilità….

Insomma la lista potrebbe continuare molto a lungo, ma penso che il concetto sia chiaro. Io credo che qualsiasi strategia che l’umanità deciderà di adottare, che non metta al primo posto la salvaguardia dello stesso ambiente che ci ospita e rende la vita possibile, si risolverà in un fallimento che comporterà, come sta già comportando, molta povertà e molto dolore per miliardi di esseri umani.

A corollario di quanto sopra, aggiungo il link all’articolo in cui scrivo di come “L’ambiente sarà il business del futuro!“…

Politica/Malavita

Credo vi siano almeno tre questioni sulle quali, in buona o malafede, la politica adotta una posizione che favorisce molto concretamente la malavita.
Prostituzione: credo siamo tutti d’accordo, in linea di principio, che la prostituzione non dovrebbe esistere. Preso atto che nella pratica invece esiste eccome e nulla fa prevedere una sua scomparsa, proviamo a chiederci banalmente chi gestisce questo traffico e ne ricava enormi guadagni? Ovviamente la malavita! Cosa comporterebbe invece una riapertura delle cosidette “case chiuse”? A mio avviso una sostanziosa fetta del “mercato” da clandestino e illegale diventerebbe visibile e legale, con conseguente apporto nelle casse statali delle “tasse” e vari proventi fiscali derivanti da una gestione imprenditoriale delle suddette case chiuse. Senza contare molte “operatrici” uscirebbero dalla clandestinità, verserebbero regolari contributi, sarebbero soggette a controlli sanitari che tutelerebbero loro e i loro clienti. L’effetto più importante comunque a mio avviso sarebbe una drastica riduzione degli introiti da parte della mafia e delle altre organizzazione che oggi come oggi lucrano su tale attività. Se mi sbaglio correggetemi.

Droga: similmente ai quanto detto per la prostituzione, oggi la droga è una immensa fonte di guadagni per la malavita, mentre per lo Stato è una perdita secca, sotto forma delle spese dei corpi di polizia per contrastarne il traffico, e dei costi sociali diretti e indiretti dei consumatori. Particolarmente grave sotto quest’ultimo punto di vista sono i furti compiuti dagli utilizzatori in crisi di astinenza, e quindi spesso violentemente tragici, che devono procurarsi le forti somme necessarie per acquistare le dosi necessarie. Legalizzando la droga invece il primo effetto sarebbe una forte riduzione del prezzo, visto che tale merce potrebbe essere prodotta e smerciata senza problemi.
Anche in questo caso poi lo Stato incasserebbe i normali oneri fiscali che gravano su qualsiasi prodotto venduto, senza contare che migliorerebbe la tracciabilità e l’archiviazione dei soggetti che ne fanno uso.
Lasciando invece le cose come stanno si avvantaggia solo la mafia, e si riempiono le carcere di “pesci piccoli” se non di “utilizzatori finali”, lasciando invece a piè libero i vertici delle organizzazioni criminali. Se mi sbaglio correggetemi.

Immigrazione: i concetti si ripetono; chi ci guadagna dall’avere a disposizione un elevato numero di clandestini pronti a fare qualsiasi cosa pur di rimanere in Italia? Ma la malavita naturalmente, che si ritrova ad avere un’abbondantissima disponibilità di “manovalanza” a costo pressochè zero, da utilizzare per tutte le sue attività, da quelle smaccatamente illegali, a quelle formalmente legali (come l’impiego nel settore agricolo) ma gestite in maniera totalmente illegale. In questo modo quindi possono avere, appunto a costo bassissimo, i raccoglitori per i pomodori e per tutti gli altri prodotti ortofrutticoli, i manovali per tutti i loro cantieri edili (e ricordiamo che la mafia è praticamente padrona di tutti i cantieri importanti in Italia) nonche forza lavoro in abbondanza tutta un’altra serie di attività.
Parallelamente, come per gli altri due argomenti precedenti, lo Stato perde una quantità immensa di gettito fiscale, dal momento che tutti tali clandestini vengono impiegati in attività “in nero”, sulle quali appunto non vi è modo di recuperare quel gettito fiscale che verrebbe altrimenti incassato se tali attività fossero regolari. Se mi sbaglio correggetemi. Sui clandestini aggiungo questo: ho già scritto, in un altro articolo, come le Nazioni ricche stiano saccheggiando quelle povere, per cui molta emigazione l’abbiamo creata noi nazioni ricche. Per cui, come ho già scritto,  credo che il problema non vada affrontato “a valle” scegliendo come gestire l’emigrazione, ma vada affrontato “a monte”, cioè intervenendo sulle CAUSE che generano povertà e quindi emigrazione. Questo vale sia per quei Paesi in cui la causa siamo sostanzialmente noi (nel senso delle multinazionali che depredano i Paesi poveri) sia per quei Paesi (mi riferisco all’ex blocco sovietico) in cui le cause non sono le suddette, ma per cui ugualmente si deve intervenire alla fonte del problema.

Insomma, a fronte di tante belle argomentazioni di circostanza, la politica continua a servire, in buona o mala fede, la malavita. Se mi sbaglio correggetemi.

…………

Schiavitù

Quando si usa questo termine la mente generalmente richiama dalla memoria immagini viste nei libri di storia, o più sovente nei film, di negri in catene, stipati nelle barche che li portano in America per la raccolta del cotone e per la servitù in generale, o immagini di schiavi all’epoca dell’antica Roma, e sia nel primo che nel secondo caso comprati e venduti ai mercati come bestie …..

Ma quello era il passato, e certamente non va dimenticato anzi, però credo che troppo spesso mi trovo a dialogare con persone che non hanno una coscienza chiara della schiavitù odierna, o quantomeno ne hanno una visione molto distorta e disinformata. E sia chiaro che non voglio parlare di schiavitù in senso metaforico, come potrebbe essere la schiavitù del consumismo, o la schiavitù dell’alcol, ma voglio riferirmi proprio alla schiavitù in senso stretto, letterale, fisico, cioè di persone che sono di fatto private della libertà, confinate in spazi e situazioni da cui vorrebbero fuggire, costrette a sopravvivere in una situazione miserabile a vantaggio di chi sfrutta il loro lavoro per ricavarne guadagno …..Pertanto il presente “Credo” è atipico, in quanto non sto parlando di un concetto opinabile, ma di una realtà di fatto riconosciuta da tutti egli Enti ed organismi ufficiali, a partire dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro….

Eppure per chi vuole vedere, la realtà è sotto gli occhi di tutti, a volte spudoratamente visibile, a volte celata con ogni mezzo, ma svelata da giornalisti, scrittori e gente comune coraggiosa. Prendiamo ad esempio il resoconto che fa Loretta Napoleoni nel suo libro “Economia Canaglia”, sia quando parla della prostituzione, che quando parla dello sfruttamento dei mari…..oppure le analisi puntuali di Altroconsumo sui grandi attori mondiali di beni, oppure i dati sciorinati dalle Nazioni Unite e dall’Associazione Anti-Slavery (Anti-Schiavitù), oppure le testimonianze di coloro che sono riusciti a sfuggire alle enormi piantagioni site in amazzonia e gestite come campi di concentramento…ma senza andare così lontano basta leggere gli articoli di Fabrizio Gatti per capire come gli immigrati vengono sfruttati nel meridione e non solo…..vere e proprie bestie da soma che non possono neppure ribellarsi, pena pestaggi massacranti ed omicidi “di esempio”…..

In definitiva, credo a quanto ha detto Roberto Saviano, e cioè che esistono due tipi di omertà; la prima è quella che compie chi è stato testimone fisico di un delitto, e che tace per paura di essere punito dall’esecutore del crimine, la seconda, ben più pericolosa e diffusa, e quella che compie chi non vuole vedere, di chi non vuole andare a fondo delle questioni, di chi non vuole immischiarsi, di chi insomma è indifferente ai drammi altrui…

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Educazione

Credo che nessun compito possa essere più importante dell’essere dei buoni genitori. Riuscire a crescere bene i propri figli è desiderio di ognuno di noi, ma oltre a ciò lo ritengo essere il viatico più efficace per generare un futuro migliore. Infatti se ciascun genitore riuscisse a crescere una generazione anche solo leggermente migliore della precedente, nel giro di poche generazioni potremmo debellare fame, guerre e povertà. E’ per questo che nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito due libri che penso ognuno di noi dovrebbe leggere attentamente, e riguardano appunto l’educazione dei figli, agendo anche e sopratutto sull’atteggiamento e correzione dei difetti dei genitori, ed avendo come fondamenta il buon senso. Si tratta di Genitori efficaci e Il segreto dei bambini felici. Vi invito con tutto il cuore a trovare il tempo di leggerli, vedrete che sarà del tempo ben impiegato.

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Rifiuti

Per quanto riguarda l’enorme e difficilissimo problema dell’inquinamento causato dai rifiuti, credo non si dovrebbe più infatti parlare di “rifiuto“, ma di “materiale riutilizzabile” o “materia prima secondaria” o qualsiasi altro termine che contenga il concetto che trattasi di un bene che ha un suo valore sia economico che intrinseco. Ma tant’è , probabilmente ci vorranno un paio di generazioni affinchè cambi la mentalità e si vedano gli oggetti per quello che sono, cioè parte di un circuito chiuso che deve necessariamente autoalimentarsi costantemente, pena l’esaurimento delle risorse.

Ma tornando al punto, la mia convinzione è che il destino finale della strategia sul trattamento dei “rifiuti”, cioè la migliore soluzione possibile, e pertanto quella che verrà adottata spontaneamente dal mercato economico/imprenditoriale, sia l’acquisto, da parte di società specializzate in riciclaggio, dei rifiuti prodotti sia dai singoli cittadini che dalle imprese industriali. In buona sostanza tu mi porti i tuoi materiali di scarto, ovviamente ben divisi per tipologia, ed io te li pago un tanto al chilo, dal momento che, opportunamente trattati sarò in grado di rivenderli o trasformarli in un qualcosa che mi genera profitto.La cosa non è certo nuova; credo infatti abbiate tutti presente come da un paio di decenni un po’ in tutte le parrocchie d’Italia si facciano periodicamente le raccolte di carta e ferro per raccogliere fondi. Ora, carta e ferro sono materiali che culturalmente sono già visti come “nobili” e sono disponibili acquirenti, e quindi l’operazione si è potuta effettuata senza particolari problemi. Tutto stà ad ampliare il concetto a tutto il rimanente materiale di scarto.

Il punto di svolta, e contemporaneamente il maggior problema, consiste naturalmente nella gestione dei rifiuti “industriali” che attualmente vengono classificati come pericolosi. Ora come ora sono un puro costo (di smaltimento) per l’azienda che li produce, e sono quindi in gran parte gestiti dalla criminalità organizzata che li smaltisce dove meglio crede ad un prezzo estremamente più basso rispetto alle offerte delle aziende che operano correttamente. Tutto questo è ampiamente descritto e dettagliato nell’ultimo capitolo di “Gomorra” di Saviano, che se non l’avete ancora fatto vi invito a leggere assolutamente (il link in oggetto vi porta ad un ampio estratto gratuito).

Quindi la soluzione non può che venire dal mondo imprenditoriale, che prima o poi troverà il modo di trasformare un prodotto pericoloso/tossico in qualcosa di riutilizzabile e quindi rivendibile, con dei costi che gli consentono di guadagnare su tale ‘operazione. Già oggi ci sono numerosi esempi e pratiche virtuose realizzate, ad esempio dal Centro Riciclo Vedelago, ma è ovvio che siamo ancora all’inizio per quanto riguarda appunto i rifiuti tossici/pericolosi.

Intanto qualcosa si muove per facilitare la soluzione, anche grazie allo strumento Internet, che ha creato alcuni siti che funzionano come delle “Borse del rifiuto”, in cui si cerca di far incontrare offerta e domanda di rifiuto. Al momento ho rilevato:

Borsarifiuti.com

Borsarifiuti.it

Borsa Telematica del rifiuto

A questo punto non ci resta che tenere alta l’attenzione e la pressione affinchè si sviluppino le tecnologie di bonifica/riutilizzo di tutti i materiali, e contemporaneamente si producano in futuro solo oggetti interamente riciclabili.

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Ambiente (2)

Ruspa_discaricaSolitamente, quando si parla di ambiente, l’ambito nel quale lo si inquadra ha una connotazione negativa, come una voce di costo, un onere, un limite, un vincolo, un paletto, un ostacolo, insomma un qualcosa che intralcia e che arreca danno all’economia perchè non permette di sviluppare industria e agricoltura quanto si potrebbe se non ci fosse da rispettare appunto anche questo benedetto ambiente…

Bene, se questo è in parte vero è sicuramente lo è stato per i decenni trascorsi, credo che d’ora in avanti sarà più opportuno spostare l’approccio, e considerare l’ambiente come una delle maggiori industrie che darà lavoro a centinaia di migliaia di lavoratori attualmente disoccupati o maloccupati. Una sintesi parziale di cosa si può/deve fare l’ha già scritta molto bene il grande  Jacopo Fo, in questo articolo a cui vi rimando.

Altre fonti estremamente concrete, reali e virtuose, che dimostrano come la tutela e il rispetto dell’ambiente in generale e della cosidetta “sostenibilità” in particolare, siano produttrici di lavoro e di intere nuove filiere industriali e di servizi, sono contenute nei libri “Voglia di Cambiare” e “L’anticasta-l’Italia che funziona“, che trattano rispettivamente l’ambito europeo il primo, e quello nazionale il secondo, e i cui relativi estratti potete leggere gratuitamente cliccando sui titoli suddetti.

Credo bisogni poi ricordare e sottolineare che chi investe in questo settore, avrà davanti un futuro più che roseo, stante il fatto che, letteralmente, c’è il mondo intero da cambiare, bonificare, ristrutturare, convertire, mettere in sicurezza, rimboscare, recuperare… non scordiamoci infatti che non solo in Italia ma in tutto il mondo il secolo passato ci ha lasciato un eredità fatta, per la stragrande maggioranza, di industrie che pensavano solo a produrre, produrre la maggior quantità possibile di beni, tralasciando quasi completamente il problema di scorie, scarti, rifiuti, e in generale contaminazione ambientale. Prima di proseguire, guardate cosa succede a digitare “rifiuti” nella pagina di ricerca immagini di Google… date un’occhiata un po a fondo… e poi leggete l’ultimo capitolo di “Gomorra” che descrive minuziosamente come abbiamo trasformato mezza Italia in una discarica di rifiuti tossici a cielo aperto

Naturalmente i lavori suddetti saranno affidati alle aziende che dimostrano di avere le migliori soluzioni e la migliore esperienza nel settore, ed ecco perchè è doppiamente grave che le aziende italiane non siano al passo con quelle straniere, perchè così non si sviluppa lavoro ora, e non si sviluppa quel know-how e quell’esperienza che faranno acquisire altre commesse in futuro. Ricordo solo che mezza Europa dell’est e mezza ex-Unione Sovietica hanno intere zone industriali da bonificare, in quanto costruite ed utilizzate senza il minimo rispetto ambientale, e che ora stanno rilasciando tonnellate e tonnellate di rifiuti tossici nell’ambiente, rifiuti che come sempre entrano nella catena alimentare, e più prima che poi ce li troviamo nel piatto… Ad esempio in Italia il riciclaggio delle normali batterie che usiamo nei telecomandi, giochini elettronici ecc. è fermo al 10% di quanto viene buttato. E per di più quel 10% che viene recuperato viene spedito in Francia per essere riciclato. Insomma noi inquiniamo il territorio, e diamo da lavorare ai francesi, che quindi acquisiscono benefici economici ed esperienza specifica. Se invece recuperassimo tutte le batterie, daremmo da lavorare a una filiera di aziende, e recupereremmo centinai di tonnellate di materia prima, in quanto le batterie sono fatte di metalli, di nichel, cadmio, zinco, del preziossimo litio, ecc.

E che lavoro c’è ne sia moltissimo lo prova anche il fatto che con una breve ricerca sugli Appalti Pubblici dell’Unione Europea, risultino centinaia e centinaia di commesse aperte, che vanno dalla rimozione dell’amianto alla decontaminazione ambientale, al recupero ambientale, al monitoraggio, per passare poi al settore contiguo delle energie rinnovabili…

Se qualcuno poi pensa che il risanamento ambientale si potrà procastinare indefinitivamente, ricordo solo che da anni si assiste al fenomeno del progressivo inquinamento delle falde acquifere (700mila pagine web in italiano trovate da Google), fattore questo che, da solo sarà più che sufficente a constringerci a rimboccarci le maniche per le operazioni di bonifica, oltre al fatto che in generale tutta la filiera alimentare registra un costante aumento della presenza di sostanze inquinanti al proprio interno, in primis sui pesci che, per l’appunto, vivono in acqua, ma ovviamente anche a tutto il resto della filiera alimentare  (2,2 milioni di pagine in italiano trovate da Google) come la carne, verdura, frutta ecc.

Va da sè che la scuola e la politica che la gestisce e governa, dovrebbe indirizzarsi su tale percorso, e quindi invito tutti ad essere più sensibili ai politici che si adoperano in tal senso, e criticare invece chi rema in senso opposto. A tal proposito ricordo sempre che per facilitare l’opera di discernimento e di memoria storica, esiste un apposito database pubblico, nel vero senso della parola, cioè gestito da tutti coloro che sono interessati, che ha memorizzato e continua a memorizzare le attività di tutti i politici italiani, grandi e piccoli… dateci un’occhiata e magari contribuite con un po’ del vostro tempo…

Internet e democrazia

Che in linea di principio Internet sia uno strumento potenzialmente utilissimo alla democrazia, penso sia un concetto difficilmente opinabile.

Credo sia certamente utile in fase informativa, consentendo una pluralità e una libertà di fonti assolutamente non paragonabile a nessun altro mezzo.

I problemi e i dibattiti iniziano invece quando si passa alla fase di discussione/valutazione e votazione di proposte normative, perchè qui si passa dal dire al fare, e come al solito ci sta di mezzo il mare. E le ragioni sono, credo, diverse, provo a sistematizzarle:

a) L’inesistenza di uno specifico strumento/piattaforma Internet di utilizzo pratico che renda possibile organizzare le azioni per operare in tal senso ad una massa il più possibile vasta di persone (e se esiste nè io nè tanti altri amici del “terzo settore” lo conoscono). Infatti i tipici strumenti di social network offrono sì ampie possibilità di discussione, ma al momento di organizzare le stesse o semplicemente “votare” in senso stretto una proposta piuttosto che un’altra si fermano, non essendo naturalmente stati creati per questo e non avendo quindi tali funzionalità incorporate. Per questo aspetto è quindi auspicabile che possa vedere la luce al più presto il progetto “Agorà 2.0“, che al momento viene portato avanti naturalmente da gruppi più o meno organizzati di volontari di ONG varie e del terzo settore in generale. Invito tutti coloro che sono interessati e possono contribuire pertanto a visitare il sito relativo e farsi avanti con i promotori.

b) L’accessibilità/pervasività/velocità ed economicità della rete: qui torniamo all’ormai ripetitivo e sconfortate dibattito sul ritardo e l’arretratezza delle nostri linee di telecomunicazione. A mio avviso il problema è uno solo: politico. E il motivo è semplice: i “politici” di professione temono come l’acqua santa Internet, sanno che è altamente destabilizzante (per loro), che può effettivamente aumentare il livello di conoscenza e partecipazione democratica dei cittadini, e quindi da un lato da diversi anni cercano di mettergli il “bavaglio“, dall’altro, molto più prosaicamente, subdolamente e direi anche efficacemente, rallentano e boicottano lo sviluppo della “banda larga”, cioè della possibilità di usare Internet con una velocità e quindi fruibilità decente. Oserei dire che vi è pure un terzo fattore da considerare: la scarsità di servizio tramite la linea telefonica classica, favorisce il prosperare delle offerte economiche “alternative” dei vari operatori commerciali, vuoi le “chiavette” USB o similari delle varie Vodafone, TIM, WIND ecc., vuoi le soluzioni satellitari, vuoi altri tipi di soluzione…..che qualcuno potrebbe pensare ci siano delle “tangenti” sui fatturati così ottenuti? nooo lo escluderei vero, quando mai? A corredo vi è il problema del costo del dispositivo che ci consente di “navigare” in Internet. Vuoi che sia un telefonino cellulare/smartphone che dir si voglia, vuoi che sia un computer in tutte le sue forme e variazioni, stà di fatto che in ogni caso siamo comunque di fronte ad un costo che per una certa fascia non indifferente di cittadini è tutt’altro che ininfluente.

c) Le competenze. E qui dobbiamo distinguere nettamente tra:

c1) Le competenze nell’utilizzo di Internet. Questo è forse il problema minore, e purtattavia non è affatto risolto. Vi sono milioni di persone, tra le quali molti validissimi anziani che portano con sè un bagaglio esperenziale e di “saggezza di vita” non indifferente, che però sono attualmente esclusi dall’utilizzo dello strumento ITC in generale ed Internet in particolare. Ovviamente il problema si può risolvere in larga misura con un minimo di formazione, che li metta in grado semplicemente di “navigare” in Internet e saper compiere le funzioni indispensabili per essere utenti attivi dello stesso, e non meri spettatori. Ripeto, il problema è tutt’altro che risolto, e personalmente per quanto riguarda la volontà politica in proposito, valgono esattamente le stesse considerazioni fatte al punto precedente.

c2) La competenza in senso lato. E qui le cose si complicano assai. Infatti nel momento in cui vi fosse disponibile una piattaforma web con le funzionalità di organizzare e una serie di discussioni su varie tematiche, e votare le rispettive soluzioni preferite, ecco che alle stesse potrebbero partecipare anche persone che sono scarsamente o per nulla competenti in una tal materia. Peggio ancora persone che in malafede agiscono per influenzare gli altri partecipanti e spingerli in una determinata direzione. Fortunatamente ci possono essere degli ottimi sistemi per minimizzare questi “pericoli”, come per esempio il meccanismo già previsto dalla piattaforma suddetta “Agorà 2.0” per la dichiarazione delle proprie competenze, ed altri meccanismi di acquisizione di “punteggi di merito” legati alla quantità e qualità di apporti forniti. Il vantaggio come al solito è quello della trasparenza e della accessibilità totale da parte di tutti i partecipanti a quella determinata discussione, che quindi possono anche contestare in maniera puntuale eventuali dichiarazioni ed esperienze proclamate da qualcuno, che ritengono non veritiere. Qualcun altro potrebbe obiettare che ci sarebbe il rischio di “livellamento” della discussione al livello dei partecipanti meno competenti, ma io ritengo al contrario che da una parte, dopo un periodo di rodaggio, gli utenti saprebbero discernere le proposte sottoposte dai soggetti più competenti, e dall’altra proprio quest’ultime farebbero salire velocemente il livello di competenza media dei partecipanti alla discussione.

Insomma, non si può pensare e pretendere, a mio avviso, che la semplice presenza e disponibilità di uno strumento organizzativo evoluto comporti automaticamente la risoluzione di determinati problemi, ma certamente lo ritengo un grandissimo passo in avanti verso tale direzione.

Come al solito poi il destino di tale “strumento” dipenderà dalla buona volontà di tutti, dal momento che si dovrà passare da una fase meramente “criticativa” che a tutt’oggi permea molti ambienti di discussione e social network, ad una fase propositiva e costruttiva, ed alla fine anche aggregativa, probabilmente anche politica. Menziono anche la fase politica perchè se è vero che per determinate situazioni sarà necessario e sufficente un cambiamento, in senso di crescita, “culturale” e “personale” di ciascuno di noi, per altre sarà comunque indispensabile arrivare a far sì che la normativa in materia rispecchi quanto risultante dalla discussione democratica dei cittadini. E se la politica tradizionale non volesse ottemperare, quale altra soluzione rimane se non unire le forze delle varie associazioni che hanno messo in piedi tale strumento?

d) la saturazione da troppe informazioni: ebbene sì, questo è un serio effetto collaterale di Internet. Tutti quelli che hanno un account su facebook con più di un centinaio di “amici”, che usano anche altri social network, che fanno parte di Ong e Associazioni varie che comunicano anche via Internet, che si sono iscritti a diverse newsletter tematiche, ecc. ecc. ecc., conoscono bene questa situazione……si arriva ad un punto in cui semplicemente non si riesce nemmeno a dare una letta veloce a tutte le notizie che arrivano, figuriamoci verificarle ed approfondirle. In più diventa difficile e penoso scegliere le priorità e le urgenze a cui dare la preferenza del nostro tempo libero. Anche in questo caso tuttavia uno strumento di gestione delle problematiche, condivisibile da tutti via Internet, risulterebbe estremamente utile proprio perchè permetterebbe di passare da una fase di divulgazione e di critica di una determinata situazione, ad una fase in cui la si discute e si propongono le possibili soluzioni, facendo una volta per tutte il punto della situazione, anzichè lasciare che un determinato problema si trascini e ciclicamente torni alla ribalta dell’attenzione pubblica. E’ ovvio poi che ciascuno di noi deve scegliere gli argomenti su cui concentrare la propria attenzione, in base alle proprie competenze, disponibilità e perchè no anche desideri. Sarebbe infatti già un bel passo avanti se ciascuno di noi contribuisse a partecipare alla discussione ed alle proposte risolvere/dirigere una determinata questione.

e) la questione culturale: avere uno strumento di gestione democratica condivisa non è sufficente se non vi è una cultura che lo supporti. Forse l’italiano medio è abituato ormai da troppe generazioni ad essere un “passivo” lettore di giornali e spettatore televisivo, e ugualmente abituato a disinteressarsi dell’aspetto politico e sociale, delegando ai politici la cura della casa comune. E’ chiaro che qui ognuno di noi entra in gioco, e può e deve diventare un attore di una rinascita culturale. Prendiamo esempio dalle nazioni “nordiche”, dagli svizzeri, dai tedeschi, da chi vogliamo, forti delle esperienze e dei successi da questi già ottenuti. Come per gli aspetti, anche in questo settore la presenza di uno strumento apposito non può che favorire il consolidarsi di un circolo virtuoso di conoscenza/propositività/crescita/collettivizzazione delle problematiche sociali, che ci faccia uscire da quello che attualmente a mio modo di vedere è un circolo vizioso di disinteresse/corruzione/sfascio e degrado sociale.

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Gianni Girotto Gianni Girotto Gianni Girotto Gianni Girotto Gianni Girotto Gianni Girotto Gianni Girotto Gianni Girotto

7 Risposte to “I miei Credo”

  1. Cloudio said

    Complimenti! Questo è quel che si dice il manifesto di una persona impegnata e responsabile!

    Soprattutto mi è piaciuta la parte sul vegetarianesimo: immagino la tua tua sia anche una scelta etica, (che io non condivido, non perché godo a macellare animali, ma perché accetto le leggi di natura per cui per l’evoluzione e la vita di essere viventi è necessario la morte di altri, è tutto molto più chiaro a livello di microorganismi e batteri), però sono ineccepibili le argomentazioni “matematiche” di utilizzo di risorse.

    Infatti anch’io sono per una limitazione del consumo di carne: è il divieto assoluto che mi sembra utopistico e inutile.

    Vorrei approfondire il discorso sulla banca etica: posto che il problema più urgente oggi è proprio l’ingordigia del sistema bancario, e posto che auspicare l’eliminazione totale delle banche è probabilmente utopia, dobbiamo trovare un sistema sostenibile.

    • giannigirotto said

      Ciao Claudio, grazie del complimento.
      Il discorso sul vegetarianesimo ovviamente sarebbe lungo, per esempio si potrebbe dire che per la sopravvivenza dell’essere umano non è “necessario” uccidere animali, infatti il nostro organismo sopravvive bene anche con le proteine vegetali… io comunque non sono un fanatico, e non voglio imporre niente a nessuno, ai miei amici “carnivori” (la maggior parte) invito solo a consumare meno carne aumentandone la qualità (ruspante invece di allevamento intensivo)… e poi c’è tutto il discorso degli ormoni e degli antibiotici massicci usati negli allevamenti intensivi… insomma il discorso sarebbe lungo, per chi vuole approfondire ci sono centinaia di siti appositi…

      Per la Banca Etica ti invito senz’altro ad approfondire l’argomento, sia sulla mia sezione “Finanza etica“, sia ovviamente sul sito ufficiale http://www.bancaetica.it
      Siamo infatti d’accordo che eliminare le banche è un’utopia, invece Banca Etica è già un’ottima soluzione per far sì che il denaro torni ad essere usato in maniera etica e responsabile… spero di avere tuoi commenti in proposito.
      Ho dato un’occhiata al tuo sito http://40eadesso.wordpress.com/, interessante, e credo, autoterapeutico… 😉

      • Cloudio said

        Grazie Gianni

  2. Bravo Gianni!
    sto girando per il tuo blog da un po, ti ho trovato tramite un percorso che ora nn sono in grado di ricostruire… cmq credo sia legato ai farmaci e ad una pubblicazione presente qui (credo casta bianca)…

    Mi piace trovare persone serie ed impegnate cosi’…

    Thanks to the web that make it possible!😉

    Tornero’ a trovarti, sicuro! con qualcosa di piu concreto da dirti. e poi… continuo a leggere. c’e’ tanta roba qui…

    E… quando a volte penso di essere solo a vedere tutto “sto marcio” che c’e’, trovare uno come te… non puo che farmi un grande piacere!

    a+

    • giannigirotto said

      grazie, ho visto il tuo nuovissimo sito “Webdemocratico”, articoli molto interessanti, auguri e teniamoci in contatto🙂

  3. saurosecci said

    Caro Gianni,
    sto scoprendo le tue pagine e le trovo straordinarie per il loro sforzo di non inseguire l’attualità e basta. Internet e l’informazione non formano semplicemente raccontano l’ultimo episodio di telenovelas di cui nessuno o quasi ricorda l’origine.
    Grande sforzo e grande coerenza pubblicherò sul sito che segue le mie storie da 18 anni ecquologia molte delle cose che sto trovando in questa isola del tesoro di idee.
    Fabio Roggiolani

  4. uso con sauro secci questo computer e pur navigando in internet con il mio facebook mi pubblica il commento a nome suo….La pensiamo allo stesso modo anche su di te….diciamo che ho abusato della sua credibilità….non so come cambiare questa funzione

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