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Posts Tagged ‘volontariato’

Indispensabili: L’anticasta – i Gruppi d’Acquisto

Posted by giannigirotto su 24 novembre 2010

Dopo aver inserito diverso tempo fa il libro “La Casta” nella mia sezione “Indispensabili“, sono estremamente felice di poter iniziare l’inserimento di estratti, capitolo per capitolo, di questo testo che spero diventi un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono utilizzare le esperienze positive già portate a termine in varie località italiane, per replicarle ovunque sia opportuno. Segnalo solo che questo libro parla di esperienze italiane, mentre in un altro testo, “Voglia di Cambiare“, sempre presente nella sezione “Indispensabili“, sono contenute le esperienze di successo avvenute in vari Paesi Europei.

Invito tutti, una volta letto questi interessatissimi estratti, di comprare il testo originale per poter completare la lettura, e magari a regalarne una copia ai propri consiglieri comunali, per far loro vedere come un’altro modo di amministrare è possibile.

Iniziamo pertanto con il primo esaltante capitolo che si potrebbe riassumere nello slogan “consumatori di tutto il mondo unitevi”… :

VINCERE LA PAURA DEL CAMBIAMENTO -risparmiare conviene e tanti iniziano a capirlo (di Jacopo Fo)

…….. C’è cibo in sovrabbondan­za: ogni anno buttiamo via la metà del cibo che producia­mo sulla Terra. E fabbrichiamo molti più tessuti di quanti ce ne possa­no servire. Bruciamo quattro volte i combustibili di cui avremmo bisogno perché non isoliamo le nostre abitazioni e usiamo mezzi di trasporto spinti da motori obsoleti e inefficienti…………

le multinazionali potrebbero risparmiare l’80-90% delle materie prime e dell’energia che consumano. Questa affermazione si basa sull’a­nalisi di decine di tecnologie innovative qua e là sperimentate

Jacopo Fo fa poi un brevissimo elenco dell’enorme spreco che lo Stato Italiano produce costantemente, affermando che una gestione corretta, normale, “non da ladri e cretini”, porterebbe ad un radicale mutamento in meglio della situazione sociale…………

Nel 1998, dopo aver letto Il banchiere dei poveri di Muhammad Yunus decisi di cercare anch’io di fare qualche cosa di concreto nel campo dell’economia. Per anni avevo dedicato tutte le mie energie alla produzione artistica e alla diffusione della cultura ribelle sbocciata negli anni settanta. Mi misi in testa di provare a diffondere pannelli solari per l’acqua calda e gruppi di acquisto di servizi (banca, assicu­razione, telefonia). L’idea, semplice, era che si potesse crea­re una struttura che oltre a diffondere principi di cooperazione ed ecologia mettesse a disposizione le nuove ecotecnologie e altri prodotti a prezzi onesti e con garanzie solide per i consumatori. Individuammo una serie di prodotti, li testammo, stipulammo contratti, creammo una serie di siti internet tematici e iniziammo a proporre il nostro pacchet­to innovativo e conveniente investendo parecchio denaro e lavoro nella diffusione della nostra proposta………….Quando finalmente il 28 febbraio 2007 la legge fu approvata nella forma corretta, partimmo con il gruppo di acquisto dei pannelli fotovoltaici raccogliendo in pochissimo tempo centinaia di adesioni e un’enorme risposta dal punto di vista dell’inte­resse: più di mezzo milione di persone entrò nella pagina web che Spiegava tutti i problemi relativi al fotovoltaico e come intendevamo affrontarli con il gruppo d’acquisto…………

Io credo che il fulcro del mantenimento del si­stema della violenza e della sopraffazione dipenda dalla forza dell’abitudine…..invece… Le esperienze degli ecovillaggi, dèi gruppi di acquisto, del commercio equo e solidale, delle banche del tempo, delle cooperative, mostrano che, a parità di reddito, le per­sone che fanno queste scelte hanno un tenore di vita più alto e una socialità più ricca e piacevole……

Ma la consociazione di questo gruppo è solo parziale. Bisognerebbe arrivare anche all’acquisto collettivo di au­to, elettrodomestici, case, assicurazioni e servizi bancali, riscaldamento, elettricità ecc. Il risparmio che si otterreb­be estendendo i gruppi di acquisto a tutti i prodotti e servizi raggiungerebbe l’equivalente di 3 stipendi all’anno.

Ciò significa cambiare radicalmente la situazione eco­nomica di una famiglia. Ma queste esperienze si diffondo­no con estrema lentezza nell’Occidente industrializzato. Diversa la situazione nei Paesi poveri dove le difficoltà spingono a buttarsi con meno paura nelle opportunità nuove che si presentano. Da noi invece i cambiamenti sono spesso rimandati se non sono strettamente necessari (cioè solo quando l’acqua tocca il sedere si impara a nuotare, ndr….)…... Poi mi sono dedicato a trovare anche il mo­do di finanziare tutto l’investimento necessario….. Ora sono arrivato al punto di offrire non solo un risparmio fin dal primo anno ma addirittura un anticipo in contanti, all’atto della firma del contratto, sui risparmi degli anni futuri…

…Che cosa succede se mettiamo insieme il risparmio energetico, i gruppi di acquisto, il microcredito e le impre­se capitaliste etiche? Otteniamo un mondo in cui le scelte di fondo delle multinazionali sono condizionate dai con­sumatori consociati che entrano nel merito della qualità dei prodotti. Oggi milioni di automobilisti desidererebbe­ro l’auto elettrica che si ricarica con i pannelli solari. Ma quest’auto al momento non è disponibile sul mercato non perché non sia possibile costruirla ma perché la domanda e l’offerta non s’incontrano………..

…se un gruppo di centomila consumatori si consociasse potrebbe avere subito un’auto elettrica e potrebbe perfino imporre scelte co­struttive. E otterrebbe anche prezzi molto interessanti. I gruppi di acquisto hanno un potere contrattuale potenzia­le enorme… I consumatori consociati possono offrire la sicurezza delle vendite attraverso acquisti programmati e al contempo tagliare i costi e i problemi legati alla vendita… E se un gruppo di consumatori può ordinare a un’azienda un’auto elettrica, può anche preten­dere che gli operai che la producono siano pagati in modo giusto e che durante il processo produttivo non siano causati danni all’ambiente. La consociazione degli acqui­sti avrebbe la possibilità di dissuadere gli imprenditori malvagi dal fomentare guerre e disastri ambientali, per­ché in un mercato controllato dai consumatori questi comportamenti verrebbero penalizzati dall’esclusione di queste imprese dal mercato consociato.

La consociazione degli acqui­sti avrebbe la possibilità di dissuadere gli imprenditori malvagi dal fomentare guerre e disastri ambientali, per­ché in un mercato controllato dai consumatori questi comportamenti verrebbero penalizzati dall’esclusione di queste imprese dal mercato consociato. I consumatori che diventano protagonisti dei loro stili di vita poi stanno anche molto attenti alla qualità dei poli­tici che votano, pretendendo da loro la stessa qualità che cercano nei consumi. Sono convinto che questo meccanismo si svilupperà in modo prepotente nei pròssimi vent’anni. Questo avverrà anche sulla spinta della neces­sità per tutte le famiglie di capire i propri consumi energe­tici e diminuirli drasticamente. Inoltre molti diventeranno microproduttori di energia dal sole o dal vento e anche questa democrazia energetica contribuirà a far crescere la cultura della razionalizzazione dei consumi.La conoscenza dei costi energetici sarà per molti il pri­mo passo verso lo sviluppo di una nuova coscienza dei consumi. E sarà questa nuova coscienza a cambiare il no­stro modo di vivere.Lo stesso discorso potrebbe essere fatto per le ammini­strazioni pubbliche. Già esistono esperienze, come viene mostrato in questo libro, di discussione pubblica delle scelte e dei bilanci comunali, ma in questa direzione si po­trebbe fare molto di più rendendo trasparenti e visibili in rete appalti, liste di attesa di ospedali, costi di ogni ufficio e tassi di produttività. E qui mi fermo.Nei prossimi anni vedremo come evolveranno le cose.Io credo che si svilupperanno in questa direzione.

I consumatori hanno il potere sul mondo. Devono solo accorgersene e connettersi in rete.

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Un nuovo mondo è possibile: G.A.S. e D.E.S.

Posted by giannigirotto su 15 giugno 2010

Per la serie “Iniziative reali e concrete attive per migliorare questo brutto mondo”, sono estremamente lieto di apprendere che la scorsa settimana si è svolto un convegno nazionale dei GAS e dei DES, denominato “TERRITORI IN MOVIMENTO”.

Inanzitutto chiarisco che per GAS e DES si intendono rispettivamente i Gruppi di Acquisto Solidale, e i Distretti di Economia Solidale.

In parole povere siamo di fronte ad una sfida epocale: o soccombere tutti all’economia di mercato nel suo significato più duro di “legge della giungla”, ove vince il produttore in grado di ottenere la più alta differenza possibile tra costi di produzione e ricavi dalle vendite, a prescindere dal rispetto dell’ambiente e dei lavoratori, oppure decidere di produrre e vendere in base  criteri di equosostenibilità, e privilegiando una filiera il più possibile locale.

Ora, è chiaro che tutti noi consumatori finali siamo ben felici di acquistare prodotti locali e di qualità  quando questi hanno un prezzo similare o persino più basso di quanto proposto dalla GDO-Grande Distr(ib)uzione Organizzata. Infatti in molti casi la filiera commerciale di un GAS è cortissima (parlo sopratutto del comparto alimentare), cioè si acquista direttamente dal produttore e si vende direttamente al consumatore finale, e quindi si risparmiano i ricarichi dei passaggi intermedi. E’ chiaro invece che i problemi sussistono quando i prodotti/servizi di queste realtà “equosolidali” costano di più. In questi casi quello che mi sento personalmente di dire è che ognuno di noi deve farsi i suoi conti in tasca e verificare se perlomeno una parte della spesa può essere fatta nei circuiti equosolidali. La scelta di prodotti è ormai molto ampia, e certamente si potranno trovare, con un minimo di sforzo degli articoli che hanno prezzi simili a quelli della GDO. Così facendo si va ben oltre un atto di beneficenza, perchè si mette in moto un circolo virtuoso che consente al produttore “equosolidale” di vivere, crescere e creare attorno a sè vero sviluppo, uscendo viceversa da un circolo vizioso di povertà, sfruttamento e sottosviluppo.

Ma in più vorrei sottolineare che l’acquisto di beni/servizi nei classici canali della GDO può comportare certamente un risparmio immediato in termini di prezzo, ma a lungo andare, quanti e quali costi indiretti comporta? Mi spiego con un esempio; io posso tranquillamente comprare oggi un paio di scarpe di ginnastica in gomma a 10 euro, per la cui fabbricazione sono stati sversati decine e decine di litri di acqua inquinata da solventi, coloranti, ammorbidenti e tante altre sostanze chimiche non biodegradabili. Chi pagherà un domani (che è ovviamente già oggi) le cure dei malati che diventeranno tali a causa dell’acqua inquinata che inevitabilmente entra nel ciclo alimentare? chi pagherà per la bonifica di terreni o corsi d’acqua così inquinati che la flora e la fauna muore? di più, chi pagherà da mangiare agli operai rimasti disoccupati perchè la loro fabbrica produce rispettando le norme a tutela dell’ambiente e dei lavoratori (e quindi con prezzi fianali più alti e “non concorrenziali”)? Ancora più banalmente, a tutti piace la benzina a basso costo, ma chi pagherà ora i danni derivanti dal disastro petrolifero nel Golfo del Messico? la BP certamente, ma come lo farà, se non innalzando i prezzi vuoi della benzina vuoi di tutti i prodotti che si fabbricano nelle industrie che certamente possiede in giro per il mondo…

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La Finanza Etica cresce

Posted by giannigirotto su 13 giugno 2010

Mi fa piacere riportare questo articolo di circa un anno fa pubblicato dal “Corriere della Sera”, di Gabriela Jacomella, che faceva il punto sulla diffusione delle forme di finanziamento etico in Italia. E’ già passato quasi un anno e quindi alcune cose sono cambiate, ma io per primo ho scoperto tante realtà che non conoscevo e che mi sembra giusto condividere. Buona Lettura.

____________________________

Microcredito: è boom anche in Italia
Prestiti per cominciare il lavoro
– Gabriela Jacomella

Tutti ne parlano, pochi saprebbero dire con esattez­za che cosa sia. E lui, intanto, cresce. Magari un po’ disordinatamente, e nel silenzio. A parlare chiaro, però, ci sono le cifre: in Italia, tra 2004 e 2005 (è l’Istat a dirlo) è cresciuto del 7% il popolo dei «non-risparmia-tori», quelli che a fine mese non hanno monete da af­fidare al salvadanaio. Quasi il 40% degli italiani ha al­meno un prestito in corso, il 25% – dati della Banca Mon­diale – è escluso dal credito e dai servizi finanziari. È per loro che il microcredito, in Italia, cresce: nell’ulti­mo biennio, le somme erogate sono aumentate del 33%, i beneficiari del 24% (III Kapporto sul microcredito in Ita­lia, C. Borgomeo&Co). Studenti e «atipici», donne e im­migrati, over 40 «espulsi» dal mercato del lavoro. Ma anche famiglie normali, quelle che sempre più spesso contano i giorni che mancano alla fine del mese. Nato in Asia, dall’esperienza di Muhammad Yunus, il prestito che coinvolge e non esclude, che da fiducia e dignità, si sta af­fermando anche nel «primo mondo», su tutti i livelli del mercato: dalle esperienze di base alle realtà «virtuali». Seducendo anche il mondo bancario.

Al centro, la persona
«II punto è che la gente ha sempre meno soldi, e quelli che ci sono servono per le esigenze primarie. Prima ci si in­debitava per mantenere un tenore di vita alto; ora per la salute, la scuola, la casa». Alessandro Messina, econo­mista, si occupa da anni di finanza etica (La finanza utile, Carocci 2007). E per lui, il quadro è chiaro: il microcredi­to, e in generale la microfinanza, sono gli strumenti con cui una parte d’Italia, quella «non bancabile», reagisce al­l’esclusione dai circuiti finanziari. Uno dei luoghi da cui è partita la «ribellione» sono le Piagge, quartiere fioren­tino periferico e problematico, un grumo di case popola­ri stretto tra Arno ed ex inceneritore, ferrovia e aerei a bassa quota. Dal centro sociale «II Pozzo» sono usciti, in 8 anni, 260mila euro di prestiti (fondoetico.blog-spot.com). Tutti destinati a persone o progetti che nel quartiere vivono o sono destinati a realizzarsi. I soldi vengono dagli stessi cittadini, che diventano così soci del Fondo; la gestione è delegata alla Mag6, la Mutua autogestita di Reggio Emilia, società cooperativa finanzia­ria nata nel 1988 (ad oggi, in Italia ci sono 6 Mag, tutte impegnate in progetti di microcredito). Nessun tasso di interesse: si paga Pl,5%, che copre costi dell’operazio­ne. Per ogni prestito, due fideiussori che «condividono il rischio», e un re­ferente. Le quote: fino a 2.600 euro per il mutuo soc­corso» (dal dentista ai problemi di bollette), fino a 7.000 per la microimprenditorialità. Le erogazioni sono state 89, l’insolvenza è dell’I,5-2%, «un prestito solo ci è sfuggito di mano, ma
perché quella persona è fini­ta in carcere…», spiega don Alessandro Santoro, da 14 an­ni anima di questa attivissima comunità di base. Don Alessan­dro usa parole semplici, per lui il microcredito è «ridare la paro­la alle persone, ridare dignità al superfluo. Il principio è che dal denaro non si può fare altro denaro», a chi presta viene ga­rantito il ritorno del versato, nulla più.
E a Firenze, l’esperienza è sta­ta «replicata» dal FondoEssere (www.fondoessere.org), nel vicino quartiere dell’Isolotto. «Nel “micro”, le esperienze di economia solidale funzio­nano molto bene», commenta Marco Gallicani, presidente di Finansol (www.finansol.it), sito di promozione della
finanza solidale. Perché al primo posto, nel microcredito,c’è la persona. Le parole d’ordine: responsabilità e relazio­ne. Che vuoi dire, anche, condivisione del rischio. A chi ri­chiede il prestito (fino ai 25mila euro, in generale)non si richiedono garanzie patrimoniali o di reddito,
bensì una «rete fiduciaria», con più soggetti che fanno da garanti. Altro pilastro importante: le attività di forma­zione, dalla domanda alla restituzione del prestito stesso.
«Non sono microcredito in senso stretto – specifica Gallica­ni – le esperienze basate su un fondo di garanzia o quelle che ne fanno una questione di marketing». Sta di fatto, però, che in Italia si sono moltipllcate le esperienze «ibri­de»; a partire dal 2.005, Anno mondiale del microcredito, il fenomeno «è uscito dal mondo dell’altra economia e ha con­taminato la grande finanza», scrive Tonino Perna. docente di Sociologia eco­nomica a Messina. Di recente, l’espe­rienza alternativa di Banca Etica è stata «affiancata» da Banca Prossi­ma, cestola «no profit» del gruppo Inte­sa-San Paolo. Se­gno di un interesse crescente e trasver­sale, la risposta a una necessità sem­pre più diffusa.

Dal solidale al finanziario
Sul palcoscenico del microcredito, gli attori principali sono gli enti pub­blici. Come il Co­mune di Roma, già promotore di un progetto destinato agli immigrati: 30 beneficiari e un investimento da un milione di eu­ro. O la Regione Lazio, con il Fondo promosso dall’as­sessore al Bilancio. Nato nel 2006, ra­mificatesi sul terri­torio grazie a un cali center e una rete di operatori (dall’Arci alla Caritas), ha già inoltrato alle banche di «appoggio» 850 domande: 450 quelle accettate, dalle microimprese ai crediti di emergenza, passando per il sostegno ai detenuti; 3,4 i milioni di euro erogati. «Da noi – spiega Nieri – arriva molta gente “incastrata” nel circolo infernale delle carte revolving. Le doman­de sono tante, sempre più italiani arrivano a malapena a fine mese. E basta una spesa imprevista, l’auto che si rompe, i libri di scuola…». La parola d’ordine è «respon­sabilizzare». E i soldi ritornano: «Del resto sono fondi nostri (per il 2008 abbiamo stanziato 3 milioni), chi li prende sa di dover garantire chi verrà dopo di lui». Un ap­proccio «pedagogico» condiviso anche dalla Regione To­scana, che dall’esperienza di Fabrica Ethica (proget­to sulla responsabilità sociale d’impresa ha fatto na­scere Smoat, il «sistema microcredito orientato e as­sistito toscano». L’obiettivo è lo startup d’impresa; la Regione, grazie a un fondo da 15 milioni di euro, fa da garante all’80%, per un importo massimo di ISmila eu­ro; 236 i finanziamenti già erogati, per oltre 3mila
euro. Le imprese italiane sono 144, dal centro di velate-rapia all’azienda di tessuti ecologici per cucce di cani e gatti. «E il 30% dei beneficiari – fa il punto la coordinatri-ce Fabrizia Paloscia – sono over 44, la fascia d’età più problematica».
Un solo obiettivo, molte esperienze, nessun bilancio glo­bale. Perché in Italia, spiega Gallicani, «mancano tre cose: il coordinamento, la formazione, un’attività di lobbying. Siamo l’unico Paese in cui non c’è una legge di riferimento per queste realtà, forse perché si tende anco­ra a considerare la solidarietà come beneficenza». Il qua­dro è a macchia di leopardo, «la sensazione – interviene Messina – è che il microcredito sia diffuso molto più a Nord che a Sud, anche per il legame con le fondazioni bancarie». Però in Molise c’è Senapa (www.progetto-senapa.it), con prestiti a piccoli imprenditori o parroc­chie; in Puglia, Handled With Care punta a coinvolge­re la popolazione albanese residente nella Regione. Tra le associazioni più note – tanto da aver fondato, con altri, la rete italiana di microfinanza Ritmi -, c’è la bolognese MicroBo (www.micro.bo.it): importo massimo 7.000 euro, tasso annuo dell’8%. Servono due garanti morali e «un’idea chiara di impresa». Il target: precari, disoccupa­ti, immigrati (l’80% degli utenti). Un gruppo di imprendi­tori ha sottoscritto il fondo di garanzia, l’associazione se­gue i progetti. Il presidente onorario è Yunus. A Torino, invece, hanno pensato di fare un passo più in là. «In Italia il microcredito è ancora visto come credito ai poveri; noi abbiamo deciso di vederlo come uno stru­mento finanziario innovativo»: Permicro (www.permi-cro.it), è una società specializzata in microcredito, sede nel capoluogo piemontese, operatività nazionale (con sportelli a Cagliari e Roma). Partiti a gennaio, hanno già erogato circa 25 microcrediti all’impresa (tetto mas­simo di ISmila euro), e microcrediti alle famiglie per un centinaio di migliaia di euro al mese. A fare da filtro e garante, una «rete» che va dalle comunità etniche alle parrocchie. Il tasso è del 10-11%, «altissimo rispet­to ad altri progetti di microfinanza, basso rispetto al ri­schio. La stessa Grameen di Yunus applica un tasso del 16%; ma la socialità del microcredito è l’accesso al credi­to, non il tasso di interesse». E la professionalità, alla fi­ne, ha i suoi costi. Il futuro, però, è già altrove. E si chia­ma finanza peer-to-peer, quella in cui – spiega Messi­na – «non c’è più il soggetto debole, perché si è contem­poraneamente prestatore e richiedente». È il caso di Zopa (www.zopa.it), prima comunità online di prestito sociale; nata in Gran Bretagna, operativa in Italia dal gennaio 2008, ha erogato quasi un milio­ne e mezzo di prestiti e conta oltre 17mila iscritti. Sul Web, i prestatori e i richiedenti interagiscono diretta­mente, negoziando sulle condizioni del prestito, i tassi (in media, intorno all’8%), la durata. Zopa fa da gestore e da «garante». «Gestiamo in media 5-10 prestiti al gior­no. I nostri utenti vanno dall’investitore informato all'”antibanca”, che cerca un rapporto con la persona, una rete sociale». Non è filantropia, non è neanche microcredito. Ma cresce a un ritmo del 17% al mese.

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La terra degli Gnu (Ognuno per sè e Dio per tutti)

Posted by giannigirotto su 22 marzo 2010

E’ da sempre che volevo scrivere un articolo identico! Ringrazio pertanto Mimmo Guarino che è riuscito a scriverlo come e meglio di quanto avrei fatto  io!

E’ superfluo pertanto che io dica che sono d’accordo al 101%, e che le mie iscrizioni a diverse Associazioni sono il mio tentativo e il mio contributo a favore degli “GnUmani”.

Quindi grazie ancora Mimmo, vi invito tutti a leggere questo bellissimo articolo cliccando o sulla foto a fianco o sul nome dell’autore….

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Indispensabili: Muhammad Yunus – Un Mondo senza povertà

Posted by giannigirotto su 24 febbraio 2010

Sono molto felice di mettere a disposizione, nella mia sezione “Indispensabili“, un estratto di questo libro del premio nobel per la pace Muhammad Yunus. Di lui in persona ho già detto, e l’ho inserito nella mia sezione “Modelli“: è un mito, una persona illuminata, intelligente, coraggiosa, pragmatica, e non si limita a parlare ma fa, fa , e fa moltissimo….

E’ inutile che ripeta quanto hanno già detto benissimo altri quando il libro è uscito, mi limito quindi a fornirvi il collegamento all’ ottimo articolo di Japoco Fo.

A quanto scritto da quest’ultimo, mi limito ad aggiungere questo ragionamento: una delle fondamentali iniziative che propone Yunus, è l'”impresa sociale”. Questa può essere una società che funziona come una qualsiasi altra impresa “capitalistica”, ma con la fondamentale differenza che non mira a fare profitto ma semplicemente ad autosostentarsi coprendo i propri costi, e detenuta da un ristretto numero di proprietari. Oppure può essere una società che mira al profitto, però i cui proprietari sono la massa della popolazione povera, cioè un azionariato estremamente diffuso appunto tra le classi meno abbienti, in questo modo gli utili verranno distribuiti appunto tra i poveri che avranno l’opportunità di migliorare la loro condizione.

Ebbene una forma che assomiglia abbastanza, a mio avviso, all'”impresa sociale” è quella che già oggi Banca Etica propone con il suo “azionariato critico”. Rimandandovi all’articolo specifico in cui ne parlo, in pratica già oggi chi ha qualche soldino da investire, lo può fare tramite gli appositi fondi di Banca Etica che per l’appunto acquistano anche azioni. E questa azioni o sono relative ad aziende “etiche” che operano nel rispetto dell’ambiente e dei lavoratori, oppure aziende che etiche non sono, e le cui azioni vengono acquistate proprio per esercitare il diritto di voto connesso alla titolarità delle stesse, secondo i principi e la filosofia propria di Banca Etica.

Mi sembra che in entrambi i casi ci si avvicini abbastanza al concetto di “impresa sociale”, nell’attesa di vedere veramente tante realtà del genere prosperare…….

In ogni caso il consiglio è quello di leggere l’estratto del libro, e si vi appassiona, fate un salto in biblioteca per prenderlo in prestito…….

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Indispensabili: Bob Geldof – Tutto qui?

Posted by giannigirotto su 16 febbraio 2010

 

Sono particolarmente lieto di poter inserire un estratto di questo libro nella mia sezione “Indispensabili“.

Bob Geldof è per me un modello a cui ispirarsi, magari non totalmente nel carattere alcune volte non proprio d’etichetta, ma certamente nella profonda etica, onestà e mancanza di ipocrisia che lo contraddistingue.

Questo libro (titolo originale “Is that it?”), più precisamente la sua seconda parte, descrive gli avvenimenti che hanno inizio verso la fine del 1984 e per circa i due anni successivi.

Bob Geldof era allora un cantante di un gruppo pop che aveva avuto un discreto successo internazionale negli anni appena precedenti, ma in quel periodo si trovava in crisi. Una sera vide un drammatico servizio della BBC sulla apocalittica situazione umanitaria in Etiopia…..e decide che non può mettere a tacere la sua coscienza semplicemente donando un po’ di soldi. Decide che deve donare un po’ di sè stesso, del suo tempo, del suo talento, di quello che riuscirà a fare…..quello che inizialmente parte come un piccolo progetto per fare un disco assieme ad altri cantanti Inglesi (Do they know it’s christmas’ time – Band Aid) , da vendere per beneficenza, diventa con il passare delle settimane prima, e dei mesi poi, il più grande evento che la storia della solidarietà umana ancora conosca….il megaconcerto LIVE AID.

E’ la storia esaltante di come una ferrea volontà unita ad un altruismo smisurato riescano a coinvolgere ed unire gli artisti, i produttori, tutto il mondo che gira intorno alla musica e ai mass-media, verso un risultato che per un’instante tocca l’utopia.

Ma non si tratterà solo di beneficenza fine a sè stessa…..pur essendo questo l’obiettivo e il movente iniziale che spinge Geldof assieme ad un nutrito gruppo di altre splendide persone a dedicarsi anima e corpo all’organizzazione del disco prima, del concerto poi, e alla gestione postuma dell’enorme cifra raccolta infine, Geldof si renderà conto che l’operazione più importante a cui vuole contribuire sarà quella di sollevare il velo sopra un’enorme sistema di ingiustizie politiche e sociali che condannano l’Africa ad un destino di miseria imposta.

Questa storia va letta da una parte perchè è esaltante, positiva al massimo. Ti riconcilia con il genere umano vedere come sia stato possibile mettere da parte le rivalità e le incomprensioni personali per contribuire alla riuscita di un bene comune più importante, in un impeto di sano entusiasmo ed puro altruismo difficilmente ritrovabili. Dall’altra parte per capire una volta di più l’ipocrisia di una grande parte del mondo politico e delle lobbies economiche che dominano il mondo “legalmente” mediante la determinazione di politiche commerciali progettate per mantenere l’Africa una “vacca da mungere” e nient’altro.

Personalmente ho letto questa storia molte volte, spesso per tirarmi su il morale e ricevere un’iniezione di fiducia da una parte, ed una lezione di moralità dall’altra.

Io non posso che esortarvi di cuore a leggerlo, credo sia davvero molto, molto importante, e spero accolgano il mio invito sopratutto i più giovani, in modo capiscano che vi sono ancora dei modelli a cui guardare. Sono convinto che se riuscirete a trovare il tempo per iniziare a leggerlo, non vi fermerete tanto presto, ed alla fine ringrazierete il cielo per aver potuto conoscere questa storia e quest’uomo……

Buona letturaGirotto

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Una favola di Natale

Posted by giannigirotto su 31 dicembre 2009

ni Girotto

Aggiungo un’altra storiella di Lupo Alberto nella mia sezione “Indispensabili“.

In questo caso è una feroce denuncia, anche se nell’apparenta bonarietà della storiella, dello sfruttamento dei Paesi poveri da parte di quelli ricchi. Lascio al lettore ogni altra considerazione, e rinnovo i miei complimenti e la mia stima a Silver.

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Modelli da diffondere – Bob Geldof

Posted by giannigirotto su 17 dicembre 2009

Ho aperto una nuova sezione del sito, dedicata a far conoscere quelle persone che con il loro comportamento e le loro opere si sono dimostrate in grado di migliorare questo mondo.

Ora, poichè questo mondo è controllato da tutt’altro che brave persone, le summenzionate ricevono dai mass-media un’attenzione decisamente troppo scarsa, naturalmente per non turbare troppo lo status-quo esistente. A mio avviso invece se ne dovrebbe parlare tutti i giorni, perchè esse hanno portato e portano un germe di  cambiamento positivo, e dovrebbero diventare dei modelli di riferimento delle future generazioni.

Nel mio piccolo tenterò di diffondere il loro esempio, il loro messaggio ed il loro coraggio.

Inizio con una persona che ha segnato profondamente la mia vita, e di cui non esito a proclamare la mia stima ed empatia più profonda. Bob Geldof.

Bob Geldof ha ricevuto dalla Regina Elisabetta il titolo di “Cavaliere” (la massima onorificenza britannica), è stato nominato “Uomo di Pace” dai vincitori del premio Nobel per la pace,  è stato cinque volte candidato al premio Nobel per la pace, ed ha ricevuto numerosissime altre attestazioni onorifiche, poichè in definitiva è stato ed è tuttora l’uomo che più di ogni altro ha contribuito a migliorare fattivamente la vita di milioni di persone.

Bob Geldof ha organizzato dapprima “Band Aid” nel 1984 e quindi “Live Aid” nel 1985, raccogliendo circa 250 miliardi delle vecchie lire interamente impiegate per soccorrere le popolazioni africane colpite dall’immane carestia che le stava affligendo.

Ma la sua opera è andata ben oltre ad un pur gigantesca raccolta di fondi.

Egli infatti ha avuto il grandissimo merito di voler capire i meccanismi che stanno dietro la povertà.

Quindi si è circondato di persone esperte appartenenti al mondo del volontariato e delle ONG per sviscerare tali problematiche, ed innanzitutto ha capito che le nazioni povere sono incatenate a vita ad un circolo vizioso essendo obbligate al pagamento di enormi quantità di denaro a puro titolo di interessi su prestiti contratti quando il tasso era bassissimo (ed è poi salito moltissimo, da noi si chiamerebbe banalmente strozzinaggio…..), e si trovano quindi ad avere un debito sempre crescente che non gli permette di investire risorse in opere e infrastrutture di sviluppo.  Per contrastare tale gigantesca ingiustizia ha quindi creato e supportando la Campagna “Cancella il debito” (“drop the debt” in inglese”) . Memorabile è stata in tal senso la visita nel 1999 a papa Giovanni Paolo II, che aveva aderito e appoggiato tale campagna, in compagnia di Bono degli U2 (nella foto linkata non si vede, ma a fianco di Bono c’è Bob Geldof  e Quincy Jones).

Come dicevo Geldof ha voluto capire i meccanismi che stanno alla base della povertà, ed oltre al meccanismo perverso degli interessi sul debito, ha scoperto le molte altre terribili verità del neocolonialismo e del capitalismo selvaggio, per esempio:

– il divieto per i paesi poveri produttori di materie prime di esportarle se sono lavorate. Cio determina che non possono quindi nascere in quei paesi industrie di trasformazione…..i locali sono troppo poveri per comprare prodotti alimentari lavorati, e vige appunto il divieto di esportazione, quindi nessun sviluppo industriale in tal senso…..

– il meccanismo di crezione all’interno della Comunità Europea di enormi depositi di immagazzinaggio di prodotti alimentari, in modo da far sì il prodotto circolante non sia mai troppo e che il prezzo non scenda quindi troppo in basso…..in sostanza lo si mantiene alto artificialmente….

– Il meccanismo dei sussidi ai prodotti agricoli a favore dei produttori dei paesi sviluppati, ricchi. Quello che a prima vista sembrerebbe un giusto aiuto a favore degli agricoltori, si rivela un meccanismo per arricchire le grandi multinazionali produttrici, che si vedono cioè beneficiarie di sostanziosi aiuti finanziari, e sopratutto che vedono eliminata alla radice la potenziale concorrenza degli agricoltori dei paesi poveri. Questi infatti non ricevendo sussidi hanno un costo di produzione più alto, e di conseguenza non possono vendere le loro merci “sottocosto”, come invece si possono permettere i produttori dei paesi ricchi, grazie ai sussidi……

– La sistematica razzia delle risorse naturali da parte dei Paesi ricchi nei confronti di quelli poveri, che ne hanno determinato e continuano a determinare un terribile impoverimento. Quando Geldof andò nel 1985 in Etiopia, allora devastata da una terribile carestia, gli fu spiegato che il Paese aveva subito un disboscamento selvaggio, con il conseguente deterioramente del territorio e del ciclo dell’acqua, ed era quella la vera ragione per cui la carestia aveva assunto proporzioni apocalittiche…..

In buona sostanza Geldof capì che il benessere delle nazioni ricche è assolutamente legato allo sfruttamento delle risorse e della manodopera dei Paesi poveri, ed ha avuto il merito di portare all’attenzione del grosso pubblico (di lingua inglese, perchè qui da noi la RAI non lo ha badato neanche di striscio) queste situazioni paradossali. Sfruttando infatti la notorietà che gli era derivata dall’aver organizzato i due eventi musicali suddetti ed i conseguenti inviti ad incontrare personalità politiche un po’ in tutto il mondo, ha imposto la sua “diplomazia punk” alle televisioni ed agli interlocutori, semplicemente dicendo pane al pane e vino al vino, non subendo di timori riverenziali nei confronti di nessuno, ma anzi attaccandolo direttamente per la mancanza di una politica che ristabilisse la giustizia mondiale.

Bob Geldof è stato innovativo anche nel suo approccio sulle modalità di fare beneficenza, e sulla logistica relativa. Ha creato una fondazione per la gestione del patrimonio che aveva ricevuto mediante le sue raccolte di fondi, ed una volta resosi conto che il costo del trasporto andava ad incidere in maniera esorbitante sulle spese, ha acquistato una propria flotta logistica, che si è rivelata molto più economica di un affitto di strutture altrui, e che difatti ora viene utilizzate anche da molte altre associazioni di volontariato e ONG in generale.

Geldof continua il suo impegno totale verso l’Africa e la lotta alla povertà in generale, essendo membro dell’Africa Progress Panel, e della ONE, quest’ultima in particolare conta 2 milioni di attivisti, essendo una giunzione di Bread for the World Institute, CARE USA, International Medical Corps, International Rescue Committee, Mercy Corps, Oxfam America, Plan USA, Save the Children, World Concern, World Vision.

Ma per capire meglio il carattere di quest’uomo straordinario, vi esorto caldamente a leggere la seconda parte del suo libro/biografia “Tutto qui?“. La seconda parte infatti descrive minuziosamente gli accadimenti che hanno inizio dalla sera in cui Geldof vide un servizio televisivo della BBC concernente la drammatica situazione in Etiopia, sino all’organizzazione dei due eventi musicali e ai mesi successivi in cui Geldof incontra diverse importantissime personalità politiche per perorare la causa dell’Africa. Questa parte del libro è entusiasmante, in quanto dimostra e racconta come certe volte i miracoli “umani” siano possibili, e come la gente spesso non aspetti altro che una buona occasione per tirare fuori la parte migliore di sè per collaborare alla riuscita di progetti meritevoli ed altruistici. Personalmente in diverse occasioni in cui mi sono sentito depresso sono ricorso alla lettura di questa parte del libro che mi ha sempre portato una grossa iniezione di fiducia ed entusiasmo. Ma a prescindere da questo il libro riporta degli avvenimenti che è bene le future generazioni conoscano, sono convinto che li prenderanno ad esempio. Nei prossimi giorni farò il possibile per mettere a disposizione un estratto di tale libro….

Vi ricordo che trovate una scheda su altre grandissime persone nella mia sezione “Modelli“.

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L’unione fa la forza

Posted by giannigirotto su 5 novembre 2009

UniamociTempo fa avevo scritto un piccolo articolo disperato perchè non vedevo muoversi iniziative di aggregazione delle decine e centinaia di realtà del mondo del volontariato….poi ne ho scritto un altro che salutava la nascita del MES che pensavo sarebbe servito sopratutto a questo…

Mi fa piacere ora pubblicare questo messaggio di Jacopo Fo, uno di quelli che si da un mucchio da fare con molte delle suddette realtà, che ricalca gli stessi concetti, eccola:

Oggetto: 4 novembre 2009 – Creiamo un patto tra le associazioni di base! Zanotelli ci sta? E Grillo? E Gesualdi?

“In questi giorni si stanno tenendo incontri in tutta Italia. Fabio Salviato e Alfredo Giacon stanno zizagando per incontrare liste civiche, comitati e gruppi, portando ovunque quest’idea semplice: c’è un grande popolo che vuole usare il buon senso e la concretezza delle azioni che cambiano nel piccolo il mondo, ogni giorno. Questo popolo non ne può più della politica delle chiacchiere e degli inciuci, delle divisioni ideologiche, della tolleranza verso i corrotti e lo spreco di denaro pubblico. Io sto passando ore al telefono per cercare una mediazione con gli Amici di Beppe Grillo, i Comuni Virtuosi, il Movimento della Transizione, il Movimento per la Decrescita, i Videoteppisti Progressisti e il Comitato di Lotta Contro la Strage dei Ricci. Ognuno ha le sue ragioni, la sua visione particolare. I più difficili da trattare sono quelli del Comitato di Lotta Ricci. E’ gente un po’ ispida. D’altra parte o facciamo un grande patto tra tutti i sinceri progressisti oppure non ha senso. Il Comitato dei Ricci DEVE essere con noi. Non possiamo fare a meno di loro. Questa è una battaglia epocale. Dico veramente. Per riuscire a unirci dobbiamo cambiare le architravi del pensiero progressista in Italia. Alcuni milioni di persone DEVONO cambiare archetipi mentali radicati dai tempi dell’Inquisizione e dei roghi delle streghe. Questo è essenziale osservare: la debolezza del sistema Italia nasce dalla cultura delle vendette, delle faide. La passione delle sette segrete, delle massonerie, dei piccoli orti coltivati, la mania dei linguaggi cifrati, specialistici. La passione sulle disquisizioni sulla verginità della Madonna che portarono tanta gente a uccidere o a morire sono le stesse che ci impediscono oggi di unirci sui discorsi concreti. Ma io non credo che ci siano vere contraddizioni di fondo tra un socio di Banca Etica, un Amico di Grillo, un militante di una lista civica, un volontario del commercio equo, un verde, un membro di un gruppo acquisto. Anzi conosco un tale, Ermenegildo Piambetti che ha il conto corrente a Banca etica, è un miliatante dei gruppi di Grillo, fa la spesa consociata, lavora in un negozio del commercio etico, sta con la Lista Civica venuta fuori dal Comitato di Lotta Contro l’Inceneritore e sua moglie, Paola Zarzi, è consigliera comunale dei Verdi, e si amano. E siccome è romagnolo rischia di avere un grave problema. Cioè dover scegliere tra votare per il Movimento a 5 Stelle di Grillo, la Lista Civica, la lista del Patto proposto dal Mes, la Lista dei Verdi. E alla fin fine rischia pure il divorzio. Sembrerebbe un discorso facile da fare. Invece no. Le liste di Grillo sono già praticamente pronte con simboli e tutto, altri ancora non hanno deciso come si chiamano, altri hanno problemi a unirsi con altri perché… Difficile. E ancor più difficile perché la nostra gente è scazzata, sfiduciata, avvilita da questo super mostro berlusconiano, inossidabile, che abbatte gli avversari uno a uno a colpi di scoop sessuali e contemporaneamente si scopa qualunque cosa abbia la forma di una top model e comunque continua a raccogliere l’approvazione di milioni di italiani. Comunque sono ottimista. Forse sarà difficile unirsi da subito, per le prossime elezioni, ma credo che questo processo sia ormai avviato. Non è una questione secondaria. Un’ulteriore legislatura in mano alle destre sarebbe veramente troppo per la nostra fragile patria. L’obiettivo finale è arrivare a sfidare la destra con una coalizione che comprenda il PD e Idv. Ma questo sarà possibile solo se questi due partiti si rinnoveranno in modo totale. Il PD dovrebbe abbandonare la logica del’inciucio. Detta oggi sembra impossibile… Ma io ho speranza. I Democratici Usa non erano meglio del Partito Democratico Italiano eppure hanno espresso Obama. So che solo a parlare di trattare col PD a molti viene il mal di pancia. D’altra parte non ci sono alternative diverse allo sfacelo di Berlusconaccio. Nell’Idv invece è già scoppiato il rinnovamento. Micromega e Il Fatto hanno lanciato un dibattito sul destino del partito. Ci sono troppi furbetti che sono saltati a bordo per interesse personale. Di Pietro rispondendo a Flores D’Arcais ha ammesso che esiste un problema di De-Degregorizzazione del partito (neologismo che discende da De Gregorio, mitico filibustiere che buggerò Di Pietro, si fece eleggere nell’Idv e poi passò alla destra). Si pone poi la questione di costruire un partito che non sia controllato interamente da un solo uomo. E’ nata una fronda del rinnovamento e si mormora su De Magistris nuovo segretario… Lo so che non sarà facile… Ma s’ha da fa.
Costruire una forza unitaria delle realtà di base, del movimento etico, che realizzi risultati notevoli alle prossime regionali è un passo essenziale per influenzare Pd e Idv verso un cambiamento di rotta. In Francia un esperimento simile ha preso il 16% alle ultime elezioni. In fondo i cittadini attivi in Italia sono qualche milione. Si tratta di capirci.”

Jacopo Fo

Cosa dire? La pensiamo allo stesso modo (tranne che per il PD, che ritengo non-recuperabile in quanto la sua struttura secondo me ormai è definita e fatta per essere clientelare e asservita ai poteri forti…..ma forse mi sbaglio, sicuramente mi auguro di sbagliarmi….certamente deve fare una bella purga al suo interno…..). Naturalmente l’elenco che Jacopo ha fatto è solo esemplificativo, mancano certamente molti soggetti, io ci metto dentro senz’altro “Per il Bene Comune” che era nato semplicemente perchè Grillo 2 anni fa non era “sceso in campo” a livello politico come ha fatto ora…..e per il quale io stesso avevo votato….

Insomma il messaggio e l’invito è sempre lo stesso: guardiamo alle tante cose che condividiamo anzichè alle poche che non condividiamo, e uniamoci. Gianni Girotto

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ZOES – Il portale del volontariato

Posted by giannigirotto su 8 ottobre 2009

ZOES è il portale del volontariato, o perlomeno questo è lo spirito con cui è stato pensato,  e direi che le premesse per avvicinarsi il più possibile a questo risultato ci sono. Ma è limitativo dire che è rivolto al mondo del volontariato, è semplicemente rivolto al mondo delle persone sensibili ai principi dell’equità e sostenibilità. Tutti ne possono essere protagonisti attivi, o semplici ma non per questo meno importanti usufruttori.

Brevemente, Zoes è una piattaforma di social network che mette in relazione persone, gruppi,  imprese, associazioni ed enti che condividono i principi e le pratiche dell’equosostenibilità; tra le sue funzionalità offre:

– una mappa per esplorare il mondo delle reti, delle iniziative, delle azioni e delle opportunità dell’economia solidale e della sostenibilità;

– una sezione di e-commerce funzionante e comoda, che privilegia l’acquisto collettivo, la filiera corta e il prezzo trasparente;

– una serie di strumenti partecipativi (blog, forum, wiki,calendario eventi, mappe tematiche, una piattaforma per la formazione a distanza….) per promuovere azioni di cittadinanza attiva;

In Zoes si possono registare semplici cittadini così come gruppi, imprese, negozi, aziende, associazioni, comitati ecc. ecc. ed ognuna specifica in una dettagliata scheda anagrafica le proprie competenze, in modo che ciascuno possa rivolgere delle domande su un determinato argomento, e queste verranno automaticamente inoltrate a coloro che si sono dichiarati esperti in quel settore…..

Zoes quindi permetterà di portare maggiormente alla luce, e in maniera più comoda e usufruibile, tutto quel mondo di economia alternativa, solidale, informale di cui la nostra società è così ricca per l’impegno personale di migliaia e migliaia di persone.

Ma siccome tanti altri hanno già speso belle parole per questa piattaforma, date un’occhiata a cosa si dice in giro di Zoes…….

Naturalmente, come per tutti gli strumenti di social network, solo iniziando ad utilizzarli ci si può rendere conto della loro utilità, per cui vi invito a registrarvi ed iniziare la vostra navigazione su ZOES.

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Un social network che mette in relazione persone, gruppi,  imprese, associazioni ed enti che condividono i principi e le pratiche dell’equosostenibilità

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