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Indispensabili: “Economia Canaglia” – 10° e 11° Capitolo

Posted by giannigirotto su 5 marzo 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, ho cambiato approccio.

Inserisco infatti un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile. Inutile dire che considero questo libro veramente “indispensabile”, perchè chiude il cerchio fra la liberalizzazione del mercato globale e l’impotenza di una classe politica che persegue unicamenti gli obiettivi delle lobbies economiche/finanziarie/criminali.

Cap 10 – La mitologia dello Stato-mercato

Nello stato-mercato i grandi illusionisti della politica alimentano una cultura impregnata di mitologia……Se la fine del comunismo danneggia la dicotomia storica sinistra/destra, è la globalizzazione a sferrare il colpo mortale. Innanzitutto, ridisegna il rapporto tra lavoratori e industria. Mentre il capitale si muove liberamente e l’industria gode dei vantaggi dell’outsourcing e dell’offshoring, la manodopera occidentale rimane immobile. Si pensi che persino all’interno dell’Unione Europea la lingua rappresenta una vera e propria barriera al trasferimento della forza lavoro qualificata da un paese all’altro. I rapporti tra le classi e all’interno delle classi stesse sono radicalmente cambiati. «Il fatto che una società transnazionale possa spostare il suo stabilimento […] mentre un lavoratore non può trasferirsi in un altro paese ha tolto potere ai sindacati dei paesi industrializzati.»……..lo stato-mercato deve affrontare un doppio problema: uno di razionalità e uno di legittimità. Come può gestire l’outsourcing quando questo tipo di attività avvantaggia l’industria nazionale ma danneggia la manodopera interna? Come può o deve limitare la globalizzazione quando questa diventa un requisito per la crescita economica? Come può assicurarsi che i danni ambientali causati dalle industrie siano controllati a dovere quando i cambiamenti climatici sono fuori della sua portata?…..

……Nella nuova arena politica diventa essenziale la ricerca di potenti miti facilmente riciclabili. Perché siano universalmente riconoscibili per l’elettorato bisogna attingere a un patrimonio comune di tradizioni storiche, culturali e persino tribali. Perché i miti funzionino è importante che non siano legati alla politica, e al contrario risultino il più possibile vicini all’esperienza delle persone. L’ascesa politica di Silvio Berlusconi, il grande manipolatore di miti, lo dimostra. Berlusconi è un uomo che si è fatto da sé, anche grazie ad ambigui legami con il mondo della politica e non solo. Ma il suo ingresso nell’Olimpo della politica italiana è stato sapientemente orchestrato sfruttando i codici tribali del gioco del calcio, che rappresenta una dimensione di mito che accomuna la maggior parte degli italiani. Berlusconi ha rinnovato e riscritto il simbolismo mitico del gioco tanto amato dagli italiani e lo ha venduto all’elettorato come la sua nuova formula politica…….

Per loro, come per chi sceglie di credere ai miti di politici come Berlusconi e Chàvez, il tribalismo costituisce un confortevole bozzolo sociopolitico e socioeconomico che li protegge dai pericoli del villaggio globale.Il tribalismo moderno, sotto forma di tribalismo maoista, in fondo prepara anche la Cina al suo grande balzo in avanti nell’economia canaglia e nella globalizzazione.Nel villaggio globale, dunque, sembra emergere un modello nuovo. Il tribalismo, i clan, i gruppi etnici e religiosi, cioè le moderne tribù, diventano i veicoli socioeconomici con cui difendersi dall’economia canaglia e dalla globalizzazione e al tempo stesso offrono strumenti per trame vantaggio.

Cap 11 – La stravagante forza della globalizzazione

In questo capitolo viene fatto una desolante descrizione dello stato di totale degrado di interi quartieri, a volte intere città. Parliamo naturalmente dei realtà molto povere, che siano le favelas brasiliane o barrios in San Salvador o migliaia di altri quartieri o citta povere in tutto il mondo……..La colonizzazione dei quartieri poveri urbani occidentali da parte della criminalità ha successo grazie all’indifferenza dello stato-mercato nei confronti delle condizioni di vita in queste zone. Alla base di tale disinteresse c’è sostanzialmente l’irrilevanza elettorale di chi le popola: gran parte dei residenti infatti non va nemmeno a votare….

E questo comporta l’innescarsi di un tragico e drammaticamente assurdo circolo vizioso….Uno studio del Brookings Institution pubblicato nel 2006 e intitolato From Poverty, Opportunity dimostra che essere poveri in America costa più che appartenere al ceto medio. Ogni anno le famiglie a basso reddito finiscono per pagare migliaia di dollari in più rispetto a quelle ad alto reddito per far fronte alle esigenze quotidiane, per il solo fatto di essere povere e vivere nei ghetti. Le banche spesso mettono sulla lista nera i quartieri poveri al punto da non aprirvi agenzie e contribuire così a ridurne il capitale sociale e a reciderne i legami sociali con il mondo «esterno». A Los Angeles, nelle zone ad alto reddito come Manhattan Beach c’è una banca ogni 4000 abitanti. A Compton, un quartiere povero della stessa città, ce n’è una ogni 25 000. A Compton invece ci sono centinaia di servizi finanziari alternativi – pressoché assenti nelle zone ricche di Los Angeles – ai quali si accede pagando cifre stratosferiche. Incassare un assegno, per esempio, costa minimo il tre per cento del suo valore. Chi chiede un prestito a breve termine può ritrovarsi con un tasso d’interesse annuale del 400 per cento, oltre 35 volte il tasso medio applicato dalle carte di credito in California.Ma non è tutto: nelle zone povere d’America, incassare un assegno di 500 dollari negli uffici di cambio costa da cinque a 50 dollari in più rispetto a una banca.

Parte del capitolo analizza come la storia si ripeta sempre; sin dai tempi di Atene e Sparta è sempre stata l’economia a controllare la politica,  ed essendo essenzialmente un’economia canaglia ha sacrificato il futuro per perseguire un vantaggio economico immediato. L’economia canaglia non riesce a frenare i propri istinti predatori per valutare le conseguenze a medio-lungo termine del suo agire, ed interi imperi sono decaduti proprio in conseguenza di politiche di espansione economica non accompagnate da adeguati interventi politici e sociali che ne delimitassero le conseguenze. Proprio come oggi.

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Indispensabili: “Economia Canaglia” – 7° e 8° Capitolo

Posted by giannigirotto su 25 febbraio 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, ho cambiato approccio.

In questo caso infatti inserisco un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile.

Inutile dire che considero questo libro veramente “indispensabile”, perchè chiude il cerchio fra la liberalizzazione del mercato globale e il crescente peggioramento della condizione socioeconomica di enormi strati della popolazione, in particolare la cosidetta “classe media”. In questi due capitoli la conferma che non esiste una volontà politica precisa e coordinata a livello internazionale per far crescere lo sviluppo, mentre esiste una criminalità precisa e coordinata a livello internazionale per lucrare in ogni maniera possibile, ovviamente molto spesso connivente se non totale padrone della politica locale.

Capitolo 7 – Alta tecnologia: una mezza fortuna?

Il primo paragrafo spiega come esiste una fiorente economia clandestina che fattura circa 10 miliardi di dollari l’anno, basata sull’offerta di “aiuti virtuali” per gli appassionati di videogames, fra i quali molti raggiungono livelli tossici di dipendenza (come i fanatici del gioco d’azzardo), e pur di poter continuare a procedere nel gioco sono disposti a pagare denaro reale per ricevere appunto degli aiuti “digitali” per il loro videogioco.

A lato di cià vi è il mercato illegale di vendita di videogiochi non originali, insomma piratati, e qui si stimano 17 miliardi di dollari all’anno.

Ma il business più grande è quello delle “monete elettroniche”, cioè denaro virtuale che viene usato per poter giocare nei casinò online, per poter scommettere online, per poter acquistare beni e servizi, e per poter evadere le tasse, trasferendo i propri conti all’estero…..Mentre internet continua a crescere grazie alle opportunità offerte dall’eCommerce, saranno sempre di più gli individui liberi che useranno l’eCommerce per accedere a un’economia libera dalle restrizioni imposte dai governi. Se il vostro domicilio è alle Bermuda, l’azienda ad Antigua, il server per il servizio commerciale a Panama e le spedizioni partono dalla Repubblica Dominicana, chi tasseranno?…

…..Le leggi del mondo reale non hanno alcun significato nel cyberspazio, visto che non possono essere applicate. La territorialità resta fondamentale nel mondo reale perché stabilisce i confini della giurisdizione legale. Ma, per definizione, il cyberspazio non conosce confini fisici e sfida ogni frontiera. Pur esistendo e operando nel mondo reale, i server si sottraggono alla legge ubicandosi nei paradisi fiscali. Operando ai margini della legalità, gli imprenditori canaglia delle dotcom (le aziende elettroniche) come Smooth Criminal e i magnati del gioco d’azzardo online costituiscono la nuova tribù dei gangster del mercato globale. Eppure, attribuire il loro successo unicamente alla nuova tecnologia e ai server dei paradisi fiscali non è sufficiente per spiegare i motivi della loro spetta colare ascesa verso la ricchezza…..

Segue la descrizione di “Second Life”, il celebre mondo virtuale presente su Internet, e che vive una propria vita economica che in qualsiasi momento può diventare reale, dal momento che il denaro virtuale è sempre convertibile in dollari.

A parte quest’ultimo caso, se si parla di gioco d’azzardo, pirateria, scommesse e pornografia, è chiaro come la criminalità organizzata abbia trovato in Internet uno smisurato moltiplicatore di opportunità e di clientela. E al momento la legislazione e la politica internazionale non hanno dato risposte efficaci. C’è da chiedersi seriamente se lo vogliano……

Capitolo 8 – Anarchia sui mari.

Un terzo del pesce consumato in Gran Bretagna proviene dalla pesca di frodo del mar Baltico e del Mare del Nord. All’inizio del 2007 la guardia costiera norvegese lancia l’allarme: nelle acque di sua competenza la pesca di frodo sta crescendo a un ritmo del 30 per cento l’anno……Il racket del pesce del Baltico e del Mare del Nord è gestito dalla mafia russa….

…Il bottino viene trasbordato in alto navi che battono bandiere di comodo….Le bandiere «di copertura» sono numerose e te accessibili. Molti paesi sono disposti a fornire ai predatori la registrazione necessaria, cioè una copertura legittima, a tariffe che variano tra le poche centinaia e le decine di migliaia di dollari….il problema della pesca di frodo è serio. La Fao ha calcolato che il 75 per cento delle riserve mondiali di pesce sono già sfruttate al massimo o addirittura in eccesso, e alcune sono anche in via di estinzione….In assenza di interventi concreti da parte dei governi, organizzazioni non governative come il Wwf e Greenpeace cercano di convincere le grosse aziende alimentari, tra cui Unilever, Young’s Blue Fresh, Findus e le catene di supermercati britanniche, a boicottare il pesce che arriva nei porti del Regno Unito finché non c’è prova della sua origine legale.

Nell’anarchia del mare aperto, però, nessuno è in grado di far rispettare le leggi. Pattugliare i mari è economicamente proibitivo e tutto sommato costituisce un intralcio per il commercio……..

…ed è ovvio che la malavita sguazza letteralmente in questo settore, con un giro una stima del volume totale della pesca di frodo che va dai 2 ai 15 miliardi di dollari……Fino alla fine della Guerra fredda, però, ogni paese pescava nelle sue acque territoriali. La pesca di frodo a livello industriale nasce con il crollo del Blocco sovietico, quando la criminalità organizzata si impossessa della flotta mercantile dell’Urss. La Cina segue a ruota.

Logica consegenza della pesca di frodo è che, essendoci più offerta,  il prezzo del pesce diminuisce, e quindi i pescatori onesti si trovano nella situazione di non riuscire a mantenere la propria impresa poichè i ricavi sono troppo bassi. E così devono iniziare a pescare di frodo anche loro, per poter avere più pesce da  vendere ……..altro effetto collaterale è che talune specie sono diventate molto rare e quindi molto costose…«La pesca del tonno blu nel Mediterraneo, per esempio, è stata talmente abbondante che ora il pesce è rarissimo e prezioso. Ecco il motivo per cui chi pesca di frodo si può arricchire»

Ovviamente la stragrande maggioranza della “manodopera” impiegata nei peschereggi e negli altri lavori accessori proviene da Paesi poveri, e viene sfruttata in maniera assolutamente schiavistica. Spesso  a queste persone viene tolto il passaporto per impedirgli di abbandonare la nave, e le condizioni di lavoro sono durissime e miserabili….

I tre principali mercati mondiali del pesce sono Giappone, Corea del Sud e Cina. Ma la domanda cinese è in crescita. Una crescita vorace.

…..In qualsiasi momento, almeno il 50 per cento dei pescherecci al largo della costa dell’Africa occidentale è impegnato in una qualche forma di pirateria. Greenpeace sostiene che i pirati del pesce operano anche entro il limite delle dodici miglia nautiche riservato ai pescatori locali. E spesso le principali vittime della pesca di frodo sono proprio le popolazioni locali che vivono dei prodotti del mare. In Africa occidentale, migliaia di famiglie non hanno altri mezzi di sussistenza. È diffìcile stimare l’impatto economico della pirateria ittica sui paesi poveri, specie nelle zone in cui esistono pochi meccanismi di controllo e sorveglianza. Tuttavia, secondo i dati della Mrag, una società di consulenza impegnata nella promozione dell’uso sostenibile delle risorse naturali, l’Africa subsahariana perde circa un miliardo di dollari l’anno a causa della pesca di frodo. E sono i pirati cinesi quelli che intascano la maggior parte del bottino….Gli investigatori rimangono spiazzati di fronte all’esistenza di consorzi di pirati moderni del tutto simili a multinazionali, con filiali e dipendenti in tutta la regione. Stando agli esperti, al furto del Tenyu parteciparono pianificatori sudco-reani, criminali indonesiani, manodopera portuale birmana e operatori del mercato nero cinese, nonché una sfilza di complici in Cina, tutti parte di una rete che le autorità non hanno ancora del tutto scoperto.

Spesso i pirati lavorano direttamente con compagnie regolari che operano in paesi dove la lotta alla pirateria non esiste. La Cina appartiene a questo gruppo, ma i paesi europei sono altrettanto indifferenti a punire la pesca eccessiva, che è comunque una forma di pirateria…….

L’altro enorme drammatico capitolo è quello dei rifiuti tossici. La malavita offre i propri servizi per permettere ai paesi ricchi di sbarazzarsi dei propri rifiuti tossici, o trasportandoli nei paesi poveri, o più semplicemente ancora riversandoli direttamente in mare, che, insieme all’Africa è diventato la più grande discarica abusiva del mondo. Le conseguenze sono e saranno tremende, dal momento che tali elementi tossici sono già entrati pervasivamente nella catena alimentare, causando patologie estremamente gravi. In questo settore l’ignavia quando non la connivenza tra la politica e la malavita è a livelli spaventosi.  Anzi, alcuni recenti disastri ambientali hanno portato anzichè ad un inasprimento della severità legislativa, ad un suo indebolimento, ed oggi …..Le compagnie di navigazione non sono più costrette a rendere noto il nome dei noleggiatori. Dopo la tragedia della Exxon Valdez la legislazione internazionale è stata modificata e da allora i veri responsabili dei principali disastri ecologici causati dalle petroliere sono rimasti anonimi….

Altro enorme problema sono gli allevamenti di pesce. Come peraltro avviene in tutti gli allevamenti, per combattere le malattie a tutti gli individui vengono somministrate dose elevati di antibiotici, e questo determina una selezione naturale dei ceppi batterici più resistenti, cosa che comporta e comporterà una sempre maggiore inefficacia degli antibiotici. Sempre gli allevamenti intensivi causano poi altri grossi problemi, che sinora non hanno destato però l’interesse della politica ne tantomeno della società in generale troppo concentrata sull’avere cibo a (apparente) basso prezzo .

Infine, lungi dall’essere preoccupati per gli sconvoglimenti climatici previsti e già in corso, in particolare lo scioglimento dei ghiacci, migliaia di imprese più o meno lecite si stanno preparando per approffittarne, dal momento che il ritirarsi dei ghiacci aprirà nuove rotte mercantili molto redditizie e renderà abitabili e fertili immensi territori sino a questo momento ghiacciati. Anche in questi casi, le cifre d’affari in gioco sono enormi……

Ormai ci è chiaro: il caos che domina i mari porta la firma dell’economia canaglia e assomiglia all’anarchia dei mondi sintetici descritti nel capitolo precedente. Navigare il web e solcare i mari in fondo sono attività simili. Entrambe in mano ai gangster della globalizzazione che hanno trasformato il cyberspazio e le acque in ambienti anarchici. Sfruttando le straordinarie opportunità dell’economia canaglia, gli imprenditori delle dotcom e i moderni pirati si arricchiscono all’ombra di politiche e stati sempre più deboli. L’attività dotcom inquina la mente, la pirateria il pianeta. Né gli individui, né i gruppi di pressione, né le organizzazioni non governative e neppure le Nazioni Unite hanno la forza necessaria per combattere l’inquinamento. Per salvare il pianeta dai grandi cambiamenti climatici servono una volontà e una determinazione politica che finora nessuno ha dimostrato di avere. Il potere delle multinazionali e delle grosse compagnie non è l’unica causa di questa inerzia, anzi, spesso queste società sono vittime al pari dei consumatori. L’incapacità dello stato-mercato di misurarsi con questioni chiave come l’ambiente è alla radice dell’atteggiamento ottuso e indifferente dei governi moderni nei confronti dell’economia canaglia…Gianni Girotto

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Indispensabili: Economia Canaglia – 6° capitolo

Posted by giannigirotto su 20 febbraio 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, vorrei cambiare approccio.

In questo caso infatti inserirò un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile.

In un mondo dove ciò che conta è solo il prezzo, anche i farmaci vengono falsificati, e curarsi è diventata una ruolette russa, visto che una compressa di medicinali su dieci è contraffatta.. Invito pertanto veramente tutti a divulgare i contenuti puntuali e documentati di questo libro, segnalandoli ai propri amici. La conoscenza infatti è il primo passo per raggiungere vera libertà e progresso civile. Buona lettura

CAPITOLO SEI – “La matrix del mercato” –

………Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms),  a livello mondiale, una compressa su dieci è contraffatta ma viene spacciata come originale. I medicinali contraffatti ogni anno uccidono circa mezzo milione di persone! e fruttano profitti per 32 miliardi di dollari. In base alle proiezioni queste cifre sono destinate a raddoppiare a breve: nel 2010 i guadagni saranno di 75 miliardi di dollari e i morti oltre il milione….

……Secondo la Eli Lilly, l’azienda produttrice del Prozac, per ogni mille dollari investiti nelle organizzazioni criminali. le banconote contraffatte ne rendono 3.300, la vendita di eroina 20.000, il contrabbando di sigarette 43.000, il software piratato dai 40 ai 100.000 e la falsificazione di farmaci come il Viagra e il Cialis 500.000……..

…….La Cina viene ormai additata come la causa di tutti i mali commerciali, ma anche questa è un’illusione venduta dai politici occidentali e prontamente acquistata dai consumatori alla ricerca di facili spiegazioni. Solo fermando per una frazione di secondo il cuore pulsante del mercato globale, il commercio perpetuo e febbrile, e scattando un’istantanea di quanto accade all’interno della matrix, riusciamo a fissare le responsabilità collettive e private di chi è coinvolto nella creazione e nell’accettazione passiva di un mondo di fantasie commerciali. I governi occidentali, che accolgono la proposta degli Stati Uniti di ammettere la Cina nel Wto, sono al centro della foto. La decisione viene presa in un’epoca in cui le principali organizzazioni per la difesa dei diritti umani denunciano gli sconcertanti abusi del governo di Pechino in materia di sfruttamento nell’industria del lavoro. Malgrado le numerose e documentate accuse, finora le Nazioni Unite non hanno imposto alcuna misura disciplinare o sanzione alla Cina e alla Russia che, grazie all’inefficacia delle leggi a tutela dei brevetti, forniscono circa il 30 per cento del totale mondiale dei farmaci contraffatti. Anche l’India e il Brasile sono tra i principali violatori delle leggi sui medicinali, eppure non si è vista alcuna rappresaglia internazionale nei loro confronti. Ai paesi industrializzati l’effetto di quest’ attività commerciale canaglia non interessa, visto che la quasi totalità dei decessi avviene nei paesi in via di sviluppo…….

……..Lo stesso sistema dei brevetti è spesso usato per impedire che i produttori autorizzati di farmaci generici possano accedere ai paesi in via di sviluppo. L’industria farmaceutica mondiale è dominata da un oligopolio che riesce a imporre prezzi artificialmente al mercato…..

……….Il fenomeno dei diamanti insanguinati africani è ormai conosciuto ovunque grazie al film hollywoodiano Diamanti di sangue (2006). Bisogna dire però che le nostre probabilità di entrare in possesso di un diamante insanguinato sono molto inferiori a quelle di acquistare oro insanguinato………In Sierra Leone, l’industria dei diamanti si serve di bambini, ridotti in schiavitù dalle bande armate, per estrarre le gemme preziose e sostenere una guerra civile senza fine………L’industria dell’oro, non è affatto regolamentata ed è costituita da una miriade di compagnie commerciali sparse in tutto il mondo. La raffinazione dell’ oro è appannaggio esclusivo di un esiguo gruppo di società che non controllano l’origine del metallo giallo che acquistano dagli intermediari. E, come il mercato dei diamanti, anche quello dell’ oro insanguinato non compare sull’ agenda di alcun governo né organizzazione governativa internazionale……..

………Oggi la schiavitù ce la ritroviamo un po’ ovunque, anche nel frigorifero.

Dalla frutta alla carne, dallo zucchero al caffè, sono gli schiavi che portano il cibo sulla nostra tavola….La quasi totalità dei prodotti che consumiamo ha una storia nascosta e oscura. Una storia di schiavitù e pirateria, contraffazione e frode, furto e riciclaggio di denaro……Nel ventunesimo secolo la schiavitù è una realtà in piena espansione a livello mondiale. Le Nazioni Unite stimano che la crescita avvenga a un ritmo senza precedenti. Oggi si contano almeno 27 milioni di schiavi………Non si tratta dei lavoratori delle fabbriche dello sfruttamento che vivono con salari da fame. Gli schiavi sono totalmente controllati da un’ altra persona, spesso violenta [lo schiavista]: sono sfruttati economicamente e ricevono solo il cibo sufficiente e un riparo per sopravvivere…….La recrudescenza della schiavitù è direttamente correlata al suo costo, che diminuisce da decenni…..E noi consumatori viviamo nella beata ignoranza. La matrix del mercato, anche questa volta, nasconde la natura sfruttatrice del commercio internazionale. Gli scaffali dei supermercati occidentali sono pieni di articoli prodotti dagli abitanti dei paesi in via di sviluppo, che percepiscono una frazione infinitesimale del loro prezzo……..

Segue una descrizione di come il mercato mondiale di sigarette è grandemente aumentato, perchè sono diventati consumatori Cina, Russia ed India, che compensano abbondantemente il calo di fumatori dei paesi “ricchi”.

Segue la descrizione di come nei paesi ricchi l’obesità sia diventata un gravissimo problema, anche a causa delle industrie che hanno spacciato per “dietetici”  prodotti che non lo sono. E naturalmente le industrie prosperano prima vendendo cibo di scarsa qualità nutrizionale, e poi i farmaci, gli integratori, e naturalmente gli interventi chirurghici.

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Indispensabili: Bob Geldof – Tutto qui?

Posted by giannigirotto su 16 febbraio 2010

 

Sono particolarmente lieto di poter inserire un estratto di questo libro nella mia sezione “Indispensabili“.

Bob Geldof è per me un modello a cui ispirarsi, magari non totalmente nel carattere alcune volte non proprio d’etichetta, ma certamente nella profonda etica, onestà e mancanza di ipocrisia che lo contraddistingue.

Questo libro (titolo originale “Is that it?”), più precisamente la sua seconda parte, descrive gli avvenimenti che hanno inizio verso la fine del 1984 e per circa i due anni successivi.

Bob Geldof era allora un cantante di un gruppo pop che aveva avuto un discreto successo internazionale negli anni appena precedenti, ma in quel periodo si trovava in crisi. Una sera vide un drammatico servizio della BBC sulla apocalittica situazione umanitaria in Etiopia…..e decide che non può mettere a tacere la sua coscienza semplicemente donando un po’ di soldi. Decide che deve donare un po’ di sè stesso, del suo tempo, del suo talento, di quello che riuscirà a fare…..quello che inizialmente parte come un piccolo progetto per fare un disco assieme ad altri cantanti Inglesi (Do they know it’s christmas’ time – Band Aid) , da vendere per beneficenza, diventa con il passare delle settimane prima, e dei mesi poi, il più grande evento che la storia della solidarietà umana ancora conosca….il megaconcerto LIVE AID.

E’ la storia esaltante di come una ferrea volontà unita ad un altruismo smisurato riescano a coinvolgere ed unire gli artisti, i produttori, tutto il mondo che gira intorno alla musica e ai mass-media, verso un risultato che per un’instante tocca l’utopia.

Ma non si tratterà solo di beneficenza fine a sè stessa…..pur essendo questo l’obiettivo e il movente iniziale che spinge Geldof assieme ad un nutrito gruppo di altre splendide persone a dedicarsi anima e corpo all’organizzazione del disco prima, del concerto poi, e alla gestione postuma dell’enorme cifra raccolta infine, Geldof si renderà conto che l’operazione più importante a cui vuole contribuire sarà quella di sollevare il velo sopra un’enorme sistema di ingiustizie politiche e sociali che condannano l’Africa ad un destino di miseria imposta.

Questa storia va letta da una parte perchè è esaltante, positiva al massimo. Ti riconcilia con il genere umano vedere come sia stato possibile mettere da parte le rivalità e le incomprensioni personali per contribuire alla riuscita di un bene comune più importante, in un impeto di sano entusiasmo ed puro altruismo difficilmente ritrovabili. Dall’altra parte per capire una volta di più l’ipocrisia di una grande parte del mondo politico e delle lobbies economiche che dominano il mondo “legalmente” mediante la determinazione di politiche commerciali progettate per mantenere l’Africa una “vacca da mungere” e nient’altro.

Personalmente ho letto questa storia molte volte, spesso per tirarmi su il morale e ricevere un’iniezione di fiducia da una parte, ed una lezione di moralità dall’altra.

Io non posso che esortarvi di cuore a leggerlo, credo sia davvero molto, molto importante, e spero accolgano il mio invito sopratutto i più giovani, in modo capiscano che vi sono ancora dei modelli a cui guardare. Sono convinto che se riuscirete a trovare il tempo per iniziare a leggerlo, non vi fermerete tanto presto, ed alla fine ringrazierete il cielo per aver potuto conoscere questa storia e quest’uomo……

Buona letturaGirotto

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Indispensabili: Economia Canaglia – 5° capitolo

Posted by giannigirotto su 14 febbraio 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, ho cambiato approccio.

In questo caso infatti inserisco un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile.

Considero questo libro veramente “indispensabile”, perchè chiude il cerchio fra la liberalizzazione del mercato globale e il crescente peggioramento della condizione socioeconomica di enormi strati della popolazione, in particolare la cosidetta “classe media” e le prime vittime manco a dirlo sono state le donne, e ci offre una chiara visione degli scenari che ci aspettano nel futuro. L’economia canaglia ha definito per legge che i privati e le aziende possono brevettere qualsiasi forma di vita, dai batteri ai geni, facendo quindi pagare chiunque li usi. Di conseguenza tutti noi paghiamo pesantissimi dazi, il più delle volte senza saperlo, sia per effettuare esami, che per usare medicinali, o sotto forma di mancata concorrenza determinata da questi monopoli. Per esempio, è un fatto che chi detiene i brevetti, come il proprietario del gene dell’epatite C, continua a ricevere milioni dai laboratori di ricerca di tutto il mondo.

In un mondo dove tutto ciò che conta è il prezzo, tutto viene contraffatto, anche le parti di ricambio degli aerei, con la conseguenza che la maggior parte degli ultimi mortali incidenti aerei (anche quello del Concorde francese) sono stati causate da parti di ricambio contraffatte e ovviamente di scarsissima qualità.

Invito pertanto veramente tutti a divulgare i contenuti puntuali e documentati di questo libro, segnalandoli ai propri amici. La conoscenza infatti è il primo passo per raggiungere vera libertà e progresso civile. Buona lettura

Capitolo 5 – Fingi

……….Nella primavera del 2006 l’autorità francese per 1’antitrust cita in giudizio svariate ditte di cosmetici, tra cui L’Oréal, Chanel, Christian Dior, Yves Saint Laurent, Estée Lauder e Clinique, «perché in collusione per mantenere alti i prezzi ai danni dei consumatori. Le autorità francesi multano le aziende per un totale di 64 milioni di dollari con l’accusa di aver infranto le norme antitrust dell’Unione Europea. Secondo questa tattica del «controllo dei prezzi al dettaglio», il cartello impone lo stesso prezzo al dettaglio a chiunque venda i suoi profumi e decide il tetto degli sconti………Molti marchi famosi, inoltre, fanno in modo che il prodotto scarseggi per mantenere alti i prezzi………..

………In Cina la pirateria è uno stile di vita economico inscindibilmente legato a secoli di ricidaggio della storia. Quando la storia viene «riciclata», scritta e riscritta per soddisfare le esigenze dell’ autorità del momento, la realtà svanisce e con lei tutti i suoi accessori…….

……..Ma lo sviluppo economico della Cina comincia a risentire della disparità dei redditi, della diffusissima corruzione, dell’aumento della criminalità, della prostituzione dilagante, dell’epidemia di Aids, dell’inquinamento atmosferico e dello sfruttamento del lavoro. «Ogni volta che apri il giornale ci sono sempre scandali, violenza e omicidi. Il tasso di criminalità in Cina aumenta in modo direttamente proporzionale alla crescita economica o addirittura più in fretta»………

………Le triadi (la criminalità organizzata cinese) sono coinvolte nella spedizione all’ estero dei falsi e nel traffico di manodopera a buon mercato. Quest’ultima è un’attività in crescita, responsabile della proliferazione dello sfruttamento cinese in Occidente. Parigi ospita il più alto numero di immigrati cinesi illegali dell’Unione Europea. Un rapporto del 2006 pubblicato dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) stima che gli immigrati illegali cinesi in Francia siano 50000: il 70 per cento vive a Parigi, il resto nelle zone orientali e settentrionali. In Italia, nel 1980, c’erano 730 immigrati cinesi, tra legali e illegali. Nel 2004 la Caritas ne calcola 100000. Secondo l’Europol, quello cinese è il gruppo etnico in Europa che cresce di più ed è anche quello che costa meno in termini di manodopera. La Oil conferma che la prima destinazione degli immigrati cinesi non è più l’America ma l’Europa, perché introdurli clandestinamente negli Stati Uniti costa il doppio. Inoltre, chi chiede lo status di rifugiato riceve un trattamento più generoso nei paesi europei che negli Stati Uniti.

Poiché ottenere il visto dell’Unione Europea è pressoché impossibile, gli immigrati cinesi fanno affidamento soprattutto sulle reti clandestine di trafficanti che chiedono 10-20000 euro a persona per il viaggio. Spesso, dopo aver ricevuto un passaggio illegale per l’Europa, l’immigrato vive dai due ai dieci anni in semischiavitù per ripagarlo. L’Oil stima che il 75 per cento degli immigrati cinesi entrati illegalmente in Francia abbia con i suoi trafficanti un debito che va dai 12000 ai 20000 euro.

I trafficanti trattengono direttamente una parte del salario degli immigrati grazie ad accordi con i datori di lavoro. Per farlo, requisiscono ai clandestini la carta d’identità e il passaporto all’inizio del viaggio e li consegnano ai datori di lavoro in Europa. «La situazione più comune è che i documenti della persona siano confiscati dal trafficante, il quale li consegna al datore di lavoro, che a sua volta versa il salario del lavoratore al trafficante per ripagare il debito» spiega Gao Yun, un avvocato dell’Oil. A quel punto «la trappola si chiude: gli immigrati impiegano dai due ai dieci anni per estinguere il debito. Da quel momento in poi, entrano anche in una rete economica clandestina etnica difficile da definire; diventano invisibili per paura di essere arrestati. Ogni anno le organizzazioni criminali cinesi introducono illegalmente in Europa decine di migliaia di lavoratori……….Le imprese cinesi fanno la loro fortuna sulla manodopera connazionale a basso costo sia in patria che all’estero, e ciò facilita la penetrazione nei mercati. L’Antimafia italiana conferma che la straordinaria competitività dei cinesi in Europa dipende proprio dallo sfruttamento del lavoro in nero e della manodopera a basso costo………….I ricavi delle attività cinesi non entrano mai nel circuito monetario del paese che li ospita perché non sono depositati nel sistema bancario ufficiale: la maggior parte resta in contanti e quindi non viene tassata……

I biopirati, una sorta di versione moderna dei «cacciatori bianchi» nel continente nero, razziano l’Africa alla ricerca dei suoi organismi biologici……

Un rapporto del 2006 sulla biopirateria, commissionato dal Centro africano per la biosicurezzà (Acb), rivela che dallo sfruttamento dei batteri della Rift Valley la Genencor guadagna 3,4 miliardi di dollari l’anno senza pagare tasse all’amministrazione locale. Il governo di Nairobi denuncia continuamente la situazione e chiede invano un risarcimento.

La biopirateria alimenta molte industrie che forniscono prodotti ai consumatori occidentali. La Procter & Gamble usa un microrganismo del lago Nakuru per produrre detersivo. La Sygenta, un colosso biotecnologico svizzero, ha ottenuto il brevetto in Europa e nel Nord America di una pianta di Usambala, Tanzania, a sudest del Kilimanjaro, nota come Impatiens Usambarensis. È la terza pianta più venduta negli Stati Uniti, con ricavi annuali che raggiungono i 148 milioni di dollari.

Spesso la biopirateria passa inosservata malgrado la sua evidente illegalità perché è protetta dal complesso sistema dei brevetti. Le industrie possono brevettare qualsiasi cosa e da quel momento in poi ne possiedono il marchio, a prescindere dall’origine della sostanza brevettata. Nel 2004 l’olandese Soil and Crop Improvements ha brevettato la proprietà intellettuale del teff, un cereale che cresce in Etiopia, e di tutti i derivati del suo fiore. Il teff è l’alimento base di 80 milioni di etiopi.

Le multinazionali dei cosmetici, con una mossa scaltra, hanno registrato molti enzimi, microrganismi e funghi africani come nuovi prodotti di bellezza. La statunitense Unigen lo ha fatto con l’aloe ferox del Sudafrica, una pianta usata dalla sua affiliata sudcoreana per produrre una crema sbiancante chiamata Aloewhite. Tutto a spese dell’Africa.

La preda più spaventosa della biopirateria sono però i nostri geni. «Un quinto dei geni presenti nel nostro corpo è di proprietà di privati» scrive Michael Crichton in un editoriale dell’International Herald Tribune del 2007. Anche i geni patogeni, quelli legati a gravi malattie e fondamentali per scoprirne la cura, sono di proprietà di privati. Individui e società registrano i geni a loro nome per rivendicare il diritto di riscuotere denaro ogni volta che il gene viene usato, anche e soprattutto per le ricerche mediche. Ovviamente le tariffe dei brevetti moltiplicano esponenzialmente il costo della cura e così, alla fine, chi paga sono i pazienti.

 

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Indispensabili: “Economia Canaglia” – 4° Capitolo

Posted by giannigirotto su 9 febbraio 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, ho cambiato approccio.

In questo caso infatti inserisco un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile.

Considero questo libro veramente “indispensabile”, perchè chiude il cerchio fra la liberalizzazione del mercato globale e il crescente peggioramento della condizione socioeconomica di enormi strati della popolazione, in particolare la cosidetta “classe media” e le prime vittime manco a dirlo sono state le donne, e ci offre una chiara visione degli scenari che ci aspettano nel futuro. La scelta ponderata ed intenzionale del Governo cinese di non intervenire a livello legislativo nella gestione dell’enorme crescita economica in atto, per poter approfittare al massimo delle opportunità di guadagno relative, ha aperto la porta ad una nomenclatura di imprenditori per quali il concetto di etica, di sostenibilità e di rispetto dei diritti umani non esiste. Non a caso la parola d’ordine è stata “Arricchitevi!”. Questo capitolo è la dimostrazione che quando la politica si ritira, l’economica canaglia prospera. Invito pertanto veramente tutti a divulgare i contenuti puntuali e documentati di questo libro, segnalandoli ai propri amici. La conoscenza infatti è il primo passo per raggiungere vera libertà e progresso civile. Buona lettura

Capitolo 4° La terra delle opportunità

In questo capitolo viene esaminata impietosamente e razionalmente la Cina. Lungi dall’aver portato un reale Comunismo, la rivoluzione di Mao ha portato la sostituzione di una oligarchia con un’altra oligarchia, sicuramente in parte sovrapposta. Il capitolo è difficilmente riassumibile, va letto in toto, poichè si parte dalla descrizione della filosofia cinese, diversa da quella occidentale, alla descrizione di come Mao abbia condotto la sua rivoluzione, sino alla recente conversione “capitalistica” degli ultimi 18 anni. In particolare quest’ultima svolta, stante proprio la filosofia cinese e la relativa politica, ha permesso ancora una volta che imprenditori e classi oligarchice senza scrupoli si arricchissero enormemente a scapito dell’ambiente e dei diritti umani più elementari.

……………scritto tra il quinto e il sesto secolo a.c., L’arte della guerra illustra con efficacia i fondamenti filosofici della cultura cinese, in netta contrapposizione con quella europea. Se la filosofia occidentale si sforza di adattare la realtà all’ideale, al modello concettuale, per la cultura cinese quel modello non esiste. La realtà è il prodotto delle circostanze e, come tale, è in continua mutazione. Ecco quindi che la nebbia ad Austerlitz diventa il punto di partenza su cui costruire la vittoria, non 1’evento eccezionale che porta alla sconfitta. Ne deriva che nella cultura cinese niente è permanente, dagli edifici eretti con materiali deteriorabili che richiedono. costantemente di essere ricostruiti (come dimostra il caso della Città Proibita) ai contratti commerciali. «Per un occidentale un contratto è un contratto, mentre in Cina è solo un momento di una serie di preparativi che sono concomitanti per puro caso» scrive Tim Clissold in Mr. China, un libro in cui racconta la sua incapacità di fare affari in Cina.

Il cuore della civiltà cinese batte al ritmo di una serie di eventi da cui trae vantaggio. Questa filosofia porta alla confusione sistematica dei confini tra ciò che la cultura occidentale definisce «legalità e illegalità»…….Le circostanze, non l’etica né la moralità, guidano il saggio cinese che pensa in termini di processo globale……..

……….Solo alla fine del diciannovesimo secolo la Cina deve confrontarsi e interagire con una cultura sviluppata come la sua, quella europea. Trascinata in un violento scontro con le potenze europee, la Cina si vede costretta a scendere a patti con le forze del progresso, i modelli culturali europei (lingue, filosofia, scienza e storia), e con lo strumento politico della rivoluzione. Per la prima volta, viene sottomessa da una civiltà altrettanto sviluppata, in molti campi addirittura superiore. E si tratta di un’ esperienza profondamente traumatica. La risposta cinese all’egemonia occidentale è la Lunga marcia di Mao, un capolavoro del pensiero laterale cinese. A un paese profondamente scosso dalla colonizzazione culturale europea, Mao applica un modello politico occidentale. Per liberare la sua gente scatena una rivoluzione. Combatte le potenze europee con strumenti importati dalla loro civiltà. Adotta la rivoluzione bolscevica, un modello marxista, e la adegua alle circostanze cinesi. In pratica, applica un modello industriale a una comunità contadina, attingendo ampiamente alla teoria marxista che celebra il concetto della lotta di classe. Importa Marx in un paese non industrializzato, che non ha alcuna cognizione né comprensione della coscienza di classe…………La Rivoluzione culturale fa piombare la Cina in un decennio di caos e anarchia  dove però nulla accade per caso………….. Chiude le scuole e le università, umilia pubblicamente milioni di persone e perseguita le minoranze etniche. «Per le violenze scatenate da quell’iniziativa persero la vita tra le 400.000 e un milione di persone………………….

……….La Rivoluzione culturale reintroduce la politica della violenza nella psiche cinese. Per i governanti di oggi, la generazione delle Guardie rosse degli anni sessanta, politica equivale a violenza. Nel 1989, dopo la brutale repressione delle proteste studentesche di piazza Tiananmen, diventa evidente che la violenza della Rivoluzione culturale è insita nella politica cinese. La partecipazione politica è un concetto alieno alla cultura cinese, e questo vale tanto per la Cina imperiale quanto per quella comunista. Il potere si conquista e si mantiene solo con l’uso della violenza e della forza. La conferma recente si ha nel massacro di Dongshou……………

La Rivoluzione culturale epura il partito (istituzione occidentale) e trasforma tutto il potere politico nell’apparato amministrativo di Mao, in modo simile all’organizzazione dell’impero cinese. Così facendo, Mao impedisce anche l’assimilazione culturale di un concetto chiave della politica occidentale: la partecipazione politica. Arresta così la transizione della Cina in stato-nazione e ne facilita la metamorfosi in uno stato-mercato totalitario. Persino oggi, la cultura cinese è priva di una definizione della politica………..

………il motto di Deng Xiaoping «arricchitevi»: il credo incrollabile dello stato-mercato totalitario cinese. Introdotto nel 1992, durante lo storico tour di Deng nel Sud del paese, l’esortazione ad arricchirsi è la risposta ai fatti di piazza Tiananmen. Deng comprende che per mantenere il potere politico il partito deve garantire la crescita economica, perciò apre al liberismo e sprona il popolo e le istituzioni ad attirare capitale straniero. Se arricchirsi è consentito, sfidare il potere del partito non lo è. Aprendo la valvola economica Deng mantiene perciò il tabù culturale sulla politica………

………Così l’economia si apre al piccolo imprenditore, che può sottoscrivere, senza chiedere il permesso, contratti con le aziende straniere. Poi l’imprenditore cinese è libero di onorarli o meno visto che lo Stato se ne tiene completamente al di fuori, e più ci si addentra nel territorio vergine dell’arricchimento cinese più i mercati diventano completamente non regolamentati…………Mentre lo stato apre nuove vie economiche, la popolazione evita di interessarsi alla politica…….

….La legislazione del lavoro occidentale, come il salario minimo e gli straordinari settimanali, è un concetto sconosciuto ai cinesi…..

…….Deng Xiaoping incoraggia la Cina a sbarazzarsi dei fantasmi del passato inseguendo la ricchezza materiale. L’operazione ancora una volta si realizza con un processo pubblico ad alta valenza simbolica. Il processo alla Banda dei Quattro è il rituale decisivo che permette di riciclare ancora una volta la storia. Sacrificando la Banda dei Quattro, Deng preserva il mito di Mao e l’identità della Cina……….

………..Nell’ingresso della Cina nel gotha del capitalismo globale si notano tre elementi chiave che si ritrovano sia nella rete tribale bulgara sia in quella della ‘ndrangheta. C’è un contesto di violenza prolungata che modella la percezione che la gente ha del proprio ruolo limitato nella società, impedendo la partecipazione politica e trasformando la politica in un tabù. Una leadership «illuminata» dirige la rete per raccogliere i benefici dei grandi cambiamenti, proprio come la mistificazione dell’ egemonia europea da parte di Mao sfocia nella Rivoluzione culturale o come l’abbraccio opportunistico di Deng al capitalismo crea lo stato mercato Cina. E infine una forte unità spaziale, e non la storia, come abbiamo visto, è alla base dell’identità tribale della rete, con la geografia usata come collante. Se la metamorfosi della ‘ndrangheta e la trasformazione della nomenklatura bulgara in organizzazione criminale avvengono in un contesto di inadeguatezza endemica delle istituzioni statali nel tenere sotto controllo il cambiamento economico, il governo di Deng si ritira di proposito dall’ arena politica, liberando l’economia dai vincoli legislativi. Tale decisione permette alla Cina di approfittare della globalizzazione e di prosperare nella sfera dell’ economia canaglia.

Il laissez faire economico di Deng riflette l’approccio singolare della Cina alla politica. Costruita su una cultura non schiavizzata dalla modellizzazione, la Cina si considera libera di strutturarsi in base alle circostanze, perfino in base all’economia canaglia. Il notevole successo della Cina nel bel mezzo della globalizzazione sembra confermare che, nel nuovo mondo governato dall’economia canaglia, la politica viene considerata un semplice accessorio dell’opportunismo commerciale: l’economia ha soppiantato anche l’etica e la moralità.

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Indispensabili: “Economia Canaglia” – 3° Capitolo

Posted by giannigirotto su 4 febbraio 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, ho cambiato approccio.

In questo caso infatti inserisco un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile.

Considero questo libro veramente “indispensabile”, perchè chiude il cerchio fra la liberalizzazione del mercato globale e il crescente peggioramento della condizione socioeconomica di enormi strati della popolazione, in particolare la cosidetta “classe media” e le prime vittime manco a dirlo sono state le donne, e ci offre una chiara visione degli scenari che ci aspettano nel futuro. La globalizzazione ha riversato nel mercato del lavoro una quantità smisurata di manodopera a bassissimo costo, dapprima poco acculturata ma via via rapidamente con preparazione sempre migliore. Questo ha comportato e comporterà ancora per molti anni, inevitabilmente un sostanziale impoverimento delle classi medie dei Paesi ricchi, a favori di quelle “Elite” che manovrano immensi imperi economici, sia leciti che illeciti. Questa tendenza proseguirà sino a tanto che gli stipendi della manodopera nei paesi poveri non raggiungerà livelli simili a quelli dei paesi ricchi. Invito pertanto veramente tutti a divulgare i contenuti puntuali e documentati di questo libro, segnalandoli ai propri amici. La conoscenza infatti è il primo passo per raggiungere vera libertà e progresso civile. Buona lettura

Capitolo 3 – La fine della politica

Questo capitolo inizia con una descrizione sull’origine e sul funzionamento dell’Andrangheta, da sempre concentrata sul controllo dell’economia locale.Ma il processo di smantellamente del sistema comunista e la globalizzazione economica consentono un enorme salto di qualità. Le mafie trovano terreno fertile nelle «società in via di rinnovamento in cui è in atto un’espansione economica ma a cui manca una struttura legale in grado di difendere con efficacia i diritti di proprietà o di dirimere le dispute commerciali”.

Determinante poi è stato lo spostamento da USA a Europa del riciclaggio del denaro: Fino all’11 settembre, la gran parte dei 1500 miliardi di dollari prodotti dalle economie illegali, criminali, e dal terrorismo si ricicla negli Stati Uniti, in dollari americani. Poiché 1’80 per cento viene «lavato» in contanti, il denaro deve entrare fisicamente in America. Il principale accesso sono i paradisi fiscali statunitensi, le banche dei Caraibi. Nell’ottobre del 2001 il Congresso americano approva il Patriot Act che, nel tentativo di combattere il terrorismo, limita notevolmente le libertà civili degli americani. La sezione finanziaria rende molto più difficile il riciclaggio. Le banche americane e quelle straniere che operano in America non possono più fare affari con le banche dei paradisi fiscali. Inoltre, il Patriot Act dà alle autorità monetarie statunitensi il diritto di monitorare le transazioni in dollari che si effettuano in tutto il mondo. Oggi, una banca americana o straniera operante negli Stati Uniti che non segnali alle autorità transazioni sospette in dollari, effettuate in qualsiasi paese del mondo, commette un reato.

Il Patriot Act è riuscito a fermare l’ingresso del denaro sporco negli Stati Uniti. Poiché si tratta di una legislazione esclusivamente americana, applicabile solo alle transazioni in dollari, non ha bloccato il finanziamento del terrorismo o delle attività criminali né il riciclaggio del denaro sporco che si produce all’ estero e in altre monete. Ecco perché le attività illegali si spostano in Europa, dove la nuova valuta unificata offre alle organizzazioni già attive nel riciclaggio opportunità di crescita e guadagni inaspettati.

Rivela un funzionario dell’Europol che vuole restare anonimo: “L’entrata in vigore dell’ euro ha facilitato il trasporto e il riciclaggio dei contanti nell’Unione Europea perché ha nascosto alle autorità monetarie l’origine geografica dei proventi illegali. I dati della Guardia di Finanza dimostrano che dal 2001 al 2004 il riciclaggio del denaro in Italia aumenta del 70 per cento. L’introduzione dell’euro riduce il costo del riciclaggio. «Un tempo, per riciclare i proventi dei suoi traffici in varie valute, la ‘ndrangheta usava gli uffici di cambio per turisti. Era però una procedura costosa, 50 lire per ogni dollaro, e richiedeva molto tempo» spiega il colonnello della Guardia di Finanza Cesare Nota Cerasi.

Oggi il riciclaggio del denaro avviene spostando grosse quantità di contanti da un paese all’altro a prezzi stracciati. L’assenza di una regolamentazione comunitaria che imponga il monitoraggio dei movimenti di contanti in entrata o in uscita dall’Unione Europea ne facilita il trasporto oltre frontiera…………………… L’inefficienza del sistema di antiriciclaggio del denaro sporco europeo è evidente soprattutto nel settore immobiliare, perché il diritto fondiario locale non è adeguato agli standard internazionali antiriciclaggio. I registri immobiliari locali, per esempio, non possono comunicare tra loro oltre confine, perciò è impossibile verificare se qualcuno ha acquistato proprietà in diverse giurisdizioni………………In Europa, l’assenza di una legge simile al Patriot Act e dell’armonizzazione fiscale associata alla presenza di numerose strutture offshore si è dimostrata provvidenziale per le nuove attività illegali della ‘ndrangheta………………

nelle pagine che seguono viene analizzato minuziosamente cosa comporta l’assenza di una politica efficace di gestione dei mutamenti della struttura economica di una società: «L’incapacità dello stato di regolamentare una significativa trasformazione economica [ … ] può produrre il radicamento della mafia»…….. Quando la politica non riesce a controllare i cambiamenti economici, com’è accaduto alla fine del comunismo, per la malavita si aprono grandi opportunità. Se è vero che i mercati neri prosperano sempre durante i periodi di caos, quelli ben organizzati si arricchiscono oltremisura.

La transizione dall’ economia della Guerra fredda all’ economia di mercato lascia vaste zone del mondo in preda all’anarchia politica. In quel vuoto… le organizzazioni criminali capitalizzano i vantaggi dell’ economia di mercato globalizzata potenziando, riproducendo ed espandendo la propria rete. Spesso queste organizzazioni si sostituiscono all’autorità statale inesistente, offrendo protezione a soggetti che operano nella legalità e nell’illegalità. Così facendo, garantiscono la sopravvivenza di interi sistemi economici, che inevitabilmente diventano economie canaglia. Un esempio di questo fenomeno è la progressiva trasformazione della nomenklatura bulgara in organizzazione criminale…..anzi.. la criminalizzazione della nomenklatura è un passo necessario e imprescindibile per non perdere del tutto il controllo dell’ economia ed evitare il crollo di intere nazioni.

A differenza di quanto sostengono in molti, la caduta del muro di Berlino non coglie di sorpresa la nomenklatura, l’apparato governativo comunista. Nel 1979, dopo l’impegno militare sovietico in Afghanistan, il Kgb prevede che nel giro di un decennio il sistema comunista crollerà. Lo rivela un affiliato della mafia bulgara:

La nomenklatura ha avuto dieci anni per riorganizzarsi e approfittare dell’inevitabile transizione verso il capitalismo. Nel 1982 i membri dell’élite politica bulgara cominciarono a mettere in piedi joint-venture tra le imprese di stato e compagnie straniere fittizie create all’estero. Queste partnership servirono come giustificazione per prendere in prestito grosse somme di denaro dalle banche di stato bulgare, denaro che venne subito incanalato nei paradisi fiscali europei. Questo processo subì un’ accelerazione nella seconda metà degli anni ottanta, durante l’agonia finale del comunismo. Tra il 1987 e il 1988 joint-venture fittizie divorarono le rimanenti finanze dello stato bulgaro, circa dieci miliardi di dollari. Nel 1989, quando il muro di Berlino cadde, la nomenklatura aveva trasferito e messo al sicuro il grosso della ricchezza monetaria bulgara in conti cifrati nei paradisi fiscali. Nel decennio seguente, il denaro prodotto da questo saccheggio serve a finanziare la trasformazione della nomenklatura in una vera organizzazione criminale che prima crea la mafia bulgara e poi si fonde con essa. Il denaro rubato allo stato contribuisce anche a trasformare le vecchie reti sociali comuniste (compresi servizi segreti e squadre sportive) in network criminali che diventano l’infrastruttura necessaria per assumere il controllo dell’ economia nazionale………………segue una descrizione dettagliata ed una serie di esempi su come nella pratica sia avvenuto questo passaggio della nomenklatura politica bulgara ad organizzazione criminale, e come la stessa abbia saputo approffittare di tutti gli sconvolgimenti economici per colmare i vuoti lasciati dalla politica, o persino provvedimenti come l’embargo, che pur avendo finalità condivisibili, finiscono sempre per irrobustire le organizzazioni criminali a scapito della società onesta.

…………….In un mondo globalizzato è impossibile tracciare i confini spaziali della politica. I tentativi, come il Patriot Act, possono addirittura sortire l’effetto opposto, in questo caso specifico danneggiando il principale alleato dell’America, l’Unione Europea. In un mondo globalizzato il confine tra bene e male è costantemente offuscato dagli interessi economici. Il record.negativo della Cina in materia di diritti umani, per esempio, non le impedisce di essere membro dell’Organizzazione mondiale del commercio. Il G7 diventa G8 mentre gli oligarchi russi rapinano i loro compatrioti. La politica globalizzata va ben oltre i grandi ideali di una nazione e diventa una lotta brutale e quanto mai imprevedibile per accaparrarsi il potere……………………al contrario..mentre la politica è ancora trincerata entro i confini nazionali, l’economia si è globalizzata e, così facendo, spezza i vincoli delle legislazioni interne………….

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Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, vorrei cambiare approccio.In questo caso infatti inserirò un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile nell’articolo di presentazione, come questo che riguarda appunto il primo capitolo.In questo modo spero di poter raggiungere un numero più vasto di lettori, che altrimento penso si spaventerebbero dalla mole del libro e dall’importanza e apparente difficoltà degli argomenti trattati.

Inutile dire che considero questo libro veramente “indispensabile”, perchè chiude il cerchio fra la liberalizzazione del mercato globale e il crescente peggioramento della condizione socioeconomica di enormi strati della popolazione, in particolare la cosidetta “classe media” e le prime vittime manco a dirlo sono state le donne, e ci offre una chiara visione degli scenari che ci aspettano nel futuro. La globalizzazione ha riversato nel mercato del lavoro una quantità smisurata di manodopera a bassissimo costo, dapprima poco acculturata ma via via rapidamente con preparazione sempre migliore. Questo ha comportato e comporterà ancora per molti anni, inevitabilmente un sostanziale impoverimento delle classi medie dei Paesi ricchi, a favori di quelle “Elite” che manovrano immensi imperi economici, sia leciti che illeciti. Questa tendenza proseguirà sino a tanto che gli stipendi della manodopera nei paesi poveri non raggiungerà livelli simili a quelli dei paesi ricchi. Invito pertanto veramente tutti a divulgare i contenuti puntuali e documentati di questo libro, segnalandoli ai propri amici. La conoscenza infatti è il primo passo per raggiungere vera libertà e progresso civile. Buona lettura

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Indispensabili – “Economia canaglia” – 2° Capitolo

Posted by giannigirotto su 27 gennaio 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, ho cambiato approccio.

In questo caso infatti inserirò un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile.

Inutile dire che considero questo libro veramente “indispensabile”, perchè chiude il cerchio fra la liberalizzazione del mercato globale e il crescente peggioramento della condizione socioeconomica di enormi strati della popolazione, in particolare la cosidetta “classe media” In questo secondo capitolo tra le altre cose viene spiegato come le politiche fiscali abbiano pesanti responsabilità nell’aumento del divario tra i ricchi e l classe media, e come determinate esenzioni fiscali abbiano “immunizzato” immensi capitali dall’ essere tassati nei paesi di residenza. Invito pertanto veramente tutti a divulgare i contenuti puntuali e documentati di questo libro, segnalandoli ai propri amici. La conoscenza infatti è il primo passo per raggiungere vera libertà e progresso civile. Buona lettura

CAPITOLO DUE- “Nessuno controlla l’economia canaglia”

……per il ceto medio americano, il sogno (americano) si è trasformato in un incubo. Gli stipendi immobili, la bancarotta e soprattutto la disparità dei redditi sono alla base della mostruosa metamorfosi. Nessuno può spiegare che l’impove­rimento del ceto medio americano è avvenuto negli ultimi 15 anni, inne­scato dalla caduta del muro di Berlino e alimentato dall’ avvento dell’ economia globale……..

Lo smantellamento del Blocco sovietico mette in moto l’era deflazionista globale: i prezzi crollano ovunque. 1 prezzi e gli stipendi del mondo industrializzato. La deflazione viene favorita dall’ afflusso di quella che era la manodopera comunista sui mercati dell’ economia globale. Il mondo festeggia le famiglie che oltrepassano la cortina di ferro dirette a Ovest verso la libertà e la prosperità. Le economie industrializzate si scoprono incapaci di assorbire la nuova forza lavoro. La manodopera è troppa e il capitale insufficiente. Alan Greenspan, ex presidente della Federal Reserve, ammette che la fine del comunismo «ha riversato sui mercati [internazionali] miliardi di lavoratori a basso costo. Questo fenomeno è stato quanto mai deflazionistico»? soprattutto perché, per assicurarsi un lavoro, gli europei dell’Est e i russi accettano stipendi molto inferiori agli standard occidentali. È questa la vera ragione della prima ondata di riduzioni dei salari europei. L’America non sfugge a questo destino e, dal 1989 alla metà degli anni novanta, il reddito medio reale scende drasticamente.

L’afflusso di lavoratori dell’ ex Blocco sovietico segna solo l’inizio di una straordinaria impennata dell’ offerta globale di manodopera. Negli ultimi quindici anni hanno accesso al mercato del lavoro globalizzato non solo i russi e gli europei dell’Est, ma anche cinesi e indiani, che prima lavoravano all’interno di economie chiuse.

……….i lavoratori europei devono competere con i nuovi arrivati e la concorrenza è subito spietata. Le imprese attingono a piene mani dai nuovi bacini di manodopera straniera a buon mercato. Per tagliare i costi, molte Il addirittura trasferiscono all’ estero la produzione (offshoring) o appaltano ti lavoro oltre confine (outsourcing). «I lavoratori occidentali si sono visti sparire il lavoro da sotto il naso» sintetizza un sindacalista italiano. La concorrenza straniera è talmente dura che, per assicurarsi un impiego, molti lavoratori dei paesi industrializzati accettano di rinunciare ai contributi. Nella Germania unificata, i sindacati devono scendere a patti con la riduzione dei salari e l’aumento delle ore di lavoro per impedire alle aziende di trasferire la produzione nell’Europa dell’Est. L’assenza di un contratto sociale regolamentato a livello internazionale e di una legislazione affidabile, in grado di stabilire il minimo salariale e i contributi dei dipendenti, è un fattore determinante per la riduzione della forza contrattuale della manodopera occidentale…………e le prospettive per le generazioni future sono ancora più cupe, visto che fino a quando i costi di produzione saranno inferiori altrove, gli stipendi del mondo industrializzato continueranno a scendere o ristagnare………..

L’istruzione superiore non basterà più a proteggere le future generazioni di occidentali. I nostri figli e nipoti saranno il nuovo proletariato della globalizzazione. «Indonesia, Cina, India [ … ] hanno più che raddoppiato le iscrizioni all’università negli anni ottanta e novanta I … ] Nel 2010 [la Cina] stornerà più laureati nelle materie scientifiche e in ingegneria degli Stati Uniti.»…………Il vantaggio assoluto della Cina è dato da un’offerta infinita di manodopera a bassissimo costo e dalla sistematica violazione di tutte le legislazioni internazionali sul lavoro………..cosa succederà quando il mercato interno della Cina sarà in grado di assorbire da solo la mole della sua produzione e non avrà più bisogno dei consumatori americani?…………….lo sviluppo di un forte mercato interno in Cina potrebbe produrre una colossale crisi economica dall’altro lato del Pacifico.

Inoltre, negli anni ’90 L’offerta di credito a prezzi sempre più bassi produce una vera e propria euforia consumistica globale. Joseph Stiglitz ribattezza quel decennio «i ruggenti anni novanta». li mondo si lascia andare a spese folli, incoraggiato da un’industria del credito che vende illusione di ricchezza….ed inducendo la gente a spendere denaro che non possiede…………Anche le banche sono molto generose nella concessione dei prestiti. Negli anni novanta, Stati Uniti e Regno Unito spianano la via ai mutui «facili», che nascondono in realtà spregiudicate politiche monetarie. Dalla caduta del muro di Berlino, la Federal Reserve riduce all’ osso i tassi d’interesse per evitare le crisi legate alla globalizzazione dell’economia americana; una politica che ha conseguenze drammatiche sul debito delle famiglie e sulle spese dei consumatori. Nel 2006, per esempio, i prestiti per i mutui negli Stati Uniti raggiungono i 7000 miliardi di dollari, pari al dieci per cento dell’ economia mondiale. «Oggi viviamo con il lascito di queste politiche, compresa la bolla dei flussi globali di capitale e quella dei mercati immobiliari americani (e non solo)» …………Il fallimento delle società di mutui dell’ estate 2007 non sorprende gli economisti visto che all’indebitamento nel corso dell’ultimo decennio non corrisponde un’adeguata copertura. Nel 2005, il 40 per cento dei mutui statunitensi non richiedeva alcun capitale iniziale. E la piaga dell’insolvenza mina alla base il mondo occidentale in modo molto più profondo e inquietante del terrorismo islamico………

Nel 2007 il mercato immobiliare viene travolto dal fallimento delle più grosse società di mutui….. Eppure c’è un segmento dell’industria del credito che sta prosperando grazie all’ aumento dei fallimenti…. le imprese specializzate in esazione crediti, che hanno acquistato conti crediti insoluti per un valore di 66 miliardi di dollari…e che hanno pignorato e/o acquistato all’asta a prezzi stracciati migliaia di immobili…..spesso poi il nuovo acquirente compra l’immobile con un mutuo della banca pignorante, che ha solo da guadagnarci, visto che l’interesse del debito insoluto viene pagato prima di quello principale.

Nel paragrafo seguente viene descritto il declino della classe media americana nell’ultimo decennio, con un costo della vita così alto che due stipendi non sono sufficenti, in una casa che si vuole assolutamente di proprietà, e all’interno della quale la manutenzione viene continuamente rimandat perchè non vi sono soldi, con i coniugi impegnati costantemente alla ricerca di un secondo e spesso un terzo lavoro, mentre….i mezzi d’informazione contribuiscono allo stordimento generale perché forniscono ai lettori un mondo positivo del tutto illusorio in cui rifugiarsi. Confezionano false speranze parlando vanamente dell’ alto tasso di crescita dell’ economia. Ma sono solo illusioni… il grosso della crescita arricchisce sostanzialmente gli amministratori delegati delle aziende, tra i quali figurano anche ex membri del consiglio di amministrazione della Enron, superstar del cinema, atleti, magnati dei mass media e altre celebrità……i ricchi e i ricchissimi d’America si stanno divorando la maggior parte della torta economica……..Oggi la disparità dei redditi è a livelli da Medioevo, quando le economie sono soffocate dal sistema feudale……

Cerchiamo di capire come la politica fiscale, strumento tradizionale usato per ridistribuire ricchezza, privilegi i ricchi invece dei poveri. Così, dal 1980 al 2004, la percentuale di reddito lordo che finisce nelle mani dell’un per cento più ricco della popolazione americana sale dall’ otto al 16 per cento. Nello stesso periodo, per il 90-95 per cento dei percettori rimane ancorata al dodici per cento. Questo significa una sola cosa. L’imposizione fiscale è diventata regressiva: minore è il reddito, maggiori sono le tasse. Una follia sul piano politico e sociale.

Secondo la Goldman Sachs, i margini di profitto delle imprese aumentano con regolarità dal 1989, e raggiungono l’apice nel 2006 grazie al calo della quota di reddito nazionale destinata ai lavoratori. Il maggiore profitto si fa sulle spalle dei lavoratori anche in conseguenza dell’aumento esponenziale dell’ offerta di manodopera a livello mondiale. «Come suggerisce la legge della domanda e dell’offerta, quando il lavoro supera il capitale, il costo del lavoro crolla e gli utili sul lavoro, cioè gli stipendi reali, ristagnano, mentre gli utili sul capitale, cioè i profitti, aumentano» spiega George Magnus. Tutto questo potrebbe essere tenuto sotto controllo da una politica consapevole dei rischi sociali di questo trend. Ma nessuna scelta radicale è ancora stata fatta. Così l’accumulo della ricchezza continuerà ad andare ai dirigenti, alle banche d’investimento e ai divi del gossip, almeno per i prossimi cinquant’anni, quando i salnai dei paesi in via di sviluppo raggiungeranno quelli dell’occidente.   L’aspetto più sconcertante è che a riempire i portafogli  degli straricchi della globalizzazione non è l’utile sull’investimento, ma l’aumento degli stipendi. E l’arrichimento non avviene grazie ai balzi dei loro pacchetti azionari, ma perché il loro lavoro è’ superpagato.

…………………I nostalgici del sogno americano dovrebbero guardare al Nord Europa, dove il ceto medio esiste ancora e la disparità dei redditi è stata arginata grazie a politiche ad hoc. Solo nei paesi scandinavi è possibile trovare il tipo di mobilità sociale evocato nel motto che ne era alla base…………….Un rapporto pubblicato negli Stati Uniti dal National Bureau of Economie Research (Nber) avverte che la disparità dei redditi in America sta tornando ai livelli di oltre un secolo fa………..

Dopo il 1989, la moderna «classe del dolce far niente» si trasferisce a Londra per approfittare di una vecchia legge fiscale vittoriana. Grant Woods, ex direttore della banca privata Coutts, di cui sono clienti la regina e l’aristocrazia britannica, spiega:

La legge fu pensata per proteggere i profitti dei proprietari delle piantagioni dell’Impero, dai Caraibi all’ Africa e all’India. Potevano conservare la residenza in Gran Bretagna e spostare il domicilio fiscale all’ estero, dove avevano le proprie attività. Perciò veniva tassato solo il reddito che portavano in Inghilterra, mentre il resto era esentasse. Questa legge viene oggi applicata ai nuovi miliardari che risiedono a Londra. La natura canaglia del sistema fiscale britannico permette a chi intasca una grossa fetta della nuova ricchezza di non pagare le tasse in patria…….svariati oligarchi russi approfittarono di questa norma. Ottenere la residenza in Gran Bretagna è molto facile. Basta versare una grossa somma di denaro in una banca del paese e lasciarcela. Il denaro non è più un ostacolo per i nouveaux riches della globalizzazione visto che, trasferendosi nel Regno Unito, evitano la tassazione su miliardi di dollari nel proprio paese.

……………………

Scoprire la corruzione nel sistema degli hedge funds è difficile perché non sono regolamentati. Questi fondi sono invenzioni sensazionali dell’ era globale perché, gestendo enormi sacche di denaro, riescono a eludere i controlli nazionali monetari e finanziari. e ” Il loro potere si autoalimenta. E questo permette agli hedge funds di rimodellare il mercato finanziario globale a proprio vantaggio. La stessa cosa è accaduta per gli strumenti derivati, detti anche futures, il cui obiettivo iniziale” era quello di proteggere i commercianti dalle fluttuazioni dei tassi di cambio ma hanno finito per assumere vita propria fino a diventare meri espedienti finanziari e contabili per evitare le tasse, occultare la cattiva gestione, aggirare la legge, alterare gli stati patrimoniali e speculare. Basta vedere il caso Parmalat, dove i buchi nel bilancio sono stati nascosti grazie ai derivati…………….

segue una descrizione tecnica sul meccanismo di funzionamento di tali strumenti finanziari, puramente virtuali e che non comportano alcun miglioramento dei rendimenti industriali e nessuna vera crescita economica, poiché il denaro non è usato per investimenti reali. Per i gestori di hedge funds il denaro produce denaro…………………intanto la classe agiata del ventunesimo secolo, schiava del consumismo sfrenato, sta trasformando le capitali occidentali in giganteschi ed esclusivi centri commerciali. E mentre la ricchezza prodotta nei paesi industrializzati viene progressivamente consumata e mai investita, l’India, la Cina e tutti i mercati emergenti non fanno altro che investire capitale e manodopera per migliorare il proprio livello di industrializzazione, nel forsennato tentativo di raggiungere e superare l’Occidente. E ce la faranno presto. Così saranno loro a produrre la maggior parte dei beni venduti nei nuovi centri commerciali urbani della «classe del dolce far niente», almeno fino a quando i loro stessi mercati saranno in grado di assorbire la quasi totalità della loro produzione. A quel punto, il consumo occidentale perderà il suo vantaggio comparato e il commercio subirà una paralisi. Il risultato sarà devastante.

La manodopera occidentale diventerà il vero proletariato del pianeta e le economie dell’Ovest dovranno fare i conti con il proprio declino. Finirà l’età delle illusioni di massa. Il ceto medio occidentale oggi è impoverito, ma non vede questo scenario grazie all’ effetto ottico provocato dalla ragnatela di illusioni economiche, la «matrix del mercato».

……………….È forse un po’ forzato paragonare criminali come Al Capone agli spietati affaristi che controllano l’alta finanza o equiparare le opportunità create dal proibizionismo all’ outsourcing e all’ offshoring, ma non è del tutto illegittimo vederne le contiguità di metodo e atteggiamento con i «protettori» della globalizzazione e gli oligarchi che mettono in gioco i loro profitti illeciti nell’alta finanza. Si tratta per lo più di personaggi che si reputano al di sopra dello stato e soprattutto padroni dell’ economia globale.

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Indispensabili: “Economia Canaglia” – 1° Capitolo

Posted by giannigirotto su 24 gennaio 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, vorrei cambiare approccio.

In questo caso infatti inserirò un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile nell’articolo di presentazione, come questo che riguarda appunto il primo capitolo.

In questo modo spero di poter raggiungere un numero più vasto di lettori, che altrimento penso si spaventerebbero dalla mole del libro e dall’importanza e apparente difficoltà degli argomenti trattati.

Inutile dire che considero questo libro veramente “indispensabile”, perchè chiude il cerchio fra la liberalizzazione del mercato globale e il crescente peggioramento della condizione socioeconomica di enormi strati della popolazione, in particolare la cosidetta “classe media” e le prime vittime manco a dirlo sono state le donne, e ci offre una chiara visione degli scenari che ci aspettano nel futuro. La globalizzazione ha riversato nel mercato del lavoro una quantità smisurata di manodopera a bassissimo costo, dapprima poco acculturata ma via via rapidamente con preparazione sempre migliore. Questo ha comportato e comporterà ancora per molti anni, inevitabilmente un sostanziale impoverimento delle classi medie dei Paesi ricchi, a favori di quelle “Elite” che manovrano immensi imperi economici, sia leciti che illeciti. Questa tendenza proseguirà sino a tanto che gli stipendi della manodopera nei paesi poveri non raggiungerà livelli simili a quelli dei paesi ricchi. Invito pertanto veramente tutti a divulgare i contenuti puntuali e documentati di questo libro, segnalandoli ai propri amici. La conoscenza infatti è il primo passo per raggiungere vera libertà e progresso civile. Buona lettura

CAPITOLO UNO – “A letto con il nemico” –

Abbiamo salutato con gioia l’abbattimento del muro di Berlino, peccato sia caduto sulla testa delle donne. –   Commento di un’esponente della DUMA (Il Parlamento) Russa.

Da sempre è il potere economico che domina il mondo. “Nel corso dei secoli, i mercanti hanno accumulato ricchezze immense e i politici hanno sempre saputo di doverci fare i conti….le principali civiltà poggiano sempre su solide basi commerciali, sapientemente difese da imponenti eserciti…..Per conquistare il controllo dei mercati sono state combattute infinite guerre….In epoca moderna, il Piano Marshall è uno degli esempi migliori di come la politica abbia asservito l’economia per ridefinire le regole del mercato. Anche se l’America è il paese donatore, ne trae i maggiori vantaggi. La ricostruzione crea nuovi sbocchi per le aziende statunitensi e plasma oltreoceano un nuovo mercato su misura delle esigenze dell’ economia americana. Così, nell’immediato dopoguerra, flotte di mercantili attraversano l’Atlantico per portare materie prime e merci all’Europa che deve ri­prendersi dalla tragedia. Le carovane di autocisterne, che trasportano la preziosa fonte di energia necessaria a ripulire le macerie e ricostruire le città bombardate, formano un ponte di aiuti sull’ oceano. E nel momento in cui l’Europa occidentale si riprende, il consumismo americano è pronto a plasmare le abitudini di acquisto degli europei. Nei negozi compaiono i televisori, gli aspirapolvere e le lavatrici, già diffusissimi negli Usa. Le immagini di casalinghe americane bionde e sorridenti ­tutte copie di Doris Day – che giocano con i nuovi balocchi «domestici» bombardano le famiglie dell’Europa occidentale. Per questo tutti so­gnano l’automobile e il televisore. L’America esporta persino modi nuovi per acquistare questi prodotti: con il pagamento rateale diventano quasi alla portata di tutti. E l’indebitamento dei consumatori europei sale alle stelle……

…oggi si sa che il sogno americano è stato soprattutto un’ astuta trovata di marketing.

Negli anni cinquanta e sessanta, gli Stati Uniti sono nella morsa del maccartismo e gli scintillanti slogan pubblicitari servono a nascondere la dura realtà di una società repressa, afflitta dal pregiudizio e solcata da profonde tensioni razziali.

Il Piano Marshall è il prodotto economico del nuovo ordine politico legato alla Guerra fredda. Un sistema che isola l’Occidente dal Blocco sovietico. Un ordine che per molti versi è l’opposto della globalizzazio­ne e chiude l’Occidente in un sistema economico fortemente regola­mentato. Il Piano nasce dalla mente di grandi economisti, tra cui l’ingle­se John Maynard Keynes (intellettuale membro del celeberrimo gruppo di Bloomsbury), ed è la manifestazione di una nuova dottrina che mette l’accento sul ruolo preminente dello stato nella sfera economica. Non solo: determina la supremazia economica del paese più forte. Per tutta la durata della Guerra fredda, il successo di questa filosofia poggia sull’a­bilità di Washington nel controllare e manipolare le forze economiche che sostengono il nuovo mercato europeo – e in seguito molti altri – a vantaggio degli Stati Uniti…….Ma, quasi per paradosso, una volta raggiunto lo scopo ultimo della Guerra fredda -l’abolizione della cortina di ferro – questo sistema va in frantumi. Lo stato perde il controllo del mercato perché la politica non è più in grado di governare l’economia. E in quel momento l’economia cessa di essere al servizio della politica per fare l’interesse dei cittadini e diviene una spregiudicata canaglia, orientata esclusivamente al facile guadagno a spese dei consumatori.

I due eventi simbolici dell’inizio e della fine della Guerra fredda – il Piano Marshall e la caduta del muro di Berlino – rappresentano proprio i due estremi opposti del complesso rapporto che si viene a creare tra politica ed economia e permettono di capire chiaramente come dal controllo della politica sull’ economia si possa passare a una situazione in cui l’economia canaglia tiene in scacco la politica.

Il Muro del Sesso: La E-55 corre annoiata lungo il confine tra Repubblica Ceca e Germania. La chiamano l’«autostrada dell’amore». Questa squallida striscia d’asfalto ospita la più alta concentrazione di prostitute d’Europa. Sul ciglio della strada, una accanto all’altra, le donne dell’ex Blocco sovietico offrono il proprio corpo a prezzi stracciati: 35 euro mezz’ora, 45 senza preservativo. Ma l’E-55 è un posto come tanti. L’ex confine tra Europa dell’Est ed Europa dell’Ovest è una sequenza quasi ininterrotta di mercati del sesso, bordelli e chioschi. Un nuovo lungo muro umano di ragazze dalla pelle diafana si snoda lungo quella che era la cortina di ferro.

Di là il fallimento del modello comunista, di qua l’Occidente che consuma corpi e ideali………… Poi, sempre lì al cancello tra Est e Ovest, ci sono addirittura i mercati specializzati nella vendita delle schiave bianche. Uno dei più noti è nella Serbia nordoccidentale e ci vengono i mercanti di sesso di tutto il mondo. Lo chiamano Mercato Arizona e sembra una città della corsa all’oro americana del diciannovesimo secolo……..

La E-55 e il Mercato Arizona sono uno dei surreali effetti collaterali della caduta del muro di Berlino (che rappresenta) lo smantellamento del comunismo e la nascita della globalizzazione………….

Fino agli anni novanta la prostituzione nei paesi comunisti è di fatto inesistente. Pur non vietata esplicitamente, i governi la ostacolano. La domanda è bassa, ……….  anche l’offerta è bassa. La piena occupazione garantisce a tutti un salario, che riduce enormemente il numero di donne disposte a guadagnarsi da vivere vendendo il proprio corpo ………………….le prostitute comuniste, gestiscono da sole i loro profitti. Non ci sono i papponi: quella del protettore è consi­derata un’ attività criminale e viene duramente punita.

Ma lo smantellamento del comunismo fa piombare nella povertà la popolazione dell’ex Blocco sovietico, e le donne sono tra le principali vit­time della nuova miseria. Già a metà anni novanta la disoccupazione tra le donne russe raggiunge l’80 per cento, mentre durante il regime sovie­tico era quasi pari a zero. Le donne, tra l’altro, sono per più dell’80 per cento capifamiglia singoli e monoreddito. Così, nel 1998, oltre la metà dei bambini russi dai sei anni in giù vive al di sotto della soglia di povertà, e molte donne diventano prostitute per dare da mangiare ai figli………….Negli anni novanta, l’offerta di donne istruite provenienti dalla Russia e dall’Europa dell’Est diviene un fenomeno unico nell’industria della prostituzione……….

Israele è uno dei maggiori importatori di prostitute slave. Ogni mese un milione di israeliani fa visita a una prostituta. Secondo la Commissione d’inchiesta parlamentare israeliana, “ogni anno dalle 3000 alle 5000 donne [dell’ex Blocco sovietico] vengono introdotte clandestinamente in Israele e vendute all’industria della prostituzione. [. .. ] Le donne lavorano sette giorni su sette, fino a 18 ore al giorno, e dei 120 Nis (27 dollari) pagati dai clienti, a loro ne restano solo 20 (4,50 dollari). lO 000 di queste donne attualmente risiedono nei 300-400 bordelli del paese. Sono vendute dagli 8000 ai lO 000 dollari l’una.”

Si riesce a intuire la portata dell’attività seguendo il flusso dei grossi profitti riciclati in Israele: solo dal 1990 al 1995, circa quattro miliardi di dollari sono stati investiti nelle banche israeliane. Altri 600 milioni di dollari vengono riciclati in beni immobili………………………………

Fonti israeliane confermano che l’afflusso di ebrei russi ortodossi, un altro dei fenomeni legati al crollo dell’Unione Sovietica, ha dato un impulso inaspettato all’industria della prostituzione. «Molti avevano legami con la mafia russa che, all’inizio degli anni novanta, controllava quasi interamente il racket delle prostitute slave, e contribuirono a instaurare legami con i protettori locali» dice un poliziotto di Tel Aviv. Michael, il protettore di Berlino, conferma che, subito dopo la caduta del muro, è la mafia russa ad assumere il controllo del traffico della nuova merce. «Negli anni novanta, chi portava le nuove ragazze a Berlino erano i russi.»……………………………. Nel 2006 il valore annuale stimato del business plurimiliardario della prostituzione globale ammontava a 52 miliardi di dollari,23 e molto del suo reddito è legato alla natura illegale dell’attività. In Olanda, per esempio, dove la prostituzione è stata legalizzata da decenni,  i protettori sono pochissimi, le prostitute pagano le tasse, hanno diritto all’assistenza sanitaria, alla previdenza sociale e alla protezione della polizia.

…..ancora……La caduta del comunismo all’inizio degli anni novanta ha reso la popolazio­ne più egoista e ha provocato una profonda crisi morale che dura anco­ra oggi» scrive l’autore russo Viktor Erofeev……

Gli unici a trarre profitto dalla cultura del «sesso in vendita» sono i «protettori» della globalizzazione, gli illusionisti dell’ economia canaglia. Bande criminali e politici corrotti russi e balcanici hanno intascato miliardi di dollari e si sono ritagliati uno spazio nell’ economia globale grazie alla tratta delle donne. li boss ucraino Semion Mogilevié, dall’ini­zio del 1998 a metà del 1999, grazie alla prostituzione, al traffico di droga e agli investimenti truffa, ha riciclato dieci miliardi di dollari attra­verso la Bank of New York.31

La correlazione diretta tra la caduta del muro di Berlino e lo svilup­po dell’industria della prostituzione in Occidente è un esempio illumi­nante per capire quanto possa essere rischioso sottovalutare le conse­guenze di sostanziali trasformazioni economiche e sociali. Soprattutto perché il passaggio al capitalismo globale è avvenuto senza un chiaro progetto politico alternativo. Intere nazioni sono precipitate nella povertà e nell’ anarchia, e nel vuoto di potere e di controllo sociale si sono insinuati gli sfruttatori e i «protettori» della globalizzazione………………………………

In Russia, la perestrojka di Gorbaciov si è tradotta a livello economico in privatizzazione: il biglietto d’ingresso dell’ex Blocco sovietico nel nascente capitalismo globale, la tassa di iscrizione al country club della democrazia. La perestrojka è da subito sinonimo di rapido cambiamen­to economico e viene sostenuta con entusiasmo da consulenti occiden­tali come ]effrey Sachs, promossa da organizzazioni internazionali quali’ il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale, e raccontata come la svolta migliore del mondo dai politici dell’Ovest. Di fatto è l’a­spetto di repentino cambiamento economico insito nella perestrojka a guidare la trasformazione politica. Oggi molti economisti sono concordi nel sostenere che l’assenza di una solida classe politica in grado di regolamentare seriamente il cambiamento ha determinato lo sviluppo dell’ e­conomia canaglia. «In pratica i Russi hanno liberalizzato e privatizzato senza creare le istituzioni preposte a controllare e guidare la difficile transizione verso l’economia di mercato» spiega Miklos Marshall, diret­tore regionale dell’ associazione Transparency International per l’Europa e l’Asia centrale.

nelle pagine seguenti del libro viene spiegato come, con un escamotage finanziario (formalmente legale, ma sostanzialmente truffaldino) basato sulla contemporanea presenza nella Russia di allora, di due valute, (una fisica ed una virtuale) pochi individui siano riusciti ad accumulare immense fortune economiche, togliandole letteralmente dal patrimonio statale.

……………… I risultati sono sconcertanti. A metà degli anni novanta la Russia è il terzo paese al mondo, dopo Stati Uniti e Germania, per numero di miliardari.

La privatizzazione subisce una svolta decisiva nel 1992, quando il presidente Boris Eltsin annuncia che la Russia sta per diventare una società per azioni. La ricchezza della nazione viene divisa, come una torta, in tre parti: una allo stato, che mantiene la partecipazione di maggioranza nelle imprese appena privatizzate, una agli investitori stranieri e il resto alla popolazione. Il primo ottobre del 1992 lo stato dona a ogni cittadino voucher pari a 10 000 rubli (circa 60 dollari, cioè il salario medio mensile), che possono essere usati per acquistare le azioni delle ex aziende statali. I voucher possono anche essere tenuti o venduti, ma realtà pochissimi russi sanno come usarli.

Da1 1992 al 1994 la Russia viene colpita da un’ altra grave crisi economica. Il tasso di cambio del rublo sul dollaro precipita da 230 a 3500 rubli. La svalutazione, insieme all’inflazione a due cifre, spazza via i risparmi della gente. Più di un terzo della popolazione scende sotto la soglia di povertà.? E ancora una volta le cifre parlano chiaro. Secondo le statistiche delle Nazioni Unite, proprio il 1992 coincide con la prima impennata dell’offerta di prostitute e schiave del sesso slave in Europa occidentale.

La gente è disperata e per sfamare la famiglia decide di vendere tutto ciò che possiede, voucher compresi. Khodorkovaki] e gli altri oligarchi si assicurano così il 90 per cento dei voucher allestendo addirittura dei chioschi per strada dove la gente va a scambiarli per una frazione minima del loro valore. Secondo un sondaggio condotto per il quotidiano russo Isvestiya, alla fine degli anni novanta solo 1’8 per cento dei russi ha scambiato i voucher con le azioni delle aziende in cui lavora. Gli oligarchi invece usano i voucher per diventare azionisti di minoranza delle imprese russe che vengono privatizzate. Poi, con la mossa successiva, diventano azionisti di maggioranza cavalcando il malcontento generale.

Già all’inizio del 1995 i russi capiscono che il capitalismo li ha resi più poveri, non più ricchi come loro si erano illusi. Le statistiche economiche ufficiali della Russia indicano che il Pil è sceso del 50 per cento circa. Lo stato è al verde, stipendi e pensioni non vengono pagati. La gente ha nostalgia del vecchio regime comunista e Eltsin rischia la sconfitta alle elezioni del 1996. Per assicurarsi la vittoria, il presidente russo stipula un accordo con gli oligarchi. Lo stato accetta di vendere all’ asta le sue partecipazioni di maggioranza delle imprese statali privatizzate in cambio di prestiti con cui pagare stipendi e pensioni prima delle elezioni. Eltsin si compra la rielezione.

L’accordo, che viene definito «prestiti in cambio di azioni», offre agli oligarchi 1’opportunità di impossessarsi anche del pacchetto azionario di maggioranza dello stato.

Il governo corrotto aveva un bisogno disperato di contanti e le cosiddette «banche» degli oligarchi sottoscrissero l’accordo. Al governo servivano i soldi per pagare le pensioni, salari, eccetera, quindi usò le sue azioni delle aziende di stato come garanzia per ottenere i prestiti dalle banche degli oligarchi. Naturalmente dopo le elezioni il governo non poté ripagare i prestiti, e le azioni sono andate automaticamente alle banche. Ancora una volta, tutto si svolse nella piena legalità

In modo perfettamente legale, dunque, lo stato finisce in scacco di affaristi senza scrupoli.

Dopo la rielezione di Eltsin, gli oligarchi vengono ricompensati per il loro appoggio. Khodorkovskij diventa l’unico in gara per 1’acquisto della Yukos, la terza compagnia petrolifera russa, che compra per una cifra irrisoria: circa 300 milioni di dollari. La portata dell’accordo però si capisce a fondo solo nel 2003, quando la pubblica accusa russa congela il 44 per cento dei beni della Yukos, e sono dieci miliardi di dollari. Da 300 milioni di dollari a dieci miliardi in sei anni.

Con questo metodo e altri simili……. negli anni novanta la Russia ha subito il maggior furto di risorse mai avvenuto in un paese in un arco di tempo così breve. Una stima al ribas­so va dai 150 ai 200 miliardi di dollari in dieci anni, ma si pensa che possa arrivare fino a 350 miliardi di dollari.

Il vero dramma è stato che tali immensi patrimoni non sono rimasti in Russia, reinvestiti, in modo che comunque la collettività ne avrebbe giovato:

Tenerli in Russia significava investire in un paese in piena depressione e rischia­re non solo bassi ricavi, ma anche la confisca da parte del governo suc­cessivo, che avrebbe inevitabilmente protestato, e a ragione, contro l‘«illegittimità» del processo di privatizzazione.

E quindi sono stati trasferiti e investiti tutti all’estero……

Questa fase caratterizzata quindi dall’azione dei “banditi nomadi”, cioè di coloro che depredano il territorio e se ne vanno altrove, si è passato negli anni successivi ai “banditi stanziali”, che cioè depredano il territorio ma in maniera “sostenibile”, lasciando cioè prosperare una certa ricchezza diffusa, in modo da poter continuare la loro attività nel territorio stesso……………….infatti……….oggi la maggior parte degli analisti concorda sul fatto che anche l’attuale presidente russo Vladimir Putin si adatta bene all’immagine del bandito stanziale che tenta di privare gli oligarchi dei loro beni.

Per la politica regolamentare il mercato diventa sempre più difficile. E i problemi di un paese possono innescare una reazione a catena con conseguenze devastanti per molti altri.

Chi poteva prevedere che l’Unione Sovietica si sarebbe disintegrata senza che si sparasse un solo colpo? O che la caduta del muro di Berlino avrebbe fatto nascere l’industria globale del sesso? O che la privatizzazione dell’ economia russa avrebbe permesso il saccheggio delle sue risorse e dato vita a una generazione di oligarchi?

L’opinione pubblica è ignara anche di altre interdipendenze dell’ economia canaglia. Chi corre a Berlino per abbattere il muro a mani nude è mosso dal desiderio di mettere fine a un lungo e doloroso periodo di separazione. Vuole demolire uno spartiacque, una barriera fisica che per decenni ha afflitto l’esistenza di un continente, ha lacerato la sua anima. Eppure, proprio in quel momento, per milioni di donne dell’Europa dell’Est e della Russia, l’incubo peggiore sta cominciando.

Nell’euforia del momento nessuno, neppure gli economisti più illustri, sono in grado di capire che il muro è solo un simbolo. E che in fondo la sua demolizione non è altro che un’operazione di marketing, una messa in scena. Dietro il muro che cade è già pronto a entrare in azione un complesso sistema economico predatore, nutrito e alimentato per decenni dalla rigidità politica della Guerra fredda. È quel tipo di economia che ha un disperato bisogno di nuovi mercati e nessuno, neppure gli architetti della distruzione del sistema sovietico, è in grado di controllarla. Nel vuoto politico che si viene a creare, l’economia canaglia trasforma la globalizzazione, l’invenzione della reaganomics, del thatcherismo e della modernizzazione, in un mutante animato di vita propna.

Con la fine della Guerra fredda il mercato spezza le catene della politica. L’economia diventa una forza canaglia ed è pronta a ridisegnare il mondo secondo le sue regole. Lo vedremo nel seguito del percorso.

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I risultati sono sconcertanti. A metà degli anni novanta la Russia è il terzo paese al mondo, dopo Stati Uniti e Germania, per numero di miliardari.

La privatizzazione subisce una svolta decisiva nel 1992, quando il presidente Boris Eltsin annuncia che la Russia sta per diventare una società per azioni. La ricchezza della nazione viene divisa, come una I orta, in tre parti: una allo stato, che mantiene la partecipazione di mag­gioranza nelle imprese appena privatizzate, una agli investitori stranieri e il resto alla popolazione. Il primo ottobre del 1992 lo stato dona a ogni cittadino voucher pari a 10 000 rubli (circa 60 dollari, cioè il salario medio mensile), che possono essere usati per acquistare le azioni delle ex aziende statali. I voucher possono anche essere tenuti o venduti, ma realtà pochissimi russi sanno come usarli.

Da1 1992 al 1994 la Russia viene colpita da un’ altra grave crisi economica. Il tasso di cambio del rublo sul dollaro precipita da 230 a 3500 rubli. La svalutazione, insieme all’inflazione a due cifre, spazza via i risparmi della gente. Più di un terzo della popolazione scende sotto la soglia di povertà.? E ancora una volta le cifre parlano chiaro. Secondo le statistiche delle Nazioni Unite, proprio il 1992 coincide con la prima impennata dell’offerta di prostitute e schiave del sesso slave in Europa occidentale

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Una favola di Natale

Posted by giannigirotto su 31 dicembre 2009

ni Girotto

Aggiungo un’altra storiella di Lupo Alberto nella mia sezione “Indispensabili“.

In questo caso è una feroce denuncia, anche se nell’apparenta bonarietà della storiella, dello sfruttamento dei Paesi poveri da parte di quelli ricchi. Lascio al lettore ogni altra considerazione, e rinnovo i miei complimenti e la mia stima a Silver.

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