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Posts Tagged ‘sociale’

Modelli da diffondere – Sakena Yacoobi

Posted by giannigirotto su 14 settembre 2011

Sakena Yacoobi  ha 60 anni e da trenta si occupa di combattere la guerra con la cultura. Sakena è un’insegnante. Ogni giorno, escluso il venerdì, 350mila persone affollano le sue classi e prendono parte a quella che lei ha definito una “Jihad con la penna” ovvero imparano a leggere e a scrivere. Perché l’alfabetizzazione è la prima arma per sconfiggere la guerra e in un cervello occupato da quello che gli raccontano i libri piuttosto che da stragi spacciate per ideali di martirio, il fascino dei mitra e delle bombe attecchirà meno.

È stato in Pakistan, in mezzo ai profughi, alle donne che avevano subito violenze di ogni tipo, che Sakena ha capito che l’istruzione è l’unica via per risollevare la sua gente. Da allora non si è mai fermata e ha aperto scuole e raccolto studenti ovunque ha potuto. Nemmeno l’Afghanistan dei Talebani l’ha intimorita. Proprio all’epoca del loro dominio, negli anni Novanta ha fondato l’ Ali (Afghan Institute of Learning). “ Da Kabul, da Herat, da Logar, mi chiedevano di aprire scuole clandestine”, racconta Sakena Yacoobi suWired. “ Mi imposi allora una regola: se la gente era in grado di proteggerci e di darci i locali e il personale da preparare, l’avremmo fatto”.

Sekena si concentra sopratutto le bambine, che normalmente vengono per ultime come priorità di alfabetizzazione nelle famiglie povere: “Se educhi un bambino educhi un individuo, se educhi una bambina educhi una famiglia e dunque una comunità”

A mio avviso è una delle tante persone che veramente meritano il Nobel per la pace… e come al solito decine di altri articoli ed anche video li trovate sparsi su Internet, naturalmente la maggior parte è in Inglese, i telegiornali italiani invece preferiscono parlare delle “Papi girl” e di calcio…
Vi ricordo che trovate una scheda su altre grandissime persone nella mia sezione “Modelli“.

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Modelli da diffondere -Muhammad Yunus

Posted by giannigirotto su 23 dicembre 2009

Muhammad Yunus, forse meglio conosciuto come “Il banchiere dei poveri” ha avuto, in Italia, un breve momento di notorietà televisiva solo in occasione dell’assegnazione del premio Nobel per la pace, da lui appunto vinto nel 2006.

In realtà anche lui meriterebbe un’attenzione mediatica ben più estesa, dal momento che la sua Banca, che offre microcredito alle fasce più povere della popolazione, ha letteralmente cambiato la vita di milioni di persone.

Ma andiamo con ordine; nel 1976 Yunus fondò la Grameen Bank, prima banca al mondo ad effettuare prestiti ai più poveri tra i poveri basandosi non già sulla solvibilità, bensì sulla fiducia.

Da allora, la Grameen Bank ha erogato più di 6 miliardi di dollari ad oltre 7 milioni di richiedenti. Per garantirne il rimborso, la banca si serve di gruppi di solidarietà, piccoli gruppi informali destinatari del finanziamento, i cui membri si sostengono vicendevolmente negli sforzi di avanzamento economico individuale ed hanno la responsabilità solidale per il rimborso del prestito.

Il grande merito di Yunus è stato l’aver capito che nella maggior parte dei casi la povertà NON è dovuta all’ignoranza o alla pigrizia delle persone, bensi ad una struttura sociale e culturare ereditata che li incatena alla povertà, all’interno di un circolo vizioso.

Emblematico fu il caso che convinse Yunus a concedere, di tasca propria, il suo primo prestito ai poveri: era il 1974 e, nelle misere strade del villaggio di Jobra, Yunus incontrò una donna che intrecciava bambù per fare sgabelli. Sufia era brava, abile, infaticabile. E poverissima.
Non guadagnava più di due centesimi di dollaro al giorno. Era costretta a comprare la materia prima da un commerciante-usuraio che obbligava la donna a rivendere solo a lui i suoi sgabelli. Con 22 centesimi di dollari, Sufia si sarebbe affrancata dal suo “padrone”, avrebbe potuto acquistare il bambù liberamente e rivenderlo, con profitti più alti, al mercato del paese: avrebbe, in altre parole, cominciato a sconfiggere la povertà.

Ecco quindi che la chiave del successo consiste nell’emancipazione femminile (sono le donne il vero motore sociale, familiare ed economico dei paesi poveri) e nell’effettuare prestiti di piccolo importo sufficenti però ad innescare un circolo virtuoso nei confronti del gruppo di riceventi, che si impegna collettivamente, sulla parola, alla restituzione. Ed una volta che ha dato ad un gruppo di poveri l’occasione per uscire dalla povertà, la risposta è eccezionale, il tasso di restituzione dei prestiti erogati è infatti, in media, del 99%;

Il microcredito è diventato uno degli strumenti di finanziamento utilizzati in tutto il mondo per promuovere lo sviluppo economico e sociale, diffuso in oltre 100 Stati, dagli Stati Uniti all’Uganda.

Yunus ha continuato con diverse altre attività sempre con l’obiettivo di ridurre la poverta, attività che spaziano all’accordo con una società specializzata nel produrre alimenti ad alta capacità nutritiva per le popolazioni affamate, al avere recentemente commissionato alla Wolkswagen la realizzazione di un veicolo multiuso molto economico dotato di un motore che possa essere usato sulle auto, rimosso, montato su barche,  rimosso e utilizzato come gruppo elettrogeno o per irrigare i campi, in modo da poter migliorare notevolmente la vita delle popolazioni che vivono nelle aree in prossimità dei fiumi e del mare. Altro progetto portato avanti sempre con un accordo con un impresa privata è quello di agevolare l’accesso all’acqua potabile,  Inoltre ha creato una fondazione chiamata “Yunus Centre” che funge ora da supporto organizzativo e direttivo per le suddette e le molteplici altre iniziative che questa geniale persona ha sviluppato e svilupperà in futuro.

Partner italiano di Yunus è Banca Etica. Yunus ha scritto anche molti libri che parlano della sua lotta alla povertà, ecco un estratto del suo ultimo testo – “Un mondo senza povertà“.

Vi ricordo che trovate una scheda su altre grandissime persone nella mia sezione “Modelli“.

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ZOES – Il portale del volontariato

Posted by giannigirotto su 8 ottobre 2009

ZOES è il portale del volontariato, o perlomeno questo è lo spirito con cui è stato pensato,  e direi che le premesse per avvicinarsi il più possibile a questo risultato ci sono. Ma è limitativo dire che è rivolto al mondo del volontariato, è semplicemente rivolto al mondo delle persone sensibili ai principi dell’equità e sostenibilità. Tutti ne possono essere protagonisti attivi, o semplici ma non per questo meno importanti usufruttori.

Brevemente, Zoes è una piattaforma di social network che mette in relazione persone, gruppi,  imprese, associazioni ed enti che condividono i principi e le pratiche dell’equosostenibilità; tra le sue funzionalità offre:

– una mappa per esplorare il mondo delle reti, delle iniziative, delle azioni e delle opportunità dell’economia solidale e della sostenibilità;

– una sezione di e-commerce funzionante e comoda, che privilegia l’acquisto collettivo, la filiera corta e il prezzo trasparente;

– una serie di strumenti partecipativi (blog, forum, wiki,calendario eventi, mappe tematiche, una piattaforma per la formazione a distanza….) per promuovere azioni di cittadinanza attiva;

In Zoes si possono registare semplici cittadini così come gruppi, imprese, negozi, aziende, associazioni, comitati ecc. ecc. ed ognuna specifica in una dettagliata scheda anagrafica le proprie competenze, in modo che ciascuno possa rivolgere delle domande su un determinato argomento, e queste verranno automaticamente inoltrate a coloro che si sono dichiarati esperti in quel settore…..

Zoes quindi permetterà di portare maggiormente alla luce, e in maniera più comoda e usufruibile, tutto quel mondo di economia alternativa, solidale, informale di cui la nostra società è così ricca per l’impegno personale di migliaia e migliaia di persone.

Ma siccome tanti altri hanno già speso belle parole per questa piattaforma, date un’occhiata a cosa si dice in giro di Zoes…….

Naturalmente, come per tutti gli strumenti di social network, solo iniziando ad utilizzarli ci si può rendere conto della loro utilità, per cui vi invito a registrarvi ed iniziare la vostra navigazione su ZOES.

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Un social network che mette in relazione persone, gruppi,  imprese, associazioni ed enti che condividono i principi e le pratiche dell’equosostenibilità

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Movimento Etico Solidale

Posted by giannigirotto su 28 settembre 2009

Tempo fa invocavo in un mio articolo la nascita di un qualcosa che fungesse da aggregatore di tutta quella miriade  di Associazioni, Gruppi, Comitati ecc. che si battono per tamponare la situazione attuale, lottando ad armi fortemente impari con i poteri forti che controllano la politica italiana, e quindi di fatto il destino del Paese.

Ora io non so se questo neonato movimento, partorito a Giugno nel corso della Manifestazione “Terra Futura“, sarà la soluzione, ma spero e mi auguro e sono fortemente convinto che almeno contribuirà in tal senso.

La mia fiducia si basa sulle premesse, che mi pare ci siano proprio, a partire dalla figura di uno dei fondatori, quel Fabio Salviato, attuale Presidente di Banca Etica (ma il mandato è in scadenza è non può essere rinnovato per Statuto, per cui non sommerà gli incarichi…) e l’immediata adesione di Jacopo Fo che tanto e tanto bene sta facendo con Alcatraz e tutte le altre iniziative associazionistiche che porta avanti.

Durante la presentazione Salviato ha detto che “…..questo movimento non vuole essere e non è un partito. Bensì un ente di certificazione di partiti di qualunque schieramento, purchè ne abbiano i requisiti. Per capirci saremo la Green-Peace della politica, ed il nostro slogan non lascia dubbi: nella cultura liberi, nella politica uguali, nell’economia solidali“….

Ma come tutte le iniziative sociale, il suo successo o insuccesso dipenderà ovviamente dal livello quantitativo e qualitativo di partecipazione dei singoli cittadini e di tutte le altre realtà sociali esistenti che ne condividono premesse e finalità. Vi invito pertanto a leggere i documenti programmatici del Movimento, in particolare il “Patto per la Nuova Era“, e, se d’accordo, ad aderire.

Gianni Girotto Gianni Girotto   Gianni Girotto    Gianni Girotto    Gianni Girotto    Gianni Girotto    Gianni Girotto    Gianni Girotto

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movimento che non vuole essere e non è un partito. Bensì un ente di certificazione di partiti di qualunque schieramento, purchè ne abbiano i requisiti. Per capirci saremo la Green-Peace della politica, ed il nostro slogan non lascia dubbi: nella cultura liberi, nella politica uguali, nell’economia solidali»

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L’indifferenza – tra Gramsci e Celentano

Posted by giannigirotto su 23 giugno 2009

Ho trovato nel blog “NON TI CURAR DELL’ORO” uno scritto di Gramsci datato 1917, che a leggerlo senza conoscere appunto l’origine sembra scritto ieri, a conferma che l’uomo non impara mai dai propri sbagli, ed ogni generazione ripete puntualmente gli errori dei propri genitori. Scrive Gramsci:

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

11 febbraio 1917

Beh, io non odio gli indifferenti, però per tutto il resto sono d’accordo. Non posso inoltre evitare che il mio cervello, ogni volta che si parla di indifferenza, faccia partire in automatico la canzone di Adriano Celentano, “L’uomo perfetto”, che a un certo punto dice

L’aria è diventata irrespirabile e qui regna solo l’indifferenza, che è peggiore e piu mortale di qualsiasi bomba atomica. E nelle vostre vene scorre l’infezione di quest’aria ormai che distrugge i sentimenti lasciandovi nel petto un cuore arido.

Ma Celentano dà anche la soluzione a questo modo di porsi, nella canzone “Svalutation”, ove dice: “ma, il sistema c’è, quando pensi a te, pensa………….un poco anche per me….”

Non siate quindi indifferenti, andate nella mia sezione “Agisci” e comportatevi di conseguenza…..

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