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C’è chi dice no ai “regali” delle Multinazionali Farmaceutiche

GADGET, REGALI, PRANZI GRATIS, FESTE, VIAGGI OMAGGIO in hotel di lusso e località esotiche con la scusa di un convegno medico, interventi pubblici lautamente remunerati. Dura la vita dei medici. Nessuna ironia in questa affermazione: è davvero difficile per un medico rimanere intellettualmente indipendente, valutare correttamente l’efficacia e la reale utilità di un farmaco quando le case farmaceutiche fanno di tutto -anche attraverso la loro capillare rete di responsabili vendite (ipocritamente noti come “informatori farmaceutici”) – per convincere chi dovrà prescrivere i loro medicinali.
Il problema è reale e globale. E tocca da vicino la vita delle persone. Alcuni sanitari però hanno alzato la testa e rifiutato questa logica. Grandi nomi della medicina mondiale si sono esposti denunciando questo stato di cose. Come Drummond Rennie, vice direttore del Journal of thè American Medicai Association: «Vari scienziati sono disponibili, in nome del prestigio, a tagliare, falsificare, plagiare, ingannare, mentire, truffare e buttar via la loro reputazione, semplicemente per produrre più pubblicazioni, avanzare nella loro carriera e, ovviamente, fare soldi». O comeAdriane Fugh-Berman, professore dell’università di Georgetown, che ha ipotizzato il pericolo che «si arrivi a invalidare tutta la letteratura medica, principale fonte del processo decisionale clinico», tanto è pervasivo l’influsso delle corporation nelle pubblicazioni scientifiche.
Dietro di loro, in molti Paesi stanno nascendo movimenti di medici, infermieri e farmacisti che si oppongono allo strapotere delle lobby. In Italia, trecento di loro si sono riuniti nell’associazione “No Grazie Pago lo”: «I confini tra medicina e industria del farmaco stanno scomparendo e i loro ruoli tanto diversi vengono confusi. Scopo dell’industria del farmaco è vendere i propri prodotti per aumentare gli indici di Borsa delle società quotate. Scopo della medicina deve essere invece quello di proteggere la salute delle persone», spiega la pediatra modenese Luisella Grandori, coordinatrice del movimento.
Memore della filosofia “agire locale, pensare globale», il gruppo ha deciso di non accettare regali di alcun genere (nemmeno le penne biro o i block notes) dalle industrie del farmaco né tantomeno finanziamenti per andare ai convegni o per produrre materiale informativo destinato ai colleghi. Ma il loro impegno non si ferma qui. Nelle ricette prescrivere sempre il farmaco generico al posto di quello di marca. E, siccome il grande potere di Big Pharma sta nel controllare l’informazione medica, i “NoGrazie” lavorano per diffondere un nuovo tipo di formazione medica “non sponsorizzata”: «Al posto di lunghi viaggi ed eventi mondani – prosegue Grandori – si possono organizzare lavori in piccoli gruppi, che analizzino i risultati di un farmaco sulla base delle migliori evidenze possibili, valutandone la ricaduta sulla salute dei pazienti e concentrandosi sui problemi incontrati nella pratica quotidiana. È un modo molto più efficace per formarsi e che permette di sganciarsi dall’influenza del mercato».
I sanitari di “No Grazie Pago lo” non sono gli unici a lavorare per un nuovo tipo di rapporto tra medici e case farmaceutiche. Gruppi simili sono nati in molti altri Stati: So Free Lunch a New York e in Gran Bretagna, i No Gracias in Spagna, i Gezonde Scepsis in Olanda, i Mezis in Germania e gli Healthy Skepticism che, nati in Australia, hanno affiliati in tutto il mondo.

Segnalo poi il seguente sito, “Pazienti.org” in cui ……..

i pazienti che si registrano (in modalità anonima) hanno accesso a un database aggiornato su disturbi e centri di cura, senza dover annaspare qua e là per il Web, spesso perdendo tempo o, peggio, raccogliendo informazioni fuorvianti. Possono inoltre lasciare un rating della struttura in cui sono stati.

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