Tracce

Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Multinazionali

Un argomento facile facile…..

Anche in questo caso questa pagina mi serve per fissare alcuni punti importanti e cercare di sistemizzare le nozioni ed informazioni che ho accumulato negli anni e che naturalmente si trovano approfondite e circostanziate migliaia di volte su Internet….

Innanzitutto, se compilassimo una lista delle prime cento economie del mondo, includendovi sia i Paesi, in base al loro prodotto interno lordo, sia le imprese, in base al loro fatturato, scopriremmo che 44 sono multinazionali (fonte: Altreconomia).

Poi scopriremmo che dallo scoppio della gravissima crisi mondiale del 2007-2008, mentre il pianeta è avviluppato in una spirale verso il basso, le prime 200 multinazionali del mondo stanno meglio! Mentre a Bruxelles continuano ad aumentare il numero dei “lobbisti”, che al 2015 Lobbyfacts.eu quantifica in trentamila, e questo diverse volte porta al deprecabilissimo fenomeno delle “porte girevoli” (qui un report europeo), mai efficacemente regolamentato.

Poi scopriremmo che anche nel 2016 sono aumentati gli accordi fiscali segreti tra Paesi europei e multinazionali: dai 547 accordi siglati nel 2013 si è passati ai 972 del 2014, fino a raggiungere i 1.444 in vigore alla fine del 2015.

Di seguito i principali oligopoli per settore:

Finanza: Nel 2011 5 SIM (Società di Intermediazione Mobiliare e divisioni bancarie: JP Morgan, Bank Of America, Citybank, Goldman Sachs, HSBC Usa) e 5 banche (Deutsche Bank, UBS, Credit Suisse, Citycorp-Merrill Lynch, BNP-Paribas) controllano il 90% dei derivati.

Sette Compagnie nazionali controllano 1/3 del mercato del Petrolio; Le “nuove sette sorelle” sono Saudi Aramco, la russa Gazprom, CNPC della Cina, NIOC dell’Iran, PDVSA del Venezuela, la brasiliana Petrobras e la Petronas della Malesia. Tutte sono di proprietà dello Stato e insieme controllano quasi un terzo della produzione di petrolio e gas del mondo, e più di un terzo del totale delle sue riserve di petrolio e di gas.

– Nel 1980 le multinazionali che si contendevano il mercato dell’agrichimica erano venti. Nel 2002 si erano ridotti a sei: Syngenta, Aventis, Monsanto, BASF, Dow Bayer e DuPont. Oggi, nel 2016, sono tre! tre aziende decidono il destino di pesticidi e fertilizzanti chimici agricoli mondiali.

– 9 transazioni su 10 del mercato cerealicolo mondiale interessano 4 corporations, ADM, Bunge, Cargill, Louis Dreyfus

il 3% delle aziende agricole UE, detiene il 52% dei terreni agricoli. E questo fenomeno di concentrazione è recente e sta proseguendo.

– Nel settore del trasporto delle merci, ci sono 5 compagnie di navigazione e 5 società che operano nei porti, che detengono il 50% della capacità di trasporto e gestione (e specifichiamo che il 90% delle merci nel mondo viaggia via mare)

– parlando di commercializzazione, o meglio di GDO (Grande distribuzione organizzata), una posizione di netto oligopolio è detenuta da 10 multinazionali: I dieci più influenti sono Nestlé, Kraft-Mondelez, Unilever, PepsiCo, Mars, Danone, Kellogg’s, General Mills, Associated British Food e The Coca-Cola Company.

Otto multinazionali controllano oltre il 50% del mercato dei farmaci; e La strategia per mantenere il dominio. Il sistema di corruzione e di influenza delle multinazionali sulla sanità Italiana.

Canali informativi/massmedia: Oggi le quattro maggiori agenzie stampa del mondo gestiscono da sole l’80% del flusso di notizie: si tratta delle statunitensi Associated Press e United Press International, della britannica Reuters e della francese France Press. La quasi totalità delle informazioni provenienti dal Sud del mondo passa attraverso queste grandi agenzie di stampa prima di raggiungere i nostri giornali e i nostri telegiornali. Lo spazio che esse dedicano ai paesi più poveri è stimato intorno al 10 – 30% delle notizie complessive.
L’esclusione di larga parte del Sud dai circuiti informativi è soltanto una parte del problema. In realtà, l’aspetto più preoccupante è il crescente predominio e la frequente manipolazione, da parte dei paesi più ricchi, dell’informazione proveniente dal Sud. – (Fonte)

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E’ in atto un processo di privatizzazione delle forme di vita, attraverso il meccanismo dei brevetti.

L’enorme spreco di generi alimentari lungo tutto la filiera produzione/distribuzione/consumo è un elemento predeterminato, voluto, per mantenere un livello di prezzi elevato e consentire i massimi profitti ai grandi attori del settore.

Il 60% del valore dei prodotti agricoli va alla GDO (Grande Distribuzione Organizzata), il 23 all’industria di trasformazione, mentre solo il 17% resta al produttore. I prezzi dal produttore al banco del supermercato aumentano mediamente del 600%. Contemporaneamente, il meccanismo di distribuzione e il sistema degli incentivi concessi dall’Unione Europea, favorisce i grandi produttori e le catene distributive. Mediante una politica di prezzi bassissimi, scarsa programmazione e speculazione, tende ad alimentare gli sprechi e penalizzare i piccoli e medio/piccoli produttori.

Ecco le dettagliate inchieste dell’Associazione Altroconsumo (330 mila soci) nei settori banche, abbigliamento (una in particolare sui jeans), riso, hard discount, notebook, smartphone, caffè, banane, arance, ananas e zucchero e altro, che dimostrano la pessima condotta delle multinazionali. Ancora sull’abbigliamento, un aggiornamento a marzo 2016 sul processo di eliminazione delle sostanze tossiche dalla filiera del tessile, che è al momento la seconda filiera maggiormente inquinante al mondo.

Qui invece un veloce pannello riassuntivo (in inglese ma i termini sono abbastanza noti), sullo sfruttamento di lavoratori e ambiente da parte delle grandi aziende di elettronica…

– Parlando di attività di lobbying in generale, da una ricerca compiuta da una Fondazione Statunitense, si è calcolato come per ogni dollaro investito nella politica, le compagnie che finanziano Partiti e/o singoli politici, ricevono in ritorno 650 dollari tra “contratti di fornitura ed altri tipi di assistenza”.

LA SOLUZIONE A QUESTI PROBLEMI È SEMPLICE: SCEGLIERE OCULATAMENTE I FORNITORI, LE ALTERNATIVE ETICHE CI SONO. QUESTO APPROCCIO HA UN NOME: “CONSUMO CRITICO” (a cui ho dedicato apposta un’apposita sezione).

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AGGIORNAMENTI

– 21-10-2010: Le multinazionali e la crisi: non è un loro problema!

– 21-11-2010: La finanza intensifica l’uso dei lobbisti per mantenere lo status quo esistente contro tentativi di riformare il mercato dopo la grande crisi del 2008.

– 03-05-2013: I paradisi fiscali: situazione e rimedi (in breve), mentre una trattazione completa ed esaustiva la trovate nel libro, che ho riassunto e pubblicato capitolo per capitolo, “Caccia al tesoro“.

– 07-12-2015: OCSE rivela: le aziende pagano sempre meno tasse: il peso delle tasse pagate dalle aziende registrate nei 34 Paesi OCSE è passato dal 3,6% al 2,8% del Pil. Quello della tassazione individuale è salito nel medesimo periodo dall’8,8 all’8,9%



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