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Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

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I miei Credo: Vegetariani (…ancora…)

Posted by giannigirotto su 3 giugno 2012

Ho già scritto una serie di ragioni “matematiche” a favore della dieta vegetariana, e poi avevo postato un videodocumentario sui problemi connessi con l’allevamento del bestiame a scopi alimentari…

Adesso segnalo che una recente puntata di “Tellus“, il bel radioprogramma con il geologo Mario Tozzi, si è concentrata sul problema “cibo”.
Con un linguaggio accessibile a tutti, Tozzi spiega e commenta i dati inconfutabili che dimostrano come l’attuale dieta carnivora sia insostenibile, sopratutto stante la crescita economica dei Paesi cosidetti “BRIC“, e di come una quantità enorme di alimenti venono usati anzichè per l’alimentazione umana, per il bestiame, e quindi stando così le cose, i prezzi sono destinati a salire in maniera esagerata…

Vi consiglio di ascoltare tale puntata, è veramente molto illuminante…   :-))

 

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Il nucleare conviene? alle banche certamente!

Posted by giannigirotto su 30 agosto 2010

Di seguito riporto alcuni stralci dell’articolo/inchiesta pubblicato nel numero di luglio/agosto della rivista “Valori“, pubblicata dal Gruppo di Banca Etica, e che tratta del rapporto tra gli investimenti necessari per costruire le costosissime centrali nucleari, che rappresentano per gli istituti di credito un affare gigantesco.

– Le Banche francesi sono in primissima fila, con cifre enormi, nel business del finanziamento di tali opere. Sarà quindi un caso che l’italia di Berlusconi abbia stabilito rapporti strettissimi con il governo francese?

– Non esiste una domanda di energia elettrica aggiuntiva tale da giustificare nuovi grandi centrali nucleari (vedi riquadro verdino a sinistra dell’articolo….)

– I costi inizialmente previsti spesso lievitano enormemente, e per le banche questo è meraviglioso.

– Unicredit è altresì impegnata. Ricordo che Unicredit che al 12% della Libia di Gheddafi e al 12% dell’Arabia Saudita. Vedi primo commento su http://www.beppegrillo.it/2010/08/la_bancarotta_della_terra/index.html

Per contrastare lo strapotere delle banche è neccessario diffondere il più possibile un’informazione corretta, e ricordo a tutti che tramite l’azionariato critico, Banca Etica è in prima linea per fare la sua parte, ma ha bisogno dell’ aiuto concreto di noi tutti. Se volete unirvi visitate il sito di Banca Etica.

Vi sono piaciuti questi articoli della rivista “Valori“? Per chi fosse interessato è disponibile online un vasto archivio con tutti gli arretrati (tranne i numeri più recenti)…

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Indispensabili – Voglia di Cambiare: La Casa ideale a costi sostenibili

Posted by giannigirotto su 5 luglio 2010

Proseguo la sintesi di questo libro che ho inserito nella mia sezione “Indispensabili” per la sua proposività. Infatti non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, ma al contrario l’autore è andato a ricercare i modelli di eccellenza che permettono ad altri Paesi di risolvere al meglio tanti problemi. Giusto per darvi un assaggio del contenuto e stimolarvi a leggere questo e gli altri articoli:

– La Svezia ha quasi azzerato le morti bianche, conquistando il primato mondiale della sicurezza sul lavoro grazie all’”ombudsman” dei lavoratori, ovvero il delegato per la salute e la sicurezza.

– Con l’invenzione della corsia dinamica, in Spagna non si vedono più ingorghi in entrata e in uscita dall’autostrada, mentre i treni corrono superveloci.

– A Friburgo, in Germania, i cittadini hanno detto no al nucleare, ma contemporaneamente hanno detto sì alle energie “dolci” e trasformato l’energia solare in un formidabile business.

– L’Inghilterra ha scelto i migliori architetti per progettare case popolari di pregio e quartieri a misura d’uomo, e con controlli severi ha dimezzato le stragi sulle strade.

– I danesi non hanno più l’incubo della precarietà grazie alla “flessicurezza”, che da una parte consente agli imprenditori di licenziare con molta facilità il personale, dall’altra offre al disoccupato un’indennità del 80% dello stipendio e sopratutto un rientro velocissimo nel mondo del lavoro.

Vediamo ora il seguente capitolo:

LA CASA IDEALE A COSTI SOSTENIBILI

vediamo subito alcuni concetti specifici….:

presto nessuna casa potrà essere più costruita in Gran Bretagna senza un certificato di garan­zia ecologica;

– Basta case a due piani, sono invivibili per gli anziani. La casa adeguata per tutte le fasi della vita, preferibilmente su un piano solo, invece di costare farebbe risparmiare al contribuente ol­tre otto miliardi di euro nei prossimi sessant’anni. Perché ridurrebbe la necessità di ristrutturazioni da parte di anziani non più in grado di fare le scale o di stare da soli e abbatterebbe le spese a carico della comunità per pensionati e ospizi. Come deve essere la casa ideale per gli anziani? Eccola: posto auto fino a 3,3 metri di larghezza. Sentiero che porta dal box alla casa, così come tutti gli ingressi, a livello strada. Porte larghe almeno 75 centimetri e corridoi almeno 90 centimetri. Spazio per girare in car­rozzella in tutte le stanze. Sala da pranzo e una stanza da letto a pian­terreno. Bagni accessibili con la sedia a rotelle e provvisti di corri­mano. Possibilità di mettere un ascensore per disabili sulle scale. Prese, interruttori e altri comandi accessibili a tutti.

– Il colosso svedese Ikea sbarca in Gran Bre­tagna con la società Boklok che, dopo i mobili, vuole vendere agli inglesi il proprio modello Live-Smart di casa …… L’accordo con il governo, pre­vede la costruzione, da un capo all’altro del Regno Unito, di interi villaggi prefabbricati.

– dal 2016 tutte le nuove abitazioni siano a emissione zero di anidride carbonica. Un esempio concreto su tutti è la lottizzazione di BedZed, la prima cittadella simbolo di una «ur­banizzazione sostenibile»….«BedZed significa Beddington Zero Energy Development (zero impiego di idrocarburi) ….. Per costruire BedZed sono stati usati perlopiù materiali di recupero: le strutture d’acciaio di una vecchia stazione e di una centrale per la depurazione delle acque, il legno e il vetro provenienti dai cantieri della zona. I materiali nuovi sono stati ac­quistati a non più di cinquanta chilometri, per facilitare il traspor­to e ridurre le emissioni nocive di auto e camion. …… i muri sono spessi settanta centimetri, cioè due o tre volte quelli delle normali costruzioni. Sono formati da due strati di mattoni, E tutte le case sono orientale verso sud, per poter immagazzinare il massimo del calore.» La caldaia, comune all’intero complesso, è alimentata con legno di alberi abbattuti. L’acqua piovana viene raccolta dalla grondaia verso un serbatoio, pronta per essere riutilizzata per l’irrigazione o gli usi domestici. I bagni funzionano grazie a speciali raccoglitori dell’acqua piovana, che viene purificata e riciclata biologicamente su un letto di canne. Le pareti delle case sono ermeticamente coi­bentate per impedire lo scambio di calore con l’esterno, non solo tramite l’installazione di doppi e tripli vetri alle finestre ma anche e soprattutto nella scelta dei materiali di costruzione. Gli abitanti di qui producono localmente il 20 per cento dell’energia elettrica e, grazie ai minori sprechi energetici, abbattono del 25 per cento la restante bolletta di gas ed elettricità, e del 50 per cento il consu­mo di acqua rispetto a una normale abitazione inglese. Laddove non arriva l’architettura subentrano le regole del vivere civile. Per esempio ci si sposta con il car sharing, cioè con la condivisione delle quattroruote: alcune vetture elettriché sono gestite in comune dagli abitanti…..e questi sono stati appositamente mescolati come età e tipologia, per creare un miscuglio il più possibile eterogeneo…..

Quanto sopra si unisce alla facilità, velocità e “cambiabilità” nel mercato dei mutui-casa, con pratiche che si possono fare anche al telefono e portano all’erogazione del prestito in una settimana….

Da noi l’edilizia sociale, cancellata dall’ideologia liberista, è un elenco di inadempienze, di disinteresse e di voracità dello Stato. La tassazione porta via agli enti di gestione delle case popolari fino al 35 per cento degli introiti degli affìtti con il peso sociale di un’e­mergenza che rischia di sfuggire di mano: perché aumentano gli abusivi (un inquilino su cinque), i delinquenti, i taglieggiatori, i clandestini, quelli che fanno paura agli anziani soli e agli onesti barricati nei casermoni delle perfìerie urbane, costretti a rendere conto a improponibili capibastone, i nuovi boss del mercato degli affitti. La politica ha usato le case popolari come una mangiatoia per i voti, senza contrastare con un piano vero il degrado e il fabbi­sogno abitativo. Nelle case popolari italiane ormai un abitante su due è un anziano che fa fatica a tirare a fine mese. Ma c’è una mas­sa crescente di richieste inevase, a Roma mancano almeno ventitremila alloggi e a Milano quasi diciassettemila. Gli enti sono soffoca­ti, non ci sono i soldi, i fondi statali sono prosciugati e anche le re­gioni, cui spetta un ruolo decisivo, avviano pochi programmi e ba­dano a gestire il patrimonio esistente: se ne vanno per un terzo in Irpef, Irpeg, Ici e altro. E poi aumenta la pressione degli immigrati: in certe case di cinquanta metri quadrati dormono anche in otto nei letti a castello. La situazione riassunta in pochi numeri:

– 270 miliardi di euro: il valore sul mercato del patrimonio di case possedute dallo Stato. Ma che dal 2002 al 2006 ci è costato oltre novecento milioni di euro. Tra occupazioni abusive (un inquilino su cinque), gestioni clientelari e inquilini morosi.

– 1.100.000: gli alloggi disponibili in Italia, secondo Federcasa, il triplo che in Francia e in Gran Bretagna.

– 62.000: le unità abitative nella sola città di Milano e provincia. Si tratta del maggior patrimonio immobiliare pubblico. Nel 2006 nel capoluogo lombardo sono stati aggiudicati 322 appartamenti. Altri 140 sono stati occupati.

– 600.000: le case popolari mancanti in Italia, in base alle domande inevase.

– 14,39: la percentuale degli alloggi dell’Istituto case popolari (lacp) occupati in Sicilia senza titolo rispetto al totale degli alloggi gestiti. L’isola è in testa a questo fenomeno, seguita dalla Campania (13,58 per cento).

– 9,7 per cento: il peso (per spese e affino) sul bilancio familiare nel Regno Unito. In Italia sale al 24,7 per cento.

riqualificare il vecchio, anzichè costruire sempre nuovo: a Londra stanno… riqualificando un territorio di sessantacinque chilometri lungo le rive del Tamigi, pieno …di industrie in abbandono (come a Milano, dove le aree industriali dismesse sono la maggiore risorsa territoriale esistente). È una miniera preziosa di 3150 ettari di terreno edificabile che sarà trasformato, entro il 2016, in centosessantamila unità immobiliari, dall’architettura moderna ed ecosostenibili. «Entro il 2008 saranno pronte trentamila case da destinare alle categorie più deboli, che potranno affittarle con le medesime modalità vigenti per le case popolari»…… Oltre a venire incontro all’ingente richiesta di alloggi, il progetto produrrà anche centottantamila nuovi posti di lavoro.

Infine gli inglese sono riusciti a riportare in ottime condizioni proprio il Tamigi, che era ormai moribondo, attraverso una serie di interventi semplici e di buon senso che neppure voglio elencare, visto che qui in Italia non sono le leggi che mancano ma la volontà di farle applicare…..e le classi dirigenti preferiscono ancora pensare all’ambiente come ad una discarica inesauribile, credendosi immuni dalle leggi della chimica del ciclo alimentare…

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I miei Credo: Vegetariani (2° parte)

Posted by giannigirotto su 8 marzo 2010

Meat the truth - Carne, la verità sconosciuta //

Avevo già scritto una serie di ragioni “matematiche” a favore della dieta vegetariana, ora, senza arrivare ancora a quelle morali, mi limito semplicemente a presentare questo documentario, fatto di cifre e di fatti, opinabili finchè si vuole, ma sulle quali credo sia bene riflettere….

Sapevate per esempio che una mucca produce in un giorno lo stesso gas serra di un fuoristrada?
Il solo allevamento causa il 18% del riscaldamento globale, percentuale simile a quella dell’industria e maggiore di quella del settore dei trasporti pubblici e privati (13,5%).
Con un linguaggio accessibile a tutti, interviste con scienziati, animazioni, statistiche, il documentario intende dare un contributo al dibattito sul tema, dimostrando che ciò che mangiamo ha una grossa influenza sul futuro del pianeta. E come potrebbe essere altrimenti?

Le informazioni scientifiche derivano e sono state convalidate dalla FAO (Organizzazione per l’Agricoltura e l’Alimentazione dell’ONU), dal World Watch Institute e dall’Istituto per gli Studi Ambientali della Libera Università di Amsterdam.

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Indispensabili: Economia Canaglia – 6° capitolo

Posted by giannigirotto su 20 febbraio 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, vorrei cambiare approccio.

In questo caso infatti inserirò un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile.

In un mondo dove ciò che conta è solo il prezzo, anche i farmaci vengono falsificati, e curarsi è diventata una ruolette russa, visto che una compressa di medicinali su dieci è contraffatta.. Invito pertanto veramente tutti a divulgare i contenuti puntuali e documentati di questo libro, segnalandoli ai propri amici. La conoscenza infatti è il primo passo per raggiungere vera libertà e progresso civile. Buona lettura

CAPITOLO SEI – “La matrix del mercato” –

………Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms),  a livello mondiale, una compressa su dieci è contraffatta ma viene spacciata come originale. I medicinali contraffatti ogni anno uccidono circa mezzo milione di persone! e fruttano profitti per 32 miliardi di dollari. In base alle proiezioni queste cifre sono destinate a raddoppiare a breve: nel 2010 i guadagni saranno di 75 miliardi di dollari e i morti oltre il milione….

……Secondo la Eli Lilly, l’azienda produttrice del Prozac, per ogni mille dollari investiti nelle organizzazioni criminali. le banconote contraffatte ne rendono 3.300, la vendita di eroina 20.000, il contrabbando di sigarette 43.000, il software piratato dai 40 ai 100.000 e la falsificazione di farmaci come il Viagra e il Cialis 500.000……..

…….La Cina viene ormai additata come la causa di tutti i mali commerciali, ma anche questa è un’illusione venduta dai politici occidentali e prontamente acquistata dai consumatori alla ricerca di facili spiegazioni. Solo fermando per una frazione di secondo il cuore pulsante del mercato globale, il commercio perpetuo e febbrile, e scattando un’istantanea di quanto accade all’interno della matrix, riusciamo a fissare le responsabilità collettive e private di chi è coinvolto nella creazione e nell’accettazione passiva di un mondo di fantasie commerciali. I governi occidentali, che accolgono la proposta degli Stati Uniti di ammettere la Cina nel Wto, sono al centro della foto. La decisione viene presa in un’epoca in cui le principali organizzazioni per la difesa dei diritti umani denunciano gli sconcertanti abusi del governo di Pechino in materia di sfruttamento nell’industria del lavoro. Malgrado le numerose e documentate accuse, finora le Nazioni Unite non hanno imposto alcuna misura disciplinare o sanzione alla Cina e alla Russia che, grazie all’inefficacia delle leggi a tutela dei brevetti, forniscono circa il 30 per cento del totale mondiale dei farmaci contraffatti. Anche l’India e il Brasile sono tra i principali violatori delle leggi sui medicinali, eppure non si è vista alcuna rappresaglia internazionale nei loro confronti. Ai paesi industrializzati l’effetto di quest’ attività commerciale canaglia non interessa, visto che la quasi totalità dei decessi avviene nei paesi in via di sviluppo…….

……..Lo stesso sistema dei brevetti è spesso usato per impedire che i produttori autorizzati di farmaci generici possano accedere ai paesi in via di sviluppo. L’industria farmaceutica mondiale è dominata da un oligopolio che riesce a imporre prezzi artificialmente al mercato…..

……….Il fenomeno dei diamanti insanguinati africani è ormai conosciuto ovunque grazie al film hollywoodiano Diamanti di sangue (2006). Bisogna dire però che le nostre probabilità di entrare in possesso di un diamante insanguinato sono molto inferiori a quelle di acquistare oro insanguinato………In Sierra Leone, l’industria dei diamanti si serve di bambini, ridotti in schiavitù dalle bande armate, per estrarre le gemme preziose e sostenere una guerra civile senza fine………L’industria dell’oro, non è affatto regolamentata ed è costituita da una miriade di compagnie commerciali sparse in tutto il mondo. La raffinazione dell’ oro è appannaggio esclusivo di un esiguo gruppo di società che non controllano l’origine del metallo giallo che acquistano dagli intermediari. E, come il mercato dei diamanti, anche quello dell’ oro insanguinato non compare sull’ agenda di alcun governo né organizzazione governativa internazionale……..

………Oggi la schiavitù ce la ritroviamo un po’ ovunque, anche nel frigorifero.

Dalla frutta alla carne, dallo zucchero al caffè, sono gli schiavi che portano il cibo sulla nostra tavola….La quasi totalità dei prodotti che consumiamo ha una storia nascosta e oscura. Una storia di schiavitù e pirateria, contraffazione e frode, furto e riciclaggio di denaro……Nel ventunesimo secolo la schiavitù è una realtà in piena espansione a livello mondiale. Le Nazioni Unite stimano che la crescita avvenga a un ritmo senza precedenti. Oggi si contano almeno 27 milioni di schiavi………Non si tratta dei lavoratori delle fabbriche dello sfruttamento che vivono con salari da fame. Gli schiavi sono totalmente controllati da un’ altra persona, spesso violenta [lo schiavista]: sono sfruttati economicamente e ricevono solo il cibo sufficiente e un riparo per sopravvivere…….La recrudescenza della schiavitù è direttamente correlata al suo costo, che diminuisce da decenni…..E noi consumatori viviamo nella beata ignoranza. La matrix del mercato, anche questa volta, nasconde la natura sfruttatrice del commercio internazionale. Gli scaffali dei supermercati occidentali sono pieni di articoli prodotti dagli abitanti dei paesi in via di sviluppo, che percepiscono una frazione infinitesimale del loro prezzo……..

Segue una descrizione di come il mercato mondiale di sigarette è grandemente aumentato, perchè sono diventati consumatori Cina, Russia ed India, che compensano abbondantemente il calo di fumatori dei paesi “ricchi”.

Segue la descrizione di come nei paesi ricchi l’obesità sia diventata un gravissimo problema, anche a causa delle industrie che hanno spacciato per “dietetici”  prodotti che non lo sono. E naturalmente le industrie prosperano prima vendendo cibo di scarsa qualità nutrizionale, e poi i farmaci, gli integratori, e naturalmente gli interventi chirurghici.

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Indispensabili: Economia Canaglia – 5° capitolo

Posted by giannigirotto su 14 febbraio 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, ho cambiato approccio.

In questo caso infatti inserisco un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile.

Considero questo libro veramente “indispensabile”, perchè chiude il cerchio fra la liberalizzazione del mercato globale e il crescente peggioramento della condizione socioeconomica di enormi strati della popolazione, in particolare la cosidetta “classe media” e le prime vittime manco a dirlo sono state le donne, e ci offre una chiara visione degli scenari che ci aspettano nel futuro. L’economia canaglia ha definito per legge che i privati e le aziende possono brevettere qualsiasi forma di vita, dai batteri ai geni, facendo quindi pagare chiunque li usi. Di conseguenza tutti noi paghiamo pesantissimi dazi, il più delle volte senza saperlo, sia per effettuare esami, che per usare medicinali, o sotto forma di mancata concorrenza determinata da questi monopoli. Per esempio, è un fatto che chi detiene i brevetti, come il proprietario del gene dell’epatite C, continua a ricevere milioni dai laboratori di ricerca di tutto il mondo.

In un mondo dove tutto ciò che conta è il prezzo, tutto viene contraffatto, anche le parti di ricambio degli aerei, con la conseguenza che la maggior parte degli ultimi mortali incidenti aerei (anche quello del Concorde francese) sono stati causate da parti di ricambio contraffatte e ovviamente di scarsissima qualità.

Invito pertanto veramente tutti a divulgare i contenuti puntuali e documentati di questo libro, segnalandoli ai propri amici. La conoscenza infatti è il primo passo per raggiungere vera libertà e progresso civile. Buona lettura

Capitolo 5 – Fingi

……….Nella primavera del 2006 l’autorità francese per 1’antitrust cita in giudizio svariate ditte di cosmetici, tra cui L’Oréal, Chanel, Christian Dior, Yves Saint Laurent, Estée Lauder e Clinique, «perché in collusione per mantenere alti i prezzi ai danni dei consumatori. Le autorità francesi multano le aziende per un totale di 64 milioni di dollari con l’accusa di aver infranto le norme antitrust dell’Unione Europea. Secondo questa tattica del «controllo dei prezzi al dettaglio», il cartello impone lo stesso prezzo al dettaglio a chiunque venda i suoi profumi e decide il tetto degli sconti………Molti marchi famosi, inoltre, fanno in modo che il prodotto scarseggi per mantenere alti i prezzi………..

………In Cina la pirateria è uno stile di vita economico inscindibilmente legato a secoli di ricidaggio della storia. Quando la storia viene «riciclata», scritta e riscritta per soddisfare le esigenze dell’ autorità del momento, la realtà svanisce e con lei tutti i suoi accessori…….

……..Ma lo sviluppo economico della Cina comincia a risentire della disparità dei redditi, della diffusissima corruzione, dell’aumento della criminalità, della prostituzione dilagante, dell’epidemia di Aids, dell’inquinamento atmosferico e dello sfruttamento del lavoro. «Ogni volta che apri il giornale ci sono sempre scandali, violenza e omicidi. Il tasso di criminalità in Cina aumenta in modo direttamente proporzionale alla crescita economica o addirittura più in fretta»………

………Le triadi (la criminalità organizzata cinese) sono coinvolte nella spedizione all’ estero dei falsi e nel traffico di manodopera a buon mercato. Quest’ultima è un’attività in crescita, responsabile della proliferazione dello sfruttamento cinese in Occidente. Parigi ospita il più alto numero di immigrati cinesi illegali dell’Unione Europea. Un rapporto del 2006 pubblicato dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) stima che gli immigrati illegali cinesi in Francia siano 50000: il 70 per cento vive a Parigi, il resto nelle zone orientali e settentrionali. In Italia, nel 1980, c’erano 730 immigrati cinesi, tra legali e illegali. Nel 2004 la Caritas ne calcola 100000. Secondo l’Europol, quello cinese è il gruppo etnico in Europa che cresce di più ed è anche quello che costa meno in termini di manodopera. La Oil conferma che la prima destinazione degli immigrati cinesi non è più l’America ma l’Europa, perché introdurli clandestinamente negli Stati Uniti costa il doppio. Inoltre, chi chiede lo status di rifugiato riceve un trattamento più generoso nei paesi europei che negli Stati Uniti.

Poiché ottenere il visto dell’Unione Europea è pressoché impossibile, gli immigrati cinesi fanno affidamento soprattutto sulle reti clandestine di trafficanti che chiedono 10-20000 euro a persona per il viaggio. Spesso, dopo aver ricevuto un passaggio illegale per l’Europa, l’immigrato vive dai due ai dieci anni in semischiavitù per ripagarlo. L’Oil stima che il 75 per cento degli immigrati cinesi entrati illegalmente in Francia abbia con i suoi trafficanti un debito che va dai 12000 ai 20000 euro.

I trafficanti trattengono direttamente una parte del salario degli immigrati grazie ad accordi con i datori di lavoro. Per farlo, requisiscono ai clandestini la carta d’identità e il passaporto all’inizio del viaggio e li consegnano ai datori di lavoro in Europa. «La situazione più comune è che i documenti della persona siano confiscati dal trafficante, il quale li consegna al datore di lavoro, che a sua volta versa il salario del lavoratore al trafficante per ripagare il debito» spiega Gao Yun, un avvocato dell’Oil. A quel punto «la trappola si chiude: gli immigrati impiegano dai due ai dieci anni per estinguere il debito. Da quel momento in poi, entrano anche in una rete economica clandestina etnica difficile da definire; diventano invisibili per paura di essere arrestati. Ogni anno le organizzazioni criminali cinesi introducono illegalmente in Europa decine di migliaia di lavoratori……….Le imprese cinesi fanno la loro fortuna sulla manodopera connazionale a basso costo sia in patria che all’estero, e ciò facilita la penetrazione nei mercati. L’Antimafia italiana conferma che la straordinaria competitività dei cinesi in Europa dipende proprio dallo sfruttamento del lavoro in nero e della manodopera a basso costo………….I ricavi delle attività cinesi non entrano mai nel circuito monetario del paese che li ospita perché non sono depositati nel sistema bancario ufficiale: la maggior parte resta in contanti e quindi non viene tassata……

I biopirati, una sorta di versione moderna dei «cacciatori bianchi» nel continente nero, razziano l’Africa alla ricerca dei suoi organismi biologici……

Un rapporto del 2006 sulla biopirateria, commissionato dal Centro africano per la biosicurezzà (Acb), rivela che dallo sfruttamento dei batteri della Rift Valley la Genencor guadagna 3,4 miliardi di dollari l’anno senza pagare tasse all’amministrazione locale. Il governo di Nairobi denuncia continuamente la situazione e chiede invano un risarcimento.

La biopirateria alimenta molte industrie che forniscono prodotti ai consumatori occidentali. La Procter & Gamble usa un microrganismo del lago Nakuru per produrre detersivo. La Sygenta, un colosso biotecnologico svizzero, ha ottenuto il brevetto in Europa e nel Nord America di una pianta di Usambala, Tanzania, a sudest del Kilimanjaro, nota come Impatiens Usambarensis. È la terza pianta più venduta negli Stati Uniti, con ricavi annuali che raggiungono i 148 milioni di dollari.

Spesso la biopirateria passa inosservata malgrado la sua evidente illegalità perché è protetta dal complesso sistema dei brevetti. Le industrie possono brevettare qualsiasi cosa e da quel momento in poi ne possiedono il marchio, a prescindere dall’origine della sostanza brevettata. Nel 2004 l’olandese Soil and Crop Improvements ha brevettato la proprietà intellettuale del teff, un cereale che cresce in Etiopia, e di tutti i derivati del suo fiore. Il teff è l’alimento base di 80 milioni di etiopi.

Le multinazionali dei cosmetici, con una mossa scaltra, hanno registrato molti enzimi, microrganismi e funghi africani come nuovi prodotti di bellezza. La statunitense Unigen lo ha fatto con l’aloe ferox del Sudafrica, una pianta usata dalla sua affiliata sudcoreana per produrre una crema sbiancante chiamata Aloewhite. Tutto a spese dell’Africa.

La preda più spaventosa della biopirateria sono però i nostri geni. «Un quinto dei geni presenti nel nostro corpo è di proprietà di privati» scrive Michael Crichton in un editoriale dell’International Herald Tribune del 2007. Anche i geni patogeni, quelli legati a gravi malattie e fondamentali per scoprirne la cura, sono di proprietà di privati. Individui e società registrano i geni a loro nome per rivendicare il diritto di riscuotere denaro ogni volta che il gene viene usato, anche e soprattutto per le ricerche mediche. Ovviamente le tariffe dei brevetti moltiplicano esponenzialmente il costo della cura e così, alla fine, chi paga sono i pazienti.

 

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I miei “Credo”: Ambiente

Posted by giannigirotto su 10 novembre 2009

Ritengo sia scontato, scontatissimo lo dicono tutti no? ma nei fatti poi….

Credo che l’ambiente debba essere la priorità di tutto, di ogni singola azione. L’ambiente non è un lusso, un accessorio, una voce di bilancio, l’ambiente è il fondamento su cui si poggia tutto il resto; se l’ambiente non è in equilibrio, tutto il resto è in pericolo. E ricordo che nel termine “tutto il resto” ci siamo anche noi essere umani….ed attenzione che gli ultimi dati sono terribili, secondo il recentissimo ultimo rapporto dell’IUCN (International Union for Conservation of Natureun’organizzazione internazionale all’interno della quale partecipano ben 140 Paesi, con una rappresentanza di 77 Stati, 114 agenzie governative, più di 800 organizzazioni non governative, più di 10.000 scienziati ed esperti internazionalmente riconosciuti provenienti da più di 180 Paesi che lavorano all’interno delle Commissioni – quindi non degli sprovveduti quaraquaquà..) dichiara che oltre un terzo della flora e della fauna sono a rischio di estinzione. Una dichiarazione che dovrebbe farci schizzare tutti dalla sedia e sudare freddo, e che dovrebbe generare allarme rosso nei mass-media, che invece continueranno a propinarci politicuccia e cronaca pruriginosa per mantenerci nel nostro stato di ipnotica obnubilazione…

Oggi infatti termini come “sostenibilità”, “fonti rinnovabili” e similari, sono sulla bocca di tutti, ma poi?

Quanti si rendono conto che senza un cambiamento del proprio personale stile di vita non si risolve nulla? E attenzione che cambiamento non vuol dire automaticamente riduzione, regressione….ma alcune limitazioni le comporta, eccome, non possiamo nasconderci dietro un dito dicendo che possiamo continuare a sperperare le risorse come queste fossero infinite….

Ecco allora che come Einstein diceva “Nulla darà la possibilità di sopravvivenza alla Terra quanto l’evoluzione verso una dieta vegetariana”, e quindi bisogna iniziare perlomeno a ridurre sensibilmente il consumo di carne e derivati, che richiedono immense quantità di energia per essere prodotti, trasportati e conservati…

E’ l’agricoltura? oggi l’agricoltura è tutto meno che sostenibile, basata com’è sul petrolio, petrolio che serve ovviamente per i macchinari, ma anche perchè sono fatti di petrolio i concimi e i vari prodotti chimici antiparassitari e diserbanti che vengono massicciamente impiegati nella coltivazione. E che dire puoi dei sistemi di coltivazioni e delle monocolture intensive che rendono il terreno sterile. Quanti sono coscienti che si deve iniziare una transazione verso un’agricoltura senza petrolio, visto che questo comunque finirà, tra 50, 100 o 200 anni nessuno ne è sicuro ma è sicurò che finirà, e cambiare un sistema così complesso e mastodontico sarà un operazione che occuperà decine di anni….vogliamo farla con calma o quando avremo l’acqua alla gola….??

Come pensare poi che l’incerimento dei rifiuti sia una soluzione, visto che le ceneri prodotte sono estremamente pericolose e quindi vanno stoccate in sicurezza….una volta si usavano le ceneri per fertilizzare i campi, ma ovviamente perchè erano il prodotto della combustione di materiali assolutamente naturali, ora invece si incenerisce una serie di materiali che presi singolarmente sarebbero riciclabili, ma bruciati assieme diventano pericolosissimi….quando avremo incenerito tutto allora cosa ci resterà?

Come possiamo pensare di continuare a produrre milioni di automobili all’anno, con un consumo spaventoso di energie e materiali, automobili che utilizzano il petrolio per funzionare, invece di incentivare i trasporti pubblici e ripensare profondamente tutto il settore della mobilità….

Insomma la lista potrebbe continuare molto a lungo, ma penso che il concetto sia chiaro. Io credo che qualsiasi strategia che l’umanità deciderà di adottare, che non metta al primo posto la salvaguardia dello stesso ambiente che ci ospita e rende la vita possibile, si risolverà in un fallimento che comporterà, come sta già comportando, molta povertà e molto dolore per miliardi di esseri umani.

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Notizie ambientali di ordinario sfruttamento….

Posted by giannigirotto su 9 settembre 2009

Avrei fatto un link diretto da Facebook, ma la newsletter in questione non è visibile online (lo sarà tra un paio di settimane), per cui riporto io di seguito un estratto dell’ultima newsletter di

che contiene una serie di notizie che a mio avviso meriterebbero una diffusione televisiva di primo piano, con approfondimenti e aggiornamenti continui, poichè queste sono le notizie reali e importanti su cui tutto il resto poi si appoggia…..una riguarda anche la nostra italianissima ENEL……… In tutti i casi quello che vige è l’atteggiamento predatorio di chi ha tanti soldi, e vuole continuare a farne a tutti i costi……..…Spero siate d’accordo e vogliate segnalarle ai vostri contatti……..solo diffondendo la consapevolezza di quanto succede si potrà avviare un cambiamento……

Cambridge: il boom effimero della deforestazione (pubblicato il Mercoledì 09 Settembre 2009 06:01)
Abbattere le foreste è come svaligiare una banca: le risorse rapidamente accumulate portano un benessere effimero e di breve durata. Lo rivela uno studio congiunto della Università di Cambridge e dell’Imperial College di Londra, pubblicato sulla rivista Science .
L’antitesi tra ambiente e sviluppo non si basa sui fatti: se il saccheggio della foresta amazzonica porta una fase benessere per le comunità della regione, si tratta di un vantaggio di breve periodo. La distruzione delle foreste non avvia lo sviluppo, e in breve tempo il benessere svanisce e lo standard di vita torna alle condizioni precedenti – mentre l’ambiente resta compromesso per sempre.

Lo studio è focalizzato sulla deforestazione nell’Amazzonia brasiliana. Dal 2000 sono stati abbattuti in questa regione 155.000 chilometri quadrati di foresta pluviale, con un tasso di deforestazione di 1,8 milioni di ettari annui (un’area vasta quasi quanto la Toscana). Lo studio ha analizzato l’aspettativa di vita e il reddito pro capite in 286 comuni amazzonici, a diversi stadi di deforestazione. L’Amazzonia è una delle regioni meno sviluppate del Brasile e l’improvvisa disponibilità di…
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Il mangiar sano della foresta (pubblicato il Martedì 08 Settembre 2009 10:54)
Le culture indigene custodiscono una grande ricchezza nutritiva. Lo dice la FAO, nel libro pubblicato assieme al Centro per la Nutrizione e l’Ambiente delle Popolazioni Indigene della McGill University. Ossia, gli indigeni dispersi nel cuore della foresta hanno sviluppato strategie nutrizionali molto efficaci. Purtroppo pero’ gli habitat naturali stanno scomparendo, e con loro questo immenso patrimonio. Insomma, quando arriva lo sviluppo, inizia la fame.

Sotto la pressione dello sviluppo economico, dell’industrializzazione dell’agricoltura, dell’economia di scala e della standardizzazione globalizzata, le risorse alimentari locali stanno scomparendo velocemente – insieme con quei regimi alimentari che un tempo mantenevano le popolazioni indigene in forma e in salute. Considerata sempre con disprezzo, l’economia di sussistenza, ancora alimenta milioni di persone, anche se non viene contabilizzata nelle statistiche.
E’ il caso delle…
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Perù: azione legale degli Indios amazzonici contro progetto petrolifero (pubblicato il Lunedì 07 Settembre 2009 11:57)
Sono passati alle vie legali. Dopo mesi di protesta e di blocco fluviale contro il progetto petrolifero dell’anglo-francese Perenco, gli Indios dell’Amazzonia peruviana hanno deciso di denunciare alla Corte Costituzionale lo sfruttamento in un’ampia area di foresta, catalogata come “Blocco 67”. L’associazione indigena AIDESEP teme infatti che il faraonico progetto (per un investimento dichiarato di 2 miliardi di dollari) possa rivelarsi letale per le tribù indigene che ancora non hanno avuto contatti con l’uomo bianco, e che rischiano di essere sterminate da malattie e germi per cui non hanno anticorpi.
La Perenco nega che all’interno del Blocco 67 esistano tribù incontattate. Non è dello stesso avviso Survival: “E’ vergognoso che gli Indiani del Perù debbano rivolgersi al tribunale per farsi ascoltare dalla Perenco e dal governo” ha commentato Stephen Corry – Dopo la tragedia di Bagua, le autorità promisero che avrebbero consultato i popoli indigeni prima di procedere con i loro enormi progetti, ma ancora una volta vanno avanti contro il volere della popolazione locale.” A Bagua lo scorso maggio sono scoppiati violenti scontri, con decine di vittime, quando l’esercito peruviano ha avuto ordine di stroncare la rivolta indigena.
Kenya: cacciati gli indigeni Ogiek dalla foresta di Mau? (pubblicato il Lunedì 07 Settembre 2009 09:42)
Il 25 agosto le autorità hanno annunciato lo sgombro forzato di tutti i residenti illegali nel complesso forestale di Mau, dando loro 14 giorni di tempo per attenersi ai termini del decreto. Gli Ogiek abitano questa foresta dal secoli, è la loro foresta ancestrale. Ma non sono provvisti di documenti scritti, ne’ di autorizzazioni su carta bollata. Gli Ogiek sono stati i primi a denunciare l’occupazione illegale della foresta e le attività illegali che ne hanno ridotto drasticamente le dimensioni. Conseguentemente hanno richiesto di essere coinvolti e di partecipare attivamente ai programmi volti alla protezione della loro foresta. Lo sgombro annunciato rischia privare gli Ogiek della propria casa, e la foresta dei suoi guardiani più esperti.
Foreste e clima: l’Indonesia scherza col fuoco (pubblicato il Venerdì 04 Settembre 2009 06:44)
Uno studio dell’ente governativo indonesiano sul clima (Consiglio Nazionale sul Cambiamento Climatico) ha proposto di ridurre del 40 per cento le emissioni dell’Indonesia proteggendo foreste e torbiere. Lo fa sapere Radio Australia .
L’Indonesia figura in terza posizione, subito dopo Stati Uniti e Cina, nella classifica mondiale delle emissioni di gas serra. La maggior parte di queste emissioni (8%) proviene dalla deforestazione e dal drenaggio delle torbiere. Infatti, sia abbattendo gli alberi che asciugando la torba, il carbonio ritorna in atmosfera. L’Indonesia infatti detiene un altro record: quello della deforestazione (1,7 milioni di ettari di foreste in fumo ogni anno, secondo la FAO).

Lo studio prevede un costo di 32 miliardi di dollari, da finanziare attraverso il meccanismo internazionale per ridurre le emissioni tagliando la deforestazione (Reducing Emission from Deforestation and Degradation, o REDD http://www.salvaleforeste.it/Foreste-e-Clima-REDD/ ) C’è un problema però: il REDD non sarà operativo prima del 2020, e per quella data il governo indonesiano ha già pianificato il raddoppio della produzione dell’olio di palma, destinando altri 10 milioni di ettari…
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WWF: il Mekong è un tesoro: 1000 specie sconosciute (pubblicato il Venerdì 04 Settembre 2009 07:26)
Un ragno predatore grande quanto un piatto da tavola, un ratto che si pensava avesse cominciato a estinguersi 11 milioni di anni fa, uno stupefacente millepiedi rosa. Sono solo alcuni componenti di un “tesoro biologico” scoperto dagli scienziati del Wwf nella foresta pluviale del Mekong, il fiume che attraversa cinque province dell’Asia meridionale. In totale sono state 1068 le specie fino ad ora sconosciute e portate alla luce tra il 1997 e il 2007: 519 specie di piante, 279 pesci, 88 rane, 88 ragni.

“Crediamo che una simile scoperta sia degna dei libri di storia”, ha commentato il direttore del Greater Mekong Programme, Stuart Chapman. Il ragno predatore, il più grande al mondo, ha zampe lunghe 30 centimetri. Non tutte le nuove specie scoperte si nascondevano nella giungla. Gli scienziati hanno raccontato che il ratto è stato individuato in un mercato locale nel 2005, mentre una vipera fino a quel momento sconosciuta è stata osservata in una trave di un ristorante del Khao Yai, un parco…
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Perù: l’ONU da ragione agli Indios (pubblicato il Giovedì 03 Settembre 2009 00:00)
Il governo peruviano non deve consentire lo sfruttamento di petrolio e gas nelle terre dei popoli indigeni senza il loro previo “consenso informato”. È questa la raccomandazione diramata dalla Commissione ONU per l’Eliminazione delle Discriminazioni Razziali (CERD).
In ottemperanza al monito dell’ONU, il governo peruviano dovrebbe sospendere le esplorazioni petrolifere nelle foreste in cui le comunità indigene hanno espresso parere contrario, e in quelle abitate da popoli indigeni non ancora contattati dall’uomo bianco.

Prima di deliberare, il CERD ha voluto ascoltare le delegazioni del governo peruviano e delle associazioni indigene e per i diritti umani.
Il risultato è un rapporto allarmato, a causa delle “serie tensioni del paese, che hanno addirittura innescato le violenze, e che sono state alimentate dallo sfruttamento delle risorse del sottosuolo appartenenti tradizionalmente ai popoli indigeni”.
La Commissione ha sollecitato il governo peruviano a compiere un’indagine sul violento
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Malesia: gli indigeni Penan continuano il blocco (pubblicato il Mercoledì 02 Settembre 2009 08:04)
Dopo un infruttuoso incontro con funzionari governativi, i Penan hanno deciso di continuare la loro protesta, il blocco delle strade alle concessioni forestali, in vigore dal 28 agosto. Gli indigeni chiedono che lo stato del Sarawak riconosca i loro diritti sulle foreste tradizionali. Le loro terre infatti vengono cedute alle imprese della carta e dell’olio di palma che le abbattono per sostituirle con piantagioni di acacia, eucalipto e palma da olio.
Nuovo eccidio di Indios in Colombia (pubblicato il Martedì 01 Settembre 2009 19:59)
Si chiamava Tulia García, leader del popolo Awa. La sua colpa era la richiesta di una investigazione sulla morte del marito, ucciso in un’imboscata dai militari lo scorso maggio. Il 26 agosto un commendo militare l’ha uccisa, assieme a tutti i possibili testimoni dell’omicidio: dieci persone, tra cui tre bambini.
“Secondo le informazioni che abbiamo ricevuto, uomini che indossavano divise militari ma con cappucci che li rendevano irriconoscibili, hanno aperto il fuoco alla rinfusa su una casa che apparteneva a una famiglia di Awa” ha dichiarato il portavoce dell’ONIC, l’Organizzazione dei popoli indigeni colombiani.

“I primi resoconti suggeirscono che membri dell’esercito abbiano massacrato queste persone allo scopo di eliminare e intimidire i testimoni delle atrocità” afferma il portavoce di Human Rights Watch. Nel corso del 2009 sono stati uccisi oltre 60 Indigeni in Colombia, e migliaia di loro sono stati forzati ad abbandonare le proprie case e la propria terra.
L’abuso dell’acqua a causa degli incendi forestali (pubblicato il Lunedì 31 Agosto 2009 06:48)

Lo sostiene il Forum Ambientalista, l’abuso dell’acqua sarebbe alla radice degli incendi, facilitandone la diffusione a causa dell’aridità del suolo.
Nel periodo estivo si aumenta il consumo d’acqua facendo scendere la falda acquifera. Mettendo così a rischio l’approvvigionamento idrico di paesi e città e intaccando la riserva di acqua presente nel terreno e tramite la quale le piante sopravvivono – spiega una nota del Forum Ambientalista – Di conseguenza, i boschi, composti da alberi che hanno particolare bisogno di quantitativi superiori di acqua, soffrono la siccità. La California che brucia in queste ore è un esempio”.

Secondo l’associazione, le alte temperature estive sono solo in parte responsabili degli incendi. Nell’estate 2004, osservano, le temperature livelli altissimi per tre mesi da giugno ad agosto, non hanno provocato una sensibile ondata di incendi.
“In fatto di uso e abuso di acqua – conclude la nota – pensiamo a realizzazioni come lo Zoomarine di Pomezia, dove migliaia di metri cubi di acqua ogni giorno vengono captati dalle falde che, viceversa, dovrebbero consentire la vita della duna…
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Gamberoni salati del Bangladesh (pubblicato il Venerdì 28 Agosto 2009 06:25)

Il governo del Bangladesh ha annunciato un piano per il sostegno all’industria dei gamberi, in seguito al blocco delle esportazioni verso l’Unione Europea a causa della contaminazione chimica di nitrofurani. Altri 700 milioni di dollari sono stati stanziati dal Fondo Monetario Internazionale sotto foma di prestiti a tasso agevolato.
Lallevamento dei gamberoni, promosso dal governo e  da organizzazioni finanziarie multilaterali (prevalentemente FAO e Banca Mondiale), ha comportato  la distruzione delle foreste costiere di mangrovie, e conseguentemente dell’economia locale, basata sull’agricoltura e sulla pesca.

Nel corso degli anni ottanta, l’economia del gamberone è arrivata a dominare quasi interamente l’economia delle regioni del sud- ovest. Il Bangladesh è divenuto il quinto produttore mondiale, con una produzione annuale di 30.000 tonnellate, con un giro d’affari di 325 milioni dollari. Parallelamente le foreste di mangrovie venivano convertite in allevamenti, mettendo a tacere, anche con la violenza contadini e pescatori che rifiutavano di fare spazio all’affare del decennio.

In questo…
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L’Uruguay nelle mani delle cartiere (pubblicato il Giovedì 20 Agosto 2009 06:22)
Quattro multinazionali della carta possiedono da sole 600.000 ettari di piantagioni in Uruguay: la scandinava Stora Enso, la cilena Arauco (Chile), la statunitense Weyerhaeuser e la finlandese Botnia.
Il ritiro dalla scena della spagnola Ence a causa della crisi economica, ha favorito Stora Enso e Arauco, che ne hanno subito acquisito i 253.000 ettari di piantagioni, in preparazione della più grande cartiera del mondo, che dovrà avere una capacità produttiva di un milione e mezzo di tonnellate di cellulosa.

Entrambe le imprese hanno pessimi record ambientali e sociali. In Brasile, le piantagioni di eucalipto della sussidiaria di Stora Enso (Veracel) hanno distrutto l’habitat degli indigeni Pataxó, nello stato di Bahia, avvelenando i fiumi con l’uso intensivo dei pesticidi. Le piantagioni della sussidiaria di Arauco (CELCO) nella provincia argentina di Misiones hanno causato affezioni respiratorie e malattie circolatorie alle comunità locali, dato che i pesticidi vengono sparsi su tutta la…
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Finlandia: protette le foreste lapponi degli indigeni Sami (pubblicato il Martedì 25 Agosto 2009 06:07)
Accordo storico in Finlandia. L’agenzia forestale statale Metsähallitus, ha firmato un accordo con i rappresentanti degli indigeni Sami, impegnandosi a proteggere le foreste primarie lapponi nella regione di Nellim per i prossimi 20 anni.
I Sami vivono allevando renne, che sopravvivono nei mesi invernali nutrendosi dei licheni che crescono sugli alberi più antichi. Il taglio delle foreste primarie, oltre ad avere gravi impatti sulla biodiversità, toglie ai Sami la fonte primaria di sostentamento. Per anni i Sami hanno dovuto affrontare la Metsähallitus e i suoi clienti (innanzitutto le cartiere Stora Enso e UPM e M-Real) che non volevano rinunciare a quelle foreste.

In realtà si tratta appena del 5% delle foreste del paese, un’area marginale per la produzione della carta, ma  necessarie per centinaia di specie considerate minacciate dall’IUCN, come lo scoiattolo volante (Pteromy volans), la Ghiandaia siberiana (Perisoreus infaustus) e il Picchio Tridattilo (Picoides tridactylus).
Greenpeace e l’Associazione Finlandese per la Conservazione della Natura avevano sostenuto le richieste dei Sami e organizzato la demarcazione dei territori tradizionali. La…
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Gli indigeni malesi e le foreste del Borneo (pubblicato il Lunedì 24 Agosto 2009 06:04)
Il governo del Sarawak, la provincia malese nel Borneo, ha recentemente deciso di assegnare 1.397.644 ettari di foresta a imprese private, per trasformarli in piantagioni da legno, mentre un’area più vasta, ma di dimensioni ancora indefinite, sarà dedicata a piantagioni di palma da olio. Peccato che molte di queste piantagioni coincidono con le foreste ancestrali dei popoli indigeni dell’isola.


E’ il caso della famigerata Samling, o della Sarawak Timber Industry Development Corporation (STIDC)  Quest’ultima si è associata alla compagnia del legno KTS Holdings Sdn. Bhd, per sfruttare 267.000 ettari di foresta. La joint-venture che hanno creato, la PUSAKA-KTS Forests Plantation Sdn. Bhd. ha identificato piantagioni nelle zone di Belaga, Kakus and Tutoh in the Kapit, Bintulu e Miri Divisions, proprio nel mezzo di territori indigeni.
Per questo le comunità indigene hanno deciso di…
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Borneo: a rischio santuario di oranghi (pubblicato il Sabato 22 Agosto 2009 08:57)
Il Parco Nazionale di Sebangau, nel Kalimantan centrale è assediato dalle fiamme. Nel parco, nella parte indonesiana dell’isola di Borneo, vive una delle ultime popolazioni di orango. Secondo Suwido Limin, direttore dell’Istituto indonesiano per la protezione delle foreste torbiere (CIMTROP) le fiamme avrebbero origine dolosa.

L’incendio si è diffuso incontrollato nelle aree in cui la torba era stata drenata e asciugata per fare spazio a un faraonico (e fallito) progetto agricolo ai tempi del dittatore Suharto.


Nel Parco di Sebangau e nelle aree circostanti vivono 8.000 oranghi, oltre a altre otto specie di primati, leopardi, scoiattoli volanti, orsi malesi e 154 specie di uccelli.
La torba si forma quando la materia organica si deposita sul fondo degli acquitrini e nel corso di 20.000 anni inizia un lento processo di carbonificazione. Con 20 milioni di ettari di torbiere, l’Indonesia è uno dei maggiori depositi di CO2.
Si stima però che gli incendi nelle foreste torbiere, appiccati per fare spazio…
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Unilever: c’è del marcio in quell’olio di palma (pubblicato il Giovedì 20 Agosto 2009 14:36)

Attivisti dell’associazione tedesca Robin Wood hanno protestato ieri presso gli uffici della Unilever ad Amburgo. L’impresa è accusata dagli attivisti di rifornirsi dal colosso dell’olio di palma Wilmar International, noto da anni per le proprie pratiche distruttive e per i conflitti con le comunità locali.
Lo scorso marzo un team di Robin Wood ha investigato sullo stato delle piantagioni della Wilmar in Indonesia, raccogliendo prove e testimonianze di numerose violazioni dei diritti umani, e di un massiccio processo di distruzione delle foreste umide.
Queste foreste sequestrano grandi quantità di carbonio nel substrato di torba, e la loro distruzione comporta un gravissimo rilascio di emissioni di CO2.

Secondo l’associazione  “Save our Borneo” (Salva il nostro Borneo), la Wilmar progetta di espandere le proprie piantagioni nel Kalimantan Centrale di altri 100.000 ettari. Secondo Robin Wood, la Unilever alimenta il boom dell’olio di palma ed è corresponsabile della massiccia deforestazione in corso in Indonesia. “La Unilever deve smettere di acquistare olio di palma proveniente dalla distruzione delle foreste” ha spiegato Jule Naundorf, di Robin Wood.
La Unilever sostiene che l’olio di…
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Guatemala, un sindaco contro l’Enel (pubblicato il Mercoledì 19 Agosto 2009 09:15)

Si chiama Agustin Solis Cedillo, ed è il secondo sindaco indigeno del municipio di Chajul, nella regione di Xeputul. Il primato tutto suo è quello di essere il più giovane sindaco, all’età di 29 anni.
Vive nel piccolo villaggio di Sajbatzà. Le comunità della sua zona hanno un problema: un’impresa ha occupato parte delle loro terre, lungo il fiume Jute, per costruire una centrale idroelettrica. L’impresa in questione è l’italiana ENEL, che ha ottenuto permessi per la costruzione di centrali sui fiumi Jute, San Vicente e Copòn.

L’ENEL è già presente in Guatemala con la centrale idroelettrica di El Canada di 46 Megawatt, costruita nell’Occidente del Paese e in attività da tre anni. Non lontano da El Canada, l’ENEL ha poi costruito Montecristo, una centrale idroelettrica di minore capacità (13,5 Megawatt) situata sul fiume Samalà.
Foreste, paesi e terre comunitarie saranno inglobate nei bacini della centrale e inondate,  mentre gli ecosistemi e le comunità che vivono lungo tutto il corso del fiume, fino ai…
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Caccia: l’Europa condanna l’Italia (pubblicato il Martedì 18 Agosto 2009 06:17)
La Commissione Europea ha deciso di richiedere la condanna dell’Italia al pagamento delle spese in giudizio per le ripetute violazioni della Direttiva 79/409/CEE (Direttiva “Uccelli”) da parte dalla Regione del Veneto riguardo la concessione di deroghe per la caccia nei confronti di specie di uccelli protetti.


Lo fa sapere la sezione veneta della LAC Lega Abolizione Caccia . “Ora saranno i cittadini a dover pagare le spese in giudizio– ha commentato Andrea Zanoni, della LAC del Veneto. Nel frattempo la Giunta Regionale ha presentato un nuovo e – ben più grave – progetto di legge sulla caccia, che avrebbe previsto la caccia di ben 11 specie protette (Storno, Fringuello, Prispolone, Pispola, Piviere dorato, Frosone, Gabbiano reale, Cormorano, Tortora dal collare, Verdone e Peppola). Il progetto è…
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Finlandia acquista 10.000 ettari di foresta in Romania (pubblicato il Venerdì 14 Agosto 2009 07:25)
L’impresa forestale finlandese Tornator ha acquistato per l’anno 2008, 10.000 ettari di foresta in Romania. Il prezzo di tale operazione e stimato a 50 milioni di euro. Questa è la piu grande transazione privata nel settore del legno in Romania, ma vi sono pèrogetti di acquisto per ulteriori 20.000 ettari. Il terreno acquisito e situato nella zona Oituz del distretto di Bacau. Lo scopo di questo investimento e di vendere legname suil mercato locale. La Tornator possiede già terreni forestali in Finlandia (60.000 ettari) e in Estonia. La decisione di investire in Romania è dovuta alla ricchezza delle foreste di questo paese, in gran parte in mani private.
Dagli Stati Uniti arriva il NO agli alberi transgenici (pubblicato il Mercoledì 12 Agosto 2009 08:08)
Oltre 17.500 risposte al sondaggio avviato dall’agenzia agricola statunitense USDA, sul progetto di piantumazione di 250.000 eucalipti transgenici negli stati del sud. Un vero record di partecipazione. Tra tutte le risposte appena 39 si sono espresse in favore del progetto.
Il progetto prevedeva di piantumare alberi geneticamente manipolati allo scopo di resistere al freddo e di produrre più lignina. L’eucalipto, anche se non transgenico, comporta diversi impatti ambientali, quando è piantato al di fuori del suo habitat naturale: dall’inaridimento del suolo, che favorisce la deseritificazione e gli incendi, alla modifica della composizione chimico-fisica del terreno. La diffusione in campo aperto di un altissimo numero di alberi transgenici comporta il rischio aggiuntivo di contaminazione genetica. Le nuove piantagioni avrebbero avuto inoltre impatti negativi dal punto di vista del clima e avrebbero comportato un’elevato inquinamento chimico derivato dal massiccio impiego di pesticidi.


La ArborGen, un’impresa statunitense di bioenergia, con sussidiarie in Brasile, Nuova Zelanda e Australia. è il leader mondiale nella ricerca e commercializzazione di alberi transgenici, considerati come una commodity strategica nel campo dell’energia. “Gli alberi – dichiara il sito web  dell’impresa – sono la fonte più ricco e versatile fonte di materie prime rinnovabili al mondo”. La ArborGen si è già vista rifiutare un simile permesso in Nuova Zelanda, e ha tentato quindi negli Stati…
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Il biodiesel arriva in Zambia (pubblicato il Venerdì 07 Agosto 2009 08:35)
Una ricerca condotta dal biologo Matongo Mundia ( Agrofuel in Afric a – gli impatti sulla terra, sulla sicurezza elementare e sulla foresta” mette l’accento sugli impatti dell’espansione delle colture energetiche, e in particolare la Jatropha per il biodiesel, mentre la canna da zucchero il sorgo dolce e la cassava per il bioetanolo. “Come per il resto del continente, in Zambia la spinta alle coltivazioni finalizzate alla produzione di biodiesel è incentivata da progetti volti a sostenere lo sviluppo sociale e economico, ma non è chiaro se gli agrocarburanti prodotti saranno destinati al mercato interno o all’esportazione.”

Il governo dello Zambia ha spinto verso l’introduzione nel paese della produzione di biocarburanti, attraverso incentivi quali l’obbligo di una percentuale minima di biodiesel nel carburante. Tra i principali produttori la britannica D1 Oils. “Sembra che imprese come la D1 Oils promuovano i biocarburanti nel mercato interno per aprire le porte a una produzione massiccia finalizzata principalmente al mercato estero –  commenta  Matongo Mundia –  In questo modo non avvantaggerà molto lo…
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Debito in cambio di foreste (pubblicato il Giovedì 06 Agosto 2009 06:34)
I governi di Stati Uniti e Indonesia hanno firmato un accordo che prevede la protezione delle foreste pluviali in cambio di riduzioni sul debito estero.
In base alla legge statunitense Tropical Forest Conservation Act approvata nel 1998, gli Stati Uniti rinunciano a parte del proprio credito in cambio della protezione delle foreste pluviali. Ai 20 milioni di dollari, si aggiungono altri due milioni immessi da due associazioni ambientaliste, la statunitense Conservation International e l’indonesiana KEHATI. Il governo indonesiano si è impegnato a impiegare questi fondi in progetti di protezione dell’ambiente. I fondi coinvolti però sono relativamente insignificanti, se paragonati agli interessi in gioco nel settore della carta e della palma da olio, i principali attori della deforestazione, e rischiano di ridursi a misure accessorie e di scarso effetto.

La Kimberly-Clark si certifica FSC (pubblicato il Mercoledì 05 Agosto 2009 08:04)
Dopo anni di campagna internazionale di Greenpeace, con azioni anche in Italia, Kimberly-Clark, la multinazionale che produce con i marchi Kleenex, Scottex e altri, leader nella produzione di tessuti in fibra di carta in oltre 80 Paesi, ha annunciato oggi l’adozione di standard per l’acquisto di fibre che finalmente garantiscono la conservazione delle foreste.
Kimberly-Clark diventa, con questi standard, uno dei leader della sostenibilità nella produzione di tessuti in fibra di carta.
Nel novembre 2006, di fronte la sede italiana di Kimberly-Clark a Torino, gli attivisti di Greenpeace dimostrarono portando dei water da cui spuntavano dei piccoli alberi, a simboleggiare lo spreco delle risorse naturali, letteralmente buttate nel cesso.


“Abbiamo lavorato con Kimberly-Clark e siamo soddisfatti dei risultati ottenuti” commenta Chiara Campione di Greenpeace.
“E’ un grande successo per le ultime grandi foreste dell’emisfero settentrionale! Quelle foreste ospitano gli ultimi caribou selvatici e oltre un milione di uccelli migratori. E sono il più grande deposito di CO2 del pianeta: l’equivalente di 27 anni di emissioni umane in atmosfera, ai livelli attuali”. Kimberly-Clark si impegna ad usare solo fibre vergini certificate…
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Minacciato il lago di Cavazzo (pubblicato il Lunedì 03 Agosto 2009 07:02)
Circondato di foreste di abeti, il lago glaciale di Cavazzo, è il più esteso bacino naturale del Friuli-Venezia Giulia. Posto all’altitudine di 195 metri sul livello del mare, è delimitato dal monte San Simeone a nord-est, dal massiccio del monte Faéit a ovest e dalla piana di Alesso a sud. Il clima temperato ed il continuo apporto idrico di numerosi torrenti che lo alimentano, avevano contribuito al determinarsi di una condizione biologica favorevole allo sviluppo della fauna ittica.

Fino ai primi anni del Novecento diverse famiglie di Somplago e Alesso vivevano unicamente di pesca. Nel 1957, con l’attivazione della centrale idroelettrica di Somplago, che quotidianamente immette nel lago notevoli quantità di acqua fredda, si sono determinati profondi cambiamenti ambientali e biologici, causando la riduzione dell’ittiofauna sia come consistenza che come numero di specie.
Ora la Edilpower, la società che gestisce la diga di Somplago, ha presentato il progetto di ampliamento…
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Malesia: i Penan tornano sulle barricate (pubblicato il Venerdì 31 Luglio 2009 05:00)
I Penan tornano a bloccare le strade aperte dalle compagnie nel cuore delle foreste pluviali. Armati di frecce e cerbottane hanno eretto i blocchi lungo La polizia malese presidia i blocchi ma non si ha notizia di scontri.
I Penan vivono in Sarawak, la parte malese dell’isola del Borneo. Da vent’anni si battono per fermare il disboscamento delle loro terre ancestrali. Alcune comunità hanno avuto la meglio ma altre hanno dovuto assistere alla devastazione delle loro foreste, all’inquinamento dei loro fiumi e alla scomparsa delle piante e degli animali da cui dipende la loro sussistenza.


“Questa foresta è l’unico luogo che ci è rimasto per cacciare e cercare cibo – spiega uno di loro – Ma è un pezzettino piccolo. La notte scorsa sono uscito a caccia ma sono tornato a mani vuote. Se non riusciremo a salvare questo pezzettino di foresta, non avremo più niente da mangiare.” La famigerata compagna malese Samling sta disboscando nella zona di Long Daloh mentre nell’area di Ba Marong sta operando una sussidiaria della società KTS.

Il disoscamento in corso è coperto dalla…
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Amazzonia: Timberland si impegna, Rino Mastrotto fa orecchie da mercante (pubblicato il Giovedì 30 Luglio 2009 16:23)
Da oggi anche Timberland si impegna annunciando una nuova politica di acquisti della pelle bovina concordata con Greenpeace. L’azienda, infatti, sarà in grado di garantire che la pelle utilizzata per la produzione delle proprie scarpe vendute in tutto il mondo non avrà causato alcun fenomeno di deforestazione recente dell’ultimo grande polmone del pianeta. Secondo quanto stabilito dal documento in questione Timberland richiederà a tutti i propri fornitori di pelle – tra cui il gigante della carne e della pelle brasiliana Bertin – di impegnarsi immediatamente ad una moratoria sui fenomeni di nuova deforestazione in Amazzonia.

Questo annuncio arriva appena due mesi dopo il lancio dell’inchiesta di Greenpeace  “Amazzonia che Macello”, nella quale si ricostruiva la filiera dei prodotti a base di carne e di pelle da allevamenti coinvolti in fenomeni di deforestazione, lavoro schiavile e occupazione di territori indigeni in Amazzonia. Meno di una settimana fa anche Nike e Geox si sono impegnate a non acquistare pelle dall’interno del Bioma Amazzonico fino a quando non si fermerà la deforestazione a causa…
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Cartiere e biodiesel bruciano l’Indonesia (pubblicato il Giovedì 30 Luglio 2009 06:05)

Lo denuncia E yes on the Forests : su 4.782 incendi segnalati nella privincia di Riau (nell’isola di Sumatra) nei primi sei mesi del 2009, un quarto sono scoppiati nelle concessioni del colosso industriale APP / Sinar Mas, uno dei principali produttori di carta e di biocarburanti.
Le fiamme sono appiccate ogni anno per rimuovere la foresta e estendere le piantagioni di acacia e palma da olio, la prima per la produzione di carta e la seconda per l’olio impiegato nel biodiesel.


Il gruppo Asia Pulp & Paper (APP) è il principale produttore di carta. La APP è controllata dal conglomerato Sinar Mas, che, oltre alle piantagioni di acacia, controlla anche numerose piantagioni di palma da olio.

Gran parte delle foreste date alle fiamme si trovano su suolo di torba, la cui combustione libera in atmosfera immense quantità di carbonio. Tra le foreste date alle fiamme una Riserva della Biosfera dell’Unesco. L’uso del fuoco per rimuovere la biomassa forestale, benché…

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Bulgaria: bloccata la svendita delle foreste (pubblicato il Mercoledì 29 Luglio 2009 06:39)
Il nuovo governo uscito dalle elezioni dello scorso 5 luglio si è impegnato a istituire un bando sulla privatizzazione delle foreste demaniali, troppo spesso cedute sottocosto a imprese private. “Vieteremo immediatamente la cessione dei terreni pubblici per proteggere le foreste del paese e e valutare se le privatizzazioni sono compatibili con principi economici e e ambientali – ha dichiarato Miroslav Naydenov, da molti indicato come il prossimo ministro del’agricoltura – Chi ha infranto la legge, lavorando per interessi di imprese private, dovrà vedersela con la giustizia”.

Obiettivo del governo è ristabilire fiducia sul sistema di governance, seriamente compromesso, al punto che l’Unione Europea aveva sospeso tutti i fondi.
Lo scandalo dell’assalto alla terra nel corso del processo di privatizzazione era stato segnalato dalle associazioni ambientaliste bulgare, e rilanciato dal sindaco di Sofia, Boyko Borisov. Nel gennaio 2009 il parlamento bulgaro aveva imposto uno stop su tutte le operazioni di privatizzazione, bloccando così una cinquantina di cessioni di…
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Amazzonia, pace fatta tra Greenpeace e Nike (pubblicato il Giovedì 23 Luglio 2009 11:17)
Meno di due mesi fa Greenpeace lanciava l’inchiesta “Amazzonia che Macello”, pubblicata dopo tre anni di ricerca e indagini condotte sotto copertura. Qui si ricostruiva la filiera dei prodotti a base di carne e di pelle da allevamenti coinvolti in fenomeni di deforestazione, lavoro schiavile e occupazione di territori indigeni in Amazzonia. In tutto questo erano e sono coinvolti marchi globali tra cui anche Adidas, Timberland e Reebok.

Lavorando direttamente con Greenpeace, negli Stati Uniti e in Italia, Nike ha messo a punto una nuova politica di approvvigionamento che obbliga i propri fornitori a certificare in maniera formale che la pelle bovina venduta a Nike non provenga dal bioma amazzonico mentre Geox si è impegnata “ad attivare strumenti contrattuali di verifica volti ad evitare in maniera assoluta di favorire – anche solo indirettamente – il fenomeno denunciato da Greenpeace”.
“Siamo molto soddisfatti…
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Le foreste mature assorbono carbonio: il caso dell’Africa (pubblicato il Giovedì 23 Luglio 2009 07:57)
Per molti anni la comunità scientifica ha ritenuto che le foreste raggiungessero il massimo livello di produttività nell’età intermedia, e iniziassero a declinare raggiungendo la maturità, fino a diventare neutrali: stesso carbonio assorbito, stesso carbonio rilasciato in atmosfera. Insomma, si riteneva che queste foreste  custodissero un immenso pozzo di carbonio, ma non che continuassero a sequestrarne. Non è così. Nuovi dati emersi dall’osservazione delle foreste tropicali africane, dimostrano che queste continuano ad assorbire carbonio: tra il 1968 e il 2007 ne hanno sottratto all’atmosfera 0,6 tonnellate (più o meno quanto ne rilascia una piccola automobile) per ogni ettaro. Ben tre studi pubblicati di recente su Nature, dimostrano il contrario.

Una ricerca pubblicata da Sebastiaan Luyssaert dimostra come le foreste africane assicurano un importante servizio ambientale, sequestrando carbonio ma anche riducendo la crescente concentrazione di carbonio nell’atmosfera.
All’opposto, il carbonio sequestrato dalle foreste per secoli viene rilasciato in atmosfera quando queste vengono disturbate. Per garantire che le foreste continuino a svolgere la loro positiva funzione, secondo il team di ricercatori è necessario rinforzare e far…
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Salvate il Mekong (pubblicato il Martedì 21 Luglio 2009 06:39)

15.000 firme sono state consegnate al primo ministro tailandese Abhisit Vejjajiva per richiedere di abbandonare il progetto di centrale idroelettrica che taglierà in due il fiume Mekong, e optare invece per progetti di dimensioni ridotte, in grado di produrre, messi assieme, lo stesso quantitativo di energia. Il fiume svolge una funzione essenziale per la vita, la cultura e la biodiversità della regione. Tra gli impatti della diga, oltre a conseguenze per la biodiversità forestale, tutta basata sulla vitalità del fiume, una drammatica minaccia alle risorse ittiche, su cui si basa la sicurezza alimentare delle popolazioni rivierasche, e un’attività economica pari a tre miliardi di dollari annui. Anche un gruppo internazionale di scienziati ha richiesto l’abbandono del progetto. La campagna Save the Mekong Rive r è attiva in Tailandia, Vietnam, Cina e Cambogia.

Liberia, sbarcano i pirati della Malesia (pubblicato il Lunedì 20 Luglio 2009 06:47)
Sono sempre loro, i gangster del taglio illegale. Sono sbarcati in Liberia e hanno fatto bottino: di foreste.
Due imprese legate al gigante malese del legno Samling, si sono aggiudicate appetitose concessioni forestali di ben 25 anni, grazie a provvidenziali leggerezze nella gara di appalto.
Lo fa sapere Global Witness, con una documentata denuncia alle autorità liberiane. Usando un sistema di scatole cinesi, la Samling è riuscita a fare banco di una buona fetta di foreste liberiane. Si è presentata infatti con due imprese, la Southeast Resources Limited e la Atlantic Resources Limited, che possiede attraverso due consociate (rispettivamente Woodman, e Perkapalan Damai Timar (PDT).

La Liberia è ancora in fase di ricostruzione dopo un’aspra guerra civile, che aveva visto il settore del legno coinvolto nel conflitto. Le nuove norme dovrebbero prevenire l’intreccio di corruzione e criminalità che aveva alimentato la guerra civile, ma i baroni del taglio illegale continuano a infiltrarsi, grazie a compiacenti disattenzioni.

“L’industria del legname ha giocato un ruolo chiave nel finanziare il conflitto in Liberia, lasciare questo settore in mano a imprese con lo stessa…
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Foreste, petrolio e corruzione: il pastrocchio della Val d’Agri (pubblicato il Venerdì 17 Luglio 2009 06:04)
Tra monti, boschi, laghi e fiumi, tra cultura e storia, la Valle dell’Agri è un autentico patrimonio ambientale e paesaggistico. Compresa tra i monti Sirino e Volturino, al confine con la Campania, la valle prende il nome dal fiume Agri, che attraversa tutto il suo territorio. La zona è in parte compresa nel Parco nazionale della Val d’Agri e Lagonegrese, proprio per il suo alto valore ambientale. Ma negli ultimi venti anni si moltiplicano i pozzi petroliferi. Nell’ultimo decennio sono stati scoperti ulteriori giacimenti petroliferi tanto da supporre che nella valle ci sia il più grande giacimento d’Europa.
E tra devastazioni e  erosione del territorio, spuntano la corruzione e gli appalti truccati.

Il pubblico ministero di Potenza Henry John Woodcock ha chiuso le indagini preliminari su un presunto giro di tangenti legato ad appalti per le estrazioni petrolifere in Basilicata, nell’area della Val d’Agri. L’inchiesta che ha coinvolto l’Amministratore della Total italiana “Esplorazione e produzione”, che ha ricevuto un avvis di garanzia, e ha portato al sequestro di beni mobili, terreni e fabbricati.
Ai dirigenti Total (oltre a Levha, Jean Paul Juguet, responsabile del progetto…
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Cile: cartiera condannata aumenta le emissioni (pubblicato il Giovedì 16 Luglio 2009 15:34)

L’annuncio di un aumento della produzione sembra essere la risposta della Arauco alla recente condanna per le discusse attività dell’impianto di Valdivia.
La Corte di Appello di Santiago ha ratificato la condanna alla multinazionale cilena Arauco, controllata dal gruppo brasiliano Angelini, per la contaminazione del Rio Cruces tra il 2004 e il 2005 da parte della cartiera di Valdivia. La Arauco è nel frattempo coinvolta in un altro processo, per la contaminazione de Rio Mataquito.
La risposta della Arauco è stata provocatoria: l’impresa ha annunciato un aumento del 20 per cento della produzione di cellulosa nella regione cilena di Valdivia, portandola da 550.000 a 660.000 tonnellate annue.

L’avvio dell’impianto di Valdivia, dedicato alla produzione di cellulosa, era stato fortemente criticato dalle comunità indigene della X Regione Los Lagos. L’impianto è situato sulla riva del Rio Cruces, che fornisce acqua all’intera valle ed al vicino Santuario della Natura Carlos Anwandter, posto sotto tutela dalla Convenzione RAMSAR sottoscritta dal Cile nel 1981. Il Santuario è costituito da una riserva acquatica di 4.877 ettari, che corrisponde agli ultimi 20 km del Rio Cruces.

Lo…
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India: l’assalto alla montagna sacra (pubblicato il Giovedì 16 Luglio 2009 08:58)

La montagna sacra è quella dei Dongria Kondh, un popolo indigeno dello stato indiano di Orissa, che vive nelle rigogliose foreste alle sue pendici. L’assalto è organizzato dalla compagnia mineraria Vedanta Resources, che proogetta di aprire il ventre della montagna per farne una miniera di bauxite. La tribù, che abita quelle foreste da secoli, non è mai stata consultata sul progetto.
I Dongria si oppongono alla miniera in modo deciso organizzando regolari manifestazioni di protesta e bloccando le strade in costruzione nelle loro foreste.


Contro la miniera sono già arrivate allarmate proteste da parte di Amnesty International, ActionAid e War on Want e Survival. Quest’ultima ha presentato un ricorso alla Commissione Onu per l’Eliminazione della discriminazione razziale, chiedendo di investigare urgentemente sul caso e di invocare misure provvisorie per fermare la miniera prima che la popolazione dei Dongria sia danneggiata in modo irreversibile.

Anche il governo britannico sta conducendo delle indagini su un ricorso presentato…
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Lo zucchero amaro del Guatemala (pubblicato il Mercoledì 15 Luglio 2009 06:29)
Foreste addio. Le piantagioni di canna da zucchero si espandono nelle regioni pianeggianti della costa pacifica, sul fertile suolo vulcanico. 14 impianti di raffinazione sono alimentati da 216.000 ettari di piantagioni, la stessa superficie dell’intero distretto della capitale, e le piantagioni continuano a espandersi, ai danni della foresta tropicale. A ogni raccolto, le canne vengono bruciate, mentre le acque dei fiumi vengono deviate per alimentare gli zuccherifici.
Durante la stagione delle piogge, i canali di irrigazione veicolano inondazioni dei villaggi, e diffondono i pesticidi nell’intera zona, minacciando le delicate foreste di mangrovie della costa.

Tra le vittime dello zucchero, il santuario della fauna selvatica di Bocas del Polochic, avvelenato dai pesticidi dello zuccherificio della Guadalupe.
“Non ci sono più terre disponibili, abbiamo raggiunto il limite” ha dichiarato Armando Boesche, manager dell’associazione guatemalteca dei coltivatori di canna (Asazgua – Asociación de Azucareros de Guatemala). Ma l’avanzata continua, alimentata dalla nuova richiesta di biocarburanti, e costellata di estinzioni.
I baroni della carta sequestrano due giornalisti francesi. Indagavano sul taglio illegale. (pubblicato il Martedì 14 Luglio 2009 07:29)
Due giornalisti della testata televisiva France 24 sono stati detenuti illegalmente dalla security dell’impresa PT Lontar Papirup Pulp and Papers, una sussidiaria del gigante cartario indonesiano Asia Pulp and Papers (APP).

I francesi Ciryl Payen e Gilaume Martin, sono stati trattenuti assieme al loro collega indonesiano Dewi Arilaha, mentre riprendevano i camion carichi di tronchi nel parcheggio  dell’impresa, a Tebing Tinggi, nella provincia indonesiana di Jambi (Sumatra). La security ha poi consegnato i giornalisti al locale posto di polizia, che però non li ha ritenuti responsabili di alcun reato. Malgrado ciò il responsabile della security aziendale ha continuato a trattenerli in detenzione, per aver fotografato i camion della ditta. In realtà la stessa legge indonesiana prevede due anni di prigione per chi nasconda prove alla stampa (Legge n. 40 del 1999).
I tre giornalisti stavano conducendo un servizio investigativo sulle operazioni di taglio illegale da parte dei gruppi cartari, e avevano intervistato il direttore del gruppo PT Sinar Mas, che controlla la APP, oltre a estese piantagioni di olio di palma.

Avvelenati dai pesticidi scompaiono gli ultimi elefanti di Sumatra (pubblicato il Lunedì 13 Luglio 2009 06:05)
Un altro elefante, l’ottavo da maggio, è stato ucciso dai pesticidi sparsi in abbondanza nelle piantagioni di palma da olio. Lo annuncia il Wwf Indonesia: “Si trattava un piccolo di due anni, ancora dipendente dal latte materno”. Molti composti organo clorurati infatti tendono a concentrarsi proprio nel latte. Le piantagioni hanno preso il posto delle foreste in cui gli elefanti vivevano, e i pesticidi si diffondono dei corsi d’acqua adiacenti. Scacciati dalle loro foreste, gli elefanti cercano disperatamente cibo nelle piantagioni, entrando in contatto con insediamenti umani. Spesso vengono uccisi intenzionalmente, altre volte rimangono vittime dei pesticidi. La popolazione degli elefanti di Sumatra si è ormai ridotta a 2.400 individui, in costante declino.
Le foreste e il Presidente (pubblicato il Venerdì 10 Luglio 2009 06:15)
Una moratoria sulla deforestazione. Era l’impegno formale di Megawati Sukarnoputri, candidata alla presidenza della repubblica. Un impegno non troppo oneroso, dato che la Megawati aveva ben poche possibilità di vittoria. E difatti è stato rieletto il presidente uscente Susilo Bambang Yudhoyono. Ma per la prima volta la protezione delle foreste è entrata nel programma elettorale di un Presidente della Repubblica, prevedendo una moratoria su tutte le concessioni forestali e minerarie.

Cosa farà il vincitore? Yudhoyono si è più volte impegnato a proteggere le foreste, ma non ha mai parlato di moratoria, e buona parte dei suoi impegni sono restati lettera morta. Secondo Greenpeace, il suo mandato è stato caratterizzato dal record della di deforestazione e dalla diffusione incontrollata degli incendi forestali, legati all’espansione delle piantagioni di acacia e palma da olio.


“Gran parte degli incendi sono avvenuti nelle aree concesse all’industria del legno e alle piantagioni dal ministro delle foreste  MS Kaban” ha dichiarato Bustar Maitar, di Greenpeace, chiedendo alla Commissione sulla corruzione di investigare sul rilascio di queste licenze. Malgrado l’utilizzo del fuoco sia illegale, l’US National Aeronautics and Space Administration ha segnalato 2.643 hotspot nella sola isola di Sumatra.

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I miei “Credo” – Alex Zanotelli

Posted by giannigirotto su 24 Mag 2009

Credo che Padre Alex Zanotelli sia una persona da prendere come modello e punto di riferimento. Ieri sera a Mogliano ho avuto il privilegio di conoscerlo. E’ stato un evento contemporaneamente estremamente gratificante e doloroso.

Estremamente gratificante perchè vedere e sentire dà vicino persone come lui ti dà speranza.

Estremamente doloroso perchè ha confermato (in peggio) tutti i miei credo.

Zanotelli ha infatti ribadito come, a livello mondiale, poche persone/famiglie (circa trecento) detengano un potere immenso, possedendo una quantita di denaro spropositata, e come facciano di tutto per aumentare la loro ricchezza, senza la minima considerazione sull’ambiente, e quindi con conseguenze devastanti sullo stesso.

Ha confermato come le grandi multinazionali/Gruppi finanziari abbiano da molti anni capito come il più grande business mondiale attuale e futuro (per sempre) sarà quello dell’acqua, e quindi stanno spingendo il più possibile per privatizzarla, e poterla quindi vendere al prezzo che loro decideranno. Senza petrolio infatti si può vivere (e si dovrà vivere perchè finirà). Senza droga si può vivere e comunque comporta grandi rischi essendo illegale. Anche senza armi si può vivere, e comunque non tutti le usano…….L’acqua invece no, tutti la usano, ed in grande quantità, e tutti ne vorranno sempre di più. Se chiedere alle Banche dove investire, vi diranno di investire nelle società che controllano l’acqua.

Ha confermato come la situazione della gestione rifiuti in Italia sia semplicemente criminale. Come già denunciato da Saviano nel suo libro “Gomorra” c’è una connivenza ed una collaborazione assoluta tra Stato e Camorra/Andrangheta per la gestione di questo business che comporta guadagni spaventosi. Il risultato è un territorio devastato ed inquinato dai peggiori rifiuti tossici, che entrono nelle acque, nelle terre, negli alimenti, nell’aria, provocando un aumento di tumori che non avrà fine sino a quando (se mai lo faremo, visto che i costi e la complessità sono immensi) non bonificheremo il territorio. Ha confermato che gli inceneritori sono la peggiore delle soluzioni possibili, e vengono costruiti solo per le tangenti connesse e i famigerati contributi CIP6 erogati illecitamente (unico Paese in europa) e che comportano un rincaro della bolletta enel del 7%.

Ha confermato come la mancata diminuzione della produzione dei “gas serra” comporterà un innanzalmento della temperatura media globale, con conseguenze terribili, di cui ovviamente i primi a soffrire saranno i poveri, ma immediatamente dopo tutti noi.

Ha confermato come la finanza globale sia un pescecane affamato in una vasca di tonni. Divora tutto, salvo poi morire di fame perchè non c’è più nulla da spolpare. Ha confermato come il valore della moneta circolante non abbia nessun rapporto con il mondo reale, ma sia appunto una bolla drogata di valore “virtuale”  molto più elevato.

Ha confermato come i mass media nazionali e la politica siano gestiti in toto dal potere economico, unico vero padrone di tutti noi.

Ha accusato la Chiesa di essere troppo distante dalla gente e di non porre sufficentemente l’attenzione sulle cause dei problemi mondiali. Parallelamente ha accusato tutti i Cristiani di “leggere il vangelo come se non conoscessimo i soldi e usare i soldi come se non conoscessimo il vangelo”. Si deve riportare pertanto l’Etica al centro di ogni nostra azione, anche e sopratutto nella finanza. Terminato l’incontro, a quattr’occhi mi ha confermato la bontà di Banca Etica, ma ormai non c’era più tempo per parlarne, e sopratutto, chi vuol capire ha già capito, mentre per chi non vuole capire è inutile parlarne, continuerà a speculare su tutto ciò che possibile speculare.

In ogni caso Alex, grazie di esistere.

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I miei “Credo” – Vegetariani (1° parte)

Posted by giannigirotto su 2 Mag 2009

Credo nella matematica, più in generale nella scienza, nel senso che vi sono delle leggi fisiche che non possiamo ignorare, ma che anzi dobbiamo tener ben presenti se vogliamo garantire un futuro dignitoso ai nostri figli e nipoti.

Una delle conseguenze di questo pensiero è ben riassunta da una frase pronunciata da un tizio che parecchi di noi conoscono, un certo Albert Einstein, egli diceva: “Nulla darà la possibilità di sopravvivenza alla Terra quanto l’evoluzione verso una dieta vegetariana”; e le ragioni sono tante, matematiche e non.

Una delle ragioni matematiche più forti è che la quantità di risorse impiegate per produrre la carne è enorme, per esempio l’acqua utilizzata per ottenere un chilo di proteine animali potrebbe dare vita a 20 (venti) chili di proteine vegetali. A tutt’oggi solo una piccolissima parte della popolazione può mangiare regolarmente carne, ma ciò comporta che immense porzioni di foreste, prima fra tutte l’amazzonia, vengano bruciate o tagliate per far posto ai pascoli. In ogni caso, non vi è letteralmente spazio sufficente per allevare una quantità di bestiame tale da nutrire tutta la popolazione mondiale con dieta carnivora. Semplicemente ci vorrebbe troppo terreno, troppo mangime, troppa acqua, troppa energia. Insomma destinare un ettaro di terreno a pascolo produce una quantita x di proteine animali, mentre destinarlo alla coltivazione di

piante per l’alimentazione umane produce una quantita circa 15-20 volte superiore di proteine vegetali. Questo è un argomento facilmente verificabile da chiunque si prenda la briga di approfondire un po’ l’argomento in Internet.

Un altro punto, forse non matematico ma egualmente problematico, è quello sanitario. Come ogni allevatore sa, quando all’interno del suo allevamento, che sia di maiale piuttosto che di polli, di mucche piuttosto che di conigli, si verifica una malattia, questa viene aggredita con la somministrazione di antibiotici a tutti gli animali presenti, malati e non, per scongiurare il diffondersi della malattia stessa. Questa cosa è buona nel senso che ci permette di debellare la malattia, ma è pessima in quanto viene usata troppo spesso, e questo comporta che vi sia un continuo sviluppo dell’agente patogeno con una selezione dello stesso su batteri sempre più resistenti agli antibiotici somministrati. Questo è un problema che esiste anche in campo umano, e si sente ripetere spesso dai dottori e farmacisti, quando raccomandano seriamente che non si devono usare gli antibiotici a sproposito, ma solo quando realmente utili, cioè solo quando un medico li prescrive. Anche in campo umano infatti è sempre più pressante il problema di sviluppare nuovi classi di antibiotici, dal momento che quelli attuali sono sempre meno efficaci.

In campo animale vi è lo stesso identico problema, con l’aggravante che qui gli antibiotici vengono usati molto spesso, anche agli animali sani, per prevenire il contagio. Il risultato è che mangiamo carne di animali che sono stati spesso trattati con antibiotici, ma sopratutto che stiamo favorendo la selezione di ceppi di batteri sempre più resistenti. Questo comporta che nell’eventualità di un “salto” dell’agente patogeno dall’animale all’uomo (vi ricordate l’allarme “aviaria” di qualche anno fa, e la recentissima “influenza dei maiali” messicana….), ci troveremmo a che fare con un batterio estremamente difficile da combattere con gli antibiotici attualmente a nostra disposizione.

Aggiungiamo poi che i metodi classici di allevamento prevedono una densità di popolazione animale molto elevate, cioè ci sono moltissimi animali in pochissimo spazio, cosa che in natura non avviene, e questo favorisce naturalmente il diffondersi delle malattie. In natura gli animali vivono all’aria aperta, ed hanno spazio per muoversi, e normalmente quelli malati diventano velocemente preda dei loro nemici naturali.
Vi sono molti altri motivi per spostare la nostra dieta verso quella vegetariana, uno parte dei quali l’ho esposta in questo articolo….. Gianni Girotto

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Credo nella matematica, più in generale nella scienza, nel senso che vi sono delle leggi fisiche che non possiamo ignorare, ma che anzi dobbiamo tener ben presenti se vogliamo garantire un futuro dignitoso ai nostri figli e nipoti.

Una delle conseguenze di questo pensiero è ben riassunta da una frase pronunciata da un tizio che parecchi di noi conoscono, un certo Albert Einstein, egli diceva: “Nulla darà la possibilità di sopravvivenza alla Terra quanto l’evoluzione verso una dieta vegetariana”; e le ragioni sono tante, matematiche e non.

Una delle ragioni matematiche più forti è che la quantità di risorse impiegate per produrre la carne è enorme, per esempio l’acqua utilizzata per ottenere un chilo di proteine animali potrebbe dare vita a 20 (venti) chili di proteine vegetali. A tutt’oggi solo una piccolissima parte della popolazione può mangiare regolarmente carne, ma ciò comporta che immense porzioni di foreste, prima fra tutte l’amazzonia, vengano bruciate o tagliate per far posto ai pascoli. In ogni caso, non vi è letteralmente spazio sufficente per allevare una quantità di bestiame tale da nutrire tutta la popolazione mondiale con dieta carnivora. Semplicemente ci vorrebbe troppo terreno, troppo mangime, troppa acqua, troppa energia. Insomma destinare un ettaro di terreno a pascolo produce una quantita x di proteine animali, mentre destinarlo alla coltivazione di

piante per l’alimentazione umane produce una quantita circa 15-20 volte superiore di proteine vegetali. Questo è un argomento facilmente verificabile da chiunque si prenda la briga di approfondire un po’ l’argomento in Internet.

Un altro punto, forse non matematico ma egualmente problematico, è quello sanitario. Come ogni allevatore sa, quando all’interno del suo allevamento, che sia di maiale piuttosto che di polli, di mucche piuttosto che di conigli, si verifica una malattia, questa viene aggredita con la somministrazione di antibiotici a tutti gli animali presenti, malati e non, per scongiurare il diffondersi della malattia stessa. Questa cosa è buona nel senso che ci permette di debellare la malattia, ma è pessima in quanto viene usata troppo spesso, e questo comporta che vi sia un continuo sviluppo dell’agente patogeno con una selezione dello stesso agli individui sempre più resistenti agli antibiotici somministrati. Questo è un problema che esiste anche in campo umano, e si sente ripetere spesso dai dottori e farmacisti, quando ripetono che non si devono usare gli antibiotici a sproposito, ma solo quando realmente utili, cioè solo quando un medico li prescrive. Anche in campo umano infatti è sempre più pressante il problema di sviluppare nuovi classi di antibiotici, dal momento che quelli attuali sono sempre meno efficaci.

In campo animale vi è lo stesso identico problema, con l’aggravante che qui gli antibiotici vengono usati molto spesso, anche agli animali sani, per prevenire il contagio. Il risultato è che mangiamo carne di animali che sono stati spesso trattati con antibiotici, ma sopratutto che stiamo favorendo la selezione di ceppi di batteri sempre più resistenti. Questo comporta che nell’eventualità di un “salto” dell’agente patogeno dall’animale all’uomo (vi ricordate l’allarme “aviaria” di qualche anno fa, e la recentissima “influenza dei maiali” messicana….), ci troveremmo a che fare con un batterio estremamente difficile da combattere con gli antibiotici attualmente a nostra disposizione.

Aggiungiamo poi che i metodi classici di allevamento prevedono una densità di popolazione animale molto elevate, cioè ci sono moltissimi animali in pochissimo spazio, cosa che in natura non avviene, e questo favorisce naturalmente il diffondersi delle malattie. In natura gli animali vivono all’aria aperta, ed hanno spazio per muoversi, e normalmente quelli malati diventano velocemente preda dei loro nemici naturali.
Vi sono molti altri motivi per spostare la nostra dieta verso quella vegetariana, li vedremo in seguito.

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