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Posts Tagged ‘Crisi’

Indispensabili: L’anticasta – Per un’Etica dell’utopia

Posted by giannigirotto su 2 dicembre 2010

Dopo aver inserito diverso tempo fa il libro “La Casta” nella mia sezione “Indispensabili“, sono estremamente felice di poter iniziare l’inserimento di estratti, capitolo per capitolo, di questo testo che spero diventi un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono utilizzare le esperienze positive già portate a termine in varie località italiane, per replicarle ovunque sia opportuno. Segnalo solo che questo libro parla di esperienze italiane, mentre in un altro testo, “Voglia di Cambiare“, sempre presente nella sezione “Indispensabili“, sono contenute le esperienze di successo avvenute in vari Paesi Europei.

Ecco ora il capitolo (clicca sulla copertina per vedere gli altri…):

PER UN’ETICA DELL’UTOPIA

di ALEX ZANOTELLI

Credo che il problema centrale della nostra società sia un problema etico. Il cuore della nostra crisi è la mancanza di un etica sia personale che sociale….

Fromm ritiene che la vita è bella quando la si dona, quando la si dà. Fromm mette alla base di una sana psicologia il detto di Gesù: “Fratello/sorella, se la tua vita la tie­ni per te sei morto! Ma se sei capace di darla, di donarla sei vivo! (Marco 8, 35)”. Si è vivi, gioiosi, felici quando si dà o si dona; si è tristi e infelici quando ci si rinchiude in sé stessi…..invece…La costrizione al consumo è diventata per noi tanto profon­da quanto il bisogno di sopravvivere, perché il modello consumistico rivela che il nostro stesso essere e scopo sono cal­colabili unicamente in termini di ciò che possediamo sono misurabili soltanto secondo quanto abbiamo e prendiamo….diventiamo cose, anzi tubi digerenti. È così che si crea ‘O Sistema….

II nostro è un sistema idolatrico a cui siamo pronti sacrificare gli esseri umani sia per fame (dieci milioni di morti all’anno), sia per guerra. Siamo oggi disposti a sacrificare anche lo stesso Pianeta (l’incombente crisi ecolo­gica)….

Siamo tutti oggi convocati a scegliere tra la vita e la morte. E non è più sufficiente dirlo con le parole, ma con le scelte quotidiane in campo economica, politi­co, Sociale, familiare. Òggi l’uomo deve fare una scelta epocale…. Perché questo avvenga, ogni uomo e ogni donna do­vranno fare un grande salto di qualità in umanità e di to­tale apertura all’altro. Deve nascere l’uomo nuovo. Ma l’uomo nuovo dovrà poi imparare a tradurre tutta questa ricchezza personale in campo sociale, politico, economico e ambientale…

Sapremo noi fare questo passaggio epocale in tempi i relativamente brevi e su scala planetaria? ….. Già compaiono qua e là i germogli di un mondo nuovo, di cui le esperienze raccontate in questo libro sono limpidi esempi.

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Le multinazionali e la crisi: non è un loro problema!

Posted by giannigirotto su 21 settembre 2010

Mentre la crisi continua a mietere vittime tra i lavoratori e le piccole imprese, i grandi gruppi continuano a macinare profitti.

Proseguo ad implementare la mia sezione “Mercato“, riportando alcuni stralci dell’articolo pubblicato sul numero di Settembre 2010 della rivista “Valori“…..

– Sei delle dieci imprese con i maggiori utili appartengono al comparto energetico, stante l’enorme richiesta in continua crescita da Cina e India…

– nel settore automobilistico solo nell’ultimo anno le multinazionali hanno tagliato mezzo milione di posti di lavoro; dal 1999 ad oggi, in Europa e Nord America i dipendenti sono calati del 15% a vantaggio dei Paesi con salari più bassi.

– General Motors e Chrysler hanno ricevuto, a seguito della recente crisi, 84 miliardi di dollari di aiuti pubblici;

– Tra il 1999 e il 2008 in Europa il calo del settore automobilistico è stato del 29%, e si sono persi quasi 100mila posti di lavoro, e nel nord america il calo è stato del 38%.

– Nel corso degli ultimi 12 anni l’Italia è passata dall’essere il maggiore erogatore di aiuti al minore……quando si dice avere le idee chiare…..

Ecco gli approfondimenti….

Per portare maggiore equità a livello locale e globale, è necessario innazitutto diffondere un’informazione corretta, e ricordo a tutti che, anche tramite l’azionariato critico, ma non solo, Banca Etica è in prima linea per fare la sua parte, ma ha bisogno dell’ aiuto concreto di voi tutti. Se volete unirvi visitate il sito di Banca Etica.

Vi sono piaciuti questi articoli della rivista “Valori“? Per chi fosse interessato è disponibile online un vasto archivio con tutti gli arretrati (tranne i numeri più recenti)…

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La “bolla immobiliare” Italiana

Posted by giannigirotto su 1 settembre 2010

Da più parti negli ultimi mesi si guarda con preoccupazione al rallentamento dell’economia Italiana, e in particolare del reparto immobiliare. La premessa, sin troppo ovvia, è che si è partiti da una condizione di estrema sopravalutazione. Il problema è serissimo e molto grave, e viene esaminato in questo articolo pubblicato nel numero di luglio/agosto della rivista “Valori“, pubblicata dal Gruppo di Banca Etica, di cui reporto subito alcuni stralci:

– Nel 2009 sono stati duecentomila i posti di lavoro persi e novemila le imprese edili cancellate.

– Alla base c’è sempre un sistema bancario compiacente che gonfia domanda, prezzi ed investimenti.

– Nel 2009 le sofferenze bancarie del settore sono salite del 47%

– Tutto ciò è il risultato di un lungo periodo di cementificazioni selvagge, come denunciato da moltissimi, tra i quali anche Beppe Grillo. Persino negli ultimi 15 mesi a Milano sono stati immessi 70 mila nuovi alloggi a trimestre, di cui circa il 60% è riconducibile a progetti speculativi, ossia senza un reale fabbisogno.

– I fondi immobiliari italiani hanno docuto svalutare i propri asset per 297 milioni di euro, portando il bilancio 2009 in perdita per 165 milioni, rispetto un utile di 56 milioni dell’anno precedente. contemporaneamente gli investitori stranieri non trovano appetibile il nostro mercato immobiliare, e dal 2007 al 2009 i titoli delle società immobiliari hanno perso il 67% del loro valore.

– Le domanda ora è: in che modo le banche spalmeranno eventuali perdite sulla masse dei risparmiatori? Anche tenendo conto della spada di Damocle del debito bancario, dal momento che tra il 2011 e il 2012 gli istituti dovranno rimborsare 245 miliardi di obbligazioni sottoscritte dai risparmiatori, che saliranno a 503 entro il 2014. Cifre enormi anche per loro (un terzo del Pil italiano)……

Il timore è che, come sempre, di questa situazione beneficeranno sopratutto i ricchi e ricchissimi, che potranno acquistare a prezzi ribassati unità immobiliari da rivendere poi, tra qualche anno, a crisi si spera passata, a prezzi che in breve tornerebbero a ben più alti livelli.

Per contrastare tali speculazioni è neccessario diffondere il più possibile un’informazione corretta, e ricordo a tutti che tramite l’azionariato critico, Banca Etica è in prima linea per fare la sua parte, ma ha bisogno dell’ aiuto concreto di noi tutti. Se volete unirvi visitate il sito di Banca Etica.

Vi sono piaciuti questi articoli della rivista “Valori“? Per chi fosse interessato è disponibile online un vasto archivio con tutti gli arretrati (tranne i numeri più recenti)…

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Indispensabili – La Deriva – La carenza delle Infrastrutture

Posted by giannigirotto su 14 aprile 2010

clicca per l'indice capitoli... Ecco un testo che consente di passare dalle generiche accuse e lamentele “da bar”, alla presa di conoscenza precisa e puntuale di moltissime disfunzioni tipicamente italiane, tipicamente assurde, frutto della nostra burocrazia e del nostro concetto di Stato come entità fine a sè stessa e dotata di una propria cervellotica intelligenza.

In realtà sappiamo bene che lo Stato siamo noi, e la situazione che ci circonda non è altro il risultato di molteplici intrallazzi e scambi di favori tra le varie “caste” che detengono il potere, e per le quali ogni mezzo è buono per arraffare denaro sotto forma diretta di mazzette/tangenti, o indiretta sotto forma di appalti vinti e commesse aggiudicate, o qualsivoglia altra forma di speculazione.

Cap.5- Cristoforo Colombo è finito in secca

Porti, navi, aerei, treni: fotografie di un declino

……sulle navi gros­se, quelle che dominano i mari di oggi e del futuro, quelle che hanno in pugno la polpa del traffico mondiale delle merci, sia­mo quasi tagliati fuori. (abbiamo porti troppo piccoli e/o con fondali troppo bassi)

…………Eravamo forti………… fino a non molti decenni fa. Il declino, però, è stato rapidissimo. Nel 1971, ha scritto Bruno Dardani, che prima sul «Sole 24 Ore» e poi su «Libero Mercato» cerca da anni di lanciare l’allarme, «i quattro porti di Genova, Marsiglia, La Spezia e Livorno coprivano il 20% del traffico europeo» e di questa quota Genova rappre­sentava quasi i due terzi facendo da sola il 13% del totale con­tinentale. Tredici anni dopo, nel 1984, il traffico sotto la Lan­terna era crollato al 4 e mezzo per cento. Scarso.

Colpa dei costi: nel momento chiave in cui i porti dell’Eu­ropa del Nord si giocavano tutto per arginare l’irruzione della concorrenza orientale, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, movimentare un container pieno costava a Rotterdam il 56% in meno di quanto costasse a Genova. Colpa degli spazi per­ché, fatta eccezione per Gioia Tauro, i nostri porti sono antichi e hanno le case che incombono sulle banchine. Colpa dei parti­ti, che hanno occupato anche questi territori se è vero che al­meno 18 sulle 24 autorità portuali sono in mano a persone di origine diessina. E colpa della sordità della nostra classe diri­gente, che non ha ancora capito come sulle rotte marittime transiti quasi il 95% del commercio estero del continente. Commercio dal quale, nonostante ci riempiano la testa di chiac­chiere sull’«Italia piattaforma portuale d’Europa», stiamo fi­nendo progressivamente ai margini…..

….gli altri, coscienti che sul container si gioca il futuro, ci investono. E noi no. Prendi la Spagna. Mentre noi tagliavamo, spiega Bruno Dardani, loro in soli due anni, 2007 e 2008, hanno deciso di in­vestire sui porti quasi 3 miliardi di euro. Risultato: loro sono in vertiginosa ascesa, noi sommando tutti e sette i principali porti italiani catalogati dall’ufficio statistico di Amburgo (Gioia Tau­ro, Genova, La Spezia, Tarante, Livorno, Venezia e Trieste) ar­riviamo a movimentare 7.818.974 container. Cioè poco più del­la sola Anversa e 2 milioni in meno della sola Rotterdam. O se volete un terzo del solo porto di Singapore.

A Barcellona, consapevoli di essere obbligati ad ampliare il porto per tenere il passo del mondo, hanno deviato la foce del fiume Llobregat, preservato un’oasi faunistica per far contenti gli ambientalisti e creato spazi per 30 chilometri di banchine. A La Spezia la richiesta di dragare i fondali è stata tenuta ferma per anni finché è stata sbloccata nel 2007 solo a una condizio­ne: tutti i fanghi rimossi, considerati da certi verdi integralisti tossici e pericolosissimi, devono essere messi in migliala di co­stosi sacchi speciali con l’interno in pvc assorbente e portati da un’altra parte. Risultato: li spediamo, pagando, ai belgi. Che in­cassano 100 euro a tonnellata, prendono i nostri «spaventosi» fanghi tossici consegnati a domicilio e li usano per fare nuove banchine ad Anversa con le quali aumentare il loro vantaggio già abissale su La Spezia e gli altri porti nostrani.

Noi i soldi li but­tiamo nella Tirrenia, la più disastrosa azienda che abbia mai solcato i mari del mondo. Capace di ingoiare dal 2002 al 2007 oltre un miliardo di euro. Come ha fatto? Per cominciare, è stata via via usata dai go­verni per riciclare altre compagnie marittime affondate, siste­mare nuovi assunti, dare sfogo a fabbriche in crisi. Esempio: i traghetti veloci Aries, Taurus, Capricorn e Scorpio. Quando fu­rono ordinati, spiegano alla Cgil di Napoli, era finita da poco la guerra del Golfo, gli stabilimenti liguri della Fincantieri a Riva Trigoso erano nei guai per una serie di commesse saltate e l’or­dinazione di quelle 4 navi consentì loro di respirare. Costo: 105 miliardi di lire l’una nel 1998. Per un totale, in valuta d’oggi, di 260 milioni di euro.

Veloci, lo erano davvero: 40 nodi (vale a dire circa 75 chilometri) l’ora. Una spinta fantastica, per bestioni di 150 metri in grado di portare 450 macchine. Ma fu subito chiaro che beveva­no gasolio come certi ubriaconi il merlot all’osteria: da 15 a 18 tonnellate per ogni ora di navigazione. Un’enormità, rispetto ai traghetti tradizionali ma aggiornati come il Raffaele Rubattino, che coi suoi 23 nodi l’ora è decisamente meno rapido ma è lungo 30 metri in più, può portare molte più auto e consuma dalle 2 alle 3 tonnellate l’ora di gasolio. Morale: anche se viaggi pienissimo, i conti non tornano. Se poi, come capita d’inverno, parti a volte se­mivuoto, è una catastrofe. Due calcoli? Un viaggio Genova-Olbia andata e ritorno, con mare buono e navi a tutto vapore (sennò perché prendere la «veloce»?) costa mediamente 30.000 euro di gasolio coi nuovi traghetti tradizionali e 90.000 con quelli rapidi.

Assurdo. Risultato: i quattro «speedy-bestioni» se ne stan­no ormeggiati in disarmo. A Olbia, Arbatax, Genova, Napoli. Da anni. Ogni tanto, nei momenti di punta, li rimettono a fare qualche tratta. Poi li riportano a riposare. Inutilizzati. Con quat­tro o cinque marinai che ogni tanto avviano i motori per tenerli in vita, danno una scopata alle cuccette, rinfrescano la vernice dei corridoi. In attesa che un giorno, forse, chissà, qualcuno se li compri. E guai a lagnarsi della follia. Risposta: «E chi se l’imma­ginava che il petrolio schizzasse a cento dollari al barile!»……segue un resoconto dettagliato che descrive l’enormità degli aiuti statali, l’inamovibilità dei dirigenti, il clientelarismo, il sostanziale monopolio in cui opera la società…….

Identico discorso valeva per Alitalia….Chi lo dice? Qualche albergatore qualunquista? No: Ahmed bin Saeed Al-Maktoum, il presidente della Emirates che, partito nel 1985 con un Boeing 737 e un Airbus presi a noleggio, guida oggi una flotta di 95 aerei con 90 destinazioni in tutti e cinque i conti­nenti e un fatturato nel 2006 di 62 miliardi di euro con 687 mi­lioni di utile netto: «Avete tutto. E tutti sognano un giorno di poter venire in Italia», ha spiegato a «Oggi» nell’agosto 2007. «Credo che non dovrebbe essere diffìcile riempire i voli di gen­te proveniente da tutto il mondo per ammirare le vostre bellez­ze naturali, passare vacanze al mare, in montagna, tra capolavo­ri d’arte, siti storici e città uniche. In più avete una delle cucine migliori al mondo, chi ama fare shopping è nel Paese della mo­da e chi ama lo sport può assistere alle partite di uno spettaco­lare campionato di calcio. E probabilmente sto ancora dimenti­cando qualcosa. Poi c’è la clientela italiana. Un bacino di 58 milioni di persone, con un buon reddito medio, con una forte propensione a viaggiare e girare il mondo.» Di più: «Roma è il centro della cristianità. Basterebbe il movimento dei pellegrini diretti in Vaticano per chiudere i conti in attivo».

Come sia andata a finire lo sappiamo, una cosa invece che forse non tutti sanno è che seguito della crisi delle compagnie aeree dovute all’attacco del 11 settembre alle Torri Gemelle, vi furono i seguenti licenziamenti: 12.632 dipendenti tagliati dalla British Airways, 2.700 dalla Iberia, 2.500 dalla Sas… Tagli veri all’Alitalia: zero. Segue l’elenco di una serie di raccappricianti dati sugli sprechi, l’inefficenza e gli inciuci tra politici e sindacati per non intaccare la “vacca da mungere” …..molti politici, tra cui Berlusconi, che tuonavano contro Alitalia per le sue inefficenze, hanno cambiato completamente tono quando si sono trovati ai posti di comando…..

…………ogni fazione politica, partitica, clientelare, tira dalla propria parte e vuole la propria fetta di investimenti impeden­do gli stanziamenti più grossi? La Francia, che è grande quasi il doppio dell’Italia, ha 43 aeroporti: uno ogni 12.651 chilometri quadrati. Noi, stando al censimento dell’Erme, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, svettiamo a 51. Di cui 14 (quattordici!) nella sola Emilia Romagna. Ma presto, con l’aeroporto di Viter-bo e quello della Basilicata, saremo a 53: uno ogni 5679 chilo­metri quadrati. Il doppio dei cugini d’oltralpe. «Un numero impressionante», secondo l’ex amministratore delegato di Ali­talia Giancarlo Cimeli. Perché? Perché ogni pista ha il suo pa­drino. Sindaci, presidenti di Provincia, governatori regionali e potenti satrapi locali sono disposti a fare carte false, per avere un «proprio» aeroporto…………

Passiamo alle ferrovie…?? In Svizzera, da Bodio a Erstfeld, sul­la direttrice Comò-Zurigo, stanno costruendo il tunnel più lun­go del mondo: 57 chilometri sotto le Alpi che saranno percorsi dai treni, sui quali saranno caricati i camion, in circa un quarto d’ora. Costo previsto: 4 miliardi e mezzo di euro, recuperati per metà fin d’ora con una tassa sul transito dei tir, che poi avranno tutto l’interesse a usare la ferrovia. Inaugurazione pre­vista: 2015. E potete scommettere che saranno di parola. Come lo furono col passante ferroviario di Zurigo.

Ricordate? Lassù decisero di farlo negli anni Settanta, cal­colarono che sarebbero serviti circa 700 miliardi di lire dell’e­poca, cominciarono come formichine a metter via una quaran­tina di miliardi l’anno, chiesero con un referendum agli abitan­ti se fossero d’accordo e nel 1983, firmando un gemellaggio con Milano che aveva in programma la stessa cosa, presero a scava­re dandosi una data: il 1990. Bene: 1127 maggio del 1990, esat­tamente 7 anni dopo ed esattamente al costo fissato, il passante zurighese di 10 chilometri veniva inagurato con la fanfara dei bersaglieri arrivata apposta da Legnano. E quello di Milano, lungo solo 500 metri di più? Nel ’90, si lagnava il presidente delle Ferrovie Nord in una lettera ad Andreotti, non era pronto «neanche a metà». Nel ’97 fu inaugurato un primo tratto, nel ’99 un secondo, nel 2002 un terzo, nel 2004 un quarto… Quan­to ai costi, meglio tacere: nove volte più del previsto.

Oggi la rete ferroviaria italiana è di soli 13 chilometri più lunga di quella del 1920 e se i chilometri a doppio binario sono raddoppiati (da 3443 a 6947) la maggior parte è ancora a bina­rio unico, compresi tratti fondamentali come Genova-Ventimiglia. E se gli utenti in questo secolo sono quintuplicati salendo a 540 milioni di passeggeri l’anno, la quota di mercato è andata sempre più scemando fino a scendere, rispetto all’auto, all’ae­reo e alla nave, sotto il 10%……..Come un flop progressivo e costante è il trasporto delle merci: poco più del doppio del 1920. Un disastro pagato carissimo. Fra perdite di gestione e fi­nanziamenti dello Stato per tappare i buchi, il peso delle Ferro­vie nello spaventoso debito pubblico italiano è valutabile in ol­tre 150 miliardi di euro: un decimo del totale. Senza contare il fardello caricato sul sistema previdenziale: i 163.355 maschi ita­liani che percepiscono la pensione da più di quarant’anni sono quasi tutti ex ferrovieri.

Non bastasse, come dicevamo, i costi di una nuova linea sono proibitivi. Colpa del sistema tutto italiano delle perizie di variante. Quelle che invogliano il costruttore a sospendere con­tinuamente i lavori per chiedere un aggiornamento dei prezzi in un gioco perverso di rinvii e rialzi, rinvii e rialzi, rinvii e rial­zi fino al record della diga sul Metramo, in Calabria: 76 perizie e un’impennata d’una trentina di volte della spesa iniziale. Un altro esempio? Il costo del tratto fra Bologna e Firenze, il più complicato dell’intero tracciato, è salito dai 1053 milioni previ­sti nel 1991 ai 4969 milioni nel luglio del 2007: 63 milioni per ognuno dei 78 chilometri. Ilquadruplo di quanto costa costrui­re una linea per l’Alta Velocità in Francia o in Spagna.

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Indispensabili: “Economia Canaglia” – 10° e 11° Capitolo

Posted by giannigirotto su 5 marzo 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, ho cambiato approccio.

Inserisco infatti un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile. Inutile dire che considero questo libro veramente “indispensabile”, perchè chiude il cerchio fra la liberalizzazione del mercato globale e l’impotenza di una classe politica che persegue unicamenti gli obiettivi delle lobbies economiche/finanziarie/criminali.

Cap 10 – La mitologia dello Stato-mercato

Nello stato-mercato i grandi illusionisti della politica alimentano una cultura impregnata di mitologia……Se la fine del comunismo danneggia la dicotomia storica sinistra/destra, è la globalizzazione a sferrare il colpo mortale. Innanzitutto, ridisegna il rapporto tra lavoratori e industria. Mentre il capitale si muove liberamente e l’industria gode dei vantaggi dell’outsourcing e dell’offshoring, la manodopera occidentale rimane immobile. Si pensi che persino all’interno dell’Unione Europea la lingua rappresenta una vera e propria barriera al trasferimento della forza lavoro qualificata da un paese all’altro. I rapporti tra le classi e all’interno delle classi stesse sono radicalmente cambiati. «Il fatto che una società transnazionale possa spostare il suo stabilimento […] mentre un lavoratore non può trasferirsi in un altro paese ha tolto potere ai sindacati dei paesi industrializzati.»……..lo stato-mercato deve affrontare un doppio problema: uno di razionalità e uno di legittimità. Come può gestire l’outsourcing quando questo tipo di attività avvantaggia l’industria nazionale ma danneggia la manodopera interna? Come può o deve limitare la globalizzazione quando questa diventa un requisito per la crescita economica? Come può assicurarsi che i danni ambientali causati dalle industrie siano controllati a dovere quando i cambiamenti climatici sono fuori della sua portata?…..

……Nella nuova arena politica diventa essenziale la ricerca di potenti miti facilmente riciclabili. Perché siano universalmente riconoscibili per l’elettorato bisogna attingere a un patrimonio comune di tradizioni storiche, culturali e persino tribali. Perché i miti funzionino è importante che non siano legati alla politica, e al contrario risultino il più possibile vicini all’esperienza delle persone. L’ascesa politica di Silvio Berlusconi, il grande manipolatore di miti, lo dimostra. Berlusconi è un uomo che si è fatto da sé, anche grazie ad ambigui legami con il mondo della politica e non solo. Ma il suo ingresso nell’Olimpo della politica italiana è stato sapientemente orchestrato sfruttando i codici tribali del gioco del calcio, che rappresenta una dimensione di mito che accomuna la maggior parte degli italiani. Berlusconi ha rinnovato e riscritto il simbolismo mitico del gioco tanto amato dagli italiani e lo ha venduto all’elettorato come la sua nuova formula politica…….

Per loro, come per chi sceglie di credere ai miti di politici come Berlusconi e Chàvez, il tribalismo costituisce un confortevole bozzolo sociopolitico e socioeconomico che li protegge dai pericoli del villaggio globale.Il tribalismo moderno, sotto forma di tribalismo maoista, in fondo prepara anche la Cina al suo grande balzo in avanti nell’economia canaglia e nella globalizzazione.Nel villaggio globale, dunque, sembra emergere un modello nuovo. Il tribalismo, i clan, i gruppi etnici e religiosi, cioè le moderne tribù, diventano i veicoli socioeconomici con cui difendersi dall’economia canaglia e dalla globalizzazione e al tempo stesso offrono strumenti per trame vantaggio.

Cap 11 – La stravagante forza della globalizzazione

In questo capitolo viene fatto una desolante descrizione dello stato di totale degrado di interi quartieri, a volte intere città. Parliamo naturalmente dei realtà molto povere, che siano le favelas brasiliane o barrios in San Salvador o migliaia di altri quartieri o citta povere in tutto il mondo……..La colonizzazione dei quartieri poveri urbani occidentali da parte della criminalità ha successo grazie all’indifferenza dello stato-mercato nei confronti delle condizioni di vita in queste zone. Alla base di tale disinteresse c’è sostanzialmente l’irrilevanza elettorale di chi le popola: gran parte dei residenti infatti non va nemmeno a votare….

E questo comporta l’innescarsi di un tragico e drammaticamente assurdo circolo vizioso….Uno studio del Brookings Institution pubblicato nel 2006 e intitolato From Poverty, Opportunity dimostra che essere poveri in America costa più che appartenere al ceto medio. Ogni anno le famiglie a basso reddito finiscono per pagare migliaia di dollari in più rispetto a quelle ad alto reddito per far fronte alle esigenze quotidiane, per il solo fatto di essere povere e vivere nei ghetti. Le banche spesso mettono sulla lista nera i quartieri poveri al punto da non aprirvi agenzie e contribuire così a ridurne il capitale sociale e a reciderne i legami sociali con il mondo «esterno». A Los Angeles, nelle zone ad alto reddito come Manhattan Beach c’è una banca ogni 4000 abitanti. A Compton, un quartiere povero della stessa città, ce n’è una ogni 25 000. A Compton invece ci sono centinaia di servizi finanziari alternativi – pressoché assenti nelle zone ricche di Los Angeles – ai quali si accede pagando cifre stratosferiche. Incassare un assegno, per esempio, costa minimo il tre per cento del suo valore. Chi chiede un prestito a breve termine può ritrovarsi con un tasso d’interesse annuale del 400 per cento, oltre 35 volte il tasso medio applicato dalle carte di credito in California.Ma non è tutto: nelle zone povere d’America, incassare un assegno di 500 dollari negli uffici di cambio costa da cinque a 50 dollari in più rispetto a una banca.

Parte del capitolo analizza come la storia si ripeta sempre; sin dai tempi di Atene e Sparta è sempre stata l’economia a controllare la politica,  ed essendo essenzialmente un’economia canaglia ha sacrificato il futuro per perseguire un vantaggio economico immediato. L’economia canaglia non riesce a frenare i propri istinti predatori per valutare le conseguenze a medio-lungo termine del suo agire, ed interi imperi sono decaduti proprio in conseguenza di politiche di espansione economica non accompagnate da adeguati interventi politici e sociali che ne delimitassero le conseguenze. Proprio come oggi.

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Indispensabili: “Economia Canaglia” – 9° Capitolo

Posted by giannigirotto su 2 marzo 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, vorrei cambiare approccio.

In questo caso infatti inserisco un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile.

Considero questo libro veramente “indispensabile”, perchè chiude il cerchio fra la liberalizzazione del mercato globale e il crescente peggioramento della condizione socioeconomica di enormi strati della popolazione, in particolare la cosidetta “classe media”.

Cap 9 – I grandi illusionisti del ventesimo secolo

Nel documentario Una scomoda verità (2006), Al Gore ammette che nella campagna elettorale per le presidenziali del 2000 gli venne suggerito di non puntare su tematiche ambientali – cui lui teneva molto – perché non avrebbero portato voti. I sondaggi infatti confermavano l’indifferenza dell’elettorato nei confronti dell’ambiente……..

La politica è diventata marketing. I politici non dicono ciò che le loro idee e la loro visione suggerisce, ma semplicemente ciò che, secondo studi e sondaggi mirati, fa più presa nel pubblico, ciò che il pubblico vuole sentire insomma. Per aiutarsi in questo gioco assoldano le celebrità e sponsorizzano eventi caritatevoli per passare da altruisti .…..In realtà, l’obiettivo è esattamente l’opposto. Il loro scopo è perseguire tenacemente il proprio disegno politico nel quale il continente africano può solo rimanere sottomesso alle regole dell’economia delle potenze occidentali….

In Africa gran parte degli aiuti erogati dai Paesi ricchi non raggiunge la popolazione, ma viene “dirottato” verso la fazioni militari e le varie bande armate che controllano i territori,…….per lasciare libere le multinazionali di saccheggire le materie prime e le altre risorse che vi sono contenute (aggiungo io)……Storicamente gli aiuti stranieri all’Africa si rivelano una forza canaglia che finanzia soprattutto il terrorismo. Nei paesi dilaniati dalla guerra come Etiopia, Somalia e Sudan, il trasferimento dei beni, ovvero la ridistribuzione degli aiuti esterni, è la fonte di guadagno più redditizia dei gruppi armati locali. Durante la guerra civile in Sudan, il grosso degli aiuti alimentari destinato alle regioni colpite dalla carestia viene usato dai gruppi armati e dai signori della guerra per comprare armi irachene con cui combattere l’esercito sudanese e massacrare la popolazione. Anche i governi africani partecipano a questo furto. Il governo di Karthoum usa la sua quota di aiuti per comprare petrolio iracheno con cui alimentare la macchina bellica e pagare i consulenti militari iraniani. La perdita di parte del capitale degli aiuti è un dato di fatto al punto che i paesi donatori la conteggiano attorno al cinque per cento. Per alcuni stati africani questa percentuale arriva fino al 20 per cento. Quando gli aiuti stranieri non vengono rubati alla fonte, cioè prima che il denaro o i prodotti raggiungano la popolazione, la gente viene derubata in casa.

Invece della beneficenza…..Sarebbe molto più utile abolire i dazi agricoli e i 300 milioni di dollari di sovvenzioni che i paesi ricchi distribuiscono ai loro agricoltori. Una strategia simile farebbe lievitare i proventi dell’agricoltura africana di cento miliardi di dollari, 20 in più rispetto agli 80 che i paesi industrializzati hanno inviato in Africa nel 2006. La soppressione delle sovvenzioni e dei dazi nei paesi industriali permetterebbe ai prodotti africani di competere liberamente con quelli occidentali e di generare profitti pari a 500 miliardi di dollari, sufficienti ad affrancare dalla povertà 150 milioni di africani entro il 2015. Il vero problema è che campagne di questo tipo si scontrerebbero con gli interessi dei coltivatori occidentali, che sono la base dell’elettorato di Bush e un gruppo di pressione molto potente sia in America che in Europa……

La verità dietro la campagna «abolire la povertà» è che gli aiuti stranieri portano vantaggi solo a chi li elargisce, come dimostra nel dopoguerra il Piano Marshall, che crea un nuovo mercato per i prodotti americani e solo indirettamente aiuta l’Europa……. per ogni dollaro che raggiunge il continente tre restano nel paese di origine. La manodopera e i prodotti provengono dai paesi donatori. E in fondo gli aiuti finiscono per creare un mercato per i prodotti occidentali. Secondo la Banca mondiale, il 70 per cento dei prestiti viene speso dai paesi africani per l’acquisto di beni e servizi dalle aziende occidentali.

Molti leader africani si sono pronunciati contro la logica comoda e rassicurante degli aiuti stranieri. Hanno invece chiesto il trasferimento della tecnologia e lo sviluppo di infrastrutture chiave, per esempio nell’industria dei trasporti. All’Africa mancano le strutture e le risorse umane adatte per uscire dalla povertà………..

E per quanto riguarda il terrorismo, come lo sta utilizzando la politica?…....Prima d’ora i politici non avevano mai «cambiato le carte in tavola» per anticipare un futuro più pericoloso e spaventoso del presente. Ma questa tendenza era già in atto alla vigilia dell’11 settembre. Nel 2001 Andrew Bacevich, docente di relazioni internazionali della Boston University, scrive sulla rivista Foreign Policy che il rapporto del 2001 del Dipartimento di stato, intitolato Patterns of Global Terrorism, «non solo esagera e distorce la realtà, ma nasconde il contesto politico in cui avvengono specifici episodi di terrorismo». …. La manipolazione dei dati e la propaganda politica contribuiscono a creare nel mondo libero ciò che il professor Leif Wenar dell’università di Sheffield definisce «falso senso d’insicurezza» sul terrorismo. Il motto è «Abbiate paura. Abbiate molta paura. Ma continuate a vivere come prima». Questo mantra viene recitato durante i rituali di sicurezza eseguiti ogni volta che saliamo a bordo di un aereo. In realtà «dovrebbero preoccuparci molto di più la diffusione delle malattie, il commercio di droghe, il traffico di esseri umani e altri atti criminali che avvengono attraverso l’aviazione e i trasporti» dice Joe Sulmona. «Questi pericoli rappresentano rischi assai maggiori e frequenti.» Ma queste paure non vengono pubblicizzate dalle celebrità e non possono essere visualizzate o illustrate con foto scioccanti. Soprattutto, non fanno aumentare l’indice di gradimento dei politici. Dopo l’il settembre, il «falso senso d’insicurezza» diffuso dall’amministrazione Bush è servito a far crescere la popolarità di un presidente impopolare e tre anni dopo ha di fatto rappresentato la piattaforma elettorale per la sua rielezioni……La convinzione che oggi in Occidente la probabilità di un dirottamento aereo sia più alta che in passato è uno dei molti miti venduti al mondo dalla coppia Bush-Blair. È la politica della paura……..Gli americani hanno molte più probabilità di essere assassinati in casa che di cadere vittime di un attentato terroristico. Ogni anno negli USA vengono assassinate 16000 persone. Se l’11 settembre ne sono mlorte oltre 3000, mentre sto scrivendo, in America le vittime degli incidenti stradali dopo il 2001 sono oltre 200.000. La probabilità che un americano muoia in un incidente aereo è di circa una su 13 milioni (1l settembre incluso), mentre basta percorrere solo 18 chilometri alla guida sulle strade più sicure d’America (le interstatali in zone rurali) per raggiungere lo stesso livello di rischio. È più probabile morire sulla strada verso l’aeroporto che non esplodere nel terminal o in volo………

La verità è che il terrorismo è un grande strumento mediatico per distogliere lo sguardo dai reali problemi, e giustificare politiche che sotto un velo di razionalità, servono solo a perpetuare i privilegi delle caste al potere.

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Indispensabili: Muhammad Yunus – Un Mondo senza povertà

Posted by giannigirotto su 24 febbraio 2010

Sono molto felice di mettere a disposizione, nella mia sezione “Indispensabili“, un estratto di questo libro del premio nobel per la pace Muhammad Yunus. Di lui in persona ho già detto, e l’ho inserito nella mia sezione “Modelli“: è un mito, una persona illuminata, intelligente, coraggiosa, pragmatica, e non si limita a parlare ma fa, fa , e fa moltissimo….

E’ inutile che ripeta quanto hanno già detto benissimo altri quando il libro è uscito, mi limito quindi a fornirvi il collegamento all’ ottimo articolo di Japoco Fo.

A quanto scritto da quest’ultimo, mi limito ad aggiungere questo ragionamento: una delle fondamentali iniziative che propone Yunus, è l'”impresa sociale”. Questa può essere una società che funziona come una qualsiasi altra impresa “capitalistica”, ma con la fondamentale differenza che non mira a fare profitto ma semplicemente ad autosostentarsi coprendo i propri costi, e detenuta da un ristretto numero di proprietari. Oppure può essere una società che mira al profitto, però i cui proprietari sono la massa della popolazione povera, cioè un azionariato estremamente diffuso appunto tra le classi meno abbienti, in questo modo gli utili verranno distribuiti appunto tra i poveri che avranno l’opportunità di migliorare la loro condizione.

Ebbene una forma che assomiglia abbastanza, a mio avviso, all'”impresa sociale” è quella che già oggi Banca Etica propone con il suo “azionariato critico”. Rimandandovi all’articolo specifico in cui ne parlo, in pratica già oggi chi ha qualche soldino da investire, lo può fare tramite gli appositi fondi di Banca Etica che per l’appunto acquistano anche azioni. E questa azioni o sono relative ad aziende “etiche” che operano nel rispetto dell’ambiente e dei lavoratori, oppure aziende che etiche non sono, e le cui azioni vengono acquistate proprio per esercitare il diritto di voto connesso alla titolarità delle stesse, secondo i principi e la filosofia propria di Banca Etica.

Mi sembra che in entrambi i casi ci si avvicini abbastanza al concetto di “impresa sociale”, nell’attesa di vedere veramente tante realtà del genere prosperare…….

In ogni caso il consiglio è quello di leggere l’estratto del libro, e si vi appassiona, fate un salto in biblioteca per prenderlo in prestito…….

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Indispensabili: Economia Canaglia – 6° capitolo

Posted by giannigirotto su 20 febbraio 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, vorrei cambiare approccio.

In questo caso infatti inserirò un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile.

In un mondo dove ciò che conta è solo il prezzo, anche i farmaci vengono falsificati, e curarsi è diventata una ruolette russa, visto che una compressa di medicinali su dieci è contraffatta.. Invito pertanto veramente tutti a divulgare i contenuti puntuali e documentati di questo libro, segnalandoli ai propri amici. La conoscenza infatti è il primo passo per raggiungere vera libertà e progresso civile. Buona lettura

CAPITOLO SEI – “La matrix del mercato” –

………Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms),  a livello mondiale, una compressa su dieci è contraffatta ma viene spacciata come originale. I medicinali contraffatti ogni anno uccidono circa mezzo milione di persone! e fruttano profitti per 32 miliardi di dollari. In base alle proiezioni queste cifre sono destinate a raddoppiare a breve: nel 2010 i guadagni saranno di 75 miliardi di dollari e i morti oltre il milione….

……Secondo la Eli Lilly, l’azienda produttrice del Prozac, per ogni mille dollari investiti nelle organizzazioni criminali. le banconote contraffatte ne rendono 3.300, la vendita di eroina 20.000, il contrabbando di sigarette 43.000, il software piratato dai 40 ai 100.000 e la falsificazione di farmaci come il Viagra e il Cialis 500.000……..

…….La Cina viene ormai additata come la causa di tutti i mali commerciali, ma anche questa è un’illusione venduta dai politici occidentali e prontamente acquistata dai consumatori alla ricerca di facili spiegazioni. Solo fermando per una frazione di secondo il cuore pulsante del mercato globale, il commercio perpetuo e febbrile, e scattando un’istantanea di quanto accade all’interno della matrix, riusciamo a fissare le responsabilità collettive e private di chi è coinvolto nella creazione e nell’accettazione passiva di un mondo di fantasie commerciali. I governi occidentali, che accolgono la proposta degli Stati Uniti di ammettere la Cina nel Wto, sono al centro della foto. La decisione viene presa in un’epoca in cui le principali organizzazioni per la difesa dei diritti umani denunciano gli sconcertanti abusi del governo di Pechino in materia di sfruttamento nell’industria del lavoro. Malgrado le numerose e documentate accuse, finora le Nazioni Unite non hanno imposto alcuna misura disciplinare o sanzione alla Cina e alla Russia che, grazie all’inefficacia delle leggi a tutela dei brevetti, forniscono circa il 30 per cento del totale mondiale dei farmaci contraffatti. Anche l’India e il Brasile sono tra i principali violatori delle leggi sui medicinali, eppure non si è vista alcuna rappresaglia internazionale nei loro confronti. Ai paesi industrializzati l’effetto di quest’ attività commerciale canaglia non interessa, visto che la quasi totalità dei decessi avviene nei paesi in via di sviluppo…….

……..Lo stesso sistema dei brevetti è spesso usato per impedire che i produttori autorizzati di farmaci generici possano accedere ai paesi in via di sviluppo. L’industria farmaceutica mondiale è dominata da un oligopolio che riesce a imporre prezzi artificialmente al mercato…..

……….Il fenomeno dei diamanti insanguinati africani è ormai conosciuto ovunque grazie al film hollywoodiano Diamanti di sangue (2006). Bisogna dire però che le nostre probabilità di entrare in possesso di un diamante insanguinato sono molto inferiori a quelle di acquistare oro insanguinato………In Sierra Leone, l’industria dei diamanti si serve di bambini, ridotti in schiavitù dalle bande armate, per estrarre le gemme preziose e sostenere una guerra civile senza fine………L’industria dell’oro, non è affatto regolamentata ed è costituita da una miriade di compagnie commerciali sparse in tutto il mondo. La raffinazione dell’ oro è appannaggio esclusivo di un esiguo gruppo di società che non controllano l’origine del metallo giallo che acquistano dagli intermediari. E, come il mercato dei diamanti, anche quello dell’ oro insanguinato non compare sull’ agenda di alcun governo né organizzazione governativa internazionale……..

………Oggi la schiavitù ce la ritroviamo un po’ ovunque, anche nel frigorifero.

Dalla frutta alla carne, dallo zucchero al caffè, sono gli schiavi che portano il cibo sulla nostra tavola….La quasi totalità dei prodotti che consumiamo ha una storia nascosta e oscura. Una storia di schiavitù e pirateria, contraffazione e frode, furto e riciclaggio di denaro……Nel ventunesimo secolo la schiavitù è una realtà in piena espansione a livello mondiale. Le Nazioni Unite stimano che la crescita avvenga a un ritmo senza precedenti. Oggi si contano almeno 27 milioni di schiavi………Non si tratta dei lavoratori delle fabbriche dello sfruttamento che vivono con salari da fame. Gli schiavi sono totalmente controllati da un’ altra persona, spesso violenta [lo schiavista]: sono sfruttati economicamente e ricevono solo il cibo sufficiente e un riparo per sopravvivere…….La recrudescenza della schiavitù è direttamente correlata al suo costo, che diminuisce da decenni…..E noi consumatori viviamo nella beata ignoranza. La matrix del mercato, anche questa volta, nasconde la natura sfruttatrice del commercio internazionale. Gli scaffali dei supermercati occidentali sono pieni di articoli prodotti dagli abitanti dei paesi in via di sviluppo, che percepiscono una frazione infinitesimale del loro prezzo……..

Segue una descrizione di come il mercato mondiale di sigarette è grandemente aumentato, perchè sono diventati consumatori Cina, Russia ed India, che compensano abbondantemente il calo di fumatori dei paesi “ricchi”.

Segue la descrizione di come nei paesi ricchi l’obesità sia diventata un gravissimo problema, anche a causa delle industrie che hanno spacciato per “dietetici”  prodotti che non lo sono. E naturalmente le industrie prosperano prima vendendo cibo di scarsa qualità nutrizionale, e poi i farmaci, gli integratori, e naturalmente gli interventi chirurghici.

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Indispensabili: Bob Geldof – Tutto qui?

Posted by giannigirotto su 16 febbraio 2010

 

Sono particolarmente lieto di poter inserire un estratto di questo libro nella mia sezione “Indispensabili“.

Bob Geldof è per me un modello a cui ispirarsi, magari non totalmente nel carattere alcune volte non proprio d’etichetta, ma certamente nella profonda etica, onestà e mancanza di ipocrisia che lo contraddistingue.

Questo libro (titolo originale “Is that it?”), più precisamente la sua seconda parte, descrive gli avvenimenti che hanno inizio verso la fine del 1984 e per circa i due anni successivi.

Bob Geldof era allora un cantante di un gruppo pop che aveva avuto un discreto successo internazionale negli anni appena precedenti, ma in quel periodo si trovava in crisi. Una sera vide un drammatico servizio della BBC sulla apocalittica situazione umanitaria in Etiopia…..e decide che non può mettere a tacere la sua coscienza semplicemente donando un po’ di soldi. Decide che deve donare un po’ di sè stesso, del suo tempo, del suo talento, di quello che riuscirà a fare…..quello che inizialmente parte come un piccolo progetto per fare un disco assieme ad altri cantanti Inglesi (Do they know it’s christmas’ time – Band Aid) , da vendere per beneficenza, diventa con il passare delle settimane prima, e dei mesi poi, il più grande evento che la storia della solidarietà umana ancora conosca….il megaconcerto LIVE AID.

E’ la storia esaltante di come una ferrea volontà unita ad un altruismo smisurato riescano a coinvolgere ed unire gli artisti, i produttori, tutto il mondo che gira intorno alla musica e ai mass-media, verso un risultato che per un’instante tocca l’utopia.

Ma non si tratterà solo di beneficenza fine a sè stessa…..pur essendo questo l’obiettivo e il movente iniziale che spinge Geldof assieme ad un nutrito gruppo di altre splendide persone a dedicarsi anima e corpo all’organizzazione del disco prima, del concerto poi, e alla gestione postuma dell’enorme cifra raccolta infine, Geldof si renderà conto che l’operazione più importante a cui vuole contribuire sarà quella di sollevare il velo sopra un’enorme sistema di ingiustizie politiche e sociali che condannano l’Africa ad un destino di miseria imposta.

Questa storia va letta da una parte perchè è esaltante, positiva al massimo. Ti riconcilia con il genere umano vedere come sia stato possibile mettere da parte le rivalità e le incomprensioni personali per contribuire alla riuscita di un bene comune più importante, in un impeto di sano entusiasmo ed puro altruismo difficilmente ritrovabili. Dall’altra parte per capire una volta di più l’ipocrisia di una grande parte del mondo politico e delle lobbies economiche che dominano il mondo “legalmente” mediante la determinazione di politiche commerciali progettate per mantenere l’Africa una “vacca da mungere” e nient’altro.

Personalmente ho letto questa storia molte volte, spesso per tirarmi su il morale e ricevere un’iniezione di fiducia da una parte, ed una lezione di moralità dall’altra.

Io non posso che esortarvi di cuore a leggerlo, credo sia davvero molto, molto importante, e spero accolgano il mio invito sopratutto i più giovani, in modo capiscano che vi sono ancora dei modelli a cui guardare. Sono convinto che se riuscirete a trovare il tempo per iniziare a leggerlo, non vi fermerete tanto presto, ed alla fine ringrazierete il cielo per aver potuto conoscere questa storia e quest’uomo……

Buona letturaGirotto

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Indispensabili: “Economia Canaglia” – 4° Capitolo

Posted by giannigirotto su 9 febbraio 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, ho cambiato approccio.

In questo caso infatti inserisco un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile.

Considero questo libro veramente “indispensabile”, perchè chiude il cerchio fra la liberalizzazione del mercato globale e il crescente peggioramento della condizione socioeconomica di enormi strati della popolazione, in particolare la cosidetta “classe media” e le prime vittime manco a dirlo sono state le donne, e ci offre una chiara visione degli scenari che ci aspettano nel futuro. La scelta ponderata ed intenzionale del Governo cinese di non intervenire a livello legislativo nella gestione dell’enorme crescita economica in atto, per poter approfittare al massimo delle opportunità di guadagno relative, ha aperto la porta ad una nomenclatura di imprenditori per quali il concetto di etica, di sostenibilità e di rispetto dei diritti umani non esiste. Non a caso la parola d’ordine è stata “Arricchitevi!”. Questo capitolo è la dimostrazione che quando la politica si ritira, l’economica canaglia prospera. Invito pertanto veramente tutti a divulgare i contenuti puntuali e documentati di questo libro, segnalandoli ai propri amici. La conoscenza infatti è il primo passo per raggiungere vera libertà e progresso civile. Buona lettura

Capitolo 4° La terra delle opportunità

In questo capitolo viene esaminata impietosamente e razionalmente la Cina. Lungi dall’aver portato un reale Comunismo, la rivoluzione di Mao ha portato la sostituzione di una oligarchia con un’altra oligarchia, sicuramente in parte sovrapposta. Il capitolo è difficilmente riassumibile, va letto in toto, poichè si parte dalla descrizione della filosofia cinese, diversa da quella occidentale, alla descrizione di come Mao abbia condotto la sua rivoluzione, sino alla recente conversione “capitalistica” degli ultimi 18 anni. In particolare quest’ultima svolta, stante proprio la filosofia cinese e la relativa politica, ha permesso ancora una volta che imprenditori e classi oligarchice senza scrupoli si arricchissero enormemente a scapito dell’ambiente e dei diritti umani più elementari.

……………scritto tra il quinto e il sesto secolo a.c., L’arte della guerra illustra con efficacia i fondamenti filosofici della cultura cinese, in netta contrapposizione con quella europea. Se la filosofia occidentale si sforza di adattare la realtà all’ideale, al modello concettuale, per la cultura cinese quel modello non esiste. La realtà è il prodotto delle circostanze e, come tale, è in continua mutazione. Ecco quindi che la nebbia ad Austerlitz diventa il punto di partenza su cui costruire la vittoria, non 1’evento eccezionale che porta alla sconfitta. Ne deriva che nella cultura cinese niente è permanente, dagli edifici eretti con materiali deteriorabili che richiedono. costantemente di essere ricostruiti (come dimostra il caso della Città Proibita) ai contratti commerciali. «Per un occidentale un contratto è un contratto, mentre in Cina è solo un momento di una serie di preparativi che sono concomitanti per puro caso» scrive Tim Clissold in Mr. China, un libro in cui racconta la sua incapacità di fare affari in Cina.

Il cuore della civiltà cinese batte al ritmo di una serie di eventi da cui trae vantaggio. Questa filosofia porta alla confusione sistematica dei confini tra ciò che la cultura occidentale definisce «legalità e illegalità»…….Le circostanze, non l’etica né la moralità, guidano il saggio cinese che pensa in termini di processo globale……..

……….Solo alla fine del diciannovesimo secolo la Cina deve confrontarsi e interagire con una cultura sviluppata come la sua, quella europea. Trascinata in un violento scontro con le potenze europee, la Cina si vede costretta a scendere a patti con le forze del progresso, i modelli culturali europei (lingue, filosofia, scienza e storia), e con lo strumento politico della rivoluzione. Per la prima volta, viene sottomessa da una civiltà altrettanto sviluppata, in molti campi addirittura superiore. E si tratta di un’ esperienza profondamente traumatica. La risposta cinese all’egemonia occidentale è la Lunga marcia di Mao, un capolavoro del pensiero laterale cinese. A un paese profondamente scosso dalla colonizzazione culturale europea, Mao applica un modello politico occidentale. Per liberare la sua gente scatena una rivoluzione. Combatte le potenze europee con strumenti importati dalla loro civiltà. Adotta la rivoluzione bolscevica, un modello marxista, e la adegua alle circostanze cinesi. In pratica, applica un modello industriale a una comunità contadina, attingendo ampiamente alla teoria marxista che celebra il concetto della lotta di classe. Importa Marx in un paese non industrializzato, che non ha alcuna cognizione né comprensione della coscienza di classe…………La Rivoluzione culturale fa piombare la Cina in un decennio di caos e anarchia  dove però nulla accade per caso………….. Chiude le scuole e le università, umilia pubblicamente milioni di persone e perseguita le minoranze etniche. «Per le violenze scatenate da quell’iniziativa persero la vita tra le 400.000 e un milione di persone………………….

……….La Rivoluzione culturale reintroduce la politica della violenza nella psiche cinese. Per i governanti di oggi, la generazione delle Guardie rosse degli anni sessanta, politica equivale a violenza. Nel 1989, dopo la brutale repressione delle proteste studentesche di piazza Tiananmen, diventa evidente che la violenza della Rivoluzione culturale è insita nella politica cinese. La partecipazione politica è un concetto alieno alla cultura cinese, e questo vale tanto per la Cina imperiale quanto per quella comunista. Il potere si conquista e si mantiene solo con l’uso della violenza e della forza. La conferma recente si ha nel massacro di Dongshou……………

La Rivoluzione culturale epura il partito (istituzione occidentale) e trasforma tutto il potere politico nell’apparato amministrativo di Mao, in modo simile all’organizzazione dell’impero cinese. Così facendo, Mao impedisce anche l’assimilazione culturale di un concetto chiave della politica occidentale: la partecipazione politica. Arresta così la transizione della Cina in stato-nazione e ne facilita la metamorfosi in uno stato-mercato totalitario. Persino oggi, la cultura cinese è priva di una definizione della politica………..

………il motto di Deng Xiaoping «arricchitevi»: il credo incrollabile dello stato-mercato totalitario cinese. Introdotto nel 1992, durante lo storico tour di Deng nel Sud del paese, l’esortazione ad arricchirsi è la risposta ai fatti di piazza Tiananmen. Deng comprende che per mantenere il potere politico il partito deve garantire la crescita economica, perciò apre al liberismo e sprona il popolo e le istituzioni ad attirare capitale straniero. Se arricchirsi è consentito, sfidare il potere del partito non lo è. Aprendo la valvola economica Deng mantiene perciò il tabù culturale sulla politica………

………Così l’economia si apre al piccolo imprenditore, che può sottoscrivere, senza chiedere il permesso, contratti con le aziende straniere. Poi l’imprenditore cinese è libero di onorarli o meno visto che lo Stato se ne tiene completamente al di fuori, e più ci si addentra nel territorio vergine dell’arricchimento cinese più i mercati diventano completamente non regolamentati…………Mentre lo stato apre nuove vie economiche, la popolazione evita di interessarsi alla politica…….

….La legislazione del lavoro occidentale, come il salario minimo e gli straordinari settimanali, è un concetto sconosciuto ai cinesi…..

…….Deng Xiaoping incoraggia la Cina a sbarazzarsi dei fantasmi del passato inseguendo la ricchezza materiale. L’operazione ancora una volta si realizza con un processo pubblico ad alta valenza simbolica. Il processo alla Banda dei Quattro è il rituale decisivo che permette di riciclare ancora una volta la storia. Sacrificando la Banda dei Quattro, Deng preserva il mito di Mao e l’identità della Cina……….

………..Nell’ingresso della Cina nel gotha del capitalismo globale si notano tre elementi chiave che si ritrovano sia nella rete tribale bulgara sia in quella della ‘ndrangheta. C’è un contesto di violenza prolungata che modella la percezione che la gente ha del proprio ruolo limitato nella società, impedendo la partecipazione politica e trasformando la politica in un tabù. Una leadership «illuminata» dirige la rete per raccogliere i benefici dei grandi cambiamenti, proprio come la mistificazione dell’ egemonia europea da parte di Mao sfocia nella Rivoluzione culturale o come l’abbraccio opportunistico di Deng al capitalismo crea lo stato mercato Cina. E infine una forte unità spaziale, e non la storia, come abbiamo visto, è alla base dell’identità tribale della rete, con la geografia usata come collante. Se la metamorfosi della ‘ndrangheta e la trasformazione della nomenklatura bulgara in organizzazione criminale avvengono in un contesto di inadeguatezza endemica delle istituzioni statali nel tenere sotto controllo il cambiamento economico, il governo di Deng si ritira di proposito dall’ arena politica, liberando l’economia dai vincoli legislativi. Tale decisione permette alla Cina di approfittare della globalizzazione e di prosperare nella sfera dell’ economia canaglia.

Il laissez faire economico di Deng riflette l’approccio singolare della Cina alla politica. Costruita su una cultura non schiavizzata dalla modellizzazione, la Cina si considera libera di strutturarsi in base alle circostanze, perfino in base all’economia canaglia. Il notevole successo della Cina nel bel mezzo della globalizzazione sembra confermare che, nel nuovo mondo governato dall’economia canaglia, la politica viene considerata un semplice accessorio dell’opportunismo commerciale: l’economia ha soppiantato anche l’etica e la moralità.

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