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Indispensabili: I paradisi fiscali – la situazione

Posted by giannigirotto su 3 maggio 2013

soldi

Ringrazio Andrea Baranes per questo  materiale:

1.Cosa sono i paradisi fiscali

Nei termini più generali, un paradiso fiscale è una giurisdizione che permette di evadere o eludere le leggi e le normative di un altro Paese. Come indica il nome, il caso più ricorrente è legato al pagamento delle tasse, ma possono presentarsi molte altre situazioni. Infatti sarebbe più corretto parlare di giurisdizioni “segrete” che non cooperano volutamente con le altre giurisdizioni e le istituzioni internazionali e quindi agiscono da paradisi fiscali (evasione ed elusione), bancari (aggiramento di regole contabili e supervisori) e societari (copertura delle informazioni  concernenti la proprietà e l’operato delle aziende).

Solitamente una giurisdizione si specializza nel consentire alcune operazioni finanziarie o giuridiche, attirando così i capitali e le imprese che possono trarre vantaggio da specifiche lacune nella legislazione internazionale. Una sorta di nicchia di mercato per imprese, persone facoltose e organizzazioni criminali che hanno tratto profitto dalla liberalizzazione selvaggia dei mercati, di quelli finanziari in particolare, e dalla corrispondente mancanza di leggi e di istituzioni che potessero coprire i vuoti normativi e le “zone grigie” tra le diverse giurisdizioni. Si aggiunga che i vari paradisi operano strettamente in connessione tra di loro, formando di fatto una rete di giurisdizioni segrete a livello
globale che impatta l’intera economia mondiale (quello che qualcuno vede come un cancro che sta lentamente divorando l’economia).

2.Qual’è il problema

I paradisi fiscali hanno diversi impatti. Tra i più rilevanti:

– L’evasione fiscale e la fuga di capitali causano un peggioramento delle finanze pubbliche e hanno quindi impatti diretti sul welfare e lo Stato sociale. Il peso del fisco è scaricato sulle fasce più povere della popolazione e sul lavoro. Viene minato il principio di redistribuzione
della ricchezza e quello di progressività fiscale previsto dalla nostra Costituzione.

– La stessa segretezza facilita e rende possibile il riciclaggio del denaro e le attività criminali quali la corruzione o i traffici di armi, di droga e di materie prime.

– I paradisi fiscali hanno contribuito all’attuale instabilità finanziaria e al susseguirsi di crisi finanziarie, e più in generale all’opacità del sistema bancario e finanziario. Si pensi solamente che la stragrande maggioranza dei fondi hedge e di private equity e di tutte le società veicolo tramite cui le banche hanno portato fuori bilancio ingenti asset legati alla cartolarizzazione dei propri crediti – il cosiddetto sistema bancario ombra.

– Le multinazionali che possono eludere il fisco tramite i paradisi fiscali esercitano una concorrenza sleale nei confronti delle piccole imprese che non sfruttano gli stessi meccanismi.

– Il perdurare delle ingiustizie richiamate nei punti precedenti genera sfiducia e causa un indebolimento e il rischio di una vera e propria rottura del “contratto sociale” tra cittadini, imprese e istituzioni.

– I paradisi fiscali sono alla base della “corsa verso il fondo” tra i Paesi per attrarre capitali e imprese, esasperando un approccio non di cooperazione ma di competizione sfrenata su scala internazionale.

3.Cosa si sta facendo

Anche a seguito della crisi finanziaria che ha colpito l’economia mondiale ed alla mancanza di risorse pubbliche per i governi delle economie avanzate in un momento di grave recessione, il tema della lotta
ai paradisi fiscali sembra essere rientrato nell’agenda dei governi e dei vertici internazionali. Al di là delle dichiarazioni, però, le iniziative concrete sono poche e per lo più inefficaci. Si continua a
identificare i paradisi fiscali con l’isoletta tropicale di turno, mentre nella realtà tali territori sono spesso nel cuore dell’Europa o comunque legati a doppio filo alle potenze del G20. Si pensi che circa un terzo dei paradisi fiscali fanno riferimento al Commnowealth e quindi alla City di Londra. E la stessa area Euro ospita Lussemburgo, Cipro, l’Olanda come ben noti paradisi fiscali, bancari o
societari.

Il lavoro dell’OCSE che pubblica periodicamente delle liste nere e grigie dei Paesi che non cooperano in ambito fiscale si è dimostrato di fatto incapace di contrastare il fenomeno. Stesso discorso per la
firma di accordi bilaterali che prevedono lo scambio di informazioni in materia fiscale su richiesta di una delle due nazioni firmatarie.

4.Cosa si potrebbe fare

Come in altri ambiti le difficoltà non sono tanto di natura tecnica, quanto nella volontà politica di realizzarle. Serve un accordo multilaterale, e non una serie di trattati bilaterali, che preveda uno scambio automatico di informazioni, e non su richiesta. Ancora a monte, occorre adottare una
definizione univoca e stringente di paradiso fiscale su scala internazionale. Enti quali i trust, che garantiscono un completo anonimato e un’assoluta segretezza, devono essere dichiarati illegali.

Una delle misure che singolarmente darebbe maggiore impulso alla lotta contro i paradisi fiscali è la rendicontazione Paese per Paese (Country by Country reporting) dei dati contabili e fiscali delle imprese multinazionali. Queste ultime devono oggi riportare nei propri bilanci unicamente dati aggregati per macro-regioni. In questo modo è impossibile sapere cosa avviene in ogni Paese, e in particolare se le imprese pagano in ogni giurisdizione le tasse dovute per le attività di produzione e commercio e per i profitti realizzati. L’obbligo di pubblicazione dei bilanci e dei dati relativi a profitti e tasse pagate in ogni giurisdizione consentirebbe un decisivo salto di qualità nella lotta contro
l’evasione fiscale, la corruzione, il riciclaggio e la criminalità organizzata. Va sottolineato che il country by country reporting non richiede la cooperazione dei paradisi fiscali, perché le multinazionali hanno quasi tutte la loro madrepatria in paesi non paradisi e quindi la rendicontazione cadrebbe nella giurisdizione di questi.

Inoltre è centrale agire anche sulla trasparenza delle informazioni che riguardano la composizione societaria delle varie imprese (la cosiddetta beneficial ownership), ossia sapere chi sono i veri
proprietari delle imprese. Questa questione si collega strettamente alla lotta al riciclaggio e la necessità di rendere più stringenti le attuali raccomandazioni internazionali recepite nella legislazione
europea ed italiana (in revisione nel corso del 2013 a Bruxelles). Infine, è anche necessario agire sul trade mispricing”, ossia su quella pratica usata dalle multinazionali per alterare in maniera legale la base imponibile in alcuni paesi spostando i profitti all’interno dello stesso gruppo verso paradisi fiscali  o paesi a più bassa tassazione al fine di pagare meno tasse.

Ancora prima di introdurre nuove normative internazionali, è necessario guardare in casa nostra. Sia a livello europeo, sia in Italia, partendo dalle imprese nostrane, anche quelle nel quale lo stesso Ministero dell’Economia ha una partecipazione azionaria, e che troppo spesso hanno filiali, sussidiarie e controllate nei peggiori paradisi fiscali del pianeta. Perché gli organi di controllo non vietano alle nostre compagnie di realizzare operazioni con tali territori? Perché governi e banche centrali non impediscono alle nostre banche di aprire filiali offshore?

Per maggiori informazioni

Tax Justice Network: http://www.taxjustice.net

Tackle Tax Havens: http://www.tackletaxhavens.com/

Eurodad: http://www.eurodad.org

Scheda “Capire la finanza – I paradisi fiscali”. Disponibile su: www.fcre.it

Se non volete che il vostro denaro circoli/alimenti i paradisi fiscali, chiudete i vostri conti correnti aperti sulle grandi banche, e passate alla finanza etica.

Se poi vi sembra che questi temi meritino di essere discussi nel Parlamento italiano, seguitemi e supportatemi...

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Una Risposta to “Indispensabili: I paradisi fiscali – la situazione”

  1. alberto bonfà said

    Se proviamo a fare una ricerca non su siti alternativi ma sul sito de Il Sole 24 ore sui paradisi fiscali escono decine e decine di articoli.
    Quello più significativo che ricordo di aver letto sul giornale il 22/07/12 è questo
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-07-22/oltre-miliardi-dollari-sono-172901.shtml?uuid=AbmE63BG&fromSearch
    21 MILA MILIARDI DI DOLLARI quanto i super ricchi detengono nei paradisi fiscali, pari alle economia di Usa e Giappone insieme…e si tratta solo di depositi e investimenti finanziari!!!

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