Tracce

Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

  • visite ricevute

    • 357.373
  • Iscriviti

  • Add to Google

  • Categorie

  • Archivi

Posts Tagged ‘guerra’

Indispensabili: Bob Geldof – Tutto qui?

Posted by giannigirotto su 16 febbraio 2010

 

Sono particolarmente lieto di poter inserire un estratto di questo libro nella mia sezione “Indispensabili“.

Bob Geldof è per me un modello a cui ispirarsi, magari non totalmente nel carattere alcune volte non proprio d’etichetta, ma certamente nella profonda etica, onestà e mancanza di ipocrisia che lo contraddistingue.

Questo libro (titolo originale “Is that it?”), più precisamente la sua seconda parte, descrive gli avvenimenti che hanno inizio verso la fine del 1984 e per circa i due anni successivi.

Bob Geldof era allora un cantante di un gruppo pop che aveva avuto un discreto successo internazionale negli anni appena precedenti, ma in quel periodo si trovava in crisi. Una sera vide un drammatico servizio della BBC sulla apocalittica situazione umanitaria in Etiopia…..e decide che non può mettere a tacere la sua coscienza semplicemente donando un po’ di soldi. Decide che deve donare un po’ di sè stesso, del suo tempo, del suo talento, di quello che riuscirà a fare…..quello che inizialmente parte come un piccolo progetto per fare un disco assieme ad altri cantanti Inglesi (Do they know it’s christmas’ time – Band Aid) , da vendere per beneficenza, diventa con il passare delle settimane prima, e dei mesi poi, il più grande evento che la storia della solidarietà umana ancora conosca….il megaconcerto LIVE AID.

E’ la storia esaltante di come una ferrea volontà unita ad un altruismo smisurato riescano a coinvolgere ed unire gli artisti, i produttori, tutto il mondo che gira intorno alla musica e ai mass-media, verso un risultato che per un’instante tocca l’utopia.

Ma non si tratterà solo di beneficenza fine a sè stessa…..pur essendo questo l’obiettivo e il movente iniziale che spinge Geldof assieme ad un nutrito gruppo di altre splendide persone a dedicarsi anima e corpo all’organizzazione del disco prima, del concerto poi, e alla gestione postuma dell’enorme cifra raccolta infine, Geldof si renderà conto che l’operazione più importante a cui vuole contribuire sarà quella di sollevare il velo sopra un’enorme sistema di ingiustizie politiche e sociali che condannano l’Africa ad un destino di miseria imposta.

Questa storia va letta da una parte perchè è esaltante, positiva al massimo. Ti riconcilia con il genere umano vedere come sia stato possibile mettere da parte le rivalità e le incomprensioni personali per contribuire alla riuscita di un bene comune più importante, in un impeto di sano entusiasmo ed puro altruismo difficilmente ritrovabili. Dall’altra parte per capire una volta di più l’ipocrisia di una grande parte del mondo politico e delle lobbies economiche che dominano il mondo “legalmente” mediante la determinazione di politiche commerciali progettate per mantenere l’Africa una “vacca da mungere” e nient’altro.

Personalmente ho letto questa storia molte volte, spesso per tirarmi su il morale e ricevere un’iniezione di fiducia da una parte, ed una lezione di moralità dall’altra.

Io non posso che esortarvi di cuore a leggerlo, credo sia davvero molto, molto importante, e spero accolgano il mio invito sopratutto i più giovani, in modo capiscano che vi sono ancora dei modelli a cui guardare. Sono convinto che se riuscirete a trovare il tempo per iniziare a leggerlo, non vi fermerete tanto presto, ed alla fine ringrazierete il cielo per aver potuto conoscere questa storia e quest’uomo……

Buona letturaGirotto

Posted in Agisci, Agricoltura, Associazionismo, Cooperazione, Crisi umanitarie, Economia/Finanza, Etica, guerra & pace, Indispensabili, Inganni, monopoli, multinazionali, sfruttamento, Società/Politica, Sostenibilità | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

Indispensabili: “Economia Canaglia” – 1° Capitolo

Posted by giannigirotto su 24 gennaio 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, vorrei cambiare approccio.

In questo caso infatti inserirò un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile nell’articolo di presentazione, come questo che riguarda appunto il primo capitolo.

In questo modo spero di poter raggiungere un numero più vasto di lettori, che altrimento penso si spaventerebbero dalla mole del libro e dall’importanza e apparente difficoltà degli argomenti trattati.

Inutile dire che considero questo libro veramente “indispensabile”, perchè chiude il cerchio fra la liberalizzazione del mercato globale e il crescente peggioramento della condizione socioeconomica di enormi strati della popolazione, in particolare la cosidetta “classe media” e le prime vittime manco a dirlo sono state le donne, e ci offre una chiara visione degli scenari che ci aspettano nel futuro. La globalizzazione ha riversato nel mercato del lavoro una quantità smisurata di manodopera a bassissimo costo, dapprima poco acculturata ma via via rapidamente con preparazione sempre migliore. Questo ha comportato e comporterà ancora per molti anni, inevitabilmente un sostanziale impoverimento delle classi medie dei Paesi ricchi, a favori di quelle “Elite” che manovrano immensi imperi economici, sia leciti che illeciti. Questa tendenza proseguirà sino a tanto che gli stipendi della manodopera nei paesi poveri non raggiungerà livelli simili a quelli dei paesi ricchi. Invito pertanto veramente tutti a divulgare i contenuti puntuali e documentati di questo libro, segnalandoli ai propri amici. La conoscenza infatti è il primo passo per raggiungere vera libertà e progresso civile. Buona lettura

CAPITOLO UNO – “A letto con il nemico” –

Abbiamo salutato con gioia l’abbattimento del muro di Berlino, peccato sia caduto sulla testa delle donne. –   Commento di un’esponente della DUMA (Il Parlamento) Russa.

Da sempre è il potere economico che domina il mondo. “Nel corso dei secoli, i mercanti hanno accumulato ricchezze immense e i politici hanno sempre saputo di doverci fare i conti….le principali civiltà poggiano sempre su solide basi commerciali, sapientemente difese da imponenti eserciti…..Per conquistare il controllo dei mercati sono state combattute infinite guerre….In epoca moderna, il Piano Marshall è uno degli esempi migliori di come la politica abbia asservito l’economia per ridefinire le regole del mercato. Anche se l’America è il paese donatore, ne trae i maggiori vantaggi. La ricostruzione crea nuovi sbocchi per le aziende statunitensi e plasma oltreoceano un nuovo mercato su misura delle esigenze dell’ economia americana. Così, nell’immediato dopoguerra, flotte di mercantili attraversano l’Atlantico per portare materie prime e merci all’Europa che deve ri­prendersi dalla tragedia. Le carovane di autocisterne, che trasportano la preziosa fonte di energia necessaria a ripulire le macerie e ricostruire le città bombardate, formano un ponte di aiuti sull’ oceano. E nel momento in cui l’Europa occidentale si riprende, il consumismo americano è pronto a plasmare le abitudini di acquisto degli europei. Nei negozi compaiono i televisori, gli aspirapolvere e le lavatrici, già diffusissimi negli Usa. Le immagini di casalinghe americane bionde e sorridenti ­tutte copie di Doris Day – che giocano con i nuovi balocchi «domestici» bombardano le famiglie dell’Europa occidentale. Per questo tutti so­gnano l’automobile e il televisore. L’America esporta persino modi nuovi per acquistare questi prodotti: con il pagamento rateale diventano quasi alla portata di tutti. E l’indebitamento dei consumatori europei sale alle stelle……

…oggi si sa che il sogno americano è stato soprattutto un’ astuta trovata di marketing.

Negli anni cinquanta e sessanta, gli Stati Uniti sono nella morsa del maccartismo e gli scintillanti slogan pubblicitari servono a nascondere la dura realtà di una società repressa, afflitta dal pregiudizio e solcata da profonde tensioni razziali.

Il Piano Marshall è il prodotto economico del nuovo ordine politico legato alla Guerra fredda. Un sistema che isola l’Occidente dal Blocco sovietico. Un ordine che per molti versi è l’opposto della globalizzazio­ne e chiude l’Occidente in un sistema economico fortemente regola­mentato. Il Piano nasce dalla mente di grandi economisti, tra cui l’ingle­se John Maynard Keynes (intellettuale membro del celeberrimo gruppo di Bloomsbury), ed è la manifestazione di una nuova dottrina che mette l’accento sul ruolo preminente dello stato nella sfera economica. Non solo: determina la supremazia economica del paese più forte. Per tutta la durata della Guerra fredda, il successo di questa filosofia poggia sull’a­bilità di Washington nel controllare e manipolare le forze economiche che sostengono il nuovo mercato europeo – e in seguito molti altri – a vantaggio degli Stati Uniti…….Ma, quasi per paradosso, una volta raggiunto lo scopo ultimo della Guerra fredda -l’abolizione della cortina di ferro – questo sistema va in frantumi. Lo stato perde il controllo del mercato perché la politica non è più in grado di governare l’economia. E in quel momento l’economia cessa di essere al servizio della politica per fare l’interesse dei cittadini e diviene una spregiudicata canaglia, orientata esclusivamente al facile guadagno a spese dei consumatori.

I due eventi simbolici dell’inizio e della fine della Guerra fredda – il Piano Marshall e la caduta del muro di Berlino – rappresentano proprio i due estremi opposti del complesso rapporto che si viene a creare tra politica ed economia e permettono di capire chiaramente come dal controllo della politica sull’ economia si possa passare a una situazione in cui l’economia canaglia tiene in scacco la politica.

Il Muro del Sesso: La E-55 corre annoiata lungo il confine tra Repubblica Ceca e Germania. La chiamano l’«autostrada dell’amore». Questa squallida striscia d’asfalto ospita la più alta concentrazione di prostitute d’Europa. Sul ciglio della strada, una accanto all’altra, le donne dell’ex Blocco sovietico offrono il proprio corpo a prezzi stracciati: 35 euro mezz’ora, 45 senza preservativo. Ma l’E-55 è un posto come tanti. L’ex confine tra Europa dell’Est ed Europa dell’Ovest è una sequenza quasi ininterrotta di mercati del sesso, bordelli e chioschi. Un nuovo lungo muro umano di ragazze dalla pelle diafana si snoda lungo quella che era la cortina di ferro.

Di là il fallimento del modello comunista, di qua l’Occidente che consuma corpi e ideali………… Poi, sempre lì al cancello tra Est e Ovest, ci sono addirittura i mercati specializzati nella vendita delle schiave bianche. Uno dei più noti è nella Serbia nordoccidentale e ci vengono i mercanti di sesso di tutto il mondo. Lo chiamano Mercato Arizona e sembra una città della corsa all’oro americana del diciannovesimo secolo……..

La E-55 e il Mercato Arizona sono uno dei surreali effetti collaterali della caduta del muro di Berlino (che rappresenta) lo smantellamento del comunismo e la nascita della globalizzazione………….

Fino agli anni novanta la prostituzione nei paesi comunisti è di fatto inesistente. Pur non vietata esplicitamente, i governi la ostacolano. La domanda è bassa, ……….  anche l’offerta è bassa. La piena occupazione garantisce a tutti un salario, che riduce enormemente il numero di donne disposte a guadagnarsi da vivere vendendo il proprio corpo ………………….le prostitute comuniste, gestiscono da sole i loro profitti. Non ci sono i papponi: quella del protettore è consi­derata un’ attività criminale e viene duramente punita.

Ma lo smantellamento del comunismo fa piombare nella povertà la popolazione dell’ex Blocco sovietico, e le donne sono tra le principali vit­time della nuova miseria. Già a metà anni novanta la disoccupazione tra le donne russe raggiunge l’80 per cento, mentre durante il regime sovie­tico era quasi pari a zero. Le donne, tra l’altro, sono per più dell’80 per cento capifamiglia singoli e monoreddito. Così, nel 1998, oltre la metà dei bambini russi dai sei anni in giù vive al di sotto della soglia di povertà, e molte donne diventano prostitute per dare da mangiare ai figli………….Negli anni novanta, l’offerta di donne istruite provenienti dalla Russia e dall’Europa dell’Est diviene un fenomeno unico nell’industria della prostituzione……….

Israele è uno dei maggiori importatori di prostitute slave. Ogni mese un milione di israeliani fa visita a una prostituta. Secondo la Commissione d’inchiesta parlamentare israeliana, “ogni anno dalle 3000 alle 5000 donne [dell’ex Blocco sovietico] vengono introdotte clandestinamente in Israele e vendute all’industria della prostituzione. [. .. ] Le donne lavorano sette giorni su sette, fino a 18 ore al giorno, e dei 120 Nis (27 dollari) pagati dai clienti, a loro ne restano solo 20 (4,50 dollari). lO 000 di queste donne attualmente risiedono nei 300-400 bordelli del paese. Sono vendute dagli 8000 ai lO 000 dollari l’una.”

Si riesce a intuire la portata dell’attività seguendo il flusso dei grossi profitti riciclati in Israele: solo dal 1990 al 1995, circa quattro miliardi di dollari sono stati investiti nelle banche israeliane. Altri 600 milioni di dollari vengono riciclati in beni immobili………………………………

Fonti israeliane confermano che l’afflusso di ebrei russi ortodossi, un altro dei fenomeni legati al crollo dell’Unione Sovietica, ha dato un impulso inaspettato all’industria della prostituzione. «Molti avevano legami con la mafia russa che, all’inizio degli anni novanta, controllava quasi interamente il racket delle prostitute slave, e contribuirono a instaurare legami con i protettori locali» dice un poliziotto di Tel Aviv. Michael, il protettore di Berlino, conferma che, subito dopo la caduta del muro, è la mafia russa ad assumere il controllo del traffico della nuova merce. «Negli anni novanta, chi portava le nuove ragazze a Berlino erano i russi.»……………………………. Nel 2006 il valore annuale stimato del business plurimiliardario della prostituzione globale ammontava a 52 miliardi di dollari,23 e molto del suo reddito è legato alla natura illegale dell’attività. In Olanda, per esempio, dove la prostituzione è stata legalizzata da decenni,  i protettori sono pochissimi, le prostitute pagano le tasse, hanno diritto all’assistenza sanitaria, alla previdenza sociale e alla protezione della polizia.

…..ancora……La caduta del comunismo all’inizio degli anni novanta ha reso la popolazio­ne più egoista e ha provocato una profonda crisi morale che dura anco­ra oggi» scrive l’autore russo Viktor Erofeev……

Gli unici a trarre profitto dalla cultura del «sesso in vendita» sono i «protettori» della globalizzazione, gli illusionisti dell’ economia canaglia. Bande criminali e politici corrotti russi e balcanici hanno intascato miliardi di dollari e si sono ritagliati uno spazio nell’ economia globale grazie alla tratta delle donne. li boss ucraino Semion Mogilevié, dall’ini­zio del 1998 a metà del 1999, grazie alla prostituzione, al traffico di droga e agli investimenti truffa, ha riciclato dieci miliardi di dollari attra­verso la Bank of New York.31

La correlazione diretta tra la caduta del muro di Berlino e lo svilup­po dell’industria della prostituzione in Occidente è un esempio illumi­nante per capire quanto possa essere rischioso sottovalutare le conse­guenze di sostanziali trasformazioni economiche e sociali. Soprattutto perché il passaggio al capitalismo globale è avvenuto senza un chiaro progetto politico alternativo. Intere nazioni sono precipitate nella povertà e nell’ anarchia, e nel vuoto di potere e di controllo sociale si sono insinuati gli sfruttatori e i «protettori» della globalizzazione………………………………

In Russia, la perestrojka di Gorbaciov si è tradotta a livello economico in privatizzazione: il biglietto d’ingresso dell’ex Blocco sovietico nel nascente capitalismo globale, la tassa di iscrizione al country club della democrazia. La perestrojka è da subito sinonimo di rapido cambiamen­to economico e viene sostenuta con entusiasmo da consulenti occiden­tali come ]effrey Sachs, promossa da organizzazioni internazionali quali’ il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale, e raccontata come la svolta migliore del mondo dai politici dell’Ovest. Di fatto è l’a­spetto di repentino cambiamento economico insito nella perestrojka a guidare la trasformazione politica. Oggi molti economisti sono concordi nel sostenere che l’assenza di una solida classe politica in grado di regolamentare seriamente il cambiamento ha determinato lo sviluppo dell’ e­conomia canaglia. «In pratica i Russi hanno liberalizzato e privatizzato senza creare le istituzioni preposte a controllare e guidare la difficile transizione verso l’economia di mercato» spiega Miklos Marshall, diret­tore regionale dell’ associazione Transparency International per l’Europa e l’Asia centrale.

nelle pagine seguenti del libro viene spiegato come, con un escamotage finanziario (formalmente legale, ma sostanzialmente truffaldino) basato sulla contemporanea presenza nella Russia di allora, di due valute, (una fisica ed una virtuale) pochi individui siano riusciti ad accumulare immense fortune economiche, togliandole letteralmente dal patrimonio statale.

……………… I risultati sono sconcertanti. A metà degli anni novanta la Russia è il terzo paese al mondo, dopo Stati Uniti e Germania, per numero di miliardari.

La privatizzazione subisce una svolta decisiva nel 1992, quando il presidente Boris Eltsin annuncia che la Russia sta per diventare una società per azioni. La ricchezza della nazione viene divisa, come una torta, in tre parti: una allo stato, che mantiene la partecipazione di maggioranza nelle imprese appena privatizzate, una agli investitori stranieri e il resto alla popolazione. Il primo ottobre del 1992 lo stato dona a ogni cittadino voucher pari a 10 000 rubli (circa 60 dollari, cioè il salario medio mensile), che possono essere usati per acquistare le azioni delle ex aziende statali. I voucher possono anche essere tenuti o venduti, ma realtà pochissimi russi sanno come usarli.

Da1 1992 al 1994 la Russia viene colpita da un’ altra grave crisi economica. Il tasso di cambio del rublo sul dollaro precipita da 230 a 3500 rubli. La svalutazione, insieme all’inflazione a due cifre, spazza via i risparmi della gente. Più di un terzo della popolazione scende sotto la soglia di povertà.? E ancora una volta le cifre parlano chiaro. Secondo le statistiche delle Nazioni Unite, proprio il 1992 coincide con la prima impennata dell’offerta di prostitute e schiave del sesso slave in Europa occidentale.

La gente è disperata e per sfamare la famiglia decide di vendere tutto ciò che possiede, voucher compresi. Khodorkovaki] e gli altri oligarchi si assicurano così il 90 per cento dei voucher allestendo addirittura dei chioschi per strada dove la gente va a scambiarli per una frazione minima del loro valore. Secondo un sondaggio condotto per il quotidiano russo Isvestiya, alla fine degli anni novanta solo 1’8 per cento dei russi ha scambiato i voucher con le azioni delle aziende in cui lavora. Gli oligarchi invece usano i voucher per diventare azionisti di minoranza delle imprese russe che vengono privatizzate. Poi, con la mossa successiva, diventano azionisti di maggioranza cavalcando il malcontento generale.

Già all’inizio del 1995 i russi capiscono che il capitalismo li ha resi più poveri, non più ricchi come loro si erano illusi. Le statistiche economiche ufficiali della Russia indicano che il Pil è sceso del 50 per cento circa. Lo stato è al verde, stipendi e pensioni non vengono pagati. La gente ha nostalgia del vecchio regime comunista e Eltsin rischia la sconfitta alle elezioni del 1996. Per assicurarsi la vittoria, il presidente russo stipula un accordo con gli oligarchi. Lo stato accetta di vendere all’ asta le sue partecipazioni di maggioranza delle imprese statali privatizzate in cambio di prestiti con cui pagare stipendi e pensioni prima delle elezioni. Eltsin si compra la rielezione.

L’accordo, che viene definito «prestiti in cambio di azioni», offre agli oligarchi 1’opportunità di impossessarsi anche del pacchetto azionario di maggioranza dello stato.

Il governo corrotto aveva un bisogno disperato di contanti e le cosiddette «banche» degli oligarchi sottoscrissero l’accordo. Al governo servivano i soldi per pagare le pensioni, salari, eccetera, quindi usò le sue azioni delle aziende di stato come garanzia per ottenere i prestiti dalle banche degli oligarchi. Naturalmente dopo le elezioni il governo non poté ripagare i prestiti, e le azioni sono andate automaticamente alle banche. Ancora una volta, tutto si svolse nella piena legalità

In modo perfettamente legale, dunque, lo stato finisce in scacco di affaristi senza scrupoli.

Dopo la rielezione di Eltsin, gli oligarchi vengono ricompensati per il loro appoggio. Khodorkovskij diventa l’unico in gara per 1’acquisto della Yukos, la terza compagnia petrolifera russa, che compra per una cifra irrisoria: circa 300 milioni di dollari. La portata dell’accordo però si capisce a fondo solo nel 2003, quando la pubblica accusa russa congela il 44 per cento dei beni della Yukos, e sono dieci miliardi di dollari. Da 300 milioni di dollari a dieci miliardi in sei anni.

Con questo metodo e altri simili……. negli anni novanta la Russia ha subito il maggior furto di risorse mai avvenuto in un paese in un arco di tempo così breve. Una stima al ribas­so va dai 150 ai 200 miliardi di dollari in dieci anni, ma si pensa che possa arrivare fino a 350 miliardi di dollari.

Il vero dramma è stato che tali immensi patrimoni non sono rimasti in Russia, reinvestiti, in modo che comunque la collettività ne avrebbe giovato:

Tenerli in Russia significava investire in un paese in piena depressione e rischia­re non solo bassi ricavi, ma anche la confisca da parte del governo suc­cessivo, che avrebbe inevitabilmente protestato, e a ragione, contro l‘«illegittimità» del processo di privatizzazione.

E quindi sono stati trasferiti e investiti tutti all’estero……

Questa fase caratterizzata quindi dall’azione dei “banditi nomadi”, cioè di coloro che depredano il territorio e se ne vanno altrove, si è passato negli anni successivi ai “banditi stanziali”, che cioè depredano il territorio ma in maniera “sostenibile”, lasciando cioè prosperare una certa ricchezza diffusa, in modo da poter continuare la loro attività nel territorio stesso……………….infatti……….oggi la maggior parte degli analisti concorda sul fatto che anche l’attuale presidente russo Vladimir Putin si adatta bene all’immagine del bandito stanziale che tenta di privare gli oligarchi dei loro beni.

Per la politica regolamentare il mercato diventa sempre più difficile. E i problemi di un paese possono innescare una reazione a catena con conseguenze devastanti per molti altri.

Chi poteva prevedere che l’Unione Sovietica si sarebbe disintegrata senza che si sparasse un solo colpo? O che la caduta del muro di Berlino avrebbe fatto nascere l’industria globale del sesso? O che la privatizzazione dell’ economia russa avrebbe permesso il saccheggio delle sue risorse e dato vita a una generazione di oligarchi?

L’opinione pubblica è ignara anche di altre interdipendenze dell’ economia canaglia. Chi corre a Berlino per abbattere il muro a mani nude è mosso dal desiderio di mettere fine a un lungo e doloroso periodo di separazione. Vuole demolire uno spartiacque, una barriera fisica che per decenni ha afflitto l’esistenza di un continente, ha lacerato la sua anima. Eppure, proprio in quel momento, per milioni di donne dell’Europa dell’Est e della Russia, l’incubo peggiore sta cominciando.

Nell’euforia del momento nessuno, neppure gli economisti più illustri, sono in grado di capire che il muro è solo un simbolo. E che in fondo la sua demolizione non è altro che un’operazione di marketing, una messa in scena. Dietro il muro che cade è già pronto a entrare in azione un complesso sistema economico predatore, nutrito e alimentato per decenni dalla rigidità politica della Guerra fredda. È quel tipo di economia che ha un disperato bisogno di nuovi mercati e nessuno, neppure gli architetti della distruzione del sistema sovietico, è in grado di controllarla. Nel vuoto politico che si viene a creare, l’economia canaglia trasforma la globalizzazione, l’invenzione della reaganomics, del thatcherismo e della modernizzazione, in un mutante animato di vita propna.

Con la fine della Guerra fredda il mercato spezza le catene della politica. L’economia diventa una forza canaglia ed è pronta a ridisegnare il mondo secondo le sue regole. Lo vedremo nel seguito del percorso.

Bookmark and Share Gianni Girotto

I risultati sono sconcertanti. A metà degli anni novanta la Russia è il terzo paese al mondo, dopo Stati Uniti e Germania, per numero di miliardari.

La privatizzazione subisce una svolta decisiva nel 1992, quando il presidente Boris Eltsin annuncia che la Russia sta per diventare una società per azioni. La ricchezza della nazione viene divisa, come una I orta, in tre parti: una allo stato, che mantiene la partecipazione di mag­gioranza nelle imprese appena privatizzate, una agli investitori stranieri e il resto alla popolazione. Il primo ottobre del 1992 lo stato dona a ogni cittadino voucher pari a 10 000 rubli (circa 60 dollari, cioè il salario medio mensile), che possono essere usati per acquistare le azioni delle ex aziende statali. I voucher possono anche essere tenuti o venduti, ma realtà pochissimi russi sanno come usarli.

Da1 1992 al 1994 la Russia viene colpita da un’ altra grave crisi economica. Il tasso di cambio del rublo sul dollaro precipita da 230 a 3500 rubli. La svalutazione, insieme all’inflazione a due cifre, spazza via i risparmi della gente. Più di un terzo della popolazione scende sotto la soglia di povertà.? E ancora una volta le cifre parlano chiaro. Secondo le statistiche delle Nazioni Unite, proprio il 1992 coincide con la prima impennata dell’offerta di prostitute e schiave del sesso slave in Europa occidentale

Posted in banche, Crisi umanitarie, Donne, Economia/Finanza, Etica, Indispensabili, Inganni, Lavoro/Impresa, Malavita, monopoli, multinazionali, sfruttamento, Società/Politica | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 Comment »

I miei “Credo” – armi, eserciti, spese militari

Posted by giannigirotto su 28 Maggio 2009

Credo che il livello di sviluppo e civiltà di una nazione sia inversamente proporzionale al livello delle spese che la stessa sostiene in ambito militare.

Se è certamente vero che non viviamo in un mondo idilliaco e pacifico, e quindi si deve essere preparati anche a difendersi, è altrettanto vero che una nazione civile, sviluppata ed industrializzata ha un tessuto di relazioni ed accordi con altre nazioni che la rendono molto più difficilmente attaccabile rispetto ad una nazione povera, con un regime dispotico e con poche relazioni internazionali sane.

Non è certamente un caso che sia ancora una volta l’Africa povera a detenere il record dei conflitti armati, siano essi interni e/o non ufficiali che esterni e “formalizzati”.

Credo che se il denaro speso nel settore militare venisse speso per costruire scuole, ospedali, acquedotti, pozzi, ponti, insomma infrastrutture civili, vero antidoto alla guerra, semplicemente non vi sarebbe più biogno di un settore militare, perchè tutti avrebbero di che vivere in pace. Se pensiamo infatti che sia una cifra spropositata quei 800 miliardi di dollari che il Governo USA sta attualmente impiegando per sostenere l’attuale crisi finanziaria, proviamo a riflettere sul fatto che OGNI ANNO i governi mondiali spendono 1.200 miliardi di dollari in armamenti.

Credo che la lobby dei costruttori di armi sia mostruosamente forte, e generi guadagni immensi per i soliti affaristi senza scrupoli che non hanno rispetto della vita umana.

Non è certo un caso che un gran numero di parlamentari USA abbia investito cifre cospicue nelle aziende che producono armamenti.

Mi si obietterà che quella militare è un industria che crea posti di lavoro e tecnologia, ma cosa vuol dire? anche l’industria non bellica crea posti di lavoro e tecnologia, con la differenza che i suoi prodotti, se usati, non seminano morte, distruzione e sofferenza, ma vita, sviluppo ed energia. Credo quindi sia molto più opportuno investire direttamente nelle tecnologie sulle energie rinnovabili, sulle tecnologie mediche, sulle tecnologie edili, sulle tecnologie dei trasporti, sulle tecnologie agricole, dell’industria alimentare, ecc. ecc. ecc. Queste sì sono spese che rendono la società migliore. E non voglio nemmeno entrare in campo religioso, tanto il risultato in questo caso mi sembra scontato.

Credo che, dalla fine della 2a guerra mondiale in poi, la vera ragione della maggior parte delle guerre sia stata il desiderio di impadronirsi delle risorse naturali della nazione in cui si svolgono i combattimenti. Ma in questi casi non si va ad aggredire direttamente la nazione, ma si finanziano e si fomentano i disordini e i contrasti interni, per far si che agli occhi distratti dell’opinione pubblica si sia in presenza di una guerra civile interna. E così si possono barattare la fornitura delle armi alle parti contrapposte, in cambio delle materie prime agognate, o comunque della “protezione” alle attività di estrazione.

In tal modo si accontentano le lobby dei produttori di armi, che possono vendere a caro prezzo i loro prodotti seminatori di morte, e le lobby industriali che vedono garantita la fornitura di materie prime a costo molto basso, solitamente molto più basso del vero costo industriale.

Insomma, la guerra vista e gestita semplicemente come uno strumento di business. Dall’altra parte, proviamo ad immaginare le tangenti e i regali che possono circondare la fornitura di tali materiali agli eserciti nazionali……se un singolo aereo costa un centinaio di milioni di euro, possibile che possa essere un problema un “regalino” di un milioncino al politico di turno che ne ha “agevolato” l’approvazione dell’acquisto?…

Insomma, un piccolo esercito specializzato di professionisti ci vuole, ma non occorre spendere cifre spropositate. L’anno scorso l’Italia ha speso 40 miliardi di Euro, la Finlandia 4. Eppure la vastita del territorio da difendere è simile…….

Concludo con un immagine: immaginate un singolo aeroplano “cacciabombardiere”: costa appunto circa un centinaio di milioni di Euro; immaginate 500mila tonnellate di grano (difficile immaginarle, comunque circa un capannone di 170×170 metri di lato ed alto 20): costano un centinaio di milioni di Euro; quale delle due garantisce maggiormente la pace tra le genti? Gianni Girotto

Posted in Economia/Finanza, guerra & pace, Società/Politica | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Due milioni di morti

Posted by giannigirotto su 25 marzo 2009

Non so chi riesca a immaginare due milioni di corpi l’uno accanto all’altro, comunque siamo già a buon punto, se così macabramente si può dire, visto che circa 400mila persone sono già effettivamente morte negli ultimi anni a causa di questa specie di guerra civile interna. Questo conflitto infatti, iniziato nel febbraio del 2003, vede contrapposti i Janjawid, un gruppo di miliziani islamici reclutati fra i membri delle locali tribù nomadi dei Baggara, e la popolazione non Baggara della regione (principalmente composta da tribù dedite all’agricoltura). Il governo sudanese, pur negando pubblicamente di supportare i Janjawid, ha fornito loro armi e assistenza e ha partecipato ad attacchi congiunti rivolti sistematicamente contro i gruppi etnici Fur,  ZaghawaMasalit.

Come troppo spesso accade i civili inermi, le donne, i bambini, sono i più colpiti dalla crisi, e i due milioni suddetti sono gli sfollati dai loro villaggi. Sino ad inizio marzo tali sfollati erano perlomeno leggermente assistiti dalle ONG presenti, ma da qualche settimana queste sono state allontanate dal Governo, per ritorsione contro la decisione della Corte Penale Internazionale di perseguire il presidente Sudanese Bashir per crimini contro l’umanità.

Questo allontanamento lascia appunto 2 milioni di sfollati, che vivono in improvvisati campi profughi senza nulla. Senza assistenza, senza protezione contro altri attacchi delle milizie, senza accesso all’acqua, senza cure mediche, senza speranza.

Ed intanto i nostri telegiornali continuano a informarci minuziosamente sulle indagine degli stupri e degli omicidi italiani, tragici certo, ma sui quali i fatti sono già avvenuti, non possiamo farci niente, e solo la giustizia e le forze dell’ordine possono intervenire per determinare i colpevoli e condannarli. In sudan invece i fatti stanno accadendo adesso, giorno dopo giorno, oggi moriranno dei bambini che potevano essere salvati, domani moriranno dei bambini che potrebbero essere salvati, se solo l’opinione pubblica fosse adeguatamente informata e potesse quindi sollevarsi e costringere la politica a più decisi interventi.

Se volete fare anche voi il vostro possibile per non far morire quei bambini, firmate l’appello per sollecitare i mass-media a dare maggiore spazio a questa terribile situazione.

Bookmark and ShareGianni Girotto

Posted in Crisi umanitarie, guerra & pace, Società/Politica | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »