Tracce

Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Dalle parole ai fatti – Class Action – Intesa San Paolo

Pubblicato da giannigirotto su 20 gennaio 2012

Credo che noi tutti vorremmo un sistema bancario più onesto e conveniente…

Ma tra il dire e il fare si sa…

Vorrei pertanto ricordare, a beneficio di coloro che non ne fossero a conoscenza, che l’associazione di consumatori Altroconsumo ha aperto una causa collettiva, appunto una cosidetta class action, contro Intesa San Paolo, colpevole di aver ingiustamente addebitato commissioni di scoperto di conto ai propri correntisti in rosso dopo il 15 agosto 2009. . .

Quello che chiede Altroconsumo è il risarcimento dei costi illeciti fatti pagare ai correntisti di Intesa Sanpaolo: si tratta di spese, come la “Commissione per scoperto di conto (Csc)”, fatte pagare dalla banca sui conti non affidati, vale a dire i conti ai quali, al momento dell’apertura, non è concesso un fido. Spese che sono state introdotta dalla banca in sostituzione delle commissioni di massimo scoperto abolite per legge nel 2009.

Questo breve articolo pertanto vuole sottolineare come vi siano dei soggetti che stanno cercando di mettere in pratica quello che dovrebbe essere un principio basilare della vita civile, e cioè il fatto di poter chiamare in causa collettivamente anche quelle grandi/gradissime aziende che normalmente un privato cittadino non si sognerebbe mai di combattere da solo. Quindi anche se in Italia tale importantissimo strumento è stato creato estremamente “handicappato”, ciònonostante alcune cose si possono fare ugualmente, e difatti Altroconsumo ha in piedi anche altre “class action”, in particolare:

- RAI – violazione del contratto di servizio pubblico…

- Tariffe allineate traghetti Sardegna. Class action Altroconsumo

Altroconsumo naturalmente non è l’unica Associazione ad utilizzare tale strumento, la mia vuole essere solo una segnalazione a scopo divulgativo, dal momento che su tale argomento c’è ancora moltissima disinformazione.

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Finanza etica – Finanza sociale – Microcredito

Pubblicato da giannigirotto su 17 gennaio 2012


Da alcuni anni vi parlo di Banca Etica e delle sue potenzialità per rilanciare l’economia italiana sana ed equosostenibile… in un altro articolo invece ho presentato Yunus e la sua rivoluzione pacifica e silenziosa del microcredito… In molti Paesi infatti vi è uno strato di piccoli e piccolissimi imprenditori che potrebbero ampliare decisamente i loro affari, diffondendo sviluppo e benessere, tramite un piccolo prestito che consenta loro di acquistare un determinato bene ed espandersi. Il problema è che quasi sempre non hanno garanzie da prestare e quindi le banche normali non concedono il prestito.

Oggi pertanto sono felicissimo di poterVi presentare KIVA, che unisce  il concetto del microcredito con l’etica di uno strumento sociale internazionale di prestito. Kiva è un sito web che permette agli utenti (che possono essere  cittadini di qualsiasi Paese) di erogare dei micro-prestiti a piccoli imprenditori nei Paesi in via di sviluppo.

In questo caso quindi è il creditore, che può essere canadese, turco, francese, giapponese ecc., che decide a chi prestare i propri soldi, e sempre a lotti molto piccoli (25 dollari al colpo).

Kiva è nato da pochissimi anni ma ha subito un successo enorme, ed oggi i numeri che riesce a muovere sono enormi. Dal mio punto di vista è uno strumento straordinario, quanto la Greemen Bank di Yunus, quanto Banca Etica, perchè va a finanziare proprio quell’”humus” di microimprendorialità che le banche normali spesso tralasciano, e che viceversa è il vero artefice dello sviluppo di una sana classe borghese/imprenditrice che genere un circolo virtuoso di sviluppo di una filiera e relativa distribuzione della ricchezza.

Insomma ciascuno di noi può, con un piccolo prestito di 25 dollari=20 euro (prestito eh, cioè vi viene restituito!!!) contribuire allo sviluppo vero delle economie più deboli.

Non voglio dilungarmi troppo, spero di avervi interessati abbastanza per leggere il relativo articolo con cui Wired Italia parla di Kiva, che ho cercato di sintetizzare al massimo, mentre per gli “inglesofoni” segnalo questo toccante intervento/spiegazione di una delle fondatrici del progetto, Jessica Jackley.

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La terra dei Rifiuti (tossici)

Pubblicato da giannigirotto su 15 gennaio 2012

In questi giorni si fa (giustamente) un gran parlare del tentativo del Governo di eludere il risultato del referendum che pochi mesi fa vide gli italiani pronunciarsi compatti per un’acqua pubblica… e altrettanto giustamente innumerevoli iniziative stanno sorgendo per contrastare tale idea e confermare la necessità che l’acqua resti un bene pubblico e gestito da enti pubblici…

ma io dico a tutti: cari signori, prima ancora che preoccuparci che l’acqua sia pubblica o privata, dovremmo preoccuparci che sia sana, cioè non inquinata da sostanze tossiche, e per tossiche intendo non tanto batteri vari (pericolosi ma di solito curabili) ma da sostanze chimiche  per le quali non esiste rimedio, insomma diserbanti, coloranti, vernici sintetiche, metalli pesanti, plastiche di ogni tipo e migliaia di altre schifezze NON BIODEGRADABILI delle quali spesso non sappiamo neppure come interagiranno negli anni prossimi con l’ambiente con cui vengono in contatto…

Ora, mi duole particolarmente constatare come, nonostante la puntuale denuncia di Roberto Saviano contenuta nel suo libro “Gomorra“, di un Italia produttiva che smaltisce migliaia di tonnellate di rifiuti appunto tossici in maniera del tutto irresponsabile, seppellendoli sottoterra, mischiandoli con terre da concime, o addirittura bruciandoli a cielo aperto, ben poco si stia facendo a livello istituzionale per porre rimedio.

Nei mass-media tradizionali si sente parlare solo di inceneritori si-no o al massimo del fatto che si portano all’estero i nostri rifiuti, o si aprono-chiudono discariche locali, ma non si parla mai della gestione di quelle migliaia di tonnellate di rifiuti tossici che abbisognano appunto di enormi cautele e sforzi per un loro corretto smaltimento. A mio avviso anche Internet si muove troppo poco in tal senso, essendo forse la materia estremamente complicata e che necessita di cambiamente strutturali nel modo innanzitutto di produrre, e quindi di smaltire…

Nel mio piccolo io voglio “battere un colpo” su tale enorme problema, ricordando innanzitutto come il tasso dei tumori che colpisce una popolazione sia sempre proporzionalmente diretto alla salubrità dell’aria, dell’acqua e dell’ambiente in generale in cui tale popolazione vive , beve e si nutre (ma va?), e riportando ancora l’estratto dell’ultimo capitolo del suddetto libro di Saviano, che vi invito caldamente a leggere, riflettando sul fatto che di tutto quello che descrive, non è cambiato quasi nulla (se non in peggio…)

_______________

LA TERRA DEI FUOCHI

… Le discariche [sono] l’emblema più concreto d’ogni ciclo economico. Ammonticchiano tutto quanto è stato, sono lo strascico vero del consumo, qualcosa in più dell’orma lascia­ta da ogni prodotto sulla crosta terrestre. Il sud è il capolinea di tutti gli scarti tossici, i rimasugli inutili, la feccia della pro­duzione. Se i rifiuti sfuggiti al controllo ufficiale – secondo una stima di Legambiente – fossero accorpati in un’unica so­luzione, nel loro complesso diverrebbero una catena montuosa da quattordici milioni di tonnellate: praticamente co­me una montagna di 14.600 metri con una base di tre ettari…

… Grazie a questo business, il fatturato piovuto nelle tasche dei clan e dei loro mediatori ha raggiunto in quattro anni quarantaquattro miliardi di euro. Un mercato che ha avuto negli ultimi tempi un incremento complessivo del 29.8 per cento, paragonabile solo all’espansione del mercato della cocaina. Dalla fine degli anni ’90 i clan camorristici sono divenuti i leader continentali nello smaltimento dei rifiuti. Già nella relazione al Parlamento, fatta nel 2002 dal Ministro del­l’Interno, si parlava chiaramente di un passaggio dalla rac­colta dei rifiuti a un patto imprenditoriale con alcuni addetti ai lavori, finalizzato all’esercizio di un controllo totale sull’intero ciclo

… Dalla fine degli anni ’90 diciottomila tonnellate di rifiuti tossici partiti da Brescia sono stati smaltiti tra Napoli e Caserta e un milione di tonnellate, in quattro anni, sono tutte finite a Santa Maria Capua Vetere. Dal nord i rifiuti trattati negli impianti di Milano, Pavia e Pisa venivano spediti in Campania… Dalla provincia di Milano ogni giorno ottocento tonnellate di rifiuti finiscono in Germania. La produzione complessiva è però di milletrecento tonnellate. Ne mancano quindi all’appello cinquecento. Non si sa dove vanno a finire. Con grande probabilità questi rifiuti fantasma vengono spar­pagliati in giro per il Mezzogiorno. Ci sono anche i toner delle stampanti ad ammorbare la terra…

… Il ve­scovo di Noia definì il sud Italia la discarica abusiva dell’Italia ricca e industrializzata. Le scorie derivanti dalla metallurgia termica dell’alluminio, le pericolose polveri di abbattimento fumi, in particolare quelle prodotte dall’industria siderurgi­ca, dalle centrali termoelettriche e dagli inceneritori. Le mor­chie di verniciatura, i liquidi reflui contaminati da metalli pe­santi, amianto, terre inquinate provenienti da attività di bonifica che vanno a inquinare altri terreni non contaminati. E ancora rifiuti prodotti da società o impianti pericolosi di pe­trolchimici storici come quello dell’ex Enichem di Priolo, i fanghi conciari della zona di Santa Croce sull’Arno, i fanghi dei depuratori di Venezia e di Forlì di proprietà di società a prevalente capitale pubblico…

… Lo smaltimento è un costo che nessun imprenditore italia­no sente necessarioIl costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici impone prezzi che van­no dai ventuno a sessantadue centesimi al chilo. I clan forni­scono lo stesso servizio a nove o dieci centesimi al chilo… 

… L’inchiesta “Re Mida” del 2003, che prende il nome da una telefonata intercettata di un trafficante: «E noi appena tocchiamo la monnezza la facciamo diventare oro», mostrava che ogni passaggio del ciclo dei rifiuti riceveva la sua quota di profitto. Quando ero in macchina con Franco ascoltavo le sue te­lefonate. Dava consulenze immediate su come e dove smal­tire i rifiuti tossici. Parlava di rame, arsenico, mercurio, cad­mio, piombo, cromo, nichel, cobalto* molibdeno, passava dai residui di conceria a quelli ospedalieri, dai rifiuti urbani ai pneumatici, spiegava come trattarli, aveva in mente interi elenchi di persone e siti di smaltimento a cui rivolgersi. Pen­savo ai veleni mischiati al compost, pensavo alle tombe per fusti ad alta tossicità scavate nel corpo delle campagne. Di­venivo pallido. Franco se n’accorgeva. «Ti fa schifo questo mestiere? Robbe’, ma lo sai che gli stakeholder hanno fatto andare in Europa questo paese di merda? Lo sai o no? Ma lo sai quanti operai hanno avuto il culo salvato dal fatto che io non facevo spendere un cazzo al­le loro aziende?»

… Si stima che negli ultimi cinque anni in Campania siano stati smaltiti illegalmente circa tre milioni di tonnellatedi rifiuti di ogni tipo… Non bastava nascondere i rifiuti tossici, ma si poteva trasformarli in fertilizzanti, ricevendo quindi danaro per vendere i veleni…  Ma è il Veneto il vero centro di stoccaggio, secon­do le indagini coordinate negli ultimi anni dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Da anni alimenta i traffici illegali sul territorio nazionale. Le fonderie settentrionali fanno smaltire le scorie senza precauzioni, mischiandolo al compo­st usato per concimare centinaia di campi agricoli… Il mare stesso stava divenendo territorio di smaltimento continuo. Sempre più i trafficanti riempivano le stive delle navi di rifiuti e poi, simulando un incidente, le lasciavano affondare. Il guadagno era doppio. L’assicurazione pagava per l’incidente e i rifiuti si intomba­vano in mare…

…  Quando le discariche stanno per esaurirsi si da fuoco ai rifiuti. C’è un territorio nel napoletano che ormai è definito la terra dei fuochi. D triango­lo Giugliano-Villaricca-Qualiano. Trentanove discariche, di cui ventisette con rifiuti pericolosi. Un territorio in cui au­mentano del 30 per cento all’anno. La tecnica è collaudata e viene messa in pratica a ritmo costante. I più bravi a organiz­zare i fuochi sono i ragazzini rom. I clan gli danno cinquanta euro a cumulo bruciato. La tecnica è semplice. Circoscrivono ogni enorme cumulo di rifiuti con i nastri delle bobine di vi­deocassette, poi gettano alcol e benzina su tutti i rifiuti e, fa­cendo dei nastri una miccia enorme, si allontanano. Con un accendino danno fuoco al nastro e tutto in pochi secondi di­viene una foresta di fuoco, come avessero sganciato bombe al napalm. Dentro al fuoco gettano resti delle fonderie, colle e morchie di nafta. Fumo nerissimo e fuoco contaminano di diossina ogni centimetro di terra

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Beneficenza: Mostra di modellismo

Pubblicato da giannigirotto su 29 dicembre 2011


			

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Dalle parole ai fatti: Movimento 5 Stelle – Treviso (2006)

Pubblicato da giannigirotto su 27 dicembre 2011

Già in alcuni articoli ho scritto della mia simpatia verso il Movimento 5 Stelle (i cosidetti “Grillini”). Da una parte ho messo a disposizione un corposo estratto del libro “Tutto il Grillo che conta“, e dall’altra sono alcuni anni che frequento le riunioni locali.

Ora, nel 2012 vi saranno le elezioni comunali in tre comuni della provincia di Treviso (Casale sul Sile, Silea, Breda di Piave). Quindi, pubblico volentieri questo articolo che riassume le iniziative intraprese dai “Grillini” trevigiani nell’anno 2006. Appena possibile pubblicherò anche gli articoli con la storia degli anni successivi…

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Premessa: Nel 2005 nasce il blog di B. Grillo, il quale lancia i meetup, che col tempo diventeranno diverse centinaia, in Italia ed all’estero.
Fra i primi a nascere, quelli di Castelfranco Veneto (il n° 18) e di Treviso (n° 40).
.
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2006: UN INIZIO PROMETTENTE
Nell’estate 2006 un gruppo di attivisti del meetup si rende conto che, se si vogliono organizzare iniziative più incisive serve che il gruppo si doti d’una forma giuridica riconosciuta dalla legge: nel ns. caso, un’associazione. Altri attivisti del meetup però, critici verso questa scelta, contestarono vivacemente questa decisione.
Così, nel mese di agosto, assieme all’associazione GrilliTreviso nacque anche il meetup omonimo, l’attuale 250, che si separò dal 40.
In quel periodo infuriava la battaglia contro gli inceneritori di Silea e Mogliano. In allegato, un opuscolo ed un fumetto preparati da noi.
La prima uscita pubblica fu un volantinaggio contro le antenne della telefonia, che denominammo “Colazione da Tiffany”. In allegato un articolo de “La Tribuna“.
Poi abbiamo partecipato anche, con un ns. stand, alla seconda edizione della fiera 4 Passi, che si teneva a Maserada (vedi foto).
Il colpo grosso però fu il 5 ottobre, quando portammo Grillo e 3 scienziati (Montanari, Connett, Poggi) al Palaverde. Qui un piccolo video della serata ed in allegato volantino, foto e rassegna stampa dell’evento.
A metà novembre avevamo già fatto un sacco di cose… vedete questo depliant (iniziative 2006).
Da segnalare infine un incontro ad Oderzo col prof. Maurizio Pallante, primo “ideologo” del MoVimento. Più di 100 persone il sabato sera!!
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Crisi? quale crisi?

Pubblicato da giannigirotto su 19 dicembre 2011

Mi permetto di ripubblicare questo articolo del 2009… pur in una situazione di pesantissima crisi, l’Italia non rinuncia a spendere i famosi 15 miliardi di euro per dei cacciabombardieri, ma probabilmente li vorranno usare per spargere fertilizzanti sui campi agricoli no?…

 

I rendimenti dei BOT e CCT non vi soddisfano più, non volete avventurarvi in acquisto di azioni poco sicure……..non disperate, ecco la soluzione certa!

I titoli del settore bellico sono il nuovo rifugio dalle avversità del mercato.

(fonte: L'Espresso)

La crisi finanziaria statunitense non colpisce tutti i settori dell’economia. Anzi, ce ne sono alcuni che non potrebbero cavarsela meglio. Si prenda ad esempio la difesa, i cui titoli negli ultimi cinque anni hanno registrato un aumento medio del 150 per cento.

Sarà pure vero, come sostengono il Nobel Joseph Stiglitz e l’esperta finanziaria della Harvard University Linda Blimes, che gli Stati Uniti in Iraq perderanno 3 mila miliardi di dollari, ma dall’avventura bellica mediorientale le aziende della difesa emergono indubbiamente vittoriose. Cai von Rumohr, analista del settore difesa della Cowen & Co., un fondo di investimento di Boston, ritiene che i titoli della difesa siano una scelta obbligata. Non solo perché offrono un facile rifugio contro le avversità del mercato, ma anche perché negli ultimi 27 anni hanno prodotto profitti che hanno regolarmente superato quelli dello S&P 500. Secondo il Center for Responsive Politics, un think tank di Washington, l’opinione di von Rumohr trova un certo consenso anche tra i congressisti Usa, visto che 151 di loro hanno investito quasi 200 milioni di dollari in aziende come la Raytheon, la Norrhrop Grumman e la Lockheed Martin. L’investimento gli ha reso 62 milioni di dollari in meno di due anni e, esprimendo il loro evidente compiacimento, i parlamentari statunitensi tra il 2004 e il 2006 hannoaumentato il loro coinvolgimento del 5 per cento. «Altro che S&P 500, negli ultimi-otto anni abbiamo registrato una crescita gigantesca», afferma Scott Sacknoff manager dello Spade DefenseJndex, un indice che misura l’andamento del settore difesa, «e, dati gli impegni bellici del nostro Paese, questo trend rimarrà invariato fino alla fine del 2018».

Il boom della difesa è sostenuto da stanziamenti governativi per le spese militari che solo nel 2008 hanno superato i 600 miliardi di dollari ed è di carattere generale. Non sono infatti solo le grandi aziende come Boeing, Generai Dynamics, Honeywell, e Bae Systems, che producono armi pesanti e sistemi bellici complessi, che se ne stanno avvantaggiando. Anche le compagnie più piccole come la Alliant Techsystems e la Harris Corporation si stanno arricchendo. La prima, che produce i proiettili usati dalle truppe americane, dal 2001 ha registrato tre frazionamenti del titolo, mentre la seconda, che produce le radio in dotazione alle unità americane in Iraq e Afghanistan, ha visto il suo titolo triplicare dall’inizio della guerra.

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Ricordo che la banche sono pesantemente implicate nel traffico di armi, e chi non volesse più, seppure involontariamente, appoggiare questa situazione, trova l’alternativa in Banca Etica, di cui parlo diffusamente nella mia sezione “Finanza Etica“.

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Pubblicato da giannigirotto su 13 dicembre 2011

 
Write for Rights – Una lettera per i diritti umani
 

Ciao,

mentre leggi questa mail in 82 paesi del mondo migliaia di persone stanno partecipando a “Write for Rights”, la maratona di firme lanciata da Amnesty International per chiedere il rispetto dei diritti umani in Azerbaigian, Camerun, Corea del Nord, Iran e Messico.

È necessaria anche la tua firma
per chiedere il rilascio dei 50.000 prigionieri politici del campo di Yodok, di Jean-Claude Roger Mbede, Jabbar Savalan e Mohammad Sadiq Kabudvand e per pretendere che i soldati responsabili degli stupri di Inés Fernández Ortega e Valentina Rosendo Cantú siano portati davanti alla giustizia.

La maratona sta per finire, ma la tua firma può ancora fare la differenza.

Grazie
Annunziata Marinari
Responsabile campagna “Individui a rischio”
Amnesty International – Sezione Italiana

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Regali di Natale equosolidali

Pubblicato da giannigirotto su 7 dicembre 2011

 La regalistica aziendale costituisce per noi una risorsa di vitale importanza. Aiutaci a rilanciare questo canale: convinci un amico , un parente o meglio ancora un’aziendaa fare i regali da noi.Guarda la sezione del nostro sito dedicata alla regalistica: clicca qui E poi segnalaci i contatti a giovanni.ferro@pacesviluppo.it Tel 347-9809098
Nelle Botteghe altromercato di Pace e Sviluppo  sono arrivati tanti nuovi prodotti del commercio equo e non solo: belli per chi li acquista e giusti per chi li produce, si prestano per regali solidali con un valore in più, quello del rispetto verso i lavoratori del Sud e del Nord del mondo. Sul sito sono segnalate anche le aperture straordinarie delle nostre Botteghe a dicembre.Scopri i nostri suggerimenti e sarà più facile fare il regalo “giusto”: per farti un’idea di quello che potrai trovare in bottega (anche se non c’è tutto in tutte le botteghe) consulta e sfoglia il nuovo catalogo natalizio altromercato.
La vostra Cooperativa ha organizzato eventi e iniziative per promuovere il Commercio Equo e Solidale a Natale. Anche se non saremo in piazza a Treviso con la nostra tradizionale esposizione, abbiamo previsto altre iniziative eque e solidali: una lettura per bimbi alla Libreria Lovat di Villorba, una sfilata in Piazza a Treviso, uno Spettacolo in centro … per tutti i dettagli CLICCA QUI

GUARDA il video spot del Natale di Pace e Sviluppo
che contiene tutto quello che potrete trovare in bottega per un Natale equo e solidale. Ti chiediamo di diffonderlo tra amici e parenti: se puoi fallo girare tra tutti i tuoi contatti!

____________________________

Buon Natale e quo e solidale! Ti aspettiamo nelle nostre Botteghe

____________________________

Cooperativa sociale Pace e Sviluppo

Via Montello 4 – Treviso -  Tel 0422-301424

www.pacesviluppo.itinfo@pacesviluppo.it


Botteghe altromercato  a

Treviso / Oderzo / Mogliano V.to / Vittorio V.to / Montebelluna / Castelfranco V.to / Camposampiero / San Donà di Piave / Cornuda / Paese / Zero Branco / Pieve di Soligo

A

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Newsletter GIT Treviso Banca Etica – Novembre 2011

Pubblicato da giannigirotto su 6 dicembre 2011

Logo Banca Etica Newsletter informativa del G.I.T. (Gruppo d’Iniziativa Territoriale) di Treviso  & Belluno
novembre 2011
Advar ADVAR – Progetto “Ampliamento Hospice”

Per chi non conoscesse questa Associazione, Advar è una libera associazione,
apartitica e aconfessionale, senza fine di lucro che opera a Treviso e
nei comuni dell’ULSS n.9, offrendo assistenza domiciliare gratuita ai
malati di cancro in fase avanzata e terminale e alle loro famiglie
attraverso i propri volontari e i propri operatori sanitari.





Nel luglio del 2004 l’Azienda ULSS n.9 ha stipulato una convenzione con
l’Associazione Advar per l’erogazione dell’assistenza domiciliare e con la Fondazione “Amici dell’Advar” per l’assistenza presso la struttura Hospice “Casa dei Gelsi”.

Mediante queste due Onlus, l’Advar
provvede sia all’assistenza domiciliare sia all’accoglimento
nell’Hospice. In tal modo le due attività si integrano e completano
l’assistenza erogata direttamente dall’Azienda sanitaria trevigiana. La
convenzione, inoltre, dà riconoscimento e piena legittimazione alle
attività dell’Advar e denota i cambiamenti in atto nel mondo sanitario,
con il mutato atteggiamento culturale nei confronti della terapia del
dolore e della morte.

L’azione dell’Advar si estende ormai a
tutto il territorio dell’Azienda ULSS 9 ed è, quindi, utile mostrare la
distribuzione sul territorio degli interventi effettuati.

Ora l’ADVAR ha in
progetto di ampliare la propria casa di accoglienza, e a tal fine ha
programmato una serie di eventi che sono partiti ad ottobre e che
proseguiranno sino alla vigilia di Natale. Ecco gli eventi ancora in programma:

1

2

3

4

Etica Sgr Coniugare Etica e Rendimenti? Si può fare!

Chi ha la fortuna di avere qualche soldino da parte, si ritrova da
qualche anno a questa parte ad avere a che fare con rendimenti bancari
bassissimi. Investire in fondi o altri strumenti pone problemi oggettivi
di sicurezza e soggettivi di etica.

Non tutti sanno allora che Banca Etica da diversi anni ha creato una propria Società di Gestione del Risparmio (le cosidette SGR), denominata appunto ETICA SGR, che
si occupa appunto degli strumenti tipici, cioè i Fondi di
Investimento.  E con eccellenti risultati; scrive ETICA SGR: “
Privilegiare imprese e stati sovrani che si impegnano nel
rispetto dell’ambiente e delle comunità loca­li ovvero aziende gestite
secondo regole di buon governo societario, non significa rinunciare a
rendi­menti: a marzo 2011 i nostri fondi hanno vinto per il terzo anno
consecutivo i prestigiosi Lipper Fund Awards:

- Lipper Fund Awards Italy 2011

- Premio Alto Rendimento 2011

Pertanto se qualche vostro amico
pensa che Banca Etica sia solo ed esclusivamente un sacrificio, e che
le banche “normali” siano per forza migliori dal punti di vista del
rendimento personale, beh, ora avete la prova nero su bianco che anche
la finanza etica può ottenere ottimi risultati di rendimento.

Telechiara Intervista – Il Cantiere del nuovo mondo

La filiale di Treviso è stata di recente visitata ed intervistata dalla giornalista Elena Mattiuzzo del canale televisivo Telechiara – canale 14, nell’ambito di un loro progetto redazionale denominato appunto “Il cantiere del nuovo mondo”.

Così viene descritto nel sito web di Telechiara: L’inchiesta di questa settimana passa attraverso i modi “etici” di fare
scelte economiche, produttive e di vita, creando un progresso
sostenibile e consapevole. Incontreremo i “cohouser” dell’Eco-Quartiere
di Quattro Passi, a Treviso. 8 famiglie che andranno a co-abitare in un
villaggio costruito con i criteri della bioedilizia e risparmio
energetico, condividendo spazi e scelte di vita. Passeremo poi a
conoscere i GAS (gruppi acquisto solidaleI) e i GAF (gruppi acquisto
fotovoltaico) per poi andare a Marcon a incontrare la giovane
impreditrice agricola che ha vinto l’Oscar Green di Coldiretti per
l’impiano di BioGas più efficiente e produttivo del Veneto. Ci
occuperemo di edilizia sostenibile volta al risparmio energetico (ed
economico) e basso impatto ambientale, e di come anche la finanza, in
tempi davvero delicati, possa essere etica
. Infine, vi raccontiamo
l’esperienza dell’Unesco, in una classe elementare di Treviso,
sull’Impronta Ecologica. Insomma il “cantiere del mondo nuovo”.

Se volete pertanto potete vedere ed invitare i vostri amici a vedere tale trasmissione che andrà in onda:

 

SABATO 19 Novembre, ore 21.00
e poi nelle repliche di
domenica 20/11 ore 23.15,
martedì 22/11 ore 18.20
e giovedì 24/11 ore 23.00.

 

Armi Trasformeranno le spade in aratri e le lance in falci… (Profeta Isaia)

Purtroppo siamo ancora
molto lontani dall’avverarsi di questa profezia di Isaia, e
probabilmente lo saremo per molto tempo ancora, dal momento che moltissimi Parlamentari USA sono investitori diretti nel mercato degli armamenti
però in Italia abbiamo un piccolo segnale che ognuno interpreti come
vuole, che si estrinseca nella recente flessione di Finmeccanica, la
più grande produttrice di armi italiana… ecco la notizia (Fonte: Economia&Finanza – 15 novembre 2011):

Finmeccanica, perdita record da 767 milioni
Cancella il dividendo e sprofonda in Borsa

Il gruppo guidato ha tagliato le stime per l’intero anno. Il margine operativo lordo è atteso negativo per circa 200 milioni. La società al centro di uno scandalo giudiziario per tangenti e incarichi sospetti

MILANO -  Finmeccanica chiude i
primi nove mesi dell’anno con una perdita netta di 767 milioni di euro,
rivede la stima sui ricavi per l’intero anno e cancella il dividendo
per il 2011. Piazza Affari non approva e il titolo crolla: a fine seduta
cede oltre il 20%. Nessuno immaginava svalutazioni così pesanti.

In
mattinata il consiglio di amministrazione di Finmeccanica – assente il
presidente Pier Francesco Guarguaglini – ha quindi proposto di azzerare
il dividendo dopo che lo scorso anno il pay out era stato del 46% a 258
milioni. A dimostrazione che il 2011 resta un anno critico. Il gruppo ha
rivisto al ribasso le stime sui ricavi 2011 tagliandole a 17-17,5
miliardi di euro, “una volta deconsolidati, nel secondo semestre, circa
400 milioni di euro a seguito della cessione del 45% di Ansaldo
Energia”.

Il comunicato.

Per
quanto riguarda l’indebitamento, invece, l’ad del gruppo, Giuseppe Orsi
ha spiegato che è “atteso a fine 2012 essere inferiore ai 2,5
miliardi”. Un cifra che per il manager è “relativamente elevata rispetto
alla generazione di cassa”. E quindi le leve per la riduzione saranno
“un miglioramento della generazione operativa di cassa”; il piano di
dismissioni di asset da “un miliardo entro fine 2012″; la mancata
distribuzione del dividendo per l’esercizio 2011, i cui fondi saranno
utilizzati “per costi di di ristrutturazione”. Sul tavolo delle dismissioni
BredaMenarini, Avio e “di fronte a una buona offerta” AnsaldoSts. Il
gruppo cerca invece partner per Oto Melara e Wass. Orsi ha poi smentito
che l’assenza in cda di Guarguaglini possa essere legata a dissidi tra
di loro.

Finmeccanica ha quindi sottolineato che devono essere
ancora valutati alcuni possibili impatti sui risultati del gruppo a fine
anno e che tali effetti “potranno incidere sul risultato netto atteso
per la fine dell’esercizio che potrebbe risultare significativamente
peggiore rispetto a quanto rilevato al 30 settembre 2011″. L’ebitda
adjusted per l’intero esercizio è atteso su un valore negativo di circa
200 milioni.

Nel dettaglio, sulla perdita registrata a fine
settembre, a fronte di un utile 2010 di 321 milioni, pesano oneri non
ricorrenti per 753 milioni riconducibili al settore dell’aeronautica.
L’ebitda adjusted è negativo per 188 milioni (positivo per 856 milioni
nel 2010). I ricavi calano del 5% a 12,25 miliardi, mentre gli ordini
del 21% a 10,6 miliardi. L’indebitamento finanziario netto è di 4,66
miliardi, superiore ai 3,1 miliardi di fine 2010, ma inferiore di 232
milioni rispetto al 30 settembre 2010. Il dato beneficia per 344 milioni
della cessione del 45% di Ansaldo Energia. E per il 2012 la società
dovrebbe tornare all’utile.

Ho sognato una banca Un libro al mese: Ho sognato una banca

Penso
proprio che non vi sia bisogno di presentazione per questo libro. Soci
e simpatizzanti conoscono senz’altro Fabio Salviato, uno dei soci
ideatori e fondatori di Banca Etica, e suo primo Presidente.

Pertanto, chi volesse dare una letta ai capitoli riassunti lo può fare in questa pagina, per poi decidere magari di comprare il libro per sè stessi o per regalarlo a qualche suo caro (Natale si avvicina, no?)

Informazioni tecniche

Se anche a voi capita che un
amico/conoscente vi chieda delle informazioni tecniche specifiche su un
qualche prodotto/servizio di Banca Etica, ricordatevi sempre che il
sito Internet può offrire molte risposte.

Infatti nella sezione “Prodotti e servizi” trovate tutte le principali informazioni su:

- Conti correnti, per privati e aziende;

- Certificati di deposito;

- Obbligazioni;

- Fondi di investimento;

- Libretti di risparmio;

- Carte di credito, Bancomat;

- Home banking;

- Incassi e pagamenti (bonifici, Riba, RID, MAV, RAV, bollettino bancario Freccia, F24)



ed altro ancora… pertanto consigliate senza indugio i vostri amici a
visitare il sito per controllare con i propri occhi… potranno
rendersi conto in prima persona di una delle tante differenze che
abbiamo rispetto alle Banche “tradizionali”..: informazioni chiare,
precise
, facili
da trovare, senza clausole nascoste o scritte in caratteri
piccolissimi… e chissà pertanto che non apprezzino e decidano di
diventare soci…
Logo FB Gruppo Facebook

Per coloro che utilizzano Facebook, ricordiamo di aver creato un Gruppo

Banca Etica – G.I.T. Treviso & Belluno

per migliorare ancora la comunicazione non solo con i soci, ma in questo caso sopratutto con nuovi amici e simpatizzanti.

Tramite questo strumento è infatti possibile “girare” velocemente una
notizia a tutti o alcuni dei nostri contatti, velocizzando al massimo
la comunicazione.

Non solo, è possibile portare la comunicazione da un ambito
“monodirezionale”, com’è normalmente sul sito istituzionale e come la
presente newsletter, ad un ambito “bi/multidirezionale”, instaurando
delle vere e proprie discussioni a cui tutti possono apportare il
proprio contributo
, con proposte, segnalazioni, domande e perchè no
critiche…

Invitiamo pertanto tutti ad utilizzare questo strumento per far
crescere la Banca, c’è ancora moltissima gente che non la conosce…

e naturalmente, l’augurio di tutti noi è sempre uguale: Siate Allegri!

 

Pubblicato in: Agisci, Associazionismo, banche, Cooperazione, Economia/Finanza, Etica, Famiglia, Risparmio, Salute, Società/Politica, Sostenibilità | Lascia un commento »

Indispensabili: Nati per comprare – Cap. 8) Come la cultura del consumo insidia il benessere dei bambini

Pubblicato da giannigirotto su 30 novembre 2011

Innanzitutto il ringraziamento a Maria Antonietta, dalla Sardegna, che ha messo a disposizione di noi tutti il suo tempo per preparare questo lavoro, e che mi ha permesso gentilmente di inserire nella mia sezione Indispensabili gli estratti di questo libro di Juliet B. Schor, che tratta di uno dei grandissimi problemi dei nostri tempi: la pubblicità, ed in questa caso la sua sezione più subdola, quella rivolta ai bambini, che ovviamente non possono avere sviluppato dei sistemi di difesa che gli adulti hanno (o dovrebbero avere…)

Se una volta si poteva infatti dire che “La pubblicità è l’anima del commercio”, ora credo sia più corretto dire che “La pubblicità è la ruffiana del commercio”. Ecco quindi che occorre come sempre prendere coscienza, analizzare bene la situazione e AGIRE per cambiare le cose in meglio.

Il libro di Juliet B. Schor, economista e docente di sociologia statunitense, analizza le forme più o meno palesi della pubblicità rivolta ai bambini e ragazzi, diventati oggi attori e strumenti del consumismo: sono i nuovi consumatori, coloro che creano gli acquisti. Ma non si tratta di scelte consapevoli bensì indotte, spesso in modo subdolo o non immediatamente percepibile. La trasformazione dei bambini in consumatori ovviamente comporta una serie di problematiche.

L’autrice ha svolto colloqui e interviste con chi lavora nella pubblicità e nel marketing (incontrando spesso ovvie resistenze) e con genitori e bambini nell’arco di 3 anni, dal 2001 al 2003. Anche se in apparenza datata, la ricerca mostra chiaramente un fenomeno allora agli inizi negli USA e arrivato poi anche da noi e diventato globale, quotidiano, spesso non considerato nella sua reale portata.

Il libro permette di vederlo sotto un’altra luce e si conclude con alcune indicazioni utili per genitori e insegnanti per contrastarne gli effetti.

Capitolo 8. Come la cultura del consumo insidia il benessere dei bambini

La cultura nella quale crescono oggi bambini e ragazzi si rivela molto dannosa, molto più di quanto immaginano gli adulti, poiché agisce in modo diretto e indiretto su bambini e ragazzi:

1. Un profondo coinvolgimento nel consumo porta a un peggioramento del rapporto con i genitori.

2. Quando i rapporti con i genitori peggiorano, il benessere decade ulteriormente, con casi di depressione, ansia, scarsa autostima, disturbi psicosomatici.

Numerosi genitori incontrati dall’autrice hanno raccontato di conflitti continui e ricorrenti con i figli dovuti alle richieste di acquisto di prodotti e hanno descritto i problemi dei figli: disturbi caratteriali, scarsa attenzione a scuola, sovrappeso, poca osservazione delle regole familiari sull’uso e il tempo per TV e videogiochi.

Molti genitori non affrontavano il problema, altri invece attuavano una serie di misure: controllo e regolamentazione dell’utilizzo e del contenuto dei media e di Internet, analisi delle informazioni sui prodotti usati o desiderati dai figli, confronto con altri genitori, amministrazione del denaro a disposizione dei figli. L’autrice ha notato delle differenze nei bambini sottoposti a tale “regime”: pochi problemi scolastici o sociali, pochi contrasti e opposizione alle regole imposte dai genitori. I casi di bambini sani, equilibrati dimostrano che l’impegno dei genitori per contrastare il sistema del consumismo porta dei risultati.

Spesso i ragazzi più coinvolti nel consumo hanno problemi con i genitori soprattutto se questi impongono regole e restrizioni. Se il rapporto con i genitori è buono, fa da scudo protettivo per i bambini contro la rappresentazione negativa di adulti e genitori da parte di pubblicità e TV.

La televisione spinge al consumo, al possesso e al denaro, spinge ad essere scontenti della propria situazione. È quindi parte in causa nel declino del benessere psicologico. Inoltre, si è notato un legame fra esposizione prolungata alla TV e minor capacità di apprendimento, minore sviluppo cerebrale, basso rendimento scolastico.

Il coinvolgimento nel consumo scredita altre attività e comportamenti positivi: la televisione insidia la lettura, le attività sociali, l’attività fisica e riduce l’autostima sociale dei ragazzi.

Tale legame però implica una causalità? Forse chi sente un disagio adotta il materialismo come sistema di valori: gli adolescenti economicamente svantaggiati o di famiglie con basso livello di istruzione mostrerebbero livelli più alti di materialismo.

Quando i bisogni non vengono soddisfatti si diventa più materialisti. E in questa fase si è meno propensi ad adottare comportamenti che producono un vero benessere. Si crea perciò un effetto circolare (circolo vizioso): materialismo ed equilibrio fragile si alimentano a vicenda.

Va anche osservato che il coinvolgimento nel consumo è definibile solo apparentemente: un bambino che ha molte cose potrebbe essere materialista e attaccato al consumo oppure ciò dipende soltanto dall’appartenere a una famiglia benestante. Un ragazzo può desiderare una particolare marca di jeans ma accontentarsi di averne 1-2 paia mentre un altro accumula tanti capi economici. Quindi, chi è più consumista?

L’autrice ha voluto perciò indagare sulla relazione consumismo–malessere per capire la causalità, cioè se è il coinvolgimento nel consumo a provocare ansia, depressione ecc. o il contrario, cioè se i bambini cercano gli oggetti per colmare un vuoto emotivo; se è l’esposizione prolungata alla TV a provocare la depressione o se invece i bambini depressi guardano la TV per dimenticare la sofferenza o perché troppo prostrati per dedicarsi ad altre attività; se un rapporto difficile con i genitori influisce sul benessere psicologico o se i bambini che non si sentono bene diventano più negativi verso i genitori.

A differenza delle numerose ricerche sul tema che affrontano singoli aspetti, l’autrice ha voluto fornire uno studio a tutto campo sull’influenza del consumismo sul benessere dei bambini. I risultati non sono incoraggianti. Sono stati intervistati 300 bambini fra i 10 e i 13 anni (i “tween” tanto ambiti dal marketing) di Boston e dintorni, di diversa estrazione sociale, etnica, economica e con esperienze differenti sul versante TV e consumismo, ai quali è stato sottoposto un questionario con varie domande sul rapporto con i genitori, l’uso dei media, il coinvolgimento nella cultura del consumo, il benessere fisico e psicologico.

L’analisi, che ha utilizzato particolari tecniche statistiche per valutare le relazioni di causa, ha contribuito a stabilire che il profondo coinvolgimento nel consumo è una causa dei disturbi dei bambini. Un minor coinvolgimento rende i bambini più sani, una maggiore esposizione al consumo contribuisce a deteriorare il benessere psicologico. Viceversa, i bambini con problemi migliorerebbero se si liberassero dalle costruzioni create tutto intorno a loro dalle aziende. Il risultato (un rapporto di causalità significativo) è riscontrato in tutti i gruppi di soggetti analizzati sulla base di 4 variabili: utilizzo dei media, grado di coinvolgimento nel consumo, di disponibilità familiare, livello di benessere o ansia, depressione, autostima. Viceversa, non si è riscontrato un risultato simile in direzione opposta, ossia disturbi che inducono al consumo o a un maggiore uso di TV e altri media: i ragazzi e bambini con problemi psicologici non hanno più probabilità di essere attratti dal consumismo rispetto agli altri.

Il coinvolgimento nel consumo influisce sul benessere psicologico e appare legato all’insoddisfazione e al senso del raffronto sociale.

È noto che le persone che si preoccupano di sé, che desiderano guadagnare, possedere, che danno più importanza al successo finanziario, che invidiano gli altri sono più portate alla depressione a all’ansia. Desiderare di meno sembra la chiave per la soddisfazione e il benessere.

Numerosi testi di psicologia analizzano i risvolti psicologici del coinvolgimento nel consumo studiando vasti campioni di uomini e donne, adulti e adolescenti, di diverse fasce di reddito, anche in vari paesi del mondo. Ne risulta che chi ha alte aspirazioni economiche ha bassa vitalità e bassi livelli di senso di appartenenza alla comunità, sente difficoltà di adattamento alla vita ed è più portato a provare emozioni negative (rabbia e infelicità) rispetto a quelle positive. Più si aderisce ai valori materiali, peggiore è la qualità della vita.

Il materialismo appare collegato anche ad alcuni disturbi fisici: mal di testa, mal di stomaco, dolori muscolari, mal di schiena, mal di gola.

Ci sono però dei dati positivi: i ragazzi delle zone con scuole attive e attente guardano per meno ore la televisione, perché impegnati nei compiti e in varie attività. E se gran parte dei ragazzi intervistati desidera diventare ricco, più o meno le stesse percentuali dichiarano che quando vogliono diventare amici di qualcuno non considerano quali e quante cose possiede.

_________________________________________________________________

Come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Esistono molti siti specializzati per aiutare i genitori a crescere ed educare al meglio i propri figli, ad esempio “Officina Genitori“… ve ne saranno sicuramente molti altri, il problema è sempre quello di verificare che dietro non vi siano soggetti imprenditoriali o che comunque hanno interessi  economici che gli fanno perdere l’imparzialità e la neutralità necessarie…

2) Nel mio piccolo ho già messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)

3) Esistono diversi Associazioni a tutela dei consumatori, di queste io conosco piuttosto bene “Altroconsumo” essendone socio, e una delle attività che viene svolta è la denuncia delle pubblicità ingannevoli e/o fuorvianti. Spesso tali pubblicità sono appunto rivolte ai bambini. Potete associarvi oppure semplicemente segnalare delle pubblicità che ritenete inadatte.

4) Di fronte a tutte queste pressioni per consumare, spendere, crescere sempre di più, consiglio la lettura anche de “La Decrescita felice“, che apre uno squarcio di luce su questa spirale perversa, e ci fa capire come si possa coniugare lo sviluppo, la felicità con l’autoproduzione e il recupero del saper fare personale…

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Gianni G

Pubblicato in: Agisci, Ambiente, Associazionismo, Cooperazione, Economia/Finanza, educazione, Etica, Famiglia, Indispensabili, Infrastrutture, Inganni, Lavoro/Impresa, monopoli, multinazionali, psicologia, Risparmio, Salute, Società/Politica, Sostenibilità | Lascia un commento »

 
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