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Indispensabili: L’anticasta – Per un’Etica dell’utopia

Posted by giannigirotto su 2 dicembre 2010

Dopo aver inserito diverso tempo fa il libro “La Casta” nella mia sezione “Indispensabili“, sono estremamente felice di poter iniziare l’inserimento di estratti, capitolo per capitolo, di questo testo che spero diventi un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono utilizzare le esperienze positive già portate a termine in varie località italiane, per replicarle ovunque sia opportuno. Segnalo solo che questo libro parla di esperienze italiane, mentre in un altro testo, “Voglia di Cambiare“, sempre presente nella sezione “Indispensabili“, sono contenute le esperienze di successo avvenute in vari Paesi Europei.

Ecco ora il capitolo (clicca sulla copertina per vedere gli altri…):

PER UN’ETICA DELL’UTOPIA

di ALEX ZANOTELLI

Credo che il problema centrale della nostra società sia un problema etico. Il cuore della nostra crisi è la mancanza di un etica sia personale che sociale….

Fromm ritiene che la vita è bella quando la si dona, quando la si dà. Fromm mette alla base di una sana psicologia il detto di Gesù: “Fratello/sorella, se la tua vita la tie­ni per te sei morto! Ma se sei capace di darla, di donarla sei vivo! (Marco 8, 35)”. Si è vivi, gioiosi, felici quando si dà o si dona; si è tristi e infelici quando ci si rinchiude in sé stessi…..invece…La costrizione al consumo è diventata per noi tanto profon­da quanto il bisogno di sopravvivere, perché il modello consumistico rivela che il nostro stesso essere e scopo sono cal­colabili unicamente in termini di ciò che possediamo sono misurabili soltanto secondo quanto abbiamo e prendiamo….diventiamo cose, anzi tubi digerenti. È così che si crea ‘O Sistema….

II nostro è un sistema idolatrico a cui siamo pronti sacrificare gli esseri umani sia per fame (dieci milioni di morti all’anno), sia per guerra. Siamo oggi disposti a sacrificare anche lo stesso Pianeta (l’incombente crisi ecolo­gica)….

Siamo tutti oggi convocati a scegliere tra la vita e la morte. E non è più sufficiente dirlo con le parole, ma con le scelte quotidiane in campo economica, politi­co, Sociale, familiare. Òggi l’uomo deve fare una scelta epocale…. Perché questo avvenga, ogni uomo e ogni donna do­vranno fare un grande salto di qualità in umanità e di to­tale apertura all’altro. Deve nascere l’uomo nuovo. Ma l’uomo nuovo dovrà poi imparare a tradurre tutta questa ricchezza personale in campo sociale, politico, economico e ambientale…

Sapremo noi fare questo passaggio epocale in tempi i relativamente brevi e su scala planetaria? ….. Già compaiono qua e là i germogli di un mondo nuovo, di cui le esperienze raccontate in questo libro sono limpidi esempi.

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Indispensabili – La Deriva – I disastri dei Condoni…

Posted by giannigirotto su 26 aprile 2010

clicca per l'indice capitoli...Proseguo la lettura di questo testo che consente di passare dalle generiche accuse e lamentele “da bar”, alla presa di conoscenza precisa e puntuale di moltissime disfunzioni tipicamente italiane, tipicamente assurde, frutto della nostra burocrazia e del nostro concetto di Stato come entità fine a sè stessa e dotata di una propria cervellotica intelligenza.

In realtà sappiamo bene che lo Stato siamo noi, e la situazione che ci circonda non è altro il risultato di molteplici intrallazzi e scambi di favori tra le varie “caste” che detengono il potere, e per le quali ogni mezzo è buono per arraffare denaro sotto forma diretta di mazzette/tangenti, o indiretta sotto forma di appalti vinti e commesse aggiudicate, o qualsivoglia altra forma di speculazione.

Cap. 11 – Persono, perdono, perdono

Una Bufala d’oro andrebbe per esempio a Silvio Berlusconi. Il quale, appena tornato a Palazzo Chigi nel 2001, diede fia­to alle trombe per annunciare un attacco frontale al lavoro sommerso. Che lui senza fisime moraliste considerava sì una ricchezza («Smettiamola di preoccuparci tanto: abbiamo un “nero” del 40%, vi sembra che la nostra economia non ten­ga?») ma le associazioni imprenditoriali vedevano come con­correnza sleale. Le condizioni offerte a chi accettava di emerge­re erano appetitose: colpo di spugna sul passato, un’imposta unica del 10% il primo anno destinata a salire appena al 15% nel secondo e al 20% nel terzo. Più vari sconti previdenziali e la possibilità che ogni «dipendente» occulto sanasse la propria posizione pregressa pagando 200.000 lire ed evitando controlli fiscali e previdenziali. Più di così!

Le previsioni della relazione tecnica al provvedimento berlusconiano, basata su una stima dell’Istat secondo cui in Italia ci sono 3 milioni e mezzo di lavoratori in nero (la stima del Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, è anco­ra più alta: 5 milioni), sprizzavano ottimismo: «A titolo molto prudenziale si può ipotizzare in 900.000 il numero di lavoratori che potranno aderire al programma». Quindi? «A fini cautela­tivi», rispondeva l’oracolo prudente, «si ipotizza l’emersione di 30 miliardi di euro di reddito. Con un gettito fiscale complessi­vo, alla fine, di 4 e mezzo.» Wow! Nove mesi dopo, nella primavera 2002, fu partorito un topolino. In un’Italia sede di circa un milione di imprese in nero, quelle emerse davvero furono 159. Per un totale di 430 lavorato­ri……..

……..Come mai? Lasciamo la risposta alla Corte dei Conti, che nell’ottobre del 2002 tira le somme dei vari condoni a partire da quello disastroso già citato per l’economia sommersa: «Prescin­dendo da considerazioni di ordine etico e limitandosi a quelle di ordine meramente finanziario», scrivono i giudici contabili, il ri­petersi di continue sanatorie sempre più convenienti può «con­tribuire a diffondere il convincimento che questa non è l’ultima occasione per potersi mettere in regola». Insomma: visto che nessuno te la farà comunque pagare sul serio, perché sanare pa­gando oggi il 20% se magari domani ti chiedono il 10?……

il capitolo prosegue con molti esempi di altri condoni che però non hanno quasi mai sortito l’effetto di incassare i relativi “premi” per mettersi in regola, semplicemente perchè gli italiani preferiscono rimanere in situazione illecita contando sull’inesistenza di sanzioni o su prossimi condoni ancora più favorevoli. Emblematico e classico il caso siciliano del 1985….«Non po­tremo mai pagare queste cifre!» E tutti i sindaci in coro, traina­ti da quello comunista di Vittoria: «Hanno ragione!». Il prezzo fissato per sanare era, per una casa media di cento metri qua­dri, 2 milioni e mezzo di multa più 6 e mezzo di oneri di urba­nizzazione. Totale in valuta attuale: poco più di 4500 euro. Ma c’era il trucco: degli oneri andava saldato subito solo il 10%. E la stessa multa andava calcolata sulla base di tabelle che sistematicamente furono, diciamo così, interpretate al ri­basso. Risultato: 400.000 abusivi, in cambio di un anticipo cer­to non rovinoso che per cento metri quadri corrispondeva in moneta d’oggi a 450 euro e spiccioli, bloccarono per anni in­chieste, espropri e minacce di abbattimento in attesa di chiude­re la pratica successivamente. Quando? Successivamente. Ma quando? Successivamente. Cioè mai. Nonostante la Regione, per accertare quante do­mande potessero o meno essere accolte, avesse assunto 1324 geometri e impiegati e ingegneri. Tutti precari poi confermati dall’assunzione definitiva con una spesa pari a oltre il doppio dei soldi incassati col condono. Bell’affare anche questo.

…………Una fonte al di sopra di ogni sospetto, e cioè la rivista on-line dell’Agenzia delle Entrate «www.Fiscooggi.it», ai tempi della secon­da stagione di Giulio Tremonti al governo, ha calcolato che dal 1973 al 2003 lo Stato ha incassato con i principali condoni tributari, previdenziali, assicurativi, valutari ed edilizi 26 miliardi di èuro. Fatevi i conti, spalmando la somma sui tre decenni e sul numero degli abitanti: 15 euro a testa l’anno. Vale a dire che una classe dirigente cieca, sorda e incapace di riforme serie, so­prattutto di centrodestra ma anche di centrosinistra, ha deva­stato quel minimo di correttezza civica che esisteva in un Paese da sempre ostile allo Stato per rastrellare mediamente da ogni italiano l’equivalente annuale di una pizza e una birra……….

Il condono è totalmente deleterio perchè istiga a delinquere nella certezza che ci si salverà tramite tale strumento. L’Italia ha una lunga collezione di tipologie di condono, sia in ambito privato che pubblico. Quest’ultimo è doppiamente deleterio perchè impedisce che soldi truffati alla collettività da amministratori delinquenti, vengano restituiti….l’ultimo regalo, concesso con la Finanziaria varata nel 2005, agli amministratori pubblici condannati dalla Corte dei Conti: …… Dopo essere già stati condannati a restituire i soldi sprecati in qualche porcheria rico­nosciuta dalla Corte dei Conti come danno erariale, i politici in questione possono chiedere in Appello di pagare tra il 10 e il 20% della somma fissata nella condanna. «Assurdo, i giudici po­tranno ben rifiutare una richiesta simile!», direte voi. Certo. Ma a quel punto possono pretendere dal condannato-appellante so­lo fino al 30%. Non un centesimo in più. La sola richiesta di uno sconto, infatti, da diritto a un abbuono del 70%.

Una schifezza? Mai quanto lo «scudo fiscale» che, spaccia­to come necessario per dare una scossa all’economia dopo l’il settembre, consentì a chi aveva illegalmente portato soldi all’e­stero di denunciarli pagando un obolo del 2,5%, poi portato al 4% con lo «scudo bis», quindi ridotto ancora al 2,5%. Un’ele­mosina. Che grazie a un dettaglio permetteva ai furbi di pren­dere due piccioni con una fava: mettersi al riparo da grane fi­scali future e insieme lasciare tutto (soldi, quadri, gioielli, oro…) là dove stava e cioè nei caveau delle banche svizzere o caraibiche. Banche che, pur di tenersi i clienti, si fecero spesso materialmente carico dell’obolo al fìsco italiano. Punto sul vivo dalle critiche, Giulio Tremonti rispose or­gogliosamente che quella misura era stata addirittura imitata da Berlino. Vero, con una differenza: che lo scudo fiscale tedesco consentiva il reimpatrio dei soldi esportati illegalmente pagando una tassa del 25%. Poi elevata al 35%. Quasi quindici volte l’ammenda nostrana.

Il problema è ovviamente anche culturale, per larghe fasce di popolazione è “normale” o comunque giustificato evadere….Il fatto è che da noi, per gente come l’ex ministro leghista Francesco Speroni, «chi ruba al fìsco non è pericoloso». In America sì, viene considerato tale. Di più: è un nemico della so­cietà. Combattuto senza pietà. Basti dire che se da noi sono fini­ti in galera sul serio, dopo tre gradi di giudizio, pochissimi eva­sori, negli Stati Uniti sono stati 9581 soltanto fra il 2000 e il 2005. Quasi duemila l’anno.

Noi siamo più bravi, risolviamo il problema alla radice. Chi compie reati finanziari, lo condoniamo, per cui non esiste iù il reato, e non perdiamo più tempo in processi nè soldi per gestire il carcere…li teniamo aperti solo per i reati comuni…..

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Indispensabili – La Deriva – “La politica dell’emergenza”

Posted by giannigirotto su 19 aprile 2010

Proseguo la lettura di questo testo che consente di passare dalle generiche accuse e lamentele “da bar”, alla presa di conoscenza precisa e puntuale di moltissime disfunzioni tipicamente italiane, tipicamente assurde, frutto della nostra burocrazia e del nostro concetto di Stato come entità fine a sè stessa e dotata di una propria cervellotica intelligenza.

In realtà sappiamo bene che lo Stato siamo noi, e la situazione che ci circonda non è altro il risultato di molteplici intrallazzi e scambi di favori tra le varie “caste” che detengono il potere, e per le quali ogni mezzo è buono per arraffare denaro sotto forma diretta di mazzette/tangenti, o indiretta sotto forma di appalti vinti e commesse aggiudicate, o qualsivoglia altra forma di speculazione.

Cap.7 – Qui ci vuole un Commissario

Emergenza! Emergenza! E lo Stato aggira le regole dello Stato

Duecentomila euro il restauro del David di Donatelle li vale tut­ti. Ma perché li abbia dovuti tirare fuori la Protezione civile non si sa. La pesante statua in bronzo rischiava di crollare improvvi­samente al suolo mettendo a rischio l’incolumità dei visitatori del museo fiorentino del Bargello? No, era solo il modo più ra­pido per trovare i soldi. Direte: d’accordo, ma «emergenza»? Non ci vuole un’emergenza per decretare un’emergenza? Certo. Infatti l’ordinanza firmata nell’estate 2006 da Romano Prodi spiegava che il «contributo straordinario» alla Sovrintendenza per il David era necessario «per il proseguimento delle iniziative finalizzate al recupero del patrimonio storico-artìstico danneg­giato dagli eventi alluvionali che hanno colpito Firenze il 4 no­vembre del 1966». Un’emergenza di quarant’anni prima.

Ci sarebbe da ridere, se non fosse ormai la prassi. In un Pae­se dove fare ogni cosa, dall’asfaltare una strada a organizzare una gara podistica, è un’impresa, la Protezione civile è diventata un grimaldello. Certo, uno Stato serio davanti alla paralisi dovuta al mostruoso traboccare di norme e cavilli, risse ideologiche e veti sindacali, cambierebbe le regole. Da noi no: scorciatoia all’italia­na. Lo Stato che fotte le regole dello Stato. Geniale……….

…………Tolta la salvaguardia dei merletti di Burano, dei torroncini messinesi e della foca monaca di Capo Carbonara, non c’è pro­blema che non sia stato affrontato negli ultimi anni con la di­chiarazione dello stato di emergenza, l’affido formale alla strut­tura diretta dal 2001 dal padovan-romano Guido Bertolaso e la nomina di un commissario straordinario…………..E la Protezione civile ha ema­nato nel marzo 2007 un’ordinanza nominando il sindaco Rosa Russo lervolino commissario straordinario con poteri speciali per «individuare misure efficaci per la disciplina del traffico, della viabilità, del controllo della sosta», ma anche per «la rea­lizzazione di parcheggi, anche a tariffa» e «l’incremento dei livelli di sicurezza stradale» e il «potenziamento dell’efficacia operativa del Corpo di polizia municipale». Perché poi la signora lervolino dovesse rendere il traffico più scorrevole col cappello della Protezione civile anziché con quello di semplice sindaco sarebbe un mistero, se questa emer­genza non fosse appunto un pretesto. Anche Walter Veltroni, da sindaco di Roma, fu insignito dei poteri speciali di commis­sario all’emergenza traffico. Risultato: saltando mille lungaggini burocratiche, da quel momento, ha aperto 48 cantieri per co­struire parcheggi. Il quintuplo di quelli aperti nei dodici anni precedenti l’ordinanza. Sempre lì si finisce: perché affaticarsi a cambiare le regole, se si possono aggirare?………..

Fi­no all’organizzazione dei Grandi Eventi. Un’idea di Berlusconi. Che appena insediato nel 2001 a Palazzo Chigi, pragmatico com’è, capì al volo le potenzialità del «grimaldello». E dopo il disastroso G8 di Genova, cancellata quella che allora si chiama­va Agenzia della Protezione civile, riportò tutte le competenze a un dipartimento di Palazzo Chigi. Per averla sottomano e affi­darle appunto tutti i nuovi compiti aggiuntivi, assai distanti da quelli istituzionali di aiutare la popolazione in caso di calamità naturali e rischi di varia natura. La visita del papa ad Assisi? Emergenza. Il pellegrinaggio di Sua Santità a Loreto costato 3 milioni di euro? Emergenza. Il vertice italo-russo di Bari? Emergenza. E via così. Tutte «emergenze»: la presidenza italiana del G8 nel 2009 per la qua­le la «Protezione» prevede anche l’assunzione degli interpreti. I Giochi del Mediterraneo. I Mondiali di nuoto. Quelli di cicli­smo su strada a Varese. Perfino le celebrazioni dei 150 anni del­l’Unità d’Italia, di cui si conosce l’arrivo da decenni,……..

Ovviamente l’affidamento alla Protezione civile di queste “Emergenze” con il relativo regime legislativo che viene annullato, comporta una serie facilmente immaginabile di “favori” e affidamenti d’incarico discrezionali, e assegnazione di compensi decisamente corposi alle figure incaricate di effettuare lavori e/o consulenze. E qualiasi altra norma ad hoc viene emanata tramite un'”Ordinanza” della Protezione Civile, che sembra avere poteri illimitati in barba alla Costituzione e a tutto l’ordinamento giuridico italiano…non c’è che dire, noi italiani siamo proprio forti….

Sono stati così tanti, i commissari nominati per questo e quell’obiettivo, che nessuno sa più quanti siano davvero. Anche oltre a quelli della Protezione civile, ci sono i commissari straordinari di governo e poi ancora gli Alti Commissari, con le maiuscole….. un commis­to è come l’ultima sigaretta: non si rifiuta a nessuno. Tanto i se serve a sistemare chi è rimasto trombato alle elezioni.

segue una lista di esempi tra il desolante e il comico, e quindi la denuncia di come le gestioni economiche dei Commissariati sono state spesso e volentieri tra l’inesistente e il truffaldino, senza bilanci, senza rendicontazioni, senza documentazione, con soldi dati a destra e a manca a consulenti e dipendenti senza controlli, unica cosa certa un mare di debiti in eredità….

Quanto all’emergenza delle emergenze, la spazzatura a Na­poli, fa nausea perfino tornarci sopra. Niente puzza d’imbro­glio quanto quell’emergenza, fittiziamente costruita su una realtà vecchia di decenni se non di secoli. ……………una lontana legge regionale che, dissepolta, fa retrodatare l’ultima emergen­za spazzatura al 1973:35 anni fa. E indovinate da cosa era stata motivata, quella legge? Dal colera e da una rivolta a Pianura. Prova provata che il nostro è un Paese più smemorato dello smemorato di Collegno. Era la fine di un agosto torrido. Il presidente del Consiglio Mariano Rumor declamava che i problemi del Mezzogiorno erano al primo posto nella sua agenda, le cozze morivano asfis­siate negli allevamenti legali e in quelli abusivi, la città non ave­va ancora smaltito la rabbia che a metà luglio, nell’incubo d’u­na crisi energetica, aveva scatenato addirittura una serrata dei panificatori seguita da medievali assalti ai forni. E quando fu­rono segnalati i primi due morti dilagò il panico………

Allora come oggi scoppiarono rivolte di piazza contro le discariche. E fu nella scia di questi moti che il Consiglio regio­nale (sui banchi comunisti c’era il giovane Antonio Bassolino) decise di votare una «dichiarazione d’urgenza». E di varare una legge che stanziava 30 miliardi di lire per «costruire i necessari inceneritori nel quadro di un piano regionale di cinque anni». ………………

Da allora, di emergenza in emergenza, si sono succeduti 5 capi dello Stato, 10 legislature e, compreso quello uscito dal vo­to del 13 aprile 2008, 30 governi. Ricominciando sempre da ze­ro. Quanto al Commissariato campano, più ancora delle inchie­ste giornalistiche pesa come una pietra tombale la relazione fi­nale nella primavera del 2008 della Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dal napoletano ed ex assessore bassoliniano Roberto Barbieri. Che parla di «risorse utilizzate non per avviare tempestivamente un ciclo industriale integrato dei rifiu­ti, bensì per costruire apparati burocratici, formare consigli di amministrazione di società miste, assumere lavoratori da tenere in parcheggio: politiche di rassegnato sostegno dell’esistente, nell’illusione che l’esistente sostenesse indefinitamente la politi­ca». Col risultato che «accanto al percolato che, nel frattempo, discariche mal gestite vomitano sui terreni, ammorbando l’aria e intossicando le acque, questo maneggio improprio di risorse pubbliche lascia trasudare ciò che pudicamente è stato definito magma: in realtà un impasto melmoso di burocrazia inefficien­te, politica clientelare, malaffare criminale».

segue una lista di comportamenti nefandi e economicamente molto dispendiosi tenuti dai Commissari per non fare in sostanza assolutamente nulla, e peggio, di comportamenti di collusione con la criminalità.

………Come? Risponde la Corte dei Conti all’inizio del 2007. Appalti dati a trattativa privata, «in violazione della normativa comunitaria», commesse milionarie distribuite agli amici, gare vinte con ribassi modestissimi subito compensati da perizie di variante. «In tutte le diverse fasi del ciclo dei rifiuti, si affacciano im­prese che provengono dal nulla e tornano nel nulla, senza sto­ria, senza mezzi, senza professionalità», denuncia nella sua rela­zione il procuratore generale della magistratura contabile Clau­dio De Rose. «Si presentano offerte non supportate da alcuna analisi costo-prezzi-profitto, con ribassi azzardati e non rispon­denti alla logica di mercato. Ciò avviene perché l’offerta è go­vernata da accordi preconfezionati in regime spartitorio e con ricadute in termini clientelali, familistici, pacchetti di voto.» Un Far West……

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La terra degli Gnu (Ognuno per sè e Dio per tutti)

Posted by giannigirotto su 22 marzo 2010

E’ da sempre che volevo scrivere un articolo identico! Ringrazio pertanto Mimmo Guarino che è riuscito a scriverlo come e meglio di quanto avrei fatto  io!

E’ superfluo pertanto che io dica che sono d’accordo al 101%, e che le mie iscrizioni a diverse Associazioni sono il mio tentativo e il mio contributo a favore degli “GnUmani”.

Quindi grazie ancora Mimmo, vi invito tutti a leggere questo bellissimo articolo cliccando o sulla foto a fianco o sul nome dell’autore….

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Indispensabili: “Economia Canaglia” – 4° Capitolo

Posted by giannigirotto su 9 febbraio 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, ho cambiato approccio.

In questo caso infatti inserisco un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile.

Considero questo libro veramente “indispensabile”, perchè chiude il cerchio fra la liberalizzazione del mercato globale e il crescente peggioramento della condizione socioeconomica di enormi strati della popolazione, in particolare la cosidetta “classe media” e le prime vittime manco a dirlo sono state le donne, e ci offre una chiara visione degli scenari che ci aspettano nel futuro. La scelta ponderata ed intenzionale del Governo cinese di non intervenire a livello legislativo nella gestione dell’enorme crescita economica in atto, per poter approfittare al massimo delle opportunità di guadagno relative, ha aperto la porta ad una nomenclatura di imprenditori per quali il concetto di etica, di sostenibilità e di rispetto dei diritti umani non esiste. Non a caso la parola d’ordine è stata “Arricchitevi!”. Questo capitolo è la dimostrazione che quando la politica si ritira, l’economica canaglia prospera. Invito pertanto veramente tutti a divulgare i contenuti puntuali e documentati di questo libro, segnalandoli ai propri amici. La conoscenza infatti è il primo passo per raggiungere vera libertà e progresso civile. Buona lettura

Capitolo 4° La terra delle opportunità

In questo capitolo viene esaminata impietosamente e razionalmente la Cina. Lungi dall’aver portato un reale Comunismo, la rivoluzione di Mao ha portato la sostituzione di una oligarchia con un’altra oligarchia, sicuramente in parte sovrapposta. Il capitolo è difficilmente riassumibile, va letto in toto, poichè si parte dalla descrizione della filosofia cinese, diversa da quella occidentale, alla descrizione di come Mao abbia condotto la sua rivoluzione, sino alla recente conversione “capitalistica” degli ultimi 18 anni. In particolare quest’ultima svolta, stante proprio la filosofia cinese e la relativa politica, ha permesso ancora una volta che imprenditori e classi oligarchice senza scrupoli si arricchissero enormemente a scapito dell’ambiente e dei diritti umani più elementari.

……………scritto tra il quinto e il sesto secolo a.c., L’arte della guerra illustra con efficacia i fondamenti filosofici della cultura cinese, in netta contrapposizione con quella europea. Se la filosofia occidentale si sforza di adattare la realtà all’ideale, al modello concettuale, per la cultura cinese quel modello non esiste. La realtà è il prodotto delle circostanze e, come tale, è in continua mutazione. Ecco quindi che la nebbia ad Austerlitz diventa il punto di partenza su cui costruire la vittoria, non 1’evento eccezionale che porta alla sconfitta. Ne deriva che nella cultura cinese niente è permanente, dagli edifici eretti con materiali deteriorabili che richiedono. costantemente di essere ricostruiti (come dimostra il caso della Città Proibita) ai contratti commerciali. «Per un occidentale un contratto è un contratto, mentre in Cina è solo un momento di una serie di preparativi che sono concomitanti per puro caso» scrive Tim Clissold in Mr. China, un libro in cui racconta la sua incapacità di fare affari in Cina.

Il cuore della civiltà cinese batte al ritmo di una serie di eventi da cui trae vantaggio. Questa filosofia porta alla confusione sistematica dei confini tra ciò che la cultura occidentale definisce «legalità e illegalità»…….Le circostanze, non l’etica né la moralità, guidano il saggio cinese che pensa in termini di processo globale……..

……….Solo alla fine del diciannovesimo secolo la Cina deve confrontarsi e interagire con una cultura sviluppata come la sua, quella europea. Trascinata in un violento scontro con le potenze europee, la Cina si vede costretta a scendere a patti con le forze del progresso, i modelli culturali europei (lingue, filosofia, scienza e storia), e con lo strumento politico della rivoluzione. Per la prima volta, viene sottomessa da una civiltà altrettanto sviluppata, in molti campi addirittura superiore. E si tratta di un’ esperienza profondamente traumatica. La risposta cinese all’egemonia occidentale è la Lunga marcia di Mao, un capolavoro del pensiero laterale cinese. A un paese profondamente scosso dalla colonizzazione culturale europea, Mao applica un modello politico occidentale. Per liberare la sua gente scatena una rivoluzione. Combatte le potenze europee con strumenti importati dalla loro civiltà. Adotta la rivoluzione bolscevica, un modello marxista, e la adegua alle circostanze cinesi. In pratica, applica un modello industriale a una comunità contadina, attingendo ampiamente alla teoria marxista che celebra il concetto della lotta di classe. Importa Marx in un paese non industrializzato, che non ha alcuna cognizione né comprensione della coscienza di classe…………La Rivoluzione culturale fa piombare la Cina in un decennio di caos e anarchia  dove però nulla accade per caso………….. Chiude le scuole e le università, umilia pubblicamente milioni di persone e perseguita le minoranze etniche. «Per le violenze scatenate da quell’iniziativa persero la vita tra le 400.000 e un milione di persone………………….

……….La Rivoluzione culturale reintroduce la politica della violenza nella psiche cinese. Per i governanti di oggi, la generazione delle Guardie rosse degli anni sessanta, politica equivale a violenza. Nel 1989, dopo la brutale repressione delle proteste studentesche di piazza Tiananmen, diventa evidente che la violenza della Rivoluzione culturale è insita nella politica cinese. La partecipazione politica è un concetto alieno alla cultura cinese, e questo vale tanto per la Cina imperiale quanto per quella comunista. Il potere si conquista e si mantiene solo con l’uso della violenza e della forza. La conferma recente si ha nel massacro di Dongshou……………

La Rivoluzione culturale epura il partito (istituzione occidentale) e trasforma tutto il potere politico nell’apparato amministrativo di Mao, in modo simile all’organizzazione dell’impero cinese. Così facendo, Mao impedisce anche l’assimilazione culturale di un concetto chiave della politica occidentale: la partecipazione politica. Arresta così la transizione della Cina in stato-nazione e ne facilita la metamorfosi in uno stato-mercato totalitario. Persino oggi, la cultura cinese è priva di una definizione della politica………..

………il motto di Deng Xiaoping «arricchitevi»: il credo incrollabile dello stato-mercato totalitario cinese. Introdotto nel 1992, durante lo storico tour di Deng nel Sud del paese, l’esortazione ad arricchirsi è la risposta ai fatti di piazza Tiananmen. Deng comprende che per mantenere il potere politico il partito deve garantire la crescita economica, perciò apre al liberismo e sprona il popolo e le istituzioni ad attirare capitale straniero. Se arricchirsi è consentito, sfidare il potere del partito non lo è. Aprendo la valvola economica Deng mantiene perciò il tabù culturale sulla politica………

………Così l’economia si apre al piccolo imprenditore, che può sottoscrivere, senza chiedere il permesso, contratti con le aziende straniere. Poi l’imprenditore cinese è libero di onorarli o meno visto che lo Stato se ne tiene completamente al di fuori, e più ci si addentra nel territorio vergine dell’arricchimento cinese più i mercati diventano completamente non regolamentati…………Mentre lo stato apre nuove vie economiche, la popolazione evita di interessarsi alla politica…….

….La legislazione del lavoro occidentale, come il salario minimo e gli straordinari settimanali, è un concetto sconosciuto ai cinesi…..

…….Deng Xiaoping incoraggia la Cina a sbarazzarsi dei fantasmi del passato inseguendo la ricchezza materiale. L’operazione ancora una volta si realizza con un processo pubblico ad alta valenza simbolica. Il processo alla Banda dei Quattro è il rituale decisivo che permette di riciclare ancora una volta la storia. Sacrificando la Banda dei Quattro, Deng preserva il mito di Mao e l’identità della Cina……….

………..Nell’ingresso della Cina nel gotha del capitalismo globale si notano tre elementi chiave che si ritrovano sia nella rete tribale bulgara sia in quella della ‘ndrangheta. C’è un contesto di violenza prolungata che modella la percezione che la gente ha del proprio ruolo limitato nella società, impedendo la partecipazione politica e trasformando la politica in un tabù. Una leadership «illuminata» dirige la rete per raccogliere i benefici dei grandi cambiamenti, proprio come la mistificazione dell’ egemonia europea da parte di Mao sfocia nella Rivoluzione culturale o come l’abbraccio opportunistico di Deng al capitalismo crea lo stato mercato Cina. E infine una forte unità spaziale, e non la storia, come abbiamo visto, è alla base dell’identità tribale della rete, con la geografia usata come collante. Se la metamorfosi della ‘ndrangheta e la trasformazione della nomenklatura bulgara in organizzazione criminale avvengono in un contesto di inadeguatezza endemica delle istituzioni statali nel tenere sotto controllo il cambiamento economico, il governo di Deng si ritira di proposito dall’ arena politica, liberando l’economia dai vincoli legislativi. Tale decisione permette alla Cina di approfittare della globalizzazione e di prosperare nella sfera dell’ economia canaglia.

Il laissez faire economico di Deng riflette l’approccio singolare della Cina alla politica. Costruita su una cultura non schiavizzata dalla modellizzazione, la Cina si considera libera di strutturarsi in base alle circostanze, perfino in base all’economia canaglia. Il notevole successo della Cina nel bel mezzo della globalizzazione sembra confermare che, nel nuovo mondo governato dall’economia canaglia, la politica viene considerata un semplice accessorio dell’opportunismo commerciale: l’economia ha soppiantato anche l’etica e la moralità.

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Cancella il debito – la quadratura del cerchio

Posted by giannigirotto su 19 gennaio 2010

Vediamo se riesco a spiegarmi:

– in Italia alcuni partiti e cittadini si lamentano dei troppi immigrati, così come fanno d’altronde altri partiti/cittadini in altre nazioni…..

– sempre nelle stesse nazioni moltissimi cittadini, per lo più della classe operaia e medio-borghese si lamentano perchè i loro stipendi da molti anni non crescono in proporzione al costo della vita, e sopratutto vi sono moltissimi licenziamenti ed intere fette di economia in crisi, a causa della “delocalizzazione” delle aziende nei Paesi (ovviamente poveri) in cui il costo della manodopera è più basso….

– nel corso degli ultimi due anni si è assistito all’esplosione della c.d. “bolla finanziaria”, che ha dimostrato, se ve ne fosse stato ancora bisogno, che il sistema finanziario mondiale è pesantemente drogato e mal gestito…..

Allora, se noi riduciamo la povertà nei Paesi poveri, il relativo livello di vità crescerà, nascerà un’economia ed un’imprenditorialità locali, e cresceranno anche gli stipendi locali, e di conseguenza diminuirà per le aziende estere la convenienza a spostare in tali Paesi le loro produzioni, che rimarranno pertanto nei Paesi d’origine, evitando le relative crisi e licenziamenti. Contemporaneamente se nei Paesi poveri il livello di vita crescerà, diminuirà l’emigrazione verso i Paesi ricchi.

Ora, una cosa che ancora troppi pochi sanno è che moltissimi Paesi poveri sono presi in una spirale perversa, un circolo vizioso, costituito da un ammontare di debiti estremamente elevato, con un relativo montante di interesse che per quanto si sforzino di pagare non ci riescono (e naturalmente i soldi versati per pagare il debito sono soldi sottratti allo sviluppo locale delle infrastrutture, dei servizi, dell’economia……). Cioè tali Paesi non riescono a pagare nemmeno tutti gli interessi maturati e quindi il debito non diminuisce mai. In pratica questi Paesi hanno sborsato negli ultimi 30 anni (da tanto dura la cosa) cifre elevatissime per pagare un debito che viceversa non si è mai ridotto. Questo perchè i Paesi ricchi, 30 anni fa furono talmente “furbi” da convincere quelli poveri a contrarre forti prestiti a condizioni che sembravano molto buone…….sembravano (i tassi d’interesse erano addirittura negativi…)…un po’ come è successo a tanti italiani che hanno contratto un mutuo a condizioni che sembravano buone……sembravano….

Ora, come già detto, i Paesi poveri con tali debiti, nella grande maggioranza dei casi hanno versato cifre che moralmente dovrebbero giustificare un totale annullamento dei debiti stessi. Negli ultimi anni il Sud del mondo ha ripagato più di 230 miliardi di dollari l’anno su un debito che supera i 2.500 miliardi di dollari a fronte di 50 miliardi di dollari di aiuti e di 100 miliardi di rimesse che gli immigrati mandano ai loro paesi. Il povero Sud diventa sempre più un finanziatore del ricco Nord offrendo come garanzia per il ripagamento del debito le proprie risorse naturali e perpetrando così un’ingiustizia storica mai risolta, che smaschera l’ipocrisia delle misure adottate fino ad ora per affrontare la questione del debito.

Quindi o annulliamo il debito perchè siamo persone etiche, o lo annulliamo perchè ci conviene, ci fa quadrare il cerchio, mette in moto il meccanismo sudescritto che apporterà benefici a tutti. Tutto qui? forse non è tutto qui, ma è un ottimo inizio.

Per chi volesse approfondire rimando al sito collegato all’immagine ad inizio articolo (è un sito in inglese), oppure lo invito a cercare su un motore di ricerca “Cancella il debito“……vedrete che è un tema di cui si parla in tutto il mondo…(anche Bono e Bob Geldof)..ma ancora molto si deve fare…….se mi sbaglio correggetemi…..

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Modelli da diffondere – Bob Geldof

Posted by giannigirotto su 17 dicembre 2009

Ho aperto una nuova sezione del sito, dedicata a far conoscere quelle persone che con il loro comportamento e le loro opere si sono dimostrate in grado di migliorare questo mondo.

Ora, poichè questo mondo è controllato da tutt’altro che brave persone, le summenzionate ricevono dai mass-media un’attenzione decisamente troppo scarsa, naturalmente per non turbare troppo lo status-quo esistente. A mio avviso invece se ne dovrebbe parlare tutti i giorni, perchè esse hanno portato e portano un germe di  cambiamento positivo, e dovrebbero diventare dei modelli di riferimento delle future generazioni.

Nel mio piccolo tenterò di diffondere il loro esempio, il loro messaggio ed il loro coraggio.

Inizio con una persona che ha segnato profondamente la mia vita, e di cui non esito a proclamare la mia stima ed empatia più profonda. Bob Geldof.

Bob Geldof ha ricevuto dalla Regina Elisabetta il titolo di “Cavaliere” (la massima onorificenza britannica), è stato nominato “Uomo di Pace” dai vincitori del premio Nobel per la pace,  è stato cinque volte candidato al premio Nobel per la pace, ed ha ricevuto numerosissime altre attestazioni onorifiche, poichè in definitiva è stato ed è tuttora l’uomo che più di ogni altro ha contribuito a migliorare fattivamente la vita di milioni di persone.

Bob Geldof ha organizzato dapprima “Band Aid” nel 1984 e quindi “Live Aid” nel 1985, raccogliendo circa 250 miliardi delle vecchie lire interamente impiegate per soccorrere le popolazioni africane colpite dall’immane carestia che le stava affligendo.

Ma la sua opera è andata ben oltre ad un pur gigantesca raccolta di fondi.

Egli infatti ha avuto il grandissimo merito di voler capire i meccanismi che stanno dietro la povertà.

Quindi si è circondato di persone esperte appartenenti al mondo del volontariato e delle ONG per sviscerare tali problematiche, ed innanzitutto ha capito che le nazioni povere sono incatenate a vita ad un circolo vizioso essendo obbligate al pagamento di enormi quantità di denaro a puro titolo di interessi su prestiti contratti quando il tasso era bassissimo (ed è poi salito moltissimo, da noi si chiamerebbe banalmente strozzinaggio…..), e si trovano quindi ad avere un debito sempre crescente che non gli permette di investire risorse in opere e infrastrutture di sviluppo.  Per contrastare tale gigantesca ingiustizia ha quindi creato e supportando la Campagna “Cancella il debito” (“drop the debt” in inglese”) . Memorabile è stata in tal senso la visita nel 1999 a papa Giovanni Paolo II, che aveva aderito e appoggiato tale campagna, in compagnia di Bono degli U2 (nella foto linkata non si vede, ma a fianco di Bono c’è Bob Geldof  e Quincy Jones).

Come dicevo Geldof ha voluto capire i meccanismi che stanno alla base della povertà, ed oltre al meccanismo perverso degli interessi sul debito, ha scoperto le molte altre terribili verità del neocolonialismo e del capitalismo selvaggio, per esempio:

– il divieto per i paesi poveri produttori di materie prime di esportarle se sono lavorate. Cio determina che non possono quindi nascere in quei paesi industrie di trasformazione…..i locali sono troppo poveri per comprare prodotti alimentari lavorati, e vige appunto il divieto di esportazione, quindi nessun sviluppo industriale in tal senso…..

– il meccanismo di crezione all’interno della Comunità Europea di enormi depositi di immagazzinaggio di prodotti alimentari, in modo da far sì il prodotto circolante non sia mai troppo e che il prezzo non scenda quindi troppo in basso…..in sostanza lo si mantiene alto artificialmente….

– Il meccanismo dei sussidi ai prodotti agricoli a favore dei produttori dei paesi sviluppati, ricchi. Quello che a prima vista sembrerebbe un giusto aiuto a favore degli agricoltori, si rivela un meccanismo per arricchire le grandi multinazionali produttrici, che si vedono cioè beneficiarie di sostanziosi aiuti finanziari, e sopratutto che vedono eliminata alla radice la potenziale concorrenza degli agricoltori dei paesi poveri. Questi infatti non ricevendo sussidi hanno un costo di produzione più alto, e di conseguenza non possono vendere le loro merci “sottocosto”, come invece si possono permettere i produttori dei paesi ricchi, grazie ai sussidi……

– La sistematica razzia delle risorse naturali da parte dei Paesi ricchi nei confronti di quelli poveri, che ne hanno determinato e continuano a determinare un terribile impoverimento. Quando Geldof andò nel 1985 in Etiopia, allora devastata da una terribile carestia, gli fu spiegato che il Paese aveva subito un disboscamento selvaggio, con il conseguente deterioramente del territorio e del ciclo dell’acqua, ed era quella la vera ragione per cui la carestia aveva assunto proporzioni apocalittiche…..

In buona sostanza Geldof capì che il benessere delle nazioni ricche è assolutamente legato allo sfruttamento delle risorse e della manodopera dei Paesi poveri, ed ha avuto il merito di portare all’attenzione del grosso pubblico (di lingua inglese, perchè qui da noi la RAI non lo ha badato neanche di striscio) queste situazioni paradossali. Sfruttando infatti la notorietà che gli era derivata dall’aver organizzato i due eventi musicali suddetti ed i conseguenti inviti ad incontrare personalità politiche un po’ in tutto il mondo, ha imposto la sua “diplomazia punk” alle televisioni ed agli interlocutori, semplicemente dicendo pane al pane e vino al vino, non subendo di timori riverenziali nei confronti di nessuno, ma anzi attaccandolo direttamente per la mancanza di una politica che ristabilisse la giustizia mondiale.

Bob Geldof è stato innovativo anche nel suo approccio sulle modalità di fare beneficenza, e sulla logistica relativa. Ha creato una fondazione per la gestione del patrimonio che aveva ricevuto mediante le sue raccolte di fondi, ed una volta resosi conto che il costo del trasporto andava ad incidere in maniera esorbitante sulle spese, ha acquistato una propria flotta logistica, che si è rivelata molto più economica di un affitto di strutture altrui, e che difatti ora viene utilizzate anche da molte altre associazioni di volontariato e ONG in generale.

Geldof continua il suo impegno totale verso l’Africa e la lotta alla povertà in generale, essendo membro dell’Africa Progress Panel, e della ONE, quest’ultima in particolare conta 2 milioni di attivisti, essendo una giunzione di Bread for the World Institute, CARE USA, International Medical Corps, International Rescue Committee, Mercy Corps, Oxfam America, Plan USA, Save the Children, World Concern, World Vision.

Ma per capire meglio il carattere di quest’uomo straordinario, vi esorto caldamente a leggere la seconda parte del suo libro/biografia “Tutto qui?“. La seconda parte infatti descrive minuziosamente gli accadimenti che hanno inizio dalla sera in cui Geldof vide un servizio televisivo della BBC concernente la drammatica situazione in Etiopia, sino all’organizzazione dei due eventi musicali e ai mesi successivi in cui Geldof incontra diverse importantissime personalità politiche per perorare la causa dell’Africa. Questa parte del libro è entusiasmante, in quanto dimostra e racconta come certe volte i miracoli “umani” siano possibili, e come la gente spesso non aspetti altro che una buona occasione per tirare fuori la parte migliore di sè per collaborare alla riuscita di progetti meritevoli ed altruistici. Personalmente in diverse occasioni in cui mi sono sentito depresso sono ricorso alla lettura di questa parte del libro che mi ha sempre portato una grossa iniezione di fiducia ed entusiasmo. Ma a prescindere da questo il libro riporta degli avvenimenti che è bene le future generazioni conoscano, sono convinto che li prenderanno ad esempio. Nei prossimi giorni farò il possibile per mettere a disposizione un estratto di tale libro….

Vi ricordo che trovate una scheda su altre grandissime persone nella mia sezione “Modelli“.

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Giustizia, carceri e Tangenti

Posted by giannigirotto su 1 ottobre 2009

In questo periodo il Ministro della Giustizia, Alfano afferma che si devono costruire nuove carceri per risolvere i problemi legati alla criminalità nel nostro Paese.

Vorrei esporre una riflessione. Partiamo dalle fondamenta del nostro Ordinamento, la Costituzione, questa proclama all’art. 27 che:

a) L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

b) Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Ripeto, queste due frasi non sono mere opinioni mie personali, sono LEGGE FONDAMENTALE ITALIANA, così come lo è tutto quanto è scritto nella Costituzione.

Da ciò dovrebbe derivare che tutti gli imputati in attesa di giudizio non dovrebbero essere incarcerati, salvo specifiche, rare e giustificate eccezioni. Allora come mai, praticamente da sempre, “le carceri italiane ospitano più imputati in attesa di giudizio che persone condannate in via definitiva“? I dati del 2007 (dopo il famigerato ultimo Indulto) davano un 58% di detenuti nelle carcere costituito da imputati in attesa di giudizio, mentri gli ultimi dati parlano di un 51%.

Già nel 1972 Alberto Sordi fece uno storico film “Detenuto in attesa di giudizio” che ben denunciava questa assurdità del sistema Italia. Ma da allora ben poco è cambiato…..

Secondo, visto che la Costituzione impone che la pena deve “tendere alla rieducazione”, perchè non utilizzare di più l’affidamento ai servizi sociali?

Credo che la risposta alla suddette questioni sia molto semplice:

Un condannato in misura alternativa, in affidamento ai servizi sociali, costa 5 euro al giorno allo Stato, un detenuto invece costa dai 150 ai 200 euro al giorno allo Stato.

Questo significa che ogni giorno spendiamo circa 9 milioni di euro per il mantenimento dei detenuti. Quindi più di 3 Miliardi all’anno (6000 miliardi di vecchie lire…..)

Qualcuno ha detto che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, per cui non è che questa situazione sia determinata dalla volontà dolosa dei soliti noti di approffittare del giro di denaro e relative inevitabili tangenti/favori/scambi che ci graviteranno intorno? E’ una domanda eh, sia ben chiaro, non sia mai detto che io dubiti dell’onestà dei nostri politici ed amministratori….. valutate voi.

Infine, a cappello, per chi potesse pensare che i “servizi sociali” siano una misura troppo “debole”, vorrei sottoporre quest’ultimo dato:

I detenuti affidati ai servizi sociali difficilmente compiono altri reati e ritornano in carcere: solo tre su dieci. Invece chi sconta la detenzione solo in carcere spesso continua a delinquere: ben sette su dieci.

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Gianni Girotto

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Appelli via Internet

Posted by giannigirotto su 17 giugno 2009

Nella mia sezione “Agisci” ho elencato una serie di siti che tra le rispettive attività propongono anche la firma “online” di appelli su varie tematiche.

Volevo oggi a titolo di esempio proporre alcuni appelli che negli ultimi giorni sono stati diffusi, nella speranza di diffondere il più possibile questa importantissima opportunità di far sentire la voce del popolo a chi ci governa e/o alle aziende che di fatto determinano lo svolgersi degli eventi. E’ un punto che ritengo fermamente essere molto sottoutilizzato e snobbato, e che al contrario diventerà sempre più importante con la diffusione di Internet e il suo utilizzo sempre più frequente. Obama docet….

Se volete firmare gli appelli basta cliccare sopra le scritte in azzurro……

1)Let Iran know that the global community is monitoring their every move.

(Facciamo sapere alle autorità Iraniane che la Comunità internazionale monitora il suo operato) – AMNESTY INTERNATIONAL

2) Pierre Cardin: Not so Chic Underneath

(Pierre Cardin: non così chich sotto il vestito) – CLEAN CLOTHES CAMPAIGN

3) Tell President Obama to act on the science and take the lead on global warming today.

(Esorta il Presidente Obama ad agire in base alla scienza e guidare la lotta contro il riscaldamento globale.) – GREENPEACE

4) A labour rights defender is murdered; police shoot two men in police custody.

(Un Sindacalista è stato ucciso; la Polizia spara a due uomini già sotto custodia). – ASIA HUMAN RIGHTS COMMISSION

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I miei “Credo” – Ricchi & Poveri

Posted by giannigirotto su 1 Mag 2009

Scrivo questo “Credo” solo adesso perchè mi sembra persino troppo banale, ma credo sia giusto che per completezza lo dichiari ugualmente.

Credo che le Nazioni ricche stiano saccheggiando quelle povere. Meglio ancora credo che, da parecchie decine di anni ormai, i gruppi di potere, nazionali o multinazionali che siano, le grosse concentrazioni di capitale, ora appannaggio anche di gruppi di persone cinesi, russe, etc, lavorino com’è logico per mantenere e rafforzare la loro posizione dominante, con ogni mezzo, violento o subdolo che sia.

Questo significa concretamente, per esempio, bruciare o disboscare la foresta amazzonica per lasciar spazio al proprio bestiame da pascolo, estrarre petrolio e più in generale qualsiasi altra materia prima (carbone, ferro, nichel, cobalto….) senza far partecipare la popolazione locale alla distribuzione del reddito ricavato, ma anzi sfruttando la manodopera locale sottopagandola, e molto spesso fomentando più o meno segretamente conflitti locali per avere una situazione generale di confusione che consenta una gestione più “giustificata” della situazione, o molto più “semplicemente” sfruttando l’abbondanza di manodopera locale a bassissimo costo per produrre le merci, siano queste agricole come le banane, il cacao o la gomma, o industriali come vestiti, giocattoli, prodotti elettronici ecc. ecc.., che verranno poi esportate verso i Paesi che se le possono permettere. Stessa cosa dicasi per gli allevamenti di bestiame in Brasile e Argentina, le cui carni non sono assolutamente consumate dalla popolazione locale ma sono esportate principalmente verso USA e Europa.

Tutto quanto sopra si riassume con la parola “neocolonialismo”, una forma di dominio molto più devastante e subdola della precedente, in quanto formalmente il Paese-oggetto è libero, ma in realtà è schiavo di un dominio mantenuto con la corruzione, il finanziamento dei gruppi armati locali, pagati per mantenere una situazione di guerra civile, la negazione dei diritti dei lavoratori di far crescere i loro figli dando loro un educazione che li strappi da questo circolo vizioso, e la negazione di ogni forma di credito verso le classi meno abbienti.

Giusto per fornire una conferma “ufficiale” di quanto sopra, riporto un articolo del numero di Giugno 2010 della rivista “Valori” edito dal gruppo di Banca Etica, che appunto riporta pari pari questa situazione (clicca sull’immagine per ingrandirla, e poi un ulteriore click la ingrandisce ulteriormente).

Credo siano concetti ormai molto diffusi, e chiunque abbia frequentato ONG o volontariato in generale li avrà certamente già assimilati, sono sicuro quindi di essere in ottima e numerosa compagnia, e credo altresì che ognuno di noi che sia convinto di queste verità debba dichiararle apertamente, così sarà più facile conoscerci ed unirci. Per tutti comunque l’invito è quello di AGIRE anzichè semplicemente subire e attendere che siano gli altri a cambiare le cose. Cose che si possono fare ve ne sono molte, le più significative le ho raggruppate in un apposita sezione; AGISCI.Gianni Girotto

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