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Posts Tagged ‘truffe’

Indispensabili: Onorevoli Wanted

Posted by giannigirotto su 31 agosto 2011

Aggiungo alla mia sezione “Indispensabili” questo libro, che permette di passare dalle generiche accuse e lamentele “da bar” rivolte genericamente a tutta la nostra classe politica, ad una presa di coscienza precisa e puntuale della situazione giudiziaria di tutti i nostri Parlamentari che hanno una posizione di condanna o un processo in corso con la Giustizia.

Una cosa però la voglio sottolineare subito, con il massimo sdegno: “la legge proibisce ai condannati a pene complessivamente superiori a 2 anni per delitti contro la Pubblica amministrazione di candidarsi nei consigli comunali, provinciali e regionali; e prevede la sospensione degli eletti nei tre enti locali in caso di condanna al primo grado, e la loro decadenza in caso di condanna passata in giudicato. La regola, però, non vale per i parlamentari, per i ministri, per i presidenti del Consiglio. Una strana dimenticanza che ha una sola spiegazione: le leggi non le fanno i consigli comunali, provinciali e regionali. Le fa il Parlamento.

Questo situazione grida vendetta: com’è possibile che un condannato per corruzione o qualsiasi altro reato non possa diventare consigliere comunale ma possa invece diventare un membro del Parlamento?  assurdo!!! oserei dire “Italiano!!!”

E giusto per chiarire subito di quali reati stiamo parlando ecco l’elenco:

Corruzione 18
Finanziamento illecito 16
Truffa 10
Abuso d’ufficio, falso 9
Associazione mafiosa 8
Bancarotta fraudolenta, turbativa d’asta 7
Associazione a delinquere, resistenza a pubblico ufficiale, falso in bilancio 6
Attentato alla Costituzione, attentato all’unità dello Stato, struttura paramilitare fuorilegge 5
Favoreggiamento, concussione, frode fiscale 4
Diffamazione, abuso edilizio, lesioni personali 3
Banda armata, corruzione giudiziaria, peculato, estorsione, rivelazione di segreti 2
Omicidio,  associazione  sovversiva,  istigazione  a  delinquere,  favoreggiamento  mafioso,  aggiotaggio,  percosse,  violenza  a  corpo  politico,  incendio  aggravato,  calunnia,  falsa  testimonianza, voto di scambio, appropriazione indebita, violazione della privacy, oltraggio,  fabbricazione  di  esplosivi,  violazione  diritti  d’autore,  frode  in  pubblico  concorso, adulterazione di vini 1

e per essere ancora più precisi ecco i 25 condannati in via definitiva:

1. Berruti Massimo Maria (FI): favoreggiamento.
2. Biondi Alfredo (FI): evasione fiscale (reato poi depenalizzato).
3. Bonsignore Vito (Udc): corruzione.
4. Borghezio Mario (Lega Nord): incendio aggravato.
5. Bossi Umberto (Lega Nord): finanziamento illecito e istigazione a delinquere.
6. Cantoni Giampiero (FI): corruzione e bancarotta.
7. Carra Enzo (Margherita): falsa testimonianza.
8. De Angelis Marcello (An): banda armata e associazione sovversiva.
9. D’Elia Sergio (Rosa nel pugno): banda armata e concorso in omicidio.
10. Dell’Utri Marcello (FI): false fatture, falso in bilancio e frode fiscale.
11. Del Pennino Antonio (FI): finanziamento illecito.
12. De Michelis Gianni (Psi): corruzione e finanziamento illecito.
13.  Farina Daniele  (Prc):  fabbricazione,  detenzione  e  porto  abusivo  di  ordigni  esplosivi,  resistenza  a  pubblico  ufficiale,  lesioni  personali  gravi  e  inosservanza  degli  ordini dell’autorità.
14. Jannuzzi Lino (FI): diffamazione aggravata.
15. La Malfa Giorgio (FI): finanziamento illecito.
16. Maroni Roberto (Lega Nord): resistenza a pubblico ufficiale.
17. Mauro Giovanni (FI): diffamazione aggravata.
18. Nania Domenico (An): lesioni volontarie personali.

19. Patriciello Aldo (Udc): finanziamento illecito.
20. Pomicino Paolo Cirino (Dc): corruzione e finanziamento illecito.
21. Previti Cesare (FI): corruzione giudiziaria.
22. Sterpa Egidio (FI): finanziamento illecito.
23. Tomassini Antonio (FI): falso in atto pubblico.
24. Visco Vincenzo (Ds): abuso edilizio.
25. Vito Alfredo (FI): corruzione.

Cliccando sulla copertina del libro sopra, o qui a fianco, potete scaricare gratis l’intero libro.

E se qualcuno vuole pensare che nel mio sito io mi limito alle denunce, faccio presente che cerco di essere il più possibile propositivo tramite la mie sezioni “Agisci“, “Indispensabili” e “Risparmio” nelle quali vi sono materiali, suggerimenti ed anche documentazione gratuita, come ad esempio i libri “Voglia di Cambiare” e “L’anticasta – l’Italia che funziona” che descrivono i casi di successo rispettivamente in Europa ed in Italia, nei settori come Energia, Edilizia, Lavoro, Logistica ecc. ecc. da cui molto possiamo imparare.

E sempre con spirito propositivo ho anche già pubblicato un articolo sul progetto “Openpolis“, il database pubblico su Internet che permette a tutti noi di avere il massimo delle informazioni su tutti i politici italiani che hanno e stanno calcando le scene, in modo appunto da poter essere il più possibile informati sulle attività e dichiarazioni di chi è da noi pagato per occuparsi della cosa pubblica.

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Indispensabili: L’anticasta – Per un’Etica dell’utopia

Posted by giannigirotto su 2 dicembre 2010

Dopo aver inserito diverso tempo fa il libro “La Casta” nella mia sezione “Indispensabili“, sono estremamente felice di poter iniziare l’inserimento di estratti, capitolo per capitolo, di questo testo che spero diventi un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono utilizzare le esperienze positive già portate a termine in varie località italiane, per replicarle ovunque sia opportuno. Segnalo solo che questo libro parla di esperienze italiane, mentre in un altro testo, “Voglia di Cambiare“, sempre presente nella sezione “Indispensabili“, sono contenute le esperienze di successo avvenute in vari Paesi Europei.

Ecco ora il capitolo (clicca sulla copertina per vedere gli altri…):

PER UN’ETICA DELL’UTOPIA

di ALEX ZANOTELLI

Credo che il problema centrale della nostra società sia un problema etico. Il cuore della nostra crisi è la mancanza di un etica sia personale che sociale….

Fromm ritiene che la vita è bella quando la si dona, quando la si dà. Fromm mette alla base di una sana psicologia il detto di Gesù: “Fratello/sorella, se la tua vita la tie­ni per te sei morto! Ma se sei capace di darla, di donarla sei vivo! (Marco 8, 35)”. Si è vivi, gioiosi, felici quando si dà o si dona; si è tristi e infelici quando ci si rinchiude in sé stessi…..invece…La costrizione al consumo è diventata per noi tanto profon­da quanto il bisogno di sopravvivere, perché il modello consumistico rivela che il nostro stesso essere e scopo sono cal­colabili unicamente in termini di ciò che possediamo sono misurabili soltanto secondo quanto abbiamo e prendiamo….diventiamo cose, anzi tubi digerenti. È così che si crea ‘O Sistema….

II nostro è un sistema idolatrico a cui siamo pronti sacrificare gli esseri umani sia per fame (dieci milioni di morti all’anno), sia per guerra. Siamo oggi disposti a sacrificare anche lo stesso Pianeta (l’incombente crisi ecolo­gica)….

Siamo tutti oggi convocati a scegliere tra la vita e la morte. E non è più sufficiente dirlo con le parole, ma con le scelte quotidiane in campo economica, politi­co, Sociale, familiare. Òggi l’uomo deve fare una scelta epocale…. Perché questo avvenga, ogni uomo e ogni donna do­vranno fare un grande salto di qualità in umanità e di to­tale apertura all’altro. Deve nascere l’uomo nuovo. Ma l’uomo nuovo dovrà poi imparare a tradurre tutta questa ricchezza personale in campo sociale, politico, economico e ambientale…

Sapremo noi fare questo passaggio epocale in tempi i relativamente brevi e su scala planetaria? ….. Già compaiono qua e là i germogli di un mondo nuovo, di cui le esperienze raccontate in questo libro sono limpidi esempi.

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Indispensabili: L’anticasta – i Gruppi d’Acquisto

Posted by giannigirotto su 24 novembre 2010

Dopo aver inserito diverso tempo fa il libro “La Casta” nella mia sezione “Indispensabili“, sono estremamente felice di poter iniziare l’inserimento di estratti, capitolo per capitolo, di questo testo che spero diventi un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono utilizzare le esperienze positive già portate a termine in varie località italiane, per replicarle ovunque sia opportuno. Segnalo solo che questo libro parla di esperienze italiane, mentre in un altro testo, “Voglia di Cambiare“, sempre presente nella sezione “Indispensabili“, sono contenute le esperienze di successo avvenute in vari Paesi Europei.

Invito tutti, una volta letto questi interessatissimi estratti, di comprare il testo originale per poter completare la lettura, e magari a regalarne una copia ai propri consiglieri comunali, per far loro vedere come un’altro modo di amministrare è possibile.

Iniziamo pertanto con il primo esaltante capitolo che si potrebbe riassumere nello slogan “consumatori di tutto il mondo unitevi”… :

VINCERE LA PAURA DEL CAMBIAMENTO -risparmiare conviene e tanti iniziano a capirlo (di Jacopo Fo)

…….. C’è cibo in sovrabbondan­za: ogni anno buttiamo via la metà del cibo che producia­mo sulla Terra. E fabbrichiamo molti più tessuti di quanti ce ne possa­no servire. Bruciamo quattro volte i combustibili di cui avremmo bisogno perché non isoliamo le nostre abitazioni e usiamo mezzi di trasporto spinti da motori obsoleti e inefficienti…………

le multinazionali potrebbero risparmiare l’80-90% delle materie prime e dell’energia che consumano. Questa affermazione si basa sull’a­nalisi di decine di tecnologie innovative qua e là sperimentate

Jacopo Fo fa poi un brevissimo elenco dell’enorme spreco che lo Stato Italiano produce costantemente, affermando che una gestione corretta, normale, “non da ladri e cretini”, porterebbe ad un radicale mutamento in meglio della situazione sociale…………

Nel 1998, dopo aver letto Il banchiere dei poveri di Muhammad Yunus decisi di cercare anch’io di fare qualche cosa di concreto nel campo dell’economia. Per anni avevo dedicato tutte le mie energie alla produzione artistica e alla diffusione della cultura ribelle sbocciata negli anni settanta. Mi misi in testa di provare a diffondere pannelli solari per l’acqua calda e gruppi di acquisto di servizi (banca, assicu­razione, telefonia). L’idea, semplice, era che si potesse crea­re una struttura che oltre a diffondere principi di cooperazione ed ecologia mettesse a disposizione le nuove ecotecnologie e altri prodotti a prezzi onesti e con garanzie solide per i consumatori. Individuammo una serie di prodotti, li testammo, stipulammo contratti, creammo una serie di siti internet tematici e iniziammo a proporre il nostro pacchet­to innovativo e conveniente investendo parecchio denaro e lavoro nella diffusione della nostra proposta………….Quando finalmente il 28 febbraio 2007 la legge fu approvata nella forma corretta, partimmo con il gruppo di acquisto dei pannelli fotovoltaici raccogliendo in pochissimo tempo centinaia di adesioni e un’enorme risposta dal punto di vista dell’inte­resse: più di mezzo milione di persone entrò nella pagina web che Spiegava tutti i problemi relativi al fotovoltaico e come intendevamo affrontarli con il gruppo d’acquisto…………

Io credo che il fulcro del mantenimento del si­stema della violenza e della sopraffazione dipenda dalla forza dell’abitudine…..invece… Le esperienze degli ecovillaggi, dèi gruppi di acquisto, del commercio equo e solidale, delle banche del tempo, delle cooperative, mostrano che, a parità di reddito, le per­sone che fanno queste scelte hanno un tenore di vita più alto e una socialità più ricca e piacevole……

Ma la consociazione di questo gruppo è solo parziale. Bisognerebbe arrivare anche all’acquisto collettivo di au­to, elettrodomestici, case, assicurazioni e servizi bancali, riscaldamento, elettricità ecc. Il risparmio che si otterreb­be estendendo i gruppi di acquisto a tutti i prodotti e servizi raggiungerebbe l’equivalente di 3 stipendi all’anno.

Ciò significa cambiare radicalmente la situazione eco­nomica di una famiglia. Ma queste esperienze si diffondo­no con estrema lentezza nell’Occidente industrializzato. Diversa la situazione nei Paesi poveri dove le difficoltà spingono a buttarsi con meno paura nelle opportunità nuove che si presentano. Da noi invece i cambiamenti sono spesso rimandati se non sono strettamente necessari (cioè solo quando l’acqua tocca il sedere si impara a nuotare, ndr….)…... Poi mi sono dedicato a trovare anche il mo­do di finanziare tutto l’investimento necessario….. Ora sono arrivato al punto di offrire non solo un risparmio fin dal primo anno ma addirittura un anticipo in contanti, all’atto della firma del contratto, sui risparmi degli anni futuri…

…Che cosa succede se mettiamo insieme il risparmio energetico, i gruppi di acquisto, il microcredito e le impre­se capitaliste etiche? Otteniamo un mondo in cui le scelte di fondo delle multinazionali sono condizionate dai con­sumatori consociati che entrano nel merito della qualità dei prodotti. Oggi milioni di automobilisti desidererebbe­ro l’auto elettrica che si ricarica con i pannelli solari. Ma quest’auto al momento non è disponibile sul mercato non perché non sia possibile costruirla ma perché la domanda e l’offerta non s’incontrano………..

…se un gruppo di centomila consumatori si consociasse potrebbe avere subito un’auto elettrica e potrebbe perfino imporre scelte co­struttive. E otterrebbe anche prezzi molto interessanti. I gruppi di acquisto hanno un potere contrattuale potenzia­le enorme… I consumatori consociati possono offrire la sicurezza delle vendite attraverso acquisti programmati e al contempo tagliare i costi e i problemi legati alla vendita… E se un gruppo di consumatori può ordinare a un’azienda un’auto elettrica, può anche preten­dere che gli operai che la producono siano pagati in modo giusto e che durante il processo produttivo non siano causati danni all’ambiente. La consociazione degli acqui­sti avrebbe la possibilità di dissuadere gli imprenditori malvagi dal fomentare guerre e disastri ambientali, per­ché in un mercato controllato dai consumatori questi comportamenti verrebbero penalizzati dall’esclusione di queste imprese dal mercato consociato.

La consociazione degli acqui­sti avrebbe la possibilità di dissuadere gli imprenditori malvagi dal fomentare guerre e disastri ambientali, per­ché in un mercato controllato dai consumatori questi comportamenti verrebbero penalizzati dall’esclusione di queste imprese dal mercato consociato. I consumatori che diventano protagonisti dei loro stili di vita poi stanno anche molto attenti alla qualità dei poli­tici che votano, pretendendo da loro la stessa qualità che cercano nei consumi. Sono convinto che questo meccanismo si svilupperà in modo prepotente nei pròssimi vent’anni. Questo avverrà anche sulla spinta della neces­sità per tutte le famiglie di capire i propri consumi energe­tici e diminuirli drasticamente. Inoltre molti diventeranno microproduttori di energia dal sole o dal vento e anche questa democrazia energetica contribuirà a far crescere la cultura della razionalizzazione dei consumi.La conoscenza dei costi energetici sarà per molti il pri­mo passo verso lo sviluppo di una nuova coscienza dei consumi. E sarà questa nuova coscienza a cambiare il no­stro modo di vivere.Lo stesso discorso potrebbe essere fatto per le ammini­strazioni pubbliche. Già esistono esperienze, come viene mostrato in questo libro, di discussione pubblica delle scelte e dei bilanci comunali, ma in questa direzione si po­trebbe fare molto di più rendendo trasparenti e visibili in rete appalti, liste di attesa di ospedali, costi di ogni ufficio e tassi di produttività. E qui mi fermo.Nei prossimi anni vedremo come evolveranno le cose.Io credo che si svilupperanno in questa direzione.

I consumatori hanno il potere sul mondo. Devono solo accorgersene e connettersi in rete.

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Le banche e la crisi: non è un loro problema!

Posted by giannigirotto su 6 ottobre 2010

– Banche: negli ultimi 10 anni i primi 62 gruppi bancari hanno incassato € 1200 miliardi di utili (cioè più di due milioni di miliardi di lire) e distribuito 692 miliardi (1,2 milioni di miliardi di lire) di dividendi, e la dimensione media di ciascun gruppo è quasi triplicata. Anche nel 2008, incuranti delle perdite, gli azionisti hanno intascato 55 miliardi di euro.

– Le banche hanno operato enormi speculazioni , sopratutto con i famigerati strumenti “derivati”, e stanno scaricando costi e rischi sui clienti, trasferendo soldi all’estero e con la cartolarizzazione, che nel 2008 ha raggiungo il record dei 76 miliardi di euro.

– Nel 2009 Bankitalia ha rilevato un raddoppio delle sanzioni irrogate alle banche, da 58 a 113.

– Gli aiuti pubblici erogati alle banche spesso sono serviti per ulteriori speculazioni anzichè per erogare credito alle aziende….

– La crisi non ha fatto altro che aumentare la distanza tra ricchi e poveri….negli ultimi trent’anni il rapporto tra salari e Pil nei Paesi Ocse è calato tra l’8 e il 12%.

– L’industria in generale ha recuperato tramite tagli occupazionali e delocalizzazioni, e continuerà a mettere sempre più sfacciatamente in competizione i lavoratori di diverse aree del mondo.

– Le prime cinque banche statunitensi hanno raddoppiato gli attivi rispetto alla fine del 2007.

Trovate gli approfondimenti nelle immagini seguenti, ordinate in sequenza…ah, un ultimo insignificante dettaglio, vi ricordate chi ha causato questa crisi, vero? e chi ha ricevuto vagonate di aiuti statali (cioè soldi di tutti noi) vero?

Per contrastare tali speculazioni è necessario diffondere il più possibile un’informazione corretta, e ricordo a tutti che tramite l’azionariato critico, Banca Etica è in prima linea per fare la sua parte, ma ha bisogno dell’ aiuto concreto di noi tutti. Se volete unirvi visitate il sito di Banca Etica.

Vi sono piaciuti questi articoli della rivista “Valori“? Per chi fosse interessato è disponibile online un vasto archivio con tutti gli arretrati (tranne i numeri più recenti)…

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No grazie, pago io!

Posted by giannigirotto su 28 settembre 2010

C’è chi dice no ai “regali” delle Multinazionali Farmaceutiche

GADGET, REGALI, PRANZI GRATIS, FESTE, VIAGGI OMAGGIO in hotel di lusso e località esotiche con la scusa di un convegno medico, interventi pubblici lautamente remunerati. Dura la vita dei medici. Nessuna ironia in questa affermazione: è davvero difficile per un medico rimanere intellettualmente indipendente, valutare correttamente l’efficacia e la reale utilità di un farmaco quando le case farmaceutiche fanno di tutto -anche attraverso la loro capillare rete di responsabili vendite (ipocritamente noti come “informatori farmaceutici”) – per convincere chi dovrà prescrivere i loro medicinali.
Il problema è reale e globale. E tocca da vicino la vita delle persone. Alcuni sanitari però hanno alzato la testa e rifiutato questa logica. Grandi nomi della medicina mondiale si sono esposti denunciando questo stato di cose. Come Drummond Rennie, vice direttore del Journal of thè American Medicai Association: «Vari scienziati sono disponibili, in nome del prestigio, a tagliare, falsificare, plagiare, ingannare, mentire, truffare e buttar via la loro reputazione, semplicemente per produrre più pubblicazioni, avanzare nella loro carriera e, ovviamente, fare soldi». O comeAdriane Fugh-Berman, professore dell’università di Georgetown, che ha ipotizzato il pericolo che «si arrivi a invalidare tutta la letteratura medica, principale fonte del processo decisionale clinico», tanto è pervasivo l’influsso delle corporation nelle pubblicazioni scientifiche.
Dietro di loro, in molti Paesi stanno nascendo movimenti di medici, infermieri e farmacisti che si oppongono allo strapotere delle lobby. In Italia, trecento di loro si sono riuniti nell’associazione “No Grazie Pago lo”: «I confini tra medicina e industria del farmaco stanno scomparendo e i loro ruoli tanto diversi vengono confusi. Scopo dell’industria del farmaco è vendere i propri prodotti per aumentare gli indici di Borsa delle società quotate. Scopo della medicina deve essere invece quello di proteggere la salute delle persone», spiega la pediatra modenese Luisella Grandori, coordinatrice del movimento.
Memore della filosofia “agire locale, pensare globale», il gruppo ha deciso di non accettare regali di alcun genere (nemmeno le penne biro o i block notes) dalle industrie del farmaco né tantomeno finanziamenti per andare ai convegni o per produrre materiale informativo destinato ai colleghi. Ma il loro impegno non si ferma qui. Nelle ricette prescrivere sempre il farmaco generico al posto di quello di marca. E, siccome il grande potere di Big Pharma sta nel controllare l’informazione medica, i “NoGrazie” lavorano per diffondere un nuovo tipo di formazione medica “non sponsorizzata”: «Al posto di lunghi viaggi ed eventi mondani – prosegue Grandori – si possono organizzare lavori in piccoli gruppi, che analizzino i risultati di un farmaco sulla base delle migliori evidenze possibili, valutandone la ricaduta sulla salute dei pazienti e concentrandosi sui problemi incontrati nella pratica quotidiana. È un modo molto più efficace per formarsi e che permette di sganciarsi dall’influenza del mercato».
I sanitari di “No Grazie Pago lo” non sono gli unici a lavorare per un nuovo tipo di rapporto tra medici e case farmaceutiche. Gruppi simili sono nati in molti altri Stati: So Free Lunch a New York e in Gran Bretagna, i No Gracias in Spagna, i Gezonde Scepsis in Olanda, i Mezis in Germania e gli Healthy Skepticism che, nati in Australia, hanno affiliati in tutto il mondo.

Fonte: rivista “Valori“ pubblicata da Banca Etica. E per chi fosse interessato è disponibile online un vasto archivio con tutti gli arretrati (tranne i numeri più recenti)…

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Le multinazionali e la crisi: non è un loro problema!

Posted by giannigirotto su 21 settembre 2010

Mentre la crisi continua a mietere vittime tra i lavoratori e le piccole imprese, i grandi gruppi continuano a macinare profitti.

Proseguo ad implementare la mia sezione “Mercato“, riportando alcuni stralci dell’articolo pubblicato sul numero di Settembre 2010 della rivista “Valori“…..

– Sei delle dieci imprese con i maggiori utili appartengono al comparto energetico, stante l’enorme richiesta in continua crescita da Cina e India…

– nel settore automobilistico solo nell’ultimo anno le multinazionali hanno tagliato mezzo milione di posti di lavoro; dal 1999 ad oggi, in Europa e Nord America i dipendenti sono calati del 15% a vantaggio dei Paesi con salari più bassi.

– General Motors e Chrysler hanno ricevuto, a seguito della recente crisi, 84 miliardi di dollari di aiuti pubblici;

– Tra il 1999 e il 2008 in Europa il calo del settore automobilistico è stato del 29%, e si sono persi quasi 100mila posti di lavoro, e nel nord america il calo è stato del 38%.

– Nel corso degli ultimi 12 anni l’Italia è passata dall’essere il maggiore erogatore di aiuti al minore……quando si dice avere le idee chiare…..

Ecco gli approfondimenti….

Per portare maggiore equità a livello locale e globale, è necessario innazitutto diffondere un’informazione corretta, e ricordo a tutti che, anche tramite l’azionariato critico, ma non solo, Banca Etica è in prima linea per fare la sua parte, ma ha bisogno dell’ aiuto concreto di voi tutti. Se volete unirvi visitate il sito di Banca Etica.

Vi sono piaciuti questi articoli della rivista “Valori“? Per chi fosse interessato è disponibile online un vasto archivio con tutti gli arretrati (tranne i numeri più recenti)…

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Indispensabili: Voglia di cambiare – La sicurezza sul lavoro

Posted by giannigirotto su 24 giugno 2010

Proseguo ad implementare la mia sezione “Indispensabili” con questo libro che si caratterizza per la sua proposività. Infatti l’ho scelto perchè non è l’ennesimo libro di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, ma al contrario l’autore è andato a ricercare i modelli di eccellenza che permettono ad altri Paesi di risolvere al meglio tanti problemi. Giusto per darvi un assaggio del contenuto:

– La Svezia ha quasi azzerato le morti bianche, conquistando il primato mondiale della sicurezza sul lavoro grazie all'”ombudsman” dei lavoratori, ovvero il delegato per la salute e la sicurezza.

– Con l’invenzione della corsia dinamica, in Spagna non si vedono più ingorghi in entrata e in uscita dall’autostrada, mentre i treni corrono superveloci.

– A Friburgo, in Germania, i cittadini hanno detto no al nucleare, ma contemporaneamente hanno detto sì alle energie “dolci” e trasformato l’energia solare in un formidabile business.

– L’Inghilterra ha scelto i migliori architetti per progettare case popolari di pregio e quartieri a misura d’uomo, e con controlli severi ha dimezzato le stragi sulle strade.

– I danesi non hanno più l’incubo della precarietà grazie alla “flessicurezza”, che da una parte consente agli imprenditori di licenziare con molta facilità il personale, dall’altra offre al disoccupato un’indennità del 80% dello stipendio e sopratutto un rientro velocissimo nel mondo del lavoro.

Quindi bando agli indugi e vediamo subito di cominciare la lettura:

PROLOGO

Viaggio nella «meglio Europa»

Ho visto un paese che ha quasi azzerato le morti bianche, conqui­stando il primato mondiale della sicurezza sul lavoro in fabbriche e cantieri.

Ho visto costruire, in un altro paese, case e quartieri popolari di pregio.

Ho visto come, con quattro semplici mosse, hanno dimezzato in dieci anni le stragi sulle strade.

Ho visto affiancare alla mobilità sul lavoro una straordinaria sicu­rezza sociale.

Ho visto politici tornare a scuola, sui banchi dell’università, per aggiornarsi sulla materia a loro delegata.

Ho visto al lavoro la macchina dell’industria turistica che, con dolce efficacia, ha stracciato tutti gli altri concorrenti.

Ho visto alberghi completamente free oil, funzionanti senza una goccia di petrolio, e case e fabbriche alimentate a energia solare e con altre fonti «dolci».

Ho visto grandi fiumi risanati e tornati a essere sede ambita di pe­sci pregiati.

Ho visto l’equivalente di una Cassa per il Mezzogiorno creare il miracolo della rinascita di una nazione.

Ho visto amministratori pubblici pagati quanto normali dirigenti e non di più………………………

Di lavoro in Italia si muore. In Svezia no

Questo paragrafo si apre con un triste elenco di incidenti mortali sul lavoro, spesso conseguenze di una sicurezza carente perchè costosa per l’azienda……….All’Inaii ne hanno contate milleduecentosettantaquattro nel 2005. Sono au­mentate a milletrecentodue nel 2006, con la Lombardia che, con le sue duecentodiciassette vittime, detiene il triste primato nazionale, seguito da Veneto (centosei) e dall’Emilia Romagna (centocinque). E non è andata meglio nel 2007. Un milione di incidenti l’anno e più di mille morti, un lavoratore ucciso ogni sette ore……………

La Svezia del buon lavoro ha la storia e il volto del­l’operaio che mi viene incontro in una fabbrica di Soedertaelje, a mezz’ora d’auto da Stoccolma. Tòmmy Baecklund, cinquantotto  anni, è uno dei più anziani ombudsman dei lavoratori operante al nord, responsabile della sicurezza alla Scania, la principale azienda di veicoli industriali. A lui approdano i reclami di ognuno dei tremilaquattrocento dipendenti filtrati da centoventi altri ombudsman che lavorano tra queste mura. La partecipazione dei lavoratori alla politica di prevenzione qui è più sviluppata che altrove in Europa. Sono circa duecentomila i delegati alla sicurezza. La nomina di un delegato alla sicurezza è obbligatoria per tutte le imprese con alme­no cinque dipendenti. I delegati regionali sono invece circa millecinquecento e coprono centosettantamila piccole e piccolissime im­prese.

Tommy è entrato in fabbrica a ventitré anni come collaudatore. Ricevette per la prima volta questo incarico nel 1978. L’incarico va­leva per tre anni, ma da allora è sempre stato riconfermato: la fidu­cia dei suoi colleghi ha premiato il costante calo degli incidenti in fabbrica.

Dal suo computer, sovrastato da un piccolo casco giallo simbolo della sicurezza, estrae le cifre puntuali: l’ultimo incidente mortale c’è stato quindici anni fa. Da allora alla Scania hanno registrato me­no infortuni e sempre più lievi. Nel 1989 per un milione di ore la­vorative ci sono stati quarantacinque incidenti. Nel 1990 gli inci­denti sono scesi a trentasette; un anno dopo a ventiquattro; poi a venti; poi a dodici. Nel 2007, hanno toccato la punta più bassa fi­nora: dieci. «E ci battiamo per cancellare anche questa piccola cifra residua», sottolinea orgoglioso Tommy.

Nel suo ufficio angusto, in cui si fatica a stare in tre (io, lui e il fotografo), Tommy ricostruisce una giornata tipo nella sua vita. Ogni mattina all’arrivo in fabbrica trova nel computer segnalazio­ni di eventuali inconvenienti che richiedono il suo intervento riso­lutivo. Un operaio ha avuto il dito del piede fratturato da una la­miera scivolata di mano? Uno «scudo» d’acciaio proteggerà d’ora in poi la parte superiore delle scarpe di chi lavora in quel reparto. Una fiammata della fornace ha sfiorato un lavoratore che si è avvi­cinato troppo al fuoco? Viene posizionato un raggio laser a pochi metri dalla fornace: se qualcuno lo supera, automaticamente cala  un portellone per chiudere la bocca della fornace e renderla così inoffensiva.

Tommy mi informa che da parte dei dirigenti della Scania c’è la massima collaborazione nel trovare antidoti ai rischi: più che le norme di legge (i codici svedesi prevedono multe salate e anche l’arresto dei responsabili aziendali, evenienza mai successa) in Sve­zia vale il confronto continuo e l’accettazione comune delle prio­rità in fabbrica. Che, nel caso specifico della Scania, vedono al pri­mo posto la sicurezza e l’ambiente, seguiti dalla qualità del pro­dotto, dalla puntualità nella consegna e, infine, dai profìtti che non mancano proprio perché sono stati rispettati sicurezza, tempi e qualità. «In Italia, dove pure gli strumenti legislativi sono buoni, mi risulta che queste priorità siano in molti casi rovesciate. E que­sta esasperata attenzione al profitto e disattenzione verso il decisi­vo capitale umano spiega quella mostruosità del dato statistico dei tréquattro morti che piangete ogni giorno. Voi italiani dovreste chiedere la tolleranza zero verso chi sbaglia. E dovreste far funzio­nare al meglio i controlli, dall’interno della fabbrica e dall’esterno, tramite gli ispettori.

«E magari sviluppare il sistema dei premi per le aziende e gli ope­rai che raggiungono obiettivi non solo di fatturato ma anche di si­curezza. Così avverrà quel cambiamento di cultura necessario anche da parte di molti lavoratori che tendono a sottovalutare l’applicazio­ne delle norme di sicurezza»………..

Sicurezza e parità sessuale

Nel Parlamento svedese la metà dei membri sono donne. Il lettore  mi conceda un ampliamento dell’orizzonte del buon lavoro in Svezia. Qui la sicurezza non è tutto. In Italia la parola lavoro è preva­lentemente al maschile. Un recente studio dell’Eurispes sulle donne che lavorano pone l’Italia all’ultimo posto in Europa: 45,1 per cento contro il 71,6 della Svezia. Qui l’intelligenza e la professionalità del­le donne sono ritenute una risorsa chiave del paese e lo Stato si è or­ganizzato perché questa sia messa a disposizione del lavoro attraverso una fitta rete di servizi, a partire dagli asili: perché il figlio non è solo della donna, ma una risorsa per il futuro dello Stato………..

……..La sfida della parità dei sessi nei luoghi di lavoro e nelle istituzio­ni è ancora all’ordine del giorno. Me la sintetizza, nel suo ufficio in­terno al Parlamento, Gunilla Upmark, una giurista passata dal tri­bunale di Stoccolma a capo della commissione del Lavoro del Parla­mento svedese. Gunilla si serve, invece che di molte parole, di soli quattro numeri chiave:

– 100% del salario: oltre mezzo secolo fa la donna gua­dagnava la metà, oggi siamo all’80 per cento. Lo stesso discorso va­le per l’Italia, dove non conta la bravura e nemmeno l’anzianità. Conta il sesso: se sei donna guadagni meno, il 9 per cento in meno di un collega «maschio» e fino al 26 per cento nel ruolo di mana­ger…………….

– 50 per cento di occupate nelle istituzioni e nelle imprese. E qui, nonostante alcuni picchi, c’è ancora strada da percorrere. …………… Un misero 16 per cento di cattedre femminili nelle univer­sità di Svezia, un lillipuziano 1,5 per cento ai vertici della Borsa di Stoccolma. ……. In Italia le donne ai vertici sono ancora considerate «simpatiche eccezioni» (solo il 5 per cento siede nei consigli d’amministrazione).

– 50 per cento dei congedi per paternità (qui il cammino è duro, ma l’asticella sale: venti padri su cento usufruiscono oggi di questa opportunità, fino a pochi anni fa si contavano sulle dita di una mano. Come si contano oggi, nel 2008, in Italia: solo quattro mariti su cento utilizzano la legge del congedo di paternità nata otto anni fa.

– E infine lo zero per cento di violenze contro le donne: gli ulti­mi dati indicano in cinquecento, su nove milioni di abitanti, i con­dannati per casi di violenza (in Italia invece l’Istat fornisce cifre da choc: quattordici milioni le donne vittime di violenza fisica e psi­chica, sette milioni gli stupri e abusi, per il 70 per cento colpevole è il partner).

LINK UTILI

II portale nazionale della pubblica amministrazione: www.sverige.se è un por­tale d’accesso a tutti i siti web del settore pubblico nazionale ed è un ottimo punto di partenza per chiunque desideri cercare un’istituzione o un organismo pubblico. Il sito descrive inoltre in maniera particolareggiata il funzionamento del settore pubblico svedese, fornisce link utili ai siti del Parlamento svedese, del governo, dei consigli di contea, dei comuni e delle autorità, degli uffici del­la previdenza sociale e delle università.

Il sito internet ufficiale dell’Ente svedese per viaggi e turismo www.visitswe-den.com (in italiano) contiene una guida pratica e dettagliata al paese. Le pagi­ne forniscono guide apposite a seconda del paese di origine selezionato dall’u­tente. Le rubriche «Cosa fare», «Dove pernottare» e «Dove andare» aiutano gli utenti a organizzare il proprio soggiorno in Svezia.

Per un quadro aggiornato sugli infortuni sul lavoro in Italia, si suggeriscono i portali http://www.inail.it dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infor­tuni sul lavoro, e http://www.anmil.it dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro.

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Indispensabili: Se li conosci….li aiuti…

Posted by giannigirotto su 22 giugno 2010

Il titolo del libro in realtà si conclude con la dichiarazione “li eviti”; è’ chiaro, se conosci delle realtà negative, puoi decidere di starne alla larga. Ma io in questo articolo faccio riferimento solo a quella parte del libro che elenca i parlamentari buoni” della XV legislatura (quella precedente all’attuale).

E’ una minimissima parte del libro, il grosso infatti, ben descritto in questo articolo dell’editore, riporta minuziosamente una lunghissima serie di comportamenti negativi perpetrati dagli altri parlamentari. Ora io ritengo naturalmente egualmente importante conoscere sia i misfatti che i comportamenti virtuosi, ma mentre i primi sono elencati in più di 300 pagine, e necessitano quindi effettivamente l’acquisto del libro, i secondi sono racchiusi in pochissime righe. Meglio di niente! Infatti se vogliamo possiamo prendere questo breve elenco di nomi e verificare, ognuno con le sue proprie fonti, se effettivamente si tratta di persone meritevoli. In caso affermativo ecco che chi ne ha la possibilità potrà contattarli per proporre loro qualsivoglia iniziativa, sapendo di avere a che fare con un politico onesto, e di questi tempi non vi pare che questa informazione sia da mettere tra quelle indispensabili?

Per tutti gli altri, quelli nella lista dei cattivi, il libro si rivela una memoria storica preziosissima per interpretare le dichiarazioni di coloro (e sono la maggior parte)  che ancora sono presenti in Parlamento, e che quotidianamente ci deliziano con le loro prediche televisive. Da che pulpito!

Ecco pertanto la lista dei “buoni”, spero possa servirvi :

Bindi Rosy (Pd). Ha sfidato Veltroni alle primarie, riportando un’ottima seconda piazza, ma soprattutto s’è opposta a tutti gli inciuci con Berlusconi, ha sostenuto il governo contro i tanti nemici (anche nell’Unione) di Prodi, ma soprattutto ha scritto insieme al collega Pollastrini la legge sui Dico (sui diritti alle coppie conviventi, anche omosessuali) sfidando i fulmini del centrodestra e gli anatemi vaticani. Dimostrando che si può essere, coerentemente è contemporaneamente, laici e cattolici.

Colombo Furio (Pd). Ha difeso l’onore del Senato, vilipeso dai continui insulti scagliati dalla destra più becera contro i senatori a vita. Ha difeso il diritto a esistere, da troppi ancora messo in dis­cussione. S’è opposto all’indulto e alla legge-bavaglio di Mastella sulle intercettazioni e il diritto di cronaca. Ha presentato un rigoroso disegno di legge sul conflitto d’interessi e sul sistema televisivo veramente liberale, in alternativa a quello inciucista del duo Franceschini-Violante.

Dalla Chiesa Nando (Pd). Come sottosegretario all’Università e alla Ricerca, ha svolto un lavoro oscuro ma meritorio sull’e­dilizia residenziale per gli studenti (16mila posti letto in più per i fuori sede), sulle accademie e i conservatori, e soprattutto ha inaugurato un progetto denominato «Ethicamente» per insegnare negli atenei l’etica pubblica e professionale. Intanto ha proseguito le sue battaglie per la legalità, contro mafie e corruzioni. Ciononostante, o forse proprio per questo, il Pd non l’ha ricandidato. Vergognosamente.

De Zulueta Tana (Verdi). Promotrice, insieme ad artisti, gior­nalisti e intellettuali (Sabina Guzzanti in primis) della proposta di legge «Perunaltra tv», con lo scopo di liberare la Rai dal controllo dei partiti, s’è battuta con competenza ed eleganza tutte britanniche per la libertà d’informazione e contro il conflitto d’interessi, inascoltata anche nella sua coalizione. Ciononostante, o forse pro­prio per quésto, l’Arcobaleno non l’ha ricandidata. Vergognosa­mente.

Giulietti Giuseppe (ex Ds, ora Idv). Ex segretario dell’Usigrai, veterano della Vigilanza Rai (che ha chiesto di abrogare), non ha mai smesso di difendere giornalisti, artisti e intellettuali minacciati di censura, di qualunque orientaménto fossero e da qualunque parte provenissero le minacce. Animatore del sito Articolo21 insieme al presidente Federico Orlando, è un punto di riferimento per chiunque voglia liberare l’informazione dalle troppe mani sporche e lunghe che la controllano. S’è battuto, fra i pochissimi, per una légge sul conflitto d’interessi che prevedesse la ineleggibilità dei titolari di concessioni televisive. Il Pd, comprensibilmente, dopo aver nominato Marco Pollini responsabile informazione, l’ha silu­rato. Per fortuna, Di Pietro gli ha messo a disposizione le sue liste per proseguire la battaglia nella prossima legislatura. Lui ha aperto la campagna elettorale con una visita a Europa7, l’emittente di Francesco Di Stefano che non può trasmettere perché derubata del­le frequenze dal 1999: «Tutti vanno a rassicurare Mediaset – ha det­to provocatoriamente -, io vado a rassicurare Europa7».

Guadagno Vladimir «Luxuria» (Prc). Entrata in Parlamento con la fama di drag queen e dunque trattata come un fenomeno da baraccone nel Paese più ipocrita del mondo, ha saputo farsi valere, evitando di fossilizzarsi sulla materia della diversità, ma combatten­do, in Parlamento e in televisione, per i diritti di tutti, con una competenza che chi vive di pregiudizi non avrebbe mai sospettato, ma che molti hanno dovuto riconoscerle, tardivamente, anche ne­gli ambienti più lontani da lei.

Licandro Grazio (Pdci). Autore, come vedremo più avanti, del­l’emendamento alla legge istitutiva della commissione Antimafia per escluderne almeno i parlamentari condannati (ovviamente boc­ciato dalla Camera), si è battuto in commissione Affari Costituzionali per inserire nella legge sul conflitto d’interessi il concetto di ineleggibilità per i titolari di concessioni tv (proposta ovviamente respinta non solo dalla Cdl, ma anche dal resto dell’Unione).;

Meloni Giorgia (An). Leader di Azione Giovani, vicepresidente della Camera a ventinove anni, non ha scontato nemmeno per un giorno il prezzo della prevedibile inesperienza, presiedendo con fie­rezza e autorevolezza l’aula di Montecitorio. Non usa l’auto blu da ben prima che si cominciasse a parlare di «casta». Ha aperto le feste dei giovani di An anche a personaggi lontanissimi da loro. Ha pre­sentato proposte di legge per i giovani e per incentivare la natalità. Si è battuta per l’autodeterminazione del Sahara occidentale. Ha Saputo dire parecchi no ai vertici del suo partito. Ha dichiarato di aver iniziato a fare politica a quindici anni grazie a Mani Pulite e alla lezione di Paolo Borsellino: non accade di frequente, a quell’età e in quel partito. Una delle poche donne che esisterebbero in poli­tica anche senza quote rosa.

Mura Silvana (Idv). Tesoriera dell’Italia dei valori, si è opposta praticamente da sola (insieme al radicale Fabrizio Turco) al tentati­vo dei segretari amministrativi di tutti gli altri partiti di ripristinare il finanziamento pubblico dei partiti, dichiarato o mascherato die­tro fantomatiche «fondazioni», e alla fine li ha costretti a ritirare la legge già bell’e fatta, con l’accordo bipartisan di destra e sinistra, facendo infuriare il cassiere Ds Ugo Sposetti. Nemica di sperperi, aumenti di stipendio, arrotondamenti di indennità, privilegi assortiti, ha firmato insieme agli onorevoli Buonfiglio e Alemanno di An una proposta decisamente alternativa, per tagliare i parla­mentari, i ministri e i relativi emolumenti.

Napoli Angela (An). È l’altra mosca bianca di An: piemontese ma residente ed eletta in Calabria, è sempre stata in prima fila nel­la lotta alla ‘ndrangheta e al malcostume nella regione. Ha difeso il pm di Catanzaro Luigi De Magistris dagli attacchi sferratigli da de­stra e sinistra (anche da An); pur se De Magistris l’aveva inquisita (e poi fatta archiviare) in un’inchiesta di qualche anno fa. Ha chiesto per prima le dimissioni di Totò Cuffaro, quando fu rinviato a giudizio e quando molti, anche a sinistra, facevano finta di nulla. Ha aderito alla proposta del Centro Lazzari di Lamezia Terme, animato dal giudice di Cassazione Romano De Grazia, che punta a togliere la possibilità di fare campagna elettorale ai presunti mafiosi sottoposti a misure di prevenzione.

Palomba Federico (Idv). Magistrato in aspettativa, è uno dei pochi ex giudici che non hanno perso il senso dell’orientamento una volta entrati in Parlamento. Nella giunta per le elezioni della Camera, ha tenuto dritta la barra della legalità contro i continui as­salti dei colleghi di destra e di sinistra per assicurare l’impunità ai membri della casta toccati da procedimenti giudiziari. E quasi sem­pre ha votato a favore dell’autorizzazione all’arresto e all’uso delle intercettazioni a carico di parlamentari. Particolarmente preziosa la sua opera in occasione del dibattito sulle telefonate inoltrate dal gip Clementina Forleo sulle scalate bancarie del 2005.

Prodi Romano (Pd). Ha sbagliato molto, a partire da quando non capitalizzò i 4 milioni e mezzo di voti delle primarie del 2005 facendo una sua lista e rinunciò a coprirsi le spalle dagli agguati dei presunti «alleati». Per proseguire con la scelta sciagurata di nomina­re Mastella ministro della Giustizia e di cedere alle pressioni dei partiti che gli imposero un governo di 102 fra ministri, vice-mini­stri e sottosegretari. Ma, grazie anche a Padoa Schioppa e Visco, ha avviato una seria lotta all’evasione fiscale e ha rimesso in ordine i conti dello Stato facendo revocare la procedura d’infrazione euro­pea aperta contro l’Italia grazie allo sfascio berlusconiano. Poi, bat­tuto in Parlamento, ha evitato compromessi al ribasso ed è uscito elegantemente di scena. Finora è l’unico leader del centrosinistra ad aver sconfitto (due volte su due) Berlusconi. Ci mancherà.

Rame Franca (ex Idv, poi Gruppo misto). Ha vissuto la sua esperienza in Senato come una missione, lottando come una leo­nessa per i princìpi in cui crede. S’è opposta all’indulto extra-large, ha avviato una campagna contro i privilegi della casta e gli sperperi della spesa pubblica. Ha partecipato alle manifestazioni contro la base Usa di Vicenza, contro il Tav in Valsusa e in difesa della libertà d’informazione. Ha preso a cuore — fra i pochissimi — il dramma dei soldati colpiti da tumore per l’uranio impoverito nelle missioni di guerra. Di Pietro l’avrebbe rivoluta in lista, ma lei, stanca e delu­sa, ha declinato. Peccato. Le dobbiamo tutti un grazie.

Salvi Cesare (ex Ds, ora Sinistra arcobaleno). È riuscito a far dimenticare il suo passato dalemiano e bicamerale con una campa­gna contro gli sprechi della casta (denunciati per primo nel libro I costi della democrazia, scritto a quattro mani con Villone, vedi sot­to). Ha difeso i magistrati attaccati anche dai compagni, come De Magistris e la Forleo. Ha chiesto, insieme a Fabio Mussi, lo sciogli­mento delle giunte screditate e inquisite della Calabria, della Cam­pania e della Sicilia. È stato fra i primi a scoprire gli effetti deva­stanti del famigerato «comma Fuda», che di fatto assicurava la pre­scrizione a tutti i reati contabili dinanzi alla Corte dei conti, poi cancellato in tutta fretta dal governo.

Sodano Tommaso (Prc). In controtendenza con il suo partito, Rifondazione comunista, troppo portato alle battaglie parolaie e inconcludenti, ha presieduto con competenza e rigore la commis­sione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti in Campania, che già nella scorsa legislatura portò alla luce il ruolo ambiguo dell’Impregilo e del commissariato straordinario, presieduto anche da Antonio Bassolino, segnalando alla Procura di Napoli i reati per i quali, di recente, si è giunti a una trentina di rinvii a giudizio. Aver­ne, di comunisti così preparati e rigorosi.

Tabacci Bruno (Rosa bianca). Nel 2005 è stato fra i pochi (an­zi fra gli unici, nel centrodestra) a opporsi alle manovre del gover­natore di Bankitalia Antonio Fazio e ai tanti sponsor dei furbetti del quartierino, respingendo ogni tentativo di avvicinamento per ammorbidire la sua posizione sulla legge sul risparmio e sul man­dato a termine del governatore. Critico da sempre sul conflitto d’interessi di Berlusconi, ne ha contestato la leadership, fino al punto di abbandonare l’Udc, mesi prima che Casini e il suo partito rompessero con la dittatura berlusconiana.

Vacca Elias (Pdci). Insieme al suo corregionale Palomba (sardo come lui), questo giovane avvocato alla prima esperienza parlamen­tare è stato un punto di riferimento nella giunta per le autorizza­zioni a procedere della Camera, opponendosi a tutti i tentativi di impunità della casta. A volte votava a favore delle autorizzazioni, a volte contro, ma senza mai guardare in faccia «amici» e «nemici»: sempre secondo la legge e la coscienza. È stato relatore della pratica D’Alema a proposito della richiesta del gip Forleo sulle intercetta­zioni Unipol e, contro ogni pressione diessina, ha messo nero su bianco che il vicepremier non godeva di alcuna particolare immu­nità europea. Dunque i giudici di Milano potevano procedere sen­za chiedere alcun permesso a Strasburgo.

Villone Massimo (ex Ds, ora Sinistra arcobaleno). In tandem con Cesare Salvi, ha anticipato le denunce contro i privilegi e gli sprechi della casta politica, calcolando, nel libro scritto a quattro mani con il suo collega, che ormai, in Italia, vivono di politica 400mila persone, che costano alla collettività circa 4 miliardi al­l’anno. Anche lui ha chiesto le dimissioni dei governatori inquisiti del Sud, cioè Cuffaro, Bassolino e Loiero, e lo scioglimento delle rispettive giunte regionali.

Vizzini Carlo (FI). I lettori troveranno il suo nome anche nella lista degli impresentabili, a causa di una vecchia prescrizione per un pezzo della maxitangente Enimont. Ma, dopo quel brutto epi­sodio di 18 anni fa, Vizzini s’è un po’ riscattato: da anni propone, unico in Forza Italia, la cacciata dal partito di tutti i personaggi col­lusi o chiacchierati. Sua la proposta, poi fatta propria dalla com­missione Antimafia (di cui fa parte), di un codice di autoregolamentazione dei partiti per escludere dalle liste i condannati almeno nelle elezioni amministrative. Non è moltissimo, ma in Forza Italia Vizzini è un mezzo rivoluzionario.

Zaccaria Roberto (Pd). Già presidente della migliore Rai degli ultimi vent’anni, è stato uno dei più fieri awersari della contro­riforma costituzionale della Cdl, poi bocciata nel referendum del 2006, ma verso la quale molti anche nel centrosinistra manifestava­no più di un’indulgenza. E, dichiarando in aula il proprio dissenso di costituzionalista, è stato uno dei pochissimi deputati ad astener­si, sulla legge Mastella che mirava a imbavagliare i giornalisti, im­pedendo loro di raccontare intercettazioni e atti di indagine. Ap­provata da una vastissima maggioranza bipartisan, si è poi fortuna­tamente arenata in Senato.

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Indispensabili – La Deriva – Gli ordini professionali

Posted by giannigirotto su 10 Maggio 2010

Proseguo la lettura di questo testo che consente di passare dalle generiche accuse e lamentele “da bar”, alla presa di conoscenza precisa e puntuale di moltissime disfunzioni tipicamente italiane, tipicamente assurde, frutto della nostra burocrazia e del nostro concetto di Stato come entità fine a sè stessa e dotata di una propria cervellotica intelligenza.

In realtà sappiamo bene che lo Stato siamo noi, e la situazione che ci circonda non è altro il risultato di molteplici intrallazzi e scambi di favori tra le varie “caste” che detengono il potere, e per le quali ogni mezzo è buono per arraffare denaro sotto forma diretta di mazzette/tangenti, o indiretta sotto forma di appalti vinti e commesse aggiudicate, o qualsivoglia altra forma di speculazione.

Cap. 16 E c’è chi vuole l’Albo degli imam

…………L’Unione europea preme perché disbo­schiamo la selva di ordini che già abbiamo così da aprire il mer­cato ai giovani e alla concorrenza internazionale? I nostri poli­tici, dell’una e dell’altra parte, continuano a proporne di nuovi. Tanto che a un certo punto la Fita (Federazione del terziario avanzato) ne contò in lista d’attesa la bellezza di 209: duecento-nove! Tra i quali svettavano quelli dei «pedologi» (specialisti dei piedi: callisti compresi?) e dei «pedologi» (specialisti, spie­ga il De Mauro, nello «studio sistematico dello sviluppo fisico, ‘ psicologico e sociale del fanciullo»), dei «risk manager» (i «ge­stori del rischio aziendale») e dei fotografi, dei venditori di fuo­chi artificiali e dei massaggiatori shiatsu.

È dal 1980 che questo o quel governo tenta di riformare gli ordini. Inutilmente. Guai a toccarli: graffiano come gatti selva­tici…………..

viceversa «Le barriere di accesso di molte professioni hanno in Italia un carattere medievale» denunciò qualche anno fa, dopo l’ennesimo fallimento di una riforma, il presidente dell’Antitrust Giuseppe Tesauro. Il suo successore Antonio Catricalà, nella relazione al Parlamento, conferma: «In Italia esiste una regolamentazione, in molti casi sproporzionata-che attribuisce ingiustificati privilegi ai professionisti»…….

Qualche anno fa ricorderete che Bersani aveva provato a liberalizzare, abolendo per esempio per gli avvocati il tariffario minimo e il divieto di pubblicità…….nulla da fare, l’Ordine ha dato battaglia su tutti i fronti, e i limiti fatti uscire dalla porta sono rientrati dalla finestra più rafforzati di prima…..Ma quale mistero si nasconde dietro questa formidabile capacità degli ordini di resistere a ogni riforma? Macché mistero, rispondeva l’economista Francesco Giavazzi, è tutto semplicissimo: «I professionisti iscritti ad albi rappresentano il 31,4% dei parlamentari italiani, contro il 16,4% del Parlamento di Londra. Tra i parlamentari della Casa delle libertà essi rappresentano il 41 %, contro il 15 % dei parlamentari conservatori al tempo della signora Thatcher». C’è da sorprendersi se va sempre tutto a monte? Affatto: il Parlamento è infestato dagli avvocati e non ha nessuna voglia di cambiare» accusa Ivone Cacciavillani, che di mestiere fa l’awocato ma si rifiuta di difendere l’indifendibile: «In Italia » tra ordini, collegi e albi siamo a quota 72, una cosa incredibile, da Medioevo. Sono corporazioni organizzate per salvaguardare gli iscritti e non certo i cittadini. Corporazioni dove vige il di­ritto dell’Arca di Noè». Cioè? «Si fa una fatica bestiale per entrarci, ma una volta dentro si naviga tranquilli: un iscritto se non mangia i bambini o non attenta all’integrità della Repub­blica, resta iscritto a vita. Anche quando si trova in uno stato di palese analfabetismo di ritorno.»…….

…….Guai a chi li tocca perché gli interessi che ruotano intorno agli ordini sono tantis­simi. E pesano. Basti ricordare un convegno del 2004 a Napoli dove il Cup (Coordinamento unitario delle libere professioni) sbattè in fac­cia ai politici tentati dall’idea di qualche riforma un po’ di nu­meri: «Rappresentiamo una massa di 3 milioni e 590.000 perso­ne». Alias elettori, scrisse il «Corriere». Cioè 1.690.000 iscritti agli albi, 900.000 praticanti e un milione di dipendenti degli studi professionali. Avviso: chi ci tocca perde le elezioni. Da allora questi numeri (i quali nel caso dei progettisti so­no otto volte più alti che in Francia o in Gran Bretagna) sono addirittura cresciuti. Dice il rapporto Censis del 2007 che gli appartenenti agli ordini e ai collegi professionali, già raddop­piati tra il 1985 e il 2005, sono saliti a un milione e 90.000. Dei quali 377.000 medici e dentisti, 178.000 avvocati, 198.000 inge­gneri, 128.000 architetti, 101.000 geometri… Ai quali vanno sommati i praticanti, i dipendenti, i familiari… E chi le vince, le elezioni, contro un tale esercito?…….

il capitolo prosegue con i privilegi e le malefatte corporativistiche dell’Ordine dei Notai e dell’Ordine degli Architetti, entrambi chiusi a riccio a difesa dei loro enormi interessi economici….e poi ci sono le pesantissime collusioni con la criminalità, la mafia…..

Nino Amadore, del «Sole 24 Ore», ha dedicato un libro a queste vicende. Si intitola La zona grigia. Professionisti al servi­zio della mafia e ricostruisce le ambiguità e i silenzi dei vari or­dini nei confronti degli associati coinvolti in faccende di mafia, camorra, ‘ndrangheta. Colletti bianchi che, a sentire il presi­dente di Cassazione Gaetano Nicastro, sono indispensabili ai criminali: «Cosa Nostra gode purtroppo di una vasta rete di fiancheggiatori nell’ambito di una certa borghesia mafìosa, fat­ta di tecnici, di professionisti, di imprenditori, di esponenti po­litici e della burocrazia». Come potrebbero certi padrini potentissimi ma semia­nalfabeti investire nell’edilizia in Lussemburgo, nell’acquisto di un pacchetto azionario alle Cayman o nell’acquisto di 12 miliardi di metri cubi di gas dall’azienda ucraina Revne per «un valore di mercato di 3 miliardi di euro» senza «un’accor­ta analisi fatta da gente preparata, che conosce i mercati»? Come potrebbero appropriarsi degli appalti pubblici senza la complicità di architetti, ingegneri, commercialisti, funzionari regionali e comunali ben decisi a regolarsi sul loro lavo­ro come le tre scimmiette che non vedono, non sentono, non parlano?

e quando comunque un iscritto all’ordine compie un illecito, sentenziato in via definitiva da un tribunale ???…una sentenza della Corte costituzionale del ’99, nel delirio ipergarantista di questi anni, ha stabilito che «le sanzioni destitutive, sia nel campo del pubblico impiego che in quello delle professioni inquadrate in ordini professionali, non siano disposte in modo automatico dalla legge, ma siano irrogate solo a seguito di un procedimento disciplinare che consenta di adeguare la  sanzione al caso concreto». Traduzione: neppure una condanna in via definitiva può essere automaticamente riversata in una punizione. Gli ordini devono decidere volta per volta. Con un proces­so disciplinare loro. E come un ordine decida di trattare un suo iscritto ve lo lascio immaginare, anche se leggendo gli esempi che il capitolo propone si va oltre ogni fantasia…..leggere per stentare a credere…

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Indispensabili – La Deriva: Sanità e Politica

Posted by giannigirotto su 6 Maggio 2010

Proseguo la lettura di questo testo che consente di passare dalle generiche accuse e lamentele “da bar”, alla presa di conoscenza precisa e puntuale di moltissime disfunzioni tipicamente italiane, tipicamente assurde, frutto della nostra burocrazia e del nostro concetto di Stato come entità fine a sè stessa e dotata di una propria cervellotica intelligenza.

In realtà sappiamo bene che lo Stato siamo noi, e la situazione che ci circonda non è altro il risultato di molteplici intrallazzi e scambi di favori tra le varie “caste” che detengono il potere, e per le quali ogni mezzo è buono per arraffare denaro sotto forma diretta di mazzette/tangenti, o indiretta sotto forma di appalti vinti e commesse aggiudicate, o qualsivoglia altra forma di speculazione.

PREMESSA per questo specifico capitolo: per chi vuole approfondire i mille mali della Sanità Italiana, con i suoi sprechi, truffe, corruzioni, clientelarismi, lobby, baronati ecc. può leggere sempre gratis il libro “La Casta Bianca“, scritto da un medico che ha dedicato la sua vita per una Sanità onesta, e che ne analizza a fondo i meccanismi, e propone anche qualche efficace rimedio .

Cap.15 Prostate d’oro, primari tesserati

In sala operatoria preferite affidarvi a un chirurgo democratico o forzista, socialista o mastelliano? Se la domanda vi sembra de­menziale, toccate ferro: i primari sono scelti così, per la tessera, sempre più spesso. E non lo dicono i «grillini», i giornalisti rom-piscatole o i bastiancontrari: lo dicono loro stessi, i medici. Come quei nove luminari che qualche tempo fa, guidati da Silvio Garattini, firmarono una lettera pubblicata dal «Corrie­re» sotto un tìtolo per niente disfattista: Manifesto per la rina­scita della sanità. Dov’era scritto: «II direttore generale, che ha sostituito il Consiglio d’amministrazione nel 1995, doveva dare dinamicità, rispondere in prima persona delle sue scelte (e del bilancio). Ma presto ci si è accorti che direttori generali si di­venta solo se vicini a questo o quel partito. È necessario, inve­ce, separare la politica dalla gestione e scegliere i direttori delle Asl e degli ospedali sulla base delle competenze. La questione dell’appartenenza a un partito non riguarda solo il direttore ge­nerale. A loro volta i direttori generali scelgono i primari e i di­rettori di dipartimento privilegiando il criterio di appartenenza politica piuttosto che le competenze. È forse il problema più grave della sanità italiana»………..

eppure…… l’Italia spende per la sanità, in rapporto al proprio PiiL più o meno quanto gli altri Paesi del-l’Ocse: il 9%………….In compenso, grondiamo di medici: 636 ogni centomila abitanti, dati 2005, contro una media che negli altri 26 Paesi d’Eu­ropa è di 460. Per non parlare degli infermieri, che secondo l’A­genzia sanitaria nazionale sono, sempre ogni centomila persone, 1494. Fatto sta che al capezzale dei 214.000 letti pubblici com­plessivi (day hospital, degenza ordinaria e a pagamento) contati dall’Annuario statistico sanitario 2005, si affollano (compresi gli amministrativi) 648.000 persone: tre per ogni letto. Volendo contare solo quelli occupati, quattro……con però alcune gravi lacune…..su 105.652 medici presenti negli ospedali gli odontoiatri a disposizione di chi non è benestante e non ha una mutua integrativa, sono solo 163…….

il capitolo prosegue con spiegazioni ed esempi di inefficenza, sprechi ed ingiustificate differenze sia  livello di servizi sia a livello di trattamento del Personale..

………….come sempre, all’italiana, i i premi sono stati spartiti e distribuiti a pioggia. Per dare qualche soddisfazione. Per garantire un ritocco agli stipendi. Per consolare i depressi. Un po’ ovunque. Dalla Lombardia alla Si­cilia. Risultato: a Vibo, dove i dipendenti dell’azienda ospeda­liere sono oltre 1900 per 191 ricoveri medi giornalieri, ci sono 40 primari, 85 dirigenti di strutture semplici e 153 medici ad «alta specializzazione». Compresi molti che, allo stesso tempo, non possono esercitare perché hanno il certificato di inido­neità. Come un ostetrico che non può assistere ai parti perché va in agitazione. O un chirurgo che si è fatto esentare dalla sala operatoria perché ha un debole per il vino……..

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Non bastasse l’ambizione personale, ci si è messa anche una leggina che, inserita nell’ultimo decreto «milleproroghe» del Berlusconi bis, consente agli atenei di aggirare il divieto a spen­dere più del 90% del bilancio in stipendi. Dice dunque quella leggina, regalo della lobby parlamentare universitaria, che fanno eccezione i soldi dati a chi fa assistenza sanitaria negli ospedali. Più ne risultano fare assistenza in corsia, pagati o meno, più gli atenei possono aggirare i limiti. Da quel momento, ovvio, tutti in camice bianco! Sulla carta. Come se lavorassero al capezzale dei malati anche i laureati in Giurisprudenza che insno Sto­ria della medicina o Medicina legale come la moglie e la figlia del potentissimo preside della Sapienza Luigi Frati. I numeri dicono tutto. Sono «convenzionati» (cioè lavora­no teoricamente anche in corsia, tra i malati) 8 docenti di Medi­cina su 10, pari quasi a un quinto di tutti i professori universitari italiani. Poco più della metà a Milano (56%), poco meno di tre quarti a Torino (73%), addirittura il 93% a Messina e il 99% a Napoli. Ma se solo 9 convenzionati su 10 prendono davvero 13 o 18.000 euro di indennità (pur concorrendo tutti insieme a sgretolare il tetto agli stipendi) quelli che la incassano sul serio cambiano da posto a posto. Alla romana Sapienza sono 6 e mez­zo su 10, a Messina 9 e mezzo, alla Seconda Università di Napo­li tutti ma proprio tutti fatta eccezione per un miserabile 0,56%. Più curioso ancora è il confronto sui 12.055 tecnici e am­ministrativi convenzionati, che rappresentano quasi un quarto di tutto il personale non docente degli atenei. Direte: mica van­no in corsia, i bidelli e i bibliotecarii Invece sì. Sulla carta. Co­me fossero lì con lo stetoscopio ad assistere i malati. Cambia, però, da zona a zona. Abissalmente. I convenzionati a Verona sono il 9,3%, a Firenze il 6,2, a Pavia 11,8, a Trieste lo 0,1. Ze­ro virgola uno!

Ma alla Sapienza la quota di dattilografi e archivisti, impie­gati e funzionari teoricamente impegnati in giro per i reparti, dicono i dati ufficiali del ministero, sale (dati ufficiali del mini­stero) al 52%. E alla famigerata Seconda Università di Napoli (dove già battono cassa come «ospedalieri» 57 professori su 100, compresi quelli di facoltà che non hanno nulla a che fare con la medicina) si impenna fino a uno sbalorditivo 83%. E, insomma, l’andazzo è tale che, tra medici e impiegati, le inden­nità per l’assistenza ospedaliera ci costa un miliardo di euro l’anno. Tondo tondo. Vi pare normale? Ed è normale che si trovi in Sicilia un quarto di tutti gli am­bulatori e i laboratori privati accreditati in Italia? Cifre alla ma­no: nell’isola ce n’è uno ogni 3553 abitanti. Il quintuplo che nel Veneto e in Lombardia, 13 volte più che in Piemonte. Sarà un caso che nell’isola i politici, spesso medici di professione come Giovanni Mercadante, finito in galera con l’accusa di essere «un punto di riferimento per la cura degli interessi di Bernardo Provenzano nel periodo della sua latitanza», hanno le mani sul­le cliniche?……………con tariffe e stipendi fuori di testa……Il trattamento per il tumore alla prostata con «terapia conformazionale statica a sei campi» veniva pagato dalla Regione 136.439,95 euro. Sapete quanto co­sta in base al nuovo tariffario applicato dal commissario? Di­ciassette volte di meno: 8093 euro. La terapia tradizionale per il tumore alla mammella era arrivata a costare anche 46.480 euro contro i 3314 del tariffario piemontese e i 2324 di quello nuovo siciliano: venti volte di più. Per non dire di certi stipendi, come quello del radiologo Michele Oliveri: oggi guadagna «solo» un centinaio di migliaia di euro l’anno ma ai bei tempi, grazie a una percentuale del 7% di quanto riusciva a fatturare, aveva la bu­sta paga di un centravanti di serie A: un milione e 200.000 euro….

la gestione politica della sanità pubblica è stata registrata per caso da una giornalista nel ’94…Elisabetta Rosaspina del «Corriere» chiamò la presidenza della Regione Lombardia per avere notizie delle nomine alle Asl e un incauto partecipan­te alla riunione, dopo avere messo giù il telefono due o tre vol­te, premette per sbaglio il pulsante del «vivavoce». Consenten­do alla giornalista di ascoltare in diretta tutta la spartizione.

«Una voce: “Noi vi lasciamo Magenta e ci portiamo a casa Vimercate”. Un’altra: “Molla Cernusco e facciamo un discorso su Garbagnate”. Una terza: “A Lecco mandate chi volete, ma non un pidiessino, sennò Cristofori ci resta di merda”. Una quarta: “Se non mi date il Gaetano Pini, mi dimetto e fate la giunta con il Pds”. (…) “Se Piazza va a Lecco, e Berger al posto di Grotti, mettiamo Arduini a Milano 2, ma Riboldi resta fuori.” “A Cernusco sono d’accordo di mettere uno del Pds e Grotti su Milano 6.” “Posso chiedere ai pidiessini di spostarsi da Cernu­sco a Garbagnate.”» E avanti così, per tre ore: «”Dunque, a Milano, su 17 Usl e 8 ospedali, il Ppi ha 5 Usl e 2 ospedali, mi pare ragionevole”. “Voi chiudete con 2 ospedali, San Carlo e Fatebene, e 3 Usl, noi con 3 ospedali e 5 Usl, la Lega con un ospedale e 6 Usl, il Pds 2 più 2″».

…………..

Risultato: a decidere spesso è la politica. «Non spesso, sempre», corregge secco Stefano Biasioli, segretario nazionale della Cimo, la Confederazione italiana medici ospedalieri, con­siderata vicina ai moderati. «Nelle Regioni di destra fanno car­riera i medici di destra, nelle Regióni di sinistra i medici di sini­stra. È un’intrusione massiccia. Pesantissima. Non solo nella scelta dei primari ma anche dei dottori, degli infermieri… Cer­to, il fenomeno in Campania, in Calabria o in Sicilia è terrifi­cante. Ma riguarda, purtroppo, tutto il Paese. Tutto.» Carlo Lusenti, a nome dell’Anaao, conferma: «Se non sem­pre, la politica ci mette il naso nove volte su dieci. Per carità, non c’è solo la politica. Ct sono le lobby universitarie, le corda­te, i sindacati… Ma è certo che, se la politica non cambia il si­stema delle nomine…»………….

il capitolo prosegue con esempi e dichiarazioni, da cui risulta evidente che non solo tale gestione è tollerata, ma addirittura considerata giusta, nel senso che il politici sono concordi nel dire che le nomine degli amministratori sanitari devono essere decise a livello politico, valga per tutti la dichiarazione del leghista Veneto Galan…perché le scelte di politica sani­taria sono, lo dice la parola stessa, politiche: «Il sottoscritto non ha fatto null’altro che applicare quanto previsto dalla legge, che attribuisce al presidente l’onere e la responsabilità della scelta…….».

quindi non lamentiamoci della sanità italiana, visto che abbiamo votato noi i politici che la gestiscono……

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