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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 16) Dalla Tenda di Abramo all’albergo dei matti Cap. 17) Libera Terra in libera banca

Posted by giannigirotto su 12 settembre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 16) Dalla tenda di Abramo all’albergo dei matti

… Nel 1999 la situazione in Kosovo è terribile. E’ in atto una guerra civile e come sempre milioni di civili ne subiscono le conseguenze… Nel corso del conflitto quasi un milione di kossovari aveva abbandonato la loro terra. Oltre quattrocentomila erano finiti in Albania dove però non avevano una casa, un lavoro. Niente, Sopravvivevano nei campi profughi in condizioni precarie… Banca Etica, seppur appena nata e ancora molto piccola, finanzia con 400mila euro l’acquisto di tende, medicinali, cibo per aiutare tali profughi

Da subito Banca Etica si attiva nel settore abitativo, a supporto di migliaia di stranieri che arrivano in Italia, e che a fronti di lavori in nero sottopagati, sono costretti a pagare affitti altissimi per alloggiare in strutture fatiscenti… Banca Etica finanzia “La Tenda di Abramo” e poi successivamente “La Tenda di Sara“, strutture di alloggio temporaneo per immigrati, mentre le associazioni di volontariato locali si attivano per cercare appartamenti a prezzi equi, spesso ristrutturando vecchie strutture inutilizzate…

Altro settore che verrà finanziato è quello delle strutture ricettive gestite da ex ospiti dei manicomi, a cui la legge “Basaglia” aveva ridato dignità e libertà di movimento… il risultato di questa straordinaria e commovente iniziativa, descritto da Salviato, e di cui trovate un bel articolo anche su Altraconomia, è oggi una fiorente catena di piccoli alberghi denominata “Le Mat“, attiva in diversi Paesi europei…


Capitolo 17) Libera terra in libera banca

… Oggi siamo una delle pochissime banche italiane che al Sud investe più di quanto raccoglie. Nella maggior parte dei casi, infatti, le banche scendono a sud perché sono ghiotte di risparmi, conti correnti, libretti. Poi però portano la liquidità al Nord, per finanziare imprenditori e famiglie. Per il Sud i rubinetti sono chiusi, perché “è troppo rischioso”, “non ci sono garanzie” e alla fine i commercianti e i piccoli industriali sono costretti a rinunciare agli investimenti, oppure devono fare ricorso all’usurainvece Banca Etica… garantiamo finanziamenti agevolati alle imprese che si rifiutano di pagare il pizzo e aderiscono al comitato Addio Pizzo, offriamo piccoli prestiti a chi vuole sotr trarsi al ricatto degli usurai… e finanzia dal 1999, quando tutti la prendevano per pazza, le cooperative che lavorano le terre sequestrate alla mafia, uno dei sistemi più efficaci per debellare tale mostro…

Salviato racconta le decine di iniziative della Banca al Sud, della lotta contro la Mafia, le riunioni con le Associazioni locali, con i volontari, con i religiosi trasferiti perchè troppo “scomodi”, della Mafia che brucia i raccolti e distrugge le piantementre Banca Etica ribatte finanziando anche i progetti di lavoro di ex carcerati, a cui nessun banca invece concedeva credito… è un capitolo impossibile da riassumere, vi invito a comprare il libro o cercarlo in biblioteca

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 15) Tutti gli ingredienti di Banca Etica

Posted by giannigirotto su 8 settembre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

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Capitolo 15) Tutti gli ingredienti di Banca Etica

Quando partì Banca Etica, le reazioni della stampa e del londo finanziario non tardarono a farsi sentire. In molti ci paragonavano a un’iniziativa di beneficenza, che poteva reggersi solo perché “i clienti scelgono di rinunciare a una parte della remunerazione sui loro depositi”, altri ne approfittavano per sottolineare che “il profitto non ha aggettivi quando è prodotto nel rispetto della legge: non è né etico né spregevole. È solo profitto”.

I più critici ci consideravano una “banca a tempo”, destinata presto a soccombere, mentre la maggior parte delle altre banche ci vedeva come un’esperienza di nicchia, con numeri talmente piccoli che non avrebbe dato fastidio a nessuno…

… Se l’informalità, l’improvvisazione, i colori di Banca Etica ci rendevano simpatici, i clienti, per quanto molto entusiasti ed emozionati, cominciavano a chiederci maggiore serietà è puntualità nel disbrigo delle pratiche e non mancavano di confrontarci con l’efficienza e la qualità delle banche tradizionali, che magari avevano appena lasciato per aprire il conto da noi. Dopo la sbornia della partenza, in cui il maggiore risultato era proprio quello di essere riusciti a partire, ora bisognava dimostrare che potevamo essere “etici” e nello stesso tempo molto professionali.

Per prima cosa, già nei primi mesi del 1999, avevamo cominciato a mettere sul nostro sito internet la lista di tutti i progetti e le associazioni che stavamo finanziando. Banca Etica doveva essere una banca “dalle pareti di vetro”, la prima – e ancora l’unica – in Italia, in cui si può guardare dentro, per capire dove vanno a finire i soldi depositati dai clienti. Il primo ingrediente dell’etica in campo finanziario è proprio la trasparenza e, ancora oggi, se si apre il sito http://www.bancaetica.it, in home page si può cliccare su “realtà finanziate” e leggere tutti i finanziaménti, divisi per regione, provincia o settore…

… Chi deposita i propri risparmi in Banca Etica può indicare espressamente quale settore intende finanziare, scegliendo la cooperazione intemazionale, cooperazione sociale, ambiente e associazionismo. In alcuni casi, grazie ai cosiddetti “certificati di deposito dedicati”, è possibile anche decidere il singolo progetto o l’associazione che si desidera sostenere…

Salviato poi scrive di come Banca Etica sia una delle poche banche “vere”, nel senso che le banche erano nate per dare impulso all’economia, facendo da tramite tra chi aveva disponibilità economiche e chi ne aveva bisogno per sviluppare un’attività concreta, reale, mentre oggi le banche sono speculative e “virtuali” nel senso che si crea denaro dal denaro, senza che sia svolta una vera attività produttiva/di servizi… e paradossalmente, nel momento della crisi del 2008/2009… lo Stato ha offerto sovvenzioni e agevolazioni solo alle banche in difficoltà, quelle che avevano scelto di comprare e vendere titoli esotici mentre chi si è comportato bene non ha portato a casa niente e ora si trova in svantaggio competitivo rispetto a chi ha speculato per anni e viene sostenuto dalla stampella statale offerta – loro malgrado – dai contribuenti… Tra il 2008 e il 2009 i governi di mezzo mondo hanno messo a disposizione oltre tremila miliardi di dollari per salvare le banche e garantire le loro operazioni. Quasi il doppio di quello che l’Italia produce in un anno, una cifra impressionante. Gli stati sono intervenuti, diventando azionisti delle banche, in modo che i risparmiatori tornassero a fidarsi, perché nessuno sapeva con certezza cosa nascondessero le istituzioni finanziarie tra le pieghe dei loro bilanci e, di conseguenza, nessuno si fidava; Come posso prestare dei soldi a una banca che magari li utilizza per comprare nuovi “titoli tossici”? Se non c’è trasparenza non ci si può fidare. Guarda caso, gli insaccati finanziari subprime, tra i primi responsabili della crisi, sono stati prodotti in strutture opache, chiamate “Siv” (Structured Investment Vehicles), collocate al di fuori dei bilanci e registrate in paradisi offshore, dove è quasi impossibile fare controlli…

Salviato spiega come Banca Etica, a differenza di tutte le altre banche, abbia trattato allo stesso modo imprese private e il “terzo settore” sino ad allora considerato “non affidabile” e incredibilmente anche il Sud Italia, che pagava 4-5 punti in più rispetto al nord… e tutto questo ottenendo un tasso di “sofferenza” del 0,5% contro il 3% delle banche normali, e questo ha portato al grandissimo risultato che queste ultime si sono adeguate abbassando i tassi...  il 30 per cento dei finanziamenti concessi da Banca Etica non è assistito da alcun tipo di garanzia. Si tratta di un record mondiale, che permette l’accesso ai servizi bancari da parte di chi altrimenti sarebbe considerato un “fuoricasta” dal punto divista bancario.

… Un altro ingrediente di base di Banca Etica è l’analisi socio-ambientale di tutti i progetti. Prima di essere finanziato, un progetto non deve passare solo un esame economico, ma anche un’istruttoria che prende in considerazione criteri non strettamente finanziari, per esempio la partecipazione democratica all’interno delle cooperative che richiedono il finanziamento, la riduzione delle emissioni inquinanti, la capacità di risposta ai bisogni dell’area, il rispetto dei contratti di lavoro, la presenza di lavoratori svantaggiati o disabili o la valorizzazione del volontariato… Se un progetto non ottiene una valutazione sociale positiva, l’ufficio fidi della banca non perde nemmeno il tempo per fare una valutazione economica: il progetto non viene finanziato. Punto e basta. L’esame socio-ambientale ha la precedenza… ed aggiungo io quale altra banca mette al primo posto la sostenibilità socio-ambientale piuttosto che quella finanziaria???

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 13) La banca dei capitani coraggiosi Cap. 14) Mani in alto, questa è una banca!

Posted by giannigirotto su 5 settembre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

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Capitolo 13) La Banca dei Capitani coraggiosi

Dopo il sì di Bankitalia alla creazione di una banca’ popolare etica il percorso è tutto in salita. Abbiamo in mano l’autorizzazione, firmata dal governatore Fazio. Ora bisogna fare la banca. Ma non partiamo da zero: c’è già un nome, un marchio, una struttura minima e una sede, grazie a una serie di coincidenze favorevoli e irripetibili…

Parte a questo punto la ricerca delle risorse umane, dei dipendenti, che dovranno fisicamente gestire la neonata Banca… La nostra banca doveva essere diversa e ai dipendenti si richiedeva uno sforzo in più, nel rapporto con la clientela ma anche nello studio e nella preparazione dei vari servizi e prodotti bancari. La “banca leggera” modello McKinsey si basava sulle reti sociali e informatiche e richiedeva persone sveglie, capaci di adattarsi e di risolvere problemi complessi in modo creativo. Fin dall’inizio, ai cinquantenni che si erano formati nelle banche-ministero dell’era pre-internet, fatte di lettere, timbri, protocolli, abbiamo preferito i trenta/quarantenni, che del periodo preinformatico avevano vissuto solo gli ultimi scampoli…

… I primi mesi di Banca Etica sono una corsa contro il tempo. Finita la maratona per la raccolta del capitale sociale, ora bisogna raccogliere risparmi, finanziare progetti. In due parole bisogna “fare banca”. La parola che viene pronunciata più insistentemente è “punto di pareggio”: il momento in cui riusciremo a coprire i costi di avviamento e cominceremo a essere sostenibili economicamente. Per raggiungere il punto di pareggio dobbiamo raccogliere almeno 130 miliardi di lire. A Bankitalia abbiamo detto che ce la possiamo fare in due anni e mezzo, ma quando partiamo ci sembra che il traguardo sia molto più lontano. Dopo aver raggiunto l’obiettivo del capitale, l’entusiasmo della base si è un po’ smorzato. I soci sono contenti di essere riusciti a far partire la banca, quello che fanno fatica a capire è che l’avventura vera e propria comincia adesso…

… La mattina in banca, la sera agli incontri con i soci e potenziali nuovi clienti. Il lavoro del bancario etico – almeno nei primi mesi di vita della banca – non conosce pause, e i risultati piano piano arrivano. All’inizio siamo presenti solo nella sede di Padova e in una filiale a Brescia. Il 1999 è tutto un viavai di gente che viene a trovarci… Alla fine di dicembre del 1999 i numeri del primo bilancio confermano un interesse crescente per la nuova banca. I soci sono ormai quasi 14.000, il capitale è salito a 17,4 miliardi.

Cap. 14) Mani in alto, questa è una banca!

… Il modello leggero sta decollando. Abbiamo solo una filiale che sarà accompagnata da un numero sempre maggiore di punti di contatto, gestiti da promotori finanziari. Così almeno prevede la nostra tabella di marcia. Tra il 2000 e il 2001 cambia infatti per l’ennesima volta la normativa che regola il sistema bancario. Gli sportelli leggeri, con un solo promotore finanziario dipendente della banca, devono essere trasformati in sportelli veri e propri, che richiedono una struttura, un capitale e una serie di procedure burocratiche di autorizzazione che rallentano la diffusione della banca in ogni provincia. Siamo costretti a cambiare la “banca leggera” in corsa. Per volontà di Bankitalia, Banca Etica dovrà essere più pesante: uno sportello in ogni regione e un ufficio del promotore in ogni capoluogo di provincia.

Nel frattempo cambia anche la percezione di Banca Etica presso i clienti e i soci. Se eravamo partiti con l’idea di essere la “seconda” banca, offrendo servizi accessori rispetto a quelli degli istituti bancari tradizionali, ora un numero sempre maggiore di persone chiede di avere solo Banca Etica e, di conseguenza, trasferisce tutto quello che ha nei depositi a risparmio presso di noi. Siamo appena nati e già dobbiamo rivedere tutto il modello. I soci ci chiedono sempre di più, però allo stesso tempo ci dimostrano una fede assoluta. Ci sentiamo in dovere di ripagarli, mettendo a disposizione conti correnti, bancomat, carte di credito. Se vogliamo sostituire in tutto e per tutto le altre banche, dobbiamo essere in grado di rispondere a tutti i bisogni. Nel frattempo la banca procede a gonfie vele: nell’aprile del 2000, dopo appena tredici mesi di attività, raggiungiamo il fatidico punto di pareggio, riuscendo a dimostrare che Banca Etica sa camminare con le proprie gambe. È un traguardo ancora più grande, forse la prima volta in cui penso veramente che ce l’abbiamo fatta.

A questo punto Salviato discute sulle scelte filosofiche basate sull’etica, compiute da chi si rivolge a Banca Etica, ed al contrario di come le banche normali siano coinvolte sia nel traffico di armi sia in molte altre schifezze pur di speculare e guadagnare denaro, e di come anche la chiesa cattolica abbia avuto delle posizioni ufficiali e dei comportamente ben poco coerenti con il Vangelo che propone… Il tema dei rapporti tra finanza e armi è da sempre uno dei più sentiti da parte dei risparmiatori “etici”. A partire dagli anni sessanta, ai tempi della Guerra del Vietnam, molti giovani, soprattutto studenti, si erano trovati di fronte a un dilemma: se da una parte, infatti, scendevano in strada per protestare contro la guerra, dall’altra rischiavano di scoprire che i propri risparmi erano depositati proprio presso una banca che stava finanziando attivamente la produzione e l’esportazione di armi o l’addestramento degli eserciti…

… La legge 185, in vigore dal 14 luglio 1990, fortemente voluta dai movimenti pacifisti, è ancora oggi uno dei provvedimenti più rigorosi al mondo in tema di controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento. Un provvedimento che è riuscito a porre fine a un “far west” legislativo che, in Italia, considerava il materiale bellico come qualsiasi altra mercé e aveva trasformato l’Italia degli anni settanta e ottanta ih uno dei maggiori esportatori di armi di qualsiasi tipo verso paesi in guerra, paesi poveri e governi che violavano i diritti umani…

A partire del 1999 si sono susseguite diverse campagne di informazione sulle “Banche armate”, ed attraverso riviste, incontro ed Internet ormai si è diffusa una discreta conoscenza (purtroppo relativa, troppi ancora non conoscono la realtà) sugli investimenti nel settore degli armamenti… queste campagne di pressione hanno portato a qualche risultato, ma a tutt’oggi Banca Etica rimane l’unica ad essere completamente estranea a questo terribile circuito, come risulta dall’inchiesta dell’associazione di Consumatori Altroconsumo

Dalla banca ai fondi comuni il passo è breve e inevitabile… I fondi comuni sono prodotti finanziari semplici, che le banche vendono alle famiglie. Una famiglia italiana su due investe in fondi comuni. Sono come grandi contenitori, nei quali i gestori finanziari o “asset manager” inseriscono titoli azionari di imprese quotate in Borsa e titoli di stato per ottenere rendimenti migliori del mercato. In sé non si tratta di prodotti “cattivi”, anzi, molto spesso aiutano a mettere da parte i risparmi senza correre troppi rischi. Bisogna però stare attenti a cosa c’è dentro a questi fondi. “Valori” ha analizzato i bilanci annuali delle società che li promuovono, facendo una scoperta interessante: tutte le grandi banche italiane investono, tramite i fondi comuni, in titoli di società che producono mine antiuomo, bombe a grappolo o armi nucleari. Ciò significa che, quasi sempre inconsapevolmente, metà delle famiglie italiane sta affidando i propri risparmi a intermediari che, per farli fruttare, scelgono di impiegarli anche presso chi genera morte e distruzione…

Per fortuna oggi, grazie a Banca Etica, è possibile investire in fondi d’investimento etici, e che negli ultimi anni hanno reso talmente bene da meritare numerosi riconoscimenti e premi internazionali…

Il percorso che indica Banca Etica è chiaro: rifiuto del sostegno dell’industria degli armamenti, massima trasparenza nella concessione di prestiti e criteri etici precisi per selezionare gli investimenti. È chiaro che non tutte le banche potranno seguirci e che l’industria delle armi avrà sempre bisogno di servizi bancari. Qualche banca che glieli offrirà la troverà sempre. Noi ci appelliamo però ai risparmiatori: se hanno a cuore le sorti del pianeta, se ripudiano la guerra in ogni sua forma e vogliono promuovere la pace, allora dovrebbero scegliere le banche e le società finanziarie a cui si rivolgono con molta attenzione. Molta di più di quella che hanno dimostrato fino a oggi…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

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2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 11) Strada sdrucciolevole per caduta limoni

Posted by giannigirotto su 2 settembre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
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Capitolo 11) Strada sdrucciolevole per caduta limoni

… II 1998 è l’anno della corsa alla capitalizzazione. Tutti possono aderire, bastano centomila lire (meno di cinquanta euro) per diventare soci, e moltissimi lo fanno, in tutta Italia… Fabio Salviato e Marco Piccolo si mettono in viaggio per un lungo e fitto giro d’Italia, a visitare Associazioni, Gruppi, Movimenti, Cooperative, Circoscrizioni, Botteghe eque e quant’altro, per informare sulla situazione e spingere la raccolta di adesioni con il versamento delle quote associative… attraversano molte difficoltà e sacrifici ma spesso l’accoglienza è trionfale… Ci accolgono con un grande applauso. Il sindaco ci stringe la mano, fa un breve discorso e poi ci lascia la scena. C’è molta attesa per quello che stiamo per raccontare. C’è una banca nuova, che deve ancora nascere, ma la sola idea che possa essere creata dal basso, tutti insieme, ha dell’incredibile e moltissimi vogliono partecipare. Ho il cuore in gola, ho sete, parlo e non riesco a finire le frasi, sono emozionato. Capisco che la gente non ha solo bisogno di una banca, ma sente anche la necessità di cambiare, ha voglia di fare, di ricostruire il paese dopo la tempesta di Tangentopoli. Nella banca la gente vede un modo concreto per farcela, per superare gli ostacoli e mettere in piedi qualcosa di veramente nuovo, che sia un po’ di tutti, senza privilegi… la risposta della gente comune è eccezionale…

“È da una settimana che succede,” ci dice Matteo, il nostro direttore. “Durante la notte arriva una pioggia di fax e la mattina bisogna essere pronti a cambiare il rotolo.” È incredibile. La gente risponde, si prende la briga di fotocopiare la carta d’identità, di andare in posta a compilare un bollettino, di mandare un fax. In effetti il boom della raccolta di capitale si è avuto proprio in quei dodici mesi che vanno dal marzo del 1997 al marzo del 1998. Avevamo iniziato con 2 miliardi di lire e siamo arrivati a 12, in meno di un anno. Raccoglievamo 100 milioni di lire al mese, poi 300 e, man mano che il totale saliva, la gente iniziava a capire che avremmo potuto farcela.

Dal gennaio del 1998 iniziamo a portare a casa un miliardo di lire al mese. Il giro d’Italia, intanto, ha moltiplicato i fax, le chiamate, le richieste dei giornali e delle radio per interviste. Ci erano serviti due anni per far partire la macchina e consolidare le reti. Ora andava avanti da sola. Lasciando per terra dieci metri di carta continua ogni giorno… e il traguardo dei 12,5 miliardi di lire viene raggiunto… La raccolta del capitale però continua. Meglio mettere da parte qualche milione in più, per permettere alla società di partire. Ora non ci può fermare nessuno. E siamo pronti per l’incontrò finale con Bankitalia, fissato per il 30 giugno.

A Palazzo Koch ci andiamo in tre, per l’ennesima volta. Ma questa volta abbiamo in tasca il risultato. Ci sentiamo sicuri. Sarà la volta buona. Per mesi abbiamo mandato statìstiche, risposto a decine di domande, interpretato i più piccoli cavilli normativi. Ora ci siamo. Presentiamo il piano per la partenza della banca, numero dopo numero. Entro il 2001 vogliamo raddoppiare il capitale, arrivare a 200 miliardi con la raccolta del risparmio, concedere 140 miliardi in prestiti alla cooperazione sociale e internazionale, alla tutela dell’ambiente allo sport per tutti. spieghiamo nei dettagli e i funzionari ci interrompono più volte, chiedendo spiegazioni, sollecitando chiarimenti.

Al termine della relazione uno degli ispettori si mostra però scettico. Prende in mano i documenti, li legge e li rilegge, scuote la testa. Mi si gela il sangue nelle vene. Non so cosa, aspettarmi questa volta. II vostro business plan non fa una piega, esordisce. “Ma se tutto funziona come previsto, il primo anno avrete una perdita di 1,1 miliardi, il secondo di 200 milioni e solo dopo tre anni avrete un utile di bilancio. “Sì, in effetti sì, rispondo io. Iniziamo da zero e quindi non possiamo immaginare di essere subito in utile, dovremo assorbire dei costi fissi, produrre gradualmente i primi ricavi.” “Sì, sì, è chiaro,” ribatte il funzionario. “Ma se è così i 12 miliardi e mezzo dì capitale che avete raccolto non vi bastano. Per sicurezza ve ne serve almeno uno in più.”

In quel momento, come nei migliori film di azione, arriva il colpo di scena. Mi infilo la mano sotto la giacca, prendo un documento dal taschino, lo apro e lo allungo sul tavolo. “Dottore,” dico, con la voce che mi trema in gola. “Mi permetto di presentarle un documento aggiuntivo. È lo stato della raccolta al 25 giugno. Siamo arrivati a 14 miliardi è mezzo.” Il funzionario di Bankitalia sorride compiaciuto. “Complimenti,” ci dice. “Siete stati tenaci. Vi ho visto crescere in questi anni. Arriverete lontano. Ora potete presentare la domanda ufficiale per l’autorizzazione.”

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 12) I due angeli custodi di Banca Etica

Posted by giannigirotto su 28 agosto 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 12) I due angeli custodi di Banca Etica

Ce l’avevamo fatta. Eravamo riusciti a mobilitare migliaia di persone per un’idea, per qualcosa che ancora non esisteva. Un risultato straordinario, che però non sarebbe stato possibile senza il contributo di ogni singola persona. Dietro l’onda lunga che ci aveva portato a raccogliere 10 miliardi di lire in meno di un anno c’era un lavoro paziente, certosino, per la costruzione di reti di relazioni, che durava da anni e aveva coinvolto i movimenti pacifisti, cattolici, le botteghe del commercio equo e solidale, i circoli Arci e le Acli, i sindacati, le amministrazioni locali e centinaia di altri soggetti, come organizzazioni non governative e cooperative sociali.

Un lavoro che non sarebbe stato possibile senza l’ispirazione e il sostegno di due grandi personaggi, che sono stati per i movimenti una guida, un simbolo di quegli anni di grande trasformazione a cavallo tra gli ottanta e novanta; Alexander Langer e Alex Zanotelli, quelli che mi piace chiamare “i due Alex di Banca Etica”, hanno avuto un’importanza decisiva nella creazione della banca. Ci hanno aiutato a definire meglio i contorni del progetto, hanno entusiasmato quella che sarebbe poi diventata la nostra base sociale con i loro libri, gli articoli e decine di incontri pubblici. Hanno avuto una visione profetica in un periodo in cui si faceva fatica a interpretare i segni di un futuro che, con il crollo del Muro di Berlino, era diventato più che mai incerto… Alexander Langer è stato il primo a intuire il respiro europeo di una banca etica, creata dal basso. Mentre Alex Zanotelli è stato fondamentale nell’identificare, con grande lucidità e in anticipo rispetto a tutti gli altri, il potenziale “distruttivo” delle banche, la loro complicità, il loro totale asservimento a un sistema che si basa su una profonda disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza e genera ogni giorno migliaia di nuovi poveri

segue un accorato ricordo di Salviato sulla figura, prematuramente scomparsa, di Langer, di cui riporto solo alcuni stralci significativi… Negli anni ottanta Langer aveva già Capito che il mondo ambientalista, il commercio equo e solidale e i movimenti pacifisti e di solidarietà sociale dovevano unirsi, magari sotto la bandiera arcobaleno della pace. “Non ha senso dividersi in tanti piccoli ruscelli,” ci ripeteva. “La nostra divisione è funzionale al sistema. Dobbiamo creare un’unica coalizione, con molte anime, ma unitaria, per dimostrare che un mondo diverso, un’economia diversa sono veramente possibili.“… A Strasburgo si era fatto promotore della prima proposta di legge europea che riconosceva il commercio equo e solidale come forma dì sostegno concreto, per garantire lo sviluppo nei paesi del Sud del mondo ed era riuscito a farla approvare

Nell’ultimo incontro personale di Salviato con Langer, nel ’92, discutendo della possibilità di creare Banca Etica, Langer disse... “Ho pensato molto a quello che state facendo inizia Alex. “È qualcosa di rivoluzionario, non so se ve ne siete resi conto. È la riappropriazione dei mezzi finanziari dal basso“. Gli si illuminano gli occhi quando ci dice queste cose. Ci crede, è convinto che ce la possiamo fare. Poi mette sul piatto una proposta, a freddo, che era già balenata nelle nostre riunioni, anche se nessuno l’aveva mai presa sul serio: “È arrivato il momento, anche in Italia, di costituire una banca, una vera banca etica, però di dimensioni europee. La banca deve partire ‘europea’ o non partire mai”… Ci pensa un attimo è poi riprende con un’esortazione: “Fatela presto questa banca fatela subito, perché il tempo sta per scadere. Stiamo vivendo un momento magico. Non possiamo perdere un’occasione del genere”…

segue quindi una descrizione su Alex Zanotelli, su cui fortunatamente in Internet trovate moltissimo materiale, io mi limito ad un breve estratto di ciò che disse nel ’85, quindi in tempi non sospetti… Da direttore del mensile “Nigrizia”, fondato a Verona dai “missionari comboniani per dare voce alle popolazioni africane e afroamericane, padre Alex aveva fatto parlare di sé già a metà degli anni ottanta, quando aveva attaccato duramente Andreotti, Spadolini, Craxi e altri politici. Tutto era cominciato nel gennaio 1985, con la pubblicazione dell’editoriale “Il volto italiano della fame africana“, una pesante denuncia del sistema italiano di aiuti ai paesi poveri.  “Di fronte alla drammatica situazione alimentare dell’Africa e alla sofferenza di milioni di nostri fratelli, è quanto mai rivelatore quello che succede in Italia sul problèma fame,” esordiva Zanotelli. “È sempre più risaputo che i soldi destinati alla lotta contro la fame o allo sviluppo vengono usati per altri fini, persinò nel giro delle armi,” si era spinto a scrivere. “Ed è inoltre sempre più evidente come l’interesse da parte delle fòrze politiche italiane provenga più da un preciso tornaconto che da un genuino amore per i poveri.” “Là fame paga,” continuava Zanotelli, da visibilità ai politici che cercano di rifarsi un’immagine e gonfia le casse dei partiti. “Altro che fame nel mondo!” concludeva l’editoriale. “Forse sarebbe più opportuno chiederci a che punto è arrivata la nostra fame!”.

Padre Alex non aveva risparmiato attacchi a nessun partito di governo. Dai socialisti ai radicali fino ai democristiani, tutti venivano considerati “complici” nella gestione di un sistema di aiuti che serviva prima di tutto “alle élite borghesi dei paesi poveri per mantenerle al potere“…

… Alla fine degli anni novanta, proprio quando siamo nel pieno della campagna per la raccolta del capitale sociale di Banca Etica, Zanotelli torna per qualche settimana in Italia, Tra il ’95 e il ’96 si ferma per sei mesi. In tutto il paese lo invitano per tenere conferenze, parlare nelle parrocchie e nei cinema. La gente vuole toccare con mano la realtà della fame, dei disastri creati dal neocolonialismo in Africa. Alex viene a raccontarci la propria storia, sale sul palco e parla a braccio, scaglia invettive contro un “sistema di sviluppo profondamente malato”, ma porta sempre dati, esperienze, e anche esempi da seguire per rompere il circolo vizioso dello “sviluppo che genera sottosviluppo” .  “Ogni volta che torno in Italia vi trovo peggiorati,” diceva; “Siete diventati delle isole, non comunicate più con i vostri vicini di casa, con i vostri amici. E vivete solo di quello che riuscite a possedere o a mangiare. È ancora umano tutto cio?…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 9) Una banca con i soldi del monopoli – Cap. 10) Insieme verso l’impossibile

Posted by giannigirotto su 22 agosto 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

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Capitolo 9) Una banca con i soldi del monopoli

…Uno dei primi passi fu la preparazione di un Business Plan (una sorta di ipotesi dettagliata sulle spese e sui ricavi), e qui si fa avanti la società McKinsey… perchè al tempo il sistema bancario era una… “Foresta pietrificata,” aveva definito così Giuliano Amato – che allora era presidente dell’Autorità antitrust – il sistema bancario italiano. Le banche erano immobili, polverose e inefficienti. Anche se qualcosa stava cominciando a muoversi. Alla fine del 1994 il Credito Italiano aveva lanciato un’offerta pubblica d’acquisto sulle azioni del Credito Romagnolo, mentre la Comit aveva dichiarato l’intenzione di comprare il Banco Ambrosiano Veneto. La finanza laica partiva all’assalto di quella cattolica, rappresentata dall’Ambroveneto, scuotendo alle radici un sistema stantio, debole ed eccessivamente frammentato rispetto agli altri paesi europei. In un contesto del genere, agli occhi di McKinsey il nostro progetto di una nuova banca, costruita dal basso, era un terreno vergine sul quale si potevano sperimentare nuove idee…

La persona inviata dalla McKinsey, il dr. Andrea Berti (che poi lascerà la McKinsey per diventare direttore della “Cooperativa verso la Banca Etica”), si rivela una preziosissima risorsa che contribuirà in maniera eccellente alla stesura del Business Plan e in generale alla definizione delle modalità operative di Banca Etica…alla fine di agosto, il business plan è pronto. Le cifre parlano chiaro: un’ipotetica “Banca Etica” potrebbe interessare da subito ad almeno 350 associazioni e a 5400 cittadini, anche se il bacino da cui la nuova banca potrebbe pescare è molto più ampio: almeno 35.000 organizzazioni e oltre 2 milioni e mezzo di persone. Un terreno tutto da esplorare. Quello del terzo settore, che, in base al dossier di Berti, gode di ottima salute. Grazie a 52.000 diverse associazioni con 721.000 addetti il non profit in Italia ha un giro d’affari di 28.000 miliardi di lire (14,4 miliardi di euro). E ha bisogno di servizi bancari su misura, di consulenti, sportelli, procedure nuove…


Capitolo 10) Insieme verso l’impossibile

Dobbiamo raccogliere 12,5 miliardi di lire, ma a inizio 1997 ne abbiamo in cassa poco più di due. Non ci sono banche che ci sostengono, né grandi compagnie o ricchi benefattori. Ci sono solo centinaia di magliaia di associazioni, privati cittadini, sparsi in tutto il paese. Come fare per raggiungerli?…

… non ci sono associazioni rigide, gerarchiche, dove basta un impulso dal vertice perché tutte le sedi regionali e provinciali o i vari raggruppamenti politici seguano la voce del padrone. Siamo di fronte a realtà composite dove bisogna cercare di convincere tutti della bontà del progetto…

non ci sono formule magiche o soluzioni facile, quindi sia Salviato che altri protagonisti partono per una “tourneè” lunghissima e fittissima di incontri con centinaia di Associazioni, ad ogni ora del giorno e della notte, per diffondere il messaggio e le richieste alla base del mondo del volontariato… ma non basta…

… Le Acli e l’Arci sono le prime associazioni a capire che la questione deve essere affrontata in modo professionale, al più presto. Chiedono che sia predisposto un programma di raccolta di capitale, vogliono che sia messo sulla carta un business plan, un piano ben preciso per una campagna seria di raccolta del capitale… viene deciso di realizzare un piano finanziario … Alla fine di settembre, all’ennesima riunione del Consiglio di amministrazione della cooperativa Verso la Banca Etica, le proposte sul tavolo sono due: la prima viene presentata da Francesco. Fa leva sulla forza delle reti e chiede a ogni associazione alcuni nomi di aderenti disponibili a sensibilizzare gli altri soci sull’idea di Banca Etica. Potenzialmente le reti di Acli, Arci, dell’Uisp e dei sindacati possono contare su nove milioni di persone. Basta convincerne poche migliaia per riuscire a raccogliere il capitale sufficiente…

… riparte quindi una tourneè lunghissima di incontri, questa volta però organizzati centralmente, per ottimizzarli ed evitare sovrapposizioni ed inefficienze… Abbiamo visitato l’Italia circolo per circolo, associazione per associazione, dalle sedi sgangherate delle periferie, alle botteghe coloratissime del commercio equo nei centri delle città, dai sottoscala delle ex sezioni di partito, agli uffici professionali delle direzioni delle Coop o dei patronati Acli. Eravamo a cavallo tra il 1997 e il 1998 e l’Italia, dopo il fallimento del primo governo Berlusconi, stava vivendo una fase di entusiasmo che penetrava in tutte le cellule del vivere sociale…

… Alla fine del 1997 torniamo in Banca d’Italia per confermare alla vigilanza che avremmo optato per il modello “banca popolare”. Gli ispettori cominciano a familiarizzare con l’idea di una banca etica, non ci guardano più con sospetto come all’inizio. Ma nessuno a Palazzo Koch vuole darcela vinta tanto facilmente. “Non siete figli di nessuno,” ci dicono senza mezzi termini. “Per questo sarete i più controllati. La banca più controllata d’Italia. Dovrete mandarci ogni mese i dati sulla raccolta di capitale. Vogliamo vedere come procede il progetto. In cambio avrete un vantaggio rispetto agli altri: sarete liberi da condizionamenti. Vi pare poco?”…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 8) Quel giorno in via Nazionale

Posted by giannigirotto su 17 agosto 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

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Capitolo 8) Quel giorno in via Nazionale

…  Il primo in­contro con i dirigenti di Bankitalia è fissato per gli inizi del 1994. È una riunione informale, per sondare il terreno. Le ri­forme del sistema bancario stanno mettendo in ginocchio le cooperative e i consorzi finanziari. Ctm-Mag, il nostro con­sorzio, non è da meno. Le nuove normative ci chiedono di raccogliere sempre più capitale e impongono limiti severi per tutti gli operatori non strettamente bancari…

Ovviamente Banca d’Italia non fa sconti o eccezzioni, la legge è uguale per tutti, le buone intenzioni e in generale tutto il movimento che vi sta dietro non conta, quindi il responso è lapidario:

“Se volete continuare con la vostra attività dovete fondare una banca. Altrimenti vi conviene chiudere. Le cooperative finanziarie non hanno futuro”.

Luigi mi guarda negli occhi. Stiamo in silenzio. Fondare una banca. Già mi immagino le reazioni dei soci del consorzio. “Un’altra banca? A che cosa serve? Ce ne sono già mille.” “La banca no, è il simbolo del capitalismo. Piuttosto chiudiamo tutto. Vogliamo metterci anche noi dalla parte degli sfruttatori?”

Queste frasi mi rimbombano già in testa mentre cerco di pensare ad altro. Lo sguardo del funzionario non riesce a nascondere un pizzico di sadismo. “Questi non vanno da nessuna parte. Appena capiranno che cosa vuoi dire veramente mettere in piedi una banca, molleranno l’osso e si rassegneranno.” Era facile riuscire a leggergli nel pensiero. Eravamo un’armata Brancaleone di sognatori, con migliaia di sedi scalcinate in tutti gli angoli del paese. Come avevamo potuto immaginare che Bankitalia ci desse credito?

A questo punto però bisognava prendere una decisione importante. E le alternative erano due: continuare a essere testimonianza, coltivando una piccola riserva indiana di duri e puri o provare a diventare soggetti del cambiamento, come banca in mezzo alle banche, cercando di mettere mano agli ingranaggi del sistema? Con queste domande in testa decido di convocare subito una riunione straordinaria dei soci…

Una ventina di persone rappresentanti di cooperative, Acli, Arci, botteghe del commercio equo, mutue autogestione si riuniscono immediatamente e prendono la storica decisione di fondare Banca Etica, anche perchè capiscono che il momento in generale è storico, e l’opportunità di entrare nel Sistema non va sprecata… Oggi una banca etica come quella che abbiamo cominciato a costruire quindici anni fa sarebbe impossibile da concepire. Nel 1994 molti di noi l’avevano intuito. Dopo le elezioni di marzo, che avevano visto vincere a sorpresa Forza Italia, un partito costruito in meno di tre mesi, avevamo l’impressione che qualcosa stesse per cambiare in modo irrimediabile e non certo in meglio per il nostro paese. Se volevamo agire, bisognava mettere da parte le invidie e gli egoismi e farlo subito o mai più. C’era la sensazione che quel treno non lo dovevamo assolutamente perdere…

Nei 5 anni sucessivi gli incontri con Banca d’Italia si susseguono, sempre estreamente difficili e pieni di sfide… all’inizio del 1995 uno degli ispettori di Bankitalia mi guardò fisso negli occhi, e mi disse; “Avanti ora dovete uscire allo scoperto. Sapete che in Italia vale la legge delle tre”p” padrino, padrone e partito; Chi sono le vostre tre “p”? A che partito fate riferimento? A quale gruppo industriale o politico? C’è un personaggio a cui vi appoggiate? Dobbiamo dirvelo molto chiaramente: senza queste premesse è molto difficile entrare nel sistema, bancario italiano. Noi vi possiamo aiutare, ma poi sarà difficile andare da qualsiasi parte senza le tre “p'”.

Noi non abbiamo mai avuto nessun padrone, a parte i nostri oltre trentacinquemiìa soci, non ci siamo appoggiati ai partiti, anche se spesso i partiti hanno cercato di usarci come bandiera, e non ci siamo serviti di padrini, né di illustri padri fondatori: Spesso ci hanno associati alla chiesa, a qualche fronda della Cei o del Vaticano. Niente di più falso; Anzi, alla fine, nonostante il nome “etica”, abbiamo molti meno clienti religiosi di quanto ci si potrebbe immaginare; Certo, padri fondatori, dal punto di vista ideale ne abbiamo moltissimi. La lista, è lunga e abbraccia molti secoli: san Francesco, Raiffeisèn, Schulze-Delitzsch, don Guetti, don Milani, padre Alex Zanotelli, Alexander Isanger, Rudolf Steiner, Tom Benettollo. Tutta gente che; nei salotti buoni, non ha mai contato niente.

Ci abbiamo messo almeno due anni per far capire a Bankitalia che le nostre tre “p” erano altre: pacifismo, perseveranza, partecipazione. Davanti agli occhi increduli degli ispettori stava nascendo un mondo, quello del terzo settore, che si preparava a diventare un soggetto autonomo, creatore di occupazione e di valore aggiunto, e noi eravamo pronti a creare una banca per questo nuovo soggetto economico “terzo” rispetto allo stato e al mercato e che non si poteva ricondurre né all’uno né all’altro, Un universo costituito da una serie di organizzazioni di natura privata volte però alla produzione di beni e servizi a destinazione pubblica, come le cooperative sociali, le associazioni di promozione sociale, le associazioni di volontariato, le organizzazioni non governative ecc…

Il passo successivo è ora quello di raccogliere i 12,5 miliardi di lire (6,45 milioni di euro) necessari  per la costituzione della Banca… mica bruscolini…

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 6) In Ecuador

Posted by giannigirotto su 27 luglio 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 6) In Ecuador

… A ventun anni, dopo aver visitato la penisola in lungo e in largo e aver visto le capitali del Nord, ricevo Un invito speciale. Don Romeo – che aveva animato il gruppo giovanile nella mia parrocchia – mi scrive dall’Ecuador, dove era andato come missionario, e mi chiede se volevo passare una vacanza diversa dal solito. Non ci penso due volte. In primavera gli rispondo che ci sarò. Parto in luglio, pieno di entusiasmo, con il mio amico Carlo, ma non so ancora bene cosa troverò. Don Romeo mi aveva messo in allerta. “Non ti immaginare un posto turistico,” mi aveva detto. “Qui la gente sta male. Non ha niente, mancano i beni primari, c’è poco da mangiare, non ci sono le medicine…

… molti di loro sono ciechi, hanno occhi quasi trasparenti, azzurri chiarissimi o rossi, sguardi fermi nel vuoto. “È la cecità fluviale,” mi spiega don Romeo. “Viene portata da una mosca che si riproduce nei fiumi. Qui ne soffre un terzo della popolazione. Stiamo cercando di curare queste persone, per quanto possibile. Servono i farmaci, ma non ve sono mai abbastanza,”…

… Gli indios dell’Ecuador sono gli ultimi degli ultimi. Per il governo sono una palla al piede. Vivono sopra a un miliardo di barili di petrolio, a miniere di rame, argento, oro, e difendono il proprio territorio fino all’ultimo centimetro. Le multinazionali del greggio hanno stravolto il territorio amazzonico, hanno fatto spostare intere comunità indigene, le hanno messe una contro l’altra. Ma gli indios resistono…

tornato sulla costa, Salviato assiste ad una scena che ricorderà per sempre, assiste ad una partita di pallavolo in spiaggia, molto concitata…

. “Che succede? Perché sei così presa dalla partita?” le chiedo, avvicinandomi al campo di gioco. “Vedi quel ragazzo,” mi dice, “quello è mio marito. Ci siamo sposati due anni fa e abbiamo un bambino, Jorge, che ha dieci mesi. Sta male, ha una malattia rara. Per curarlo servono dei medicinali che non possiamo permetterci. In questa partita si gioca a soldi. Se i blu vincono possiamo comprarci un’altra scatola di medicine.” Rimango senza parole. Mi si secca la gola. La salute di un bambino dipende dall’esito di una partitella di pallavolo sulla spiaggia? C’è qualcosa che non va. Alla fine vincono i blu. Jorge può vivere qualche mese in più, ma alla fine, come mi scriverà don Romeo, morirà prima di compiere due anni.

Tornato in Italia mi rendo conto del fatto che, sulla spiàggia di Esmeraldas, sono stato testimone di un’ingiustizia che non posso sopportare. Non posso far finta di non aver visto, altrimenti diventerei complice, penso tra me e me. Ma cosa si può fare? Non basta mandare le offerte a don Romeo. La povertà si rigenera se non si colpiscono le cause che la producono. Bisogna rimuovere le cause…

Una delle migliori soluzioni è il commercio equosolidale: …saltando la catena degli intermediali, ai produttori viene garantito un prezzo “equo”, superiore a quello che avrebbero ottenuto vendendo i prodotti sul mercato a grandi acquirenti come multinazionali del caffè o dello zucchero. Le botteghe del “commercio equo” si impegnano a garantire l’acquistò di quantitativi minimi di merci, con contratti di lunga durata e iniziano a intervenire anche nel finanziamento dei produttori, anticipando le spese che avrebbero dovuto sostenere prima del raccolto.

Era un nuovo modo di intendere gli aiuti ai paesi poveri. Non si trattava di carità. Alla base di tutto c’era la volontà di scardinare le regole del commercio internazionale, di cui si percepiva la profonda ingiustizia. Se i soldi spesi per l’acquisto di un chilo di caffè venivano incassati soprattutto dalle grandi compagnie e dagli intermediari, a scapito dei produttori, era ora di pensare a un nuovo modello, che prevedesse la distribuzione equa dei profitti tra contadini, commercianti e compagnie di torrefazione e distribuzione…

… Il passo sucessivo, racconta Salviato, è quelli di riunire i principali attori italiani che già operavano in tal senso nel 1987, servendosi però, come basi logistiche, di Organizzazioni estere, e fondare tutti assieme CTM Altromercato, e organizzare la rete di vendita

… Man mano che l’attività cresce ci accorgiamo però che abbiamo bisogno di finanziamenti, e le banche non ce li vogliono dare. A questo punto il matrimonio tra Ctm e la Mag di Padova diventa inevitabile. Se non riusciamo a ottenere denaro dagli istituti bancari, pensiamo, ci creeremo noi una banca, dedicata al commercio equo. Il passo è breve, basta fare due più due. È così che, grazie al sostegno della mutua autogestione di Padova nascerà nel 1989 Ctm-Mag, la prima finanziaria italiana dedicata al fair trade…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 4) PIL e felicità – Cap 5) Dagli anni settanta all’autogestione

Posted by giannigirotto su 24 luglio 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

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Capitolo 4) Il massimo della felicità

Relazione tra reddito e felicità: …già nel 1974 aveva pubblicato una ricerca in cui evidenziava un paradosso: contrariamente a quanto si crede, nel corso della vita la felicità delle persone dipende molto poco dalle variazioni di reddito e di ricchezza. In pratica quando aumenta il reddito, e quindi il benessere economico, la felicità umana aumenta fino a un certo punto, poi comincia a diminuire, mostrando una curva a “U” rovesciata. Nota come “Paradosso di Easterlin“, questa teoria è stata poi sviluppata dal premio Nobel per l’economia Frank Kahneman, ma anche da economisti italiani come Becchetti, Bruni, Zamagni. I dati raccolti da Easterlin si basavano su interviste in cui si chiedeva alle persone se nell’insieme si consideravano “molto felici, abbastanza felici o non molto felici”, il risultato più dirompente di questi sondaggi è che la felicità non sembra essere proporzionale al prodotto interno lordo di un paese, il famoso “Pil”, o meglio, sembra esserlo fino a un certo punto. Superata una determinata soglia di reddito, la crescita della felicità è trascurabile, anzi, oltre una certa soglia, più si accumulano denaro e ricchezza più la felicità diminuisce. Non a caso gli abitanti di molti paesi poveri risultano essere mediamente più felici di chi vive in paesi con un maggiore livello di ricchezza. Perché, spiegano gli “economisti della felicità”, l’essere felici non dipende solamente dal reddito, ma anche dai cosiddetti “beni relazionali”: la sicurezza di poter contare su un amico nei momenti di bisogno, la possibilità di fidarsi di una persona, l’accoglienza e la comprensione di una famiglia. Sono tutti esempi di beni che non possiamo comprare, ma che riescono a migliorare notevolmente la qualità della nostra vita. Ecco perché la corsa alla produzione, il mito dello sviluppo infinito hanno sempre aiutato l’uomo a diventare più ricco, ma non necessariamente più felice…

Salviato quindi ribadisce, ed ormai sono in milioni a farlo, a partire dal famoso discorso di Robert F.  Kennedy, l’assoluta assurdità di usare il famigerato PIL (Prodotto interno lordo) come indicatore di crescita, in quanto sappiamo che esso considera al suo interno anche tutta una serie di eventi negativi… Un altro indicatore, che prende alla lettera ir discorso di Kennedy, è il Gpi (Genuine Progress Indieator), l’indice del progresso “genuino”. Sviluppato dagli economisti Herman Daly, John Cobb e Philip Lawn, “depura” il prodotto interno lordo dalle componenti “negative”, considerate contrarie allo sviluppo economico. Tra queste ci sono i costi causati dal consumo delle risorse, dalla criminalità, dall’abbandono di terreni agricoli e dalle separazioni familiari. Le ultime rilevazioni del Gpi (che risalgono al 2006), dimostrano che, mentre il Pil è cresciuto negli ultimi decenni, il Gpi è aumentato solo fino ai primi anni settanta, dopodiché ha iniziato a diminuire. Da allora è cresciuta l’economia, ma non il benessere delle persone. Anzi, a quanto pare, le componenti negative del Pil hanno avuto la meglio su quelle positive. Abbiamo prodotto sempre di più, ma ne hanno fatto le spese la nostra salute, l’ambiente, le relazioni sociali…

Non dimentichiamoci che il prodotto interno lordo è cresciuto costantemente mentre l’ultima bolla finanziaria si stava gonfiando. Le famiglie si indebitavano, le banche creavano insaccati finanziari di cui non capivano il funzionamento, le società immobiliari cementavano gli ultimi spazi verdi disponibili. E intanto il Pil cresceva, attraversava gli oceani, portava la “crescita” da un continente all’altro. Abbiamo visto com’è andata a finire…

Capitolo 5) Dagli anni ’70 all’autogestione

….Se il Sessantotto era stato un periodo di contestazioni, il 1977 ha lanciato l’alternativa, cercando di costruire possibili vie d’uscita al malcontento dei giovani e dei lavoratori…

… Si preparava il salto del Nord-Est da regione di emigranti a centro della piccola e media impresa, dei distretti industriali, dei vari Benetton, Safilo, Luxottica, De Longhi, Marzotto e Riello. Da popolo di “poareti”, dediti da secoli all’agricoltura, stavamo diventando il Giappone d’Italia…

…Noi pacifisti pensavamo che fosse il momento di fare una sintesi tra le varie proposte alternative. Cercavamo una visione del mondo unica, per non continuare a ragionare a compartimenti stagni: pacifismo, ambientalismo, autonomia, terzomondismo. Mentre si stavano sgretolando i luoghi tradizionali di aggregazione sociale come le parrocchie, i partiti, i sindacati, era diventato sempre più urgente essere uniti e costruire una visione comune. Il nostro motto era “mi impegno”, un po’ parafrasando I care, (me ne importa, mi sta a cuore), che c’era scritto sul muro della scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani. Volevamo essere diversi dal “me ne frego” fascista, ma anche dalla contestazione per il gusto di contestare che percorreva una parte della sinistra in quegli anni. Le idee che si erano fatte strada nel nostro movimento per la pace erano legate alle intuizioni che stavano circolando da anni nei paesi anglosassoni, prima con la Guerra del Vietnam e poi con il regime di apartheid in Sudafrica. “Se c’è la guerra, se vince l’apartheid,” si diceva, “il motivo è da cercare nel sistema finanziario, nei movimenti globali di denaro che vengono orchestrati dalle banche.” Che senso aveva scendere in piazza se poi chi manifestava aveva il conto in una banca che finanziava imprese che producevano armi per il Vietnam o che facevano affari con il regime sudafricano?…

… Nascono le “Mag”, società di mutua autogestione a cui partecipano cittadini comuni e varie associazioni, allo scopo di raccogliere e gestire il denaro con modalità più etiche e democratiche spesso per finanziare “società costituite principalmente in forma cooperativa o di associazione, che operano in settori ad alto valore etico nei campi del sociale, della solidarietà, dell’ecologia, dell’ambiente”.  Le Mag diventano il catalizzatore di progetti di auto-occupazione dal basso. Una risposta alla crescita industriale e all’avanzata del terziario, che aveva espulso dal processo produttivo centinaia di persone.

Nel 1985 Salviato e Piccolo fanno nascere la MAG padovana…molto piccola e modesta e che comunque… Per cinque anni si regge solo con il lavoro dei volontari, raccoglie risparmi attraverso libretti al portatore e concede finanziamenti a cooperative sociali e associazioni.

… Avevamo una formazione di stampo cattolico-sociale, dove acquisiva una grande importanza l’assunzione di responsabilità personale. “Il mondo non va bene, ma io me ne assumo la responsabilità. E faccio qualcosa.” Rimaniamo nella Casa della Pace fino alla fine del 1989, poi ci spostiamo perché incontriamo sulla nostra strada un nuovo movimento, che intuiamo subito come complementare alla nostra attività: il commercio equo e solidale. L’importazione e la vendita di prodotti come caffè, cacao, zucchero dai paesi del Sud del mondo con la garanzia di un prezzo equo ai produttori. La finanza etica autogestita delle origini è pronta per sposarsi con un nuovo modo di intendere il commercio. Le leve della finanza si incrociano con quelle del consumo. E inizia una nuova storia.

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1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 3) Il giorno in cui fermammo l’America

Posted by giannigirotto su 22 luglio 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
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Capitolo 3) Il giorno in cui fermammo l’America

… II percorso che mi ha portato a fondare Banca Etica ha attraversato numerose esperienze di ribellione. Le prime che ricordo risalgono alla fine degli anni settanta…

… Non ci si limitava più a rilevare i problemi, a raccogliere le offerte per i missionari in Africa. L’approccio era diventato più critico, e allo stesso tempo propositivo. Ci si chiedeva il perché della povertà nei paesi del Terzo mondo e si cercavano le prime risposte…

La chiesa cattolica in quegli anni, continua Salviato, si apre “a macchia di leopardo” ad una pratica politico-sociale coerente con i principi umanitari del Vangelo, e fioriscono decine e decine di iniziative pilota e pioneristiche sulle tematiche della cooperazione, solidarietà, etica, giustizia ecc. In sintesi… Alla fine degli anni sessanta, e ancor di più dopo il Sinodo del 1971, si consuma una frattura all’interno del mondo cattolico tra chi interpreta il messaggio evangelico come un forte invito alla giustizia sociale e chi invece è convinto che la chiesa debba occuparsi solo della carità ma non della giustizia, il cui perseguimento doveva rimanere una prerogativa dello Stato. Dòpo gli anni bùi del fascismo e le difficoltà del dopoguerra, il Concilio aveva creato il terreno fertile per lo sviluppo di un cattolicesimo “dissidente”, che cercava una Via autonoma rispetto alle posizioni della chiesa ufficiale. Il dibattito sul ruolo della chiesa nella società e nella politica aveva creato forti lacerazioni anche all’interno dei movimenti sociali e politici cattolici. Le Acli, in particolare, avevano tentato di affrancarsi dal “collateralismo” con la Democrazia cristiana proponendo, con Livio Labor, una via “socialista” all’impegno dei cattolici in politica…

… Su iniziativa delle associazioni pacifiste di Padova era sorta una serie di comitati per la pace, che all’inizio degli anni ottanta si erano organizzati in un coordinamento cittadino. Eravamo in piena Guerra fredda e, in quegli anni i russi avevano piazzato missili nucleari in Polonia e in Germania Est. Per tutta risposta gli Stati Uniti avevano cominciato a installare i loro missili Cruise nei paesi della Nato. L’Europa si trovava pericolosamente al centro di forti tensioni geopolitiche.

Mentre le superpotenze aumentavano il budget per le spese militari (eh, certamente, sono gli stessi senatori USA ad investire i loro capitali privati nelle aziende belliche, ottenendo ottimi rendimenti eonomici visto che le stesse hanno sempre un mercato “affamato” di prodotti sempre più “efficaci” e costosi, ndr), tutti temevano che stesse per scoppiare una nuova guerra. In caso di un attacco da est il Veneto, così si apprendeva dalle fonti di controinformazione, sarebbe stato letteralmente spazzato via. Eravamo impauriti, ma allo stesso tempo ci sentivamo al centro di eventi di portata globale. Le manovre nella vicina base americana di Vicenza ci ricordavano ogni giorno che tutto stava accadendo a due passi da casa nostra. La possibilità dì intervenire era a portata di mano…

… A quegli anni risale un evento rivelatore, che considero un punto di partenza fondamentale per le intuizioni che avremmo avuto in seguito. Mi riferisco al blocco della base Nato di Comiso, in Sicilia, il 6 agosto del 1983… segue la cronaca dettagliata della trasferta in Sicilia e delle azioni di blocco della base Nato… e le botte prese… Piano piano arrivano tutti i gruppi, compresi i ragazzi del cancello numero uno. Ci saranno almeno cento feriti, hanno preso pugni e manganellate, alcuni hanno i volti sfigurati. “Ci hanno caricato all’improvviso,” mi spiega un giovane di Verona, che conosco. “Sembravano indemoniati, hanno inseguito la gente che scappava fin dentro i vigneti.” Una vera caccia all’uomo. Alla fine, però, siamo contenti. In quattromila siamo riusciti a bloccare la più grande base americana, in Europa. Una giornalista di Padova è riuscita anche a fare delle foto, che sarebbero poi finite sui giornali,e in una mostra che avrebbe fatto il giro dell’Italia. Abbiamo fermato l’America e tutti i quotidiani del mondo ne parlano. Siamo carichi, abbiamo un’energia incredibile. Nessuno ci fa paura…

… Comiso era diventata l’epicentro della protesta europea, non solo contro le basi Nato, ma contro la guerra, intesa come disposizione mentale al conflitto. Si erano incontrati comitati di base, militanti dei partiti della sinistra storica e della nuova sinistra, comunità cristiane, antimilitaristi, nonviolenti, femministe, anarchici, punk, ambientalisti, in una sintesi unica, che non avevamo mai vissuto prima.

Dopo l’estate calda di Comiso, in ottobre, si tiene a Roma, quella che viene definita subito “la più grande manifestazione per la pace della storia”. Un milione di persone invade là capitale per chiedere il blocco dell’installazione dei missili nucleari. “Comiso non vuole diventare la Hiroshima di domani” recita lo striscione che apre il lungo corteo. Altre manifestazioni si tengono contemporaneamente in tutta Europa. A Bonn, Amburgo, Francoforte, Londra, Parigi, Bruxelles, Stoccolma. In Germania una catena umana di cento chilometri congiunge la città di Stoccarda con Neu Ulm, cittadina che ospiterà i missili nucleari della Nato.

Le proteste a Comiso continuano fino al 1987. Poi, in seguito agli accordi di Washington sulla distruzione delle armi nucleari, gli americani cominciano a lasciare la base e, nel 1989, le prime batterie di missili Cruise abbandonano gli shelter. Si chiude un’epoca. Nel giro di pochi anni sarebbe finita anche la Guerra fredda e la logica dei blocchi contrapposti, ma la grande stagione europea del pacifismo avrebbe lasciato un’eredità e un patrimonio ideale inestimabile.

Il movimento pacifista e antinucleare dei primi anni ottanta è stato probabilmente il primo dei grandi soggetti realmente autonomi e di valenza globale che hanno caratterizzato la fine del Ventesimo secolo e l’inizio del Terzo millennio. Lo scambio di esperienze, l’accettazione delle differenze, il confronto e la dialettica tra realtà sociali, ideologiche e culturali fino ad allora in contrasto, le analisi e l’impegno politico, consentirono lo sviluppo dei movimenti sociali internazionali, protagonisti delle successive lotte per la difesa della pace e per il disarmo, contro la criminalità organizzata, per la salvaguardia dell’ambiente, per una maggiore giustizia economica tra Nord e Sud del mondo. In quella settimana torrida di agósto del 1983 era nato anche il primo embrione di Banca Etica, che sarebbe diventata il punto di incontro dei protagonisti di Comiso e delle loro aspirazioni, in Italia come in altri paesi d’Europa.

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1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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La «flessicurezza» della Danimarca

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