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Posts Tagged ‘appelli’

La terra degli Gnu (Ognuno per sè e Dio per tutti)

Posted by giannigirotto su 22 marzo 2010

E’ da sempre che volevo scrivere un articolo identico! Ringrazio pertanto Mimmo Guarino che è riuscito a scriverlo come e meglio di quanto avrei fatto  io!

E’ superfluo pertanto che io dica che sono d’accordo al 101%, e che le mie iscrizioni a diverse Associazioni sono il mio tentativo e il mio contributo a favore degli “GnUmani”.

Quindi grazie ancora Mimmo, vi invito tutti a leggere questo bellissimo articolo cliccando o sulla foto a fianco o sul nome dell’autore….

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ALLARME ROSSO – CENSURA

Posted by giannigirotto su 25 gennaio 2010

ATTENZIONE – PERICOLO !

E’ in discussione al Parlamento un nuovo disegno di legge che equipara Internet alla televisione. Quindi, chi produce video informazione, dovrà chiedere il permesso alle autorità governative, come fanno le tv locali, ad esempio. Vi rendete conto? Neppure in Cina, forse, è stata pensata una cosa del genere!

Siamo alla censura più spudorata! con buona pace della libertà di opinione ed espressione costituzionalmente garantita!

Passate parola e tenetevi informati sul sito “Diritto alla rete” sopra raffigurato…..

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Cancella il debito – la quadratura del cerchio

Posted by giannigirotto su 19 gennaio 2010

Vediamo se riesco a spiegarmi:

– in Italia alcuni partiti e cittadini si lamentano dei troppi immigrati, così come fanno d’altronde altri partiti/cittadini in altre nazioni…..

– sempre nelle stesse nazioni moltissimi cittadini, per lo più della classe operaia e medio-borghese si lamentano perchè i loro stipendi da molti anni non crescono in proporzione al costo della vita, e sopratutto vi sono moltissimi licenziamenti ed intere fette di economia in crisi, a causa della “delocalizzazione” delle aziende nei Paesi (ovviamente poveri) in cui il costo della manodopera è più basso….

– nel corso degli ultimi due anni si è assistito all’esplosione della c.d. “bolla finanziaria”, che ha dimostrato, se ve ne fosse stato ancora bisogno, che il sistema finanziario mondiale è pesantemente drogato e mal gestito…..

Allora, se noi riduciamo la povertà nei Paesi poveri, il relativo livello di vità crescerà, nascerà un’economia ed un’imprenditorialità locali, e cresceranno anche gli stipendi locali, e di conseguenza diminuirà per le aziende estere la convenienza a spostare in tali Paesi le loro produzioni, che rimarranno pertanto nei Paesi d’origine, evitando le relative crisi e licenziamenti. Contemporaneamente se nei Paesi poveri il livello di vita crescerà, diminuirà l’emigrazione verso i Paesi ricchi.

Ora, una cosa che ancora troppi pochi sanno è che moltissimi Paesi poveri sono presi in una spirale perversa, un circolo vizioso, costituito da un ammontare di debiti estremamente elevato, con un relativo montante di interesse che per quanto si sforzino di pagare non ci riescono (e naturalmente i soldi versati per pagare il debito sono soldi sottratti allo sviluppo locale delle infrastrutture, dei servizi, dell’economia……). Cioè tali Paesi non riescono a pagare nemmeno tutti gli interessi maturati e quindi il debito non diminuisce mai. In pratica questi Paesi hanno sborsato negli ultimi 30 anni (da tanto dura la cosa) cifre elevatissime per pagare un debito che viceversa non si è mai ridotto. Questo perchè i Paesi ricchi, 30 anni fa furono talmente “furbi” da convincere quelli poveri a contrarre forti prestiti a condizioni che sembravano molto buone…….sembravano (i tassi d’interesse erano addirittura negativi…)…un po’ come è successo a tanti italiani che hanno contratto un mutuo a condizioni che sembravano buone……sembravano….

Ora, come già detto, i Paesi poveri con tali debiti, nella grande maggioranza dei casi hanno versato cifre che moralmente dovrebbero giustificare un totale annullamento dei debiti stessi. Negli ultimi anni il Sud del mondo ha ripagato più di 230 miliardi di dollari l’anno su un debito che supera i 2.500 miliardi di dollari a fronte di 50 miliardi di dollari di aiuti e di 100 miliardi di rimesse che gli immigrati mandano ai loro paesi. Il povero Sud diventa sempre più un finanziatore del ricco Nord offrendo come garanzia per il ripagamento del debito le proprie risorse naturali e perpetrando così un’ingiustizia storica mai risolta, che smaschera l’ipocrisia delle misure adottate fino ad ora per affrontare la questione del debito.

Quindi o annulliamo il debito perchè siamo persone etiche, o lo annulliamo perchè ci conviene, ci fa quadrare il cerchio, mette in moto il meccanismo sudescritto che apporterà benefici a tutti. Tutto qui? forse non è tutto qui, ma è un ottimo inizio.

Per chi volesse approfondire rimando al sito collegato all’immagine ad inizio articolo (è un sito in inglese), oppure lo invito a cercare su un motore di ricerca “Cancella il debito“……vedrete che è un tema di cui si parla in tutto il mondo…(anche Bono e Bob Geldof)..ma ancora molto si deve fare…….se mi sbaglio correggetemi…..

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Buone notizie!

Posted by giannigirotto su 19 novembre 2009

SCRIVERE SERVE!

In più parti del mio sito affronto l’argomento degli appelli da sottoscrivere via Internet..perorandone la causa ed affermando che con essi si ottengono risultati concreti….

Sono felice pertanto di inserire due tra gli ultimi risultati positivi ottenuti da Associazioni di tutela dei diritti in questo caso nell’ambito del lavoro….

Vittoria per 1.200 lavoratori licenziati da una succursale di “Fruit of the loom” in Honduras, che verranno riassunti in una nuova fabbrica più moderna e sicura….(in inglese)

I lavoratori precari della Unilever (proprietaria del marchio Lipton)  in Pakistan hanno ottenuto un contratto definitivo per la creazione di 200 posti fissi a tempo indeterminato, mentre sino ad allora vi erano solo 22 lavoratori assunti….(in inglese)

ACCORDO BANCA ETICA E CTM ALTROMERCATO

Beh, io sono socio di entrambe, come non esserne felice?

La Finanza etica e il Commercio equo e solidale condividono la visione di fondo che li ispira entrambi: l’idea che tutte le azioni economiche debbano e possano seguire i principi di un modello di sviluppo umano e sociale sostenibile, nel quale la produzione della ricchezza e la sua distribuzione siano fondati sui valori della solidarietà, della trasparenza e della realizzazione del bene comune.
In concreto Banca Etica ha siglato una convenzione con CTM-Altromercato – la maggiore organizzazione del commercio equo in Italia e la seconda a livello mondiale – per garantire condizioni di favore per alcune operazioni quali: scoperto di c/c; anticipo di contratti, contributi, fatture, etc. oltre naturalmente a linee di credito (mutui) a medio e lungo termine e fideiussioni. La convenzione prevede anche servizi commerciali quali l’installazione del POS e la gestione della tesoreria. Banca Etica in ogni caso non applica né le commissioni di massimo scoperto, né la trimestralizzazione degli interessi.
La convenzione coinvolge anche un terzo partner: il Consorzio MCC Servire di Brescia. Si tratta di un consorzio fidi nato per sostenere il settore del non profit ed in particolare i soggetti del commercio equo e solidale e che presta garanzia sugli affidamenti e ne cura la pre-istruttoria facilitando e snellendo così i tempi per le erogazioni.
Con CTM-Altromercato Banca Etica ha rafforzato la collaborazione dando vita anche a un certificato di deposito dedicato: coloro che sottoscrivono tali certificati di deposito sostengono l’attività svolta da CTM favorendo l’applicazione di condizioni agevolate sulla linea di credito accesa da CTM presso Banca Etica. Il risparmiatore, se lo richiede, ha la possibilità di rinunciare a parte della remunerazione favorendo, così, ulteriormente CTM. Ad aprile 2009 i CD dedicati a CTM hanno raggiunto un valore pari a circa 2 milioni di euro.
……………………..
“Ogni volta che la nostra Banca finanzia un’iniziativa del commercio equo e solidale mi sento particolarmente soddisfatto: finanza etica e commercio equo, insieme, sono l’esempio concreto di un’alternativa praticabile, giusta e sostenibile all’economia ingorda e sbilanciata che arricchisce pochi e sottrae risorse a molti”, dice il presidente di Banca Etica, Fabio Salviato

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I miei “Credo”: Ambiente

Posted by giannigirotto su 10 novembre 2009

Ritengo sia scontato, scontatissimo lo dicono tutti no? ma nei fatti poi….

Credo che l’ambiente debba essere la priorità di tutto, di ogni singola azione. L’ambiente non è un lusso, un accessorio, una voce di bilancio, l’ambiente è il fondamento su cui si poggia tutto il resto; se l’ambiente non è in equilibrio, tutto il resto è in pericolo. E ricordo che nel termine “tutto il resto” ci siamo anche noi essere umani….ed attenzione che gli ultimi dati sono terribili, secondo il recentissimo ultimo rapporto dell’IUCN (International Union for Conservation of Natureun’organizzazione internazionale all’interno della quale partecipano ben 140 Paesi, con una rappresentanza di 77 Stati, 114 agenzie governative, più di 800 organizzazioni non governative, più di 10.000 scienziati ed esperti internazionalmente riconosciuti provenienti da più di 180 Paesi che lavorano all’interno delle Commissioni – quindi non degli sprovveduti quaraquaquà..) dichiara che oltre un terzo della flora e della fauna sono a rischio di estinzione. Una dichiarazione che dovrebbe farci schizzare tutti dalla sedia e sudare freddo, e che dovrebbe generare allarme rosso nei mass-media, che invece continueranno a propinarci politicuccia e cronaca pruriginosa per mantenerci nel nostro stato di ipnotica obnubilazione…

Oggi infatti termini come “sostenibilità”, “fonti rinnovabili” e similari, sono sulla bocca di tutti, ma poi?

Quanti si rendono conto che senza un cambiamento del proprio personale stile di vita non si risolve nulla? E attenzione che cambiamento non vuol dire automaticamente riduzione, regressione….ma alcune limitazioni le comporta, eccome, non possiamo nasconderci dietro un dito dicendo che possiamo continuare a sperperare le risorse come queste fossero infinite….

Ecco allora che come Einstein diceva “Nulla darà la possibilità di sopravvivenza alla Terra quanto l’evoluzione verso una dieta vegetariana”, e quindi bisogna iniziare perlomeno a ridurre sensibilmente il consumo di carne e derivati, che richiedono immense quantità di energia per essere prodotti, trasportati e conservati…

E’ l’agricoltura? oggi l’agricoltura è tutto meno che sostenibile, basata com’è sul petrolio, petrolio che serve ovviamente per i macchinari, ma anche perchè sono fatti di petrolio i concimi e i vari prodotti chimici antiparassitari e diserbanti che vengono massicciamente impiegati nella coltivazione. E che dire puoi dei sistemi di coltivazioni e delle monocolture intensive che rendono il terreno sterile. Quanti sono coscienti che si deve iniziare una transazione verso un’agricoltura senza petrolio, visto che questo comunque finirà, tra 50, 100 o 200 anni nessuno ne è sicuro ma è sicurò che finirà, e cambiare un sistema così complesso e mastodontico sarà un operazione che occuperà decine di anni….vogliamo farla con calma o quando avremo l’acqua alla gola….??

Come pensare poi che l’incerimento dei rifiuti sia una soluzione, visto che le ceneri prodotte sono estremamente pericolose e quindi vanno stoccate in sicurezza….una volta si usavano le ceneri per fertilizzare i campi, ma ovviamente perchè erano il prodotto della combustione di materiali assolutamente naturali, ora invece si incenerisce una serie di materiali che presi singolarmente sarebbero riciclabili, ma bruciati assieme diventano pericolosissimi….quando avremo incenerito tutto allora cosa ci resterà?

Come possiamo pensare di continuare a produrre milioni di automobili all’anno, con un consumo spaventoso di energie e materiali, automobili che utilizzano il petrolio per funzionare, invece di incentivare i trasporti pubblici e ripensare profondamente tutto il settore della mobilità….

Insomma la lista potrebbe continuare molto a lungo, ma penso che il concetto sia chiaro. Io credo che qualsiasi strategia che l’umanità deciderà di adottare, che non metta al primo posto la salvaguardia dello stesso ambiente che ci ospita e rende la vita possibile, si risolverà in un fallimento che comporterà, come sta già comportando, molta povertà e molto dolore per miliardi di esseri umani.

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Le Agende Rosse

Posted by giannigirotto su 24 settembre 2009

Riporto l’ultima lettera di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, che tutti ricordiamo assassinato dalla mafia assieme alla sua scorta.

A noi questa Italia che a 17 anni dal suo sacrificio non ha ancora ne’ saputo ne’ voluto trovare i veri responsabili di quella strage, non piace, ma la amiamo profondamente e vogliamo che il sogno di Paolo si realizzi, vogliamo sentire quel fresco profumo di libertà per cui Paolo e suoi ragazzi sono andati coscientemente incontro alla morte e non quel puzzo di compromesso morale, di indifferenza, di contiguità e di complicità che oggi ammorba il nostro paese.

Vogliamo poter chiamare eroi Agostino, Claudio, Emanuela, Vincenzo e Walter e non che qualcuno ardisca chiamare con questo nome un assassino come Vittorio Mangano, anche se di eroi vorremmo che il nostro paese non avesse mai più bisogno.

Vogliamo vivere in un paese in cui la legge sia eguale per tutti e non in un paese in cui c’è una legge per i potenti e una legge per i deboli, vogliamo vivere in un paese che rispetti i sacri principi della nosta Costituzione, non che li stravolga e che stravolga i principi morali, di solidarietà, di accoglienza che da sempre hanno contraddistinto il nostro popolo.

Vogliamo vivere in un paese in cui sia rispettato il principio stabilito dai Padri Costituenti della separazione dei poteri dello Stato e non in un paese in cui i Magistrati vengano quotidinamente accusati dal Presidente del Consiglio di essere dei deviati mentali. E vogliamo che questo sia “questo paese” e non “un altro paese”.

Se oggi tanti dei nostri giovani hanno ricominciato a incitare alla RESISTENZA vuol dire che sentono che il nostro paese sta sempre più scivolando verso il baratro di un regime e che sono pronti a lottare perchè il loro futuro sia un futuro di LIBERTA‘, di VERITA‘ e di GIUSTIZIA.

Salvatore Borsellino
e i giovani delle “Agende Rosse”   Gianni Girotto

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Agisci: scrivere serve!

Posted by giannigirotto su 24 luglio 2009

Come ho scritto nella premessa della mia sezione “Agisci“, molto spesso si è scoraggiati in partenza perchè si pensa che questa forma di protesta non serva a granchè. Beh, non è vero, ci sono migliaia di esempi che dimostrano il contrario! Riporto con piacere l’ultimo di questi esempi, nel quale un’iniziativa di GreenPeace ha visto concretizzarsi un effetto positivo per quanto riguarda la salvaguardia del più grande polmone della terra, la foresta amazzonica. Armatevi di penna quindi, o meglio di mouse, e scrivete.

GRAZIE A TE NIKE E GEOX SI SONO IMPEGNATI PER L’AMAZZONIA

Cari cyberattivisti ,

grazie al vostro impegno oggi possiamo festeggiare insieme una doppia vittoria della campagna “Deforestazione Zero”!

Le vostre firme infatti hanno fatto sì che due delle aziende coinvolte nell’inchiesta “Amazzonia che macello!” rivedessero la propria politica di acquisti di pelle bovina:

* Nike ha messo a punto una nuova politica di approvvigionamento che obbliga i propri fornitori a certificare in maniera formale che la pelle bovina venduta non provenga dal bioma amazzonico

* Geox si è impegnata “ad attivare strumenti contrattuali di verifica volti ad evitare in maniera assoluta di favorire – anche solo indirettamente – il fenomeno denunciato da Greenpeace”.

Questo risultato è stato raggiunto soprattutto grazie al vostro contributo e per questo vi ringraziamo sinceramente e vi chiediamo di continuare ad aiutarci per salvare l’Amazzonia e il clima del pianeta.

Siamo molto soddisfatti dell’impegno assunto da Geox e Nike ma crediamo anche che questo dimostri come anche le altre grandi multinazionali, che producono e vendono scarpe sportive in tutto il mondo, possono e devono agire immediatamente. Se ora anche Timberland, Clarks, Adidas e Reebok si assumeranno la responsabilità degli effetti che le proprie politiche di acquisto producono, avremo fatto qualcosa di concreto per combattere la deforestazione e il cambiamento climatico”.

Cosa vi chiediamo? Di continuare a fare pressione sugli altri grandi marchi. Chiediamo a Timberland, Clarks, Adidas e Reebok di interrompere gli acquisti dall’intero bioma amazzonico fino a quando non saranno disponibili dei sistemi di tracciabilità tali da garantire che nessuno dei propri prodotti provenga dalla deforestazione dell’ultimo grande polmone del nostro pianeta.

Finora più di 32.000 cyberattivisti hanno già partecipato, partecipa anche tu e chiedi anche ai tuoi amici di salvare un pezzo d’Amazzonia!

Scrivi a Timberland, Clarks, Adidas e Reebok e chiedigli di prendere un impegno serio per salvare l’Amazzonia e il clima del nostro pianeta.

CHIEDI A TIMBERLAND, CLARKS, REEBOK E ADIDAS DI FARE QUELLO CHE GEOX E NIKE HANNO APPENA FATTO.

TIMBERLAND, CLARKS, REEBOK E ADIDAS HANNO UNA RESPONSABILITA’ DIRETTA nel fenomeno della deforestazione in Amazzonia. Nonostante le migliaia di lettere e sollecitazioni di Greenpeace queste aziende continuano ad accampare scuse e non hanno ancora preso un impegno serio.

Grazie mille e a presto!

Chiara Campione
Responsabile campagna Foreste

PS: Come saprai, Greenpeace è indipendente e realizza le sue campagne solo grazie all’aiuto di singole persone come te. Se non lo sei già, diventa un sostenitore di Greenpeace! Sostieni questa e altre campagne in difesa del pianeta cliccando qui.

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Agisci: Class Action

Posted by giannigirotto su 16 luglio 2009

Voglio inserire nella mia sezione “Agisci” anche questo argomento, è troppo importante e non si insisterà mai abbastanza su di esso.

Già in diverse occasioni ho espresso come bisogna passare dalle lamentele all’azione, ed i miei inviti ad associarsi a Banca Etica, Altroconsumo, Amnesty International ecc. ecc. sono ovviamente conseguenziali a questa mia convizione.

Ora vi è una ulteriore possibilità trasversale, che interessa potenzialmente tutti, o meglio tutti quelli che hanno la coscienza sostanzialmente pulita, mentre è ovviamente invisa e temuta da chi c’è l’ha sporca.

Questa possibilità è appunto la CLASS ACTION. Per non usare paroloni o linguaggi complicati, si tratta della possibilità, da parte dei danneggiati da un determinato comportamento scorretto, di “fare causa” tutti assieme, e senza costo alcuno, contro il soggetto che ha provocato il danno. Esempi classici sono i clienti delle Banche quando queste addebitano dei costi non previsti o compiono qualsiasi altra operazione malevola, idem dicasi naturalmente per i clienti delle Assicurazioni, delle Compagnie di telecomunicazioni, i passeggeri di un treno mai partito, di coloro che hanno acquistato i BOND ARGENTINI o le azioni PARMALAT, chi ha mangiato alimenti deteriorati o inquinati, o i malati che hanno preso un farmaco che poi si è rivelato colpevolmente dannoso…….e insomma gli esempi non finirebbero mai.

Sino ad oggi i danneggiati suddetti dovevano armarsi di fede infinita verso la giustizia italiana e di un portafogli se non infinito sicuramente molto, ma mooooolto capace, e “fare causa” singolarmente contro la società “responsabile” del fatto. Insomma si trattava del classico caso “Mario Rossi contro l’Unicredit”, oppure “Luigi Bianchi contro la Telecom”, e quindi potete ben immaginare come vi sia una disparità di forze assolutamente insostenibile.

Capite altrettanto bene invece come le cose sarebbe decisamente diverse se al posto di un “Mario Rossi” ve ne fossero mille, diecimila o centomila, tutti danneggiati da un determinato evento causato da una certa azienda, e tutti potessero unirsi e indire un’unica causa.

Bene, negli Stati Uniti questa possibilità esiste da moltissimo tempo, ed ha portato ad esempio numerosi clienti a aprire una Class Action contro le Banche USA che non hanno garantito adeguatamente i loro risparmi e li hanno persi in conseguenza di investimenti speculativi azzardati (i famigerati titoli “derivati”). Chi non ricorda poi la bellissima Julia Roberts nel film premiato con l’Oscar “Erin Brockovic” interpreta la vera storia di un’assistente di un avvocato riuscire infine ad ottenere un grande risarcimento economico a favore di una serie di famiglie che per anni avevano bevuto l’acqua inquinata da un’industria chimica molto potente, sviluppando tumuri ed altre terribili malattie……

In Italia invece la situazione è ben diversa, l’attuale governo ha recentissimamente approvato una norma assolutamente annaquata e svilita, nonostante Altroconsumo avesse inviato un appello con più di 10mila firme.

E’ per questo pertanto che invito tutti coloro vogliano che venga introdotta anche in Italia una vera “Class action” ad aderire al relativo gruppo su Facebook e a controllare le iniziative delle varie Associazioni di Consumatori per aderire qualora venissero lanciati altri appelli a favore della stessa. Nel mio piccolo cercherò di tenermi/vi aggiornati anch’io.

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Appelli via Internet

Posted by giannigirotto su 17 giugno 2009

Nella mia sezione “Agisci” ho elencato una serie di siti che tra le rispettive attività propongono anche la firma “online” di appelli su varie tematiche.

Volevo oggi a titolo di esempio proporre alcuni appelli che negli ultimi giorni sono stati diffusi, nella speranza di diffondere il più possibile questa importantissima opportunità di far sentire la voce del popolo a chi ci governa e/o alle aziende che di fatto determinano lo svolgersi degli eventi. E’ un punto che ritengo fermamente essere molto sottoutilizzato e snobbato, e che al contrario diventerà sempre più importante con la diffusione di Internet e il suo utilizzo sempre più frequente. Obama docet….

Se volete firmare gli appelli basta cliccare sopra le scritte in azzurro……

1)Let Iran know that the global community is monitoring their every move.

(Facciamo sapere alle autorità Iraniane che la Comunità internazionale monitora il suo operato) – AMNESTY INTERNATIONAL

2) Pierre Cardin: Not so Chic Underneath

(Pierre Cardin: non così chich sotto il vestito) – CLEAN CLOTHES CAMPAIGN

3) Tell President Obama to act on the science and take the lead on global warming today.

(Esorta il Presidente Obama ad agire in base alla scienza e guidare la lotta contro il riscaldamento globale.) – GREENPEACE

4) A labour rights defender is murdered; police shoot two men in police custody.

(Un Sindacalista è stato ucciso; la Polizia spara a due uomini già sotto custodia). – ASIA HUMAN RIGHTS COMMISSION

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Non ci resta che piangere

Posted by giannigirotto su 4 Maggio 2009

IRAN: IMPICCATA DELARA DARABI

Delara Darabi e’ stata impiccata la mattina di venerdi’ 1 maggio nella prigione centrale di Rasht, nell’Iran settentrionale.

Amnesty International ha espresso il proprio oltraggio per la notizia dell’impiccagione, avvenuta senza che l’avvocato di Delara Darabi ne fosse stato messo a conoscenza, nonostante la legge preved che i legali dei condannati a morte debbano esser informati 48 ore prima dell’esecuzione.
Secondo l’organizzazione per i diritti umani, si e’ trattato di una mossa cinica delle autorita’ iraniane per aggirare le pressioni nazionali e internazionali che avrebbero potuto salvare la vita di Delara Darabi. Il 19 aprile il Capo dell’autorita’ giudiziaria aveva concesso due mesi di sospensione.

Delara Darabi era stata condannata a morte per l’omicidio di un parente, avvenuto nel 2003, quando aveva 17 anni. Si era inizialmente addossata la responsabilita’, con l’intento di salvare dall’impiccagione il suo fidanzato maggiorenne, per poi ritrattare la confessione. Nel 2006 Amnesty International aveva lanciato una campagna per salvare la sua vita.

Secondo l’organizzazione per i diritti umani, il processo terminato con la condanna a morte era stato iniquo, non avendo i giudici preso in considerazione prove che avrebbero potuto scagionarla dall’accusa di omicidio.

Quella di Delara Darabi e’ stata la 140ma esecuzione in Iran  dall’inizio dell’anno, la seconda nei confronti di una donna e la seconda nei confronti di un minorenne al momento del reato. L’Iran ha messo a morte almeno 42 minorenni dal 1990, in totale disprezzo degli obblighi internazionali che stabiliscono il divieto assoluto di mettere a morte persone per un reato commesso quando avevano meno di 18 anni.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 1 maggio 2009

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste: Amnesty International Italia – Ufficio stampa Tel. 06 4490224 – cell.348-6974361, e-mail press@amnesty.it

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MA LA CATTIVERIA UMANA NON SI FERMA QUI………….
Myanmar: un anno dopo il ciclone Nargis, 21 persone ancora in carcere per aver aiutato le vittime

Una sopravvissuta al ciclone Nargis nella zona del Delta dell'Irrawaddy

Myanmar, maggio 2008: sopravvissuta al ciclone Nargis nella zona del Delta dell’Irrawaddy © UNHCR

A un anno di distanza dal ciclone Nargis che devastò Myanmar, Amnesty International ha chiesto al governo del paese asiatico il rilascio immediato e incondizionato di 21 persone imprigionate per aver portato soccorsi alle vittime.

Nelle prime ore successive al ciclone (che fece oltre 84.500 vittime e quasi due milioni e mezzo di sfollati), privati cittadini si misero al lavoro per distribuire aiuti e ricostruire le aree devastate. Per tre settimane, il governo rifiutò l’assistenza internazionale. Decine di migliaia di persone risultano ancora disperse.

Venti delle 21 persone arrestate un anno fa sono state condannate al termine di processi irregolari e sei di esse a pene che vanno da 10 a 35 anni. Tutte sono state incriminate per aver portato aiuti alle vittime, aver dato notizia del ciclone o aver seppellito i morti.

Questa è la parte sconosciuta delle conseguenze del ciclone Nargis: il governo di Myanmar che si accanisce contro le persone che portano i soccorsi” – ha dichiarato Benjamin Zawacki, ricercatore di Amnesty International su Myanmar.

Sette dei 21 detenuti, come ormai pare la regola per i prigionieri politici, si trovano in carceri lontane dai luoghi di residenza e in alcuni casi i loro familiari devono intraprendere un viaggio di nove giorni per visitarli. A causa della povertà diffusa e della carenza di cure mediche nelle carceri, i prigionieri politici spesso fanno affidamento esclusivo sulle famiglie per ricevere medicine essenziali, cibo e vestiti.

Tra i 21 detenuti figura il noto attore Zarganar, condannato a 35 anni per aver guidato un movimento privato di donatori. È stato arrestato il 4 giugno 2008 per aver concesso interviste alla stampa estera in cui criticava la gestione dell’emergenza da parte del governo. Zarganar aveva aderito già nel 1988 all’opposizione contro il regime militare ed era stato arrestato per aver chiesto riforme democratiche. È in cattive condizioni di salute e non gli vengono fornite cure mediche adeguate.

Nay Win e sua figlia Phyo Phyo Aung, Aung Kyaw San, Lin Htet Naing (conosciuto anche come Aung Thant Zin Oo), Phone Pyeit Kywe e Shein Yazar Tun sono stati condannati a pene varianti da due a quattro anni di carcere per aver aiutato a seppellire le vittime del ciclone nella città di Bogale, nella zona del Delta dell’Irrawaddy, completamente devastata.

I 21 detenuti fanno parte di un totale di oltre 2100 prigionieri politici.

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Per chi volesse far qualcos’altro oltre che piangere ricordo la possibilità di associarsi e/o supportare organizzazioni come Amnesty International. Gianni Girotto

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